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	<title>convivenza &#8211; A ragion veduta</title>
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		<title>Cassazione sulle coppie di fatto: in caso di maltrattamenti equiparate alle coppie sposate</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 08:19:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Cassazione spiana la strada per equiparare le coppie di fatto alla famiglia legittima. Infatti chi picchia reiteratamente la convivente si macchia del reato di maltrattamenti in famiglia al pari di un uomo regolarmente sposato. E&#8217; quanto affermato dalla Suprema corte confermando il carcere preventivo nei confronti di un 45enne di Torre del Greco che, per anni, aveva picchiato la sua compagna, dalla quale aveva avuto anche una figlia. Contro la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, che aveva...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2008/05/23/cassazione-sulle-coppie-fatto-caso-maltrattamenti-equiparate-alle-coppie-sposate/" title="Read Cassazione sulle coppie di fatto: in caso di maltrattamenti equiparate alle coppie sposate">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione spiana la strada per equiparare le coppie di fatto alla famiglia legittima. Infatti chi picchia reiteratamente la convivente si macchia del reato di maltrattamenti in famiglia al pari di un uomo regolarmente sposato. E&#8217; quanto affermato dalla Suprema corte confermando il carcere preventivo nei confronti di un 45enne di Torre del Greco che, per anni, aveva picchiato la sua compagna, dalla quale aveva avuto anche una figlia.  Contro la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Santa Maria Capua Vetere nei confronti dell&#8217;uomo, la difesa aveva presentato ricorso alla Suprema Corte, rilevando che non poteva configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia, dato che la persona offesa era una &#8220;semplice convivente&#8221;.  Di tutt&#8217;altro avviso la quinta sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso: &#8220;ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia &#8211; si legge nella sentenza n.20647 &#8211; non assume alcun rilievo la circostanza che l&#8217;azione delittuosa sia commessa ai dani di persona convivente more uxorio&#8221;.  Infatti, spiegano i giudici di piazza Cavour, &#8220;il richiamo contenuto nell&#8217;art.572 c.p. alla &#8216;famiglia&#8217; deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la &#8216;famiglia di fatto'&#8221;.  Basta soltanto che &#8220;si tratti di un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto &#8211; continuano gli &#8216;ermellini&#8217; &#8211; instaurato tra due persone con legami di reciproca assistenza e protezione&#8221;. Nel caso di specie, dunque, risulta &#8220;l&#8217;esistenza di una vera e propria stabile convivenza di fatto, durata oltre 10 anni, dalla quale sono nate due figlie, dando luogo &#8211; conclude la Suprema Corte &#8211; ad una situazione qualificabile come famiglia di fatto, i cui componenti sono ricompresi nella tutela prevista dall&#8217;articolo 572 c.p.&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo414679.shtml"><strong>Il lancio è tratto dal sito di TgCom</strong></a></p>
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		<title>Giornalismo cattolico</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 14:26:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile direttore, vorrei limitarmi a riportare brevemente una notizia, senza aggiungere nessun commento. Il vicepresidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, che lavora in un settimanale cattolico, scrive al direttore di un noto quotidiano cattolico, per elogiare lo “splendido lavoro” (cito dalla lettera) che il giornale sta “portando avanti in questi giorni in materia di Dico”. Il direttore del quotidiano pubblica la lettera, e ringrazia, giacché “l’apprezzamento…giunge proprio…da un «addetto ai lavori» (cito dalla risposta), “da una persona che lavorando in...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/03/01/giornalismo-cattolico/" title="Read Giornalismo cattolico">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile direttore, vorrei limitarmi a riportare brevemente una notizia, senza aggiungere nessun commento. Il vicepresidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, che lavora in un settimanale cattolico, scrive al direttore di un noto quotidiano cattolico, per elogiare lo “splendido lavoro” (cito dalla lettera) che il giornale sta “portando avanti in questi giorni in materia di Dico”. Il direttore del quotidiano pubblica la lettera, e ringrazia, giacché “l’apprezzamento…giunge proprio…da un «addetto ai lavori» (cito dalla risposta), “da una persona che lavorando in un settimanale cattolico è avvezza a guardare al mondo della comunicazione sociale con occhio attento, vigile, critico, non conformista”. I due corrispondenti, che si sperticano in elogi a vicenda, non entrano nel merito della giustezza o meno in sé dei diritti che si vorrebbero riconoscere alle coppie di fatto, ma affermano entrambi che i Dico comprometterebbero “il futuro della nostra società” (parole del vicepresidente), e che “la posta in gioco è veramente altissima, tale da porre una seria ipoteca culturale sulle generazioni future” (parole del direttore). Non posso fare a meno però di un appunto al vostro giornale: non avete occhio attento, vigile, critico, e siete conformisti.</p>
