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	<title>Natale &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Il papa: &#8220;Pace e giustizia sociale&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 10:25:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ROMA &#8211; Si inizia con l&#8217;italiano, si conclude come è tradizione in latino. Auguri in 63 lingue da Papa Benedetto XVI nella benedizione Urbi et Orbi, impartita dalla Loggia delle Benedizioni del Palazzo apostolico, davanti a migliaia di fedeli radunati in piazza San Pietro. Quest&#8217;anno spunta un idioma in più, rispetto ai 62 auguri del 2006: è il guaranì, lingua dell&#8217;indios dell&#8217;Amazzonia. Oltre ai tradizionali auguri in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e in tutte le lingue europee, compreso...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/26/papa-pace-giustizia-sociale/" title="Read Il papa: &#8220;Pace e giustizia sociale&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Si inizia con l&#8217;italiano, si conclude come è tradizione in latino. Auguri in 63 lingue da Papa Benedetto XVI nella benedizione Urbi et Orbi, impartita dalla Loggia delle Benedizioni del Palazzo apostolico, davanti a migliaia di fedeli radunati in piazza San Pietro.</p>
<p>Quest&#8217;anno spunta un idioma in più, rispetto ai 62 auguri del 2006: è il guaranì, lingua dell&#8217;indios dell&#8217;Amazzonia. Oltre ai tradizionali auguri in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e in tutte le lingue europee, compreso il russo, il mongolo e l&#8217;ucraino, il Papa rivolge gli auguri in arabo per i numerosi Paesi a maggioranza musulmana e in cinese per i pochi fedeli cattolici nel Paese del Dragone.</p>
<p>Ed ancora, auguri del Papa in ebraico, aramaico, armeno, suahili per il popolo africano, kirundi e kinyarwanda, in hindi, tamil, birmano, urdu (per il Pakistan), singalese e maori. L&#8217;anno scorso spuntò l&#8217;esperanto. Quest&#8217;anno, invece, la novità è il guaranì, per il popolo che vive principalmente nel Brasile meridionale, nel Paraguay, nella zona del Río de la Plata in Argentina, in Uruguay e nelle zone sud-orientali della Bolivia. Il Papa conclude, come di consueto, con gli auguri in lingua latina. «Hodie descendit lux magna super terram!»</p>
<p>Per il Natale 2006 furono 62 le lingue utilizzate da Benedetto XVI, mentre nel 2005 il Papa si &#8216;limitò&#8217; a 33 idiomi.Il vibrante appello alla pace nel mondo, dal Medio Oriente all&#8217;Africa, dalla Terra Santa all&#8217;Afghanistan; l&#8217;invito ai governanti a trovare «soluzioni umane, giuste e durature». La richiesta di una giustizia sociale, della tutela del diritto al lavoro, all&#8217;istruzione, alla salute. C&#8217;è tutto questo nel Messaggio di Natale firmato da Benedetto XVI e pronunciato questa mattina, dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro, davanti a una piazza gremita da una folla che si è estesa anche lungo via della Conciliazione. Un messaggio incentrato sulla condanna al terrorismo, alla violenza e alle ingiustizie che segnano numerose aree del Pianeta. A seguire la benedizione &#8216;Urbi et Orbì (alla città e al mondo) e gli auguri in 63 lingue, una in più rispetto al 2006.<br />
L&#8217;APPELLO: PACE NEL MONDO, GOVERNI TROVINO SOLUZIONI UMANE<br />
«In questo giorno di pace, il pensiero va soprattutto laddove rimbomba il fragore delle armi»: un invito che arriva da Benedetto XVI fortemente preoccupato per i numerosi focolai di guerra in ogni angolo del mondo. Il pensiero vola verso «le martoriate terre del Darfur, della Somalia e del nord della Repubblica Democratica del Congo» fino «ai confini dell&#8217;Eritrea e dell&#8217;Etiopia». È lungo l&#8217;elenco che Benedetto XVI stila: c&#8217;è il Medio Oriente, l&#8217;Iraq, il Libano, la Terra Santa, l&#8217;Afghanistan, il Pakistan e lo Sri Lanka; ma anche la regione dei Balcani, e le «tante altre situazioni di crisi, spesso purtroppo dimenticate». «Il Bambino Gesù &#8211; ha detto Ratzinger &#8211; porti sollievo a chi è nella prova e infonda ai responsabili di governo la saggezza e il coraggio di cercare e trovare soluzioni umane, giuste e durature». «Questo Natale &#8211; ha concluso Benedetto XVI &#8211; sia veramente per tutti un giorno di gioia, di speranza e di pace!».</p>
<p>GIUSTIZIA SOCIALE, GARANTIRE LAVORO STABILE E DIRITTO A SALUTE<br />
Appello al diritto a «una più sicura sussistenza, alla salute, all&#8217;istruzione, a un&#8217;occupazione stabile, a una partecipazione più piena alle responsabilità civili e politiche, al di fuori di ogni oppressione e al riparo da condizioni che offendono la dignità umana». È un messaggio che tocca i temi sociali di più stretta attualità quello che Benedetto XVI ha rivolto nel tradizionale Messaggio &#8216;Urbi et Orbì. È solo la «luce di Cristo», ha sottolineato Benedetto XVI, che può portare «consolazione a quanti si trovano nelle tenebre della miseria, dell&#8217;ingiustizia, della guerra». Una luce di speranza e portatrice di pace anche «per coloro che vedono ancora negata la loro legittima aspirazione a una più sicura sussistenza, alla salute, all&#8217;istruzione, a un&#8217;occupazione stabile, a una partecipazione più piena alle responsabilità civili e politiche, al di fuori di ogni oppressione e al riparo da condizioni che offendono la dignità umana».</p>
