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	<title>comunismo &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Polonia: secondo un libro Walesa sarebbe stato una &#8220;spia comunista&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 11:59:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lech Walesa una spia al soldo del regime comunista. Questa la tesi del libro-documento che verrà pubblicato lunedì prossimo, inizialmente in sole 4mila copie, e redatto dall&#8217;Istituto per la memoria nazionale (IPN). Gestore unico degli archivi di Stato. E scoppia una violenta polemica in Polonia, Paese letteralmente diviso in due tra chi crede alla tesi dell&#8217;IPN e chi invece ritiene si tratti di una macchinazione orchestrata per colpire l&#8217;ex-presidente e il governo a lui vicino di Donald Tusk. In base...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2008/06/19/polonia-secondo-libro-walesa-era-una-spia-comunista/" title="Read Polonia: secondo un libro Walesa sarebbe stato una &#8220;spia comunista&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lech Walesa una spia al soldo del regime comunista. Questa la tesi del libro-documento che verrà pubblicato lunedì prossimo, inizialmente in sole 4mila copie, e redatto dall&#8217;Istituto per la memoria nazionale (IPN). Gestore unico degli archivi di Stato. E scoppia una violenta polemica in Polonia, Paese letteralmente diviso in due tra chi crede alla tesi dell&#8217;IPN e chi invece ritiene si tratti di una macchinazione orchestrata per colpire l&#8217;ex-presidente e il governo a lui vicino di Donald Tusk.   In base ai documenti analizzati, emergerebbe che Walesa agiva nel periodo di Solidarnosc al soldo dei servizi segreti, sotto lo pseudonimo di &#8220;Bolek&#8221;.   Walesa si difende minacciando azioni legali. In suo aiuto, paradossalmente, l&#8217;avversario di sempre: l&#8217;ex-presidente Aleksander Kwasniewski, protagonista insieme a Walesa della transizione democratica della Polonia, dalla tavola rotonda del 1989 in poi. &#8220;Il dossier su Walesa è stato manomesso. Questo è sicuro. Walesa è stato un avversario politico molto duro e determinato e mai ho avuto la sensazione che potesse fare il doppio gioco&#8221;, ha dichiarato Kwasniewski a Gazeta Wyborcza.   Di tutt&#8217;altro avviso &#8211; e non poteva essere diversamente, visto il rancore che intercorre tra i due &#8211; Jaroslaw Kaczynski, ex-premier e leader di Diritto e Giustizia: &#8220;non avevo bisogno del libro per sapere quanto c&#8217;è scritto. Bene che il Paese apprenda finalmente la verità, coperta in questi anni dalla casta del potere&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.apcom.net/newsesteri/20080619_124101_d94d7c_41692.shtml"><strong>Il lancio è tratto dal sito dell&#8217;APCom</strong></a></p>
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		<title>Bertinotti: Cosa è di Cesare e cosa è di Dio. Il vero &#8220;nomos&#8221; della laicità</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 12:08:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo articolo di Fausto Bertinotti, pubblicato sulla rivista &#8220;Segno&#8221;, è tratto da un discorso pronunciato durante le &#8220;Settimane Alfonsiane&#8221;, a Palermo.  Questo tranquillo e dotto discettare di teologia come se si trattasse di dati assodati, in particolare la riverenza verso la figura di Gesù, e questa ricerca di un accordo col marxismo, con questa specie di lettura incrociata, per certi versi preoccupano e ci anche fanno chiedere: che fine ha fatto la sinistra? &#8212; &#8220;A Cesare quel che è di...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/31/bertinotti-cosa-cesare-cosa-dio-vero-nomos-della-laicita/" title="Read Bertinotti: Cosa è di Cesare e cosa è di Dio. Il vero &#8220;nomos&#8221; della laicità">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo di Fausto Bertinotti, pubblicato sulla rivista &#8220;Segno&#8221;, è tratto da un discorso pronunciato durante le &#8220;Settimane Alfonsiane&#8221;, a Palermo.</em>  <em>Questo tranquillo e dotto discettare di teologia come se si trattasse di dati assodati, in particolare la riverenza verso la figura di Gesù, e questa ricerca di un accordo col marxismo, con questa specie di lettura incrociata, per certi versi preoccupano e ci anche fanno chiedere: che fine ha fatto la sinistra?</em><br />
<strong>&#8212;<br />
</strong></p>
<p>&#8220;A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio&#8221;. Dietro l&#8217;apparente semplicità di questa risposta del Cristo, c&#8217;è non solo una straordinaria complessità, ma anche una difficoltà di interpretazione delle sue parole. Se non si parlasse del Cristo, si potrebbe dire che nella sua risposta c&#8217;è una malizia.<br />
Forse allora non si può dire così, ma certo è evidente che c&#8217;è un elemento difensivo, un elemento con il quale egli si propone di non cadere in una trappola tesagli da parte di chi, e del resto è Luca a scriverlo, intendeva consegnarlo all&#8217;autorità e al potere del governatore.<br />
Quindi si può dire che la trappola era così manifesta da essere evidente al testimone. Non cadere nella trappola era dunque la molla primitiva della risposta che, tuttavia, la trascende. La trascende in una formulazione che credo dissimuli, mentre rivela, e costringe perciò ad un grosso lavoro interpretativo.<br />
Il lavoro interpretativo è tanto più impegnativo perché investe certo non quel che viene detto, ma anche ciò che su quella base accadrà all&#8217;interno della storia del cristianesimo e del rapporto tra il cristianesimo e la politica. Si può infatti aggiungere che non solo ci sono possibili interpretazioni diverse delle frase, ma ci sono stati tempi storici diversi nei quali si sono prodotte interpretazioni diverse.<br />
Tempi diversi rispetto al rapporto tra religione e politica hanno influenzato il prevalere, per quel determinato periodo, di una interpretazione su altre di questa stessa formula così ricca e complessa.<br />
Vi chiedo scusa perché, approfittando dell&#8217;amicizia e del luogo, azzarderò, come sentirete, delle cose di cui non mi sento affatto sicuro, anche per la modestia dei miei canoni interpretativi. È davvero l&#8217;azzardo di un lettore qualunque, non di chi possiede, in termini approfonditi, l&#8217;intelaiatura teologica necessaria.</p>
