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	<title>società &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>La Chiesa italiana e il dopo Ruini</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 09:01:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I cambi della guardia a Roma non sono finiti. Dopo l’insediamento di Alemanno alla guida politica della capitale, un’altra poltrona è in attesa di un successore. Quella del Vicariato di Roma, una delle Diocesi più grandi del mondo, di cui è titolare il Papa. Dopo oltre vent’anni di governo di questa chiesa locale, il cardinal Ruini sta per lasciare la carica per raggiunti limiti di età. Per le stesse ragioni, un anno fa il porporato ha ceduto la guida della...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2008/05/12/chiesa-italiana-dopo-ruini/" title="Read La Chiesa italiana e il dopo Ruini">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I cambi della guardia a Roma non sono finiti. Dopo l’insediamento di Alemanno alla guida politica della capitale, un’altra poltrona è in attesa di un successore. Quella del Vicariato di Roma, una delle Diocesi più grandi del mondo, di cui è titolare il Papa. Dopo oltre vent’anni di governo di questa chiesa locale, il cardinal Ruini sta per lasciare la carica per raggiunti limiti di età. Per le stesse ragioni, un anno fa il porporato ha ceduto la guida della Conferenza episcopale italiana, di cui è stato il protagonista indiscusso per tre mandati consecutivi. Nonostante questi addii, Ruini non scompare dalla scena. Sia perché è una figura di grande rilievo, sia perché in ambito Cei continuerà a occuparsi di quel «Progetto culturale» da lui fortemente voluto per rinnovare il cattolicesimo italiano.</p>
<p>Questi cambi di scenario meritano una riflessione pubblica, per meglio capire il ruolo di Ruini in tutti questi anni e le sfide che attendono la Chiesa in Italia. Al di là delle polemiche «politiche», tutti riconoscono la finezza intellettuale di Ruini, insieme con la sua capacità di indirizzare la Chiesa italiana su importanti traguardi. Nei suoi vent’anni di governo, «don Camillo» ha profondamente trasformato la Cei, portandola &#8211; anche grazie alle risorse dell&#8217;8 per 1000 &#8211; da struttura artigianale a una grande organizzazione moderna.</p>
<p>La Chiesa italiana ha oggi una grande testa, una vera e propria struttura di governo, con tanto di «ministeri», commissioni, comitati, che si occupano dei molti campi in cui si articola la presenza cattolica nel Paese.<br />
[&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=4502&amp;ID_sezione=29&amp;sezione="><strong>L&#8217;articolo completo di Franco Garelli è consultabile su La Stampa</strong></a></p>
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		<title>Cosa insegneremo ai Bambini?</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/12/06/cosa-insegneremo-bambini-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 10:47:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La scuola italiana si è ormai scissa in due realtà contrapposte. Da un lato, raccoglie bocciature da tutti gli enti di valutazione internazionali. Fatto anche più grave, le bocciature si fanno via via più pesanti mano a mano che dalle medie si passa alle superiori e poi all&#8217;università. Il risultato netto è che i nostri figli sapranno le tabelline a memoria ma non saranno mai in grado di trovarsi un lavoro decente. Dall&#8217;altro lato, gli organismi di valutazione internazionale riconoscono...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/06/cosa-insegneremo-bambini-2/" title="Read Cosa insegneremo ai Bambini?">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">La scuola italiana si è ormai scissa in due realtà contrapposte. Da un lato, raccoglie bocciature da tutti gli enti di valutazione internazionali. Fatto anche più grave, le bocciature si fanno via via più pesanti mano a mano che dalle medie si passa alle superiori e poi all&#8217;università. Il risultato netto è che i nostri figli sapranno le tabelline a memoria ma non saranno mai in grado di trovarsi un lavoro decente. Dall&#8217;altro lato, gli organismi di valutazione internazionale riconoscono all&#8217;Italia ben sei centri di eccellenza, chiaramente in grado di servire solo una esigua minoranza degli studenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In buona sostanza, chi è in grado di pagare si limita a mandare i propri figli nelle scuole “giuste”, siano esse in Italia o all&#8217;estero, e gli altri si rassegnagno a restare i perdenti che sono. <em>C&#8217;est le Capitalism&#8230;</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Di fronte a questa situazione, quasi ogni anno, la nostra nazione è chiamata a decidere cosa deve essere insegnato ai nostri figli e come. Forse vale la pena fare qualche riflessione su questo tema.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Insegnamento della Religione Cattolica</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Grazie ad un trattato, firmato <em>a nostro nome</em> da Benito Mussolini prima (!) e da Bettino Craxi dopo (!!), noi tutti, Atei e Credenti, siamo tenuti, per legge, a rendere possibile ed a <em>finanziare economicamente</em> l&#8217;Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole dell&#8217;obbligo (!!!).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Vi prego di notare che si tratta dell&#8217;insegnamento della <em>sola</em> religione cattolica, non “della religione” in senso lato o di un&#8217;altra cosa. Si tratta quindi della più spudorata ed arbitraria azione di indottrinamento religioso che nessun paese occidentale abbia mai messo in atto ai danni di giovani innocenti. Cose simili non si verificano da nessun&#8217;altra parte, tranne che in alcuni paesi islamici (ma non in tutti).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Fatto ancora più grave, questa vergognosa azione di indottrinamento viene pagata dallo stato italiano con le nostre tasse (circa un miliardo di euro l&#8217;anno) ma viene gestita dalla Chiesa Cattolica. La nomina dei docenti dipende infatti da un apposito “nulla osta” rilasciato dal vescovo  o dalla competente autorità ecclesiastica locale. Nel caso che venisse a mancare questo nulla osta, un docente di ruolo di religione non può essere licenziato. Viene mantenuto dallo stato italiano a non fare nulla!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Prima di ogni altra cosa, l&#8217;Insegnamento della Religione Cattolica è una violenza “culturale” e psicologica nei confronti dei minori. Subito dopo, è un lusso che un paese povero come il nostro non può più permettersi da almeno 30 anni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il giorno che qualche governo si deciderà a rivedere (od abolire) il concordato ed a abolire questo abominio, sarà sempre troppo tardi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Storia delle Religioni</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Una religione può avere alle spalle una storia assolutamente cristallina ma essere ugualmente pericolosa sul piano sociale e filosofico. Cosa pensare, ad esempio,  di molte nuove sette che sono ancora troppo giovani per avere commesso i loro (forse inevitabili) misfatti ma che predicano comunque una sottile forma di razzismo o di elitarismo? Una religione può avere una storia interessante ma essere ormai irrilevante, per molte ragioni. Cosa pensare, ad esempio, dell&#8217;antico culto della Dea della Fertilità africana?