<p>P.S. Il quotidiano è &#8220;Avvenire&#8221; del 27 febbraio</p>
<p><strong>La lettera di Elisa Merlo è stata pubblicata oggi sull&#8217;Unità</strong></p>
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		<title>Tremonti: &#8220;Così distruggono i matrimoni civili&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 12:48:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Voluta o no, la sequenza Pacs-nonPacs-Dico ha integrato una sofisticata tecnica di potere», sostiene Giulio Tremonti. E’ «la tecnica dell’illusione: annuncio un provvedimento che viene percepito come negativo; lo ritiro per dare un segnale positivo; ne faccio un secondo ancora più negativo del primo. I Dico sono molto più “avanzati” dei Pacs. E in questi termini collimano perfettamente con il programma dell’Unione». Com’è che lei se l’è andato a esaminare? «Succede spesso che un testo politico venga sottovalutato. E invece...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/12/tremonti-cosi-distruggono-matrimoni-civili/" title="Read Tremonti: &#8220;Così distruggono i matrimoni civili&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Voluta o no, la sequenza Pacs-nonPacs-Dico ha integrato una sofisticata tecnica di potere», sostiene Giulio Tremonti. E’ «la tecnica dell’illusione: annuncio un provvedimento che viene percepito come negativo; lo ritiro per dare un segnale positivo; ne faccio un secondo ancora più negativo del primo. I Dico sono molto più “avanzati” dei Pacs. E in questi termini collimano perfettamente con il programma dell’Unione».</p>
<p><strong>Com’è che lei se l’è andato a esaminare?<br />
</strong>«Succede spesso che un testo politico venga sottovalutato. E invece sono proprio questi testi quelli che poi vengono applicati alla lettera, spiazzando tutti. Leggiamolo insieme: “L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto&#8230; Non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale&#8230; E’ qualificante il sistema di relazioni sentimentali&#8230; la loro stabilità e volontarietà”. Questa formulazione larga identifica una figura che va oltre il concetto di coppia, infatti non c’è il numero “due”, e passa attraverso la famiglia, spaccandola. E’ una figura insieme vecchissima e modernissima. Vecchissima: come nel basso Impero. Modernissima: la “horizontal family” che ogni tanto appare nei testi più “avanzati” di Bruxelles. L’antico diritto romano, nella sua ferrea linearità, conosceva i contratti e i delitti. E’ a Bisanzio che la linearità viene sostituita dall’ambiguità. Sostituzione operata con il “quasi”: appaiono i quasi-contratti, i quasi-delitti. Ora il Dico è un quasi-matrimonio. Un mezzo e mezzo in cui non si capisce cosa è cosa». [&#8230;]</p>
<p><strong>Non le sembra di dare troppo significato a una riforma, in fondo, così limitata?</strong> «Leggiamo allora l’articolo 1: “Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente&#8230;, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta&#8230;”. Basta e avanza per capire che questa formula legittima tanto l’incesto quanto la poligamia».</p>
<p><strong>L’incesto, addirittura?<br />
</strong>«Il Dico è vietato tra padre e figlio in linea verticale, ma è chiaramente permesso in linea orizzontale tra fratelli e sorelle. Idem per la poligamia: il Dico è a “due”, ma la legge non vieta che la stessa persona possa fare due, tre, quattro Dico, naturalmente in presenza delle stesse condizioni di convivenza, affetto eccetera, come è tipico, in senso post-moderno, delle situazioni di gruppo e, in senso più profondo, per le persone di religioni che ammettono la poligamia».</p>
<p><strong>Vedremo la versione finale del testo. Ma perché, secondo lei, tutto questo?<br />
</strong>«Prodi ha fatto un’operazione ad alta intensità politica. La Dico-legge è un misto tra un testo giuridico e un manifesto ideologico mirato a ridisegnare la società. Non era l’unica strada che aveva davanti il governo».</p>
<p><strong>Quale altra strada?</strong><br />
«La società in cui viviamo contiene complessità e crea problemi umani. Questi problemi vanno risolti e possono esserlo in concreto. Non è necessario metterci sopra un carico ideologico. Esiste già il Dpr 89 n. 223 che regola la famiglia anagrafica anche in base ai “vincoli affettivi”. Era sufficiente inserire su questa base i nuovi diritti di locazione, successione, visita eccetera. Ma a Prodi i diritti non interessano».</p>
<p><strong>E cosa, sennò?<br />
</strong>«Gli interessa creare il Dico-matrimonio. Prodi non è interessato ai diritti ma all’ideologia. Ed è per questo che ha preso la terza via».</p>
<p><strong>Quali altri danni prevede?<br />
</strong>«Il Dico è un moltiplicatore su vasta scala di permessi di soggiorno e di pensioni reversibili. Sfondando i conti pubblici».</p>
<p><strong>Nell’Unione Mastella ha già detto che non lo vota.</strong><br />
«Il disegno di legge arriverà in Parlamento con la firma del Guardasigilli: Mastella. Sommando gli opposti, Mastella si presenta come il leader sintetico naturale del nuovo Partito democratico».</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200702articoli/17871girata.asp" target="_blank">Fonte: laStampa.it</a></p>