<p>Proporrei di liberarci subito, lo dico perché faccio questo di mestiere, da un uso troppo corrente della formula, cioè della sua precipitazione hic et nunc nella politica, e in particolare in uno dei suoi aspetti, la questione delle tasse. Penso che i problemi del fisco, delle tasse, non abbiano bisogno per essere risolti nella sfera della politica di ausili esterni, né della fede né del ricorso a Dio. Non c&#8217;è bisogno alcuno, per questo versante, della religione. La questione delle tasse è certo una questione fondativa della politica moderna, dai coloni americani si può dire che la questione si è legata a quella così impegnativa della cittadinanza. Per difendere vecchi interessi, antichi e nuovi privilegi, si possono sostenere anche tesi grossolane altrimenti indicibili, ma rimane il fatto che non si dà lo Stato moderno senza una politica delle tasse. Non si dà uno Stato moderno senza lo Stato sociale, senza la costruzione dello Stato sociale e senza un&#8217;idea di redistribuzione della ricchezza che si proponga, almeno, di attenuarne le diseguaglianze più impresentabili socialmente e senza che, almeno nelle dichiarazioni, si proponga di lenire, fino a ridurre, eliminare le povertà. Con tutta evidenza, la tassazione è un elemento necessario alla costruzione dello Stato sociale, un elemento di tutela della cittadinanza ed è un elemento di redistribuzione della ricchezza in termini di giustizia e di tutela dei più deboli. Almeno configura una possibilità che così accada.<br />
Come abbiamo imparato nella realtà, per esempio del nostro paese, la tassazione medesima ha invece incorporato un elemento di ingiustizia con cui ha addirittura, essa stessa, aggravato le disuguaglianze. Ma il suo fondamento, ciò che la giustifica socialmente, resta legato a quei due elementi. L&#8217;articolo 3 della Costituzione italiana non potrebbe essere stato scritto senza l&#8217;assunzione piena di una equa politica fiscale proprio laddove recita che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che si frappongono al libero sviluppo della personalità umana. Liberare lo sviluppo della personalità umana da questi ostacoli vuol dire avere una capacità di intervento anche economico oltre che legislativo in grado di determinare il perseguimento dell&#8217;obiettivo. Si potrebbe dire che il terreno delle tasse &#8211; così chiudiamo questa breve parte &#8211; si configura come un terreno della organizzazione della solidarietà statuale. E vorrei ricordare a questo proposito la brillante formula di padre Marie-Dominique Chenu, che diceva essere la solidarietà un punto di congiunzione tra l&#8217;idea di carità (cristiana) e l&#8217;idea di eguaglianza (marxiana). Appunto, la solidarietà come cardine della società richiede una determinata politica fiscale, essa stessa coerente con questo assunto e capace sia di intervenire sul terreno del prelievo, su chi pesare e come, sia di intervenire sulla direzione della redistribuzione della ricchezza. Ma, ripeto, su questi problemi francamente non dovremmo scomodare Gesù Cristo.</p>
<p>L&#8217;autonomia della politica<br />
Ci sono invece molte altre questioni assai rilevanti che si pongono proprio in rapporto alla politica nella formula che siamo chiamati a discutere. Io penso che siano giuste le cose che ha scritto nella presentazione di questa iniziativa Nino Fasullo. E cioè che, nello sviluppo della tradizione, la fase caratterizzata dall&#8217;ispirazione messianica, non solo non comprende l&#8217;intera storia delle relazioni tra cristianesimo e politica, ma anzi ne racchiude parti assai limitate. Ciò che la tradizione nel suo sviluppo, dunque in un lungo periodo di tempo, ha fissato nella formula &#8220;date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio&#8221;, è la qualità stessa della politica moderna, cioè la laicità. Per dirlo un po&#8217; più forzatamente: nella formula c&#8217;è il principio fondativo dell&#8217;autonomia della politica. Anche nell&#8217;autonomia si può avere bisogno dell&#8217;altro, come si sa. Ma è un bisogno che si manifesta in termini che non possono mai essere sostitutivi della tua autonoma capacità di darti conto di quello che fai, del suo senso generale e di fondare la progettazione del tuo agire in una sfera autonoma che, se non mi piace chiamare di valori, è certamente di grandi coordinate etiche e politico-programmatiche. La stessa costruzione delle costituzioni moderne nasce così. Il processo costituzionale è l&#8217;ambizione della politica a costruire la sua autosufficienza, che, naturalmente, non vuol dire autarchia, non vuol dire incapacità di relazione, di dialogo. Il processo costituente è l&#8217;idea che un soggetto, il popolo, conquista la sua sovranità attraverso la costituzione di una propria soggettività, come entità storica, fondata su una determinata idea di organizzazione sociale e civile rispondente, a sua volta, ad un preciso rapporto tra i principi e la prassi. In questo processo costituente la libertà e la responsabilità umane costituiscono le fondamenta della costruzione storica della repubblica, i suoi principi irrevocabili e non sostituibili.</p>
<p>I due poteri<br />
In questo senso penso che l&#8217;alta formula di cui discutiamo chiede in primo luogo di non confondere le cose che sono di Cesare con le cose che sono di Dio. E so bene che si può obiettare che non è facile stabilire il confine tra le une e le altre e che neppure si può, per le ragioni prima ricordate, far ricorso ad una cattedra per stabilirlo. E tuttavia si tratta di un &#8220;tendere a&#8221;, di un disporsi a fare &#8220;come se&#8221; per determinare, sulle cose di Cesare, una sovranità degli uomini. Riconosco, nella tradizione c&#8217;è l&#8217;affermazione del tempo lungo contro il tempo breve. Questo è il tempo della secolarizzazione, accettata dallo stesso percorso religioso, anche se, come vediamo bene in moltissime insorgenze attuali, si verifica la tentazione proprio in questo nostro tempo di mettere in discussione questa conquista che si esprime nel moderno. Non vedo niente di buono in questo mettere in discussione l&#8217;idea della laicità dello Stato. So che è un&#8217;idea che richiede l&#8217;accettazione della modestia del tempo lungo a cui non va contrapposta la grandezza, che può farsi esponenzialmente crescente, del tempo dell&#8217;avvento, del tempo breve che resta. Fuori da quest&#8217;ultimo occorre organizzare una convivenza tra due poteri, due poteri di natura diversa, ma sempre poteri. A meno di non voler ricorrere all&#8217;idea attribuita a Stalin secondo cui ci si sarebbe dovuti fare la domanda su quante divisioni disponesse il pontefice. Se si esce dalla rozzezza di questa interpretazione, bisogna pensare necessariamente a due poteri di influenza, e quindi alla costruzione dell&#8217;autonomia per evitare un conflitto distruttivo. E come Fasullo ha ricordato correttamente, tra questi due poteri c&#8217;è sempre la possibilità del dominio, precisamente del dominio dell&#8217;uno sull&#8217;altro (e di entrambi sulla persona e sulla società). Oppure si può dare una capacità egemonica, per usare un termine in questo contesto discutibile, che lascierebbe l&#8217;apparenza dell&#8217;autonomia ma ne corroderebbe la sostanza. E&#8217; possibile, cioè, che si determini una condizione nella quale le apparenze sono quelle della convivenza dei due poteri, ma la sostanza è quella della manomissione dell&#8217;uno a vantaggio dell&#8217;altro. Nella storia nostra tante volte è accaduto. Penso che questa condizione, quando si determina, sia una perdita per entrambe le sfere.</p>