<p>«Mentre le tensioni etniche, religiose e politiche, l&#8217;instabilità, le rivalità, le contrapposizioni, le ingiustizie e le discriminazioni, che lacerano il tessuto interno di molti Paesi &#8211; ha osservato ancora il Pontefice &#8211; inaspriscono i rapporti internazionali. E nel mondo va sempre più crescendo il numero dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati anche a causa delle frequenti calamità naturali, conseguenza spesso di preoccupanti dissesti ambientali».</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200712articoli/28731girata.asp"><strong>Fonte: La Stampa</strong></a></p>
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		<title>Il papa: &#8220;L&#8217;umanità troppo presa da sè, non ha tempo per Dio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2007 08:09:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ROMA &#8211; L&#8217;umanità è così «occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l&#8217;altro, per il prossimo, per il povero, per Dio». RICHIAMO &#8211; È questo l&#8217;allarme che Papa Benedetto XVI ha lanciato al mondo intero durante l&#8217;omelia pronunciata in occasione della tradizionale messa di Mezzanotte per la solennità del Santo Natale. «È arrivato il momento che l&#8217;Angelo aveva preannunciato...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/25/papa-lumanita-troppo-presa-se-non-tempo-per-dio/" title="Read Il papa: &#8220;L&#8217;umanità troppo presa da sè, non ha tempo per Dio&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; L&#8217;umanità è così «occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l&#8217;altro, per il prossimo, per il povero, per Dio».</p>
<p>RICHIAMO &#8211; È questo l&#8217;allarme che Papa Benedetto XVI ha lanciato al mondo intero durante l&#8217;omelia pronunciata in occasione della tradizionale messa di Mezzanotte per la solennità del Santo Natale. «È arrivato il momento che l&#8217;Angelo aveva preannunciato a Nazaret», dice Benedetto XVI. «È arrivato il momento che Israele aveva atteso da tanti secoli, durante tante ore buie; il momento &#8211; prosegue Ratzinger &#8211; in qualche modo atteso da tutta l&#8217;umanità in figure ancora confuse: che Dio si prendesse cura di noi, che uscisse dal suo nascondimento, che il mondo diventasse sano e che Egli rinnovasse tutto». Ma poi, avverte il Papa teologo, «nell&#8217;albergo non c&#8217;è posto. In qualche modo l&#8217;umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento &#8211; osserva il Pontefice &#8211; non ha posto per Lui. È tanto occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l&#8217;altro, per il prossimo, per il povero, per Dio. E quanto più gli uomini diventano ricchi &#8211; conclude Benedetto XVI &#8211; tanto più riempiono tutto con se stessi. Tanto meno può entrare l&#8217;altro».</p>
<p>MESSA &#8211; A mezzanotte in punto il Papa ha dato inizio alla solenne celebrazione di Natale in una Basilica di San Pietro gremita. L&#8217;annuncio della nascita storica di Cristo è dato con le parole dell&#8217;antico testo della Kalenda. Successivamente, il Pontefice ha intonato il Gloria quale inno di glorificazione a Dio. Durante il canto, alcuni bambini hanno presentato un omaggio floreale all&#8217;immagine di Gesù Bambino collocata davanti alla Confessione. Le campane hanno suonato in segno di festa.</p>
<p>A BETLEMME &#8211; Quasi in contemporanea il Patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, ha lanciato a mezzanotte un appello per la pace in Medio Oriente nel suo sermone pronunciato in arabo davanti ai fedeli durante la messa di Natale a Betlemme, la città di Gesù dove per la prima volta dall&#8217;inizio della seconda intifada sono tornati, a migliaia, anche i turisti, in un&#8217;atmosfera finalmente festosa. «Questo paese appartiene a Dio. Non può essere per alcuni un paese di vita e per altri un paese di occupazione e una prigione politica» ha detto il Patriarca nella basilica della Natività, nella città della Cisgiordania dove il Nuovo Testamento colloca la nascita di Gesù Cristo.</p>
<p><em>Sillogismo a catena di Ratzinger: altro-prossimo-povero-Dio. Quindi per essere buono e solidale, per avere un rapporto profondo con il resto dell&#8217;umanità, dovrò necessariamente credere in Dio. Il sofisma è servito. Poi la sparata sulla ricchezza e sulla povertà, in quanto capo di una delle istituzioni economicamente più potenti del mondo, se lo poteva risparmiare &#8211; almeno per decenza. Ma sono le classiche favolette di Natale, appunto.</em></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_25/papa_messa_80cce530-b2b6-11dc-a578-0003ba99c667.shtml"><strong>Fonte: Corriere della Sera</strong></a></p>
