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	<title>figli &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Figli dei gay: centomila in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 09:28:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L&#8217;altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2008/05/05/figli-dei-gay-centomila-italia/" title="Read Figli dei gay: centomila in Italia">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L&#8217;altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.</p>
<p>In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall&#8217;inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d&#8217;età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.</p>
<p>Per coronare il loro sogno molti vanno all&#8217;estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all&#8217;autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d&#8217;accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l&#8217;associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All&#8217;inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana &#8211; dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso-accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l&#8217;affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_05/focus_figli_dei_gay_28ca68a6-1a69-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml"><strong>L&#8217;articolo completo di Monica Ricci Sargentini è consultabile sul sito del Corriere</strong></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2008%2F05%2F05%2Ffigli-dei-gay-centomila-italia%2F&amp;linkname=Figli%20dei%20gay%3A%20centomila%20in%20Italia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2008%2F05%2F05%2Ffigli-dei-gay-centomila-italia%2F&amp;linkname=Figli%20dei%20gay%3A%20centomila%20in%20Italia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2008%2F05%2F05%2Ffigli-dei-gay-centomila-italia%2F&amp;linkname=Figli%20dei%20gay%3A%20centomila%20in%20Italia" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2008%2F05%2F05%2Ffigli-dei-gay-centomila-italia%2F&amp;linkname=Figli%20dei%20gay%3A%20centomila%20in%20Italia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2008%2F05%2F05%2Ffigli-dei-gay-centomila-italia%2F&#038;title=Figli%20dei%20gay%3A%20centomila%20in%20Italia" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2008/05/05/figli-dei-gay-centomila-italia/" data-a2a-title="Figli dei gay: centomila in Italia"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Affido condiviso, tutela anche per i nonni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2007 07:29:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
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					<description><![CDATA[La proposta è questa: i nonni entrano a pieno titolo nell&#8217;affido condiviso e potranno chiedere direttamente al giudice di vedere i nipoti; il giudice dovrà affidare i minori ai due genitori, anche in caso di disaccordo; i genitori manterranno i figli provvedendo direttamente alle spese e dovranno andare da un mediatore familiare. Infine, i bambini avranno il doppio domicilio. Parte la nuova campagna per la modifica della legge sull&#8217;affido condiviso licenziata dal Parlamento poco più di un anno fa. Primo...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/18/affido-condiviso-tutela-anche-per-nonni/" title="Read Affido condiviso, tutela anche per i nonni">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta è questa: i nonni entrano a pieno titolo nell&#8217;affido condiviso e potranno chiedere direttamente al giudice di vedere i nipoti; il giudice dovrà affidare i minori ai due genitori, anche in caso di disaccordo; i genitori manterranno i figli provvedendo direttamente alle spese e dovranno andare da un mediatore familiare. Infine, i bambini avranno il doppio domicilio. Parte la nuova campagna per la modifica della legge sull&#8217;affido condiviso licenziata dal Parlamento poco più di un anno fa. Primo firmatario è Carlo Costantini, Italia dei Valori, ma sotto c&#8217;è la firma di almeno altri 40 parlamentari «bipartisan», dal centrodestra al centrosinistra, tutti convinti che «l&#8217;affido condiviso, in realtà non sia mai stato così poco condiviso dai giudici». Che dovrebbero far prevalere il principio della bigenitorialità e invece continuano a prediligere il vecchio sistema: affido esclusivo alla madre. [&#8230;]<br />
Qualche dato concreto lo fornisce Marino Maglietta, dell&#8217;Associazione di padri separati Insieme per Crescere, che ha lavorato alle modifiche. «Nei tribunali di Pescara e di Santa Maria Capua Vetere, solo per fare due esempi, nel 50 per cento dei casi si continua ad affidare i minori alla madre senza una giustificata motivazione o con motivazioni assurde del tipo: siccome la casa del padre dista 12 chilometri da quella della madre, affidiamo il figlio alla sola madre». Per Maglietta la responsabilità più grande ce l&#8217;hanno i giudici, che s&#8217;inseriscono nelle fessure di un testo «ambiguo riuscendo così a sabotare la legge. Il doppio domicilio — continua Maglietta — è un punto decisivo. Ma non significa tre giorni con mamma e tre giorni con papà, significa che, per esempio, le notizie che arrivano dalla scuola vengano inviate ai due genitori, in modo che uno non resti escluso anche dalle informazioni più semplici che riguardano la vita del figlio». [&#8230;]<br />
