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	<title>Ora Alternativa &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Dalla religione alle alternative. Quarant’anni di controversie e un futuro di nuove possibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 13:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
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					<description><![CDATA[L’insegnamento della religione cattolica viene impartito nelle scuole italiane da decenni e le questioni ancora aperte sono tante. Un nodo irrisolto, se non con soluzioni provvisorie e non rispettose dei diritti di chi non si avvale dell’IRC, è quello della dignità per le alternative. Al fine di comprendere meglio la questione abbiamo voluto dare spazio sul nostro blog a Silvano de Bortoli, ex docente di religione ed esperto in materia, per una disamina approfondita su questioni come il rapporto tra...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2025/09/10/dalla-religione-alle-alternative-quarant-anni-controversie-futuro-nuove-possibilita/" title="Read Dalla religione alle alternative. Quarant’anni di controversie e un futuro di nuove possibilità">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’insegnamento della religione cattolica viene impartito nelle scuole italiane da decenni e le questioni ancora aperte sono tante. Un nodo irrisolto, se non con soluzioni provvisorie e non rispettose dei diritti di chi non si avvale dell’IRC, è quello della dignità per le alternative. Al fine di comprendere meglio la questione abbiamo voluto dare spazio sul nostro blog a Silvano de Bortoli, ex docente di religione ed esperto in materia, per una disamina approfondita su questioni come il rapporto tra IRC e alternativa, le evoluzioni a livello giuridico, il ruolo privilegiato dell’ora di religione in una società dove la Chiesa cattolica perde influenza, le prospettive future per lRC e alternative, le sfide della scuola di domani e il ruolo che potrebbe avere l&#8217;etica laica.</em></p>
<p><strong>Come nasce l&#8217;alternativa all&#8217;IRC?</strong></p>
<p>Con la parola “alternativa” – soprattutto dalla seconda metà dei trascorsi anni Ottanta – si è soliti indicare il complesso di ore e attività dedicate a compensare la non fruizione dell’insegnamento di “religione cattolica”. Se non ci fosse l’insegnamento cattolico, secondo gli attuali dispositivi statali non ci sarebbero neppure ore e attività “alternative”.</p>
<p>Queste dipendono non solo dalle proposte delle scuole e dalle scelte degli allievi, ma da un’opzione che le precede, prevista nel 1984 dall’Accordo di revisione del Concordato fra Vaticano e Italia e nel 1985 dall’Intesa CEI-MPI: <span class="pullquote pqRight"><u>la scelta previa di avvalersi o no</u></span>la scelta previa di avvalersi o no dell’insegnamento cattolico, tramite decisione espressa al momento dell’iscrizione, su richiesta dell’autorità scolastica, nel rispetto della libertà di coscienza e senza alcuna discriminazione.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-76079" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/09/Dalla-religione-alle-alternative-quarantanni-di-controversie-e-un-futuro-di-nuove-possibilita-1.jpg" alt="" width="100%" />
<p>Di questa alternativa prima, e dei suoi effetti sulle ulteriori alternative e opzioni, finora si è discusso poco e poco si è deciso. Nella prassi, nonostante l’obbligata “scelta” per il sì o il no fosse determinante e carica di implicazioni per la scuola, sovente si è preferito glissare, a tal punto che ancor oggi, dopo 40 anni, quella “opzione imposta” continua a regnare indisturbata e sovrana, e condiziona le sorti dell’insegnamento cattolico e delle attività alternative.</p>
<p><strong>All&#8217;inizio è di fatto un &#8220;esonero&#8221;</strong></p>
<p>Nel nuovo corso concordatario la modalità di scelta di non avvalersi riecheggia quella della richiesta di esonero in vigore nel vecchio regime: occorre dichiarare esplicitamente che non si vuole l’insegnamento cattolico, e non basta non frequentarlo. Analogamente l’insegnamento cattolico continua a sussistere nella scuola come era prima dell’Accordo di revisione e dell’Intesa, seppure presentato sotto la nuova e perplessa dicitura di insegnamento culturale anziché confessionale, e fatto scegliere da studenti o genitori, anziché essere impartito d’ufficio senza previo interpello.</p>
<p>La logica conseguenza dei principi posti dalla revisione concordataria avrebbe potuto  far pensare che, trattandosi di esercizio di una facoltà in condizioni di libertà di coscienza e non discriminazione, soltanto chi intendeva avvalersi dell’insegnamento cattolico avrebbe dovuto chiederlo e la scuola avrebbe dovuto organizzare i corsi di religione in orario aggiuntivo rispetto a quello degli insegnamenti obbligatori, senza per questo impegnare gli alunni non avvalentisi in una diversa occupazione scolastica, parallela e simmetrica all’insegnamento cattolico, quasi che dovessero subire la pena del contrappasso.</p>
<p>Ma così non fu. Il retaggio del cattolicesimo “religione di Stato” era ancora molto presente e per lo Stato italiano, e la scuola statale, non era agevole ripensarsi e organizzarsi secondo criteri di laicità ed equidistanza dalle religioni, e soprattutto dalla confessione cattolica; né era facile per la chiesa cattolica accettare di essere relativizzata e consentire che il suo insegnamento scolastico da obbligatorio divenisse effettivamente, e non solo nominalmente, facoltativo, e fosse esposto alla competizione di altre offerte formative.</p>
<p>Entrambi i contraenti assunsero perciò una attitudine apparentemente coraggiosa nei principi, ma assai prudente nei fatti; e la manifestarono nell’Accordo di revisione con il paradosso della scelta obbligata su richiesta dell’autorità scolastica; e nell’Intesa con la previsione di durata indeterminata della scelta di insegnamento cattolico e della collocazione di questo, al pari delle altre discipline, all’interno di tutte le classi e dell’orario curriculare delle lezioni.</p>
<p>Contrarietà e delusione per il nuovo assetto erano allora visibili tra atei, agnostici, cultori della laicità, ma anche fra appartenenti ad altre confessioni, religioni e spiritualità, oltre che tra cattolici e non pochi docenti di religione i quali, se prima della revisione del Concordato chiamavano paradossalmente la loro materia soltanto “religione” e la svolgevano modulando le lezioni in relazione al contesto, dopo dovettero denominarla “religione cattolica” e insegnarla come tale, sebbene il cattolicesimo non fosse religione ma soltanto una confessione.</p>
<p><strong>Il Ministero interviene (malamente) con le circolari</strong></p>
<p>La pretesa cattolica di sicurezza e non emarginazione del proprio insegnamento facoltativo trovò consenziente l’apparato ministeriale e nessuno dei decisori politici scolastici si preoccupò di stipulare l’Intesa con la CEI tenendo conto, contestualmente e contemporaneamente, anche della concreta condizione di coloro che non si sarebbero avvalsi delle ore di “religione cattolica”, e delle concrete possibilità del sistema scolastico di corrispondere in pari orario alle diverse istanze.</p>
<p>E così, solo dopo aver dato piena configurazione e garanzia all’insegnamento cattolico, il Ministero della Pubblica Istruzione pensò alla condizione degli studenti non avvalentisi e alla conseguente organizzazione scolastica, e diramò alle scuole in rapida successione alcune circolari contenenti indirizzi, <span class="pullquote"><u>che si rivelarono subito piuttosto problematiche</u></span>che si rivelarono subito piuttosto problematiche.</p>
<p>Quelle circolari erano giuridicamente deboli perché, essendo soltanto atti amministrativi, non avevano forza di legge, qualità che invece era stata attribuita dallo Stato all’insegnamento cattolico attraverso la recezione legale dell’Accordo neoconcordatario e dell’Intesa. Erano quindi pesantemente segnate da limitazioni e vincoli derivati da quelle norme sovraordinate, e comportavano da un lato il rischio di interpretazioni non corrette o arbitrarie dei patti stipulati – i quali sul punto erano più di principio che regolamentari della concreta operatività scolastica – e dall’altro rischiavano quello che subito accadde, ossia di risultare al tempo stesso estemporanee nei contenuti, proposte senza adeguata ponderazione e avulse dalle concrete realtà scolastiche e dalle possibilità di queste di ridefinirsi sulla base delle indicazioni diramate.</p>
<p>L’impatto delle circolari – in un sistema scolastico allora rigidamente strutturato e poco dinamico – fu inizialmente sporadico, aleatorio, confusivo, caotico. In molte scuole chi non fruiva dell’insegnamento cattolico si autodeterminava come meglio poteva; in altre direttori, presidi, maestri e professori cercavano di favorire attività di studio personale e dar vita spontaneamente ad attività formative e culturali che potessero offrire qualcosa agli allievi che non frequentavano l’insegnamento cattolico e tuttavia dovevano rimanere a scuola.</p>
<p>Le indicazioni didattiche ministeriali erano generiche, facevano riferimento al diritto umanitario, alle virtù civiche, alla buona condotta, ma non caratterizzavano un corpus specifico, articolato e completo, in grado di porsi quale disciplina alternativa all’insegnamento cattolico. Né segnalavano le buone pratiche che potevano derivare dalla rassegna di quanto si svolgeva allora negli altri Paesi in alternativa all’insegnamento di “religione cattolica”. Tanto meno accennavano allo studio scientifico dei fenomeni religiosi, o a quello comparativo delle varie religioni e spiritualità, comprese le visioni atee e agnostiche. E ancor meno prevedevano un solido organico di docenti dedicati alle attività alternative.</p>
<p><strong>I tribunali fanno chiarezza sul diritto all&#8217;alternativa</strong></p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>La strada era quindi tutta in salita</u></span>La strada era quindi tutta in salita: l’alternativa lasciata alle spontanee iniziative scolastiche, se e quando assunte; e gli allievi non avvalentisi semiabbandonati, oppure in biblioteca a studiare, o in qualche aula a seguire le occasionali attività proposte, senza alcuna possibilità di lasciare la scuola.</p>
<p>Il malcontento delle famiglie e degli alunni, ma anche del personale scolastico e delle associazioni laiche, crebbe rapidamente e non mancarono le reazioni, anche in ambito giurisdizionale. Così si arrivò, tra le altre, alla nota pronuncia costituzionale che sentenziò: «l’alternativa è uno stato di non obbligo», ovviamente per gli allievi, mentre era ed è obbligatoria per l’organizzazione scolastica.</p>
<p>Merita osservare che l’estensore di quella sentenza – che vale anche quale testo di definizione della laicità dello Stato in un Paese come l’Italia che non aveva e non ha ancora una legge sul punto – paradossalmente fu proprio un cattolico, Francesco Paolo Casavola,  preoccupato di non discriminare o vincolare coloro che non si avvalevano delle ore di “religione cattolica”. A costoro non doveva essere imposta un’attività alternativa all’insegnamento cattolico per il semplice fatto che avevano scelto di non frequentarlo, ed essi non avevano alcun obbligo di rimanere a scuola.</p>
<p>Dopo quella sentenza CEI e MPI avrebbero dovuto rivedere l’Intesa stipulata e prevedere la collocazione dell’insegnamento di “religione cattolica” in orario aggiuntivo rispetto a quello obbligatorio. Ma il timore che tale clausola determinasse una drastica riduzione della quantità di frequentanti l’insegnamento cattolico fece lasciare le cose come erano in precedenza. Da allora, ed era la fine degli anni ’80, le criticità si sono via via cronicizzate, lasciando molti insoddisfatti e non  pochi rassegnati.</p>
<p>Negli anni successivi, grazie al maggior dinamismo impresso all’ordinamento scolastico – che aveva ottenuto la relativa autonomia delle scuole con offerte formative proprie e non eterodirette – e grazie al continuo impegno di vari docenti e di gruppi e associazioni, l’alternativa si affermava e si estendeva in molte scuole, seppure entro i limiti e le incertezze che l’avevano segnata fin dall’origine.</p>
<p>Era sostenuta sul piano normativo-scolastico da vari ricorsi giurisdizionali, operati soprattutto dall’Uaar, che ha il merito di aver suscitato e ottenuto varie pronunce, le quali hanno acclarato che <a href="https://blog.uaar.it/2010/08/04/tribunale-padova-attivare-ora-alternativa-obbligo/">la scuola è obbligata ad organizzare l’alternativa</a> e lo deve fare <a href="https://blog.uaar.it/2020/10/09/insegnamento-religione-cattolica-attivita-alternative-tar-da-ragione-all-uaar/">prima dell’inizio dell’anno scolastico</a> e <a href="https://blog.uaar.it/2025/08/31/una-bella-sconfitta/">a prescindere dalla quantità di richiedenti</a>. Inoltre l’alternativa era ed è sostenuta, anche sotto il profilo pedagogico-didattico, da docenti, istituti scolastici e dalla stessa Uaar, che ha generosamente predisposto e messo a disposizione delle scuole vari testi e supporti per l’alternativa.</p>