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		<title>Non fu la cometa a guidare i re magi</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 09:43:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[NEW YORK  &#8211; I pastori e i Re Magi non furono guidati alla grotta di Betlemme da una cometa ma da un raro allineamento astrologico Sole-Luna-Pianeti, secondo la teoria di un astrofisico americano. Grant Mathews, dell&#8217;Università di Notre Dame, in Indiana, ha impiegato due anni di ricerca sulle banche dati della Nasa per arrivare alla conclusione che non fu un evento astronomico spettacolare come una supernova, né una pioggia di meteoriti particolarmente brillante ad annunciare dal cielo la nascita di...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/23/non-cometa-guidare-magi/" title="Read Non fu la cometa a guidare i re magi">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK  &#8211; I pastori e i Re Magi non furono guidati alla grotta di Betlemme da una cometa ma da un raro allineamento astrologico Sole-Luna-Pianeti, secondo la teoria di un astrofisico americano. Grant Mathews, dell&#8217;Università di Notre Dame, in Indiana, ha impiegato due anni di ricerca sulle banche dati della Nasa per arrivare alla conclusione che non fu un evento astronomico spettacolare come una supernova, né una pioggia di meteoriti particolarmente brillante ad annunciare dal cielo la nascita di Gesù raccontata dai Vangeli. La &#8220;stella in Oriente&#8221; di cui parla l&#8217;evangelista Matteo sarebbe stata invece una inconsueta congiunzione astrale avvenuta tra l&#8217;anno 2 e l&#8217;anno 6, la più plausibile quella che si verificò il 17 aprile del 6 avanti Cristo, quando il Sole, Giove, la Luna e Saturno si allinearono nella costellazione di Ariete, mentre Venere e Marte erano di casa nelle costellazioni vicine.</p>
<p>&#8220;I Magi erano astrologi della fede di Zoroastro, l&#8217; allineamento dei corpi celesti e soprattutto di Saturno nella casa di Ariete era per loro un segnale inconfondibile della nascita di un uomo straordinariamente potente&#8221;, ha detto l&#8217; astrofisico. Non solo: &#8220;La congiunzione astrale &#8211; ha detto Mathews al &#8216;Washington Post&#8217; &#8211; poteva anche essere letta in chiave che questo leader era destinato a morire a una data definita, ed ecco dunque tra i doni dei Magi la presenza della mirra, che serve per imbalsamare i corpi&#8221;. La teoria di Mathews è una delle tante che dai tempi di Keplero vengono avanzate dagli scienziati del cielo per dare una soluzione razionale al mistero della stella. Ai primi del &#8216;600 l&#8217;astronomo tedesco aveva suggerito un allineamento astrale di Marte, Giove e Saturno nel sette avanti Cristo come l&#8217;evento guida del viaggio dei Magi a Betlemme. Secondo Mathews, questa data non può essere esatta perché Gesù nacque a Betlemme sotto il regno di Erode. Lo storico romano Flavio Giuseppe racconta che Erode morì dopo un&#8217;eclisse di Luna prima della Pasqua ebraica. Quattro date sono possibili per questa eclissi: tra il sei avanti Cristo e l&#8217;uno dell&#8217;era volgare. La stella potrebbe essere apparsa fino a due anni prima. C&#8217;é chi ha parlato di una cometa, chi dell&#8217;avvistamento di Urano, sconosciuto per quel tempo. Qualche anno fa un celebre astronomo britannico, Patrick Moore, suggerì che la guida dei Magi sarebbero state due meteoriti molto brillanti. Moore aveva considerato &#8220;una licenza poetica&#8221; dell&#8217;evangelista il racconto di Matteo secondo cui la stella si sarebbe fermata sulla grotta dove era nato il Bambino. Impossibile, secondo Mathews, dal momento che di una stella ferma nel cielo parlano anche testi cinesi e coreani a proposito di un evento celeste del quattro avanti Cristo.</p>
<p><em>Sarà un complotto ateistico per distruggere il presepe: prima le dichiarazioni dell&#8217;arcivescovo di Canterbury che sfatano il mito dei re magi, poi viene eliminata persino la cometa!  Questa storia comunque era abbastanza nota da moltissimo tempo a chi bazzicasse un minimo di letteratura scettica sul tema. Ma i media italici sono sempre all&#8217;avanguardia&#8230; </em></p>
<p><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_37365483.html"><strong>Fonte: Ansa </strong></a></p>
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		<title>Arcivescovo di Canterbury: i re magi? Una bufala</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 16:49:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LONDRA  &#8211; Gesù Cristo non sarebbe affatto nato in dicembre. Nessuna stella avrebbe tremolato in cima alla capanna dove la Vergine Maria diede alla luce il messia. Niente neve a incorniciare il lieto evento, ma sopratutto, niente Re Magi che recavano ossequi e doni. Insomma, il mito della natività, così come lo conosciamo, non è altro che una leggenda. Parola di Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury. A demolire l&#8217;iconografia del Natale, dunque, non è l&#8217;ultimo storico &#8216;scomodo&#8217; travolto da un...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/20/arcivescovo-canterbury-magi-una-bufala/" title="Read Arcivescovo di Canterbury: i re magi? Una bufala">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>LONDRA  &#8211; Gesù Cristo non sarebbe affatto nato in dicembre. Nessuna stella avrebbe tremolato in cima alla capanna dove la Vergine Maria diede alla luce il messia. Niente neve a incorniciare il lieto evento, ma sopratutto, niente Re Magi che recavano ossequi e doni. Insomma, il mito della natività, così come lo conosciamo, non è altro che una leggenda.<br />