«Spero proprio di no — si oppone l&#8217;avvocato Annamaria Bernardini De Pace, da sempre contraria all&#8217;affido condiviso —. La calata dei nonni? Una follia, così moltiplichiamo al cubo la conflittualità». Il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi, preferisce aspettare. «Non vorrei che una legge approvata in fretta e furia alla fine della passata legislatura fosse cambiata con altrettanta fretta — dice —. Sull&#8217;applicazione di questa legge, che va valutata e sperimentata, ci sono giudizi molto controversi. Dovrà essere istituito un vero e proprio osservatorio ».</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/18/affido_condiviso_nonni.shtml">Fonte: Corriere.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F18%2Faffido-condiviso-tutela-anche-per-nonni%2F&amp;linkname=Affido%20condiviso%2C%20tutela%20anche%20per%20i%20nonni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F18%2Faffido-condiviso-tutela-anche-per-nonni%2F&amp;linkname=Affido%20condiviso%2C%20tutela%20anche%20per%20i%20nonni" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F18%2Faffido-condiviso-tutela-anche-per-nonni%2F&amp;linkname=Affido%20condiviso%2C%20tutela%20anche%20per%20i%20nonni" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F18%2Faffido-condiviso-tutela-anche-per-nonni%2F&amp;linkname=Affido%20condiviso%2C%20tutela%20anche%20per%20i%20nonni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F18%2Faffido-condiviso-tutela-anche-per-nonni%2F&#038;title=Affido%20condiviso%2C%20tutela%20anche%20per%20i%20nonni" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/04/18/affido-condiviso-tutela-anche-per-nonni/" data-a2a-title="Affido condiviso, tutela anche per i nonni"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La famiglia (di Clemente Mastella) al centro</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/04/16/famiglia-di-clemente-mastella-centro/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 19:06:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito di sostegno alle famiglia la prima voce riguarda gli aiuti economici. L’istituzione di un sussidio di base (Bed &#038; Brekfast, pannolini &#038; latte) per bambini fino a due anni, pari a 150 euro mensili finalizzato a sostenere l’onere economico della famiglia nella fase in cui sono necessari più soldi e più tempo. Questa misura deve avere carattere nazionale con risorse reperite a livello fiscale ed eventuale attuazione graduale. A ciò si devono aggiungere interventi di politiche di welfare...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/16/famiglia-di-clemente-mastella-centro/" title="Read La famiglia (di Clemente Mastella) al centro">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di sostegno alle famiglia la prima voce riguarda gli aiuti economici.</p>
<p><em>L’istituzione di un sussidio di base (Bed &#038; Brekfast, pannolini &#038; latte) per bambini fino a due anni, pari a 150 euro mensili finalizzato a sostenere l’onere economico della famiglia nella fase in cui sono necessari più soldi e più tempo. Questa misura deve avere carattere nazionale con risorse reperite a livello fiscale ed eventuale attuazione graduale. A ciò si devono aggiungere interventi di politiche di welfare locale (attraverso la legislazione regionale) con incentivi una tantum a sostegno della maternità in presenza di disagio economico, e di integrazione delle rette per la frequenza agli asili nido.</em></p>
<p>A parte l’errore (Bed &#038; BreAkfast) e l’incompresibilità di ricorrere alla lingua inglese che già con l’italiano c’è qualche problema, l’entità del sussidio fa sorridere.<br />
Non per fare i conti in tasca a nessuno, ma un rapido panorama delle necessità infantili getterebbe nello sconforto anche le mamme più organizzate e parsimoniose.<br />
Lettino: dai 150 euro agli oltre 900 (vabbeh, per quello strafigo Stokke). Fasciatolo: dai 60 euro circa. Seggiolino per auto: dai 60 euro a 200. Box (se il bimbo è irrequieto e non hai i soldi per pagare la babysitter): circa 60 euro. Carrozzina: dai 200 a circa 900 euro.<br />
Veniamo ai pannolini. Un pacco costa mediamente 10 euro (più il bimbo cresce e meno pannolini ci stanno dentro a un pacco). Se ci sono necessità particolare si va oltre i 25 euro (affari vostri, compratevi quelli base).<br />
Il latte.<br />
La babysitter (se sei madre di famiglia puoi pure startene a casa, comunque).<br />
Omogeneizzati (da 1 a 3 euro per una confezione che ne contiene 2 da 80 grammi) e biscottini vari.<br />
Serve una calcolatrice?</p>