<p><strong>Continua a calare la frequenza all&#8217;IRC</strong></p>
<p>Parallelamente alla crescita lenta ma costante dell’alternativa, aumentava via via la quantità di genitori e allievi che sceglievano di non avvalersi dell’insegnamento cattolico, e non solo per la crescente disaffezione da quella confessione religiosa ma anche per la qualità perplessa dell’insegnamento cattolico, ritenuto inadeguato da vari punti di vista sia dai fruitori sia dagli studiosi della materia, che lo avevano sottoposto a critica e ne avevano delineato radicali modifiche e sostituzioni.</p>
<p>I presìdi giuridici e amministrativi posti dalla CEI e dal governo italiano a tutela della “religione cattolica” a scuola sono divenuti di conseguenza sempre più labili. <span class="pullquote"><u>Non è bastato blindare nelle classi e negli orari l’insegnamento cattolico</u></span>Non è bastato blindare nelle classi e negli orari l’insegnamento cattolico per evitargli smottamenti; né disincentivare l’alternativa, non organizzandola o tenendola in secondo piano; e neppure è bastato qualche modesto aggiornamento dei programmi e dei testi di “religione cattolica”, o il ricorso ad una maggioranza di docenti laici; né basta dichiarare che l’insegnamento cattolico a scuola oggi è e vuole essere dialogico, interreligioso, multiculturale, partecipe dell’interesse generale e dell’educazione condivisa.</p>
<p><a href="https://blog.uaar.it/2025/03/26/non-ferma-fuga-dallora-religione-cattolica/">La continua, seppure lenta, diminuzione</a> del suo peso scolastico è evidente, e ci sono vari motivi che inducono a ritenerla inesorabile, dati i mutamenti demografici, culturali e religiosi verificatisi negli ultimi decenni ed esprimenti tendenze di non breve periodo.</p>
<p><strong>Una Chiesa in crisi, nella scuola e nella società</strong></p>
<p>La Chiesa cattolica non può pretendere oggi di essere l’unica titolata nella scuola italiana a parlare di religione, tanto meno può pretendere di parlare a nome delle altre confessioni o religioni presenti in Italia e nel mondo, oppure a nome di chi è ateo o agnostico, o di chi studia e insegna i fenomeni religiosi con metodo scientifico anziché con approccio confessionale. Neppure può pretendere o pensare di rendere il proprio insegnamento concordatario di interesse generale rivolgendolo anche a chi ha deciso di non avvalersene.</p>
<p>Sebbene non lo dicano pubblicamente c’è motivo di pensare che i vertici ecclesiastici siano consapevoli che l’insegnamento scolastico di “religione cattolica” è oggi per la chiesa più un peso che un’opportunità. Gli istituti diocesani di scienze religiose, sorti in tutta Italia per formare i nuovi docenti laici di “religione cattolica”, se non già chiusi, sono spesso un costo a scarso ricavo, dato che i docenti laici, una volta formati e inseriti nella scuola, diventano dipendenti pubblici stipendiati e autoriferiti, a differenza degli insegnanti preti che in passato con lo stipendio della scuola mantenevano sé stessi e la Chiesa.</p>
<p>Inoltre dall’insegnamento cattolico a scuola la chiesa non deriva nuovi cattolici frequentanti, né sembra essere in grado di incidere in maniera significativa sulla cultura religiosa dei ragazzi italiani che, quando sono intervistati, mostrano di conoscere quasi nulla del cattolicesimo.</p>
<p>Quello che poi più rileva è che la Chiesa italiana stessa, alla base come al vertice, si ritiene oggi minoranza sociale, convinta che il regime di cristianità è finito, ci sono sempre meno preti e fedeli, le chiese e le parrocchie – in passato diffuse capillarmente sul territorio nazionale – ora prima si accorpano poi chiudono, e quindi non resta altro che serrare le fila e vivere o nella diaspora o in una piccola chiesa più o meno settaria.</p>
<p>Stanti queste premesse si potrebbe pensare che la Chiesa italiana non riuscirà a sostenere l’insegnamento cattolico di massa, se non al prezzo di una vistosa dissonanza cognitiva tra l’essere socialmente minoritaria e scolasticamente maggioritaria, una dissonanza, questa, che potrebbe essere gravata da rilevanti implicazioni negative: come quella che vedrebbe nella scuola l’insegnamento cattolico sussistere per mero artificio organizzativo della scelta obbligata e dell’erogazione certa, similmente a quanto accade con il <a href="https://www.occhiopermille.it/">dispositivo capzioso dell’8&#215;1000</a> che dà alla Chiesa molto più di quanto gli italiani le destinano; oppure quella che porterebbe quel che resta della Chiesa cattolica a svolgere, a proprie spese, la sola funzione di ufficio di collocamento di nuovi docenti che, una volta assunti nella scuola statale e divenuti di ruolo, diverrebbero pienamente autosufficienti, lasciando alle spalle la struttura di provenienza.</p>
<p>Sebbene due sociologi francesi, Danièle Hervieu-Léger e Jean-Louis Schlegel, abbiano preconizzato «l’implosione» del cattolicesimo, e questa in linea teorica non sia affatto da escludere anche in Italia, sembrerebbe tuttavia irragionevole ritenere che la Chiesa cattolica italiana arrivi fino a subire l’implosione o la consunzione dell’insegnamento cattolico concordatario sostenendo – per semplice coazione a ripetere o pura ostinazione – qualcosa che, da vari punti di vista e da non poco tempo, ha già ampiamente manifestato la sua insostenibilità.</p>
<p><strong>Quali prospettive per l&#8217;IRC?</strong></p>
<p>A 40 anni dalla Revisione del Concordato e dell’Intesa base tra CEI e MPI sembrerebbe pertanto auspicabile non tanto celebrare la data e tessere le lodi dell’insegnamento cattolico scolastico, quanto piuttosto liberarsi dall’anacronistico privilegio concordatario e agire un ripensamento generale della questione, superando le criticità e affacciandosi alle nuove opportunità che si stanno dischiudendo.</p>
<p>La CEI, se volesse, potrebbe valutare l’opportunità di rivedere l’Intesa con il Ministero rinunciando in tempi brevi all’insegnamento neoconcordatario massivo e ubiquitario, e lasciando l’insegnamento cattolico – al pari di quello di altre confessioni o religioni dotate di un’Intesa con lo Stato, ma anche di quello di altre spiritualità o visioni, <span class="pullquote pqRight"><u>comprese quelle atee e agnostiche</u></span>comprese quelle atee e agnostiche – alla libera richiesta delle scuole e degli alunni, da soddisfare fuori dell’orario obbligatorio delle lezioni.</p>
<p>In questo modo realizzerebbe qualcosa di più rispettoso delle altre confessioni, religioni, spiritualità, oltre che della libertà di coscienza delle persone, e qualcosa di più corrispondente alla laicità della scuola e alla pluralità sociale, ma anche alle proprie condizioni strutturali e funzionali attuali, e alle attese di non pochi cattolici, che auspicano un deciso cambio di passo.</p>
<p>Questa metamorfosi potrebbe esigere alcuni anni per realizzarsi compiutamente, ma i tempi dovrebbero essere definiti e dichiarati, e la trasformazione dovrebbe comunque essere compiuta nel breve periodo e in modalità aperta e dinamica, con la consapevolezza di realizzare un passaggio intermedio, che in tempi non lunghi potrebbe cedere il passo ad una nuova configurazione scolastica, ancor più corrispondente ai bisogni educativi degli alunni e alle esigenze formative conseguenti ai mutamenti umani e sociali intervenuti negli ultimi decenni da un lato e dall’altro alle nuove disponibilità culturali, formative e didattiche.</p>
<p><strong>E quali prospettive per le alternative?</strong></p>
<p>Lo stesso si potrebbe pensare per le attività alternative. Sono certamente da sostenere e promuovere al posto dell’insegnamento cattolico, e finché questo durerà, saranno da svolgere a garanzia della libertà di coscienza, della laicità della scuola, della non discriminazione dei non avvalentisi e di una adeguata offerta formativa anche per loro. Le attività alternative meriterebbero di divenire casi di studio, almeno in qualche tesi di dottorato in pedagogia o didattica o in organizzazione scolastica, per tutto quello che hanno comportato e tuttora implicano in termini di iniziative, risorse, scelte disciplinari e formative, attitudini auto-organizzative, competenze didattiche, modalità di svolgimento e risultati.</p>
<p>La ricerca applicata alle attività alternative potrebbe offrire più di qualche spunto e contributo all’aggiornamento delle altre attività scolastiche, spesso ancora troppo ancorate a modelli rigidi di discipline, programmi, classi e orari, con esiti formativi inferiori a quelli di modelli più flessibili, interagenti e personalizzati, utilizzati in altri Paesi e in Italia soltanto in alcune scuole particolari.</p>
<p>Le attività alternative, per essere diffuse e maggiormente efficaci, meriterebbero di transitare dalla spontaneità circoscritta ad una organizzazione più strutturata e generalizzabile. A tal fine <span class="pullquote"><u>potrebbero essere considerati, in successione logica e cronologica, cinque passaggi</u></span>potrebbero essere considerati, in successione logica e cronologica, cinque passaggi.</p>
<p>Il primo è di rendere, per via amministrativa o giurisdizionale, contestuale e contemporanea la scelta dell’insegnamento cattolico e delle varie alternative ad esso. È infatti irragionevole che i genitori o gli alunni scelgano di avvalersi o no dell’insegnamento di religione senza conoscere, prima di questa scelta, che cosa potrebbero trovare nel caso non fruissero dell’insegnamento cattolico. Non c’è alcuna norma cogente che obbliga le scelte differite, prima sì o no a “religione cattolica” poi, se si è optato per il no, la scelta di qualche alternativa.</p>
<p>E non c’è alcuna violazione della libertà di coscienza e della libertà di religione o di principi e criteri dell’organizzazione scolastica se i richiedenti si trovano a esercitare una sola opzione in un unico questionario contenente l’insegnamento cattolico, l’uscita da scuola se possibile, lo studio individuale assistito, una delle varie attività alternative già strutturate e proposte dalla scuola, e l’attività alternativa proposta dal richiedente stesso in uno spazio apposito della scheda, realizzabile se compatibile con l’organizzazione e le norme dell’ordinamento scolastico.</p>
<p>Un secondo passaggio consiste nella richiesta al Ministero di prevedere in bilancio una specifica posta finanziaria per le attività alternative all’insegnamento cattolico, equivalente a quella prevista per la “religione cattolica” a scuola. Attualmente i due differenti impegni scolastici confluiscono nella stessa posta e non è facile conoscere quanto vada all’uno e quanto all’altro, anche se è verosimile che la maggior spesa sia per la “religione cattolica” a scuola.</p>
<p>Senza risorse adeguate che assicurino mezzi e persone è difficile dare sostanza, solidità e rendere generalizzabili le attività alternative. Dato che lo Stato e il Ministero non devono boicottare le attività alternative per via finanziaria, ove occorresse dovranno procedere ad una perequazione tra le risorse messe a disposizione dell’insegnamento cattolico e quelle per le attività alternative, eventualmente integrando finanziariamente le voci carenti.</p>
<p>Un terzo passaggio riguarda lo stato giuridico dei docenti di alternativa. Finora essi esistono e operano in forza di circolari ministeriali che prevedono il ricorso all’attività di insegnanti che nella scuola hanno disponibilità di ore e, soltanto in via residuale, all’assunzione di docenti, ma soltanto in funzione di supplenti.</p>
<p>Questo assetto stride vistosamente con lo stato giuridico degli insegnanti di “religione cattolica”, approvato nel 2003 con specifica legge, che prevede la loro assunzione in ruolo quali docenti titolari della materia. Quello pensato e praticato per i docenti di alternativa è <span class="pullquote pqRight"><u>un assetto ingiusto e discriminatorio</u></span>un assetto ingiusto e discriminatorio, e necessita di essere  rapidamente superato, tanto più ora che l’abuso di incarichi a tempo determinato nella scuola è pesantemente sanzionato dalla magistratura del lavoro, con obblighi risarcitori persino nei confronti dei docenti di “religione cattolica” ritenuti abusati.</p>
<p>È del tutto irragionevole che ai docenti di alternativa non sia riconosciuto almeno lo stesso trattamento riservato agli insegnanti di “religione cattolica”, essendo le due attività didattiche scolasticamente speculari ed equivalenti ed essendo per la scuola l’attività alternativa obbligatoria, ogni anno e in tutte le classi, al pari dell’insegnamento cattolico.</p>
