L’ipocrisia nei confronti della Chiesa

Gentile direttore, Sergio Romano, sul Corriere del 18 luglio, nella risposta ad un lettore, scrive riferendosi alla Chiesa: ” E’ questo, credo, il motivo per cui non poté, o non volle autorizzare una cerimonia religiosa per Welby. Dopo i suoi scritti e le sue dichiarazioni era impossibile sostenere che il suo gesto fosse un atto di momentanea e incontrollabile disperazione”. Come il solito, Sergio Romano, quando parla di problemi che toccano la sfera religiosa, evita di esprimere giudizi. Eppure sono certa che se dovesse esprimere un giudizio morale sul comportamento della Chiesa al tempo, non so, della Inquisizione, o delle Crociate, non avrebbe difficoltà alcuna. Ma questo è un fenomeno che riguarda moltissimi uomini colti del nostro tempo: si mostrano capaci di rivolgere critiche alla Chiesa per la sua ingerenza nella sfera politica, oppure di rilevare con facilità il contrasto con la ragione, con lo spirito del Vangelo, con la morale comune, di certi comportamenti della Chiesa nel passato; ma di norma sembrano incapaci di rilevarne gli errori attuali sul piano morale e religioso.

La lettera di Veronica Tussi è stata pubblicata su Italialaica il 18

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5 commenti

Giuseppe Drago

Le considerazioni e le conclusioni di Romano, di volta in volta che si tratti di materia religiosa, giammai, con mio grande avvilimento, danno un segnale almeno larvato, dell’unica primaria e sostanziale qualità della natura e dell’agire religioso: che trattasi cioè di semplice nevrosi e di nient’altro, a partire dai primi momenti, migliaia di anni fa, dell’ avvio di tale anomalia dell’attività speculativa e creativa del pensiero umano, allora certamente parecchio grossolana e difficoltata, la quale ha compiuto il primo grande delitto di inventarsi un dio, su cui in prosieguo ha riversato ogni concetto di grandezza e di qualità, gli ha dato famiglia e parentele, lo ha investito di tutto, lo ha umanizzato con contorsionismi inimmaginabili a prorio uso e consumo e ne ha creato una storia vissuta e da vivere, lunghissima, articolata e complicatissima, generando rovina e psicosi fra le più radicate delle malattie endemiche.
E come può mai essere eradicata una tale patologia della mente con tutto lo stomachevole servilismo anche dei cosiddetti potenti, delle televisioni di stato e non, dei media tutti, che danno una puntuale conferma diretta ed indiretta quando, parlando di trinità, Gesù, madonne ed ostie, stanno parlando di cose serie, di cose vere anche se “spirituali”, e che tutto ciò che viene diffuso, dalla minuscola parrocchia di provincia, al palazzo imperiale del Sig. Ratzinger, è vero, incontestabilmente certo, malgrado la falsità di tutto trasudi da ogni gesto e da ogni parola?
Insomma Romano dovrebbe essere più franco ed onesto perchè è quasi impossibile immaginare che lui non abbia già capito da decenni le diffuse follie ed i drammi più che attuali procurati da tutte le religioni nel loro intreccio maniacale.
Vale sempre il parere di Leone X: “Historia docuit quantum nos juvasse illa de Crhisto fabula”. Perchè, Romano, è tanto difficile sputare le verità della ragione? L’Uaar gli mandi in omaggio “l’Ateo”, pagherò io l’abbonamento in segno di speranza per la salvezza della mente.
Giuseppe Drago.

cartman666

Ho notato in molti intellettuali di una certa età, una specie di timore reverenziale nel parlar male della chiesa, e Romano e’ uno di questi, e’ ora davvero che ci sia un ricambio generazionale, con gente che abbia meno peli sulla lingua.

Giovanni

Il fatto che Romano sia una persona colta, aggrava ulteriormente la sua malafede, uno che ha sostenuto che il fascismo nel nostro paese è nato in contrapposizione al comunismo è una metafora della malattia e della sua cura.

tadeus

Romano parla in modo oscuro di certe realta’religiose fino a suggerire ben radicate tradizioni come fatto normale in Italia, anche io ho un segno di speranza per la salvezza della mente di Romano.

wolf

A Sergio Romano e ai tanti politici italiani cattolici quanto loro conviene o ai laici buonisti stile Walter Veltroni sempre timorati dal giudizio del Vaticano, consiglio di leggere appena il testo sarà tradotto in italiano, il libro di Richard Dawkins “The God Delusion” tradotto in “L’Illusione di Dio”. Con spirito allegro e un pò sarcastico, Dawkins, ci dà una dimostrazione di come ci si deve confrontare con i fedeli e con la gerarchia cattolica, senza timore reverenziale. In fondo, i cattolici, esprimono solo un’opinione, in cui loro credono per fede e non una verità dimostrabile scientificamente. Saranno pure dal punto di vista numerico la maggioranza nel paese, per tradizione e per storia. Ma per me essere razionale non è sufficiente. Forza e coraggio allora a noi atei e agnostici, affrontiamoli anche noi con spirito giocoso e con la profondità delle nostre argomentazioni. Caro Sergio Romano, se sei laico allora dimostralo!

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