<p><a href="http://bioetiche.blogspot.com/2007/04/la-famiglia-di-clemente-mastella-al.html"><em>Articolo di Chiara Lalli pubblicato sul blog Bioetica</em></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F16%2Ffamiglia-di-clemente-mastella-centro%2F&amp;linkname=La%20famiglia%20%28di%20Clemente%20Mastella%29%20al%20centro" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F16%2Ffamiglia-di-clemente-mastella-centro%2F&amp;linkname=La%20famiglia%20%28di%20Clemente%20Mastella%29%20al%20centro" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F16%2Ffamiglia-di-clemente-mastella-centro%2F&amp;linkname=La%20famiglia%20%28di%20Clemente%20Mastella%29%20al%20centro" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F16%2Ffamiglia-di-clemente-mastella-centro%2F&amp;linkname=La%20famiglia%20%28di%20Clemente%20Mastella%29%20al%20centro" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F04%2F16%2Ffamiglia-di-clemente-mastella-centro%2F&#038;title=La%20famiglia%20%28di%20Clemente%20Mastella%29%20al%20centro" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/04/16/famiglia-di-clemente-mastella-centro/" data-a2a-title="La famiglia (di Clemente Mastella) al centro"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Barcellona, 6.600 euro per un embrione</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 10:47:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;embrione si ordina su Internet. In cinque minuti. Il tempo di cliccare tre volte sul sito della clinica Eugin, uno degli istituti di Barcellona più frequentati dagli italiani dopo l&#8217;approvazione della legge 40 sulla procreazione assistita. «Sono una donna che desidera un figlio ma non ho un compagno». «Soffro di insufficienza ovarica». La diagnosi è in tempo reale. «In base al profilo appena selezionato la clinica Eugin le consiglia: fecondazione in vitro con ovuli della donatrice e seme della banca»....  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/07/barcellona-6600-euro-per-embrione/" title="Read Barcellona, 6.600 euro per un embrione">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;embrione si ordina su Internet. In cinque minuti. Il tempo di cliccare tre volte sul sito della clinica Eugin, uno degli istituti di Barcellona più frequentati dagli italiani dopo l&#8217;approvazione della legge 40 sulla procreazione assistita. «Sono una donna che desidera un figlio ma non ho un compagno». «Soffro di insufficienza ovarica». La diagnosi è in tempo reale. «In base al profilo appena selezionato la clinica Eugin le consiglia: fecondazione in vitro con ovuli della donatrice e seme della banca». La tappa successiva è la compilazione di un modulo con i dati personali. Il preventivo arriva dopo un secondo nella posta elettronica: 5.100 euro se l&#8217;aspirante mamma si impegna a portare dall&#8217;Italia i farmaci per la donatrice, magari facendoseli prescrivere dal Servizio sanitario nazionale, altrimenti il costo sale a 6.600 euro, più altri 1.500 per il congelamento degli embrioni in eccesso e il possibile secondo tentativo. All&#8217;email sono allegati anche i due moduli per selezionare il donatore e la donatrice: taglia, peso, colore della pelle e degli occhi. La mattina dopo il telefono squilla e una gentilissima voce italiana ti chiede quando vuoi fissare l&#8217;appuntamento. Se hai le analisi pronte (emocromo, ecografia pelvica, pap test e prove epatiche) l&#8217;attesa è minima. La visita è fissata dopo una settimana alle 16. Costo 300 euro che verranno poi scalati dal preventivo. «Mi raccomando — spiega la segretaria — porti una foto». [&#8230;]<br />
Segue una rigorosa enunciazione di tutto quello che accadrà da un punto di vista medico con tanto di foto dell&#8217;ovulo fecondato e dell&#8217;embrione ai suoi albori. «Ha ancora dubbi? Se sceglie la stimolazione si dovrà far controllare in Italia e venire qui al momento del pick up dei suoi ovuli, altrimenti seguirà la terapia che le invieremo per preparare l&#8217;endometrio a ricevere l&#8217;embrione, la chiameremo due giorni prima quando la donatrice sarà pronta». Ma chi eseguirà i controlli in Italia? «Ci sono alcuni centri italiani che sono in contatto con noi, ma sarà lei poi a doverci mandare gli esami via fax. Ecco una lista di quelli di Milano». Gli istituti sono quattro, su alcuni c&#8217;è scritto anche il nome di un medico di riferimento ma la legge italiana dice che «chiunque realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni è punito con la reclusione da tre mesi a due anni». Per questo molti dottori aiutano le loro pazienti di soppiatto. Alcuni si spingono fino a prescrivere i farmaci da portare all&#8217;estero, anche quelli per le donatrici ma il rischio è alto. «Lei ci provi, comunque» consigliano in clinica. E le donatrici? «Su questo non deve preoccuparsi — dice la dottoressa con un sorriso —, sono tutte ragazze sane che sottoponiamo ad analisi e visita completa. La donazione è un atto altruistico, diamo solo 900 euro come rimborso spese. Ovviamente ci prenderemo cura di selezionare una persona con le sue caratteristiche fisiche. Lei non ha propriamente un aspetto spagnolo ma noi abbiamo giovani di tutte le nazionalità. Sono loro a trovarci su Internet. Dal momento in cui lei deciderà, l&#8217;attesa sarà di tre mesi. Per il donatore, invece, non c&#8217;è problema. Ci dica che aspetto vuole che abbia». Tre mesi per trovare una ragazza sono tanti. In altri centri si parla di 4 settimane. Ma c&#8217;è chi ha dovuto aspettare anche un anno. Con la crescita della domanda, infatti, gli istituti hanno difficoltà a trovare giovani pronte a donare gli ovuli. Si dice che molte vengano reclutate nei Paesi dell&#8217;Est. Oppure che si usi una donatrice per due riceventi, diminuendo così le possibilità di riuscita dell&#8217;intervento perché la qualità degli ovuli scade. [&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/07/bacellona_embrioni.shtml" target="_blank">L&#8217;articolo completo è raggiungibile sul sito del Corriere </a></p>