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		<title>Dico, ecco tutti gli aspetti ancora da chiarire</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 07:37:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo stretto crinale sul quale è stato scritto il ddl Bindi-Pollastrini sui diritti dei conviventi (Dico) ha generato un testo un po&#8217; contorto che, inevitabilmente, nasconde trappole e possibili scappatoie. Gli uffici legislativi dei vari ministeri hanno faticato per far quadrare il cerchio: a ogni passaggio, infatti, gli uni si dovevano difendere dall&#8217;accusa di voler scrivere un provvedimento troppo scolorito mentre altri erano costretti a ridimensionare le norme che richiamavano da vicino il regime matrimoniale. Ne è nato un compromesso...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/12/dico-ecco-tutti-gli-aspetti-ancora-da-chiarire/" title="Read Dico, ecco tutti gli aspetti ancora da chiarire">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stretto crinale sul quale è stato scritto il ddl Bindi-Pollastrini sui diritti dei conviventi (Dico) ha generato un testo un po&#8217; contorto che, inevitabilmente, nasconde trappole e possibili scappatoie. Gli uffici legislativi dei vari ministeri hanno faticato per far quadrare il cerchio: a ogni passaggio, infatti, gli uni si dovevano difendere dall&#8217;accusa di voler scrivere un provvedimento troppo scolorito mentre altri erano costretti a ridimensionare le norme che richiamavano da vicino il regime matrimoniale. Ne è nato un compromesso che però nasconde rischi concreti sui permessi di soggiorno facili ed effetti paradossali.</p>
<p><span style="font-weight: bold">POLIGAMIA </span>— E&#8217; stata tolta solo all&#8217;ultimo momento in consiglio dei ministri la norma che prevedeva per una persona la possibilità di stipulare uno o più Dico contemporaneamente. Una sorta di legalizzazione della poligamia che avrebbe generato situazioni incredibili (si pensi ai diritti di successione o di reversibilità della pensione al momento della morte di uno dei contraenti). Paradossalmente, a spingere erano proprio quei ministri cattolici che miravano ad evidenziare come il Dico sia altra cosa dal matrimonio, ovvero dal rapporto esclusivo tra due persone. Alla fine, il 1˚comma dell&#8217;articolo 7 ha saggiamente prescritto: «Il già convivente non può stipulare accordi di convivenza».</p>
<p><span style="font-weight: bold">STRANIERI </span>— Dico o non Dico, l&#8217;Italia si deve mettere in regola con la normativa UE 38/2004 (approvata dal precedente governo, ora in fase di pubblicazione) che concede al cittadino comunitario (un francese titolare di Pacs, per esempio) di ottenere il ricongiungimento familiare in tutta l&#8217;Unione (e quindi anche in Italia) con il suo partner extracomunitario. Quindi, si è posta la domanda: se un francese «pacsato» con una ragazza giapponese può ottenere il ricongiungimento in Italia, perché la medesima operazione non è concessa a un italiano titolare di Dico? Osserva il professor Stefano Ceccanti, capo dell&#8217; ufficio legislativo del ministro Barbara Pollastrini: «Ecco, la legge sulle convivenze tende anche a risolvere un problema giuridico molto serio che rischia di penalizzare i cittadini italiani».</p>
<p><span style="font-weight: bold">ABUSI </span>— Il ddl prevede che ottengano il permesso di soggiorno anche i conviventi. Ma, come stabilisce il testo, sarà necessario predisporre un regolamento attuativo in qualche modo severo (lo scriverà il Viminale d&#8217;intesa con i ministeri della Famiglia e delle Pari opportunità) se non si vuole alimentare il mercato dei facili permessi di soggiorno a pagamento. In teoria, infatti, un cittadino italiano potrebbe stipulare anche decine Dico in un anno con altrettanti extracomunitari: dopo ogni revoca si stipula una nuova convivenza e così si apre la porta a tutti i finti partner che si crede. Il regolamento dovrà dunque prevedere verifiche puntuali sull&#8217;effettività della convivenza stabilendo, inoltre, modalità e durata di un permesso di soggiorno per Dico che dovrà per forza essere temporaneo. Le stesse precauzioni valgono per l&#8217;extracomunitario che vive con tutte le carte in regola in Italia e, in virtù del Dico, chiede il ricongiungimento familiare con un partner non comunitario. Conferma Alfonso Celotto, professore a Roma Tre e capo ufficio legislativo del ministro Bonino: «Questo è un problema delicato, sarà infatti necessario bilanciare questi giusti riconoscimenti con i tentativi di abuso finalizzati a lucrare un facile permesso di soggiorno».</p>
<p><span style="font-weight: bold">REVOCHE E DIVORZI</span> — Al momento dello scioglimento del Dico (atto unilaterale) non è stabilito un obbligo di mantenimento per l&#8217;«ex coniuge»: più che una dimenticanza questo sembra un vuoto normativo voluto per non richiamare troppo da vicino la disciplina delle separazioni e dei divorzi. Ma c&#8217;è una novità per i tanti separati che, una volta ottenuto il divorzio, magari dopo dieci anni di tribolazioni giudiziarie, vorranno formalizzare con un Dico la nuova famiglia che si sono formati: a quel punto il divorziato potrà chiedere la ricostruzione della sua «carriera» di convivente anche per gli anni in cui il Dico non era attivo.</p>
<p><span style="font-weight: bold">BADANTI </span>— Sono fuori dai rapporti di convivenza, come recita la lettera c del comma 1 dell&#8217;articolo 2: sono escluse le persone «legate a rapporti contrattuali anche lavorativi che comportino necessariamente l&#8217;abitare insieme». Ma anche in questo caso si renderà necessario un regolamento attuativo scritto d&#8217;intesa dal Viminale e dal ministero del Lavoro.<br />
<a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/12/martirano.shtml">Fonte: Corriere.it</a></p>