<p>Le intuizioni di Giovanni XXIII<br />
Credo che il punto più alto che abbiamo conosciuto in questo sviluppo della civiltà dei due, o dei molti, poteri e culture conviventi sia stata la stagione del Concilio Vaticano II. Non mi riferisco soltanto a ciò che ha determinato nell&#8217;ecclesia, ma alla stagione tout court. Penso che quello sia stato il punto più alto del dialogo. Non sempre, come sappiamo, la storia procede per evoluzioni, anzi quasi mai. Bisogna arrendersi all&#8217;idea che si può arretrare drammaticamente, che gli scacchi che subisce la storia, nel processo di costruzione del progresso sociale e della civiltà, possono essere così rilevanti da indurci ad abbandonare la stessa nozione di progresso come possibilità interpretativa del corso della storia. Il Concilio Vaticano II secondo me è stato il punto più alto di una storia. E lo è stato, scusate se mi addentro in terreni che davvero non mi sono propri, anche di più dal punto di vista di una rottura nella storia della Chiesa e nella costruzione teologica. Non c&#8217;è bisogno di essere particolarmente esperti per riconoscere a due intuizioni di Giovanni XXIII il significato di una straordinaria invenzione di futuro, di una geniale invenzione di futuro. Una è la formula degli &#8220;uomini di buona volontà&#8221;, rottura epistemologica, di linguaggio, di cultura che per la prima volta ci fa toccare con mano l&#8217;idea che non ci sono mondi separati tra credenti e non credenti e tra le diverse fedi, ma che invece gli uomini si affratellano secondo la buona volontà. Torneremo poi su questo punto che a me sembra essenziale.<br />
Il secondo elemento è l&#8217;ingresso nella teologia della categoria di &#8220;popolo&#8221;, connesso a quelli degli &#8220;uomini di buona volontà&#8221;, e la ricostruzione, anzi la considerazione di un popolo, del popolo, come fondamento anche della ricerca di Dio e della fede. Si è posta così una revisione, se posso usare questo termine preso in prestito dalla politica, nella teologia di grandissimo rilievo e si è avviata la fondazione di una teologia politica aperta a un incontro di umanità, nell&#8217;orizzonte di un nuovo umanesimo, se si può usare con una formula così mal definita.<br />
In esso il cristiano non si separa, ma si propone come lievito, come sale della costruzione di una nuova umanità. C&#8217;è qui una rottura radicale, con ogni propensione integrista e integralista, intendendo per integrismo, nel rapporto interno al fenomeno religioso, quel che gli dà la propensione a ritenere la sua proposta indispensabile al prodursi della buona politica, e per integralismo il comando della religione che viene organizzato sulla politica medesima. C&#8217;è una rottura grande su entrambi i terreni. E c&#8217;è la promozione, da parte della Chiesa, dell&#8217;umano come orizzonte comune, per il credente e per il non credente, in una condizione in cui il fine della promozione umana, fino al suo compimento terreno, può essere il compito degli uomini di buona volontà, sia credenti che non credenti. C&#8217;è lì l&#8217;idea più alta, secondo me, elaborata dentro la Chiesa cattolica, del rapporto tra fede, religione e politica, ed essa, a sua volta, incontra uno dei punti più alti della politica. Senza che questo determini la statica appartenenza ideologica, la fissità di un modello di trasformazione, penso anch&#8217;io come Franco Rodano che la politica ha toccato il suo punto più alto con la nozione di rivoluzione, se per rivoluzione si intende l&#8217;assunzione della prospettiva di liberazione delle donne e degli uomini da ogni forma di sfruttamento e di alienazione.</p>
<p>Il balzo di tigre<br />
Capisco che con ciò la politica, anch&#8217;essa, si espone alla possibilità del passaggio dal tempo lungo al tempo breve. Nel momento in cui la politica si porta su questo terreno, che è quello della sua più grande ambizione, che è appunto la rivoluzione, anch&#8217;essa entra in contatto con un orizzonte escatologico. E anch&#8217;essa può interpretarsi non più secondo i tempi e il ritmo del tempo che scorre, bensì sulla base dell&#8217;attesa del tempo che resta, del tempo che resta all&#8217;avvento rivoluzionario. Proprio su questo Walter Benjamin scrive le sue pagine più travolgenti, secondo me assolutamente straordinarie nella storia del pensiero. Nelle sue famose tesi l&#8217;elemento messianico torna costantemente come un punto di svolta. In esso si colloca ciò che chiama il &#8220;balzo di tigre&#8221;, cioè quel tornare indietro sui punti, sugli snodi della storia, dove gli uomini che volevano un destino diverso hanno perso per ritrovare nella storia dei vinti i brandelli possibili di un futuro. Ricordate bene l&#8217;immagine così intensa di quell&#8217;angelo, l&#8217; Angelus Novus , che viene sospinto dai venti della storia del progresso in avanti, mentre il volto si torce a vedere le macerie di cui è disseminata la storia dell&#8217;umanità. Bene, lì c&#8217;è tutta la più grande esposizione a un tempo difficile e cruciale. Riconosco che persino in Karl Marx, che ha posto il tema nella storia moderna, questo problema è irrisolto. Nel senso che ci sono due Marx (come in tutti i grandi, di possibili letture ce ne sono sempre almeno due). Ce n&#8217;è uno, quello maturo, quello del Capitale , quello dei Gründisse , che ha ben presente il limite della politica. La sua concezione della rivoluzione non è rivolta alla fine della storia, non è la creazione di un ordine altro fuori dalla storia e di un uomo nuovo totalmente altro da quello che abbiamo fin qui conosciuto. Un&#8217;idea prometeica che invece c&#8217;è nel Marx giovane, in alcuni passi del Marx giovane, in cui sembra che la politica si configuri come una potenza illimitata, ponendosi così al confine con certe ispirazioni presenti nella teologia politica, quasi proponendo una liberazione che pone l&#8217;uomo fuori della storia. Nella versione maturata sulla critica allo sfruttamento e all&#8217;alienazione dell&#8217;uomo nel capitalismo, nella secolarizzazione della ipotesi di Marx in lotta di classe, nella versione secondo cui la politica alta è quella della rivoluzione, quella che rimuove la causa, il capitalismo che impedisce lo sviluppo della personalità umana, (una concezione che quindi ha presente il confine nella storia e il limite dell&#8217;uomo), in quella concezione che assegna alla rivoluzione il compito storico di eliminare la causa dello sfruttamento c&#8217;è la possibilità di incontrare precisamente quella teologia politica rivista, di cui parlavo riferendomi al Concilio e a Giovanni XXIII, che non casualmente proclama che il più grande peccato dell&#8217;umanità è &#8220;lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo&#8221;.</p>