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Insegnare la Storia delle Religioni, invece delle Religioni in quanto tali, fornisce certamente una prospettiva più equilibrata e più ampia ma non risolve il problema di fondo: valutare e capire il senso della Religione, in senso lato, e delle singole Religioni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Analisi Comparativa delle Religioni</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo problema può essere risolto attraverso l&#8217;insegnamento comparativo delle Religioni. “In fatto di masturbazione la Chiesa Cattolica sostiene questo mentre il Buddismo tantrico sostiene quest&#8217;altro.”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Efficace, certo. Ma è anche utile?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Servirebbe a qualcosa far perdere una o più ore di lezione ai nostri giovani per indagare su quesi temi? Ad un essere umano ancora “neutro” e “vergine” dovrebbe davvero interessare qualcosa di ciò che pensa questa o quella religione di questo o quel tema?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Non sarebbe invece più utile fornire ai giovani le conoscenze oggettive necesarie a formarsi una loro opinione personale sui fatti? “La masturbazione non fa diventare ciechi, non consuma l&#8217;attrezzo e non è un reato. Punto e basta.”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Io voto per questa seconda soluzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Spiritualità</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ogni tanto, si sente proporre l&#8217;insegnamento della “spiritualità”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Sono a favore, a patto che qualcuno riesca a darmi una definizione comprensibile ed utilizzabile di questo termine ed a mettere nero su bianco un piano di studi che abbia una sua personalità ed un minimo di significato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>(Storia della) Filosofia</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Altri sostengono che si debba insegnare la Storia della Filosofia o la “Tecnica” della Filosofia (il “come” filosofare).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La Filosofia, quella vera, è una disciplina complessa, non meno della Medicina o dell&#8217;Ingegneria dei Materiali. Si è evoluta nel corso di millenni fino a raggiungere un livello di complessità difficile da gestire persino per gli addetti ai lavori. Tentare di insegnarla alle superiori, come avviene oggi, è quasi sempre una perdita di tempo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il problema di fondo è che per “filosofare” bisogna avere una conoscenza adeguata della Vita e del nostro Universo, sia da un punto di vista tecnico (Cultura) che umano (Sensibilità). Questo vuol dire che è necessaria tutta la maturità di una persona già adulta, magari adeguatamente preparata su altri temi e personalmente interessata a questo tipo di analisi. Persino l&#8217;insegnamento della sola Storia della Filosofia resta uno sterile esercizio nozionistico in assenza di queste condizioni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Nonostante questo, si tenta di insegnarla nella speranza che “apra la mente” dei nostri giovani. Nobile intento.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Per ottenere questo risultato sarebbe però molto più semplice e molto più efficace insegnare i primi rudimenti di quelle discipline che la Filosofia ha prodotto nel corso dei millenni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La geometria e la matematica, prima di evolvere a ciò che sono ora, erano uno dei campi di applicazione della Filosofia. Lo stesso vale per la Geografia, l&#8217;Astronomia e le Scienze Naturali in genere. La Filosofia, infatti, è quella disciplina che cerca di ampliare il campo dell&#8217;indagine razionale e di fondare nuove discipline specialistiche che poi avranno una loro evoluzione indipendente. In altri termini, la Filosofia sta alla Cultura umana come il reparto di Ricerca e Sviluppo di un&#8217;azienda sta al suo reparto di Produzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Meglio allora insegnare Scienze Naturali, Biologia, Geografia, Astronomia, Teoria del Linguaggio ed altre discipline “mature” e ormai ben formalizzate. Dalla loro conoscenza, inevitabilmente, nascono vecchie e nuove riflessioni di tipo filosofico. Come è sempre avvenuto, anche per i filosofi professionisti, dall&#8217;osservazione e dalla conoscenza del mondo nasce la riflessione filosofica (la “speculazione”). Questo è il cammino “naturale” e produttivo: dalla scienza (“conoscenza”) alla filosofia. Non l&#8217;inverso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;esplorazione è una attività molto formativa ed affascinante ma per poter essere vissuta ha bisogno di qualcosa da esplorare. L&#8217;esplorazione dello spazio delle idee (la “filosofia”) ha bisogno di un territorio di idee e di informazioni per avere luogo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Con questo non voglio dire che non si debba almeno tentare di insegnare i rudimenti della Filosofia ai nostri giovani. Intendo dire che non si può fare Filosofia o Storia della Filosofia senza insegnare <em>seriamente</em> tutto il resto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Laboratorio di Fisica e di Chimica</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La Scienza è l&#8217;insieme di tre cose: un insieme di modelli della realtà, le dimostrazioni di coerenza interna di questi modelli e la dimostrazione della loro aderenza alla realtà attraverso degli opportuni esperimenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Le nostre scuole sono molto ben attrezzate per insegnare i modelli (il modello del sistema solare, il modello dell&#8217;atomo, etc.) e le dimostrazioni (logica e matematica).  Sono molto meno attrezzate per occuparsi della aderenza della scienza alla realtà. Il risultato netto è che intere generazioni di studenti e di ex-studenti mostrano un livello di comprensione della scienza praticamente nullo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La scienza è <em>scienza sperimentale</em>. Non esiste e non ha senso senza esperimenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quel miliardo di euro l&#8217;anno che usiamo per rendere i nostri figli sempre più schiavi di una casta sacerdotale, sempre più medievale e sempre meno al di sopra di ogni sospetto, potrebbe essere usato per questo. Quanti laboratori, quanto materiale sperimentale e quanti professori si possono pagare con un miliardo di euro l&#8217;anno?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quante idiozie in meno, riguardo alla Scienza ed al Mondo, sentiremmo dire dai nostri simili se avessero visto un laboratorio di Fisica od uno di Chimica, almeno una volta in vita loro, invece di avere assistito ad infinite Messe?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Psicologia della Persuasione</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Tra noi e le nostre opinioni ci sono di mezzo le informazioni di cui disponiamo (la nostra “cultura” in senso lato) e le emozioni che le altre persone sanno creare in noi. Questo secondo elemento è il territorio della Psicologia della Persuasione. Se non sapete di cosa sto parlando siete in guai seri (non con me: siete in guai seri col mondo e con la vita). Fatevi una cultura leggendo questo libro:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">“Le Armi della Persuasione”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Come e perché si finisce per dire sempre di sì.