Parola di Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury. A demolire l&#8217;iconografia del Natale, dunque, non è l&#8217;ultimo storico &#8216;scomodo&#8217; travolto da un impeto revisionista ma la massima carica della chiesa anglicana. Che, Vangeli alla mano, ai microfoni del programma radiofonico BBC Live mette i puntini sugli i in materia di tradizioni natalizie.<br />
&#8220;L&#8217;unica testimonianza dell&#8217;esistenza dei Re Magi ci arriva grazie al Vangelo di Matteo&#8221;, ha spiegato Williams. &#8220;Eppure Matteo non dice che erano tre, né che fossero re e non dice neppure da dove venissero. In realtà, racconta solo che erano astrologi, saggi e che venivano da qualche luogo al di fuori dell&#8217;impero romano&#8221;. Tutto il resto, dunque, è leggenda. &#8220;E funziona molto bene&#8221;, ha concluso l&#8217;arcivescovo. Ma a cadere sotto le picconate di Williams non sono solo i Re Magi. Oro, incenso e mirra? Un&#8217;invenzione. La neve? &#8220;Molto improbabile&#8221; alle latitudini di Betlemme. Quanto alla stella poi, secondo Williams gli astri semplicemente non si comportano in modo così bizzarro. E tanto per essere chiari, &#8220;il Natale cade dove cade perché tornava bene per il calendario invernale&#8221;. Insomma, la classica immagine del natale come viene rappresentata nel presepe da svariate generazioni &#8211; la capanna, la neve, i pastori in fila da una parte, i Re Magi dall&#8217;altra, i doni e la stella che scintilla &#8211; è una bufala bella e buona. &#8220;Non può essere andata così&#8221;, ha sentenziato Williams. Ma su una cosa sono tutti d&#8217;accordo: la vergine Maria si chiamava davvero Maria e il babbo di Gesù era davvero Giuseppe.<br />
Williams, che non è nuovo ad aperture anche molto controverse, soprattutto in materia di orientamento sessuale dei fedeli, ha quindi affrontato il nodo delle diverse correnti all&#8217;interno della Chiesa. &#8220;Ai fedeli non interessano le dispute politiche&#8221;, ha dichiarato, &#8220;ma vogliono sapere se Dio esiste davvero, se possono essere perdonati, quale stile di vita è più appropriato e sopratutto se le loro preghiere verranno ascoltate&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_37487595.html"><strong>Fonte: Ansa</strong></a></p>
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		<title>Papa: Gesù, rifiutato dall’ateismo scientista o ridotto a maestro di saggezza</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jan 2007 19:20:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal rifiuto all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla raffigurazione di Gesù “postmodernizzato”: solo un “maestro di saggezza” o così “idealizzato” da sembrare il personaggio di una favola. Sono alcune delle forme del “rifiuto di Dio” della nostra epoca, forse più subdole e pericolose che in passato, che si contrappongono all’accoglienza di Gesù, alla quale chiama proprio il Natale, delle quali ha parlato oggi Benedetto XVI alle oltre 8milapersone presenti alla prima udienza generale del 2007. [&#8230;] Rifacendosi al Vangelo di Giovanni, il...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/01/03/papa-gesu-rifiutato-dall-ateismo-scientista-ridotto-maestro-saggezza/" title="Read Papa: Gesù, rifiutato dall’ateismo scientista o ridotto a maestro di saggezza">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="articolo_inside">Dal rifiuto all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla raffigurazione di Gesù “postmodernizzato”: solo un “maestro di saggezza” o così “idealizzato” da sembrare il personaggio di una favola. Sono alcune delle forme del “rifiuto di Dio” della nostra epoca, forse più subdole e pericolose che in passato, che si contrappongono all’accoglienza di Gesù, alla quale chiama proprio il Natale, delle quali ha parlato oggi Benedetto XVI alle oltre 8milapersone presenti alla prima udienza generale del 2007. [&#8230;]<br />
Rifacendosi al Vangelo di Giovanni, il Papa [&#8230;] </span><span class="articolo_inside">ha sottolineato il significato del Natale, come manifestazione anche del nostro essere figli di Dio, “perché Gesù è venuto a porre la sua tenda in mezzo a noi”, per radunare tutte le genti in una sola famiglia, non in un solo popolo, di più, in una sola famiglia. </span><span class="articolo_inside">Ma, “la gioia del Natale non ci fa dimenticare il mistero del male, il potere delle tenebre che tenta di oscurare lo splendore della luce divina”. E’ “il dramma del rifiuto di Cristo che come in passato si esprime oggi in tanti modi diversi, Forse più subdole e pericolose sono le forme del rifiuto di Dio nell&#8217;era contemporanea” che vanno “dal netto rigetto all&#8217;indifferenza, dall&#8217;ateismo scientista”, alla “presentazione di un Gesù modernizzato o, meglio, postmodernizzato; un Gesù uomo, ridotto a semplice ‘maestro di saggezza’ e privato della sua divinità; oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba”. </span><span class="articolo_inside">Ma Gesù è “vero Dio e vero uomo” e non si stanca di proporre il suo Vangelo [&#8230;]</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&#038;art=8137&#038;size=A"><span class="articolo_inside">La notizia è apparsa sul sito cattolico AsiaNews</span> </a></p>