<p>La teologia di Paolo<br />
Queste convergenze, pur nell&#8217;autonomia delle sfere, possono configurare un&#8217;idea della laicità che a me sembra quella più alta e più adeguata di quella della semplice separazione delle sfere. Un&#8217;idea che andrebbe riproposta o, almeno, reindagata. Secondo questa concezione, la politica può svolgere da sola il suo compito, anche quello più alto, quello della promozione dell&#8217;umano. A questo stesso compito possono concorrere, come lievito e sale, fedi e religioni che, al di là del compimento di questo compito storico e mondano, trovano il loro cammino proprio proponendo all&#8217;umanità la liberazione trascendente e definitiva dell&#8217;uomo dal peccato nell&#8217;incontro con Dio. Su questo limite comincia un&#8217;interrogazione su cui finisco il mio intervento, e che mi affascina molto. Il Paolo di cui qui si parlava è interno alla esegesi, alla lettura che qui dibattiamo del &#8220;date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio&#8221;, oppure va oltre? La teologia politica di san Paolo, specie quella che emerge nella Lettera ai Romani, credo vada al di là di ciò che pure concorre a determinare, cioè, la migliore delle letture della formula del Cristo. È sulla base di questa ispirazione che lavora a rimuovere, intervenendo sulla causazione ideale, le basi dell&#8217;antropologia signorile, per metterle in discussione fin nelle sue fondamenta.<br />
C&#8217;è un sovrappiù, credo, rispetto alla formula &#8220;date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio&#8221;, c&#8217;è qualcosa che lì non è compreso. Quando nel tempo lungo della storia e nella dimensione del nostro vivere quotidiano, dunque anche nella povertà oltre che nella grandezza dell&#8217;ambizione di questo essere umano, si fa strada la dimensione messianica ed escatologica, e il tempo che resta prende il posto del tempo che passa, allora la teologia politica di Paolo si colloca contro Cesare, la sua teologia politica si erge contro Cesare. Jacob Taubes dice a questo proposito, secondo me, delle cose molto convincenti. Mi appello a un&#8217;autorità per dare forza alla tesi che sostengo, me ne scuso, però Taubes dice cose davvero molto convincenti. La teologia di Paolo è contro la legge. Siccome spesso viene usata contro questa interpretazione del suo pensiero, il realismo di Paolo, debbo dire che l&#8217;osservazione non mi sembra efficace. Quando ci si riferisce alla lettera con cui Paolo dice del ritorno dello schiavo alla sua condizione: non si può non vedere l&#8217;essenziale, la già citata demolizione della sua legittimazione. C&#8217;è la questione della mancata sollecitazione alla rivolta contro l&#8217;impero romano. Secondo me c&#8217;è una risposta molto convincente che spiega questo atteggiamento, che non è per nulla, come diremmo oggi con il linguaggio della politica, opportunistico. Se uno ritiene che l&#8217;apocalisse è prossima, che l&#8217;ora della verità si avvicina, se il tempo che resta è breve, perché dovrebbe impicciarsi dell&#8217;impero romano? Perché dovrebbe perdere il suo tempo, che è breve, a occuparsi di una cosa così circoscritta e mondana quando il problema che si pone drammaticamente e con urgenza spasmodica è quello della liberazione dell&#8217;uomo dall&#8217;alienazione originale, non dall&#8217;alienazione congiunturale, storica, definita, bensì da quella primigenia e fondativa? Del resto l&#8217;universalità e la storicità di Paolo c&#8217;è pure, la vedo anch&#8217;io, ma passa per il crocifisso, e non anche, ma interamente e solo per il crocifisso.<br />
Quando Paolo di Tarso dice che il nomos non è l&#8217;imperatore ma chi è crocifisso, non alza una temperata critica alla legge, propone il rovesciamento del paradigma della legge. La legge non è più l&#8217;imperatore ma il crocifisso: è la fuoriuscita dall&#8217;imperatore e dalla legge. Non ci potrebbe essere rovesciamento più radicale. Ed è con questo rovesciamento, che diversamente da Mosè, il quale accetta la continuità del popolo ebraico, che Paolo rompe con essa e fonda l&#8217;idea della costruzione del nuovo popolo. Perché sceglie il Cristo risorto piuttosto che l&#8217;insorgere contro il malvagio impero romano. C&#8217;è lì una scelta di fondo, che non è né una scorciatoia né un approccio opportunistico. Ma allora qui, secondo me, possiamo vedere una diversità, non col messaggio evangelico di Cristo, ma tra la formula &#8220;date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio&#8221; e questa lettura paolina. C&#8217;è, a me pare, una differenza. Il &#8220;date a Cesare quel che è di Cesare&#8221;, secondo me, non casualmente, semina i germi che danno luogo alla migliore tradizione del rapporto, nella storia, tra la religione e la politica ai tempi lunghi, alla laicità. Laddove la formula, la teologia politica di Paolo propone l&#8217;irruzione nella storia del momento messianico come rottura e lacerazione della storia medesima, come sradicamento da quella storia e come precipitazione apocalittica nella sua versione di attesa dell&#8217;evento e della resurrezione. E così si propone una comunità terza che è fuori dalla comunità etnica del popolo ebraico ma è fuori anche dall&#8217;ordinamento giuridico romano. Si tratta, secondo me, lo ripeto ancora per dare concreto senso del mio limite di conoscenza, di una teologia politica negativa. Negativa non vuol dire che porta con sé un segno di negatività. Teologia negativa nel senso di essere portatrice della contestazione che scardina ogni ordine terreno, che mina la funzione della legge come ordinamento politico ed ecclesiastico naturale, perché nega in principio la legge in quanto ordinamento, perché la parola messianica, la sospensione del tempo storico, prende il posto della storia. Il &#8220;date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio&#8221;, che è anche la maliziosa risposta di un uomo che prima di risorgere viveva totalmente la sua umanità, viene superata dalla crocifissione che può dar luogo anche al superamento di quella formula in una teologia politica contro i Cesari, cioè contro tutti i poteri.</p>
<p><a href="http://liberazione.it"><strong>Fonte: Liberazione</strong></a></p>
