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	<title>democrazia &#8211; A ragion veduta</title>
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		<title>Afghanistan Democrazia, giustizia e sviluppo, una conferenza alla Farnesina</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 21:53:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un ambiente estremamente austero, quello della Farnesina, per un incontro tra donne afghane e italiane che invece è stato estremamente franco e concreto. L&#8217;invito rivolto a donne afghane che in questi anni sono riuscite a conquistare uno spazio nella società e anche nelle istituzioni per discutere di «Afghanistan, democrazia, giustizia e sviluppo, il ruolo delle donne», è stato sicuramente un merito del ministero degli esteri. Ieri mattina [16 Febbraio, n.d.r.] si aveva l&#8217;impressione che per una volta, al di là...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/18/afghanistan-democrazia-giustizia-sviluppo-una-conferenza-alla-farnesina/" title="Read Afghanistan Democrazia, giustizia e sviluppo, una conferenza alla Farnesina">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo">Un ambiente estremamente austero, quello della Farnesina, per un incontro tra donne afghane e italiane che invece è stato estremamente franco e concreto. L&#8217;invito rivolto a donne afghane che in questi anni sono riuscite a conquistare uno spazio nella società e anche nelle istituzioni per discutere di «Afghanistan, democrazia, giustizia e sviluppo, il ruolo delle donne», è stato sicuramente un merito del ministero degli esteri. Ieri mattina </span><span class="testo">[16 Febbraio, n.d.r.] </span><span class="testo">si aveva l&#8217;impressione che per una volta, al di là dell&#8217;ambiente ovattato, il dialogo fosse diretto e non poteva che essere così tra donne che avevano già avuto modo di incontrarsi in luoghi diversi.<br />
Gli interventi di Fawzia Koofi, vicepresidente della Wolesi Jirga, di Shukria Barakzai, altra deputata, di Hangama Anwari, commissaria dell&#8217;Afghanistan indipendent human right commission, di Gullalai Karimi, magistrato, dell&#8217;imprenditrice Shahla Nawabi fino alla governatrice di Bamiyan Habiba Sorabi, non hanno lasciato spazio a dubbi sulla realtà afghana. Loro non rappresentano tanto un&#8217;élite, perchè sono donne ben inserite nella società. Ma più che la società civile hanno ben rappresentato la realtà afghana.<br />
Tuttavia rimaneva un&#8217;ambiguità di fondo, per chi non conosce quella realtà, Habiba, Fawzia, Shukria e le altre, non sono l&#8217;Afghanistan. Tolta questa ambiguità, che serve a chi vuole dimostrare i grandi passi in avanti fatti dalla democrazia afghana con la presenza militare straniera, perchè sostenere come ha fatto il ministro degli esteri Massimo D&#8217;Alema che oggi «abbiamo un Afghanistan democratico, con una costituzione, un presidente e un parlamento liberamente eletti» è evidentemente una forzatura. Basta guardare chi comanda il paese &#8211; i signori della guerra e della droga con le loro milizie &#8211; e la condizione di gran parte delle donne. Donne e bambini sono le principali vittime dell&#8217;estrema povertà, il reddito annuo pro-capite è di 250 dollari.<br />
Tuttavia, se il nostro governo vuole sostenere progetti per migliorare il paese dal punto di vista della democrazia, della giustizia e dello sviluppo, le donne afghane che hanno partecipato ieri all&#8217;incontro sono le migliori interlocutrici. Se per Shukria Barakzai la sicurezza è una priorità, la viceministra Patrizia Sentinelli ha affermato che per garantire maggiore sicurezza in Afghanistan «occorre favorire l&#8217;esercizio dei diritti e sradicare la povertà. E tale missione non si può affidare a un intervento militare a tempo indeterminato». Una sicurezza che riguarda in particolare le donne e che deve essere combattuta anche cambiando la mentalità di molti maschi che pur essendo istruiti non permettono alle donne di andare al lavoro, come ha ricordato Habiba Sorabi.<br />
E se, come in molti hanno notato, le donne hanno ottenuto il 27 per cento degli eletti nel parlamento (andando oltre la quota del 25) «abbiamo solo un ministro donna, anche perchè non potevano mettere un uomo agli affari femminili» ha detto Hangama Anwari riportando alcuni esempi di violenze contro le donne: rapimenti, stupri, matrimoni forzati (le bambine vengono promesse in matrimonio anche a pochi mesi), suicidi&#8230; Eppoi incendi di scuole, assassini di insegnanti, etc.<br />