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		<title>Giappone: al via le “culle pubbliche contro gli aborti”</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Feb 2007 13:46:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche il Giappone apre alle “culle pubbliche contro gli aborti”. Dopo l’India, che ha lanciato la settimana scorsa lo “schema delle culle” contro gli aborti ed i feticidi femminili, il ministero nipponico della Salute ha approvato la decisione di un ospedale di Kumamoto di posizionare una “scatola per bimbi” aperta al pubblico. La “scatola”, spiegano i dirigenti ospedalieri, è stata creata in modo da garantire l’assoluta privacy di quei genitori che vogliono abbandonare i propri neonati. In pratica, si tratta...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/24/giappone-via-culle-pubbliche-contro-gli-aborti/" title="Read Giappone: al via le “culle pubbliche contro gli aborti”">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche il Giappone apre alle “culle pubbliche contro gli aborti”. Dopo l’India, che ha lanciato la settimana scorsa lo “schema delle culle” contro gli aborti ed i feticidi femminili, il ministero nipponico della Salute ha approvato la decisione di un ospedale di Kumamoto di posizionare una “scatola per bimbi” aperta al pubblico.<br />
La “scatola”, spiegano i dirigenti ospedalieri, è stata creata in modo da garantire l’assoluta privacy di quei genitori che vogliono abbandonare i propri neonati. In pratica, si tratta di un’incubatrice perennemente in funzione, controllata da un’infermiera dall’interno dell’ospedale, la cui apertura guarda sulla strada ed è protetta da un muro.<br />
Secondo i rappresentanti dei ministeri della Salute, del Lavoro e del Welfare il programma “non solo non viola alcuna legge, ma va appoggiato perché protegge la salute anche dei figli non desiderati”. Ovviamente, aggiungono, dal punto di vista legale saranno gli ospedali a rispondere della sicurezza dei neonati: tuttavia, “il governo farà il possibile per aiutarli tramite campagne di adozioni e riduzioni fiscali”.</p>
<p><a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=8572&amp;size=A" target="_blank">Fonte: il sito cattolico AsiaNews</a></p>
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		<title>Francia: il boom dei bimbi con due mamme</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 00:19:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando Astrid e Myriam sono andate a iscrivere Augustine a scuola la maestra non ha battuto ciglio. Nel piccolo villaggio dell’Ardèche dove abitano, settecento anime, la loro storia la conoscono tutti e non ha mai fatto bisbigliare. Senza nessun suggerimento, l’insegnante sul registro ha sostituito la formula consueta: tuo padre e tua madre seguiranno la tua crescita..» con «le tue due mamme&#8230;» E sì: Augustine, che ha cinque anni, quando disegna la sua famiglia disegna due mamme e il gatto...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/18/boom-dei-bimbi-con-due-mamme/" title="Read Francia: il boom dei bimbi con due mamme">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Astrid e Myriam sono andate a iscrivere Augustine a scuola la maestra non ha battuto ciglio. Nel piccolo villaggio dell’Ardèche dove abitano, settecento anime, la loro storia la conoscono tutti e non ha mai fatto bisbigliare. Senza nessun suggerimento, l’insegnante sul registro ha sostituito la formula consueta: tuo padre e tua madre seguiranno la tua crescita..» con «le tue due mamme&#8230;» E sì: Augustine, che ha cinque anni, quando disegna la sua famiglia disegna due mamme e il gatto Ouille. Il papà no, perché Augustine non c’è l’ha. Astrid, che lavora nell’editoria, e Myrian, che è restauratrice, compongono una delle centomila, famiglie omosessuali francesi. Che sempre più hanno bambini. Duecentomila dice l’Associazione dei genitori gay, decine di migliaia accorciano le cifre semi ufficiali. Il contrasto sul numero di zeri non impedisce comunque il consenso sull’esistenza di un «gaybabyboom» che ha potentemente contribuito a trasformare la Francia senescente e con le culle vuote nel paese che ha il più alto indice di natalità dell’Unione europea, due bimbi per coppia. [&#8230;]<br />