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		<title>Al caffe’ dell’ateismo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 14:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prendi un vanitoso rottweiler di Charles Darwin, un pugile ateista che porta il figlio in vacanza nel Kurdistan iracheno e un apologeta dell’illuminismo ratzingeriano. Mettili in uno dei più celebri templi metodisti di Londra, la Westminster Central Hall, sotto lo sguardo di duemila persone. E otterrai una delle fiere del pensiero più entusiasmanti degli ultimi anni. Loro sono Richard Dawkins, autore del bestseller “The God delusion”, il giornalista inglese Christopher Hitchens e il filosofo eduardiano di Princeton Roger Scruton. Il...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/13/al-caffe%e2%80%99-dell%e2%80%99ateismo/" title="Read Al caffe’ dell’ateismo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prendi un vanitoso rottweiler di Charles Darwin, un pugile ateista che porta il figlio in vacanza nel Kurdistan iracheno e un apologeta dell’illuminismo ratzingeriano. Mettili in uno dei più celebri templi metodisti di Londra, la Westminster Central Hall, sotto lo sguardo di duemila persone. E otterrai una delle fiere del pensiero più entusiasmanti degli ultimi anni. Loro sono Richard Dawkins, autore del bestseller “The God delusion”, il giornalista inglese Christopher Hitchens e il filosofo eduardiano di Princeton Roger Scruton. Il tema della serata era quanto vivremmo meglio senza la religione. Alla fine del dibattito il pubblico ha votato e a vincere sono stati gli ateisti, 1.205 contro 778, al motto di “meno Dio”. Secondo lo Spectator, che ha seguito l’evento, è stata la dimostrazione che l’ateismo è la nuova religione, con tanto di pulpito dice il Wall Street Journal. Novello Stirner con l’ossessione per le missionarie cattoliche, Christopher Hitchens a maggio pubblicherà “Dio non è grande. Come la religione avvelena tutto”. Nel suo inglese molto charming, che a dire il vero funziona molto meglio quando racconta i peshmerga di Jalal Talabani, Christopher “Hellbound” Hitchens ha spiegato che “da Baghdad a Beirut, da Bombay a Belfast, da Belgrado a Betlemme, da Bali al Bangladesh”, il massacro degli innocenti è sempre ispirato dalla fede. “Just say Bosnia”: così il columnist che vive a Washington ha tentato di liquidare come sediziosa e inquinante la dimensione religiosa.<br />
La differenza principale fra Scruton e Hitchens non è solo il rapporto col comunismo, con il primo che finanziava i dissidenti a Praga, da cui veniva espulso, mentre il secondo si diceva “trotzkista”. A differenza di un conservatore inattuale come Scruton che si confronta sempre con questo mondo, un libertario attualissimo come Hitchens dimostra di vivere in un universo sospeso e presecolarizzato, in cui lo stato minaccia di tornare “cristiano”, la religione è una “barbarie medievale” che ha “ritardato lo sviluppo della civiltà”, la destra religiosa minaccia le libertà civili e il muro di separazione di stato e chiesa è diventato un nostalgico ricordo. Secondo Hitchens viviamo in un mondo di “equivalenti fondamentalismi”, nessuno migliore dell’altro. Da esperto materialista che cita Jefferson e Russell, Voltaire e Paine, Hitchens ha detto che “la fede non viene dalla rivelazione, è creata dall’uomo”. E’ arrivato a dire che “il fascismo è stato sostenuto dalla chiesa cattolica”. Si è salvato quando ha detto che stalinismo e khmer rossi erano fenomeni religiosi, “dove si decide chi è degno di vivere e chi no”. Ha però dimenticato di aggiungere che sta qui la differenza fra i cristiani evangelici e l’islamismo. “L’ateismo è la sola condizione necessaria per una conversazione sulla moralità”.<br />
[&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=33227"><em>Testo integrale dell&#8217;articolo sul sito Il Foglio.it</em></a></p>
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		<title>Al Sudamerica piace un Gesù molto marxista e poco divino</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2007 09:21:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un rapporto fra la teologia della liberazione che fiorì nell’America latina a partire dagli anni ’70 e il fatto che oggi esista un’America latina in cui non è mai stata così forte l’antitesi contro gli Stati Uniti? Sembrava che a livello europeo la spinta della teologia della liberazione fosse in disarmo dopo la fine dell’Unione Sovietica, e quindi del modello comunista di Stato. E invece accade che proprio la fine dell’Impero sovietico e del sistema comunista abbia determinato il sorgere di un movimento antitetico agli Stati Uniti e ispirato al comunismo nei Paesi dell’America latina. Anche in Europa è sorta una spinta a sinistra di ispirazione neocomunista. E ciò è stato particolarmente visibile in <strong>Italia</strong>, il Paese europeo che, in questa circostanza, si è rivelato più simile all’America latina, dando vita a un movimento comunista dopo la fine del comunismo e sganciando la parola dall’opera di Lenin. Del resto il movimento della teologia della liberazione prende forma a Medellin nel ’67, quando Paolo VI promulga l’enciclica Populorum Progressio che considerava il progresso in varie forme, anche nel caso estremo di insurrezione armata.</p>
<p>Forse questo nesso tra la teologia della liberazione e il neocomunismo in America latina deve essere stato presente alla Congregazione per la Dottrina della Fede quando ha ora emanato un documento sul teologo più speculativo e sistematico di quel movimento di pensiero, Jon Sobrino. Gli errori della dottrina enunciati dalla Congregazione si trovano in opere degli anni ’90: e Sobrino è divenuto un autore diffuso sia in America che in Europa. Ciò indica che la concezione del Cristianesimo come pauperismo, come incarnazione della Chiesa nel corpo dei popoli sudamericani sfruttati dagli yankee, ha continuato il suo corso. E forse Ugo Chavez è l’ultima propaggine di quel movimento di pensiero a cui Sobrino ha dato la più alta forma speculativa e che ora la Congregazione censura. </p>
<p>La critica della Congregazione è moderata nella forma ma radicale nella sostanza: <strong>Sobrino</strong> nega la divinità di Gesù Cristo e ne fa il tipo ideale dell’uomo, socialmente espresso dal popolo latino americano e dal costume con cui esso sopporta e affronta la sua povertà. Certamente si trova nella teologia della liberazione una traccia del pensiero di Marx, ma privata dell’elemento caratteristico del marxismo, la rivoluzione, cioè il possesso dei beni e della terra. Il Gesù archetipo di Sobrino non vede la ricchezza, anche diffusa socialmente come obiettivo del movimento che propone, ma intende la povertà stessa come forma di una umanità spirituale che ha trovato in America latina il territorio adatto per affermarsi.  [&#8230;]</p>
<p>Forse la censura su Sobrino ha qualche riferimento al prossimo <strong>viaggio del Papa in Brasile </strong>in cui questo problema non potrà non essere affrontato.</p>
