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	<title>sclerosi-multipla &#8211; A ragion veduta</title>
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		<title>Austria: congelati per guarire</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 11:01:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ibernati per non provare più dolore, e un po’ anche per ringiovanire. Meno 110 gradi, per due minuti e mezzo, tre al massimo. Tanto per rendere l’idea in Antartide la temperatura più bassa raggiunge al massimo gli 89 gradi sotto zero. Ore otto meno dieci a Bad Bleiberg nel centro di cura Kurzentrum, Austria meridionale, venti chilometri da Tarvisio, nella sala dedicata alla crioterapia ci sono anche Hans ed Elisabeth. [&#8230;] Guardano la giornalista un po’ incuriositi, mentre infila la...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/03/austria-congelati-per-guarire/" title="Read Austria: congelati per guarire">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ibernati per non provare più dolore, e un po’ anche per ringiovanire. Meno 110 gradi, per due minuti e mezzo, tre al massimo. Tanto per rendere l’idea in Antartide la temperatura più bassa raggiunge al massimo gli 89 gradi sotto zero.<br />
Ore otto meno dieci a Bad Bleiberg nel centro di cura Kurzentrum, Austria meridionale, venti chilometri da Tarvisio, nella sala dedicata alla crioterapia ci sono anche Hans ed Elisabeth. [&#8230;] Guardano la giornalista un po’ incuriositi, mentre infila la mascherina di protezione per la bocca e il naso, non senza qualche timore. Sulla cabina dove entreremo insieme c’è scritto «Cryo-Therapie -110 °C». Alois il terapista arriva poco prima delle otto, misura la pressione a tutti e tre, e con grande soddisfazione annuncia: «Siete fortunati la temperatura è ancora giusta, poi con il passare delle persone che aprono e chiudono la porta si “scalda” fino a meno 100». La prima volta non si è molto tranquilli, è vero che due minuti e mezzo trascorrono in fretta, ma quel «meno 110 °C», le porte da caveau di una banca e tutte le precauzioni mettono inquietudine. Elisabeth avverte che è meglio sistemarsi bene la fascia, perché le orecchie &#8211; spiega con un briciolo di compatimento &#8211; potrebbero bruciarsi. Hans invece è più preoccupato per il naso e da istruzioni sulla mascherina.<br />
Ogni anno sono decine di migliaia le persone che si sottopongono a questa ibernazione rapida che è in grado di lenire i dolori come quelli da artrosi, infiammazioni croniche, osteoporosi e si è scoperto recentemente quelli della sclerosi multipla. Pochi in percentuale gli italiani, anche se nel centro di Bad Bleiberg ne arrivano quasi quattromila ogni anno. «La scorsa estate ho visto un pullman di malati di sclerosi arrivare qui &#8211; racconta Peter, segretario comunale di Brunico, ospite del Kurzentrum -. Mi raccontavano che questo era l’unico modo per non provare dolore per qualche ora, e che dopo un ciclo completo provavano benefici per settimane. Due o tre ore dopo ogni applicazione sembravano persone diverse». [&#8230;] Per altri l’effetto è di un benessere più generale, una sorta di sferzata di energia per la circolazione sanguigna quindi per i tessuti, migliora la pelle e si presume sia un perfetto anti rughe e cellulite. Anzi l’opuscolo del centro informa di non stupirsi se subito dopo si prova una strana sensazione di euforia. Il miraggio della bellezza che viene dal freddo ha fatto moltiplicare i centri di crioterapia, da tempo appannaggio dell’Europa dell’Est e dei paesi scandinavi: in Polonia è diventata popolare come trattamento per «ringiovanire e rinvigorire», ed è ormai un must per gli atleti che la usano dopo i traumi subiti nelle competizioni. [&#8230;] Elisabeth apre la porta dei meno 110 gradi. I successivi due minuti e mezzo trascorrono con sottofondo musicale di yodel tirolesi, ad alto volume, mentre Hans dà il tempo di marcia. Si devono muovere braccia e gambe per mantenere al meglio la circolazione e respirare lentamente: l’aria fredda potrebbe danneggiare le vie aeree. La pelle inizia a tirare. Hans fa cenno di non fermarsi mai. Le ciglia di Elisabeth sono brinate. [&#8230;] Alois dall’altoparlante avverte che è trascorso già metà del tempo: 75 secondi. La sensazione è di paura, claustrofobia: il corpo