<p>Un quarto passaggio – coerente anche con le indicazioni ministeriali che propongono in alternativa all’insegnamento cattolico contenuti non curriculari, riferiti ai saperi dell’area umanistica, e finalizzati alla conoscenza della condizione umana e dei valori fondamentali della vita e della convivenza civile – è quello di prevedere, tra le attività alternative praticabili, la conoscenza scientifica dei dati e dei fenomeni religiosi e di quelli spirituali non religiosi, comprensivi degli approcci atei e agnostici.</p>
<p>Molte discipline si sono applicate a ciò (archeologia, storia, geografia, demografia, antropologia, semiotica, sociologia, diritto, economia, filosofia, fenomenologia, psicologia, neurobiologia, ecc.). Dal corpus delle loro conoscenze è possibile derivare, in maniera aconfessionale, multi-inter-disciplinare, comparativa e critica, una conoscenza sintetica e specifica, sufficiente a familiarizzare con tali discipline e ad offrire agli allievi cognizioni razionali degli elementi spirituali della vita collettiva ed individuale che altrimenti rimarrebbero loro estranee.</p>
<p>Ciò rientrerebbe a pieno titolo nella previsione dello Stato italiano che riconosce il valore della cultura religiosa, in senso positivo ma anche negativo, e in tal modo potrebbe completarla nella scuola, non solo dando accesso diretto alle religioni e alle confessioni munite di Intesa con lo Stato, ma anche veicolando una conoscenza sulle religioni e sulla spiritualità svincolata dalle varie fedi.</p>
<p>Un quinto passaggio riguarda la messa in rete, in un sito dedicato, delle informazioni sulle varie attività alternative svolte nel territorio nazionale, in modo da diffonderne la conoscenza, suscitare confronti e condivisioni, discutere criticità e soluzioni, offrire spunti di generalizzazione delle esperienze.</p>
<p>Se da un lato è importante che ciascun Istituto o scuola individui  e costruisca una propria offerta formativa al riguardo, dall’altro condividere le esperienze è un modo per ricevere e dare sostegno motivazionale ed operativo; un modo per muovere e promuovere attività alternative, se non altro per imitazione, negli Istituti dove ancora stentano ad affermarsi; un modo, infine, di fondare su un contesto telematico ricco di relazioni l’evoluzione delle attuali attività e costruire in quel contesto la massa critica occorrente ad affrontare proattivamente i nuovi scenari scolastici e le sfide che inevitabilmente toccheranno le stesse attività alternative.</p>
<p><strong>Le sfide della scuola di domani</strong></p>
<p>Il prossimo futuro non avrà in Italia una scuola come quella di 40 anni fa, quando sorse la coppia oppositiva “religione cattolica/attività alternativa”, con tutto il portato di discussioni, distinzioni, tensioni più o meno latenti e ammiccamenti vari in una direzione o nell’altra, protratti per decenni. Questioni che allora erano emergenti e di cui si avvertiva l’urgenza – quali la libertà di coscienza, la laicità dello Stato e della scuola, le garanzie e tutele occorrenti a salvaguardarle, come pure lo studio dei fenomeni religiosi con postura non confessionale – sembrano ora non più urgenti e neppure tanto rilevanti.</p>
<p>Esemplare al riguardo è il caso dell’educazione civica che, essendo prevista trasversalmente nelle varie discipline, e attribuita agli insegnanti in organico, vede non pochi docenti contenti di affidare l’incombenza agli insegnanti di religione, e costoro felici di svolgere una funzione aggiuntiva, che li rende più prossimi ai colleghi delle altre materie, anche a costo di sacrificare lo svolgimento del programma legale di “religione cattolica”.</p>
<p>Ad eccezione della puntuale e pertinente <a href="https://blog.uaar.it/2020/12/14/educazione-civica-terreno-conquista-degli-insegnanti-religione/">rimostranza dell’Uaar</a>, ai più appare del tutto irrilevante che le indicazioni programmatiche di educazione civica possano essere insegnate dai docenti di “religione cattolica” a studenti che non si avvalgono dell’insegnamento cattolico, e magari svolte persino secondo l’impostazione derivata dalla dottrina sociale della chiesa come quella proposta per l’insegnamento cattolico di educazione civica nella scuola statale da docenti dell’Università cattolica; e quasi a nessuno viene in mente che i non avvalentisi dell’insegnamento di “religione cattolica” dovrebbero eventualmente seguire le equivalenti ore di educazione civica nelle attività alternative, se scelte, e non nell’insegnamento cattolico.</p>
<p>La dialettica “religione cattolica/attività alternativa”, nonostante alcuni toni accesi del passato, nella scuola è stata ritenuta, e oggi lo è ancor più, questione nel complesso secondaria, e comunque adattabile alle varie esigenze del sistema scolastico. Tuttavia questo sottosistema sociale oggi è esposto a situazioni drammatiche, e talvolta perfino tragiche, che mettono a dura prova la sua stessa tenuta, oltre che la sua struttura.</p>
<p>Molte disfunzioni, deprivazioni, tensioni dell’intero sistema sociale, e della vita quotidiana di molti, si scaricano sulla scuola come fulmini che generano bagliori, onde d’urto, sbalzi di tensione, esplosioni, ustioni e danni nervosi e cognitivi. In questa situazione, che evoca quella del “si salvi chi può”, tutte le risorse e le forze in campo potrebbero essere chiamate ad interagire per uscire dall’emergenza nel migliore dei modi possibili.</p>
<p>Si parla e si scrive, tra l’altro, di emergenza educativa, ma ovviamente non tutti i problemi scolastici sono riconducibili e riducibili a questa emergenza. E persino la migliore educazione che la scuola potrebbe offrire non riuscirebbe a risolvere storture e perversioni di sistema che richiederebbero altri e diversi interventi. Tuttavia la questione educativa, che riguarda non solo gli alunni ma tutti gli attori della scuola e della società, oggi ha quasi conquistato una posizione di primo piano e interpella a vasto raggio.</p>
<p>Non è facile ma sembra quasi imperativo affrontarla il più possibile in modo saggio e prudente, per rispondere in maniera equilibrata e veramente efficace ai bisogni e alle domande di educazione, che sono rimaste latenti per anni e ora stanno riaffiorando con forza. Il rischio che invece si corre – e in parte sembrerebbe già realtà – è quello reattivo, che fa assumere posture d’impeto, paradossali, prevalentemente regolatorie, selettive, marginalizzanti e repressive, quasi a dover compensare ora con un ordine artefatto intollerabili vissuti di sregolatezza e libertinaggio, o anche soltanto di deprivazione, scarso rendimento o comportamento riprovevole. Ma l’educazione non è questo.</p>
<p>In quanto processo complesso di interazioni – volte a mobilitare le potenzialità personali, accompagnando lo sviluppo, la crescita e la formazione con l’esperienza diretta e l’acquisizione critica e responsabile di conoscenze, abilità, valori e comportamenti – l’educazione, a scuola come in famiglia e nella società, più che dispositivi perentori e coercitivi necessita di quella discreta, paziente e perseverante coltivazione dell’interiorità, che anche nelle situazioni estreme alimenta l’arte di vivere, inducendola maieuticamente dalla persona, senza imposizioni autoritarie o manipolazioni ideologiche. Ed è esattamente questo quello che da tempo immemorabile fanno i migliori insegnanti e ora meriterebbe di assurgere a paradigma integrativo, se non addirittura fondativo, di tutte le relazioni, e non solo di quelle didattiche, del sottosistema scolastico.</p>
<p><strong>Uno spazio per l&#8217;etica laica nella scuola</strong></p>
<p>Sullo sfondo dell’educazione stanno gli orientamenti etici di chi educa e di chi è educato. È importante non subirli ma conoscerli e riconoscerli, metterli a confronto e sottoporli a critica, consapevoli che l’etica non è mai data una volta per tutte e ci possono essere spunti e valori meritevoli in etiche tra loro differenti. Il pluralismo etico e l’approccio critico da un lato, e dall’altro il comportamento cosciente e responsabile muovono, sostengono e completano l’educazione individuale e collettiva.</p>
<p>Da questo punto di vista potrebbe risultare sorprendente e certamente utile alla scuola italiana fare oggi quello che non si è fatto 40 anni fa, cioè conoscere comparativamente gli insegnamenti di etica laica, etica religiosa ed educazione civica impartiti nelle scuole dei vari Paesi del mondo. Emergerebbero aspetti molto istruttivi, applicabili con profitto alla scuola italiana sia per suscitare un approccio etico non imposto, ma discusso e condiviso da tutti in ciascuna comunità scolastica, sia per consentire agli alunni di acquisire le varie conoscenze etiche e civiche in una unica nuova materia scolastica, garante del pluralismo morale e svolta al posto degli insegnamenti confessionali e delle attività alternative; oppure, se i vari insegnamenti religiosi a scuola dovessero durare anche nel prossimo futuro, prevedere che gli allievi di  alternativa seguano le lezioni di etica laica e quelli di insegnamenti confessionali seguano le lezioni di etica religiosa.</p>
<p>L’etica laica, seppure soltanto per titoli occasionali, era già indicata nelle prime circolari sulle attività alternative a “religione cattolica”, è presente nella cultura italiana, orienta i comportamenti di persone e gruppi, e costituisce punto fermo anche per strutture che si occupano di attività alternative a scuola, come l’Uaar, che si riferisce esplicitamente all’etica laica, civile e umanistica. L’etica religiosa è presente in quasi tutte le religioni e confessioni, compresa la cattolica.</p>
<p>Il suo insegnamento, seppure non in modo sistemico ed esaustivo, è già previsto, ad esempio, nei programmi e nei testi di “religione cattolica”. Se impartito secondo le finalità della scuola – quindi in modo critico, libero e senza fanatismi o battaglie sui principi morali, anzi cercando di enfatizzare gli aspetti comuni alle altre etiche, condivisibili in una società laica – anche l’insegnamento etico cattolico o di altre confessioni o religioni potrebbe dare un contributo utile alla conoscenza e alla formazione scolastica.</p>
<p>In tal modo la scuola italiana contribuirebbe a soddisfare, secondo ragione e non secondo coercizione, i bisogni e le domande di educazione e di etica, e le due ore opposte – quella di “religione cattolica” o altra religione e quella delle attività alternative – potrebbero trovare in questa opportunità, secondo le modalità descritte, più di qualche possibilità per ridefinirsi nella competizione o nella cooperazione, salvaguardando in ogni caso il pluralismo etico e l’educazione multiculturale.</p>
<p><strong>Silvano de Bortoli</strong></p>
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		<title>Una bella sconfitta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 09:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo quattro vittorie dell&#8217;Uaar sull&#8217;ora alternativa, un ricorso non viene accolto dal Tar Lazio. Ma il tribunale comunque ribadisce un principio: le scuole devono garantire sempre l&#8217;alternativa, indipendentemente dal numero di iscritti. Affronta il tema la nostra responsabile iniziative legali Adele Orioli sul numero 4/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Come prevedibile, vuoi per il contesto contemporaneo vuoi anche e solo per statistica, dopo quattro luminose vittorie di fila è...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2025/08/31/una-bella-sconfitta/" title="Read Una bella sconfitta">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo quattro vittorie dell&#8217;Uaar sull&#8217;ora alternativa, un ricorso non viene accolto dal Tar Lazio. Ma il tribunale comunque ribadisce un principio: le scuole devono garantire sempre l&#8217;alternativa, indipendentemente dal numero di iscritti. Affronta il tema la nostra responsabile iniziative legali Adele Orioli sul numero 4/2025 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Come prevedibile, vuoi per il contesto contemporaneo vuoi anche e solo per statistica, dopo quattro luminose vittorie di fila è arrivato il mancato accoglimento di un ricorso dell’Uaar. Eppure la sentenza di rigetto, anche se non luccica, contiene alcune pepite che siamo certi torneranno davvero utili.</p>
<p>Con una delle succitate vittorie <span class="pullquote pqRight"><u>l’Associazione aveva ottenuto l’annullamento</u></span>l’Associazione aveva ottenuto l’annullamento della circolare che differiva a settembre l’organizzazione delle opzioni per i non avvalentesi dell’insegnamento della religione cattolica, creando inevitabili ritardi e pesanti discriminazioni soprattutto per gli alunni, di solito i più piccoli, che optano per l’insegnamento alternativo.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75956" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/08/Una-bella-sconfitta-1.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/08/Una-bella-sconfitta-1.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/08/Una-bella-sconfitta-1-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/08/Una-bella-sconfitta-1-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/08/Una-bella-sconfitta-1-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>La allora ministra Azzolina non aveva impugnato la decisione ma nell’emanare la nuova e ancora attuale disciplina ha comunque “splittato” fra la scelta di non avvalersi, che si fa al momento della iscrizione fra gennaio e febbraio, e la scelta fra le varie opzioni alternative all’irc, da effettuare sempre on line ma fra maggio e giugno per i soli non frequentanti irc.</p>
