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	<title>Ulivo &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Ancora incertezza nell&#8217;Ulivo riguardo al Family Day</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2007 13:37:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il gruppo dell’Ulivo parteciperà al Family Day del 12 maggio indetta da un cartello di associazioni cattoliche,. Anzi no, ci siamo sbagliati. Ma la marcia indietro «innestata» in fretta e furia non è servita ad evitare le polemiche. Perché da sinistra si è subito alzato un coro di contestazioni. Dettate dal timore, più che giustificato, che questa sia una mossa per «seppellire» definitivamente il progetto di legge sui Dico. La dichiarazione che ha scatenato la bagarre è arrivata alla fine...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/03/23/ancora-incertezza-nellulivo-riguardo-family-day/" title="Read Ancora incertezza nell&#8217;Ulivo riguardo al Family Day">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il gruppo dell’Ulivo parteciperà al Family Day del 12 maggio indetta da un cartello di associazioni cattoliche,. Anzi no, ci siamo sbagliati. Ma la marcia indietro «innestata» in fretta e furia non è servita ad evitare le polemiche. Perché da sinistra si è subito alzato un coro di contestazioni. Dettate dal timore, più che giustificato, che questa sia una mossa per «seppellire» definitivamente il progetto di legge sui Dico. La dichiarazione che ha scatenato la bagarre è arrivata alla fine di una <strong>riunione</strong> convocata dai coordinatori di Ds e Margherita, Maurizio Migliavacca e Antonello Soro, e a cui hanno partecipato i responsabili welfare dei due partiti, Fiorenza Bassoli e Luigi Bobba, nonché alcuni parlamentari impegnati nelle commissioni parlamentari competenti, come Anna Serafini, Emilio Del Bono e Francesco Garofani. Ed è stata proprio <strong>Anna Serafini </strong>a spingere maggiormente per sostenere la necessità di partecipare come Ulivo alla manifestazione del 12 maggio, idea condivisa anche da altri partecipanti, come Bobba e Del Bono. L&#8217;idea è quella di una partecipazione attraverso una delegazione parlamentare, e non a titolo personale. E in ogni caso non in terza fila, quasi in difesa. D&#8217;altra parte, è stato sottolineato, sono condivisibili i due punti centrali del Manifesto redatto dalle associazioni cattoliche, vale a dire il sostegno alla famiglia così come viene definita dalla Costituzione, e la non equiparazione con altre forme di convivenza o relazione affettiva. Quindi, hanno spiegato gli esponenti dell’Ulivo, il Family Day andrà assunto non come momento di conflittualità tra mondo cattolico e maggioranza, ma di dialogo e confronto. Immediate le critiche della sinistra radicale. L&#8217;adesione al Family Day «è la chiusura alle altre forme di convivenza — ha commentato <strong>Fulvia Bandoli</strong>, esponente della sinistra Ds — Un primo atto significativo, perché si tratta di una rincorsa alle impostazioni meno moderne sul tema della famiglia e delle famiglie, una adesione che rappresenta inoltre l&#8217;ennesimo atto di chiusura verso tutte le altre forme di convivenza». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ministro <strong>Fabio Mussi</strong>: «Confermano le mie previsioni, il Partito Democratico è un letto a &#8220;due piazze&#8221;.  [&#8230;]</p>
<p><em>Il testo integrale dell&#8217;<a href="http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1160855">articolo</a> di Gianni di Capua è stato pubblicato sul sito de</em> Il Tempo</p>
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		<title>All&#8217;ombra dei «Pacs» la guerra tra la chiesa e il governo</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 16:35:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il diessino Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, lo ripete da tempo: «Sui Pacs vogliono far cadere il governo, Ruini lo ha spiegato anche in una riunione segreta con i vescovi abbruzzesi che bisogna scardinare i poli per far nascere un nuovo centro&#8230;». Non sono solo le eccessive preoccupazioni di chi, di fronte a un&#8217;invadenza strabordante della Chiesa nelle faccende del governo italiano, non ne può comprensibilmente più. Che il cardinal Camillo Ruini, presidente in uscita della Conferenza episcopale, non dedichi ogni sera una preghiera per la buona sorte del governo Prodi è noto. Ma con la sua avversione nei confronti dell&#8217;Unione avrebbe contagiato anche papa Ratzinger. E lo avrebbe convinto, appunto, che questo governo deve andare a casa. La voce circola nelle alte sfere, come si suol dire. E&#8217; certo che la campagna forsennata contro la legge sulle coppie di fatto, il pressing quasi senza precedenti sui ministri e sui parlamentari cattolici nel merito di uno specifico testo di legge ha messo in seria difficoltà Romano Prodi.<br />