Da parte italiana è stato garantito oltre al mantenimento delle truppe (le afghane non hanno chiesto il ritiro) anche un impegno sul piano della cooperazione con «uno sforzo per il rafforzamento della società civile locale», ha ribadito Sentinelli. Anche se il problema, ha ricordato Fawzia Koofi, è che, nonostante i 12 miliardi di dollari dati all&#8217;Afghanistan, «la gente non vede segni di ricostruzione soddisfacente: non c&#8217;è acqua, elettricità, cibo, partecipazione delle donne alla costruzione di uno stato democratico». E questo porta a un altro problema: quello della corruzione. Ma per il presidente Karzai il futuro dell&#8217;Afghanistan è «roseo».</span></p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/17-Febbraio-2007/art45.html" target="_blank">Fonte: ilManifesto.it </a></p>
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		<title>La smentita di un miracolo annunciato</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Feb 2007 14:23:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulle pagine di &#8220;Avvenire&#8221; è possibile che avvenga un miracolo, che qualche editorialista capisca che le unioni civili (ma vale per il divorzio, per l&#8217;eutanasia ecc&#8230;) non sono obbligatorie per tutti, ma solo solo una possibilità in più che, in uno stato di diritto, non si dovrebbe negare? Che qualcuno ammetta che non si può imporre per legge la morale cattolica? Secondo Chiara Lalli no. Lo fa commentando un articolo di Francesco Agnoli. L&#8217;intervento di Chiara Lalli è stato pubblicato...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/17/smentita-miracolo-annunciato/" title="Read La smentita di un miracolo annunciato">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sulle pagine di &#8220;Avvenire&#8221; è possibile che avvenga un miracolo, che qualche editorialista capisca che le unioni civili (ma vale per il divorzio, per l&#8217;eutanasia ecc&#8230;) non sono obbligatorie per tutti, ma solo solo una possibilità in più che, in uno stato di diritto, non si dovrebbe negare? Che qualcuno ammetta che non si può imporre per legge la morale cattolica? Secondo Chiara Lalli no. Lo fa commentando un articolo di Francesco Agnoli.</em></p>
<p><a target="_blank" href="http://bioetiche.blogspot.com/2007/02/la-smentita-di-un-miracolo-annunciato.html">L&#8217;intervento di Chiara Lalli è stato pubblicato sul blog Bioetica</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F17%2Fsmentita-miracolo-annunciato%2F&amp;linkname=La%20smentita%20di%20un%20miracolo%20annunciato" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F17%2Fsmentita-miracolo-annunciato%2F&amp;linkname=La%20smentita%20di%20un%20miracolo%20annunciato" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F17%2Fsmentita-miracolo-annunciato%2F&amp;linkname=La%20smentita%20di%20un%20miracolo%20annunciato" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F17%2Fsmentita-miracolo-annunciato%2F&amp;linkname=La%20smentita%20di%20un%20miracolo%20annunciato" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F02%2F17%2Fsmentita-miracolo-annunciato%2F&#038;title=La%20smentita%20di%20un%20miracolo%20annunciato" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/02/17/smentita-miracolo-annunciato/" data-a2a-title="La smentita di un miracolo annunciato"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Telecamere nascoste in moschea, l’imam: sharia in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 08:15:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A coloro che immaginano che il velo islamico sia una libera scelta della donna o addirittura il suggello di una società multiculturale dove saremmo tutti felicemente realizzati, consiglio di seguire questa sera alle 22,35 la puntata dal titolo «Un velo fra noi», della trasmissione Controcorrente condotta da Corrado Formigli su SkyTg24. Scopriremo che nelle nostre moschee il niqab, il velo integrale, viene imposto come un precetto divino e che simboleggia la penetrazione della sharia, la legge coranica, in vista dell’islamizzazione...