<p>Contro questo slittamento potenzialmente foriero di ulteriori disguidi e ritardi nell’organizzazione della vita scolastica dei non frequentanti, l’Uaar aveva proposto il ricorso che, come abbiamo detto, è stato respinto dalla sezione terza bis del Tar Lazio a fine aprile scorso.</p>
<p>Non basta, per la corte amministrativa, una separazione solo “formale” fra l’avvalersi o meno dell’irc e quella fra le possibilità a disposizione di chi sceglie di non fare religione, una separazione, cioè, contestuale ad esempio all’interno dello stesso modulo, come in tutta onestà continua a sembrarci logico.</p>
<p>Per il Tar questa scelta invece «sorge soltanto a seguito della scelta “a monte” di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, sicché non può pretendersi che all’atto dell’iscrizione venga compiuta una scelta non ancora attuale, e che diventa attuale proprio per effetto di quanto dichiarato in sede di iscrizione». Uhm. A chi scrive sembra che persino i moduli per la tessera del supermercato consentano di riempire differenti sezioni del modulo stesso a seguito di scelte “a monte”.</p>
<p>Fin qui, non benissimo. Così come continua a non convincere appieno la tesi che, una volta effettuata all’atto dell’iscrizione la scelta irc sì/irc no, sia garantito e concluso il diritto di libertà religiosa, che non permeerebbe a cascata quindi anche le differenti opzioni, compresa quella di uscire dalla scuola, previste per chi sceglie il no. Perché le opzioni sono comunque condizionate da una scelta “a monte” e, qualora non vengano garantite, altrettanto a monte si deve ricercare la lesione di un diritto. Ma tant’è, se fossimo tutti d’accordo non esisterebbero contenziosi e più gradi di giudizio.</p>
<p>Quello che segue nella lettura della sentenza è però particolarmente interessante. Non contesta infatti il Tar il perdurare di disagi e discriminazioni per i non avvalentesi, peraltro documentati in giudizio anche attraverso le segnalazioni e le richieste di aiuto allo sportello Sos Laicità. Imputa però il grave disservizio ai singoli istituti negligenti, non alla normativa in quanto tale che, nonostante lo split di qualche mese, permette comunque alle scuole di organizzarsi con congruo anticipo.</p>
<p><span class="pullquote"><u>È netta la corte, lapidaria</u></span>È netta la corte, lapidaria: «È da reputarsi perciò <em><i>jus receptum</i></em> che le scuole devono contemplare nella propria offerta didattico-formativa, assieme all’insegnamento della religione cattolica, un insegnamento ad essa alternativo: ciò a prescindere se vi siano o meno studenti che intendano avvalersene.</p>
<p>La singola scuola potrà e dovrà (ri)organizzare, contingentemente, le proprie risorse qualora nessuno studente, in un determinato anno scolastico, intenda avvalersi dell’insegnamento alternativo. La programmazione di quest’ultimo, invece, non sorge per effetto delle positive manifestazioni di preferenza dei non avvalentisi, bensì direttamente dal sistema normativo».</p>
<p>In soldoni: la scuola deve sempre prevedere e organizzare l’insegnamento alternativo all’irc, per obbligo di legge e a prescindere dall’esistenza o meno di richieste; se poi nessuno lo sceglierà si riorganizzerà di conseguenza. Non viceversa, come succede quasi sistematicamente, ove non vi siano anche indebite e più o meno dirette pressioni da parte di dirigenti o insegnanti verso altre opzioni o verso l’irc tout court.</p>
<p>Parole che andrebbero scolpite in ogni androne scolastico e che speriamo fungano da ulteriore deterrente contro la mancata attivazione dell’insegnamento alternativo alla religione cattolica.</p>
<p>E infatti prosegue il Tar: «Da quanto precede deriva che la singola scuola, sapendo all’inizio di luglio quanti studenti intendono avvalersi dell’insegnamento alternativo, non dovrebbe avere alcuna difficoltà a formare l’orario scolastico prevedendo l’erogazione di tale insegnamento, (che dovrebbe aver) già programmato».</p>
<p>Non possiamo che concordare ed è peraltro quanto tentiamo di ribadire nelle numerose diffide che inviamo come Associazione o in assistenza di genitori giustamente infuriati: l’insegnamento va previsto e attivato per tempo. Siamo oltremodo lieti che esista il cosiddetto “precedente”, di particolare cogenza nel diritto amministrativo, netto e limpido e che indichi la via per porre rimedio a quella che è, per parafrasare la corte, <em><i>jus receptum</i></em>: una ingiustificabile discriminazione.</p>
<p>«I disservizi nell’erogazione delle attività alternative (didattico-formative, di studio individuale assistito o non assistito, di entrata o uscita anticipata) ai non avvalentisi sono da ritenersi imputabili a carenze programmatorie e/o organizzative delle singole scuole e ad esse va posto rimedio tramite gli strumenti (amministrativi e, se del caso, giurisdizionali) contemplati dall’ordinamento».</p>
<p>Quanto queste carenze siano imputabili a ignoranza in buona fede e quanto al desiderio di corsie preferenziali per un insegnamento con via via minor appeal non è – sempre – dato sapere. Ci auguriamo però che, non fosse altro in ossequio al principio di buona amministrazione, i direttori scolastici riottosi e negligenti non vogliano suscitare contenziosi, men che mai giurisdizionali, nei quali sarebbero inevitabilmente destinati a soccombere.</p>
<p>Ci auguriamo piuttosto che questa chiarezza sia posta a base non solo dell’ermeneutica delle circolari ministeriali e d’istituto, ma <span class="pullquote pqRight"><u>soprattutto a base dell’attuazione pratica</u></span>soprattutto a base dell’attuazione pratica del diritto non solo a non avvalersi della religione cattolica ma anche, ove lo si desideri, ad avere anche un insegnamento alternativo previsto, strutturato, inserito nei piani formativi dell’istituto.</p>
<p>Il tutto, sia detto, nell’attesa forse utopica ma giuridicamente concreta e fattibile che le ore di religione siano messe semplicemente in orario extrascolastico, obbligandoci sì gli accordi di villa Madama a fornire l’irc per ogni scuola di ordine e grado ma non a inserirlo, come invece accade adesso, fra una materia curricolare e l’altra.</p>
<p>Nel mentre però, questa è giurisprudenza potenzialmente dirompente: quanti a fronte di una offerta formativa alternativa convincente e strutturata continuerebbero a scegliere altro? Speriamo di scoprirlo presto, anche grazie all’Uaar (e persino quando perde).</p>
<p><strong>Adele Orioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Pari dignità (e libri di testo) per l&#8217;Attività alternativa: l&#8217;Uaar scrive alle scuole</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2025 09:29:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Uaar invita circa 5.000 dirigenti scolastici ad adottare i testi di Alternativa e donerà i libri alle classi rimaste scoperte I libri di testo dell&#8217;Attività alternativa non sono ancora un diritto garantito nelle scuole italiane, ma le cose stanno cambiando. Grazie alla campagna &#8220;Libri per chi ha diritto di averli&#8221;, che l&#8217;Unione degli atei e degli agnostici razionalisti ha fatto partire anche quest&#8217;anno, sono sempre di più le scuole primarie statali che hanno scelto di adottare il libro per il programma...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2025/05/05/pari-dignita-e-libri-di-testo-per-l-attivita-alternativa-l-uaar-scrive-alle-scuole/" title="Read Pari dignità (e libri di testo) per l&#8217;Attività alternativa: l&#8217;Uaar scrive alle scuole">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Uaar invita circa 5.000 dirigenti scolastici ad adottare i testi di Alternativa e donerà i libri alle classi rimaste scoperte</strong></p>
<p>I libri di testo dell&#8217;Attività alternativa non sono ancora un diritto garantito nelle scuole italiane, ma le cose stanno cambiando. Grazie alla campagna &#8220;Libri per chi ha diritto di averli&#8221;, che l&#8217;Unione degli atei e degli agnostici razionalisti ha fatto partire anche quest&#8217;anno, sono sempre di più le scuole primarie statali che hanno scelto di adottare il libro per il programma di Attività alternativa. Nel corso dell&#8217;anno scolastico 2024/25 sono state 932 su un totale di 15 mila e 983. Rispetto all&#8217;anno 2023/24 siamo passati dal 3,7 al 5,8%: un aumento certamente significativo, ma l&#8217;emergenza rimane. Questi risultati sono stati ottenuti grazie al lavoro di sensibilizzazione che l&#8217;Uaar mette in campo ogni anno, inviando <a href="https://uaar.it/adozione_libro_di_testo_per_alternativa_irc_2025-26.pdf">una lettera</a> ai dirigenti scolastici di Istituti comprensivi e direzioni didattiche (quest&#8217;anno 4.831).</p>
<p>Entro la seconda decade di maggio il Collegio docenti dovrà deliberare l&#8217;adozione dei libri per l&#8217;anno 2025/26. Nella scuola primaria per legge i libri di testo sono forniti in forma gratuita alle famiglie, a patto che il Collegio docenti ne deliberi l&#8217;adozione proprio in questo periodo. Alle scuole che finalmente scelgono i testi di Alternativa, l&#8217;Uaar è disponibile a donare i libri per le classi rimaste scoperte (seconde, terze e quinte). Per le prime e quarte ci deve pensare la scuola chiedendo la cedola al Comune. Per ricevere gratuitamente i libri, a scelta tra <em>Alternativamente</em> (Raffaello edizioni) o I<em>ntorno a noi</em> (Giunti edizioni), un responsabile della scuola dovrà consultare la pagina <a href="https://www.uaar.it/kitdidattica/">https://www.uaar.it/kitdidattica/</a> e compilare il modulo di richiesta.</p>
<p>«<em>È urgente</em> – spiega il segretario dell&#8217;Uaar Roberto Grendene – <em>che i collegi docenti deliberino l&#8217;adozione del libro di testo per l&#8217;Attività alternativa all&#8217;Irc per tutte le classi delle primarie, in modo che sia davvero garantita la pari dignità educativa. Non ci sono più scuse: diversi editori specializzati hanno pubblicato volumi che coprono il programma dell&#8217;Attività alternativa di tutti e cinque gli anni della scuola primaria. Non deve più accadere che vi siano scuole con bambini senza libro di testo da un lato e bambini che invece lo hanno avuto gratuitamente all&#8217;inizio delle lezioni dall&#8217;altro. Senza contare che, grazie anche all&#8217;impegno dell&#8217;Uaar, sempre più famiglie scelgono di non avvalersi dell&#8217;Insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica</em>».</p>
<p>È infatti evidente che se viene adottato soltanto il libro per l&#8217;Insegnamento della religione cattolica e non quello per l&#8217;Attività alternativa si crea una situazione di disparità educativa ai danni dei non avvalentisi. È dunque compito della scuola garantire anche i libri senza l&#8217;imprimatur della diocesi. L&#8217;Uaar dal 2022 sostiene le scuole con donazioni di materiale didattico (kit di robotica educativa e, negli ultimi due anni, libri per tutto il ciclo delle scuole primarie) permettendo a migliaia di bambini e bambine di frequentare una valida Attività alternativa.</p>
<p>«<em>Mentre il ministro dell&#8217;Istruzione e del merito Giuseppe Valditara</em> – conclude Grendene – <em>è distratto con l&#8217;assurdo nulla osta genitoriale per insegnare una materia, l&#8217;educazione sessuale, che nei Paesi civili è obbligatoria da anni, ci pensa l&#8217;Uaar a scrivere a tutte le scuole affinché sia risolto un evidente problema di disparità educativa ai danni dei bambini che frequentano l&#8217;Attività alternativa all&#8217;Irc. Le scuole primarie potranno così finalmente garantire anche il libro che gli studenti hanno diritto di avere</em>».</p>
<p><strong>Comunicato stampa</strong></p>
<p>La campagna dell&#8217;Uaar &#8220;Libri per chi ha il diritto di averli&#8221;<br />
<a href="https://www.uaar.it/kitdidattica/">https://www.uaar.it/kitdidattica/ </a></p>
<p>La lettera inviata ai dirigenti scolastici<br />
