Il braccio clericale della stampa (e della santa) contro l’Uaar sul caso di Zafferana Etnea

La mancata trasferta scolastica per andare a venerare la reliquia di Sant’Agata in una parrocchia di Zafferana Etnea nel catanese dopo la diffida dell’Uaar ha scatenato le reazioni indignate e sguaiate dei clericali su diversi giornali, all’insegna del vittimismo e di una rappresentazione stralunata della realtà. Nonostante l’atto della scuola sia stato palesemente illegittimo, e infatti l’istituto abbia dovuto revocarlo, ne è nato un dibattito surreale che gioca su alcuni cliché.

Un articolo su La Verità attacca ad esempio l’etichetta di «crociata» all’iniziativa Uaar, cosa particolarmente risibile visto che arriva dagli ambienti che difendono proprio le invadenze confessionali nelle scuole – a patto che siano cattoliche, con il pretesto dell’identitarismo cristiano.

Dal canto loro il Secolo d’Italia, quotidiano organico di Fratelli d’Italia, e Il Giornale, vicino al centrodestra, si lamentano per la supposta differenza di trattamento nei confronti delle visite in moschea. In una rappresentazione orwelliana della realtà scopriamo che in Italia ci sarebbero continue visite nei luoghi di culto islamici mentre verrebbero ostracizzate quelle nelle parrocchie, quando in realtà avviene esattamente il contrario. Sono innumerevoli infatti gli atti di culto cattolici nelle chiese e nelle scuole in orario di lezione, normalizzati dalle istituzioni sebbene palesemente illegittimi, mentre le poche visite “culturali” nelle moschee e le occasionali iniziative per i musulmani giustificate malamente per la massiccia presenza di alunni non cattolici sono oggetto di polemiche da quelli che si scoprono laici a corrente alternata.

L’accusa di doppiopesismo viene affibbiata con faciloneria pure all’Uaar ma sbaglia clamorosamente il bersaglio: la nostra associazione ha più volte contestato anche forme di confessionalismo islamico nelle scuole – come la concessione di aule di preghiera per il Ramadan – e si batte per il diritto all’apostasia dall’islam. D’altronde l’Uaar non contesta le gite di istruzione nei luoghi di culto inserite nei programmi delle materie scolastiche obbligatorie come storia o arte e senza scopi devozionali.

E basti dire che spesso le visite in moschea sono organizzate proprio dagli insegnanti di religione cattolica nell’ambito della loro materia facoltativa, nonché caldeggiate dai vescovi in modo da dare una spruzzata di multiconfessionalismo e giustificare così le loro ben più pesanti e frequenti invadenze clericali nelle scuole.

Valentino Salvatore

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