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	<title>fanatismo &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>&#8220;Sfruttano la democrazia. I predicatori violenti fuori da tutta l’Europa!&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2007 14:03:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roma &#8211; Vicepresidente Frattini, la Commissione Ue come ha affrontato il problema dell’integrazione degli islamici? «Oltre un anno fa ho promosso l’adozione di una comunicazione della Commissione volta a indicare alcune piste di lavoro contro l’indottrinamento alla violenza dei giovani. La predicazione dell’odio è diffusa in Paesi come Italia, Francia, Olanda e Regno Unito. Circoli e imam estremisti approfittano della democrazia in Europa per educare i giovani all’odio. Questo richiede un’azione degli Stati membri che non può essere individuale». Come...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/02/sfruttano-democrazia-predicatori-violenti-fuori-tutta-europa/" title="Read &#8220;Sfruttano la democrazia. I predicatori violenti fuori da tutta l’Europa!&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roma &#8211; Vicepresidente Frattini, la Commissione Ue come ha affrontato il problema dell’integrazione degli islamici?</strong><br />
«Oltre un anno fa ho promosso l’adozione di una comunicazione della Commissione volta a indicare alcune piste di lavoro contro l’indottrinamento alla violenza dei giovani. La predicazione dell’odio è diffusa in Paesi come Italia, Francia, Olanda e Regno Unito. Circoli e imam estremisti approfittano della democrazia in Europa per educare i giovani all’odio. Questo richiede un’azione degli Stati membri che non può essere individuale». </p>
<p><strong>Come si articola il suo programma?</strong><br />
«Le piste che ho proposto sono molteplici. In positivo si possono educare i giovani musulmani al rispetto dei valori fondamentali dell’Europa e si può avviare una lotta contro la poligamia e i matrimoni forzati e contro il concetto che la donna deve essere sottomessa. È un aiuto positivo a coloro che vogliono integrarsi. Questo vuol dire finanziare progetti di educazione civica dei giovani musulmani al rispetto della legge. I risultati del progetto pilota in Olanda sono positivi. I ragazzi vengono educati a parlare nella lingua del Paese dove vivono».</p>
<p><strong>Ci sono altre proposte?</strong><br />
«Poi ci sono programmi di formazione degli imam. Giudico pericoloso affidare una moschea o un luogo di culto a un imam che arriva direttamente da un determinato Paese, specialmente se di formazione wahabita, senza una minima capacità di integrazione. Ritengo che sia necessario educare l’imam europeo a diffondere nei giovani musulmani che vivono in Europa non l’odio degli infedeli ma il valore della convivenza. In Italia ancora queste esperienze non ci sono e sarebbe il momento di avviarle. Un imam che parla in arabo perché non conosce l’italiano è prova evidente del rifiuto dell’integrazione».  [&#8230;]</p>
<p><strong>In Italia l’immigrazione è un fenomeno recente.</strong><br />
«Questo è un vantaggio e uno svantaggio allo stesso tempo. Da un lato abbiamo forse più opportunità di affrontare il tema prima che sia troppo tardi. In altri Paesi abbiamo visto che cosa è successo con il multiculturalismo senza limiti. Il modello olandese e quello inglese hanno fallito purtroppo perché se non si mettono paletti rigorosi, se si consente ai seminatori di odio di predicare indisturbati, si arriva agli attacchi di Londra. Dall’altro lato, il problema dell’integrazione finora non ce lo siamo posto perché non abbiamo avuto le banlieue, non abbiamo avuto la tragedia dell’assassinio di Theo Van Gogh. Questo può essere un pericolo perché si può fare leva su persone che si sentono meno integrate perché non sono nate in Italia. Quello che è accaduto a Torino avrebbe dovuto provocare la ribellione delle organizzazioni islamiche italiane».  [&#8230;]  </p>
<p><em>Il testo integrale dell&#8217;<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=168218&amp;START=0&amp;2col=">articolo</a> di Gian Maria De Francesco è stato pubblicato sul sito de</em> Il Giornale</p>