<p><em>Il testo integrale dell&#8217;<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=164644&amp;START=2195&amp;2col=">articolo</a> di Gianni Baget Bozzo è stato pubblicato sul sito </em>de Il Giornale.</p>
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		<title>Notizie dal mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2007 16:13:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cecoslovacchia, i rapporti tra Chiesa cattolica e regime comunista (Radio Prague) La laicità nella nuova costituzione nepalese (The Rising Nepal) Recensione del libro di Catherine Kintzler &#8220;Qu&#8217;est-ce que la laïcité?&#8221; (Parutions) La mappa culturale del mondo: a un estremo la Svezia, all&#8217;altro lo Zimbabwe. L&#8217;Italia? meglio del previsto (WVS) Sul portale On Faith un dibattito sui diritti degli omosessuali e il controverso rapporto con la religione. Tra gli altri, contributi di Susan Jacoby, Desmond Tutu, Susan Brooks Thistlethwaite, John Dominic...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/28/notizie-dal-mondo-7/" title="Read Notizie dal mondo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><em>Cecoslovacchia, i rapporti tra Chiesa cattolica e regime comunista (</em><a target="_blank" href="http://www.radio.cz/fr/edition/88805"><em>Radio Prague</em></a><em>)</em></p>
<p><em>La laicità nella nuova costituzione nepalese (</em><a target="_blank" href="http://www.gorkhapatra.org.np/content.php?nid=13582"><em>The Rising Nepal</em></a><em>)</em></p>
<p>Recensione del libro di Catherine Kintzler &#8220;Qu&#8217;est-ce que la laïcité?&#8221; (<a target="_blank" href="http://www.parutions.com/index.php?pid=1&amp;rid=76&amp;srid=0&amp;ida=7927"><em>Parutions</em></a><em>)</em></p>
<p></em><em>La mappa culturale del mondo: a un estremo la Svezia, all&#8217;altro lo Zimbabwe. L&#8217;Italia? meglio del previsto (</em><a target="_blank" href="http://margaux.grandvinum.se/SebTest/wvs/SebTest/wvs/articles/folder_published/article_base_54"><em>WVS</em></a><em>)</em></p>
<p><em>Sul portale On Faith un dibattito sui diritti degli omosessuali e il controverso rapporto con la religione. Tra gli altri, contributi di </em><a target="_blank" href="http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/susan_jacoby/2007/02/calling_all_gays_try_reason_in.html"><em>Susan Jacoby</em></a><em>, </em><a target="_blank" href="http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/desmond_tutu/2007/02/blessed_are_the_persecuted.html"><em>Desmond Tutu</em></a><em>, </em><a target="_blank" href="http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/susan_brooks_thistlethwaite/2007/02/my_god_and_my_gay_neighbor.html"><em>Susan Brooks Thistlethwaite</em></a><em>, </em><a target="_blank" href="http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/john_dominic_crossan/2007/02/against_nature.html"><em>John Dominic Crossan</em></a><em>, </em><a target="_blank" href="http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/john_shelby_spong/2007/02/church_should_repent_not_gays.html"><em>John Shelby Spong</em></a><em>.</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F28%2Fnotizie-dal-mondo-7%2F&amp;linkname=Notizie%20dal%20mondo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F28%2Fnotizie-dal-mondo-7%2F&amp;linkname=Notizie%20dal%20mondo" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F28%2Fnotizie-dal-mondo-7%2F&amp;linkname=Notizie%20dal%20mondo" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F28%2Fnotizie-dal-mondo-7%2F&amp;linkname=Notizie%20dal%20mondo" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F28%2Fnotizie-dal-mondo-7%2F&#038;title=Notizie%20dal%20mondo" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/02/28/notizie-dal-mondo-7/" data-a2a-title="Notizie dal mondo"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pacs, Pera attacca Berlusconi e la sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 21:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Non solo non possiamo votare i pacs, non possiamo neppure dire che Forza Italia &#8216;lascia liberta&#8217; di coscienza. Libertà di coscienza perchè non abbiamo un&#8217;idea neanche per dare un indicazione o un suggerimento di voto? Libertà di coscienza sulla nostra identità? Libertà di coscienza sulla nostra collocazione ideale? Non posso crederci&#8221;. Tocca all&#8217;ex presidente del Senato Marcello Pera sferrare un attacco diretto a Silvio Berlusconi sul tema delle unioni civili. Durante un convegno organizzato dalla fondazione Magna Carta a Napoli,...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/02/pacs-pera-attacca-berlusconi/" title="Read Pacs, Pera attacca Berlusconi e la sinistra">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non solo non possiamo votare i pacs, non possiamo neppure dire che Forza Italia &#8216;lascia liberta&#8217; di coscienza. Libertà di coscienza perchè non abbiamo un&#8217;idea neanche per dare un indicazione o un suggerimento di voto? Libertà di coscienza sulla nostra identità? Libertà di coscienza sulla nostra collocazione ideale? Non posso crederci&#8221;. Tocca all&#8217;ex presidente del Senato Marcello Pera sferrare un attacco diretto a Silvio Berlusconi sul tema delle unioni civili.<br />
Durante un convegno organizzato dalla fondazione Magna Carta a Napoli, a cui Berlusconi interverrà tra poco con un collegamento telefonico, Pera, critica l&#8217;ex premier che ritiene necessario lasciare libertà di coscienza ai propri parlamentari sui temi etici.<br />
Pera è un fiume in piena. Attacca sia chi dentro Forza Italia si è detto disponibile a votare a favore dei Pacs, sia chi &#8220;siccome è socialista&#8221; è a favore dei Pacs. &#8220;<strong>Proprio perche&#8217; i Pacs sono elemento del laicismo che è l&#8217;erede ideologico di quel partito comunista che ha sempre voluto distruggere, fino a riuscirci, il partito socialista</strong>, io voto contro i Pacs&#8221; tuona l&#8217;ex presidente del Senato.<br />