<a href="https://www.uaar.it/adozione_libro_di_testo_per_alternativa_irc_2025-26.pdf">https://www.uaar.it/adozione_libro_di_testo_per_alternativa_irc_2025-26.pdf </a></p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75552" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/05/Pari-dignita-e-libri-di-testo-per-lAttivita-alternativa-lUaar-scrive-alle-scuole.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/05/Pari-dignita-e-libri-di-testo-per-lAttivita-alternativa-lUaar-scrive-alle-scuole.jpg 1400w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/05/Pari-dignita-e-libri-di-testo-per-lAttivita-alternativa-lUaar-scrive-alle-scuole-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/05/Pari-dignita-e-libri-di-testo-per-lAttivita-alternativa-lUaar-scrive-alle-scuole-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/05/Pari-dignita-e-libri-di-testo-per-lAttivita-alternativa-lUaar-scrive-alle-scuole-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" />
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		<title>Esonerato sarà lei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 10:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Provate a cercare su Google “modulo esonero religione”. Otterrete migliaia di risultati, buona parte dei quali portano a siti di scuole pubbliche che ancora oggi invitano a compilare una richiesta di esonero per esercitare la scelta di non frequentare una materia facoltativa, guarda caso quella sotto il controllo dei vescovi. Un tempo in Italia c’era la religione di stato e per sottrarsi al suo insegnamento, obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado, occorreva effettivamente presentare la richiesta di esonero....  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2025/01/29/esonerato-sara-lei/" title="Read Esonerato sarà lei">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Provate a cercare su Google “modulo esonero religione”. Otterrete migliaia di risultati, buona parte dei quali portano a siti di scuole pubbliche che ancora oggi invitano a compilare una richiesta di esonero per esercitare la scelta di non frequentare una materia facoltativa, guarda caso quella sotto il controllo dei vescovi.</p>
<p>Un tempo in Italia c’era la religione di stato e per sottrarsi al suo insegnamento, obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado, occorreva effettivamente presentare la richiesta di esonero. Ma da quei brutti tempi sono passati più di quarant’anni, si sono avvicendate due generazioni di docenti e nelle circolari ministeriali <span class="pullquote pqRight"><u>l’odioso concetto di esonero è sparito da decenni</u></span>l’odioso concetto di esonero è sparito da decenni.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75123" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/01/Esonerato-sara-lei-1.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/01/Esonerato-sara-lei-1.jpg 2000w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/01/Esonerato-sara-lei-1-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/01/Esonerato-sara-lei-1-1536x804.jpg 1536w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/01/Esonerato-sara-lei-1-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2025/01/Esonerato-sara-lei-1-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" />
<p>Fa una certa impressione l’uso disinvolto di termini fuorvianti e denigratori da parte dei responsabili della formazione delle nuove generazioni. Si sa, è difficile cambiare le consuetudini. È tollerabile sentire ancora chiamare preside il dirigente scolastico ed elementare la scuola primaria. Per non parlare di medie e superiori al posto delle corrette diciture di secondarie di primo e secondo grado.</p>
<p>Altre volte le parole sono davvero importanti ed è inaccettabile che vengano usate quelle sbagliate da parte dell’istruzione pubblica e in particolare nei rapporti che questa ha con genitori e studenti. E chissà che non vengano volutamente utilizzate quelle sbagliate.</p>
<p>Compilare una richiesta di esonero è ben diverso da optare liberamente tra due possibilità. Si chiede l’esonero da un’attività di norma obbligatoria, documentando i motivi e restando in attesa dell’accoglimento della richiesta da parte di un’autorità deputata a vagliarla (insomma, deve esserci qualche problema per avanzare tale richiesta).</p>
<p>Ma niente di tutto ciò ha a che fare con la <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Allegato+B+Scheda+scelta+RC+24_25.pdf/70fb7d56-ca35-9d72-474a-24d7278f65a4">scheda B</a> allegata alla circolare delle iscrizioni, ossia il modulo ministeriale «per l’esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica», che nessuna segreteria può decidere di reinterpretare.</p>
<p>Tutti i genitori sono chiamati a compilare la scheda B rispondendo con un “sì” o con un “no”, la loro decisione è insindacabile e diventa una disposizione che la scuola è tenuta a rispettare, come sarà tenuta a rispettare l’opzione indicata nella <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Allegato+Scheda+C.pdf/4c78cd7a-a098-d939-3b51-9ecdaa4fc9a5?version=1.0&amp;t=1573661145966">scheda C</a>, il «modulo integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica».</p>
<p>Non solo. Oltre al palese trattamento diseguale (non si ha notizia di moduli per l’esonero dall’ora alternativa), comunicare la necessità di presentare la richiesta di esonero diventa un messaggio paternalista da cui la scuola pubblica dovrebbe stare alla larga. Perché nemmeno tanto tra le righe direbbe che frequentare l’insegnamento religioso è la strada preferita e che solo con una procedura straordinaria può essere concesso di evitarlo.</p>
<p>Non è il caso di derubricare la questione a occasionale inadeguatezza del personale scolastico o a residui di un gergo risalente al dopoguerra. <span class="pullquote"><u>Sono purtroppo diffuse le segnalazioni</u></span>Sono purtroppo diffuse le segnalazioni di genitori che lamentano pressioni più o meno velate da parte di segreterie e docenti per favorire l’ora di religione. Mantenere in vita l’arcaica categoria speciale degli esonerati rappresenta un tassello del deprecabile sistema di ostacolare su più fronti chi vuole una scuola laica per i propri figli.</p>
<p>Ci sarà chi pensa che i problemi siano ben altri, come ad esempio la mancata attivazione dell’ora alternativa o gli atti di culto in orario di lezione. Nessuno nega che vi siano scale di priorità, ma siamo di fronte a un caso in cui la forma è sostanza. Se la propria scuola si ostina ad affibbiare l’etichetta di esonerati a bambini e bambine che non frequentano l’ora di religione qualcosa occorre fare.</p>
<p>Si tratta di pretendere rispetto e per ottenerlo il suggerimento è di scrivere al dirigente scolastico e chiedere di far sparire tutti i riferimenti al non più esistente esonero, sostituire la modulistica con quella ministeriale e fornire istruzioni e modulistica che facciano esclusivo riferimento alla completamente libera scelta di frequentare o non frequentare l’insegnamento facoltativo della religione cattolica.</p>
<p><strong>Roberto Grendene</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2025%2F01%2F29%2Fesonerato-sara-lei%2F&amp;linkname=Esonerato%20sar%C3%A0%20lei" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2025%2F01%2F29%2Fesonerato-sara-lei%2F&amp;linkname=Esonerato%20sar%C3%A0%20lei" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2025%2F01%2F29%2Fesonerato-sara-lei%2F&amp;linkname=Esonerato%20sar%C3%A0%20lei" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2025%2F01%2F29%2Fesonerato-sara-lei%2F&amp;linkname=Esonerato%20sar%C3%A0%20lei" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2025%2F01%2F29%2Fesonerato-sara-lei%2F&#038;title=Esonerato%20sar%C3%A0%20lei" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2025/01/29/esonerato-sara-lei/" data-a2a-title="Esonerato sarà lei"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Insegnamento della religione cattolica a scuola: è il momento per dire “no”</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2024/01/31/insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 10:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[La falsa narrazione “laica” dell’Irc può portare a dire “sì” all’ora di religione cattolica. Quando ci si rende conto della realtà confessionale di quella materia spesso le scuole rispondono che è troppo tardi. Ma non è vero: diverse sentenze riconoscono sempre la libertà di cambiare idea e scegliere l’alternativa. Ne parla il segretario Uaar Roberto Grendene sul numero 5/2023 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. La riapertura delle scuole mostra sempre...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2024/01/31/insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no/" title="Read Insegnamento della religione cattolica a scuola: è il momento per dire “no”">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La falsa narrazione “laica” dell’Irc può portare a dire “sì” all’ora di religione cattolica. Quando ci si rende conto della realtà confessionale di quella materia spesso le scuole rispondono che è troppo tardi. Ma non è vero: diverse sentenze riconoscono sempre la libertà di cambiare idea e scegliere l’alternativa. Ne parla il segretario Uaar Roberto Grendene sul numero 5/2023 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista </em><em><a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>La riapertura delle scuole mostra sempre una diffusa impreparazione degli istituti a garantire i diritti all’istruzione e alla libertà di coscienza a chi dice «no» all’insegnamento della religione cattolica (Irc). Ma mostra sempre anche passi avanti.</p>
<p>Nei numeri, visto che <span class="pullquote pqRight"><u>grazie all’Uaar sappiamo che quei «no» hanno superato il milione</u></span>grazie all’Uaar sappiamo che quei «no» hanno superato il milione e che sono in costante aumento. E nella consapevolezza di genitori e studenti, sempre meno propensi a credere che l’Irc sia “cultura” o addirittura confronto laico; e sempre più convinti che la scuola pubblica non debba essere luogo di indottrinamento.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-73548" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-scaled.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-scaled.jpg 2560w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-1536x804.jpg 1536w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-2048x1072.jpg 2048w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Insegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola-e-il-momento-per-dire-no-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" />
<p>Capita però che quella falsa narrazione dell’Irc, veicolata non solo dalle diocesi ma anche da personale docente e delle segreterie scolastiche, unita all’assenza di informazioni riguardo a cosa sarà offerto a chi non frequenta l’Irc, riesca a far mettere un «sì» quando si presenta la domanda di iscrizione.</p>
<p>L’amara sorpresa si ha quando il presunto momento culturale si rivela coerente alla normativa purtroppo in vigore, che prevede che l’Irc sia «impartito in conformità alla dottrina della Chiesa» da docenti scelti a insindacabile giudizio del vescovo.</p>
<p>I segnali possono essere diversi: bambini di 3-10 anni che parlano di Gesù, miracoli, inferno e peccati, quaderni con letterine rivolte al papa, libri di testo con l’imprimatur diocesano che trattano fenomeni religiosi come fossero fatti storici e naturalmente confronti diretti con il docente che percepisce lo stipendio statale perché prescelto dal vescovo.</p>
<p><em>Les jeux sont faits</em>, i termini sono scaduti e per quest’anno non si può più far niente, è la risposta standard della segreteria di istituto quando il genitore chiede che il proprio figlio non subisca più l’insegnamento religioso. Ma non è affatto vero.</p>
<p>Proprio perché l’Irc è un insegnamento confessionale, tre sentenze di tre diversi Tar, con conferma del Consiglio di Stato, hanno stabilito che la burocrazia scolastica passa in secondo piano di fronte al diritto alla libertà di coscienza di famiglie e studenti e che «il termine normativo per la scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (all’atto di iscrizione) non può essere inteso come decadenziale». Tradotto: non c’è scadenza ministeriale che tenga, si può smettere di frequentare l’Irc anche durante l’anno scolastico.</p>
<p>L’impegno dell’Uaar a sostegno di questo diritto basato su ragioni di coscienza parte da lontano. Era messo per iscritto già nella prima versione delle <a href="http://go.uaar.it/oa-faq"><em>Faq dell’ora alternativa</em></a>, nella risposta alla domanda «Vorrei cambiare la scelta e non frequentare l’Irc, ma la scuola mi ha risposto che sono scaduti i termini. Non c’è più nulla da fare?». Era l’anno 2012, lo stesso della prima sentenza (Tar Molise) confermata poi sei anni dopo dal Consiglio di Stato.</p>
<p>A dicembre 2022 è stato il Tar Lombardia ad annullare il diniego di un preside alla scelta di non avvalersi dell’Irc espressa oltre la scadenza. Infine il 28 luglio 2023 <span class="pullquote"><u>il Tar Toscana ha condannato la dirigente scolastica</u></span>il Tar Toscana ha condannato la dirigente scolastica che impediva il cambio di scelta in quanto la richiesta sarebbe stata formulata oltre i termini fissati da una circolare d’istituto.</p>