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		<title>Il boia non fa festa: quattro condannati</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 07:59:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il commento più sprezzante è quello di Yoshihisa Komori, l&#8217;intellettuale neocon più noto in Giappone: «Non capisco perché i cristiani pretendano che il giorno di Natale tutto il mondo si fermi. Non è così: In Giappone il giorno di Natale si lavora, si va a scuola, la Borsa è aperta: si può anche impiccare». Come ragionamento, non fa una grinza. E così in Giappone il giorno di Natale, in tre diversi carceri, sono stati impiccati &#8211; nell&#8217;usuale segretezza &#8211; quattro...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/28/boia-non-festa-quattro-condannati/" title="Read Il boia non fa festa: quattro condannati">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il commento più sprezzante è quello di Yoshihisa Komori, l&#8217;intellettuale neocon più noto in Giappone: «Non capisco perché i cristiani pretendano che il giorno di Natale tutto il mondo si fermi. Non è così: In Giappone il giorno di Natale si lavora, si va a scuola, la Borsa è aperta: si può anche impiccare». Come ragionamento, non fa una grinza. E così in Giappone il giorno di Natale, in tre diversi carceri, sono stati impiccati &#8211; nell&#8217;usuale segretezza &#8211; quattro detenuti, due dei quali avevano oltre 70 anni ed erano nel braccio della morte da oltre dieci anni. Un tragico passo indietro rispetto alle speranze nate dalla moratoria di fatto imposta dall&#8217;ex ministro Seiken Sugiura, fervente buddista, che nel corso del suo breve mandato (poco più di un anno) si era rifiutato di firmare i decreti di esecuzione. Ma nel governo di rapaci messo insieme da Shinzo Abe, nipote di un criminale di guerra graziato dagli Stati Uniti e divenuto negli anni &#8217;60 addirittura primo ministro, il falchetto Jinen Nagase, attuale ministro della giustizia, ha voluto subito dimostrare di che pasta son fatti i suoi artigli. A parlamento chiuso per le vacanze invernali, ha firmato senza esitazione l&#8217;autorizzazione ad eseguire quattro condanne. [&#8230;]<br />
Il Giappone è uno dei 69 paesi dove la pena di morte è ancora prevista e praticata, contro i 128 che l&#8217;hanno abolita o sospesa. Le condanne vengono eseguite per impiccagione e all&#8217;improvviso, senza alcun apparente ordine logico e senza avvertire né il condannato, né i legali, né i familiari. Vi sono stati casi di condanne eseguite nei confronti di detenuti che avevano in corso istanze di revisioni, o richieste di perizie psichiatriche. Le esecuzioni sono avvolte nella più assoluta segretezza e arbitrarietà. Nemmeno i deputati possono accedere al braccio della morte. Ai sacerdoti dei vari culti viene chiesto espressamente &#8211; pena il rifiuto di consentire l&#8217;incontro con il condannato &#8211; di firmare una dichiarazione in cui si impegnano a non esprimere giudizi contrari alla pena di morte. [&#8230;]<br />
Negli ultimi tempi la comunità internazionale, ed in particolare il Consiglio d&#8217;Europa, hanno esercitato forti pressioni sul governo di Tokyo, chiedendo quanto meno un moratoria alle esecuzioni e minacciando la revoca dello status di «osservatore». Ma senza successo. Di «provocazione» ha parlato l&#8217;onorevole Shizuka Kamei, un ex capo della polizia convertitosi al buddismo e oggi presidente della lega parlamentare per l&#8217;abolizione della pena di morte: «Domani un tribunale deve decidere sulla riapertura di un caso controverso: ordinare oggi le esecuzioni rappresenta una pesante opera di intimidazione nei confronti della magistratura».</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Dicembre-2006/art39.html" target="_blank">Fonte: ilManifesto.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F12%2F28%2Fboia-non-festa-quattro-condannati%2F&amp;linkname=Il%20boia%20non%20fa%20festa%3A%20quattro%20condannati" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F12%2F28%2Fboia-non-festa-quattro-condannati%2F&amp;linkname=Il%20boia%20non%20fa%20festa%3A%20quattro%20condannati" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F12%2F28%2Fboia-non-festa-quattro-condannati%2F&amp;linkname=Il%20boia%20non%20fa%20festa%3A%20quattro%20condannati" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F12%2F28%2Fboia-non-festa-quattro-condannati%2F&amp;linkname=Il%20boia%20non%20fa%20festa%3A%20quattro%20condannati" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2006%2F12%2F28%2Fboia-non-festa-quattro-condannati%2F&#038;title=Il%20boia%20non%20fa%20festa%3A%20quattro%20condannati" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2006/12/28/boia-non-festa-quattro-condannati/" data-a2a-title="Il boia non fa festa: quattro condannati"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La presunta povertà di Gesù. Un canto di Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 09:18:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo&#8221;; così, un canto di Natale. Stranamente (o forse no?), la Chiesa ha sempre lasciato credere ai fedeli che Gesù sia nato e vissuto in estrema povertà. Luca, che non era uno dei dodici apostoli, racconta che Maria “avvolse il neonato in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto all’albergo”. Matteo invece, che fu apostolo di Gesù,...