Lo scatto d&#8217;orgoglio in nome dello stato laico del cattolico Prodi &#8211; che di fronte all&#8217;insistenza dei vescovi ha deciso di spingere sull&#8217;acceleratore per varare il ddl &#8211; si è comunque accompagnato in questi giorni a una sua preoccupata attenzione alle voci fragorose che arrivavano da Oltretevere. Sta di fatto che per il momento la Cei e il Vaticano hanno avuto la loro soddisfazione, stando al testo varato dai ministri. O meglio. La Chiesa dovrebbe aver avuto la sua soddisfazione, perché invece i vescovi comunque disapprovano l&#8217;inziativa del governo: «E impossibile riconoscere le unioni di fatto come bene sociale», dice a Radio vaticana monsignor <strong>Sergio Nicolli</strong>, direttore dell&#8217;Ufficio famiglia della Cei. E il presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita, <strong>Giuseppe Anfossi</strong>, va giù duro: «La legge non doveva essere fatta», dunque i vescovi «dovranno tenere una posizione severa». Non solo: al papa in persona non è piaciuto nemmeno il nome che il governo ha dato ai Pacs all&#8217;italiana: «Dico», diritti e doveri dei conviventi.<br />
Dal canto suo, il premier ha, per il momento, evitato l&#8217;esplosione della Margherita, del Partito democratico e del suo stesso governo. Ma, appunto, il gioco al ribasso non è servito a placare la Cei né Clemente Mastella. E la sinistra dell&#8217;Unione attende il testo definitivo, ma già si dice insoddisfatta. Il pessimo compromesso raggiunto ieri sul provvedimento sarà frutto anche dei contatti tra esecutivo e santa sede? Sulla Stampa di ieri veniva riportata la notizia di un incontro tra Prodi e il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone. In quell&#8217;occasione sarebbe stato stilato un patto sul dopo Ruini: il nuovo presidente della Cei sarà l&#8217;arcivescovo di Taranto, Benigno Luigi Papa, un vescovo e non un cardinale, che resterà nella sua diocesi e non avrà il piglio «interventista» di Ruini. In cambio, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, a Prodi sarebbe stata chiesta una maggiore prudenza sui temi cari alla Chiesa. La notizia dell&#8217;incontro ieri è stata seccamente smentita non solo dal portavoce di Prodi, Silvio Sircana, ma anche dal direttore della sala stampa vaticana Federico Lombardi. Un&#8217;iniziativa insolita, per la santa sede, che in genere non ricorre alle smentite. La lettura della Stampa ha provocato molta irritazione in Vaticano, il che significa quantomeno che la questione è molto delicata. Sarà stato per le indiscrezioni di stampa o perché il disegno di legge alla fine è stato varato, ma ieri si è saputo anche che il cosiddetto candidato prodiano alla Cei, cioè Papa, è uscito di scena. E la tregua è saltata.<br />
Intanto nei palazzi si parla di un altro accordo, questa volta tra i vescovi e il vicepremier leader della Margherita Francesco Rutelli: il disegno di legge in consiglio dei ministri non doveva passare, e per questo Rutelli si è impuntato fino all&#8217;ultimo chiedendo continuamente modifiche. Se il vicepremier sgomita per conquistare l&#8217;approvazione delle gerarchie ecclesiastiche, è certa nel frattempo l&#8217;attenzione del centrosinistra nei confronti di quello che accadrà il 7 marzo, giorno in cui dovrebbe essere annunciato il nome del successore di Camillo Ruini alla guida della Cei. Il nome di Papa era circolato negli ultimi giorni scalzando quello del cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola. I totonomine ora invece parla di un nuovo cambio di rotta: si è deciso di tornare a puntare su un cardinale. In ambienti vaticani danno comunque per scontato che il successore di Ruini sarà un «ruiniano» anche per la totale sintonia tra l&#8217;attuale capo dei vescovi e Ratzinger, cui spetta il placet. La partita è aperta e in questo contesto va inquadrata la rivolta dei 70 popolari della Margherita che al non possumus dell&#8217;Avvenire hanno risposto con una lettera sulla «laicità dell&#8217;impegno politico».<br />