<p>Ma per la Corte «le circolari o i provvedimenti amministrativi provenienti dal ministero o dal singolo dirigente scolastico» soccombono di fronte alla libertà di non essere religiosamente indottrinati e la preside, in solido con il ministero dell’istruzione e del merito, ha meritato la condanna a rifondere 3.000 euro per spese giudiziarie, cui aggiungere ulteriori rimborsi.</p>
<p>Il cambio della scelta sulla frequenza dell’Irc non deve essere motivato. È una disposizione data alla scuola che attiene a insindacabili ragioni di coscienza, che in quanto tali sono questioni riservate nelle quali la pubblica amministrazione non deve intromettersi. All’Uaar sono già arrivate le prime richieste di genitori che si chiedono «non c’è più nulla da fare?».</p>
<p>Ed è iniziato anche il nostro impegno a spiegare come stanno davvero le cose, a dare istruzioni per comunicare formalmente la volontà di non subire insegnamenti religiosi indesiderati e a fornire una diffida specifica da spedire alla scuola nel caso la dirigenza faccia ricorso all’illegittima scusa dei termini ormai scaduti.</p>
<p><strong>Roberto Grendene</strong></p>
<blockquote><p><strong>Tar Molise, 12 giugno 2012</strong><br />
«l’indisponibilità del diritto e la revocabilità del consenso inducono a ritenere che, anche nel corso dell’anno, si possa cambiare idea e non frequentare più l’ora di religione, senza alcun pregiudizio sul profitto scolastico».</p>
<p><strong>Consiglio di Stato, 15 maggio 2018</strong><br />
«il termine ancorato all’atto dell’iscrizione al singolo anno scolastico, funzionale alle esigenze organizzative delle istituzioni scolastiche e degli insegnanti di religione, non può ritenersi preclusivo di una scelta diversa successiva, anche nel corso dell’anno scolastico».</p>
<p><strong>Tar Lombardia, 3 dicembre 2022</strong><br />
«il termine normativo per la scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (all’atto di iscrizione) non può essere inteso come decadenziale».</p>
<p><strong>Tar Toscana, 28 luglio 2023</strong><br />
«i termini in questione sono derogabili, e non possono limitare con esiti esiziali il diritto di scelta dello studente, il quale potrà sempre esprimere la propria volontà di non proseguire la fruizione dell’IRC, in modo vincolante per la scuola, anche dopo la scadenza della data ultima fissata per l’iscrizione».</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<item>
		<title>Statistiche di adozione dei libri di testo per l’attività alternativa all’Irc</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2024/01/16/statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allirc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 15:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Poche scuole adottano libri per l&#8217;ora alternativa, nonostante cresca il numero degli studenti che sceglie l&#8217;alternativa alla religione cattolica. L&#8217;insegnante Loris Tissino analizza i dati relativi ai libri per l&#8217;alternativa sul numero 6/2023 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Non sono molte le scuole italiane che hanno adottato dei libri di testo per l’attività alternativa all’Irc, anche se il numero di allievi che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica è...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2024/01/16/statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allirc/" title="Read Statistiche di adozione dei libri di testo per l’attività alternativa all’Irc">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Poche scuole adottano libri per l&#8217;ora alternativa, nonostante cresca il numero degli studenti che sceglie l&#8217;alternativa alla religione cattolica. L&#8217;insegnante Loris Tissino analizza i dati relativi ai libri per l&#8217;alternativa sul numero 6/2023 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista </em><em><a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Non sono molte le scuole italiane che hanno adottato dei libri di testo per l’attività alternativa all’Irc, anche se il numero di allievi che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica è in costante aumento e, almeno per la scuola primaria, di libri a disposizione ce ne sono. Il ministero dell’istruzione e del merito mette a disposizione, nel proprio <a href="http://go.uaar.it/sylua4x">portale unico</a> dei dati della scuola i numeri relativi alle adozioni dei libri di testo di tutte le discipline.</p>
<p>Tutte le discipline? Non proprio, perché l’attività alternativa all’Irc <span class="pullquote pqRight"><u>non compare tra quelle insegnate nelle scuole italiane</u></span>non compare tra quelle insegnate nelle scuole italiane, dove invece si trovano “religione” o “religione cattolica” (in alcuni casi, a dire il vero, compare anche “Irc o attività alternativa”, ma a giudicare dal libro di testo adottato sembra trattarsi esclusivamente di Irc).</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-73479" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allIrc.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allIrc.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allIrc-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allIrc-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Statistiche-di-adozione-dei-libri-di-testo-per-lattivita-alternativa-allIrc-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>L’attività alternativa all’Irc sembrerebbe essere quindi una “non materia”. In fondo lo sapevamo, ma vederlo anche nei dati ufficiali sorprende (forse non molto) e comunque rattrista.</p>
<p>Per i libri di testo recensiti nell’articolo qui a fianco (gli unici esplicitamente indicati da autori ed editori come dedicati all’alternativa all’Irc) la disciplina indicata risulta essere «Adozione alternativa articolo 156 decreto legislativo 297/94», ma il termine “alternativa” si deve intendere (<a href="http://go.uaar.it/k9bqjes">go.uaar.it/k9bqjes</a>) come forma diversa rispetto all’uso del libro di testo, «per cui è consentita l’utilizzazione della somma equivalente al costo del libro di testo per l’acquisto da parte del consiglio di circolo di altro materiale librario, secondo le indicazioni bibliografiche contenute nel progetto di sperimentazione».</p>
<p>I libri per l’alternativa all’Irc si trovano così classificati insieme a dizionari etimologici, atlanti geografici, eserciziari, manuali di educazione civica e testi autoprodotti.</p>
<p>A ogni modo, dalle nostre elaborazioni risulta che le scuole primarie che hanno adottato uno dei libri qui recensiti sono, in Italia, 1222 (su 13268, il 9,2%), per 6439 classi (su 114334, il 5,6%). Le regioni con le maggiori percentuali di scuole “adottanti” sul numero di scuole presenti sono Liguria (19,5%), Toscana (16,5%) e Lazio (15,1%). In fondo alla classifica Trentino-Alto Adige/Südtirol (nessuna adozione), Puglia (1,2%) e Sicilia (1,5%).</p>
<p>Naturalmente, va precisato che questo indicatore, l’unico possibile con i dati già disponibili, non ha un valore assoluto, visto che ci potrebbero essere molte esperienze estremamente valide anche basate su altri testi non adottati ufficialmente, su testi pensati per l’educazione civica e l’educazione ai diritti umani e non per l’alternativa all’Irc, su materiali di diverso genere messi a disposizione da insegnanti che ne hanno curato la costruzione.</p>
<p><strong>Loris Tissino</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Classifica per regione</strong></p>
<table border="2" width="100%" cellspacing="0px">
<tbody>
<tr>
<td width="50%"><strong>Regione</strong></td>
<td width="50%"><strong>Percentuale</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Liguria</td>
<td>19,5%</td>
</tr>
<tr>
<td>Toscana</td>
<td>16,5%</td>
</tr>
<tr>
<td>Lazio</td>
<td>15,1%</td>
</tr>
<tr>
<td>Emilia Romagna</td>
<td>12,9%</td>
</tr>
<tr>
<td>Lombardia</td>
<td>12,9%</td>
</tr>
<tr>
<td>Piemonte</td>
<td>11,1%</td>
</tr>
<tr>
<td>Abruzzo</td>
<td>9,5%</td>
</tr>
<tr>
<td>Marche</td>
<td>9,3%</td>
</tr>
<tr>
<td>Umbria</td>
<td>9,0%</td>
</tr>
<tr>
<td>Veneto</td>
<td>8,7%</td>
</tr>
<tr>
<td>Molise</td>
<td>6,5%</td>
</tr>
<tr>
<td>Valle d’Aosta</td>
<td>6,3%</td>
</tr>
<tr>
<td>Friuli-Venezia Giulia</td>
<td>4,7%</td>
</tr>
<tr>
<td>Sardegna</td>
<td>2,0%</td>
</tr>
<tr>
<td>Calabria</td>
<td>2,0%</td>
</tr>
<tr>
<td>Basilicata</td>
<td>1,7%</td>
</tr>
<tr>
<td>Sicilia</td>
<td>1,5%</td>
</tr>
<tr>
<td>Puglia</td>
<td>1,2%</td>
</tr>
<tr>
<td>Trentino-Alto Adige</td>
<td>0,0%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
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		<item>
		<title>Due libri sull’attività alternativa alla religione</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2024/01/16/due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 11:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 18 gennaio partono le iscrizioni per l’anno scolastico 2024/25. È anche il momento per scegliere di dire NO all’insegnamento della religione cattolica. L’alternativa all’IRC è un diritto, ma i libri disponibili di case editrici italiane sono solo due, quasi del tutto riconducibili all’educazione civica. L&#8217;alternativa si diffonde ma l&#8217;editoria sconta ancora una scarsa lungimiranza. L’insegnante Pamela Deiana ha esaminato i testi in questione sul numero 6/2023 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2024/01/16/due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione/" title="Read Due libri sull’attività alternativa alla religione">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 18 gennaio partono le iscrizioni per l’anno scolastico 2024/25. È anche il momento per scegliere di dire NO all’insegnamento della religione cattolica. L’alternativa all’IRC è un diritto, ma i libri disponibili di case editrici italiane sono solo due, quasi del tutto riconducibili all’educazione civica. L&#8217;alternativa si diffonde ma l&#8217;editoria sconta ancora una scarsa lungimiranza. L’insegnante Pamela Deiana ha esaminato i testi in questione sul numero 6/2023 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista </em><em><a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Sono due i libri di testo predisposti da case editrici italiane per le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica nella scuola primaria. Entrambi gli editori propongono due volumi per tutto il ciclo della scuola primaria: il primo volume per le classi 1ᵃ, 2ᵃ e 3ᵃ e il secondo volume per la 4ᵃ e la 5ᵃ. Raffaello Scuola ha scelto il titolo <em>AlternativaMente, percorso per le attività didattiche alternative alla religione cattolica</em>, mentre Giunti Scuola intitola<em> Intorno a noi, proposte per l’attività alternativa all’Irc</em>.</p>
<p>I libri sono disponibili anche in formato digitale, scaricabile attraverso i codici di attivazione, e sono arricchiti da risorse per la Ddi (Didattica digitale integrata); <span class="pullquote pqRight"><u>entrambi rispondono al codice Polite</u></span>entrambi rispondono al codice Polite (Pari opportunità nei libri di testo) per la formazione di una cultura delle pari opportunità e del rispetto di tutte le differenze.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-73472" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2024/01/Due-libri-sullattivita-alternativa-alla-religione-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>La nostra indagine si è soffermata sui seguenti aspetti:</p>
<ul>
<li>impaginazione e grafica</li>
<li>facilità di consultazione</li>
<li>contenuti</li>
<li>attività</li>
<li>integrazioni multimediali</li>
</ul>
<p>Entrambi i testi hanno una grafica accattivante, colorata e inclusiva: in copertina sono raffigurate bambine e bambini di diverse etnie con differenti caratteristiche fisiche, anche le pagine interne sono ricche di immagini colorate e di fotografie. <em>AlternativaMente</em> ha un formato più piccolo rispetto a <em>Intorno a noi</em>, che lo rende più agevole, ma <em>Intorno a noi </em>è di più facile consultazione perché, oltre ad avere un indice molto dettagliato, evidenzia i collegamenti con le altre materie curricolari.</p>
<p>I contenuti di entrambi i testi sono quasi del tutto riconducibili all’insegnamento di educazione civica: troviamo temi quali l’interculturalità, la parità di genere, il razzismo, il bullismo, la pace, l’inclusività, l’ecologia, i diritti, le emozioni. Gli argomenti sono affrontati in modo adeguato all’età.</p>
<p>Rileviamo che <em>AlternativaMente</em> sceglie di dividere le aree tematiche, affrontando pochi argomenti ogni anno, ma in modo più approfondito e specifico; <em>Intorno a noi</em>, invece, affronta tutti i contenuti già nelle proposte per la classe 1ᵃ, ritornando sugli stessi temi nelle classi successive, approfondendoli di volta in volta.</p>
