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	<title>cristiani &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Il Vaticano: &#8220;Medici, politici e giudici siate obiettori in difesa della vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2007 21:26:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;obiezione di coscienza in difesa della vita è esercizio doveroso per medici, farmacisti, infermieri e giudici coinvolti nella tutela della vita umana individuale, &#8220;laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettano in pericolo&#8221;. E poi un capitolo intero per rinnovare la condanna contro l&#8217;eutanasia e la pillola abortiva. La dichiarazione finale della XIII assemblea della Pontificia accademia per la vita chiede maggiore tutela del diritto di obiezione di coscienza per &#8220;proteggere i diritti specialmente dei soggetti più fragili ed...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/03/17/vaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita/" title="Read Il Vaticano: &#8220;Medici, politici e giudici siate obiettori in difesa della vita&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obiezione di coscienza in difesa della vita è esercizio doveroso per medici, farmacisti, infermieri e giudici coinvolti nella tutela della vita umana individuale, &#8220;laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettano in pericolo&#8221;. E poi un capitolo intero per rinnovare la condanna contro l&#8217;eutanasia e la pillola abortiva. La dichiarazione finale della XIII assemblea della Pontificia accademia per la vita chiede maggiore tutela del diritto di obiezione di coscienza per &#8220;proteggere i diritti specialmente dei soggetti più fragili ed indifesi&#8221;.<br />
Il monito espresso dalla Pontificia Accademia non lascia appello. Chiede una mobilitazione del popolo cattolico come aveva fatto <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/benedettoxvi-12/papa-divorziati/papa-divorziati.html"><u>pochi giorni fa</u></a> Papa Benedetto XVI rivolgendosi alla coscienza dei politici chiamati a discutere la nuova legislatura sulle coppie di fatto. [&#8230;]<br />
La dichiarazione fa riferimento all&#8217;enciclica Evangelium vitae &#8220;particolarmente nella prospettiva dell&#8217;adesione dei cristiani ai programmi proposti dai partiti politici&#8221;. Il testo è diviso in otto punti e sottolinea nei preliminari che sia imprescindibile la difesa del diritto di obiezione di coscienza, &#8220;elemento destabilizzante del quietismo delle coscienze&#8221; che stenta ad essere riconosciuto. &#8220;Desideriamo sottolineare &#8211; prosegue il testo &#8211; come, in particolare per le professioni sanitarie, sia difficile l&#8217;esercizio del diritto all&#8217;obiezione di coscienza, dal momento che questo diritto viene generalmente riconosciuto alle singole persone, e non alle strutture ospedaliere o associazioni&#8221;. [&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/esteri/benedettoxvi-13/papa-medici-politici/papa-medici-politici.html" target="_blank">Fonte: repubblica.it </a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F03%2F17%2Fvaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita%2F&amp;linkname=Il%20Vaticano%3A%20%E2%80%9CMedici%2C%20politici%20e%20giudici%20siate%20obiettori%20in%20difesa%20della%20vita%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F03%2F17%2Fvaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita%2F&amp;linkname=Il%20Vaticano%3A%20%E2%80%9CMedici%2C%20politici%20e%20giudici%20siate%20obiettori%20in%20difesa%20della%20vita%E2%80%9D" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F03%2F17%2Fvaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita%2F&amp;linkname=Il%20Vaticano%3A%20%E2%80%9CMedici%2C%20politici%20e%20giudici%20siate%20obiettori%20in%20difesa%20della%20vita%E2%80%9D" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F03%2F17%2Fvaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita%2F&amp;linkname=Il%20Vaticano%3A%20%E2%80%9CMedici%2C%20politici%20e%20giudici%20siate%20obiettori%20in%20difesa%20della%20vita%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F03%2F17%2Fvaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita%2F&#038;title=Il%20Vaticano%3A%20%E2%80%9CMedici%2C%20politici%20e%20giudici%20siate%20obiettori%20in%20difesa%20della%20vita%E2%80%9D" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/03/17/vaticano-medici-politici-giudici-siate-obiettori-difesa-della-vita/" data-a2a-title="Il Vaticano: “Medici, politici e giudici siate obiettori in difesa della vita”"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I diversi e la carità cristiana</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 18:55:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio articolo &#8216;Chi non ama i diversi non è cristiano&#8217;, pubblicato su &#8216;Repubblica&#8217; il 10 scorso ha indotto molti lettori a scrivermi. Alcuni consentendo con le mie tesi, ma i più dissentendo, specie con la titolazione di quel mio scritto che a loro è sembrata troppo assertiva e quindi forzata rispetto al testo.  [&#8230;] Naturalmente si può dissentire da esso. Si può cioè sostenere che un cristiano e la sua fede, anche quando è intensamente sentita e praticata, non...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/28/diversi-carita-cristiana/" title="Read I diversi e la carità cristiana">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio articolo &#8216;Chi non ama i diversi non è cristiano&#8217;, pubblicato su &#8216;Repubblica&#8217; il 10 scorso ha indotto molti lettori a scrivermi. Alcuni consentendo con le mie tesi, ma i più dissentendo, specie con la titolazione di quel mio scritto che a loro è sembrata troppo assertiva e quindi forzata rispetto al testo.  [&#8230;] Naturalmente si può dissentire da esso. Si può cioè sostenere che un cristiano e la sua fede, anche quando è intensamente sentita e praticata, non comporta necessariamente l&#8217;amore per i diversi. Non odiarli, certo; fare di tutto per recuperarli e redimerli dalla loro peccaminosa diversità. Ma amarli è un&#8217;altra cosa ed è un sentimento ineffabile che non nasce per un atto di volontà né interno alla persona né, tanto meno, esterno e fosse pure proveniente da un comandamento di Dio.<br />
Alcune di quelle lettere si concentrano sull&#8217;amore del prossimo. Il prossimo &#8211; così mi scrivono questi lettori &#8211; non si compone di diversi ma, appunto, di &#8216;prossimi&#8217;, cioè di nostri simili. Possono essere più deboli, ammalati, infinitamente poveri e derelitti, ma comunque simili. Quella somiglianza è radice comune e suscita, deve suscitare, la nostra com-passione [&#8230;] Ma la questione è diversa per i diversi. I quali sono tali non per errori o ingiustizie della società alle quali va posto riparo, ma per loro libera scelta. Hanno scelto di essere diversi. E l&#8217;hanno scelto in un aspetto delicatissimo, quello dell&#8217;amore sessuale. Amore contro natura. Amore contro la specie alla quale appartengono ma che mettono a rischio precludendosi volontariamente di alimentarla con la procreazione. Amarli non può dunque avere altro significato che convincerli a ritornare entro la norma non tanto della legge ma della natura.  Questo &#8211; mi scrivono &#8211; è ciò che si può e si deve chiedere al buon cristiano e a questo compito di &#8216;redenzione&#8217; il buon cristiano non può sottrarsi. [&#8230;] ho notato con piacere che restringono il campo del dissenso: nessuno di essi ha trovato da dire sulle coppie di fatto eterosessuali, quale che sia la loro etnia e religione. Il problema &#8211; almeno per i nostri lettori &#8211; si pone soltanto per l&#8217;aspetto dell&#8217;omosessualità e la ragione evocata è nel fatto che ci si trovi in presenza di un comportamento &#8216;contro natura&#8217;, in gran parte volontario. Come tale dev&#8217;essere indotto a rientrare nei canoni naturali e non dev&#8217;essere istituzionalizzato da una legge.<br />
Ecco allora le mie risposte cominciando dall&#8217;aspetto religioso della questione che interessa anche &#8211; ovviamente &#8211; le persone non credenti.<br />
Le religioni, soprattutto quelle monoteistiche, affratellate dalla discendenza da Abramo, vedono nella famiglia la cellula principale della società. Ed è così, è un dato di fatto dal quale non si può prescindere. &#8220;Onora il padre e la madre&#8221; prescrive il decalogo mosaico. Secondo il Pentateuco la discendenza adamitica deriva da Caino, anche questo è un dato di fatto. Non costitutivo però del peccato originale che deriva esclusivamente dalla disobbedienza ai voleri di Dio.<br />
Le religioni non qualificano la famiglia se non in un punto: il padre e la madre naturali. Tutto il resto è aperto alla evoluzione della società: monogamia, poligamia, famiglia allargata, patriarcato, matriarcato e ogni altra forma storicamente assunta. I figli di Abramo sono di Sara e di Rebecca, tanto per dire. Gesù di Nazareth in quanto persona umana non ha Giuseppe come padre, ma i suoi fratelli sì. Così dice la dottrina anche se i Vangeli sono assai reticenti su questo punto.<br />
Quanto a Gesù, la sua predicazione mette la famiglia in posizione subordinata rispetto all&#8217;apostolato. Invita i suoi discepoli ad abbandonarla per seguire lui e la sua missione salvifica. [&#8230;]<br />