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		<title>Meglio l&#8217;incesto delle coppie gay</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 17:09:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dico o non dico? Sarebbe più opportuno usare questo titolo amletico per il disegno di legge del governo sulle unioni di fatto. Infatti, a furia di incartarsi nei meandri delle mediazioni e delle «sintesi» tra sensibilità diverse, il testo licenziato l&#8217;altro ieri dal consiglio dei ministri finisce per diventare la fiera delle ambiguità e la commedia degli equivoci. Oltre naturalmente a rivelarsi pesantemente iniquo e discriminatorio soprattutto nei confronti delle persone omosessuali, che pare scontato non abbiano alcun reale titolo...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/11/meglio-lincesto-delle-coppie-gay/" title="Read Meglio l&#8217;incesto delle coppie gay">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dico o non dico? Sarebbe più opportuno usare questo titolo amletico per il disegno di legge del governo sulle unioni di fatto. Infatti, a furia di incartarsi nei meandri delle mediazioni e delle «sintesi» tra sensibilità diverse, il testo licenziato l&#8217;altro ieri dal consiglio dei ministri finisce per diventare la fiera delle ambiguità e la commedia degli equivoci. Oltre naturalmente a rivelarsi pesantemente iniquo e discriminatorio soprattutto nei confronti delle persone omosessuali, che pare scontato non abbiano alcun reale titolo (forse perché contro natura) a possedere la stessa dignità e gli stessi diritti degli altri cittadini.</p>
<p><strong>Convivenze gay e lesbiche</strong> Per la verità, con l&#8217;aria che tirava tra teodem, mastelliani e ruiniani di ferro, ad alcuni è sembrato già un successo che all&#8217;articolo uno il disegno di legge menzioni le persone «anche dello stesso sesso». Citate in maniera volutamente incidentale, per non umiliare la chiesa cattolica, quando anche i sassi sanno che il nodo politico essenziale di tutta la vicenda era ed è la legalizzazione delle convivenze gay e lesbiche (senza nulla togliere alle legittime richieste di diritti delle coppie eterosessuali allergiche al matrimonio). Per sminuire comunque il carattere anche sessuale e sentimentale delle indigeste unioni omo si è evitato di parlarne direttamente, preferendo la più pudica definizione di «assistenza e solidarietà materiale e morale». E includendo nella possibilità di entrare nel magico mondo del «Dico» praticamente chiunque, salvo genitori, figli, suoceri, generi, maggiordomi e badanti. Si sarà accorto l&#8217;astuto legislatore che così rischia di legittimare in qualche modo perfino l&#8217;incesto tra fratelli (e sorelle), tabù non meno antico di quello di Sodoma, visto che questo more uxorio «leggero» è consentito anche tra parenti collaterali? Non che questo sia un problema per i libertari, ma per i teodem forse potrebbe esserlo. Il tutto con la benedizione di attoniti impiegati agli sportelli dell&#8217;anagrafe, prevedibilmente spaesati tra dichiarazioni di convivenza contestuali o disgiunte e con obbligo di raccomandata al partner assente. Ci avevano promesso una legge umana e ragionevole. Umana lo è certamente, almeno nel senso dell&#8217;errare, ma sul ragionevole c&#8217;è qualche dubbio.</p>
<p><strong>Una legge cattiva</strong> Tralasciando la macabra norma di cui all&#8217;articolo 2, che esclude la possibilità di accedere al Dico a chi ha ammazzato o tentato di uccidere il coniuge o il convivente del partner, veniamo alla cattiveria pura e semplice su uno dei punti che dovevano essere in teoria di più semplice soluzione: il riconoscimento del diritto di assistere il convivente in ospedale. In questo caso non c&#8217;erano oneri per nessuno e bastava fare appello a un minimo di umana (appunto) comprensione per situazioni drammatiche nelle quali ciascuno purtroppo può trovarsi nella vita. In ospedale è normale che, se si tratta di assistere qualcuno fuori dagli orari di visita o di parlare del suo stato di salute con i medici, il personale chieda: «Lei chi è?». E accade purtroppo che qualche medico o infermiere bigotto cacci via compagni e compagne di una vita con il pretesto che non sono parenti. La legge quindi doveva specificare che le strutture sanitarie hanno l&#8217;obbligo di riconoscere la titolarità del convivente ad assistere il partner ammalato. Invece l&#8217;articolo 4 recita che «le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e assistenza». E se caso vuole che si finisca in una clinica gestita da preti poco misericordiosi o ci si imbatta in un&#8217;arcigna caposala ratzingeriana come la mettiamo? Questo la legge non lo dice. <strong>Ciò che più preme a chi ci governa è non riconoscere esplicitamente il carattere pubblico</strong>, ovvero l&#8217;opponibilità ai terzi, delle unioni non coniugali. Al problema si può almeno parzialmente ovviare grazie all&#8217;articolo 5, che prevede la delega scritta al convivente quale rappresentante in caso di malattia che comporti incapacità di intendere e di volere. Ma nessuno dica che è umano costringere le persone ad andare in ospedale sventolando le carte bollate magari per farsi largo in mezzo a una folla di ostili parenti di sangue del malato o (corna facendo) moribondo. Il disegno di legge dimentica poi, e non si è capito perché, il <strong>diritto di visita in carcere</strong>, altro punto dolente dell&#8217;assenza di diritti per chi non vuole o soprattutto non può sposarsi.</p>