Spostiamoci a Parigi nel decimo arrondissement. A vederli davanti a scuola dove aspettano a giorni rigorosamente alterni l’uscita della piccola Lou, Jérôme e Nathalie possono appartenere a una storia banale, di divorziati capaci di gestire senza strilli e litigi il dopo. Invece Lui è omosessuale, da tre anni vive con un compagno. Per avere un figlio grazie a un amico ha trovato lei, eterosessuale e celibe che non aveva mai incontrato l’anima gemella. Lou è nata in Belgio con l’inseminazione artificiale. Da tre anni il metodo di dividersela funziona anche perché i due genitori abitano a poca distanza l’uno dall’altro. Ma il compagno di Jérôme lo ha lasciato. Le frontiere della famiglia, la sua stessa definizione in Francia si stanno spostando ad alta velocità. Ci sono casi ancor più estremi: bambini che hanno due mamme e due padri, la madre biologica e la sua compagna, il padre biologico che ha fornito il seme e il suo compagno. Nell’opinione pubblica, occorre dirlo, è una realtà che non sembra far paura, nemmeno stupire. Nessuno grida all’antico «scandalo». È la politica, semmai, che continua a far finta di nulla, è in ritardo, resta prudenzialmente ancorata ai divieti. Ma poi, ipocritamente, accetta che la legge, passo dopo passo, insensibilmente, venga aggirata, svuotata e il costume avanzi. [&#8230;] E mercoledì la Corte di appello di Amiens ha fissato un passaggio forse decisivo in questa rivoluzione silenziosa e pressoché quotidiana. Protagonista ancora un bébé Thalys come li chiamano qui, dal nome del treno che collega la Francia e il Belgio: dove si va perchè lì l’inseminazione artificiale è consentita. È il figlio di due donne, due funzionarie della Somme, che hanno formato una coppia di fatto nel 2001. Sono loro che hanno chiesto a un tribunale di autorizzare la sua adozione da parte della compagna della madre. Di riconoscere insomma per la prima volta la doppia maternità. La corte di appello, confermando la sentenza di primo grado, ha detto che è una richiesta legittima: «Il bambino è stato allevato in un’ambiente stabile e le due donne vogliono educarlo insieme. In questo modo potrà disporre di un genitore in più in conformità con la realtà del quadro familiare in cui cresce».<br />
La sentenza, accolta come rivoluzionaria dall’Associazione dei genitori gay farà giurisprudenza. Ma per ora si resta al caso per caso, alla faticosa odissea legale e aministrativa dove perfino l’impaccio linguistico e definitorio prova l’incertezza del diritto, un residuo di ipocrisia. Basta scorrere le sentenze e i ricorsi, inutilizzabile il vecchio vocabolario, padre e madre, si lavora di metafore e di neologismi: «la compagna della madre» oppure «i genitori sociali» &#8230;. la legge si può facilmente aggirare, basta nascondere la propria omosessualità e presentarsi nella domanda di adozione come celibi. Sono gli stessi servizi sociali a suggerire il trucco: «Non ci sono, in fondo, questionari dove è rischiesto di spiegare le proprie partiche sessuali». Ma è dopo che iniziano i guai e i problemi: non avendo alcun riconoscimento legale, se la madre muore, ad esempio, la compagna che con lei ha allevato il bambino fino a quel momento non ha alcun diritto a tenerlo con sé. È per questo che si avanza a piccoli colpi, erodendo la legge con le sentenze. Karine e Elodie per esempio hanno citato in giudizio la Cassa assistenza malattie di Nantes, la città dove vivono. Karine ha portato in grembo il loro bambino, Elodie di fatto svolge il ruolo di padre. Ma non le spettano i tre giorni di assenza autorizzata e le ferie pagate concessi dalla «Sécu» a tutti i padri di famiglia. «Un papa non può essere una mamma &#8211; ha argomentato il direttore &#8211; questo bambino non ha forse un padre biologico? Se lui ci chiede le ferie gliele diamo». In attesa che il tribunale si pronunci, è Elodie che aspetta a sua volta un bambino. Lei andrà in congedo maternità. E sarà Karine a rivendicare le ferie come padre. Come è complicata la nuova famiglia.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200702articoli/18149girata.asp" target="_blank">Fonte: laStampa.it </a></p>
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		<title>Istat, aumentano le coppie di fatto e i figli nati fuori dal matrimonio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 10:13:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Italia le coppie di fatto sono in continuo aumento, un fenomeno al quale corrisponde una diminuzione dei matrimoni. Non solo: sono sempre di più le coppie di fatto che scelgono di avere dei figli. L&#8217;incidenza dei bambini nati al di fuori del matrimonio, attesta l&#8217;Istat nell&#8217;indagine &#8216;Il matrimonio in Italia: un&#8217;istituzione in mutamento&#8217;, è attualmente intorno al 15 per cento, cioè quasi 80.000 nati all&#8217;anno, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa, quando questo valore era pari all&#8217;8...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/12/istat-aumentano-coppie-fatto-figli-nati-fuori-dal-matrimonio/" title="Read Istat, aumentano le coppie di fatto e i figli nati fuori dal matrimonio">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia le coppie di fatto sono in continuo aumento, un fenomeno al quale corrisponde una diminuzione dei matrimoni. Non solo: sono sempre di più le coppie di fatto che scelgono di avere dei figli. L&#8217;incidenza dei bambini nati al di fuori del matrimonio, attesta l&#8217;Istat nell&#8217;indagine &#8216;Il matrimonio in Italia: un&#8217;istituzione in mutamento&#8217;, è attualmente intorno al 15 per cento, cioè quasi 80.000 nati all&#8217;anno, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa, quando questo valore era pari all&#8217;8 per cento.<br />