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/01/nascoste-moschea-imam-sharia-italia/" title="Read Telecamere nascoste in moschea, l’imam: sharia in Italia">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="p">A coloro che immaginano che il velo islamico sia una libera scelta della donna o addirittura il suggello di una società multiculturale dove saremmo tutti felicemente realizzati, consiglio di seguire questa sera alle 22,35 la puntata dal titolo «Un velo fra noi», della trasmissione Controcorrente condotta da Corrado Formigli su SkyTg24. Scopriremo che nelle nostre moschee il niqab, il velo integrale, viene imposto come un precetto divino e che simboleggia la penetrazione della sharia, la legge coranica, in vista dell’islamizzazione dell’Italia. Due coraggiosi giornalisti, una somala e un iracheno, camuffati da coppia «islamicamente corretta» (lei con il niqab, lui con la barba incolta), si sono avventurati in seno alle «moschee calde» di Centocelle a Roma, di Varese e di viale Jenner a Milano, muniti di una telecamera nascosta. Ed è proprio l’imam di quest’ultima moschea, Abu Imad, a rivelare con maggiore franchezza la strategia di conquista islamica del nostro Paese: «A noi la loro democrazia fa comodo, ci è utile come comunità e come individui. In verità, nella terra dei musulmani, se siamo musulmani, dobbiamo farci governare dalla sharia. <strong>Mettiamo che il mezzo per raggiungere la sharia di Allah siano elezioni libere o l’esercizio del potere. Mettiamo che i musulmani in Italia siano d’accordo ad istituire la sharia di Allah. E allora&#8230;</strong>».</div>
<div class="p">Abu Imad si ferma un attimo prima di concludere: «E allora l’Italia diventerà uno Stato islamico». Ma il senso è chiaro. L’imam della moschea più inquisita per i suoi legami con il terrorismo islamico internazionale, svela una decisa preferenza politica per la sinistra: «Vedi dove la sinistra è forte, come in Liguria e in Emilia, noi stiamo meglio. Ma purtroppo la sinistra in Lombardia è meno forte». Potrà sorprendere ma per Abu Imad l’arma vincente degli estremisti islamici è la Costituzione italiana: «Il compromesso tra le nostre convinzioni religiose e la democrazia è possibile. La Costituzione è al di sopra di qualunque legge e la Costituzione di questo Paese garantisce la libertà di culto. Perciò <strong>una legge che impedisce a una donna musulmana di portare il niqab, il velo integrale, è una legge anticostituzionale</strong>. Non venga qualcuno nel nome della libertà a togliermi la mia libertà. Sarebbe contro la Costituzione e i diritti dell’uomo. La poligamia poi, vedi, è un problema risolvibile. Intanto i poligami sono pochi e <strong>se qualcuno vuole avere due mogli si può trovare la scappatoia. Per esempio ne sposi una ufficialmente in Comune e l’altra la sposi solo secondo la sharia</strong>. Non è un problema ». Anche Haji Ibrahim, imam della moschea di Varese, indossa come Abu Imad la divisa dei radicali salafiti, la jellaba, una tunica bianca, barba incolta e sulla testa la taqiya, uno zucchetto bianco. «Il vero responsabile è in carcere.</div>
<div class="p">La moschea qui non è estremista, abbiamo questa fama perché hanno arrestato alcuni fratelli», premette l’imam, «<strong>il niqab è un volere di Allah e basta</strong>. Il profeta durante la sua vita l’ha fatto mettere alle sue mogli e alle sue figlie. Alcuni ulema dicono che la donna può lasciare scoperto l’ovale del volto e le mani,ma <strong>ci sono altri ulema che sostengono che la donna è tutta una awra, una vergogna, da coprire. Io sono convinto che una donna deve portare il niqab in questa società immorale</strong>». Il rapporto conflittuale con il nostro stato di diritto è così delineato da Haji Ibrahim: «La sharia deve essere applicata nei nostri paesi di origine. Noi qui siamo ospiti e rispettiamo le loro leggi, ma vogliamo applicare i nostri principi di fede. Con il nostro lavoro contribuiamo al progresso del Paese, però non abbiamo avuto niente in cambio. Gli italiani sono gente pacifica e noi gli vogliamo bene. Soprattutto con questo governo che è meglio di quell’altro di destra». Ma congedando il giornalista precisa: «Stiamo combattendo una guerra, qui siamo in trincea». Lo stesso concetto viene riformulato dall’imam della moschea di Centocelle a Roma: «Noi caro fratello non siamo nella terra