I diversi fanno parte del prossimo con cui identificarsi? La domanda come alcuni lettori me l&#8217;hanno posta è sottile e importante. Secondo me la risposta è connessa all&#8217;evoluzione storica della società. I cristiani dei primi secoli prendevano atto del fatto che gli schiavi erano diversi. Secondo la legge e la consuetudine gli schiavi erano &#8216;non persone&#8217; e anche se ben voluti e ben trattati restavano &#8216;non persone&#8217;. La novità del messaggio cristiano fu quella di riscattarli al rango di persone anche se il loro stato giuridico rimase per lungo tempo quello di schiavi. La nuova religione non predicò affatto che fossero liberati, non predicò l&#8217;abolizione della schiavitù. La sua rivoluzione fu quella di proclamare che al cospetto di Dio erano persone.  La schiavitù permase fino alla Rivoluzione francese. Ci furono schiavi perfino nelle corti papali del Rinascimento. Dei servi della gleba non parliamo neppure. Erano diversi? Sì, erano diversi e considerati diversi. Per i veri cristiani rientravano nel concetto di prossimo? Sì, rientravano in quel concetto di affratellamento e spesso i loro figli venivano &#8216;liberati&#8217;. I figli.<br />
Viviamo in tempi diversi. Ditemi voi se dobbiamo ancora considerare e trattare giuridicamente in modo diverso gli omosessuali e le convivenze da essi liberamente costituite. Quelle convivenze generano diritti. Dobbiamo ignorarli? Dobbiamo negare ad essi riconoscimento giuridico almeno tutte le volte in cui quei diritti intrecciano i diritti dei terzi ed hanno pertanto bisogno d&#8217;una normativa &#8216;erga omnes&#8217;? Lascio ai lettori la risposta, ma secondo me il cristiano che nega quel riconoscimento non è un cristiano perché rinnega la carità in uno dei punti nevralgici in cui dovrebbe manifestarsi.</p>
<p><a target="_blank" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/I-diversi-e-la-carita-cristiana/1457367/1&#038;ref=hpsp">L&#8217;articolo di Eugenio Scalfari, con uno spazio per i commenti, è stato pubblicato sul sito dell&#8217;Espresso </a></p>
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		<title>Il boia non fa festa: quattro condannati</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 07:59:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il commento più sprezzante è quello di Yoshihisa Komori, l&#8217;intellettuale neocon più noto in Giappone: «Non capisco perché i cristiani pretendano che il giorno di Natale tutto il mondo si fermi. Non è così: In Giappone il giorno di Natale si lavora, si va a scuola, la Borsa è aperta: si può anche impiccare». Come ragionamento, non fa una grinza. E così in Giappone il giorno di Natale, in tre diversi carceri, sono stati impiccati &#8211; nell&#8217;usuale segretezza &#8211; quattro...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/28/boia-non-festa-quattro-condannati/" title="Read Il boia non fa festa: quattro condannati">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il commento più sprezzante è quello di Yoshihisa Komori, l&#8217;intellettuale neocon più noto in Giappone: «Non capisco perché i cristiani pretendano che il giorno di Natale tutto il mondo si fermi. Non è così: In Giappone il giorno di Natale si lavora, si va a scuola, la Borsa è aperta: si può anche impiccare». Come ragionamento, non fa una grinza. E così in Giappone il giorno di Natale, in tre diversi carceri, sono stati impiccati &#8211; nell&#8217;usuale segretezza &#8211; quattro detenuti, due dei quali avevano oltre 70 anni ed erano nel braccio della morte da oltre dieci anni. Un tragico passo indietro rispetto alle speranze nate dalla moratoria di fatto imposta dall&#8217;ex ministro Seiken Sugiura, fervente buddista, che nel corso del suo breve mandato (poco più di un anno) si era rifiutato di firmare i decreti di esecuzione. Ma nel governo di rapaci messo insieme da Shinzo Abe, nipote di un criminale di guerra graziato dagli Stati Uniti e divenuto negli anni &#8217;60 addirittura primo ministro, il falchetto Jinen Nagase, attuale ministro della giustizia, ha voluto subito dimostrare di che pasta son fatti i suoi artigli. A parlamento chiuso per le vacanze invernali, ha firmato senza esitazione l&#8217;autorizzazione ad eseguire quattro condanne. [&#8230;]<br />
Il Giappone è uno dei 69 paesi dove la pena di morte è ancora prevista e praticata, contro i 128 che l&#8217;hanno abolita o sospesa. Le condanne vengono eseguite per impiccagione e all&#8217;improvviso, senza alcun apparente ordine logico e senza avvertire né il condannato, né i legali, né i familiari. Vi sono stati casi di condanne eseguite nei confronti di detenuti che avevano in corso istanze di revisioni, o richieste di perizie psichiatriche. Le esecuzioni sono avvolte nella più assoluta segretezza e arbitrarietà. Nemmeno i deputati possono accedere al braccio della morte. Ai sacerdoti dei vari culti viene chiesto espressamente &#8211; pena il rifiuto di consentire l&#8217;incontro con il condannato &#8211; di firmare una dichiarazione in cui si impegnano a non esprimere giudizi contrari alla pena di morte. [&#8230;]<br />
Negli ultimi tempi la comunità internazionale, ed in particolare il Consiglio d&#8217;Europa, hanno esercitato forti pressioni sul governo di Tokyo, chiedendo quanto meno un moratoria alle esecuzioni e minacciando la revoca dello status di «osservatore». Ma senza successo. Di «provocazione» ha parlato l&#8217;onorevole Shizuka Kamei, un ex capo della polizia convertitosi al buddismo e oggi presidente della lega parlamentare per l&#8217;abolizione della pena di morte: «Domani un tribunale deve decidere sulla riapertura di un caso controverso: ordinare oggi le esecuzioni rappresenta una pesante opera di intimidazione nei confronti della magistratura».</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Dicembre-2006/art39.html" target="_blank">Fonte: ilManifesto.it</a></p>