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Di Robert B. Cialdini</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Giunti &#8211; Saggi, 1999.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Pagg. 228,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">ISBN 88-09-20567-7</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">O leggetevi queste pagine di Wikipedia:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Cialdini">http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Cialdini</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Persuasion">http://en.wikipedia.org/wiki/Persuasion</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Conoscere le principali tecniche di Psicologia della Persuasione è importante sia per non essere manipolati dagli altri che per riuscire a trattare gli altri in modo efficace.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Lo si dovrebbe insegnare già alle medie. Sarebbe anche un buon antidoto alle tecniche di persuasione utilizzate dalle religioni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Sesso, Amore, Amicizia</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ogni tanto qualcuno suggerisce di insegnare “etica” o “educazione civica” nelle scuole. L&#8217;Etica e l&#8217;educazione civica sono una conseguenza delle nostre relazioni sociali. Non esistono senza di esse.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La nostra Etica viene costruita nel corso degli anni dalle nostre interazioni con le altre persone, siano esse amanti, parenti, amici, coniugi, figli, colleghi di lavoro, clienti o pazienti. Normalmente, sono le altre persone a comunicarci i loro bisogni ed a chiederci di tenerli presenti. Putroppo, però, imparare per esperienza diretta, in questo settore, comporta molti, dolorosi errori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Non è impossibile insegnare i princìpi fondamentali delle relazioni umane ai giovani. Esiste un&#8217;intera branca della psicologia (la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_sociale">psicologia sociale</a>) che si occupa di questo e le cognizioni necessarie sono già ben formalizzate e ben consolidate. Se volete “assaggiare” questa disciplina (o qualcosa che le assomiglia ma è più digeribile), potete leggere questo libro:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&#8220;A che gioco giochiamo&#8221;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Eric Berne,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ed. Tascabili Bompiani Rcs,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Milano 2000.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">ISBN: 8845246299</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">O potete leggervi questa pagina di Wikipedia:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_transazionale">http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_transazionale</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Bisognerebbe insegnare ai nostri giovani qualcosa delle relazioni sociali, delle emozioni ad esse collegate e dei comportamenti tipici che ne derivano, giusti o sbagliati che siano. Presentarsi sulla scena della Vita con un minimo di formazione teorica permetterebbe loro di evitare alcuni errori marchiani e, comunque, di “razionalizzare” e “riassorbire” meglio gli errori inevitabili.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In conclusione, c&#8217;è ancora molto da insegnare ai nostri figli, anche senza portare a scuola la Bibbia, il Corano od i Veda.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Una questione di Credibilità</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il vero problema delle nostre scuole, tuttavia, non è <em>cosa</em> si insegni al loro interno ma <em>come</em> lo si insegna. La nostra società è evoluta nella direzione di una sempre maggiore “americanizzazione”. La tensione verso i consumi, la competizione sempre più accesa tra individui, l&#8217;arroganza tipica di una popolazione tutto sommato benestante, hanno relegato la Cultura e la Scuola al ruolo di semplice rottura di palle.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Giustamente (si: proprio <em>giustamente</em>) nessuno dei nostri figli è disposto ad essere discriminato rispetto agli altri perchè è ignorante o perchè copia. Persone più disoneste e più ignoranti di lui “vanno avanti” o “vivono alla grande” nella sua stessa società, in televisione e nella vita reale. Il genitore “trabascano” del suo compagno lo passa a prendere da scuola su un fuoristrada da 100.000 euro mentre noi, seri professionisti, dobbiamo dargli i soldi del bus. Anche senza arrivare a questi eccessi, resta comunque difficile dimostrare che il suo compagno meno volenteroso sia costretto a pagare per la sua pigrizia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Noi, come genitori, che ci rendiamo conto ancora meglio di loro della situazione, siamo ancora meno disposti a vedere i nostri figli discriminati, anche se sono ignoranti e se copiano. Gente peggiore di loro e di noi ci comanda e vive “alla grande” sopra la nostra testa. Gente peggiore di loro e di noi vive al nostro fianco e non sta peggio di noi. Perchè allora punire <em>i nostri figli</em> più di quanto la vita già non faccia?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Gli insegnanti, che sono quasi sempre anche genitori, non possono che inchinarsi al volere degli altri genitori e della società. Perche discriminare il poveraccio che “non ci arriva” o che ha una famiglia disgraziata? Perchè punirlo più di quanto non lo farà la vita?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ed allora, ecco che abbiamo i figli che scrivono “nn vgl stdr + xche m rmp l 00”. Abbiamo figli (maggiorenni) che devono consultare Wikipedia per scoprire dov&#8217;è la Croazia e che non distinguono una rana da una salamandra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Colpa loro? Colpa nostra? Colpa degli insegnanti?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">No, colpa dei “furbi” che sono riusciti a scivolare tra le maglie della rete e che, con il loro successo, hanno dimostrato l&#8217;inutilità del nostro “perbenismo”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Che fare? Stringere le redini? Imporre un maggiore controllo? Lottare per una nuova alleanza tra insegnanti e genitori?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">No, occorre invece insegnare ai nostri figli, ai nostri insegnanti ed a noi stessi che le regole sono necessarie ma non bastano. E&#8217; necessario fare uso anche della cosidetta “riprovazione sociale”. In qualunque società c&#8217;è sempre una perniciosa minoranza di “furbi” che riesce a scivolare tra le maglie della rete ed a conquistare posizioni di potere a spese delle persone corrette. Queste persone vanno combattute, con lo stesso grado di furbizia che loro stessi utilizzano per combattere noi. La vita sociale, oltre che un insieme di regole, è anche una continua competizione (“battaglia”) e come tale va combattuta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">“Loro”, i “furbi”, raramente violano la legge in modo marchiano. Quasi sempre si limitano a sfruttare i limiti e le lacune di un sistema legislativo ipergarantista come il nostro. Vivono “sulla linea di confine”. Questo basta a dar loro il vantaggio necessario. Bisogna imparare a fare altrettanto: “camminare sulla linea di confine” ed impedire loro di dimostrare, con il loro successo nella vita, l&#8217;inutilità dei nostri princìpi. I furbi vanno emarginati e penalizzati sfruttando tutti i mezzi disponibili, anche quelli <em>al limite</em> della