dell’islam. Proprio per questo dobbiamo mostrare un volto adeguato dell’islam, specie ora che sul velo c’è grande polemica. La gente qui non è abituata al hijab, figuriamoci al niqab. <strong>Noi dobbiamo rispettare le regole dell’islam ma anche fare proselitismo, dobbiamo attrarre la gente verso la nostra fede e il niqab è controproducente</strong>». L’inchiesta di Controcorrente evidenzia il disagio degli italiani: «Siamo in Italia e io adesso non vedo più l’Italia», sentenzia amareggiata un’anziana milanese, «mi sembra di essere all’estero. Secondo me loro dovrebbero prendere le nostre usanze, se no tra un po’ saremo noi a prendere le loro. E non va bene!».</div>
<div class="p" />
<div class="p"><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/02_Febbraio/01/allam.shtml" target="_blank">L&#8217;articolo di Magdi Allam è stato pubblicato sul sito del Corriere della Sera</a></div>
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		<title>Roma, 31 gennaio. Cristianesimo e democrazia: convergenza o conflitto?</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/01/29/roma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 16:19:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La rivista &#8220;MicroMega&#8221; organizza a Roma, mercoledì 31 gennaio ore 17.30, presso la Sala del Consiglio provinciale della Provincia di Roma, Palazzo Valentini (via IV Novembre, 119/a), l&#8217;incontro &#8220;Cristianesimo e democrazia: convergenza o conflitto?&#8221;. Partecipano: GIULIANO AMATO, ministro dell&#8217;Interno; ADAM MICHNIK, direttore di Gazeta Wyborcza; PAOLO PRODI, docente di Storia Moderna all&#8217;Università di Bologna; PAOLO FLORES D&#8217;ARCAIS, direttore di MicroMega .]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La rivista &#8220;<a href="http://www.micromega.net" target="_blank">MicroMega</a>&#8221; organizza a Roma, mercoledì 31 gennaio ore 17.30, presso la Sala del Consiglio provinciale della Provincia di Roma, Palazzo Valentini (via IV Novembre, 119/a), l&#8217;incontro &#8220;Cristianesimo e democrazia: convergenza o conflitto?&#8221;. Partecipano: GIULIANO AMATO, ministro dell&#8217;Interno; ADAM MICHNIK, direttore di Gazeta Wyborcza; PAOLO PRODI, docente di Storia Moderna all&#8217;Università di Bologna; PAOLO FLORES D&#8217;ARCAIS, direttore di MicroMega .</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F29%2Froma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto%2F&amp;linkname=Roma%2C%2031%20gennaio.%20Cristianesimo%20e%20democrazia%3A%20convergenza%20o%20conflitto%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F29%2Froma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto%2F&amp;linkname=Roma%2C%2031%20gennaio.%20Cristianesimo%20e%20democrazia%3A%20convergenza%20o%20conflitto%3F" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F29%2Froma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto%2F&amp;linkname=Roma%2C%2031%20gennaio.%20Cristianesimo%20e%20democrazia%3A%20convergenza%20o%20conflitto%3F" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F29%2Froma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto%2F&amp;linkname=Roma%2C%2031%20gennaio.%20Cristianesimo%20e%20democrazia%3A%20convergenza%20o%20conflitto%3F" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F29%2Froma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto%2F&#038;title=Roma%2C%2031%20gennaio.%20Cristianesimo%20e%20democrazia%3A%20convergenza%20o%20conflitto%3F" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/01/29/roma-gennaio-cristianesimo-democrazia-convergenza-conflitto/" data-a2a-title="Roma, 31 gennaio. Cristianesimo e democrazia: convergenza o conflitto?"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Donne che si battono per un posto alla pari nella società</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/01/05/donne-che-battono-per-posto-alla-pari-nella-societa/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 08:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Cedaw]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[La campagna «Un milione di firme per cambiare le leggi discriminatorie» è stata lanciata il 27 agosto a Tehran e lancia un segnale importante, in un momento in cui in Iran e in tutto il Medio Oriente prevale l&#8217;atmosfera del confronto militare. L&#8217;appello pubblicato dalle attiviste iraniane elenca alcuni obiettivi. «Promuovere la cooperazione tra uno spettro ampio di attiviste sociali per il cambiamento», «identificare le priorità delle donne» «sviluppando i legami tra gruppi di donne con diversi retroterra», ad esempio...