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		<title>Il Natale, Welby, Dio e il senso della vita</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Dec 2006 21:44:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Natale, la vita che rinasce secondo il significato ancestrale della festa, mi sembra che doni un senso positivo, un senso natalizio direi, alla stessa vicenda di Welby, che invece è vista solo nei suoi aspetti negativi e funerei. Sul tema dell&#8217;eutanasia molto si parla in termini politici, biologici, medici, giuridici. E già questo è un segno di maturazione della coscienza collettiva in campo etico. Poco si è parlato e si parla però delle radici inconsce che condizionano le nostre...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/25/natale-welby-dio-senso-della-vita/" title="Read Il Natale, Welby, Dio e il senso della vita">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo">Il Natale, la vita che rinasce secondo il significato ancestrale della festa, mi sembra che doni un senso positivo, un senso natalizio direi, alla stessa vicenda di Welby, che invece è vista solo nei suoi aspetti negativi e funerei. Sul tema dell&#8217;eutanasia molto si parla in termini politici, biologici, medici, giuridici. E già questo è un segno di maturazione della coscienza collettiva in campo etico. Poco si è parlato e si parla però delle radici inconsce che condizionano le nostre scelte. Sono consapevole di addentrarmi in un tema complesso, che richiede ben altro spazio. Ritengo ne valga la pena anche a costo di qualche approssimazione.<br />
La cosa più inquietante è che il rifiuto opposto alla richiesta di Welby viene attribuito al volere di Dio, cioè parandosi dietro al principio di natura. Ma il Dio che ha rifiutato a Welby, come a decine di malati terminali, il diritto di essere aiutato a morire con dignità, il Dio a cui si appellano le forze politiche d&#8217;ispirazione cristiana contrarie a qualsiasi legge che regoli con saggezza l&#8217;eutanasia e altri aspetti dell&#8217;etica come le coppie di fatto, la fecondazione assistita, ecc., è lo stesso tenero bambinello del Natale, portatore di una profezia di universale rinascita? Sì, bisogna ammetterlo è lo stesso Dio. L&#8217;identificazione di Gesù col Dio onnipotente, creatore e padrone assoluto della vita e della morte, è frutto di una codificazione iniziata fin dai primi secoli dell&#8217;era cristiana, con qualche aggancio già nei Vangeli. Sta proprio in quella identificazione, la chiave della grande vittoria del cristianesimo e il suo affermarsi come religione dell&#8217;Impero. Il Dio della codificazione dogmatica cristiana scioglie i cuori quando è nella mangiatoia, incute terrore quando è sul trono simbolico dell&#8217;onnipotenza. Al fondo dei problemi etici che agitano il nostro tempo c&#8217;è questo Dio tenero per certi aspetti e terrificante per altri. Il cristianesimo codificato, al cui interno sempre c&#8217;è stata una ricerca alternativa condannata però come eretica, ha umanizzato Dio onnipotente ma non l&#8217;ha detronizzato. Anzi ha reso più condizionante la paura di lui.<br />
Della paura di una onnipotenza che ci sovrasta, che si chiami Dio o Natura o Destino, sono vittime credenti e non-credenti. Ci sarà anche una certa dose di razionalità nell&#8217;intransigenza etica, ma ritengo per lunga esperienza di anime, che l&#8217;irrazionalità della paura giochi un ruolo fondamentale. La paura dell&#8217;onnipotenza che ci tiene in pugno è sepolta da millenni nell&#8217;inconscio collettivo, nella zona più oscura della vita individuale e sociale. Quella paura non basta esorcizzarla con esercizi solo mentali; non ritengo sufficiente per es. il negazionismo ateista. Perché dal profondo essa emerge in forme mascherate. L&#8217;appellarsi senza mediazioni al giuramento d&#8217;Ippocrate o alla superiorità delle competenze scientifiche e tecniche e perfino all&#8217;insindacabilità della magistratura, ad esempio, può essere usato proprio come esorcismo della paura dall&#8217;astuzia di una mente astratta.<br />
La paura, sepolta nella zona più oscura della vita, ha bisogno innanzi tutto di essere riconosciuta, narrata e analizzata. Le emergenze etiche possono essere l&#8217;occasione per dare finalmente cittadinanza a esperienze essenziali del vivere umano, per elaborare le nostre paure e ridarci il senso di una vita che ci appartiene non soltanto nella sua potenza ma anche nella sua finitezza. La quale finitezza è dinamica, è creativa, è perennemente generatrice. Tutto questo è anche un tema educativo. Dovremmo trovare i modi per trasmettere ai bambini e ai giovani un tale senso della vita e della morte. Il problema è che da soli non ci si fa e mancano luoghi per socializzare tali elaborazioni e esperienze. O forse non si cercano. E quando è il momento rimaniamo soli.<br />