&#8220;Questo fenomeno &#8211; spiega l&#8217;Istat &#8211; va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari. Sono infatti sempre più numerose le coppie, ormai oltre 500.000, che scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo del matrimonio&#8221;.<br />
Nel 2005 sono stati celebrati poco più di 250.000 matrimoni. Rapportato al &#8217;72 il numero presenta un vistosissimo calo: infatti in quell&#8217;anno ne vennero celebrati 419.000.<br />
Oltre alla tendenza a vivere la vita di coppia senza contrarre matrimonio, si è rafforzata nel 2005 (anno di riferimento dell&#8217;indagine) la tendenza a posticipare l&#8217;età delle nozze per chi invece continua a fare questa scelta: attualmente infatti gli sposi alle prime nozze hanno un&#8217;età media che è intorno ai 32 anni e le spose quasi 30, quattro anni in più dell&#8217;età che avevano in media i genitori al primo matrimonio.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Fonte: Repubblica.it</a><!-- fine TESTO --></p>
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		<title>Gabbana: “Ridicolo aspettare 5 anni. Tutta colpa della Chiesa”</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 19:01:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Diritti. Doveri. Attesa di anni. Autocertificazione. Amore? Nemmeno se ne parla. Allo stilista Stefano Gabbana scappa un sorriso in bilico tra una consapevolezza acquisita negli anni e la piccola soddisfazione che almeno su questi Pacs si legiferi. Sia pure senza chiamare con quelle quattro lettere le unioni di fatto. «La coppia è coppia, oltre tutto e tutti». Stefano Gabbana, ha letto? Tre pagine per ventuno articoli con i quali si sancisce per legge «il riconoscimento giuridico» dei diritti delle persone...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/29/ridicolo-aspettare-anni-tutta-colpa-della-chiesa/" title="Read Gabbana: “Ridicolo aspettare 5 anni. Tutta colpa della Chiesa”">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diritti. Doveri. Attesa di anni. Autocertificazione. Amore? Nemmeno se ne parla. Allo stilista Stefano Gabbana scappa un sorriso in bilico tra una consapevolezza acquisita negli anni e la piccola soddisfazione che almeno su questi Pacs si legiferi. Sia pure senza chiamare con quelle quattro lettere le unioni di fatto. «La coppia è coppia, oltre tutto e tutti».</p>
<p><strong>Stefano Gabbana, ha letto? Tre pagine per ventuno articoli con i quali si sancisce per legge «il riconoscimento giuridico» dei diritti delle persone «che fanno parte delle unioni di fatto». Contento?</strong><br />
«Se si considera che siamo l’ultimo Paese che ha affrontato il problema, di soddisfazione non si può certo parlare. E di questo ritardo enorme è colpevole la Chiesa che ha tenuto in scacco i politici impauriti di perdere i voti dei cattolici. Loro portano avanti la loro battaglia esprimendo il giudizio contrario e usando la forza delle loro opinioni come uno spauracchio. All’estero la pressione si sente meno, noi la Chiesa l’abbiamo in casa. Ogni giorno si battono contro chi a loro avviso mette in forse il concetto tradizionale di famiglia. Ma anche quella di fatto è famiglia e va protetta. Io, da cattolico, non capisco perché lottino contro l’amore. Ma il processo non può più fermarsi. I Pacs non obbligano nessuno».</p>
<p><strong>Ma in realtà di Pacs non si parla. Prodi stesso ha tenuto a dire che «nel programma non usiamo la parola Pacs, quelli che faremo non sono Pacs. Questa non è solo una questione terminologica ma di sostanza». D’accordo?</strong><br />
«I Pacs infatti sono proprio quelli che dice Prodi. Non significano “omosessualità”. Le unioni di fatto interessano tutti, soprattutto gli eterosessuali, che sono la maggior parte. Le chiamino come vogliono&#8230;».</p>
<p><strong>Qualcuno non la vede nello stesso modo. Per esempio Mastella.</strong><br />
«Mastella esprime il suo giudizio, che è uno. Poi si va avanti».</p>
<p><strong>Lei e Domenico Dolce siete stati coppia per vent’anni. Certamente una coppia privilegiata. Ma se non di guai materiali si può parlare, avete avuto altri problemi?</strong><br />
«Siamo stati fortunati, anche perché abbiamo vissuto nel nostro microcosmo nel quale non erano contemplati emarginazione e giudizio. Ma da piccolo il fatto di essere gay mi ha molto condizionato. La discriminazione era tangibile, la gente ha sempre avuto paura di tutto quello che è diverso. Immagini un bambino di 7 anni che non capisce neppure di essere diverso ma che sente qualcosa che marcia di pari passo con la vergogna. Non poterne parlare in famiglia, con gli amici. I primi insulti, gli sguardi di riprovazione. Invece tu vuoi solo bene, a prescindere dal sesso. Le difficoltà sono enfatizzate. Non capisci, senti il male, ti vengono complessi di inferiorità, di colpa, di abbandono. Sai solo che devi tacere e fingere. I problemi comportamentali che ne derivano te li porti dietro per tutta la vita e condizionano anche la coppia. Dico questo di me, perché vorrei passasse il principio che le persone vanno educate fin da piccole, a scuola, ad accettare tutti e a non pensare che esiste “il diverso”. In tre generazioni il problema sarebbe superato».</p>