sembra un punta spilli. Meglio distrarsi, contare alla rovescia. Poi c’è sempre la porta d’emergenza. «Tempo finito potete uscire». Rifacciamo la stessa strada dell’ingresso: dal «tepore» dei meno 60, al «caldo» dei meno 10. Fuori per un minuto la pelle resta come anestetizzata. Poi il sangue ritorna in superficie i visi e i corpi si colorano come dopo una giornata di sole. Si torna alla misurazione della pressione. Alois rassicura: «Perfetta: potrebbe fare altre applicazioni senza problemi». E’ mai successo che qualcuno abbia avuto paura, panico? «Ci sono stati casi di persone allergiche al freddo &#8211; risponde-, che hanno avuto reazioni improvvise. Ma ci sono le uscite di emergenza». [&#8230;]</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200612articoli/14962girata.asp">Fonte: LaStampa.it </a></p>
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		<title>Gb, aiutò la moglie a morire: è libero</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Oct 2006 17:02:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ammise di aver aiutato la moglie, gravemente ammalata durante il suo terzo tentativo di suicidio. Ora un giudice della Gran Bretagna lo ha scarcerato, concedendogli per un anno il beneficio della sospensione condizionale. È la storia di David March, 58 anni, del Surrey, in carcere per aver aiutato a morire sua moglie Gillian, 59, ammalata dal 1984 di sclerosi multipla. La coppia, secondo quanto riportato dalla Bbc, era sposata dal 1979. La malattia della moglie, aveva costretto March a rinunciare...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/10/19/gb-aiuto-moglie-morire-libero/" title="Read Gb, aiutò la moglie a morire: è libero">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ammise di aver aiutato la moglie, gravemente ammalata durante il suo terzo tentativo di suicidio. Ora un giudice della Gran Bretagna lo ha scarcerato, concedendogli per un anno il beneficio della sospensione condizionale. È la storia di David March, 58 anni, del Surrey, in carcere per aver aiutato a morire sua moglie Gillian, 59, ammalata dal 1984 di sclerosi multipla. La coppia, secondo quanto riportato dalla Bbc, era sposata dal 1979. La malattia della moglie, aveva costretto March a rinunciare al suo lavoro in pubblicità. L&#8217;uomo era diventato allora un giardiniere: un&#8217;occupazione che gli permetteva di tornare a casa per dare da mangiare alla compagna. Condannato inizialmente per omicidio, March era stato successivamente accusato di aver favorito il suicidio, reato per cui è prevista una pena massima di 14 anni. <span style="font-weight: bold" id="k0pD" class="span"><span style="font-weight: normal" id="ktLE" class="span">Il 19 settembre del 2005</span></span><span style="font-weight: normal" id="kK1D" class="span">, March rientrò a casa come ogni giorno per il pranzo, trovando la moglie con una busta di plastica in testa. Una «prova inequivocabile», secondo la polizia del Surrey, che la donna era determinata a porre fine alla sua esistenza. Si trattava infatti del terzo tentativo di suicidio della donna: nel suo diario la donna aveva più volte manifestato la volontà di farla finita, così da permettere al marito di risposarsi. Quel 19 settembre March non fece altro che stringere meglio i lacci della busta di plastica e tenere la mano della moglie fino all&#8217;ultimo respiro. Poi la telefonata al medico. </span><span style="font-weight: bold" id="kaxC" class="span"><span style="font-weight: normal" id="kHw" class="span">Dopo aver letto la sentenza,</span></span>il giudice dell&#8217;Old Bailey ha sottolineato le «circostanze eccezionali» del caso. Poi si è rivolto direttamente a March affermando: «Lei ha mostrato una devozione disinteressata verso sua moglie». Ma le organizzazioni umanitarie della Gran Bretagna sono divise sulla decisione del giudice. Forti critiche arrivano dal Consiglio britannico dei disabili. «Che genere di messaggio è &#8211; si interroga Simone Aspis, uno dei portavoce dell&#8217;organizzazione &#8211; quello che arriva alla società e che lascia intendere che aiutare un disabile a morire sia un modo di ridargli dignità?»</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/19/suicidio.shtml">Fonte: Corriere.it </a></p>
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