Lo stesso Natale, oltre quell&#8217;immaginario che viene ribadito da mille simbologie, catechismi, luminarie, auguri, regali, presepi, panettoni, può essere forse un tempo propizio per accendere anche solo un lucignolo fumigante nell&#8217;interiorità e nelle relazioni che recuperi e attualizzi il senso ancestrale della rinascita e diradi un po&#8217; l&#8217;oscurità sulla strada del cammino verso la liberazione dalla paura del vivere e del morire. In questo senso mi sento di rivolgere l&#8217;augurio natalizio a Welby e a tutto ciò che nasce e muore e nasce senza fine.</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Dicembre-2006/art8.html">L&#8217;articolo di Enzo Mazzi è raggiungibile sul sito del Manifesto </a></p>
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		<title>«La Chiesa chiede solo libertà religiosa»</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 20:27:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Benedetto XVI è partito da Istanbul intorno alle 12,15 (ora italiana) dopo la sua visita di quattro giorni in Turchia, ed è atterrato all&#8217;aeroporto di Ciampino, a Roma, attorno alle 14,20. Ad accoglierlo c&#8217;era, tra gli altri, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il presidente della Conferenza episcopale italiana, Camillo Ruini. Papa Ratzinger, che ha ricevuto anche un messaggio di accoglienza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è poi rientrato in Vaticano a bordo di un elicottero. «La Chiesa...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/01/chiesa-chiede-solo-liberta-religiosa/" title="Read «La Chiesa chiede solo libertà religiosa»">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI è partito da Istanbul intorno alle 12,15 (ora italiana) dopo la sua visita di quattro giorni in Turchia, ed è atterrato all&#8217;aeroporto di Ciampino, a Roma, attorno alle 14,20. Ad accoglierlo c&#8217;era, tra gli altri, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il presidente della Conferenza episcopale italiana, Camillo Ruini. Papa Ratzinger, che ha ricevuto anche un messaggio di accoglienza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è poi rientrato in Vaticano a bordo di un elicottero.  «La Chiesa non vuole imporre nulla a nessuno, ma chiede solo di poter vivere liberamente per rivelare Gesù Cristo». Sono le parole dell&#8217;omelia di Benedetto XVI pronunciate durante la Messa nella chiesa cattolica del Santo Spirito a Istanbul, nell&#8217;ultimo giorno della sua visita in Turchia. Ad ascoltare la parole del Papa erano presenti oltre un migliaio di persone e tra queste anche il patriarca ortodosso Bartolomeo I, quello siro-ortodosso Filuksinos Cetin, l&#8217;armeno Mesrob II e i rappresentanti delle Chiese protestanti. Ratzinger ha parlato anche di unità tra tutti i cristiani ricordando Giovanni Paolo II: «In questa cattedrale 27 anni fa il mio predecessore auspicava che l&#8217;alba del nuovo millennio potesse sorgere su una Chiesa che ha ritrovato la sua piena unità». Ma il pontefice riconosce che «questo auspicio non si è ancora realizzato, ma il desiderio del Papa è sempre lo stesso». [&#8230;]<br />
Il pontefice ha poi lasciato la Turchia poco dopo mezzogiorno (ora italiana). «Per il pastore supremo della Chiesa cattolica il dialogo è un dovere, in particolare con l&#8217;islam.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/12_Dicembre/01/papa.shtml">Fonte: Corriere.it </a></p>
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		<title>Turchia: Papa, divisioni fra cristiani scandalo per il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2006 11:47:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8221;Le divisioni esistenti fra i cristiani sono uno scandalo per il mondo ed un ostacolo per la proclamazione del Vangelo&#8221;. E&#8217; quanto ha detto questa mattina Benedetto XVI intervenendo nel corso della Divina liturgia tenuta da Bartolomeo I nella chiesa patriarcale di San Giorgio a Istanbul. &#8221;Alla vigilia della propria passione e morte, il Signore, attorniato dai discepoli, prego&#8217; con fervore che essi fossero uno, cosi&#8217; che il mondo possa credere&#8221;, ha aggiunto Ratzinger. &#8221;E&#8217; solo attraverso la comunione fraterna...