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	<title>disabilità &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Viterbo: matrimonio religioso negato ad un paraplegico ritenuto incapace di procreare</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 12:50:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[Se il «Padre Nostro» riesce a dire tutto in 56 parole, non ne sono bastate il quadruplo al Vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli. Il monsignore doveva spiegare perché ha rifiutato il matrimonio religioso a un ragazzo che, semiparalizzato in un incidente stradale, forse non potrà mai avere dei figli. Ha preferito evitarlo. Il comunicato della Curia rivendica che la scelta è stata fatta con «attenzione e amore», «rispetto e discrezione». Che le «notizie di stampa circa decisioni ecclesiastiche e divieti...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2008/06/09/viterbo-matrimonio-religioso-negato-paraplegico-ritenuto-incapace-procreare/" title="Read Viterbo: matrimonio religioso negato ad un paraplegico ritenuto incapace di procreare">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>Se il «Padre Nostro» riesce a dire tutto in 56 parole</strong>, non ne sono bastate il quadruplo al Vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli. Il monsignore doveva spiegare perché ha rifiutato il matrimonio religioso a un ragazzo che, semiparalizzato in un incidente stradale, forse non potrà mai avere dei figli. Ha preferito evitarlo.</p>
<p><strong>Il comunicato della Curia rivendica </strong>che la scelta è stata fatta con «attenzione e amore», «rispetto e discrezione». Che le «notizie di stampa circa decisioni ecclesiastiche e divieti in ordine alla celebrazione di un matrimonio debbono indubbiamente qualificarsi non solo come infondate, ma anche come un&#8217;operazione di sciacallaggio». Che «sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende né da discrezionalità di giudizio né da intenzionalità dei soggetti». Che «la riservatezza è d&#8217;obbligo e la privacy è diritto». Che «tutto è stato fatto nella condivisione sincera della situazione e con ogni attenzione umana e cristiana». Perché sia stata presa quella decisione, una coltellata nell&#8217;anima di quel ragazzo di 25 anni già ferito nel corpo dallo schianto ai primi di maggio, non è spiegato affatto. Come non è spiegato perché, dopo avere ottenuto una lettera in cui i due giovani fidanzati confermavano per iscritto la loro volontà di sposarsi nonostante il colpo durissimo che avevano subito, monsignor Chiarinelli non abbia avvertito l&#8217;opportunità di ascoltarli di persona.</p>
<p><strong>La sua risposta, ha scritto Arnaldo Sassi sul Messaggero, </strong>è stata «non possumus », senza tanti giri di parole, perché non è certa, da parte di lui, la capacità di procreare. «Impotenza copulativa ». I due ragazzi si sono sposati lo stesso, ieri mattina, nell&#8217;ospedale romano dove lui è ancora ricoverato. Matrimonio civile. Nel giorno stesso in cui erano state fissate le nozze prima di quel terribile incidente stradale. Hanno giurato di amarsi e rispettarsi nella buona e nella cattiva sorte, che già li ha messi alla prova. E dicono le agenzie che hanno levato il calice in un brindisi e tagliato la torta e sorriso tra parenti e infermieri. Dio li benedica. E&#8217; un peccato, però, che il vescovo non abbia sentito il bisogno di spiegare meglio la scelta fatta. Non solo per quei due sposi respinti, ai quali resterà per tutta la vita l&#8217;amaro in bocca, ma per tanti credenti che, con tutto il rispetto per madre Chiesa magistra vitae e la sua secolare saggezza, faticano a capire.</p>
<p><strong>Tanto più che la storia dei rapporti con la disabilità </strong>ha visto straordinari esempi di generosissima dedizione di preti e suore e cristiani al capezzale di chi soffre. Ma è stata segnata anche da una serie di incomprensioni e ostilità che, rilette con gli occhi di oggi, gelano il sangue. Basti ricordare come la deformità, nonostante grandi figure quali sant&#8217;Ermanno il Rattrappito (il quale era tutto storto, gobbo, incapace perfino di stare seduto ed era stato dai medici dell&#8217;epoca catalogato quasi come un demente, ma era un santo) sia stata per secoli associata al male, al peccato, all&#8217;offesa a Dio. E non si trattava solo di rappresentazioni iconografiche in cui Satana era storpio, orrendo, mostruoso. San