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/27/presunta-poverta-gesu-canto-natale/" title="Read La presunta povertà di Gesù. Un canto di Natale">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo&#8221;; così, un canto di Natale. Stranamente (o forse no?), la Chiesa ha sempre lasciato credere ai fedeli che Gesù sia nato e vissuto in estrema povertà. Luca, che non era uno dei dodici apostoli, racconta che Maria “avvolse il neonato in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto all’albergo”. Matteo invece, che fu apostolo di Gesù, non accenna per niente ad una grotta, ma riferisce che i Magi, giunti dall’Oriente per adorare il Bambino, entrarono “nella casa”. Gesù era figlio di un carpentiere, ed egli certamente esercitò lo stesso mestiere nella giovinezza (Mc 6,3). Un falegname della Palestina era un uomo abile, utile, e particolarmente stimato. Così, è ragionevole ritenere che Maria e Giuseppe, disponendo di denaro, avessero avuto la possibilità, in ogni caso, di far nascere il Bambino ben al riparo &#8220;dal freddo e dal  gelo&#8221;. E&#8217; pur vero che il Nazareno durante il periodo della predicazione, non avesse dove <em>reclinare il capo,</em> ma non sembra si facesse mancare il cibo, a giudicare da tutte le volte che lo troviamo a tavola a casa di amici, e dalle sue stesse parole: «E’ venuto Giovanni che non mangiava né beveva, e si diceva: &#8211; E’ indemoniato -. E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e si dice: &#8211; E’ un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori! -». Sicuramente non gli mancarono pane e pesce, e certo “bevve quel vino nero, pastoso e colorito, che bisognava annacquare prima di servirlo” (Daniel Rops). Disponevano, lui e i suoi apostoli, di denaro, e facevano l’elemosina ai poveri (Gv 13,29). Infine, non era vestito di stracci, giacché i quattro soldati romani si divisero le sue vesti, e tirarono a sorte la tunica, essendo cucita tutta di un pezzo (Gv 19,23-24).</p>
<p><strong>La lettera di Renato Pierri è stata pubblicata sul Riformista di oggi</strong></p>
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		<title>L’ipocrisia all’ombra del presepe</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 19:40:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Natale, quest&#8217;anno, è vissuto nelle case degli italiani allo stesso modo che negli ultimi anni, o decenni. La sera della vigilia ci si riunisce di solito in casa dei genitori, che per un giorno almeno e per questo continua a definirsi la casa paterna. Nella stanza da pranzo, o nel soggiorno, si accendono le luci sull&#8217;albero, più di rado &#8211; ove ci sono anziani che perpetuano per sé o per i nipoti la tradizione &#8211; qualcuno ha allestito il...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/26/ipocrisia-all-ombra-del-presepe/" title="Read L’ipocrisia all’ombra del presepe">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="xtesto_notizie"> Il Natale, quest&#8217;anno, è vissuto nelle case degli italiani allo stesso modo che negli ultimi anni, o decenni. La sera della vigilia ci si riunisce di solito in casa dei genitori, che per un giorno almeno e per questo continua a definirsi la casa paterna. Nella stanza da pranzo, o nel soggiorno, si accendono le luci sull&#8217;albero, più di rado &#8211; ove ci sono anziani che perpetuano per sé o per i nipoti la tradizione &#8211; qualcuno ha allestito il presepio. Che proprio la notte del 24 si completa con la collocazione del bambinello nella mangiatoia. [&#8230;]<br />
Appaiono lontane, dalle preoccupazione e fin dai discorsi che si fanno in questi giorni le polemiche fastidiose che anche quest&#8217;anno, come negli ultimi, hanno occupato i giornali su un certo malanimo che colpisce i simboli del Natale. In certe scuole, ce n&#8217;è sempre qualcuna, hanno deciso di abolire il presepio, o di non cantare più «Tu scendi dalle stelle» perché qualche maestrina o direttore didattico scopre che ci sono bambini di altra religione da preservare da riti che si immaginano offensivi. Per fortuna, la cronaca fa giustizia spesso di queste scempiaggini. In molte scuole sono le mamme a richiamare a più miti consigli, o al più semplice buonsenso  [&#8230;]<br />
Resta però qualcosa di fastidioso, di non detto. Quelle maestre, quei discenti che si preoccupano dei «bambini di altra religione» si coprono dietro uno spesso velo di ipocrisia. Nessuno pensa, parlando di bimbi di altre religioni, al cinesino di famiglia buddista,</span> <span class="xtesto_notizie">all&#8217;indiano, o al cingalese induisti, tanto meno al piccolo ebreo e neanche al pargolo di famiglia non credente, che una volta faceva esentare i figli dall&#8217;ora di religione. No, quelli che si pongono certi problemi, e macchinano certe scemenze, pensano solo ai bambini di famiglia islamica. Ed è umiliante che siano, come capita, esponenti di quelle comunità a precisare che a loro i canti e i presepi non danno alcun fastidio. Perché intanto sono loro a decidere. E perché in quell&#8217;eccesso di zelo e di ignoranza di maestrine così clamorosamente manifesti c&#8217;è, magari inconscia, quella voglia di Eurabia che ha agitato gli ultimi anni, e riempito gli ultimi libri, di Oriana Fallaci, amica indimenticata.<br />