<p><strong>Pensione? Ratzinger non vuole</strong> Di pensione di reversibilità poi non se ne parla proprio. Qui Ruini non vuole ma Padoa Schioppa nemmeno, perché le coperture finanziarie sono una cosa seria mentre <strong>i contributi versati da chi convive more uxorio sono una barzelletta</strong>. La faccenda è demandata al riordino dell&#8217;intero sistema pensionistico (leggi campa cavallo che l&#8217;erba cresce). Ma per quando dovesse essere finalmente affrontata sono circolate ipotesi da brivido. Come il lunghissimo lasso di tempo (da 5 a 15 anni e solo dall&#8217;entrata in vigore della legge sui «Dico») di durata della convivenza per accedere a un diritto che chi si sposa riceve molto più in fretta. O come il riconoscimento della reversibilità in misura minore di quella prevista per i coniugi. Altro che metodo contributivo e altro che «niente matrimoni di serie b». Questa impostazione penalizzante è peraltro confermata dalle norme sui diritti successori (almeno nove anni di convivenza prima di avere titolo all&#8217;eredità) e sull&#8217;obbligo di corrispondere gli alimenti in caso di separazione. Lo si prevede solo nel caso in cui uno dei due partner «versi in stato di bisogno» e non sia in grado di mantenersi. E solo dopo almeno tre anni di convivenza e «per un periodo determinato in base alla durata della convivenza». Come i punti fedeltà del supermercato: più ne accumuli e più aumentano i premi.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Febbraio-2007/art15.html">Fonte: ilManifesto.it</a></p>
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		<title>Berlusconi: «Nozze di serie B, spaccheranno il governo»</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 14:33:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I Dico sono «un matrimonio di serie B». Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi boccia senza appello la legge sui diritti di convivenza. Secondo l&#8217;ex premier, è stato svilito il significato di famiglia. «Arriveranno alle adozioni gay», prevede Berlusconi in una lunga intervista al Messaggero. E assicura: «Nessun senatore di Forza Italia voterà con il governo», anche se conferma che lascerà libertà di coscienza: «Su temi di questo tipo &#8211; dice Berlusconi &#8211; in un partito liberale, la libertà...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/11/berlusconi-nozze-serie-spaccheranno-governo/" title="Read Berlusconi: «Nozze di serie B, spaccheranno il governo»">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Dico sono «un matrimonio di serie B». Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi boccia senza appello la legge sui diritti di convivenza. Secondo l&#8217;ex premier, è stato svilito il significato di famiglia. «Arriveranno alle adozioni gay», prevede Berlusconi in una lunga intervista al Messaggero. E assicura: «Nessun senatore di Forza Italia voterà con il governo», anche se conferma che lascerà libertà di coscienza: «Su temi di questo tipo &#8211; dice Berlusconi &#8211; in un partito liberale, la libertà di coscienza è doverosa». «Su questa legge &#8211; prosegue il leader di centrodestra &#8211; l&#8217;Unione non riuscirà a mantenersi compatta e accelererà la sua disgregazione».<br />
Una più rosea previsione sulla tenuta della maggioranza arriva invece da un altro detrattore dei Dico, il ministro Mastella: «Escludo che sui Dico il governo sia a rischio» sostiene il Guardasigilli secondo cui però che il disegno di legge del governo sui diritti dei conviventi in Senato non passerà: «Per questa legge mancano i numeri, in Senato i Dico non passeranno» assicura Mastella in un’intervista al quotidiano «La Stampa». Il ministro spiega che per capire che si va verso una bocciatura dei Dico «basta ascoltare i senatori a vita», sottolineando che «dato che il governo ha messo l’intera vicenda sul piano politico» mancherà il soccorso dai laici del centro-destra. «Io farò quello che ho detto, in Senato voterò contro, l’Udeur non ha mai sottoscritto il programma dell’Unione dove si parla di Pacs» spiega Mastella. Il ministro spiega che il ddl presentato dal governo «è uno sbaglio clamoroso perché ricompatta l’opposizione» e invita infine il governo a non «confidare in Berlusconi, il solito salvagente che ci tiene uniti. Preghiamo il Padreterno perché ci conservi Berlusconi a lungo in salute».</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/11/dico.shtml">Fonte: Corriere.it</a></p>
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		<title>Avvenire: convivenze, altro che equilibrio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 18:08:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«La famiglia ferita: arrivano i &#8220;Dico&#8221;». Così titola L&#8217;Osservatore Romano in merito al varo, da parte del Consiglio dei ministri straordinario di giovedì, della legge sui cosiddetti &#8220;diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi&#8221;. Altrettanto eloquente una nota del Sir: «Il giudizio su tale iniziativa di legge non può che essere nettamente negativo». «I cosiddetti &#8220;Dico&#8221; &#8211; scrive il Servizio di Informazione religiosa &#8211; appaiono destinati a produrre sul cruciale piano delle politiche sociali e di solidarietà problemi più gravi...