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/11/30/turchia-papa-divisioni-fra-cristiani-scandalo-per-mondo/" title="Read Turchia: Papa, divisioni fra cristiani scandalo per il mondo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Le divisioni esistenti fra i cristiani sono uno scandalo per il mondo ed un ostacolo per la proclamazione del Vangelo&#8221;. E&#8217; quanto ha detto questa mattina Benedetto XVI intervenendo nel corso della Divina liturgia tenuta da Bartolomeo I nella chiesa patriarcale di San Giorgio a Istanbul. &#8221;Alla vigilia della propria passione e morte, il Signore, attorniato dai discepoli, prego&#8217; con fervore che essi fossero uno, cosi&#8217; che il mondo possa credere&#8221;, ha aggiunto Ratzinger. &#8221;E&#8217; solo attraverso la comunione fraterna tra i cristiani &#8211; ha spiegato il Papa &#8211; e attraverso il reciproco amore che il messaggio dell&#8217;amore di Dio per ogni uomo e donna diverra&#8217; credibile. Chiunque getti uno sguardo realistico al mondo cristiano oggi scoprira&#8217; l&#8217;urgenza di tale testimonianza&#8221;. Quindi il Papa ha osservato che Simon Pietro e Andrea furono chiamati insieme a diventare pescatori di uomini. Ma lo stesso impegno prese forme differenti per ciascuno dei due fratelli. Simone, nonostante la sua personale fragilita&#8217;, fu chiamato &#8216;Pietro&#8217;, la &#8221;roccia&#8221; sulla quale sarebbe stata edificata la Chiesa; a lui in maniera particolare furono affidate le chiavi del Regno dei Cieli&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.iltempo.it" target="_blank">Fonte: ilTempo</a></p>
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		<title>Funerali di Gemayel, l&#8217;esercito blinda Beirut</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2006 09:34:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esercito schierato a Beirut per i funerali di Pierre Gemayel, il ministro libanese dell&#8217;industria e leader della comunità cristiana ucciso martedì in un attentato. Si prevede che alle esequie partecipino migliaia di persone, in particolare sostenitori della fazione anti-siriana. Circa 2.000 persone, con centinaia di bandiere libanesi e immagini bruciate del presidente siriano Bashar Assad e dei suoi supporter libanesi, si sono radunate di prima mattina. Gruppi di militari presidiano e bloccano tutti gli accessi a piazza dei Martiri, nel...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/11/23/funerali-gemayel-lesercito-blinda-beirut/" title="Read Funerali di Gemayel, l&#8217;esercito blinda Beirut">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esercito schierato a Beirut per i funerali di <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/11_Novembre/21/libano.shtml">Pierre Gemayel, il ministro libanese dell&#8217;industria e leader della comunità cristiana ucciso martedì in un attentato</a>. Si prevede che alle esequie partecipino migliaia di persone, in particolare sostenitori della fazione anti-siriana. Circa 2.000 persone, con centinaia di bandiere libanesi e immagini bruciate del presidente siriano Bashar Assad e dei suoi supporter libanesi, si sono radunate di prima mattina. Gruppi di militari presidiano e bloccano tutti gli accessi a piazza dei Martiri, nel centro della capitale, dove si trova la cattedrale di San Giorgio maronita dove alle 13 ora locale (le 12 italiane) si terrà la cerimonia. Nella notte sono state sistemate barriere sulle strade per impedire l&#8217;accesso in centro alle auto. Decine di blindati sono stati piazzati a distanza di 20 metri l’uno dall’altro sul raccordo che congiunge il centro della capitale con i quartieri periferici. Negozi, scuole, uffici e banche sono chiusi per lutto nazionale. Migliaia di cristiani maroniti si erano radunati questa mattina nel villaggio natale di Gemayel, Bikfaya, da dove è partito il corteo funebre. E a Beirut cresce la tensione e il timore di scontri, anche se Hezbollah, che prima dell&#8217;assassinio di Gemayel aveva annunciato manifestazioni di piazza per far cadere il governo di Siniora, ha dichiarato che non prenderà alcuna iniziativa di protesta fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata. [&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/11_Novembre/23/libano.shtml" target="_blank">Fonte: Corriere.it</a></p>
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		<title>«Bush troppo lontano da Gesù»</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 11:51:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli evangelici stanno perdendo la fede nel Partito repubblicano: questo è un fatto. Ora si tratta di vedere se imiteranno Indro Montanelli con la Democrazia Cristiana, tappandosi il naso per votare comunque i compagni del presidente Bush, oppure se rimarranno a casa in numero sufficiente da aprire le porte del Congresso all’opposizione. Gli evangelici sono cristiani protestanti conservatori, che dalla fine degli anni Settanta costituiscono lo zoccolo duro del Gop. L’alleanza cominciò col movimento Moral Majority del reverendo Jerry Falwell,...