Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è dell’ospedale di Muraglia a Pesaro che
solo dopo le lamentele dell’Associazione internazionale degli esorcisti ha bloccato la pratica pseudoscientifica del reiki su pazienti oncologici volontari.
Nella cosiddetta “stanza del benessere” di quel nosocomio pazienti oncologici già sottoposti alle terapie mediche potevano ricorrere al reiki, pratica giapponese che pretende di veicolare “energie” con l’imposizione delle mani, tramite operatori di associazioni convenzionate. Ma gli esorcisti hanno protestato, con accuse di superstizione e satanismo, sostenendo che il cattolico che pratica o a cui è praticato il reiki «cade nel peccato di superstizione e si espone all’azione straordinaria del maligno». A quel punto la dirigenza ospedaliera ha subito preso le distanze, disponendo l’interruzione di tali pratiche. Il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Alberto Carelli, a sua discolpa ha rivendicato di aver «studiato dai Salesiani». La direzione medica di presidio ha inviato una comunicazione alla direttrice di Oncologia Rita Chiari per porre fine a questa iniziativa: «Pur nel rispetto delle convinzioni personali dei pazienti si ritiene opportuno evitare che tale attività venga svolta all’interno della nostra azienda. La sua introduzione potrebbe infatti esporre l’azienda a contestazioni di carattere etico e istituzionale». Il reiki sicuramente non ha basi scientifiche e non dovrebbe avere spazio in ospedale (come purtroppo avviene anche in altre strutture) ma anche qui è evidente il doppiopesismo clericale italiano: infatti per i “preti in corsia” nessuna obiezione, sebbene siano pagati dallo Stato e liberi di sciamare nei reparti, benedire, organizzare riti religiosi e importunare i pazienti anche quando non richiesti. Su costoro le direzioni sanitarie si guardano bene dall’intervenire.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
Il sindaco di Comacchio (FE) Samuele Bellotti ha ricevuto in Comune per una visita pastorale e una benedizione il vescovo Gian Carlo Perego, assieme al vicario generale Massimo Manservigi e il responsabile dell’Unità pastorale locale Guido Catozzi. «Ho accolto con sincera gratitudine la visita del vescovo, di monsignor Manservigi e di don Guido», ha precisato il primo cittadino, «In un momento così importante per l’inizio del mandato, ricevere una benedizione e condividere una preghiera rappresenta per me un gesto di grande valore umano e spirituale».
Il sindaco di Popoli Terme (PE) Moriondo Santoro, con fascia tricolore, ha inaugurato il nuovo oratorio Don Panfilo appena ristrutturato, alla presenza di religiosi cattolici.
In occasione della cerimonia religiosa per l’accoglienza del nuovo rettore e di quattro sacerdoti del santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia, alla presenza del vescovo Pierantonio Tremolada, non potevano mancare i rappresentanti delle istituzioni, tra cui il vicesindaco Federico Manzoni (con fascia tricolore).
A Bisceglie (BT) è stato inaugurato un nuovo presidio di Polizia con la benedizione di un parroco, alla presenza dei rappresentanti delle forze dell’ordine e della questura.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il sindaco di Cava de’ Tirreni (SA) Vincenzo Servalli ha consegnato le chiavi della città all’arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo in occasione della celebrazione per l’arrivo in città del quadro della Beata Vergine del Rosario di Pompei nell’ambito delle iniziative per gli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi. Il primo cittadino ha proclamato: «La consegna della chiave della città testimonia l’affidamento della nostra comunità alla protezione della Vergine del Rosario di Pompei e rinnova la devozione dei cavesi che da sempre hanno un rapporto speciale con il Santuario di Pompei».
La redazione

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