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		<title>Il processo che sconfisse i religiosi contrari alla teoria darwiniana</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2007 16:10:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sino a tempi recenti in Italia era pratica comune distribuire i film stranieri traducendone in modo strampalato il titolo. In un&#8217;ideale palmares di questa categoria, il primo premio sarebbe senz&#8217;altro da attribuire all&#8217;inarrivabile Non drammatizziamo: è solo questione di corna! (titolo originale: Domicile conjugal) del povero Françoise Truffaut. Ma una menzione speciale spetterebbe anche a E l&#8217;uomo creò Satana, titolo con cui nel 1960 venne da noi distribuito Inherit the Wind, un filmone diretto da Stanley Kramer e interpretato da...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/06/processo-che-sconfisse-religiosi-contrari-alla-teoria-darwiniana/" title="Read Il processo che sconfisse i religiosi contrari alla teoria darwiniana">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo">Sino a tempi recenti in Italia era pratica comune distribuire i film stranieri traducendone in modo strampalato il titolo. In un&#8217;ideale palmares di questa categoria, il primo premio sarebbe senz&#8217;altro da attribuire all&#8217;inarrivabile Non drammatizziamo: è solo questione di corna! (titolo originale: Domicile conjugal) del povero Françoise Truffaut. Ma una menzione speciale spetterebbe anche a E l&#8217;uomo creò Satana, titolo con cui nel 1960 venne da noi distribuito Inherit the Wind, un filmone diretto da Stanley Kramer e interpretato da tre star come Spencer Tracy, Frederick March e Gene Kelly. Con quel terribile titolo, peraltro, il distributore italiano aveva probabilmente cercato di alludere allo spirito laico e progressista che animava il film: esso infatti rappresentava, in maniera sostanzialmente fedele, lo spettacolare processo (il famoso «Scopes-Monkey Trial») in cui nel 1925, a Dayton, Tennessee, i difensori della teoria dell&#8217;evoluzione avevano impartito una sonora sconfitta ai fondamentalisti religiosi contrari al suo insegnamento. In virtù della sconfitta in quel processo il fondamentalismo rimase relegato ai margini della società americana per molti decenni; e a tenerne a bada il revanchismo contribuì anche il grande successo del generoso filmone che Kramer gli dedicò trentacinque anni dopo.<br />
A partire dagli anni Ottanta, però, i circoli di intellettuali teo-con che hanno ispirato le politiche prima di Reagan e poi di Bush Jr. sono riusciti nell&#8217;impresa di ridare nuovo fiato al fondamentalismo religioso. E così &#8211; come ha mostrato ieri, su queste pagine, Francesco Ferretti &#8211; ottantadue anni dopo lo Scopes-Monkey Trial e quarantasette dopo il film di Kramer, gli attacchi contro la teoria dell&#8217;evoluzione, e più in generale i tentativi reazionari di instaurare una nuova alleanza tra stato e religione, si sono fatti di nuovo minacciosamente vitali. Per comprendere le origini dell&#8217;attuale scontro cruciale sulla teoria dell&#8217;evoluzione può allora essere utile tornare di nuovo al famoso Scopes-Monkey Trial, in cui il fondamentalismo ricevette la sua prima, sonora sconfitta. Nel 1925, dunque, al pari di altri stati dell&#8217;Unione, il Tennessee aveva promulgato una legge che vietava l&#8217;insegnamento della teoria dell&#8217;evoluzione perché in urto con il dettato biblico (in particolare contro il racconto della creazione dato nel Genesi). Un gruppo di difensori delle libertà civili decise di reagire. Serviva un insegnante che si prestasse a violare quella legge liberticida, tenendo una lezione sul darwinismo.<br />