legge, senza farsi inutili sensi di colpa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Se si vuole che i nostri figli credano nei nostri princìpi, bisogna almeno dimostrare loro che questi princìpi non sono in conflitto con il loro <em>legittimo</em> desiderio di avere successo nella vita. Bisogna <em>dimostrare</em> loro che le nostre regole sono state studiate anche a loro vantaggio e che devono essere rispettate perchè sono la soluzione migliore (“più giusta”) ad un problema che li coinvolge direttamente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Se si vuole una società “etica”, si deve lottare in prima persona per averla. Ci si deve fare un punto d&#8217;onore di impedire a chi “fa il furbo” di emergere. Ogni furbo che emerge è un chiodo sulla bara della nostra credibilità e, di conseguenza dei nostri valori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right">Alessandro Bottoni</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><a href="mailto:alessandro.bottoni@infinito.it">alessandro.bottoni@infinito.it</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><a href="mailto:alessandrobottoni@interfree.it">alessandrobottoni@interfree.it</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right">&nbsp;</p>
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		<title>Etica, Morale, Leggi e Società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 07:39:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[etica]]></category>
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					<description><![CDATA[Una delle contestazioni più frequenti all&#8217;Ateismo è quella che vorrebbe gli Atei incapaci di darsi delle regole di comportamento sociale, cioè un&#8217;Etica. Chi sostiene questa folle posizione (degna della peggiore tradizione razzista del &#8216;900) dimostra di non avere capito nulla dell&#8217;Etica. L&#8217;Etica, infatti, non è certo un “sottoprodotto” della Fede. Anzi: la Fede è uno dei principali ostacoli alla formazione di un&#8217;Etica sana e funzionale. In questo documento cerco di descrivere l&#8217;Etica, la Morale ed i loro meccanismi di formazione....  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/12/05/etica-morale-leggi-societa/" title="Read Etica, Morale, Leggi e Società">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle contestazioni più frequenti all&#8217;Ateismo è quella che vorrebbe gli Atei incapaci di darsi delle regole di comportamento sociale, cioè un&#8217;Etica. Chi sostiene questa folle posizione (degna della peggiore tradizione razzista del &#8216;900) dimostra di non avere capito nulla dell&#8217;Etica. L&#8217;Etica, infatti, non è certo un “sottoprodotto” della Fede. Anzi: la Fede è uno dei principali ostacoli alla formazione di un&#8217;Etica sana e funzionale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In questo documento cerco di descrivere l&#8217;Etica, la Morale ed i loro meccanismi di formazione. Spero che questo possa servire a chiarire alcuni punti sia agli occhi dei Credenti (di qualunque Fede) che degli Atei.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>L&#8217;Etica, la Morale e le Leggi</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;Etica è quell&#8217;insieme di princìpi fondamentali sul quale vengono costruite le nostre Leggi. Le Leggi, di conseguenza, sono la versione “formalizzata” di alcuni di questi princìpi. La Morale, invece, è l&#8217;insieme di norme di comportamento messe a punto da una comunità religiosa che cerca di compiacere il proprio Dio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>L&#8217;Etica ed il Potere</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ci sono tre modi di imporre l&#8217;Etica ad una Società:</p>
<ol>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Attraverso il consenso 	(Democrazia)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Con la forza (Dittatura)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Attraverso la paura di un&#8217;Entità 	superiore (Teocrazia)</p>
</li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0cm">In ogni caso, prima di poterla imporre ad altri, un&#8217;Etica deve essere condivisa dal gruppo che la sostiene. Persino ai vertici della Chiesa Cattolica (retta in modo autocratico dal Papa) esistono posizioni diverse che devono essere conciliate.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Etica e Società</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ha senso parlare di Etica solo quando sono coinvolte due o più persone o due o più “ruoli” diversi della stessa persona.  L&#8217;Etica, infatti, svolge un evidente ruolo di “regolatore” sociale: serve a rendere possibile la convivenza di più persone in spazi ristretti, dove l&#8217;intensità dei contatti è tale da produrre spesso dei pericolosi contrasti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Nel momento in cui Alice deve trattare, per un motivo o per l&#8217;altro, con Bob, è necessario che Alice tenga presente i diritti di Bob. In questo contesto ha senso parlare di Etica. Quando Alice, nel suo ruolo di “consumatore” decide di tenere dei comportamenti lesivi del suo ruolo di “essere vivente”, di “cittadino” o di “assistito dalla mutua”, deve tenere presenti le possibili conseguenze. Ad esempio, se si lascia prendere dal vizio del fumo, danneggia sé stessa nel ruolo di “essere vivente” e, di conseguenza, danneggia la società che dovrà farsi carico di lei come “assistito dalla mutua”. In questo contesto ha ancora senso parlare di Etica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Viceversa, quando Alice decide di masturbarsi, non deve rendere conto di questo né ad altre persone, né alla società nel suo complesso, né ad un altro “ruolo” di sé stessa. Nessuno di questi altri “attori” della vita sociale, infatti, può essere in qualche modo danneggiato da questo suo comportamento. In questo contesto, non ha nessun senso parlare di Etica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>La Morale e Dio</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La Morale Religiosa funziona in modo diverso. Si ipotizza l&#8217;esistenza di un Dio che stabilisce un codice di comportamento in modo del tutto arbitrario. Ogni violazione di quel codice, è considerata uno sfregio a Dio. Non ha quindi nessuna importanza che siano coinvolte più persone o più ruoli della stessa persona.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Più in generale, non viene coinvolto il senso di responsabilità dell&#8217;individuo nei confronti del suo prossimo o dell&#8217;ambiente in cui vive. Le norme della Morale religiosa, infatti, non sono studiate per salvaguardare gli interessi dell&#8217;Uomo, inteso come individuo o come Specie, ma solo per garantire il rispetto della volontà di Dio, qualunque essa sia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>La formazione dell&#8217;Etica</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Le Comunità umane (ed anche quelle di altri animali sociali, come i lupi) “secernono” l&#8217;Etica come le api secernono la cera con cui costruiscono i loro alveari. Qualunque società, infatti, tende naturalmente a darsi delle regole per evitare di spendere tutte le proprie energie in una estenuante e sterile competizione tra individui. Più esattamente, qualunque società che non sia in grado di darsi un equlibrio interno è destinata ad essere spazzata via dalle società che sono in grado di farlo. Basta guardare al triste destino che i Palestinesi e gli Iraqeni stanno vivendo in questi anni per capirlo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Le società producono l&#8217;Etica nello stesso modo in cui producono il linguaggio: per accumulazioni successive di “accordi” tra i membri della società. Di fronte ad ogni nuovo problema, i membri della società discutono, confrontano diversi punti di vista, li analizzano usando degli strumenti razionali, e cercano di stabilire un accordo che sia soddisfacente per tutti. Ogni nuova decisione si appoggia a quelle pre-esistenti e diventa a sua volta un precedente di cui si dovrà tenere conto. La formazione dell&#8217;Etica è un “processo sociale” e ricorda molto da vicino la formazione del cono di un vulcano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il Linguaggio si sviluppa nello stesso modo: di fronte ad ogni nuovo concetto, si cerca un termine che piaccia a tutti e lo si utilizza per descriverlo (un “neologismo”). Più in generale, di fronte ad ogni nuova necessità espressiva, si cerca un modo comune di soddisfarla. Ad esempio, per soddisfare l&#8217;esigenza di rinforzare il peso di un certo elemento della frase si può adottare un certo modo di invertire soggetto e verbo o adottare un marcatore apposito.