Dispiace che i radicali siano andati a fare quel gesto stupido di infilare bambole e bambolotti gay nel presepio di Montecitorio. Possono spiegarla come vogliono, ma il presepio è rivolto a un&#8217;umanità che da questi gesti si sente offesa, e dunque l&#8217;impresa è una piccola prepotenza. A loro difesa, qualcuno ha detto che si è trattato solo di un «gesto goliardico». È possibile, ma questo tipo di goliardia fa pensare a certi parenti culturali del fascismo, ai futuristi, ai Marinetti, ai Bragaglia, a quei «gesti esemplari» che almeno avevano spesso, dalla loro, il dono dell&#8217;intelligenza.</span> [&#8230;]</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=144304">Fonte: ilGiornale.it </a></p>
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		<title>Welby, la dolce morte nella tv natalizia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Dec 2006 22:26:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli occhiali rossi del leghista Maroni che ai microfoni dei telegiornali chiede l&#8217;intervento di polizia e carabinieri. Le porpore vaticane, molto gettonate dai pubblici teleschermi, che ribadiscono i precetti della chiesa. I ministri centrosinistri che parlano come stessero calpestando le uova. E ogni tanto qualche voce dissonante come quella del professor Veronesi che difende il diritto della persona di scegliere se accettare o rifiutare le cure. E anche la psicologa francese che spiega come, fossimo in Francia, tutto questo clamore...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/25/welby-dolce-morte-nella-natalizia/" title="Read Welby, la dolce morte nella tv natalizia">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo">Gli occhiali rossi del leghista Maroni che ai microfoni dei telegiornali chiede l&#8217;intervento di polizia e carabinieri. Le porpore vaticane, molto gettonate dai pubblici teleschermi, che ribadiscono i precetti della chiesa. I ministri centrosinistri che parlano come stessero calpestando le uova. E ogni tanto qualche voce dissonante come quella del professor Veronesi che difende il diritto della persona di scegliere se accettare o rifiutare le cure. E anche la psicologa francese che spiega come, fossimo in Francia, tutto questo clamore per il caso Welby non ci sarebbe perché lì le leggi e i medici da molto tempo praticano interventi di fine vita.<br />
Telegiornali a parte, non ci fosse stata la discussione di <strong>Ottoemezzo </strong>ci saremmo dovuti rassegnare, attendere l&#8217;ora tarda di <strong>Porta a Porta</strong> e accontentarci del solito balletto (in questo caso piuttosto indigesto) dei Pecoraro Scanio-La Russa-Bondi-La Torre chiamati a discutere della morte assistita in condominio con il tema della finanziaria e dell&#8217;oroscopo. La morte più le tasse, più le previsioni astrologiche. Così dettava il menù della serata natalizia. Di Welby si è occupato anche <strong>PrimoPiano</strong>, ma il faccia a faccia tra Pannella e Buttiglione, nonostante i tentativi di Bianca Berlinguer, è stato un darsi continuo sulla voce. Non si capiva niente.<br />
Da Ferrara il tono misurato («vorrei andare oltre il già saputo con parole sorvegliate e serie») era dettato dallo scarso interesse per la polemica di giornata, inversamente proporzionale a una conversazione sulla dolce morte, ossimoro apparente, in realtà momento di un vissuto ben conosciuto dalle generazioni precedenti quando, lo ha ricordato il filosofo Umberto Galimberti, le famiglie e la società, avevano «macchine psicologiche per convivere con la morte». E altrettanto consueto, ma sommerso, oggi, secondo Pannella («chi di noi non ha mai detto al medico di un caro malato &#8220;se proprio non c&#8217;è nulla da fare, lo faccia soffrire il meno possibile&#8221;?»).<br />
Negli ottantotto giorni di agonia, il parlamento non ha fatto nulla: incapacità o impossibilità di intervenire? Marco Cappato, dell&#8217;associazione Luca Coscioni, protagonista della battaglia per togliere dalla clandestinità l&#8217;eutanasia e, prima ancora, per difendere il diritto della persona a rifiutare l&#8217;accanimento terapeutico, dopo la notte passata accanto a Welby, è convinto che «ora ci sarà certezza giuridica sull&#8217;interruzione di terapia». Meno ottimista il professor Galimberti: «in Italia la politica non è laica, da noi questi problemi non verranno mai risolti. Intorno alla mia vita potrò dire qualcosa anche io o deve parlare solo la scienza e la fede?».<br />
La voce cattolica di Rosy Bindi e del presidente D&#8217;Agostino, dell&#8217;unione giuristi cattolici, è rimasta dentro le colonne d&#8217;Ercole «della vita a ogni costo», del medico che deve salvare, sempre e comunque. Come se la richiesta di porre fine alla sofferenza fosse un gesto disperato anziché un pensiero saggio, persino sereno, testimoniato dalla moglie e dalla sorella di Welby.</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Dicembre-2006/art72.html">L&#8217;articolo di Norma Rangeri è apparso sul sito del Manifesto </a></p>