<p><strong>In questa bozza di legge si trattano molti punti ma di figli nemmeno il più piccolo accenno.</strong><br />
«E’ normale, i figli sono un problema più pesante. Dare vita a una creatura è impegnativo, entriamo in un ambito pericoloso. La cautela è d’obbligo, soprattutto se si parla di adozioni. Il mondo è pieno di pazzi, è necessario controllare che questi bambini non finiscano in mani sbagliate. Parlo anche di coppie etero, ovviamente».</p>
<p><strong>Un recente studio nega che i ragazzi affidati a gay poi diventino gay a loro volta. Anzi, l’incidenza è molto minore.</strong><br />
«Ma certo, era una sciocchezza pensare a questo aspetto. Nei casi di coppie omosessuali, sono per la fecondazione artificiale. Un bambino deve avere due figure di riferimento, una femminile e una maschile. Due uomini sono sempre due uomini».</p>
<p><strong>Nella bozza, dopo il certificato anagrafico, per ottenere alcuni diritti in ambito di pensioni di reversibilità, successione e per subentrare nel contratto d’affitto, bisognerà aspettare, tre, cinque e c’è chi vorrebbe addirittura quindici anni. Le sembra giusto?</strong><br />
«L’attesa mi sembra una pagliacciata, un paraculismo. I diritti, tutti, dovrebbero scattare appena ci si registra. Che cosa significa la durata dell’unione? Nel matrimonio assistiamo a separazioni immediate, succede di tutto. Io prima di sposarmi ci penserei per bene. Devo dire che sono contrario al matrimonio (quello omosessuale è una sciocchezza), è un contratto scritto. L’unione si basa sul rispetto. Ricordiamoci che la coppia è l’inizio della famiglia a dispetto di tutto. Evidentemente dietro quest’attesa c’è qualcosa che noi non sapremo mai». [&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200701articoli/17241girata.asp" target="_blank">Fonte: laStampa.it</a></p>
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		<title>Il Ministro della Sanità giapponese: donne, siete macchine per procreare</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jan 2007 12:49:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sconcertante gaffe del ministro della sanità e del lavoro giapponese, probabilmente troppo preoccupato del sempre più basso tasso di fertilità delle donne, delle culle vuote e dell’invecchiamento a ritmo incredibile della popolazione: «Care donne», ha detto oggi ad un raduno del partito di governo liberaldemocratico, «suonerà un pò sgarbato, ma datevi da fare per trasformarvi in macchine per procreare». Le parole del ministro Hakuo Yanagisawa sono state riferite, dall’agenzia di stampa &#8220;Kyodo&#8221;. « Il numero delle donne in età fertile,...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/28/ministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare/" title="Read Il Ministro della Sanità giapponese: donne, siete macchine per procreare">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="//img.timeinc.net/asiaweek/power50/1999/yanagisawa240x240.jpg" align="right" />Sconcertante gaffe del ministro della sanità e del lavoro giapponese, probabilmente troppo preoccupato del sempre più basso tasso di fertilità delle donne, delle culle vuote e dell’invecchiamento a ritmo incredibile della popolazione: «Care donne», ha detto oggi ad un raduno del partito di governo liberaldemocratico, «suonerà un pò sgarbato, ma datevi da fare per trasformarvi in macchine per procreare».<br />
Le parole del ministro Hakuo Yanagisawa sono state riferite, dall’agenzia di stampa &#8220;Kyodo&#8221;. « Il numero delle donne in età fertile, dai 15 ai 50 anni di età, è fissato e non si può mutare per chissà quanto tempo &#8211; questo il ragionamento del ministro &#8211; Capisco che sia un pò impropria l’equazione &#8220;donne uguale a macchine da procreazione&#8221;. Ma a questo punto è giocoforza lanciare l’appello: date fondo a tutte le vostre energie per far funzionare al massimo la vostra macchina da procreazione». Da alcuni anni sul Giappone aleggia lo spettro dell’ invecchiamento della popolazione e del calo demografico.<br />
Nel 2005 il tasso di fertilità delle donne è sceso al record più basso di tutti i tempi, 1,26, e per la prima volta la popolazione del Giappone è calata. Anche se nel 2006 il dato dovrebbe essere leggermente migliore, gli esperti prevedono che la situazione continuerà a peggiorare, mentre ormai un quinto della popolazione è costituito da over 65 anni. Il primo ministro Shinzo Abe, succeduto nel settembre scorso a Junichiro Koizumi, ha posto tra le priorità del suo governo la creazione di condizioni migliori per aiutare le giovani coppie a conciliare lavoro e prole numerosa.<br />
Le reazioni alle dichiarazioni del Ministro sono state indignate.<br />