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questa analogia tra Linguaggio ed Etica non è accidentale: sia il Linguaggio che l&#8217;Etica sono <em>strumenti di gestione dei rapporti sociali</em>. Un animale solitario, come una tigre, non ha bisogno né dell&#8217;uno né dell&#8217;altra. Gli serve solo un banale equilibrio tra territorialità e desiderio sessuale, in modo che il maschio non sbrani la femmina invece di accoppiarsi con lei. Viceversa, tutti gli animali sociali producono una forma più o meno sviluppata di Linguaggio e di Etica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Per essere più precisi, tutti gli animali sociali hanno sviluppato alcuni dispositivi “hardware” che, a loro volta, li mettono in grado di sviluppare il Linguaggio e l&#8217;Etica. Ne possiamo elencare alcuni qui di seguito.</p>
<ol>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">La capacità di riconoscere 	uno ad uno gli individui del loro gruppo (necessaria per capire come 	comportarsi nei confronti di ognuno di loro).</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Una memoria di ferro (necessaria 	per ricordare i torti subiti, i piaceri ricevuti e le parole del 	linguaggio)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Un&#8217;area del cervello specifica per 	la comprensione del Linguaggio ed una specifica per la sua 	produzione (nel caso dell&#8217;uomo, Area di Broca ed Area di Wernicke).</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Qualche sistema per la produzione 	del Linguaggio e per la sua ricezione (di solito, ma non sempre, 	voce ed udito. I pipistrelli ed i delfini “parlano” a frequenze 	diverse dalle nostre ma è fuor di dubbio che si capiscano 	perfettamente l&#8217;un l&#8217;altro).</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Un sistema di “neuroni specchio” 	che li mette i grado di capire il senso e le implicazioni di ciò 	che gli altri fanno.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Un sistema di “emozioni” che 	li lega gli uni agli altri (“affetto”)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Un sistema “paura/aggressività” 	che li mette in grado di conquistare una certa posizione nel gruppo 	e di capire quando devono smettere di “sgomitare” per emergere.</p>
</li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0cm">Nel caso aveste qualche dubbio su quanto è stato appena detto, vi invito a passare qualche giorno in una fattoria in cui il proprietario sia un cacciatore e disponga quindi di una muta di cani da caccia. Basta guardare una muta di cani per un paio d&#8217;ore per chiarirsi le idee su molti di questi punti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Da quello che abbiamo appena detto, discendono due importanti considerazioni. La prima è che la “libertà” dell&#8217;individuo non significa che l&#8217;individuo possa stabilire arbitrariamente le sue personali regole di comportamento nei confronti degli altri. L&#8217;Etica è il frutto di un accordo tra le parti, e deve tenere conto degli accordi già presi (della “tradizione”). Di conseguenza, la libertà dell&#8217;individuo significa solo che l&#8217;individuo è libero di trattare con gli altri individui per raggiungere un accordo su alcuni, nuovi aspetti della vita di società. In questo senso esiste sicuramente una “legge naturale”: è l&#8217;Etica già consolidata di una società.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La seconda considerazione è che, trattandosi di una trattativa tra pari, non sono ammesse clausole pregiudiziali ed “autorità superiori”. Ogni individuo deve riuscire a convincere gli altri della validità delle sue posizioni su basi <em>razionali</em> per conquistare il loro appoggio. Diversamente, gli altri si limiteranno a contestarlo. Per questa ragione, chi porta al tavolo della discussione un Dio da cui pretende di far derivare le norme di comportamento sociale viene, giustamente, tacciato di arroganza e di comportamento  scorretto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Molte Etiche, una sola Etica</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Da quanto abbiamo appena detto deriva anche una terza conseguenza: ogni società sviluppa una sua, personalissima, Etica. Questo è un fatto che può essere facilmente osservato. Potrebbe quindi sembrare che lo sviluppo dell&#8217;Etica sia un processo del tutto arbitrario a livello sociale: ogni società sviluppa arbitrariamente la sua Etica e non ne esiste una più “giusta” di un&#8217;altra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Non è così.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Tutti i processi sociali dipendono, ovviamente, dalla comunicazione. Perchè un insieme di individui possa sviluppare un&#8217;Etica comune è necessario che tutti questi individui entrino in contatto con le stesse idee e che abbiano modo di confrontarsi l&#8217;un l&#8217;altro. Questo livello di comunicazione è possibile, a livello planetario, da meno di 50 anni (da quando Radio e Televisione sono diventate oggetti di uso comune praticamente su tutto il pianeta). Per gran parte della sua storia (circa 100.000 anni), l&#8217;uomo “parlante” non ha avuto questa possibilità. Le sue idee potevano arrivare solo dove poteva arrivare un suo rappresentante e, in ogni caso, sedersi intorno ad un tavolo e discuterne non era una delle principali esigenze del momento.