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/10/avvenire-convivenze-altro-che-equilibrio/" title="Read Avvenire: convivenze, altro che equilibrio">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«La famiglia ferita: arrivano i &#8220;Dico&#8221;». Così titola L&#8217;Osservatore Romano in merito al varo, da parte del Consiglio dei ministri straordinario di giovedì, della legge sui cosiddetti &#8220;diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi&#8221;. Altrettanto eloquente una nota del Sir: «Il giudizio su tale iniziativa di legge non può che essere nettamente negativo». «<strong>I cosiddetti &#8220;Dico</strong>&#8221; &#8211; scrive il Servizio di Informazione religiosa &#8211; <strong>appaiono destinati a produrre sul cruciale piano delle politiche sociali e di solidarietà problemi più gravi di quelli che si ci si ripromette di affrontare</strong>». Il ddl, secondo l&#8217;agenzia promossa dalla Cei, «minaccia, infatti, di incidere pesantemente &#8211; per intenzioni palesi e per conseguenze prevedibili &#8211; sul futuro della nostra società nazionale sia dal punto di vista giuridico, sia a livello culturale e di costume sia, infine, nella concreta ricaduta sulla vita delle famiglie italiane». Una somma di motivi dunque, «e non certo un qualche astratto e pregiudiziale &#8220;anatema&#8221;», che induce a formulare una valutazione negativa. «Nonostante il faticoso lavoro di scrittura e riscrittura che ha impegnato importanti membri del governo &#8211; afferma il Sir -, si è insomma raggiunto un proclamato &#8220;punto di equilibrio&#8221; tra i diversi orientamenti presenti nella coalizione di maggioranza che, in realtà, <strong>non assicura affatto un serio equilibrio tra l&#8217;inderogabile tutela delle persone che costituiscono una famiglia fondata sul matrimonio e le accresciute prerogative riconosciute</strong> &#8211; a partire da diritti e doveri già affermati da tempo &#8211; <strong>ai protagonisti di libere convivenze</strong>». Basta portare a riprova infatti l&#8217;aspetto dei diritti successori: «Con il groviglio di ipotesi di concorso all&#8217;eredità tra un convivente e il figlio o i figli dell&#8217;altro partner, per rendersi conto delle questioni che rischiano dolorosamente di aprirsi». Secondo il Sir, poi, non ci si può nascondere «il fortissimo impatto sull&#8217;opinione pubblica delle premesse ideologiche dell&#8217;iniziativa che è stata assunta. Si parla di &#8220;Dico&#8221; ma si pensa a &#8220;Pacs&#8221;, e soprattutto si prefigura una escalation legislativa in questo senso». Il ddl, riferisce poi L&#8217;Osservatore Romano , «nelle intenzioni del governo dovrebbe disciplinare diritti e doveri delle persone conviventi», omosessuali ed eterosessuali. «Dal punto di vista politico &#8211; aggiunge il quotidiano della Santa Sede -, a parte la posizione dell&#8217;Udeur di Mastella, il centrodestra ha già dichiarato la sua contrarietà, pur essendo disponibile ad un dibattito parlamentare che partirà dal Senato. Il governo, infatti, sembra intenzionato a non porre la fiducia sul provvedimento, per non legare le proprie sorti ai &#8220;Dico&#8221; e per cercare sponde nell&#8217;altro schieramento politico. Per il momento però sembra non ci siano le condizioni per un&#8217;intesa &#8220;bipartisan&#8221;. Il disegno di legge illustrato dai ministri Pollastrini e Bindi non piace a nessuno del centrodestra, almeno stando alle prime dichiarazioni. Tra gli altri, Rocco Buttiglione parla di un provvedimento fortemente simbolico, che lede la famiglia. Lo stesso sostiene Gianni Alemanno, di Alleanza Nazionale, che vede molti diritti della famiglia lesi dai diritti che verrebbero riconosciuti ai conviventi con questi cosiddetti &#8220;Dico&#8221;».</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_02_10/articolo_725954.html">Fonte: Avvenire.it </a></p>
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		<title>Ma io dico che così è meglio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 17:57:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si può affermare tutto il male possibile dei Dico, a partire dall&#8217;acronimo, che sembra scelto apposta per dare loro meno importanza. Sono certamente frutto di un compromesso fra le due anime del governo, quella della sinistra cattolica e quella della sinistra-sinistra; sono un tentativo attento a non scontentare troppo la Chiesa e finiscono per istituire una specie di matrimonio minore, di seconda fila, per cittadini di serie B. È però indubbio che qualcosa andasse fatto per sanare la situazione delle...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/10/dico-che-cosi-meglio/" title="Read Ma io dico che così è meglio">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="xtesto_notizie"> Si può affermare tutto il male possibile dei Dico, a partire dall&#8217;acronimo, che sembra scelto apposta per dare loro meno importanza. Sono certamente frutto di un compromesso fra le due anime del governo, quella della sinistra cattolica e quella della sinistra-sinistra; sono un tentativo attento a non scontentare troppo la Chiesa e finiscono per istituire una specie di matrimonio minore, di seconda fila, per cittadini di serie B. È però indubbio che qualcosa andasse fatto per sanare la situazione delle coppie di fatto &#8211; omosessuali o eterosessuali che siano &#8211; riconoscendo alla loro unione diritti e doveri, anche senza il matrimonio. Forse perché non sembrasse creata su misura per i gay, la nuova legge fa anche di più, estendendo diritti e tutele a tutti i conviventi, pure a quelli legati soltanto da rapporti di affetto e amicizia, parentela e solidarietà.<br />