L’agenzia Kyodo scrive oggi che Yanagisawa, 71 anni, è tornato sulle sue dichiarazione e si è pubblicamente scusato di aver usato il termine «macchina». Tra le reazioni più dure quella della scrittrice<strong> Michiko Yoshinaga</strong> secondo la quale è emerso il «vero volto» del ministro il quale<strong> farebbe bene</strong>, ha aggiunto,<strong> ad occuparsi delle ragioni che impediscono alle giapponesi di fare più figli</strong>.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200701articoli/17219girata.asp" target="_blank">Fonte: laStampa.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F28%2Fministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare%2F&amp;linkname=Il%20Ministro%20della%20Sanit%C3%A0%20giapponese%3A%20donne%2C%20siete%20macchine%20per%20procreare" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F28%2Fministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare%2F&amp;linkname=Il%20Ministro%20della%20Sanit%C3%A0%20giapponese%3A%20donne%2C%20siete%20macchine%20per%20procreare" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F28%2Fministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare%2F&amp;linkname=Il%20Ministro%20della%20Sanit%C3%A0%20giapponese%3A%20donne%2C%20siete%20macchine%20per%20procreare" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F28%2Fministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare%2F&amp;linkname=Il%20Ministro%20della%20Sanit%C3%A0%20giapponese%3A%20donne%2C%20siete%20macchine%20per%20procreare" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2007%2F01%2F28%2Fministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare%2F&#038;title=Il%20Ministro%20della%20Sanit%C3%A0%20giapponese%3A%20donne%2C%20siete%20macchine%20per%20procreare" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2007/01/28/ministro-della-sanita-giapponese-donne-siete-macchine-per-procreare/" data-a2a-title="Il Ministro della Sanità giapponese: donne, siete macchine per procreare"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Alitalia: troppo caro fare figli</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Nov 2006 22:48:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando si dice l&#8217;«attenzione alla famiglia». Non c&#8217;è stato ministro o membro della maggioranza &#8211; nel governo fortunatamente dismesso, ma anche in quel precariamente in sella &#8211; che non abbia proclamato a tutto il mondo che «la famiglia» stava in cima ai propri pensieri e, quindi, in testa di lista nell&#8217;ordine delle priorità di un&#8217;amministrazione responsabile. Peggio ancora: la «maternità» è spesso definita un valore da difendere anche a prescindere, in alcuni casi, dalla volontà della madre. Tutto vero? Macché....  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/11/11/alitalia-troppo-caro-fare-figli-2/" title="Read Alitalia: troppo caro fare figli">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo">Quando si dice l&#8217;«attenzione alla famiglia». Non c&#8217;è stato ministro o membro della maggioranza &#8211; nel governo fortunatamente dismesso, ma anche in quel precariamente in sella &#8211; che non abbia proclamato a tutto il mondo che «la famiglia» stava in cima ai propri pensieri e, quindi, in testa di lista nell&#8217;ordine delle priorità di un&#8217;amministrazione responsabile. Peggio ancora: la «maternità» è spesso definita un valore da difendere anche a prescindere, in alcuni casi, dalla volontà della madre. Tutto vero? Macché. Ecco qui una lettera di una assistente di volo che spiega. meglio di qualsiasi ricerca sociologica, la realtà che vive una lavoratrice che si appresta a diventare a madre.<br />
«Buongiorno,<br />
sono un&#8217;assistente di volo in maternità obbligatoria dal 12 aprile 2006. Ho scoperto quando ho ricevuto il primo assegno di maternità da parte di Ipsema e con mia enorme sorpresa,che la mia indennità di &#8216;maternità obbligatoria&#8217; ammonta al 50% della mia ultima busta paga; questo perché dal 16 marzo 2006 viene applicata l&#8217;interpretazione di un Decreto (D.Lgs.n.151/2001, in particolare art. 48 del T.U.I.R. comma 6) che lo consente. In pratica per tutte le mamme assistenti di volo Alitalia che hanno aperto maternità dopo il 16 Marzo 2006, sono cambiati i coefficienti di calcolo dell&#8217;indennità di maternità, il che si traduce, applicato alla nostra busta paga, in un&#8217;indennità ridotta del 50%circa. In pratica non si guarda al netto dell&#8217;ultima retribuzione, ma solo ad alcune voci della busta paga. Peccato che io abbia un mutuo concessomi su uno stipendio che era il doppio e questi euro bastano appena a coprirne la rata.<br />
Posso percepire perché incinta il 50% della mia ultima busta paga? Com&#8217;è possibile se il testo unico di sostegno alla maternità dice che la maternità obbligatoria viene retribuita all&#8217;80% dell&#8217;ultimo stipendio? Può il decreto scendere sotto i &#8216;minimi&#8217; del testo unico? Allora cosa vale il decreto o il Testo unico? Vi prego di aiutarmi a capire o ditemi a chi posso rivolgermi».<br />
Le assistenti di volo «stagionali» (con contratti a termine) stanno anche peggio: nel caso restino incinte percepiscono l&#8217;assegno slo fino alla fine del periodo contrattuale, perdono poi il posto in graduatoria e l&#8217;anzianità. Veramente «protettivi».</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Novembre-2006/art68.html">Fonte: ilManifesto.it </a></p>
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