<p>Tra i contenuti e, nello specifico, tra i contenuti relativi ai diritti, mancano riferimenti al diritto alla laicità. Un diritto non riconosciuto esplicitamente dalla Costituzione italiana, ma affermato come supremo principio dalla Corte costituzionale e che in un testo di attività alternativa riteniamo possa essere almeno citato.</p>
<p>Le attività principali sono le letture introduttive ai contenuti, che possono essere storie, poesie o filastrocche, testi di canzoni, sempre scelte dalla produzione di autori moderni e contemporanei, come Rodari, Tognolini, Bordiglioni, Carioli, o testi di canzoni de “Lo Zecchino d’Oro” o di cantautori italiani, come Jovanotti, o ancora articoli tratti da Focus Junior.</p>
<p>Si presentano vari personaggi importanti per il loro operato: <span class="pullquote"><u>da Greta Thunberg a Beatrice Vio, da Gandhi a Gino Strada</u></span>da Greta Thunberg a Beatrice Vio, da Gandhi a Gino Strada. I libri offrono anche spazi sui quali lavorare: pagine bianche su cui scrivere o disegnare, fogli da ritagliare, incollare, o istruzioni per costruire origami. Troviamo anche domande e quiz, nonché proposte di ricerca e rinvii a contenuti multimediali. <em>AlternativaMente</em> propone molti lavori di gruppo, momenti di confronto con i compagni e le compagne, cartelloni o addobbi per l’aula.</p>
<p>Possiamo affermare che avere dei testi di riferimento per l’attività alternativa all’Irc libera gli insegnanti dal doversi inventare ogni anno un progetto che soddisfi i requisiti che tale insegnamento impone. È prassi che la scuola individui l’insegnante ad anno scolastico già iniziato, scegliendo tra chi ha un orario più flessibile o chi deve raggiungere il monte ore previsto dal contratto.</p>
<p>Avendo a disposizione un libro di testo già adottato a fare da guida, l’attività alternativa viene modellata su misura delle bambine e dei bambini che vi partecipano, diventando in alcuni casi un potenziamento dell’italiano (nei casi, frequenti, che si tratti di alunni stranieri) o di altre materie nelle quali gli alunni possono avere carenze.</p>
<p>L’adozione di un libro specifico per questo insegnamento potrebbe permettere una più corretta applicazione della legge, che vieta di inserire contenuti delle materie curricolari durante le ore di attività alternativa, agevolerebbe il carico di lavoro degli insegnanti e, elemento importantissimo, solleverebbe le famiglie dalla spesa di acquisto dei libri suggeriti.</p>
<p>I libri di testo sono proposti, indicati e approvati dal Collegio dei docenti durante il Consiglio di interclasse nell’ultimo periodo dell’anno scolastico, e l’adozione è valida per l’anno scolastico successivo. La dotazione libraria della scuola primaria viene fornita gratuitamente a tutti gli alunni attraverso la consegna delle cedole librarie agli alunni stessi, all’inizio di ciascun anno scolastico. Le cedole librarie vengono poi consegnate alle librerie che forniranno i libri e che avranno dunque il rimborso dal Comune, il quale si fa carico della spesa.</p>
<p>Per gli alunni i libri sono quindi gratuiti, purché inseriti correttamente nel prospetto di adozione deliberato dal Collegio dei docenti e affisso all’albo della scuola. Solo dal 2022, <em>AlternativaMente</em> e dal 2023, <em>Intorno a noi</em>, hanno fatto le loro proposte editoriali. Alcune scuole hanno già adottato ufficialmente i libri di testo per l’attività alternativa, in altre i singoli insegnanti, in ritardo rispetto alla delibera del Collegio dei docenti, indicano i testi ai propri alunni che dovranno dunque acquistarli a proprie spese.</p>
<p>Giunti Scuola e Raffaello Scuola, con le loro proposte editoriali, fanno un primo passo importante verso il diritto dei bambini e delle bambine a svolgere correttamente, e in modo programmato, le lezioni di attività alternativa.</p>
<p>I libri sono entrambi molto validi e ben strutturati. La scelta che l’insegnante si trova a fare tra i due deve tener conto della realtà in cui vive: in diverse parti d’Italia, specialmente nelle zone più periferiche, è possibile che i bambini che non si avvalgono dell’Irc siano talmente pochi da rendere impossibile lo svolgimento delle attività di gruppo che, soprattutto <em>AlternativaMente</em>, propone in modo considerevole.</p>
<p>È comunque necessario, qualunque dei due libri venga adottato, un’integrazione con altre attività in quanto le pagine dedicate a ogni classe sono troppo poche per coprire il lavoro da svolgere in un intero anno scolastico.</p>
<p>Indubbiamente confidiamo nell’attenzione che i docenti, i consigli di classe e i dirigenti pongano all’importanza di adottare ufficialmente un libro di testo per l’attività alternativa, affinché anche per chi non si avvale dell’Irc ci sia la gratuità del materiale librario, così come lo è per chi frequenta l’ora di insegnamento della religione cattolica. Un segnale contro la discriminazione sembra essere arrivato.</p>
<p><strong>Pamela Deiana</strong></p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li>AA.VV., <a href="http://go.uaar.it/ltrjgt6"><em>Intorno a noi</em> </a>(Giunti Scuola)</li>
<li>C. Bambini, A. Valenti, <a href="http://go.uaar.it/6qchcd6"><em>AlternativaMente</em></a> (Raffaello Scuola)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Cresce il numero di studenti che dice no alla religione cattolica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2024 10:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella scuola pubblica italiana cala il numero di studenti, ma cresce ancora (oltre 82 mila in più) quello di chi dice no all’Insegnamento della religione cattolica (Irc): nell’anno scolastico 2022/23 i non avvalentisi sono infatti 1.096.846 mentre nel 2020/21 erano pari a 1.014.841, con un balzo laico in avanti di un punto e mezzo percentuale, dal 14,07% di due anni fa al 15,5% di oggi. È questo il quadro tratteggiato dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) a seguito della...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2024/01/10/cresce-il-numero-di-studenti-che-dice-no-alla-religione-cattolica/" title="Read Cresce il numero di studenti che dice no alla religione cattolica">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella scuola pubblica italiana cala il numero di studenti, ma cresce ancora (oltre 82 mila in più) quello di chi dice no all’Insegnamento della religione cattolica (Irc): nell’anno scolastico 2022/23 i non avvalentisi sono infatti 1.096.846 mentre nel 2020/21 erano pari a 1.014.841, con un balzo laico in avanti di un punto e mezzo percentuale, dal 14,07% di due anni fa al 15,5% di oggi.</p>
<p>È questo il quadro tratteggiato dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) a seguito della richiesta di accesso civico ai dati presentata al Ministero dell&#8217;Istruzione.</p>
<p>«<em>Già due anni fa, in collaborazione con l’associazione OnData del progetto <a href="https://www.datibenecomune.it/">#DatiBeneComune</a>, abbiamo presentato una richiesta di accesso civico ai dati, in base a quanto previsto dal decreto legislativo 33/2013. Ne era emerso che in quell’anno scolastico <a href="https://blog.uaar.it/2022/06/09/un-milione-di-studenti-dice-no-alla-religione-cattolica-i-dati-ministeriali-su-irc-sono-stati-finalmente-liberati/">gli studenti che avevano detto no all’Irc erano più di un milione</a>. Poiché sul Portale Unico dei dati della scuola continuano a mancare le informazioni circa la frequenza e non frequenza dell’Irc, con datiBeneComune abbiamo deciso di reiterare la richiesta e di liberare così i dati relativi agli ultimi due anni, analizzandoli e rielaborandoli per metterli a disposizione di tutti»</em>, racconta il segretario dell’Uaar, Roberto Grendene.</p>
<p>«<em>La campagna #DatiBeneComune, a cui abbiamo aderito da tempo, sostiene ancora una volta questa nostra azione e le dedicherà un numero dell&#8217;iniziativa &#8220;<a href="https://datibenecomune.substack.com/p/il-numero-zero">Liberiamoli tutti!</a></em>&#8220;», aggiunge Loris Tissino, che per l’Uaar si è occupato dell’analisi dei dati. «<em>Questa ha l&#8217;obiettivo di individuare, ottenere, riformattare, pulire, documentare, pubblicare e diffondere dati di interesse pubblico, come questi sugli studenti che hanno scelto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica</em>».</p>
<p>«<em>Dall’analisi dei dati che abbiamo liberato emerge che in ben sei province è stata superata la soglia del 30% di non avvalentisi</em>», spiega Tissino: «<em>Si tratta di Firenze (37,92%), Bologna (36,31%), Trieste (33,37%), Prato (33,19%), Gorizia (32,51%) e Aosta (30,74%). A livello regionale è la Valle d’Aosta a guidare la classifica (30,74%), seguita da Emilia Romagna (27,48%) e Toscana (27,12%). Confermato il divario Nord-Sud: le regioni fanalino di coda per numero di non avvalentisi sono infatti Basilicata (2,98%), Campania (3,11%), Calabria (3,41%), Puglia (3,67%), Molise (3,87%) e Sicilia (4,57%)</em>».</p>
<p>«<em>Abbiamo scorporato i dati anche per tipo di scuola</em>», prosegue Tissino. «<em>Ne è emerso che sono gli istituti professionali a presentare il maggior numero di non avvalentisi (25,52%), seguono gli istituti tecnici (23,87%) e infine i licei (17,51%). Nella scuola secondaria di primo grado a non avvalersi è il 14,67% degli studenti, nella scuola primaria l’11,74%, nella scuola dell’infanzia l’11,3%. I numeri sarebbero ancora più alti se avessimo utilizzato i dati ministeriali così come forniti, ma abbiamo prudenzialmente escluso circa il 6% delle scuole perché mostravano fluttuazioni anomale nelle percentuali di non avvalentisi da un anno all’altro</em>».</p>
<p>«<em>Una importante novità è rappresentata dal fatto che, per ciascuna provincia, sono ora disponibili i dati relativi alle singole scuole</em>», aggiunge Grendene. «<em>Pensiamo possa essere utile ai genitori alle prese con le iscrizioni (quest’anno dal 18 gennaio 2024 al 10 febbraio 2024, utilizzando la Piattaforma <a href="https://unica.istruzione.gov.it/it">Unica</a>) i quali spesso nutrono il timore che i propri figli siano gli unici a non avvalersi, rischiando dunque di ritrovarsi soli. Dal confronto dei dati è emerso che campione assoluto di laicità è lo storico Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato Massimo Olivetti di Ivrea (To) con 86 non avvalentisi su 95 (90,53%). Per i licei in vetta alla classifica c&#8217;è l&#8217;Enriques Agnoletti di Sesto Fiorentino, con l&#8217;80,41% di studenti che sceglie di non subire l&#8217;Irc. Non lontano, a Firenze, vince per la categoria degli istituti tecnici il Sassetti-Peruzzi (tecnico per il turismo) con 209 su 244 studenti (l&#8217;85,66%) che non si avvalgono. Per le primarie ci spostiamo ad Ancona, dove alla Leonardo da Vinci l&#8217;83,50% dei bambini frequenta solo lezioni laiche. A Torre Pellice (To) c&#8217;è invece la secondaria di primo grado I.C. Torre Pellice &#8211; Rodari, con record di no all&#8217;Irc: 148 su 175, pari all’84,57%. Vincitrice nella categoria ‘infanzia’ con l&#8217;87,50% di non avvalentisi è invece la scuola dell&#8217;infanzia Idria, di Comiso (Rg)</em>».</p>
<p>«<em>Nonostante la pluriennale decrescita del numero di studenti, i dati che la nostra associazione ha liberato mostrano una richiesta sempre crescente di scuola laica. Una buona novella con cui iniziare questo 2024</em>», conclude il segretario dell’Uaar.</p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="https://www.uaar.it/non-frequenza-irc-nelle-scuole-italiane/">https://www.uaar.it/non-frequenza-irc-nelle-scuole-italiane/</a></p>
<p><strong>Comunicato stampa</strong></p>
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		<title>Ora alternativa, quando le scuole negano il diritto allo studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 10:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il caso di una media della provincia di Torino in cui i genitori degli studenti che non si avvalgono dell&#8217;Insegnamento della religione cattolica sono invitati a far perdere ai propri figli un&#8217;ora di lezione. Emarginato uno studente che frequenta da solo l&#8217;ora alternativa. Sulla scalinata all&#8217;ingresso della scuola secondaria di primo grado Don Milani di Rivalta di Torino si trova ancora oggi la statua di una madonna di Lourdes. La sede fu monastero fino al 1770 e, nonostante da oltre...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2022/10/20/ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio/" title="Read Ora alternativa, quando le scuole negano il diritto allo studio">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso di una media della provincia di Torino in cui i genitori degli studenti che non si avvalgono dell&#8217;Insegnamento della religione cattolica sono invitati a far perdere ai propri figli un&#8217;ora di lezione. Emarginato uno studente che frequenta da solo l&#8217;ora alternativa.</p>