È vero, la Costituzione tutela la famiglia. Ma se la società sta andando, in Italia come nel resto del mondo occidentale, in direzione contraria alla famiglia tradizionale, è la Costituzione che deve venire adeguata ai nuovi stili di vita dei cittadini e della società, non viceversa. È giusto che due persone che hanno liberamente deciso di vivere insieme tanti anni siano responsabili l&#8217;una per l&#8217;altra in materia di cure e abbiano poi diritto a una parte della reciproca eredità. Lo stesso vale per il diritto alla casa e così via. È una questione di civiltà e di libertà.<br />
Male ha fatto il governo, dunque, a presentare alla società italiana un provvedimento di simile portata con un decreto legge, piuttosto che con un normale dibattito parlamentare. Anche perché, così facendo, forse costringerà la Destra a un&#8217;opposizione per blocchi contrapposti soffocando la voce e il contributo di chi, nella Casa delle Libertà, non è sfavorevole a una regolamentazione in materia. C&#8217;è da augurarsi però che la Destra non cada in un simile tranello. Questa infatti è proprio una di quelle riforme che sarebbero dovute partire dalla Casa delle Libertà, quando era al governo, come semplice affermazione di un principio liberale. [&#8230;]</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=155747">L&#8217;articolo completo di Giordano Bruno Guerri è raggiungibile sul sito del Giornale</a></p>
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		<title>Papa: no a disordine affettivo e confusione sul matrimonio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 16:10:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#8217; importante, secondo Benedetto XVI, che nel mondo di oggi l&#8217;uomo non si lasci travolgere da una visione del mondo in cui predominino &#8221;le relazioni affettive disordinate e la confusione sul matrimonio&#8221;. E&#8217; quanto ha ripetuto questa mattina il Pontefice ricevendo in udienza una delegazione dell&#8217;Accademia di Scienze Politiche e Morali di Parigi. Il Papa ha affermato che &#8221;A tutt&#8217;oggi e&#8217; importante che l&#8217;uomo non si lasci ostacolare dalle catene esteriori quali il relativismo, la ricerca de potere e del...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/10/papa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio/" title="Read Papa: no a disordine affettivo e confusione sul matrimonio">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="Testo">E&#8217; importante, secondo Benedetto XVI, che nel mondo di oggi l&#8217;uomo non si lasci travolgere da una visione del mondo in cui predominino &#8221;le relazioni affettive disordinate e la confusione sul matrimonio&#8221;. E&#8217; quanto ha ripetuto questa mattina il Pontefice ricevendo in udienza una delegazione dell&#8217;Accademia di Scienze Politiche e Morali di Parigi. Il Papa ha affermato che &#8221;A tutt&#8217;oggi e&#8217; importante che l&#8217;uomo non si lasci ostacolare dalle catene esteriori quali il relativismo, la ricerca de potere e del profitto ad ogni costo, le relazioni affettive disordinate, la confusione intorno al matrimonio e il non riconoscere l&#8217;essere umano in tutte le tappe della sua esistenza&#8221;. &#8221;E&#8217; nostro dovere &#8211; ha detto ancora il Pontefice &#8211; avere il coraggio di ricordare ai nostri contemporanei cio&#8217; che davvero sono l&#8217;uomo e l&#8217;umanita&#8221;&#8217;.</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.iltempo.it/PopUp.aspx?id=ADN20070210133909">Lancio Adnkronos </a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F10%2Fpapa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio%2F&amp;linkname=Papa%3A%20no%20a%20disordine%20affettivo%20e%20confusione%20sul%20matrimonio" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F10%2Fpapa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio%2F&amp;linkname=Papa%3A%20no%20a%20disordine%20affettivo%20e%20confusione%20sul%20matrimonio" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F10%2Fpapa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio%2F&amp;linkname=Papa%3A%20no%20a%20disordine%20affettivo%20e%20confusione%20sul%20matrimonio" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F10%2Fpapa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio%2F&amp;linkname=Papa%3A%20no%20a%20disordine%20affettivo%20e%20confusione%20sul%20matrimonio" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F10%2Fpapa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio%2F&#038;title=Papa%3A%20no%20a%20disordine%20affettivo%20e%20confusione%20sul%20matrimonio" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/02/10/papa-disordine-affettivo-confusione-sul-matrimonio/" data-a2a-title="Papa: no a disordine affettivo e confusione sul matrimonio"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il ddl sulle unioni di fatto: ecco i passaggi fondamentali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2007 10:41:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le coppie di fatto in Italia sono 564 mila (rilevazione al 2003), il 3,9% del totale delle coppie. Questo è l&#8217;unico dato, certificato dall&#8217;Istituto di statistica (i sondaggi risalgono agli anni 2002-2003) sull&#8217;ampiezza del fenomeno nel nostro Paese. Un fenomeno in crescita (dieci anni primi, &#8217;94-&#8217;95, erano l&#8217;1,8%, meno della metà). Di queste il 46,7% è costituito da coppie in cui almeno un componente ha già vissuto una esperienza matrimoniale conclusasi con una separazione o un divorzio. È formato da...