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/05/donne-che-battono-per-posto-alla-pari-nella-societa/" title="Read Donne che si battono per un posto alla pari nella società">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo"><font size="2">La campagna «Un milione di firme per cambiare le leggi discriminatorie» è stata lanciata il 27 agosto a Tehran e lancia un segnale importante, in un momento in cui in Iran e in tutto il Medio Oriente prevale l&#8217;atmosfera del confronto militare. L&#8217;appello pubblicato dalle attiviste iraniane elenca alcuni obiettivi. «Promuovere la cooperazione tra uno spettro ampio di attiviste sociali per il cambiamento», «identificare le priorità delle donne» «sviluppando i legami tra gruppi di donne con diversi retroterra», ad esempio «quelle che difendono i diritti umani e altri grupppi di cittadine»; questo «farà crescere la generale consapevolezza sulle ingiustizie che esistono nel sistema legale». Ancora: «Amplificare la voce delle donne», «aumentare la conoscenza e promuovere l&#8217;azione democratica». </font><br />
<font size="2">In un&#8217;intervista pubblicata sul sito della campagna, l&#8217;anziana peotessa Simin Behbahani afferma che il movimento raccolto attorno a questa campagne «è come un ultimatum contro coloro che mettono in questione la legittimità dell&#8217;eguaglianza legale delle donne. Questa iniziativa proverà che la lotta per i pari diritti è pacifica, senza mediazioni, ed ha un ampio consenso. Sarà un modo per provare che non siamo sole, e che molti nel paese sostengono questa causa». Il punto è che la semplice «parità di diritti» può diventare un concetto sovversivo in un paese dove la legislazione si ispira alla legge islamica. Un&#8217;altra giurista iraniana, Nayereh Tohidi, argomenta (sempre sul sito della campagna): sappiamo «bene che avere pari diritti non esaurisce i problemi, ma sappiamo anche che il riconoscimento dei diritti davanti alla legge è una necessità. Senza una legittimità legale, ogni tentativo delle donne per l&#8217;empowerment, per costruire una presenza attiva nella società, o per affermare una produzione culturale e creativa nella società, sarà ostacolata da mille limitazioni. [&#8230;] In un&#8217;intervista pubblicata sul sito della campagna, l&#8217;anziana peotessa Simin Behbahani afferma che il movimento raccolto attorno a questa campagne «è come un ultimatum contro coloro che mettono in questione la legittimità dell&#8217;eguaglianza legale delle donne. Questa iniziativa proverà che la lotta per i pari diritti è pacifica, senza mediazioni, ed ha un ampio consenso. Sarà un modo per provare che non siamo sole, e che molti nel paese sostengono questa causa». Il punto è che la semplice «parità di diritti» può diventare un concetto sovversivo in un paese dove la legislazione si ispira alla legge islamica. Un&#8217;altra giurista iraniana, Nayereh Tohidi, argomenta (sempre sul sito della campagna): sappiamo «bene che avere pari diritti non esaurisce i problemi, ma sappiamo anche che il riconoscimento dei diritti davanti alla legge è una necessità. Senza una legittimità legale, ogni tentativo delle donne per l&#8217;empowerment, per costruire una presenza attiva nella società, o per affermare una produzione culturale e creativa nella società, sarà ostacolata da mille limitazioni.</font></span><br />
<span class="testo"><font size="2">La campagna «non è in contraddizione con i principi islamici», fa notare l&#8217;appello: come ripete un&#8217;avvocata come Shirin Ebadi, che controbatte così a quando invocano l&#8217;islam per opporsi ai diritti umani o delle donne. L&#8217;Iran ha firmato la Convenzione per i diritti Civili e politici delle Nazioni unite, e anche della Cedaw, la Convenzione che abolisce ogni discriminazione contro le donne: «su questa base, il governo deve prendere misure per riformare le leggi che promuovono la discriminazione», dice l&#8217;appello. Conrinua l&#8217;appello: i diritti delle donne non sono neppure contradditori con la costituzione iraniana e con il fondamento della repubblica islamica. Tohidi conclude: «Oggi le donne iraniane non sono sulla difensiva in favore del patriarcato dominante perché è in opposizione all&#8217;occidente. Piuttosto, si battono per la democrazia e gli eguali diritti demarcando il movimento delle donne sia dagli islamisti nativi che dall&#8217;imperialismo patriarcale dell&#8217;Occidente». Quante precisazioni sono necessarie, per poter rivendicare un posto alla pari nella società&#8230;</font></span></p>