La scelta cadde sul ventiquattrenne John T. Scopes, che venne arrestato appena iniziata la lezione. Tutto però si sarebbe risolto in un processo di scarso interesse, se non fosse stato per i due pesi massimi che presero rispettivamente le parti dell&#8217;accusa e della difesa. Come pubblico ministero, infatti, venne scelto William Jennings Bryan, un democratico del Sud che era stato Segretario di Stato per il Presidente Wilson e tre volte candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Bryan era un fondamentalista, convinto assertore dell&#8217;interpretazione letterale della Bibbia, e da tempo desiderava impartire una lezione ai darwiniani. La difesa di Scopes non fu da meno dell&#8217;accusa, perché fu affidata al più famoso legale del tempo, Clarence Darrow, ben noto anche per il suo radicale laicismo. Di fronte a un pubblico enorme e a un gran numero di giornalisti di tutto il mondo, Bryan e Darrow lottarono con tutte le loro forze per difendere le rispettive visioni del mondo. Ad un certo punto, però, la posizione dell&#8217;imputato, e dunque del partito evoluzionista, parve farsi disperata. Fu quando il giudice decretò che nessuno scienziato poteva deporre al processo, perché la legge di cui si discuteva menzionava la Bibbia, ma non la teoria di Darwin. </span></p>
<p><span class="testo">Fu a quel punto che Darrow ricorse a una mossa procedurale che passò alla storia del sistema giudiziario americano: come testimone della difesa chiamò, quale grande esperto della Bibbia, il Pubblico ministero.<br />
L&#8217;interrogatorio che seguì sancì il trionfo del pensiero scientifico sul fondamentalismo religioso. In varie occasioni Bryan, secondo il quale il testo biblico andava inteso letteralmente, cadde in contraddizione (come poteva essere, per esempio, che durante il diluvio universale tutti gli animali che non erano saliti sull&#8217;Arca annegassero? E i pesci, allora?). Poi Darrow menò i suoi fendenti più poderosi, dimostrando &#8211; almeno a chi avesse orecchie per udire &#8211; che il tentativo di giustificare il Creazionismo sulla base dell&#8217;interpretazione letterale della Bibbia è intellettualmente insostenibile. In primo luogo egli lesse il famoso passo del Libro di Giosuè dove si dice che Dio fermò il Sole per non far calare le tenebre: se questo passò fosse vero letteralmente, allora il Sole si muoverebbe attorno alla Terra e dunque Copernico avrebbe torto &#8211; nonostante le prove inconfutabili del contrario di cui oggi disponiamo. Poi Darrow attaccò la tesi, tipica del Creazionismo, secondo la quale la Bibbia testimonierebbe che la creazione del mondo è avvenuta molto più recentemente di quanto non richiederebbero i tempi lunghi dell&#8217;evoluzione. Darrow chiese a Bryan se i sette giorni della creazione fossero stati necessariamente lunghi ventiquattro ore: e questi dovette concedere che se Dio avesse voluto, un &#8216;giorno&#8217; sarebbe potuto durare trenta ore o trenta mesi o trenta milioni di anni. Ma allora &#8211; chiosò trionfalmente Darrow &#8211; i tempi lunghi dell&#8217;evoluzione non sono affatto incompatibili con il dettato biblico. Alla fine dell&#8217;interrogatorio tutti gli osservatori concordarono che l&#8217;interpretazione letterale della Bibbia era stata demolita. Il processo si concluse con una condanna simbolica per Scopes, poi revocata in appello. Bryan morì cinque giorni dopo, non si sa se per crepacuore o per indigestione; e i fondamentalisti vennero messi a tacere per vari decenni.</p>
<p>Oggi, però, i neo-con sono riusciti a resuscitare il fondamentalismo. Attualmente, il 42% degli statunitensi crede nell&#8217;interpretazione letterale della Bibbia, mentre un altro 18% ritiene che gli esseri umani siano frutto dell&#8217;evoluzione, ma che questa sia stata guidata dalla mano divina. Solo uno statunitense su tre, ritiene che la teoria dell&#8217;evoluzione basti a spiegare l&#8217;origine della specie umana. Forse è ora di mettere in cantiere un altro filmone sullo «Scopes-Monkey Trial».</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Gennaio-2007/art69.html"><span class="testo">Fonte: ilManifesto.it</span></a></p>