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/10/31/bush-troppo-lontano-gesu/" title="Read «Bush troppo lontano da Gesù»">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli evangelici stanno perdendo la fede nel Partito repubblicano: questo è un fatto. Ora si tratta di vedere se imiteranno Indro Montanelli con la Democrazia Cristiana, tappandosi il naso per votare comunque i compagni del presidente Bush, oppure se rimarranno a casa in numero sufficiente da aprire le porte del Congresso all’opposizione. Gli evangelici sono cristiani protestanti conservatori, che dalla fine degli anni Settanta costituiscono lo zoccolo duro del Gop. L’alleanza cominciò col movimento Moral Majority del reverendo Jerry Falwell, che allineò le truppe dei fedeli dietro al carro del presidente Reagan, e da allora in poi non è mai stata rotta, anche se ha attraversato alti e bassi. Considerano la Bibbia, spesso nel suo significato letterale, come l’autorità definitiva tanto nelle questioni di fede, quanto in quelle pratiche. I loro gruppi sono separati, ma nel complesso i membri superano i cattolici, che negli Usa sono circa 60 milioni. Quasi tutti gli analisti concordano sul fatto che nel 2004 la destra religiosa ha dato a Bush la spinta decisiva per battere Kerry, mobilitata soprattutto dalla paura dei matrimoni gay, ma anche dall’opposizione all’aborto, la volontà di scegliere giudici conservatori per la Corte Suprema, e la determinazione a difendere con forza la cultura giudaico-cristiana minacciata dal terrorismo islamico. Ora questo rapporto, secondo i sondaggi che possono sempre sbagliare, si è incrinato. Un rilevamento del Pew Research Center sostiene che i cristiani conservatori con una visione positiva del Partito repubblicano sono scesi dal 74 al 54%, negli ultimi due anni. Solo il 57% di loro pensa di votare per il Gop il 7 novembre, mentre nel 2004 lo aveva fatto il 74%. [&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200610articoli/13305girata.asp" target="_blank">L&#8217;articolo completo è raggiungibile sul sito della Stampa</a></p>
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		<title>La comunità prima della moschea</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 18:57:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qual è il vero criterio del dialogo con i musulmani oggi in Italia? Il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, non ha dubbi: «Che sia la comunità vitale a chiedere la moschea e non viceversa». In Italia ci sono ufficialmente più di 160 luoghi di culto dell&#8217;islam, tra cui numerose moschee. Dieci anni fa si contavano sulle dita di una mano. E le richieste aumentano, talvolta in contesti di preoccupazione e di polemiche. Il patriarca Scola ha colto l&#8217;opportunità del...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/10/29/comunita-prima-della-moschea/" title="Read La comunità prima della moschea">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il vero criterio del dialogo con i musulmani oggi in Italia? Il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, non ha dubbi: «Che sia la comunità vitale a chiedere la moschea e non viceversa». In Italia ci sono ufficialmente più di 160 luoghi di culto dell&#8217;islam, tra cui numerose moschee. Dieci anni fa si contavano sulle dita di una mano. E le richieste aumentano, talvolta in contesti di preoccupazione e di polemiche. Il patriarca Scola ha colto l&#8217;opportunità del convegno su &#8220;Architettura e liturgia nel Novecento&#8221;, organizzato a Venezia dall&#8217;Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei, durante il quale si è approfondito in particolare il rapporto tra i luoghi di culto e le città (anche in relazione alla Biennale d&#8217;architettura in corso) per una riflessione sulle moschee. «Piuttosto che lavorare sempre sulla categoria spesso solo astrattamente corretta delle reciprocità, io inviterei i fratelli islamici, come sempre abbiamo invitato i cristiani, a mettere prima il soggetto vitale che ha bisogno del luogo di culto rispetto al luogo di culto &#8211; ha spiegato Scola in una video-intervista con don Gianmatteo Caputo del museo patriarcale -. Questo aiuterà a far nascere il luogo di culto secondo una dimensione di risposta alla domanda del popolo, che saprà trovare anche la possibilità della convivenza pacifica, perché meticciato vuol dire fusione, ma non confusione». [&#8230;] Il patriarca di Venezia ricorda significativamente le «cinque favolose sinagoghe» presenti in città. E dice: «Esse si sono da sempre inserit e nell&#8217;agglomerato urbano e sono una meraviglia da contemplare e sono ancora luoghi vitali di preghiera». La certificazione dell&#8217;assunto che l&#8217;edificio di culto non dovrebbe precedere la comunità vitale, semmai porsi al suo servizio. Nel processo di meticciato bisognerà vivere &#8211; secondo Scola &#8211; il principio della differenza nell&#8217;unità. «E questa differenza nell&#8217;unità è di capitale importanza in tema di religioni. Nessuno pensa che il meticciato debba dare luogo ad un sincretismo religioso che annulli tutte le religioni. Al contrario, dovrà saper valorizzare le differenze e da questo punto di vista i cristiani sono ben situati, perché nel mistero profondo della nostra fede in Dio stesso sta la differenza delle persone, nell&#8217;unità della sostanza che è principio di amore. Quindi il contenuto del criterio &#8220;vivere la differenza nell&#8217;unità&#8221;, è l&#8217;amore. E questo è lo stile con cui noi andremo al dialogo interreligioso e con cui sapremo accogliere la nascita equilibrata di luoghi di culto diversi dai nostri.[&#8230;]</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2006_10_28/articolo_694595.html">L&#8217;articolo completo è raggiungibile sul sito di Avvenire </a></p>