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		<title>Il Natale, Welby, Dio e il senso della vita</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Dec 2006 21:44:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Natale, la vita che rinasce secondo il significato ancestrale della festa, mi sembra che doni un senso positivo, un senso natalizio direi, alla stessa vicenda di Welby, che invece è vista solo nei suoi aspetti negativi e funerei. Sul tema dell&#8217;eutanasia molto si parla in termini politici, biologici, medici, giuridici. E già questo è un segno di maturazione della coscienza collettiva in campo etico. Poco si è parlato e si parla però delle radici inconsce che condizionano le nostre...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/25/natale-welby-dio-senso-della-vita/" title="Read Il Natale, Welby, Dio e il senso della vita">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo">Il Natale, la vita che rinasce secondo il significato ancestrale della festa, mi sembra che doni un senso positivo, un senso natalizio direi, alla stessa vicenda di Welby, che invece è vista solo nei suoi aspetti negativi e funerei. Sul tema dell&#8217;eutanasia molto si parla in termini politici, biologici, medici, giuridici. E già questo è un segno di maturazione della coscienza collettiva in campo etico. Poco si è parlato e si parla però delle radici inconsce che condizionano le nostre scelte. Sono consapevole di addentrarmi in un tema complesso, che richiede ben altro spazio. Ritengo ne valga la pena anche a costo di qualche approssimazione.<br />
La cosa più inquietante è che il rifiuto opposto alla richiesta di Welby viene attribuito al volere di Dio, cioè parandosi dietro al principio di natura. Ma il Dio che ha rifiutato a Welby, come a decine di malati terminali, il diritto di essere aiutato a morire con dignità, il Dio a cui si appellano le forze politiche d&#8217;ispirazione cristiana contrarie a qualsiasi legge che regoli con saggezza l&#8217;eutanasia e altri aspetti dell&#8217;etica come le coppie di fatto, la fecondazione assistita, ecc., è lo stesso tenero bambinello del Natale, portatore di una profezia di universale rinascita? Sì, bisogna ammetterlo è lo stesso Dio. L&#8217;identificazione di Gesù col Dio onnipotente, creatore e padrone assoluto della vita e della morte, è frutto di una codificazione iniziata fin dai primi secoli dell&#8217;era cristiana, con qualche aggancio già nei Vangeli. Sta proprio in quella identificazione, la chiave della grande vittoria del cristianesimo e il suo affermarsi come religione dell&#8217;Impero. Il Dio della codificazione dogmatica cristiana scioglie i cuori quando è nella mangiatoia, incute terrore quando è sul trono simbolico dell&#8217;onnipotenza. Al fondo dei problemi etici che agitano il nostro tempo c&#8217;è questo Dio tenero per certi aspetti e terrificante per altri. Il cristianesimo codificato, al cui interno sempre c&#8217;è stata una ricerca alternativa condannata però come eretica, ha umanizzato Dio onnipotente ma non l&#8217;ha detronizzato. Anzi ha reso più condizionante la paura di lui.<br />
Della paura di una onnipotenza che ci sovrasta, che si chiami Dio o Natura o Destino, sono vittime credenti e non-credenti. Ci sarà anche una certa dose di razionalità nell&#8217;intransigenza etica, ma ritengo per lunga esperienza di anime, che l&#8217;irrazionalità della paura giochi un ruolo fondamentale. La paura dell&#8217;onnipotenza che ci tiene in pugno è sepolta da millenni nell&#8217;inconscio collettivo, nella zona più oscura della vita individuale e sociale. Quella paura non basta esorcizzarla con esercizi solo mentali; non ritengo sufficiente per es. il negazionismo ateista. Perché dal profondo essa emerge in forme mascherate. L&#8217;appellarsi senza mediazioni al giuramento d&#8217;Ippocrate o alla superiorità delle competenze scientifiche e tecniche e perfino all&#8217;insindacabilità della magistratura, ad esempio, può essere usato proprio come esorcismo della paura dall&#8217;astuzia di una mente astratta.<br />
La paura, sepolta nella zona più oscura della vita, ha bisogno innanzi tutto di essere riconosciuta, narrata e analizzata. Le emergenze etiche possono essere l&#8217;occasione per dare finalmente cittadinanza a esperienze essenziali del vivere umano, per elaborare le nostre paure e ridarci il senso di una vita che ci appartiene non soltanto nella sua potenza ma anche nella sua finitezza. La quale finitezza è dinamica, è creativa, è perennemente generatrice. Tutto questo è anche un tema educativo. Dovremmo trovare i modi per trasmettere ai bambini e ai giovani un tale senso della vita e della morte. Il problema è che da soli non ci si fa e mancano luoghi per socializzare tali elaborazioni e esperienze. O forse non si cercano. E quando è il momento rimaniamo soli.<br />
Lo stesso Natale, oltre quell&#8217;immaginario che viene ribadito da mille simbologie, catechismi, luminarie, auguri, regali, presepi, panettoni, può essere forse un tempo propizio per accendere anche solo un lucignolo fumigante nell&#8217;interiorità e nelle relazioni che recuperi e attualizzi il senso ancestrale della rinascita e diradi un po&#8217; l&#8217;oscurità sulla strada del cammino verso la liberazione dalla paura del vivere e del morire. In questo senso mi sento di rivolgere l&#8217;augurio natalizio a Welby e a tutto ciò che nasce e muore e nasce senza fine.</span></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Dicembre-2006/art8.html">L&#8217;articolo di Enzo Mazzi è raggiungibile sul sito del Manifesto </a></p>
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