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		<title>Il papa contro l&#8217;ateismo: &#8220;Nacque dalla paura di Dio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2006 14:09:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da Regensburg, in Baviera, il Papa critica «le distruzioni dell&#8217;immagine di Dio a causa dell&#8217;odio e del fanatismo». [&#8230;] Il Papa ha parlato della fede cristiana e si è domandato: «In quale Dio crediamo?». «Dio ha assunto un volto umano», ha proseguito Benedetto XVI, «ci ama fino al punto da lasciarsi per noi inchiodare sulla croce per portare le sofferenze dell&#8217;umanità fino al cuore di Dio. Oggi che conosciamo le patologie e le malattie mortali della religione e della ragione...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/09/12/papa-contro-ateismo-nacque-dalla-paura-dio/" title="Read Il papa contro l&#8217;ateismo: &#8220;Nacque dalla paura di Dio&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da Regensburg, in Baviera, il Papa critica «le distruzioni dell&#8217;immagine di Dio a causa dell&#8217;odio e del fanatismo». [&#8230;] Il Papa ha parlato della fede cristiana e si è domandato: «In quale Dio crediamo?». «Dio ha assunto un volto umano», ha proseguito Benedetto XVI, «ci ama fino al punto da lasciarsi per noi inchiodare sulla croce per portare le sofferenze dell&#8217;umanità fino al cuore di Dio. Oggi che conosciamo le patologie e le malattie mortali della religione e della ragione &#8211; ha proseguito &#8211; le distruzioni dell&#8217;immagine di Dio a causa dell&#8217;odio e del fanatismo, è importante dire con chiarezza in quale Dio noi crediamo e professare convinti questo volto umano di Dio». «Solo questo &#8211; ha aggiunto &#8211; ci libera dalla paura di Dio, un sentimento dal quale, in definitiva, nacque l&#8217;ateismo moderno. Solo questo Dio ci salva dalla paura del mondo e dall&#8217;ansia di fronte al vuoto della propria esistenza. Solo guardando a Gesù Cristo, la nostra gioia in Dio raggiunge la sua pienezza, diventa gioia redenta».</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200609articoli/10590girata.asp" target="_blank">Fonte: Stampaweb</a></p>
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		<title>Alla fiera di Padre Pio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jul 2006 13:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa-cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[fanatismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Vetrinette in stile ottocentesco si alternano a busti di bronzo del santo, ritratto in ogni età. Dentro, reliquie, garze, una lente che ingrandisce quattro peli della barba. Alle pareti damaschi rossi e grandi fotografie in cornici dorate. Sopra, le frasi del frate di San Giovanni Rotondo: «Il sorriso non viene da sé, bisogna volerlo». Sospinti magicamente verso il fondo da una musica a tema, si arriva davanti alla teca preziosa. Dentro, appoggiato sopra un cuscino color rosso sangue, il mezzoguanto...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/07/30/fiera-padre-pio/" title="Read Alla fiera di Padre Pio">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vetrinette in stile ottocentesco si alternano a busti di bronzo del santo, ritratto in ogni età. Dentro, reliquie, garze, una lente che ingrandisce quattro peli della barba. Alle pareti damaschi rossi e grandi fotografie in cornici dorate. Sopra, le frasi del frate di San Giovanni Rotondo: «Il sorriso non viene da sé, bisogna volerlo». Sospinti magicamente verso il fondo da una musica a tema, si arriva davanti alla teca preziosa. Dentro, appoggiato sopra un cuscino color rosso sangue, il mezzoguanto nero, quello che abbiamo visto tutti sulla mano di Michele Placido o di Sergio Castellitto, a seconda della rete, nei panni di San Padre Pio da Pietrelcina. Ma questo è quello vero, che serviva a coprire le stigmate. Una mostra che presenta più di 100 oggetti mai visti, un vero paradiso del devoto, per la prima volta esposti a Roma. Non in un luogo sacro, che pure nella città eterna non mancherebbe, ma in un posto decisamente profano, il Festival Hola up, a 20 chilometri da Roma. [&#8230;]<br />
<a href="http://www.panorama.it/italia/vaticano/articolo/ix1-A020001037282">Il testo integrale dell’articolo di Terry Marocco è stato pubblicato sul sito di Panorama</a></p>
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