Sull&#8217;altro versante, quello della destra, si è segnalato il ratzingheriano forzista Marcello Pera che ha criticato Silvio Berlusconi per aver lasciato libertà di coscienza sulle coppie di fatto. Come a dire che ha sbagliato a non voler mettere ulteriori bastoni tra le ruote dell&#8217;Unione. Al contempo, un fanatico teocon (certo, sui generis) come Giuliano Ferrara, su questo tema sta recuperando in laicità. Indizio, se non segno, che anche Berlusconi vive con preoccupazione la vicenda: perché alla fine, come &#8211; secondo quanto riferisce Grillini &#8211; spera Ruini, la sconfitta della legge sarebbe la vittoria di Casini e dei suoi fratelli e cugini centristi.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Febbraio-2007/art33.html">Fonte: ilManifesto.it </a></p>
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		<title>Rosy Bindi: &#8220;Non si vive di soli Pacs&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 19:01:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Il ministro della Famiglia Rosy Bindi non è intimorita da fischi e sondaggi negativi. La preoccupano di più le divisioni nel centrosinistra sui temi etici e il travaglio sul Partito democratico. [&#8230;] Per &#8216;L&#8217;Osservatore Romano&#8217; la vostra priorità è &#8220;sradicare la famiglia&#8221;. Come replica, da ministro della Famiglia e cattolica? &#8220;Con serenità, vorrei ricostruire la verità dei fatti. Il primo rischio di sradicamento è la precarietà dei giovani. Al nostro governo va riconosciuto il primo passo verso una politica...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/28/rosy-bindi-non-vive-soli-pacs/" title="Read Rosy Bindi: &#8220;Non si vive di soli Pacs&#8221;">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
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<p>[&#8230;] Il ministro della Famiglia Rosy Bindi non è intimorita da fischi e sondaggi negativi. La preoccupano di più le divisioni nel centrosinistra sui temi etici e il travaglio sul Partito democratico. [&#8230;]<br />
<strong>Per &#8216;L&#8217;Osservatore Romano&#8217; la vostra priorità è &#8220;sradicare la famiglia&#8221;. Come replica, da ministro della Famiglia e cattolica?</strong><br />
&#8220;Con serenità, vorrei ricostruire la verità dei fatti. Il primo rischio di sradicamento è la precarietà dei giovani. Al nostro governo va riconosciuto il primo passo verso una politica familiare degna di un paese europeo: nella Finanziaria ci sono 6 miliardi di euro per le famiglie con figli, la tutela della maternità per le lavoratrici precarie, la rete degli asili nido, il fondo famiglia, il rilancio dei consultori&#8230;&#8221;.<br />
<strong>È necessario che il governo presenti una legge sulle coppie di fatto? Anche Rutelli ha espresso riserve&#8230;</strong><br />
&#8220;Una legge serve, per evitare lo zapaterismo strisciante anche in Italia. E il governo deve assumersi la responsabilità di una mediazione alta per non essere esposto alle incertezze del vuoto legislativo, lasciando naturalmente al Parlamento piena libertà di esprimersi. Una legge con due paletti: la priorità della famiglia e la non discriminazione per le persone. Non abbiamo mai parlato di matrimoni gay. Non riconosceremo mai le unioni civili in quanto tali, ma solo i diritti delle persone che ne fanno parte e che non vanno discriminate. Tutto questo allarmismo è francamente ingiustificato: da credente mi preoccupa che si voglia ignorare che il 45 per cento delle coppie si separa nei primi cinque anni di matrimonio, una coppia su quattro convive. Non si può ignorare questa realtà. Non lo può fare la politica e neppure la Chiesa nella sua pastorale&#8221;.<strong><br />
Su eutanasia, droga, Pacs l&#8217;Ulivo si divide: sugli interessi siete uniti, sui valori no.<br />