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/09/ddl-sulle-unioni-fatto-ecco-passagi-fondamentali/" title="Read Il ddl sulle unioni di fatto: ecco i passaggi fondamentali">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le coppie di fatto in Italia sono 564 mila (rilevazione al 2003), il 3,9% del totale delle coppie. Questo è l&#8217;unico dato, certificato dall&#8217;Istituto di statistica (i sondaggi risalgono agli anni 2002-2003) sull&#8217;ampiezza del fenomeno nel nostro Paese. Un fenomeno in crescita (dieci anni primi, &#8217;94-&#8217;95, erano l&#8217;1,8%, meno della metà). Di queste il 46,7% è costituito da coppie in cui almeno un componente ha già vissuto una esperienza matrimoniale conclusasi con una separazione o un divorzio. È formato da coppie di celibi e nubili il 47,2%. Le coppie di fatto sono soprattutto al Nord: rappresentano il 5,4% delle coppie nel Nord-Ovest e il 6,2% nel Nord-Est. Al Centro sono il 3,5% del totale. L&#8217;1,7% nel Sud e nelle Isole.<br />
<span class="span" id="U1202827327814hiB" style="font-weight: bold">FIGLI: NON CAMBIA NULLA</span>&#8211; Durante la conferenza stampa i ministri Bindi e Pollastrini hanno precisato che la legge non modifica in alcun modo la legislazione sui figli (riconoscimento, diritti legati alla maternità, adozioni eccetera).</p>
<div class="p"><span class="span" id="U1202827327814EzE" style="font-weight: bold">LE NOVITA&#8217; </span>&#8211; «Due persone maggiorenni, <span class="span" id="U1202827327814TMD" style="font-weight: bold">anche dello stesso sesso</span>, unite da reciproci <span class="span" id="U1202827327814wED" style="font-weight: bold">vincoli affettivi</span>, che convivono e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta, adozione, affiliazione, tutela, curate o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti e delle facoltà stabiliti dalla presente legge». Ecco l&#8217;attacco della nuova legge, che decide di esplicitare come la coppia che va a formarsi può essere anche composta da persone dello stesso sesso.<br />
Ecco alcune <span class="span" id="U1202827327814qLC" style="font-weight: bold">esclusioni</span>: non possono unirsi le persone che hanno rapporti di lavoro (per esempio un/a badante con l&#8217;assistito/a). Circa le false dichiarazioni, la legge prevede alcune <span class="span" id="U1202827327814xXD" style="font-weight: bold">pene</span>: per una falsa dichiarazione di convenienza si rischia da uno a tre anni di carcere e una multa da 3 mila a 10 mila euro. Naturalmente non è possibile dichiarare unilateralmente la cosa, poichè la convivenza deve essere certificata da entrambi. La legge prevede che possano essere riconosciute <span class="span" id="U12028273278145hH" style="font-weight: bold">retroattivamente </span>le coppie in essere. «Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni».<br />
La <span class="span" id="U12028273278140VH" style="font-weight: bold">dichiarazione </span>che le coppie di fatto faranno davanti all&#8217;ufficiale dell&#8217;anagrafe sarà «<span class="span" id="U1202827327814Ow" style="font-weight: bold">contestuale</span>» e non «congiunta» come recitava il primo testo messo a punto da Barbara Pollastrini, nè «disgiunta» come proponeva Rosi Bindi. In buona sostanza, non è prevista esplicitamente, ma nemmeno negata alla radice, la possibilità che i conviventi possano recarsi insieme a registrare la propria unione: potranno farlo oppure no.<br />
<span class="span" id="U1202827327814VfG" style="font-weight: bold">I DIRITTI </span>&#8211; Ecco alcuni passaggi pratici della legge:<br />
<span class="span" id="U1202827327814QGH" style="font-weight: bold">Malattia</span>: «Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private regolano l&#8217;esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell&#8217;altro convivente».<br />
<span class="span" id="U12028273278148LG" style="font-weight: bold">Case popolari:</span> le coppie potranno accedere alle liste regionali<br />
<span class="span" id="U12028273278144PC" style="font-weight: bold">Affitti</span>: Sarà possibile subentrare nel contratto in caso di morte del partner.<br />
<span class="span" id="U1202827327814WTH" style="font-weight: bold">Ricongiungimento</span>: dopo tre anni di convivenza scatta il diritto ad avvicinarsi al partner in caso di trasferimeno in altra sede.<br />
<span class="span" id="U1202827327814i0F" style="font-weight: bold">Eredità</span>: Serviranno almeno 9 anni di convivenza (ma, come si è detto, è possibile anche una dichiarazione retroattiva) per far scattare il diritto alla successione. Dopo questo periodo «il convivente concorre alla successione legittima dell&#8217;altro convivente avendo diritto a un terzo dell&#8217;eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se due o più figli».<br />
<span class="span" id="U1202827327814OC" style="font-weight: bold">Gli alimenti:</span> anche in questo caso il diritto scatta dopo un certo lasso di tempo, qui 3 anni. «Nell&#8217;ipotesi in cui uno dei due conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l&#8217;altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purchè perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza». L&#8217;obbligo di versare gli alimenti, cessa qualora l&#8217;avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza registrata all&#8217;anagrafe.</div>
<p><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/08/scheda_fatto.shtml" target="_blank">Fonte: Corriere.it</a></p>
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