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		<title>Così la sharia vieta le nozze con i cristiani</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 18:05:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche tempo nelle sedi della associazioni che rappresentano le immigrate musulmane del nostro Paese, capita un fatto nuovo. Una dopo l&#8217;altra, arrivano lettere firmate da giovani donne che hanno tutte una cosa in comune: un fidanzato italiano. E un progetto comune: arrivare a sposarlo al più presto. Per questo già devono sopportare un bel carico di pressioni e minacce da parte degli uomini di famiglia ma non è niente rispetto a quello che le aspetta. Infatti, cosa succede oggi...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/10/29/cosi-sharia-vieta-nozze-con-cristiani/" title="Read Così la sharia vieta le nozze con i cristiani">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo nelle sedi della associazioni che rappresentano le immigrate musulmane del nostro Paese, capita un fatto nuovo. Una dopo l&#8217;altra, arrivano lettere firmate da giovani donne che hanno tutte una cosa in comune: un fidanzato italiano. E un progetto comune: arrivare a sposarlo al più presto. Per questo già devono sopportare un bel carico di pressioni e minacce da parte degli uomini di famiglia ma non è niente rispetto a quello che le aspetta. Infatti, cosa succede oggi ad una donna che è nella loro situazione? Intanto, per ottenere il diritto a sposarsi ha bisogno di un nulla osta rilasciato dall&#8217;ambasciata o dal consolato del suo paese d&#8217;origine. Ed ecco il primo ostacolo: i funzionari delle rappresentanze diplomatiche dei Paesi musulmani nemmeno ci pensano che si trovano in un paese dove la libertà religiosa è sancita dalla Carta costituzionale e la libertà di metter su famiglia da una serie di leggi alta così. Non si preoccupano nemmeno che ci siano di mezzo i diritti di un nostro concittadino. Applicano alla lettera la shari&#8217;a, la legge islamica per cui è un sacrilegio solo pensare che una musulmana possa sposare un infedele. E dunque, il nulla osta lo rilasciano solo se hanno la prova che il promesso sposo italiano si è convertito all&#8217;Islam. Niente conversione, niente nulla osta. «Funziona così», scrive Jamila: «Ti siedi, guardi il funzionario del tuo consolato che se ne sta dietro la sua bella scrivania, cerchi di impietosirlo, magari gli assicuri che il tuo futuro marito si convertirà presto e speri solo che sia di buon umore perché se è così forse ti chiama solo cagna sennò passa a “puttana”[&#8230;] E sei fortunata se non ti sequestra subito il passaporto». Ad un&#8217;immigrata come Jamila che ha appena vent&#8217;anni non resta allora che inghiottire le umiliazioni, armarsi di coraggio e andare a bussare alla porta di uno dei nostri tribunali per implorare una sentenza che autorizzi comunque il suo matrimonio. Il problema è che anche ai nostri tribunali occorre una prova: la prova scritta del consolato che il nulla osta le è stato rifiutato per motivi religiosi.  Altrimenti, dicono i nostri giudici, le leggi italiane non le possiamo applicare e di autorizzazione non se ne parla. [&#8230;] Oggi questo non è più possibile: i funzionari dei consolati hanno mangiato la foglia e trovato il rimedio. Si rifiutano ormai di rilasciare dichiarazioni scritte quando negano il loro nulla osta a chi accarezza l&#8217;«insano» desiderio di sposare un infedele. Risultato: il suo italiano,  quell&#8217;immigrata non lo sposerà mai. [&#8230;] Scrive ancora Jamila: «Vivo in Italia, lavoro in Italia, pago le vostre tasse, voglio sposare un vostro connazionale, allora non capisco: perché le vostre leggi per me non hanno nessun valore?»[&#8230;] neppure mi pare una missione impossibile provare a varare un provvedimento che dia la possibilità ad un&#8217;immigrata che ha tutti i documenti in regola di sposare chi gli pare. Ricorrendo all&#8217;autocertificazione se il suo consolato le rifiuta un documento che le spetta di diritto, senza nemmeno spiegarle perché.                            [&#8230;] Mi dice Dounia, un&#8217;altra immigrata che il calvario del matrimonio con un italiano lo ha vissuto fino in fondo: «Mi chiedo perché invece di fare di noi una risorsa di questo Paese, ci rendete figlie di nessuno, diseredate senza identità, poco più di ombre lungo un muro».</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=129664">Fonte: IlGiornale.it </a></p>
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