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La divisione dell&#8217;uomo in piccole comunità indipendenti, nel corso di quasi tutta la sua storia, ha portato allo sviluppo di molte Etiche diverse, spesso incompatibili tra loro. Solo di recente la comunicazione a livello planetario è arrivata ad un livello tale da permettere la sintesi di un&#8217;Etica comune. Sfortunatamemte, proprio la presenza di molte Etiche e, soprattutto, di molte Morali religiose incompatibili tra loro sta rendendo questo processo di integrazione lento e doloroso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;Uomo è però destinato a sviluppare una singola, gigantesca comunità che popola tutta la Terra ed è quindi destinato a sviluppare una sola Etica. Sul “breve” periodo (secoli) c&#8217;è da aspettarsi che sia l&#8217;Etica del più forte ad emergere, in buona sostanza quella dell&#8217;Occidente industrializzato. Sul lungo “periodo” (millenni), tuttavia, è destinata ad affermarsi l&#8217;Etica che è in grado di produrre il minor numero di problemi alle diverse sotto-comunità ed agli individui. Le altre Etiche concorrenti verranno semplicemente spazzate via dalla mancanza di un consenso sufficientemente ampio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>La nascita della Morale religiosa</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La Morale Religiosa nasce da due diverse fonti di ispirazione: le Leggi che vengono attribuite al Dio e le norme di comportamento che la comunità dei  Fedeli si dà nel tentativo di compiacere il suo Dio. Come potete notare, l&#8217;interesse dell&#8217;Uomo non appare in questo elenco. L&#8217;unico scopo di questa Morale è quello di evitare di “svegliare il Dio che dorme”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La Morale religiosa vede ogni peccato come un reato di “Lesa Maestà” contro Dio, non come un crimine contro la persona, contro il patrimonio o contro la società. La Morale non svolge quindi un ruolo sociale. Da un punto di vista sociale, serve solo a garantire il rispetto dell&#8217;Autorità ed il mantenimento della struttura di Potere esistente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo è lo stesso meccanismo con cui si insegna ai bambini ad obbedire ai genitori: “Lo devi fare perchè lo dicè il papà, punto e basta!” Ovviamente, è anche altrettanto infantile ed altrettanto inadatto ad una società composta da pari e che deve affrontare problemi complessi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Noi tutti, crescendo, arriviamo a stabilire la inadeguatezza di questo meccanismo non appena si presentano all&#8217;orizzonte problemi per cui il papà non è più in grado di essere una fonte autorevole di decisioni. Questo avviene, ad esempio, quando è ora di decidere il piano di studi. Non è affatto detto che nostro padre riesca a vedere con chiarezza quale può o deve essere la nostra strada nella vita. Nello stesso modo, non è affatto detto che una Autorità esterna di qualunque tipo (Dio, i suoi Sacerdoti, etc.) siano in grado di agire efficamente da guida per una società che deve maneggiare una tecnologia potente e pericolosa come la nostra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Anzi: la presenza di un Dio al tavolo delle trattative, produce un attrito tra i membri che rende quasi impossibile lo sviluppo di un accordo razionale ed equilibrato. L&#8217;attuale situazione di stallo della legge italiana sul tema dell&#8217;eutanasia ne è un esempio evidente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>L&#8217;insufficienza della Morale</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Come abbiamo detto, la Morale religiosa non svolge una funzione di regolatore sociale. Serve solo a garantire la sopravvivenza delle struttture di potere esistenti. Di conseguenza, per la soluzione dei problemi pratici, deve comunque fare affidamento all&#8217;Etica civile. Lo dimostra il fatto che persino le Religioni, che pretendono di essere “perfette ad origine” e quindi immodificabili, si adattano via via alle esigenze del mondo in cui vivono. La storia della Chiesa Cristiana Cattolica è piena di questi piccoli “adattamenti”, dovuti alla necessità di evitare confilitti stridenti con la comunità dei Fedeli.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Per capire quanto sia stato profondo questo processo di adattamento, basta leggere “<a href="http://www.ajjacobs.com/books/yolb.asp?id=live">Un anno vissuto Biblicamente</a>” di A.J. Jacobs (ancora non tradotto in italiano).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In conclusione, non c&#8217;è da chiedersi se gli Atei siano in grado di produrre un&#8217;Etica. Piuttosto, c&#8217;è da stupirsi che i Credenti non si rendano conto di utilizzare, sotto altro nome, l&#8217;Etica prodotta dagli Atei nel corso dei milenni almeno nel 95% dei casi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right">Alessandro Bottoni</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><a href="mailto:alessandro.bottoni@infinito.it">alessandro.bottoni@infinito.it</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><a href="mailto:alessandrobottoni@interfree.it">alessandrobottoni@interfree.it</a></p>
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		<title>Cattolici, cultura e società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 18:41:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andare alla radice e giocare fino in fondo la sfida della cultura, in tutte le sue dimensioni, che è poi la questione della grande transizione di questi anni e quindi del futuro. Il cardinal Ruini consegna, con quella lungimiranza che è stata il tratto distintivo di sedici anni di presidenza della Cei, una impegnativa consegna concludendo l’VIII forum del progetto culturale, che aveva a tema proprio “la ragione, le scienze e il futuro delle civiltà”. Invita ad evitare il semplice...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/03/05/cattolici-cultura-societa/" title="Read Cattolici, cultura e società">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Andare alla radice e giocare fino in fondo la sfida della cultura, in tutte le sue dimensioni, che è poi la questione della grande transizione di questi anni e quindi del futuro. Il cardinal Ruini consegna, con quella lungimiranza che è stata il tratto distintivo di sedici anni di presidenza della Cei, una impegnativa consegna concludendo l’VIII forum del progetto culturale, che aveva a tema proprio “la ragione, le scienze e il futuro delle civiltà”. Invita ad evitare il semplice gioco di rimessa, la tentazione di accettare di rassegnarsi ad un ruolo marginale, assumendo il tono da “subcultura”, invitando alla proposta ed all’elaborazione. E’ una doppia sfida, culturale e organizzativa, com’è nell’essenza stessa del progetto culturale, su due piani connessi, ma strettamente collegati. E’ la sfida ad allargare gli spazi della razionalità, proponendo così – sulla via tracciata dal Papa &#8211; non solo un dialogo, ma un nuovo incontro della fede cristiana con la ragione del nostro tempo. E’ l’impegno ad entrare nella ragione dell’agnosticismo contemporaneo, che è una condizione di tanti, in Europa, che genera una “strana penombra”, che tende a rimuovere come politicamente scorretto il tema di Dio, con tutte le sue implicazioni. Bisogna insomma “porre la questione di Dio”, al di là delle stesse seduzioni dell’agnosticismo: che non è una questione solo teorica, ma anche eminentemente pratica. Ed esiste uno stretto nesso tra questione dell’uomo e questione di Dio. Tutti i saperi sono chiamati in causa, come si è visto al Forum, di fronte a questo impegno, dalla filosofia e dalla teologia, al diritto, alle scienze. Ma non si tratta solo di un impegno di elaborazione, ma anche di un abito spirituale, la prospettiva cioè della sintesi di una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore del prossimo, secondo la formula lanciata dal Papa a Verona. Accanto all’impegno di proposta, di elaborazione e di incontro e dialogo culturale c’è insomma anche la dimensione organizzativa: è tutta la comunità ecclesiale protagonista, è una Chiesa che resta chiesa di popolo che si mette n gioco anche sul piano dell’elaborazione e della proposta. La Chiesa in Italia d’altra parte non può non avere un ruolo “esemplare” di un dinamismo cattolico: un cristianesimo piantato in occidente e capace di universalità. “E’ un’Europa senza radici e senza pathos”, si è detto nel dibattito, quella che festeggia il cinquantenario, che misura il limite, l’incapacità delle classi politiche di elaborare proposte per il futuro. Proprio l’incalzare degli eventi, la questione dell’uomo che non può non rinviare anche alla questione di Dio, invita ad operare con serenità e chiara determinazione.</p>