<p>Sulla scalinata all&#8217;ingresso della scuola secondaria di primo grado Don Milani di Rivalta di Torino si trova ancora oggi la statua di una madonna di Lourdes. La sede fu monastero fino al 1770 e, nonostante da oltre 250 anni non lo sia più, il Comune, che è proprietario dei locali, non l&#8217;ha mai spostata. <span class="pullquote pqRight"><u>Eppure da molti anni è una scuola pubblica</u></span>Eppure da molti anni è una scuola pubblica, i cui tratti distintivi dovrebbero essere quelli della laicità e del pluralismo.</p>
<img decoding="async" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/10/Ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio-2.jpg" alt="" width="100%" class="alignnone size-full wp-image-70960" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/10/Ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio-2.jpg 1700w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/10/Ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio-2-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/10/Ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio-2-1536x804.jpg 1536w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/10/Ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio-2-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/10/Ora-alternativa-quando-le-scuole-negano-il-diritto-allo-studio-2-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1700px) 100vw, 1700px" />
<p>In questa scuola, in cui peraltro ci sono ottimi insegnanti, ogni anno si prova sistematicamente a ostacolare lo svolgimento regolare dell&#8217;ora alternativa all&#8217;Insegnamento della religione cattolica. Mio figlio di 13 anni frequenta oggi la terza media ed è l&#8217;unico studente che durante l&#8217;ora alternativa è stato emarginato e si trova da solo in classe con un docente, perché i suoi compagni hanno scelto di non frequentare. Scelta legittima, ma fortemente orientata dalla stessa scuola che, a inizio anno scolastico, ha invitato a compilare moduli sull&#8217;ora alternativa non conformi a quelli del ministero, con l&#8217;indicazione (o la scusa) di voler &#8220;organizzare meglio l&#8217;offerta didattica&#8221;.</p>
<p>I moduli proponevano infatti soltanto due scelte: la non frequenza con entrata posticipata/uscita anticipata, oppure l&#8217;ora di compiti alla presenza di un docente. La scelta principale, ovvero quella di frequentare un programma didattico, è stata volutamente omessa. Le famiglie hanno quindi scelto in massa di far dormire i propri figli un&#8217;ora in più. Un&#8217;occasione persa, perché la scuola, anziché approfittare di una possibile offerta formativa, sceglie a priori di rinunciarvi.</p>
<p>Tutto questo avviene dopo anni di segnalazioni in cui, prima in qualità di membro del Consiglio di Istituto e oggi da genitore, faccio presente che quei moduli possono essere discriminatori. La scelta di non frequentare l&#8217;Insegnamento della religione cattolica non deve dare luogo ad alcuna disuguaglianza. Anche perché chi frequenta Irc non è sottoposto ogni anno alla compilazione di moduli, né gli viene chiesto se vuole astenersi dal frequentare.</p>
<p>Poiché sia religione cattolica che ora alternativa sono materie facoltative, la scuola in effetti avrebbe dovuto rivolgere la stessa domanda anche a chi sceglie di fare religione. Immaginiamo un modulo con la domanda: «Ti andrebbe di stare a casa se Irc fosse alla prima o ultima ora?». Chissà quali polemiche si aprirebbero se la scuola chiedesse di compilarlo. Sembra del tutto normale che invece accada per l&#8217;ora alternativa.</p>
<p>Nel 2003 e nel 2011 la commissione che vigila sul rispetto della Convenzione Onu per i diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza ha mosso pesanti rilievi all&#8217;Italia che sta violando da anni la libertà dei minorenni di ricevere o meno l&#8217;insegnamento della religione nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria. Tale libertà può essere effettivamente compromessa dalla mancanza di valide materie alternative e dall&#8217;<a href="https://blog.uaar.it/2020/11/20/giornata-per-diritti-dell-infanzia-rimproveri-onu-all-italia-clericale/">assenza di informazioni</a>.</p>
<p><span class="pullquote"><u>La situazione negli anni è peggiorata anche grazie all&#8217;autonomia scolastica</u></span>La situazione negli anni è peggiorata anche grazie all&#8217;autonomia scolastica. E la scuola di Rivalta di Torino non è certo l&#8217;unica a mettere in atto modalità di dissuasione dalla frequenza. L&#8217;obiettivo è quello di risparmiare sulla nomina di un docente, ma in questo modo lo studente perde in quell&#8217;ora il proprio diritto all&#8217;istruzione.</p>
<p>Infine, il modulo richiesto ai genitori dalla scuola media rivaltese non rispetta nemmeno le tempistiche. Va infatti contro la decisione del Tar del Lazio che, con sentenza n. 10273 del 9 ottobre 2020, ha accolto il ricorso presentato dall&#8217;Unione degli atei e agnostici razionalisti nel gennaio 2013 contro la circolare per le iscrizioni all&#8217;anno scolastico 2013/2014 emanata dal Miur.</p>
<p>Nel ricorso si contestava la tempistica per la consegna dei moduli a settembre. Le scuole si trovavano così a dover organizzare le scelte alternative ad anno scolastico già iniziato, con inevitabili ritardi e, spesso, con la permanenza in aula dei non avvalentisi con l&#8217;insegnante di religione cattolica durante l&#8217;orario provvisorio e anche oltre.</p>
<p>Il Ministero ha dovuto pertanto adeguarsi alla sentenza e con la Nota per le iscrizioni all&#8217;anno scolastico 2021/2022 ha previsto che la consegna alla scuola dei moduli con le scelte alternative avvenga dal 31 maggio al 30 giugno. Il dirigente scolastico pertanto dovrebbe assumere già a giugno i supplenti annuali.</p>
<p>L&#8217;organico in questo modo è già completo a inizio anno, grazie a fondi ministeriali a cui la scuola attinge attraverso lo stesso capitolo di spesa utilizzato per pagare gli insegnanti scelti dal vescovo. In Italia sono circa 25 mila i docenti di Irc per una spesa totale di 1,25 miliardi. Non si capisce quindi perché le scuole si pongano il problema di dover risparmiare proprio sulle nomine degli insegnanti di alternativa.</p>
<p><strong>Daniele Passanante</strong></p>
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		<title>È ora di scegliere l&#8217;alternativa all&#8217;ora di religione cattolica</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 17:18:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ora Alternativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 3 al 28 febbraio sono aperte le iscrizioni per l&#8217;anno scolastico 2014-2015. In questo periodo è anche possibile fare la scelta tra ora di religione cattolica e le alternative. Ed è l&#8217;occasione per ricordare a famiglie, studenti e scuole che si ha il diritto a una vera e dignitosa alternativa all&#8217;Irc. La nostra associazione è da anni attiva nella campagna per l&#8217;ora alternativa nelle scuole, con una pagina dedicata in cui si possono trovare tutti i riferimenti normativi e...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2014/02/03/ora-scegliere-alternativa-ora-religione-cattolica/" title="Read È ora di scegliere l&#8217;alternativa all&#8217;ora di religione cattolica">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 3 al 28 febbraio sono aperte le iscrizioni per l&#8217;anno scolastico 2014-2015. In questo periodo è anche possibile fare la scelta tra ora di religione cattolica e le alternative. Ed è l&#8217;occasione per ricordare a famiglie, studenti e scuole che si ha il diritto a una vera e dignitosa alternativa all&#8217;Irc. La nostra associazione è da anni attiva nella campagna per l&#8217;ora alternativa nelle scuole, con una <a href="//www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/">pagina dedicata</a> in cui si possono trovare tutti i riferimenti normativi e le sentenze per far valere i propri diritti e anche per diffidare le scuole che ponessero ostacoli o adducessero problemi di varia natura. Mettiamo a disposizione di tutti anche una sezione con le &#8216;<a href="//www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/faq">domande frequenti</a>&#8216; per rispondere ai dubbi più comuni. L&#8217;Uaar fornisce assistenza anche su questo e purtroppo riceve molte segnalazioni di casi di discriminazione, con scuole che boicottano l&#8217;alternativa allo scopo di favorire l&#8217;ora di religione, pongono problemi di vario genere o rilasciano modulistica non conforme.</p>
<p>Il ministero dell&#8217;istruzione ha emanato <a href="http://www.istruzione.it/allegati/2014/cm28_14.pdf">una circolare</a> sulle iscrizioni, dove sono riassunte le linee guida cui gli istituti devono attenersi. Proprio l&#8217;anno scorso l&#8217;Uaar aveva fatto <a href="//blog.uaar.it/2013/02/12/ora-alternativa-uaar-ricorre-contro-miur/">ricorso al Tar del Lazio</a> contestando la precedente circolare ministeriale, che obbligava genitori e studenti a presentare richiesta per le attività alternative solo ad anno scolastico iniziato, al contrario di chi frequentava l&#8217;Irc. Una circolare che rispondeva proprio ai desiderata della conferenza episcopale italiana e che di fatto favoriva l&#8217;ora di religione cattolica. Ma il ricorso è tuttora in attesa dei tempi della giustizia ordinaria, perché il Tar <a href="//blog.uaar.it/2013/03/23/ora-alternativa-tar-respinge-ricorso-uaar/">non sospese</a> il provvedimento in quanto le discriminazioni sarebbero state un &#8220;pericolo del tutto futuro ed incerto e non immediato&#8221;. Così <span class="pullquote pqRight"><u>in tante scuole l&#8217;alternativa ha avuto difficoltà ad essere implementata</u></span>in tante scuole l&#8217;alternativa ha avuto difficoltà ad essere implementata, o non è stata proprio concessa, perché passavano settimane o anche mesi prima che si potesse inoltrare la richiesta.</p>
<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-46176" alt="ora-alternativa14" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2014/02/ora-alternativa14-940x447-550x261.jpg" width="550" height="261" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2014/02/ora-alternativa14-940x447-550x261.jpg 550w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2014/02/ora-alternativa14-940x447.jpg 940w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" />
<p>Nella circolare di quest&#8217;anno la situazione purtroppo non cambia: il <a href="//www.uaar.it/webfm_send/191">modello C</a> &#8212; quello che consente di scegliere il tipo di attività alternativa dopo che sul <a href="//www.uaar.it/webfm_send/192">modello B</a> si è specificato che non si intende far frequentare l&#8217;ora di religione cattolica &#8212; dovrà essere richiesto a parte alle scuole e presentato solo all&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico. Consigliamo quindi ai genitori, come ha <a href="//blog.uaar.it/2013/09/16/anno-scolastico-scuole-attivazione-ora-alternativa/">già fatto l&#8217;Uaar l&#8217;anno scorso</a>, di sollecitare le scuole affinché forniscano adeguate informazioni e rilascino per tempo il modello C, dove devono essere indicate come opzioni: le attività didattiche e formative (ovvero la cosiddetta &#8220;ora alternativa&#8221;); studio individuale (con l&#8217;assistenza di personale docente o senza, ma solo per gli studenti di scuola secondaria di secondo grado); uscita dalla scuola.</p>
<p>Il quotidiano dei vescovi <em><a href="http://www.avvenire.it/cronaca/pagine/ora%20di%20religione%20rischio%20caos.aspx">Avvenire</a></em>, come fa ogni anno, sostiene che mettere da subito a disposizione sia il modulo B, sia il modulo C genererebbe solo confusione e &#8220;gravi anomalie&#8221;. Perché, si legge, si formerebbero addirittura &#8220;intere classi di non avvalentisi&#8221;, oppure l&#8217;Irc per comodità potrebbe essere posizionata alla prima o all&#8217;ultima ora di lezione. E mette in guardia dai tentativi di alcune scuole di fornire per tempo entrambi i moduli, chiamando il ministero a vigilare. In pratica, tanti potrebbero finalmente <span class="pullquote"><u>scegliere in maniera chiara e paritaria le varie alternative</u></span>scegliere in maniera chiara e paritaria le varie alternative messe sul piatto, senza ritardi e omissioni. Allo stato attuale, sebbene sia auspicabile e richiesto anche dalla nostra associazione, non è possibile togliere l&#8217;ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche perché protetta dal nuovo concordato del 1984. Ma si ha il pieno diritto di scegliere di non frequentare l&#8217;Irc: le scuole hanno il dovere di rispettare questa volontà. L&#8217;Uaar le spronerà quando necessario.</p>
<p><strong>L&#8217;associazione</strong></p>
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