<p><span class="testo"><font size="2"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/04-Gennaio-2007/art26.html" target="_blank">Fonte: ilManifesto.it</a></font></span></p>
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		<title>Il papa critica le scelte politiche canadesi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Sep 2006 14:34:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Papa critica la &#8220;tolleranza&#8221; e la &#8220;libertà di scelta&#8221; quando si tratti di concetti che nascondono, in verità, il tentativo di legalizzare il matrimonio omosessuale o la pratica dell&#8217;aborto, e si rammarica della &#8220;esclusione di Dio dalla sfera pubblica&#8221; e del fatto che i politici seguono, piuttosto, &#8220;mode&#8221; e &#8220;sondaggi&#8221;. &#8220;Oggi &#8211; ha detto il Papa ricevendo in udienza i vescovi dell&#8217;Ontario (Canada) &#8211; gli intralci alla diffusione del regno di Cristo sono evidenti più drammaticamente nella separazione di...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/09/08/papa-critica-scelte-politiche-canadesi/" title="Read Il papa critica le scelte politiche canadesi">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Papa critica la &#8220;tolleranza&#8221; e la &#8220;libertà di scelta&#8221; quando si tratti di concetti che nascondono, in verità, il tentativo di legalizzare il matrimonio omosessuale o la pratica dell&#8217;aborto, e si rammarica della &#8220;esclusione di Dio dalla sfera pubblica&#8221; e del fatto che i politici seguono, piuttosto, &#8220;mode&#8221; e &#8220;sondaggi&#8221;. &#8220;Oggi &#8211; ha detto il Papa ricevendo in udienza i vescovi dell&#8217;Ontario (Canada) &#8211; gli intralci alla diffusione del regno di Cristo sono evidenti più drammaticamente nella separazione di vangelo e cultura. [&#8230;] Alcuni valori, staccati dalle loro radici morali e dal pieno significato che trovano in Cristo, sono evoluti nel modo peggiore. Nel nome della &#8216;tolleranza&#8217; &#8211; ha detto Papa Ratzinger &#8211; il vostro paese ha dovuto resistere alla follia di redifinizione della sposa, e in nome della &#8216;libertà di scelta&#8217; si deve confrontare con la distruzione quotidiana di bambini non nati. Quando il piano del creatore è ignorato, è persa la verità della natura umana. [&#8230;] La democrazia &#8211; ha aggiunto Benedetto XVI &#8211; ha successo solo nella misura in cui essa è basata sulla verità e sulla corretta comprensione della persona umana&#8221;. [&#8230;]</p>
<p><a href="http://notizie.alice.it/notizie/search/index.html?filter=foglia&#038;nsid=12035266&#038;mod=foglia" target="_blank">Fonte: Alice News</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F09%2F08%2Fpapa-critica-scelte-politiche-canadesi%2F&amp;linkname=Il%20papa%20critica%20le%20scelte%20politiche%20canadesi" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F09%2F08%2Fpapa-critica-scelte-politiche-canadesi%2F&amp;linkname=Il%20papa%20critica%20le%20scelte%20politiche%20canadesi" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F09%2F08%2Fpapa-critica-scelte-politiche-canadesi%2F&amp;linkname=Il%20papa%20critica%20le%20scelte%20politiche%20canadesi" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F09%2F08%2Fpapa-critica-scelte-politiche-canadesi%2F&amp;linkname=Il%20papa%20critica%20le%20scelte%20politiche%20canadesi" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F09%2F08%2Fpapa-critica-scelte-politiche-canadesi%2F&#038;title=Il%20papa%20critica%20le%20scelte%20politiche%20canadesi" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2006/09/08/papa-critica-scelte-politiche-canadesi/" data-a2a-title="Il papa critica le scelte politiche canadesi"></a></p>]]></content:encoded>
					
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