</strong>&#8220;Sono temi politici che non si possono affrontare esternando la propria coscienza. Serve una tessitura paziente. E invece ciascuno vuole piantare la bandiera pensando così di contare anche su altre questioni. C&#8217;è un fondamentalismo laicista che non rende giustizia a vicende dolorose come quella di Piergiorgio Welby che rischia di diventare oggetto di strumentalizzazione politica. E tra i cattolici c&#8217;è la corsa ad accreditarsi prima degli altri&#8221;.<br />
<strong>Con il Partito democratico le distanze tra laici e cattolici sono aumentate: sarebbe meglio lasciar perdere?<br />
</strong>&#8220;Non mi scandalizza che ognuno arrivi all&#8217;appuntamento orgoglioso della sua identità. Ma sarebbe meglio darci qualche assicurazione sulla meta. Tutto questo succede perché non ci fidiamo gli uni degli altri. C&#8217;è qualche furbizia di troppo&#8221;.<br />
<strong>Quale?<br />
</strong>&#8220;Si dice: &#8216;Intanto facciamolo, poi vediamo&#8217;. Invece dal come dipende il se. Ha suscitato allarme la proposta di vendere le sedi Ds e Margherita. Ma davvero qualcuno pensa che possiamo fare il Pd nelle sedi dei vecchi partiti? Un nuovo partito nasce soprattutto per dare una casa politica a chi non ce l&#8217;ha. I partiti fondatori devono fare un passo indietro, per superare due grandi mali: la burocrazia delle tessere e la tentazione del leaderismo&#8221;. [&#8230;]<br />
<strong>Per la guida del Pd si parla di Anna Finocchiaro, lei nei sondaggi è la più amata dell&#8217;Ulivo. Anche in Italia è l&#8217;ora della candidata donna?<br />
</strong>&#8220;Ci sono quattro uomini nelle alte cariche dello Stato più due segretari di partito uomini, persone degnissime. Ma pensiamo davvero che non ci siano sei donne che possono sostituire questi sei uomini? E poi, perché candidare sempre una sola donna? Per favore, non una sola&#8221;.</p>
<p><a target="_blank" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Non%20si%20vive%20di%20soli%20Pacs/1456167">Fonte: Espresso </a></p>
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		<title>Accanimento terapeutico, arriva la legge</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2006 08:10:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I senatori dell&#8217;Ulivo Villone, Marino, Salvi e Colombo hanno presentato a palazzo Madama un ddl per l&#8217;attuazione dell&#8217;art. 32, comma 2, della Costituzione in cui si stabilisce che «nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Il disegno di legge, legato al caso di Piergiorgio Welby, prevede che «tutti hanno diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario che non sia reso dalla legge obbligatorio per motivi di salute pubblica o di sicurezza. Il rifiuto...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/12/20/accanimento-terapeutico-arriva-legge/" title="Read Accanimento terapeutico, arriva la legge">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I senatori dell&#8217;Ulivo Villone, Marino, Salvi e Colombo hanno presentato a palazzo Madama un ddl per l&#8217;attuazione dell&#8217;art. 32, comma 2, della Costituzione in cui si stabilisce che «nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».<br />
Il disegno di legge, legato al caso di Piergiorgio Welby, prevede che «tutti hanno diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario che non sia reso dalla legge obbligatorio per motivi di salute pubblica o di sicurezza. Il rifiuto è vincolante per qualunque operatore sanitario, nelle strutture sia pubbliche che private».<br />
Si stabilisce inoltre che «il rifiuto si esercita mediante una dichiarazione resa in forma scritta o anche verbalmente. In tale ultimo caso la dichiarazione può essere raccolta direttamente dal medico, o da testimoni». Nel ddl è scritto inoltre che «il diritto di cui al comma 1 comprende anche il rifiuto dei trattamenti sanitari necessari a tenere in vita malati terminali, per i quali il decesso possa seguire come diretta conseguenza della sospensione dei trattamenti medesimi». Infine si prevede che «la mancata somministrazione dei trattamenti nel caso di cui al comma 3 non costituisce reato per chiunque sarebbe obbligato alla somministrazione medesima in mancanza del rifiuto».</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/12_Dicembre/18/welby.shtml" target="_blank">Fonte: Corriere.it</a></p>
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