<p><a href="http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=quotidiano&amp;argomento=dettaglio&amp;sezione=&amp;data_ora=&amp;id_oggetto=129227&amp;id_session=79&amp;password=ssABwxvwoppqefjk&amp;quantita=" target="_blank">Fonte: Agensir.it</a></p>
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		<title>Tremonti: &#8220;Così distruggono i matrimoni civili&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 12:48:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Voluta o no, la sequenza Pacs-nonPacs-Dico ha integrato una sofisticata tecnica di potere», sostiene Giulio Tremonti. E’ «la tecnica dell’illusione: annuncio un provvedimento che viene percepito come negativo; lo ritiro per dare un segnale positivo; ne faccio un secondo ancora più negativo del primo. I Dico sono molto più “avanzati” dei Pacs. E in questi termini collimano perfettamente con il programma dell’Unione». Com’è che lei se l’è andato a esaminare? «Succede spesso che un testo politico venga sottovalutato. E invece...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/02/12/tremonti-cosi-distruggono-matrimoni-civili/" title="Read Tremonti: &#8220;Così distruggono i matrimoni civili&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Voluta o no, la sequenza Pacs-nonPacs-Dico ha integrato una sofisticata tecnica di potere», sostiene Giulio Tremonti. E’ «la tecnica dell’illusione: annuncio un provvedimento che viene percepito come negativo; lo ritiro per dare un segnale positivo; ne faccio un secondo ancora più negativo del primo. I Dico sono molto più “avanzati” dei Pacs. E in questi termini collimano perfettamente con il programma dell’Unione».</p>
<p><strong>Com’è che lei se l’è andato a esaminare?<br />
</strong>«Succede spesso che un testo politico venga sottovalutato. E invece sono proprio questi testi quelli che poi vengono applicati alla lettera, spiazzando tutti. Leggiamolo insieme: “L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto&#8230; Non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale&#8230; E’ qualificante il sistema di relazioni sentimentali&#8230; la loro stabilità e volontarietà”. Questa formulazione larga identifica una figura che va oltre il concetto di coppia, infatti non c’è il numero “due”, e passa attraverso la famiglia, spaccandola. E’ una figura insieme vecchissima e modernissima. Vecchissima: come nel basso Impero. Modernissima: la “horizontal family” che ogni tanto appare nei testi più “avanzati” di Bruxelles. L’antico diritto romano, nella sua ferrea linearità, conosceva i contratti e i delitti. E’ a Bisanzio che la linearità viene sostituita dall’ambiguità. Sostituzione operata con il “quasi”: appaiono i quasi-contratti, i quasi-delitti. Ora il Dico è un quasi-matrimonio. Un mezzo e mezzo in cui non si capisce cosa è cosa». [&#8230;]</p>
<p><strong>Non le sembra di dare troppo significato a una riforma, in fondo, così limitata?</strong> «Leggiamo allora l’articolo 1: “Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente&#8230;, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta&#8230;”. Basta e avanza per capire che questa formula legittima tanto l’incesto quanto la poligamia».</p>
<p><strong>L’incesto, addirittura?<br />
</strong>«Il Dico è vietato tra padre e figlio in linea verticale, ma è chiaramente permesso in linea orizzontale tra fratelli e sorelle. Idem per la poligamia: il Dico è a “due”, ma la legge non vieta che la stessa persona possa fare due, tre, quattro Dico, naturalmente in presenza delle stesse condizioni di convivenza, affetto eccetera, come è tipico, in senso post-moderno, delle situazioni di gruppo e, in senso più profondo, per le persone di religioni che ammettono la poligamia».</p>
<p><strong>Vedremo la versione finale del testo. Ma perché, secondo lei, tutto questo?<br />
</strong>«Prodi ha fatto un’operazione ad alta intensità politica. La Dico-legge è un misto tra un testo giuridico e un manifesto ideologico mirato a ridisegnare la società. Non era l’unica strada che aveva davanti il governo».</p>
<p><strong>Quale altra strada?</strong><br />
«La società in cui viviamo contiene complessità e crea problemi umani. Questi problemi vanno risolti e possono esserlo in concreto. Non è necessario metterci sopra un carico ideologico. Esiste già il Dpr 89 n. 223 che regola la famiglia anagrafica anche in base ai “vincoli affettivi”. Era sufficiente inserire su questa base i nuovi diritti di locazione, successione, visita eccetera. Ma a Prodi i diritti non interessano».</p>
<p><strong>E cosa, sennò?<br />
</strong>«Gli interessa creare il Dico-matrimonio. Prodi non è interessato ai diritti ma all’ideologia. Ed è per questo che ha preso la terza via».</p>
<p><strong>Quali altri danni prevede?<br />
</strong>«Il Dico è un moltiplicatore su vasta scala di permessi di soggiorno e di pensioni reversibili. Sfondando i conti pubblici».</p>
<p><strong>Nell’Unione Mastella ha già detto che non lo vota.</strong><br />
«Il disegno di legge arriverà in Parlamento con la firma del Guardasigilli: Mastella. Sommando gli opposti, Mastella si presenta come il leader sintetico naturale del nuovo Partito democratico».</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200702articoli/17871girata.asp" target="_blank">Fonte: laStampa.it</a></p>
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		<title>Una cristianità più laica ci libererà dal dominio del sacro</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2006 09:58:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La laicità non è uno qualsiasi fra i gravi problemi che agitano il nostro tempo. E&#8217; piuttosto una delle radici più profonde dei processi di trasformazione. La stagione storica che stiamo vivendo è segnata dall&#8217;emergere di eventi che portano la laicità in primo piano. Manipolazioni genetiche, senso di illimitatezza delle conquiste della scienza, onnipotenza della tecnologia, dissolvimento delle frontiere tradizionali fra vita e morte, nuove dimensioni del diritto internazionale, la guerra ideologicamente motivata come intervento umanitario o come difesa di...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/18/una-cristianita-piu-laica-liberera-dal-dominio-del-sacro/" title="Read Una cristianità più laica ci libererà dal dominio del sacro">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo"><font size="2">La laicità non è uno qualsiasi fra i gravi problemi che agitano il nostro tempo. E&#8217; piuttosto una delle radici più profonde dei processi di trasformazione. </font><br />
<font size="2">La stagione storica che stiamo vivendo è segnata dall&#8217;emergere di eventi che portano la laicità in primo piano. Manipolazioni genetiche, senso di illimitatezza delle conquiste della scienza, onnipotenza della tecnologia, dissolvimento delle frontiere tradizionali fra vita e morte, nuove dimensioni del diritto internazionale, la guerra ideologicamente motivata come intervento umanitario o come difesa di una civiltà; lo scontro di civiltà e il terrorismo con forti implicanze religiose; la difficoltà della convivenza fra società laiche e comunità e gruppi etnici con concezioni e usanze religiose/culturali diverse; il ritorno del sacro come dimensione normativa nelle problematiche che emergono in campo etico per lo smarrimento che producono le grandi trasformazioni del costume e della biologia (nuove forme di convivenza, tecniche procreative, pillola abortiva, ricerche sulle cellule staminali).</font><br />