&#8220;La mia opinione &#8211; conclude Pera &#8211; è che se siamo per i Pacs, per l&#8217;eutanasia, per la soppressione degli embrioni e, ancora, se accettiamo il multiculturalismo, se vogliamo fare i patti con l&#8217;Ucoii, cioè con i fratelli musulmani che vogliono distruggere l&#8217;Occidente, se consideriamo &#8216;dialogo&#8217; la costruzione di moschee in casa nostra senza chiedere reciprocità in alcun Paese arabo o islamico, se siamo per la tolleranza che è già diventata acquiescenza, indifferenza, negligenza,<strong> se siamo anche noi quelli che dicono è meglio togliere il crocefisso o nascondere il presepe</strong>, allora non siamo nè liberali, ne conservatori, nè socialisti, nè cristiano-democratici, siamo già succubi dell&#8217;ideologia della sinistra&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/politica/convegno-berlusconi/convegno-berlusconi/convegno-berlusconi.html" target="_blank">Fonte: Repubblica.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F02%2Fpacs-pera-attacca-berlusconi%2F&amp;linkname=Pacs%2C%20Pera%20attacca%20Berlusconi%20e%20la%20sinistra" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F02%2Fpacs-pera-attacca-berlusconi%2F&amp;linkname=Pacs%2C%20Pera%20attacca%20Berlusconi%20e%20la%20sinistra" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F02%2Fpacs-pera-attacca-berlusconi%2F&amp;linkname=Pacs%2C%20Pera%20attacca%20Berlusconi%20e%20la%20sinistra" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F02%2Fpacs-pera-attacca-berlusconi%2F&amp;linkname=Pacs%2C%20Pera%20attacca%20Berlusconi%20e%20la%20sinistra" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F02%2Fpacs-pera-attacca-berlusconi%2F&#038;title=Pacs%2C%20Pera%20attacca%20Berlusconi%20e%20la%20sinistra" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/02/02/pacs-pera-attacca-berlusconi/" data-a2a-title="Pacs, Pera attacca Berlusconi e la sinistra"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Polonia: vescovi convocano giornata di mea culpa di tutto il clero</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 10:29:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I vescovi polacchi hanno convocato una giornata di preghiera e di penitenza di tutto il clero dopo lo scandalo scaturito dalle accuse di collaborazionismo con il passato regime comunista che hanno investito l&#8217;arcivescovo di Varsavia Stanislaw Wielgus. Il giorno del &#8221;mea culpa&#8221; della Chiesa polacca e&#8217; il prossimo 21 febbraio, mercoledi&#8217; delle ceneri. I vescovi hanno indirizzato una lettera ai fedeli, a conclusione della riunione straordinaria dell&#8217;episcopato tenutasi nei giorni scorsi, che e&#8217; stata letta ieri nelle chiese della Polonia...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/15/polonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero/" title="Read Polonia: vescovi convocano giornata di mea culpa di tutto il clero">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I vescovi polacchi hanno convocato una giornata di preghiera e di penitenza di tutto il clero dopo lo scandalo scaturito dalle accuse di collaborazionismo con il passato regime comunista che hanno investito l&#8217;arcivescovo di Varsavia Stanislaw Wielgus. Il giorno del &#8221;mea culpa&#8221; della Chiesa polacca e&#8217; il prossimo 21 febbraio, mercoledi&#8217; delle ceneri. I vescovi hanno indirizzato una lettera ai fedeli, a conclusione della riunione straordinaria dell&#8217;episcopato tenutasi nei giorni scorsi, che e&#8217; stata letta ieri nelle chiese della Polonia nella quale si spiegava che il prossimo mercoledi&#8217; delle ceneri sara&#8217; &#8221;una giornata di preghiera e di pentimento di tutto il clero polacco&#8221;. In quell&#8217;occasione &#8221;in tutte le chiese delle nostre diocesi si dovra&#8217; pregare il nostro Dio misericordioso per il perdono degli errori e le debolezze nell&#8217;annuncio del Vangelo&#8221;. &#8221;La verita&#8217; del peccato &#8211; affermano i vescovi &#8211; deve condurre il cristiano a riconoscere personalmente la colpa il pentimento, la confessione della colpa e la penitenza&#8221;.</p>
<p>Lancio AdnKronos, <a href="http://www.iltempo.it" target="_blank">fonte: ilTempo.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F15%2Fpolonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero%2F&amp;linkname=Polonia%3A%20vescovi%20convocano%20giornata%20di%20mea%20culpa%20di%20tutto%20il%20clero" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F15%2Fpolonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero%2F&amp;linkname=Polonia%3A%20vescovi%20convocano%20giornata%20di%20mea%20culpa%20di%20tutto%20il%20clero" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F15%2Fpolonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero%2F&amp;linkname=Polonia%3A%20vescovi%20convocano%20giornata%20di%20mea%20culpa%20di%20tutto%20il%20clero" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F15%2Fpolonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero%2F&amp;linkname=Polonia%3A%20vescovi%20convocano%20giornata%20di%20mea%20culpa%20di%20tutto%20il%20clero" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F15%2Fpolonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero%2F&#038;title=Polonia%3A%20vescovi%20convocano%20giornata%20di%20mea%20culpa%20di%20tutto%20il%20clero" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/01/15/polonia-vescovi-convocano-giornata-mea-culpa-tutto-clero/" data-a2a-title="Polonia: vescovi convocano giornata di mea culpa di tutto il clero"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Polemica nunzio-Wielgus</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 13:11:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche il nunzio vaticano a Varsavia, monsignor Jozef Kowalczyk, rischia di essere travolto dallo scandalo di Stanislaw Wielgus, l&#8217;arcivescovo di Varsavia costretto a dimettersi domenica scorsa dopo le rivelazioni sul suo passato di collaboratore dei servizi segreti comunisti. All&#8217;indomani della storica decisione dei vescovi polacchi di sottoporsi tutti ad una verifica sul loro comportamento nel periodo comunista, non si placa la guerra dei veleni. Mentre sui giornali compaiono nuovi nomi, con relative smentite, di presuli collaborazionisti, la bufera sembra avvicinarsi...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/14/polemica-nunzio-wielgus/" title="Read Polemica nunzio-Wielgus">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche il nunzio vaticano a Varsavia, monsignor Jozef Kowalczyk, rischia di essere travolto dallo scandalo di Stanislaw Wielgus, l&#8217;arcivescovo di Varsavia costretto a dimettersi domenica scorsa dopo le rivelazioni sul suo passato di collaboratore dei servizi segreti comunisti. All&#8217;indomani della storica decisione dei vescovi polacchi di sottoporsi tutti ad una verifica sul loro comportamento nel periodo comunista, non si placa la guerra dei veleni. Mentre sui giornali compaiono nuovi nomi, con relative smentite, di presuli collaborazionisti, la bufera sembra avvicinarsi sulla testa dell&#8217;ambasciatore della Santa Sede. Ieri sera alcuni manifestanti si sono recati sotto il suo appartamento a Varsavia, al grido di «Vattene, vattene». Mons. Kowalczyk si era difeso dalle accuse di non aver adeguatamente informato Benedetto XVI, accusando Wielgus di avergli mentito. Ma oggi Wielgus è passato al contrattacco, rivelando la sua dichiarazione rilasciata, sotto giuramento, all&#8217;inviato di Ratzinger, a dicembre in cui parla di «incontri e colloqui con la polizia e i servizi segreti, in concomitanza con i miei viaggi all&#8217;estero negli anni settanta».</p>
<p><a href="http://www.laprovinciadicremona.it/index.asp?id=3234&#038;sezione=ATTUALITA&#038;edizione=20070114&#038;EdizioneGiornale=" target="_blank">Dal sito della Provincia di Cremona</a></p>
<p><em>Un bell&#8217;ambientino, non c&#8217;è che dire: alla corte di Tamerlano volavano meno coltellate&#8230;</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F14%2Fpolemica-nunzio-wielgus%2F&amp;linkname=Polemica%20nunzio-Wielgus" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F14%2Fpolemica-nunzio-wielgus%2F&amp;linkname=Polemica%20nunzio-Wielgus" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F14%2Fpolemica-nunzio-wielgus%2F&amp;linkname=Polemica%20nunzio-Wielgus" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F14%2Fpolemica-nunzio-wielgus%2F&amp;linkname=Polemica%20nunzio-Wielgus" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F14%2Fpolemica-nunzio-wielgus%2F&#038;title=Polemica%20nunzio-Wielgus" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/01/14/polemica-nunzio-wielgus/" data-a2a-title="Polemica nunzio-Wielgus"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Bertone: &#8220;Controllino anche i politici polacchi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jan 2007 22:05:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Chiesa polacca cerca di stabilire un «punto finale» nello stillicidio di accuse a preti e vescovi implicati col regime comunista, seguendo procedure ispirate dal Vaticano. Obiettivo: la «lustracja», la «purificazione». Soprattutto consiglia a tutti i presuli titolari e vescovi ausiliari di sottoporre a verifica il proprio passato. E intanto convince il suo accusatore più terribile, padre Zaleski, a rimandare la presentazione del suo libro-denuncia sui 39 sacerdoti collegati ai servizi segreti. Ma già oggi il quotidiano «Dziennik» rivela che...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/13/bertone-controllino-anche-politici-polacchi/" title="Read Bertone: &#8220;Controllino anche i politici polacchi&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Chiesa polacca cerca di stabilire un «punto finale» nello stillicidio di accuse a preti e vescovi implicati col regime comunista, seguendo procedure ispirate dal Vaticano. Obiettivo: la «lustracja», la «purificazione». Soprattutto consiglia a tutti i presuli titolari e vescovi ausiliari di sottoporre a verifica il proprio passato. E intanto <strong>convince il suo accusatore più terribile, padre Zaleski, a rimandare la presentazione del suo libro-denuncia sui 39 sacerdoti collegati ai servizi segreti</strong>. Ma già oggi il quotidiano «Dziennik» rivela che uno dei personaggi del complotto anti-wojtyliano, nascosto dal soprannome di «Teolog» sarebbe il vescovo in pensione Boleslaw Pylak, (86 anni) e che avrebbe avuto contatti con due dei tre assassini di padre Popieluzko. «Non si può più continuare con questa caccia alle streghe». E&#8217; cominciata così la riunione straordinaria dei vescovi polacchi per discutere la strategia d&#8217;uscita dal caso Wielgus. «La Chiesa &#8211; ha detto il portavoce, padre Kloch &#8211; non è nata per esaminare materiale della polizia comunista, ma data la situazione, dobbiamo affrontare il problema. Ogni settimana esce una notizia che getta fango». [&#8230;]<br />
Ieri il Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ha detto: «Sarei contento se questo screening si facesse anche per i funzionari dei partiti, per i politici e per gli amministratori pubblici nella società polacca». [&#8230;]</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200701articoli/16557girata.asp">Fonte: laStampa.it </a></p>
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		<title>La Chiesa polacca ha deciso: controlli sul passato dei vescovi</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jan 2007 21:47:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Serviva una soluzione drastica, definitiva. E la Chiesa polacca, riunita ieri a Varsavia, l’ha trovata. Tutti i suoi vescovi si sottoporranno a una verifica sul proprio passato durante il regime comunista. Per porre così fine all’assedio mediatico (dopo lo scandalo che ha coinvolto l’arcivescovo dimissionario di Varsavia, monsignor Stanislaw Wielgus, reo confesso di aver collaborato con il potere comunista), ma soprattutto per diradare quella fitta nebbia di veleni e sospetti che non può che nuocere a un’istituzione sentita come è...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/13/chiesa-polacca-deciso-controlli-sul-passato-dei-vescovi/" title="Read La Chiesa polacca ha deciso: controlli sul passato dei vescovi">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="xtesto_notizie"> Serviva una soluzione drastica, definitiva. E la Chiesa polacca, riunita ieri a Varsavia, l’ha trovata. Tutti i suoi vescovi si sottoporranno a una verifica sul proprio passato durante il regime comunista. Per porre così fine all’assedio mediatico (dopo lo scandalo che ha coinvolto l’arcivescovo dimissionario di Varsavia, monsignor Stanislaw Wielgus, reo confesso di aver collaborato con il potere comunista), ma soprattutto per diradare quella fitta nebbia di veleni e sospetti che non può che nuocere a un’istituzione sentita come è appunto la Chiesa in Polonia.<br />
È stato monsignor Jozef Klock, portavoce della Conferenza episcopale, ieri mattina, prima dell’apertura dei lavori, ad anticipare in un certo senso quale avrebbe dovuto essere il peso specifico del provvedimento che i prelati si accingevano ad adottare. Sostenendo, infatti, che «non si può più continuare con questa caccia alle streghe» e aggiungendo che di fronte allo stillicidio quotidiano di nomi e veleni su personalità della chiesa locale «occorre trovare una soluzione sistematica su come trattare il materiale degli archivi della Sb (l’ex polizia segreta, ndr). La Chiesa &#8211; ha aggiunto Klock &#8211; non è nata per esaminare il materiale della polizia comunista, ma data la situazione dobbiamo affrontare il problema in modo sistematico. [&#8230;]<br />
Il religioso ha detto che diversi altri vescovi si sono volontariamente già presentati alla Commissione d’inchiesta perché sia fatta chiarezza sul proprio passato, ma non ha voluto fornire né i nomi né il numero. «Quando sarà stato fatto un lavoro sistematico, forse forniremo una lista completa dei nomi», ha concluso.<br />
La decisione di ieri prevede che ciascun vescovo titolare di diocesi sarà tenuto a presentare individualmente domanda di esame sul proprio passato alla Commissione storica ecclesiastica.</span> [&#8230;]</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=148638">Fonte: ilGiornale.it </a></p>
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