<font size="2">Tutte sfide immani che richiedono da un lato vigile senso critico ma dall&#8217;altro anche rinuncia a ogni dogmatismo e a tutte le assolutizzazioni, in sostanza rinuncia alla dimensione del sacro come realtà separata.</font><br />
<font size="2">Di questo si è parlato in un convegno di notevole spessore culturale ed ecclesiale promosso dalle comunità cristiane di base, che si è svolto a Frascati nei giorni scorsi sul tema della laicità. Dai documenti redatti a conclusione dell&#8217;incontro emerge l&#8217;impegno, insieme a tanti cristiani in tutto il mondo e in ogni dimensione dell&#8217;impegno ecclesiale, a vedere e vivere il Vangelo come annuncio di liberazione dai pesi insopportabili che il legalismo istituzionale di tutti i tempi, e anche di oggi, scarica irresponsabilmente sulle spalle della gente. Fra questi pesi c&#8217;è il senso del peccato che graverebbe di per sé sull&#8217;amore umano in ogni sua espressione, da cui conseguirebbe il bisogno assoluto di purificazione essenziale e di sacralizzazione dall&#8217;alto attraverso il matrimonio.</font><br />
<font size="2">Il vero problema della società attuale è la laicità come superamento del dominio del sacro. Il sacro è stato una tappa dell&#8217;evoluzione umana. L&#8217;istinto di conservazione ha creato il sacro per razionalizzare la violenza e forse per contenerla. Ma oggi la violenza ha raggiunto un potere tale che la razionalizzazione del sacro non è più capace di contenerla. La violenza e il sacro sono una miscela capace di distruggere la faccia della terra. E&#8217; tempo che l&#8217;orizzonte del sacro sia superato. La laicità e non il sacro deve essere il nuovo orizzonte della razionalità.<br />
Ci vuole coraggio da parte delle religioni del sacro e anche da parte della Chiesa cattolica. Non bastano parole di pace, non bastano abbracci e buoni propositi fra rappresentanti del sacro nelle diverse religioni. E&#8217; tutto il mondo simbolico del sacro che va rovesciato come un guanto.</font><br />
[&#8230;] <font size="2">E dunque lo scontro reale non è, come si vuol far apparire, fra cristiani e laici; è piuttosto fra chi ha paura dell&#8217;amore, ne diffida e vuole ingabbiarlo nelle categorie sacrali, e chi ha fiducia nell&#8217;amore e nella capacità creativa dello stesso di affrontare e superare i rischi di derive egoistiche e irresponsabili. Concludo con il messaggio delle comunità di base: crediamo nella forza dell&#8217;amore capace di far fiorire i valori a lui intrinseci, della responsabilità e solidarietà, col sostegno delle relazioni sociali e delle istituzioni.</font></span></p>
<p><span class="testo"><font size="2"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/16-Dicembre-2006/art20.html" target="_blank">L&#8217;articolo di Enzo Mazzi è stato pubblicato sul sito del Manifesto</a></font></span></p>
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		<title>La famiglia e il bullismo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2006 18:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sembrava che il bullismo dei teenager fosse roba da Paesi del Nord. Le notizie inquietanti ci venivano dall&#8217;Inghilterra, dalle periferie di Parigi, dal Belgio&#8230; A illuderci d&#8217;essere risparmiati da questa piaga ci aveva pensato anche il sondaggio di un importante quotidiano inglese. Sosteneva che in Italia e in Irlanda la qualità della vita era migliore, per via della famiglia che teneva ancora, nonostante il crescere di divorzi e separazioni. Non valeva una medaglia sul petto, ma era comunque il riconoscimento...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/11/24/la-famiglia-e-il-bullismo/" title="Read La famiglia e il bullismo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembrava che il bullismo dei teenager fosse roba da Paesi del Nord. Le notizie inquietanti ci venivano dall&#8217;Inghilterra, dalle periferie di Parigi, dal Belgio&#8230; A illuderci d&#8217;essere risparmiati da questa piaga ci aveva pensato anche il sondaggio di un importante quotidiano inglese. Sosteneva che in Italia e in Irlanda la qualità della vita era migliore, per via della famiglia che teneva ancora, nonostante il crescere di divorzi e separazioni. Non valeva una medaglia sul petto,  ma era comunque il riconoscimento che dove tenevano i valori della tradizione, qualche garanzia in più si poteva sperare.<br />
Illusione effimera. La cronaca degli ultimi tempi ci consegna scenari inquietanti: ragazzi violenti, pronti ad abusare di qualche bimba o a maltrattare il compagno di classe handicappato. Bravate, verrebbe da dire, se non fosse per un particolare. Un tempo chi commetteva sbagli, aveva coscienza del male fatto e cercava di non farlo sapere. Oggi, con cinismo, si registrano le scene e le si mettono sul mercato.Non sento molto ottimismo sulla possibilità di correttivi capaci di incidere sull&#8217;educazione e sul destino delle nuove generazioni. Non perché non abbia fiducia nei giovani o perché manchino progetti, ma perché il mondo degli adulti è schizofrenico e allora, come dice il proverbio, il cane di molti padroni, alla fine, muore di fame. Si parla di vuoto di spiritualità, ma quale sia la dignità che il mondo dei media e della comicità, in particolare, riserva alla dimensione religiosa è evidenza che si commenta da sola. Si fanno proclami sull&#8217;educazione ai sentimenti, per aiutare i ragazzi a sottrarsi a una logica genitalista, con la stessa convinzione con cui si servono loro quotidianamente razioni di sessualità da fattoria degli animali. Si rivendica il rispetto della persona, mentre su Espresso e Repubblica, in dosi omeopatiche ci presentano le teorie di Peter Singer, a loro dire il «bioeticista più importante al mondo». Peter Singer sostiene che «uno scimpanzè, un cane o un maiale, hanno un più alto grado di autocoscienza e maggior capacità di relazioni di un neonato gravemente ritardato o di una persona in avanzato stato di senilità». Di qui la liceità di aborto ed eutanasia, ma anche dell&#8217;uccisione del bambino che nasce con problemi, fino al ventottesimo giorno dopo la nascita.<br />
Nei giorni scorsi, il Tribunale di Milano ha posto sotto sequestro le abitazioni dei genitori dei ragazzi protagonisti di violenze. Potrebbe risultare congruo che una famiglia debba rispondere delle azioni di un minore. Risulta meno facile accettare la motivazione con cui il Tribunale ha adottato tale provvedimento: non hanno dato un&#8217;educazione adeguata. Non occorre genialità per capire come la famiglia viva un momento di marginalità educativa. Ai migliori sforzi spesso fa da contrasto un pluralismo di agenzie che vanno puntualmente a smentire quanto si vorrebbe insegnare dentro le case. Sarebbe opportuno chiedere al Tribunale se dietro il fallimento di questi giovani non andrebbe ipotizzato il sequestro, per concorso di responsabilità, di tutte quelle realtà mediatiche e politiche, che lasciano i solchi nella coscienza dei minori.<br />
Penso ai videogiochi, [&#8230;] che insegnano a chiudere vivo nella bara l&#8217;avversario. Ma anche a certa televisione e certa musica che incitano alla violenza, o a immettersi nei percorsi di logiche sataniche. E perché non mettere sotto silenzio gli schiamazzi di chi scende in piazza a irridere i soldati morti e a bruciare le bandiere? Moralismo, dirà qualcuno. Ma una civiltà che non sa trovare consenso su questi fondamenti, è una civiltà senza speranza.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=136050">L&#8217;articolo di Bruno Fasani è stato pubblicato sul sito del Giornale </a></p>
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