Gregorio Magno, che aveva un&#8217;idea del corpo quale una specie di involucro ripugnante che ricopre l&#8217;essenza, era convinto che «un&#8217;anima sana non albergherà mai in una dimora malata ». Le leggende medievali bollavano i deformi come frutti del peccato e il « Malleus maleficarum », cioè quella specie di manuale di caccia alle streghe redatto nel 1486 dai domenicani Jacob Sprenger ed Heinrich Kramer, arrivò a ipotizzare che fossero concepiti in un rapporto carnale col demonio. Certo, la « Taxa camarae » di Leone X, il tariffario delle indulgenze dove si legge che «i laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre» e che «uguale somma pagherà il guercio dell&#8217;occhio destro, mentre il guercio dell&#8217;occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre», sarebbe un documento falso o per lo meno «aggiustato » per ragioni polemiche dai luterani.</p>
<p><strong>Ma è lo stesso Catechismo Tridentino a disciplinare,</strong> a proposito dell&#8217;Ordine sacerdotale, che «non devono essere promossi agli ordini i deformi per qualche grave vizio corporale e gli storpi. La deformità ha qualcosa di ripugnante e questa menomazione può ostacolare l&#8217;amministrazione dei sacramenti ». Quest&#8217;idea dell&#8217;interferenza del Male nella disabilità, già presente in Dante quando parla dell&#8217;epilessia («E quale è quei che cade, e non sa como / per forza di demon ch&#8217;a terra il tira») è rimasta a lungo, purtroppo, conficcata nella carne stessa di tanti cristiani. Lo dice la delibera del IV Concilio del Laterano dove si rileva che «l&#8217;infermità del corpo a volte proviene dal peccato». Lo conferma il saggio dell&#8217;enciclopedia Treccani su «Infirmitas, terapia spirituale e medicina» dove si spiega che la malattia è per molto tempo «uno dei tria mala che caratterizzano la natura e la storia dell&#8217;uomo da quando Adamo, con il peccato, ha perduto per sé e per la sua progenie anche l&#8217;integrità del corpo di cui godeva».</p>
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<p><strong>«E&#8217; l&#8217;operato diabolico che ingenera, favorisce e aggrava le malattie nervose</strong>, l&#8217;isteria, l&#8217;epilessia e la follia ma, come l&#8217;acqua santa del battesimo scaccia il demonio e lo stesso elemento, spruzzato &#8220;sui frutti della terra, sulle viti e sugli alberi, sulle abitazioni dell&#8217;uomo, sulle stalle e sulle greggi&#8221; è &#8220;rimedio e soccorso contro i malefici di Satana&#8221;» scrive Paolo Sorcinelli nel libro «Il corpo e l&#8217;acqua», «Ugualmente, nei casi delle malattie della psiche, insieme al medico va chiamato anche il sacerdote e le medicine, prima di venir sommi-nistrate, devono essere benedette e asperse con l&#8217;acqua santa». Certo, è cambiato tutto. E mille uomini di Chiesa hanno dato mille volte prova di avere oggi un rapporto con la disabilità generoso, spesso eroico e profondamente diverso dal passato. Proprio per questo, però, davanti a un episodio che ferisce due ragazzi già provati dal dolore come quei due sposini di Viterbo, uno si chiede: ma perché?</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_08/stella_chiesa_nega_il_matrimonio_660eddac-3529-11dd-901f-00144f02aabc.shtml"><strong>L&#8217;articolo di Gian Antonio Stella è tratto dal sito de Il Corriere della Sera</strong></a></p>
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		<title>Bambini disabili e qualità della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2006 15:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Protagonisti sono i bambini inferiori ad un anno e “nati male”, cioè affetti da varie infermità o deformità. [&#8230;] Le situazioni “limite” all’inizio e alla fine della vita umana sono infatti il banco di prova della bioetica. La visione del mondo – e dell’uomo – implicata dalle diverse teorie può emergere scarsamente nella pratica clinica comune dei paesi occidentali di tradizione giudeo-cristiana, mentre si erge imponente quando si tratta di chiarire il valore della vita umana dei non nati...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/08/28/bambini-disabili-qualita-della-vita/" title="Read Bambini disabili e qualità della vita">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Protagonisti sono i bambini inferiori ad un anno e “nati male”, cioè affetti da varie infermità o deformità. [&#8230;] Le situazioni “limite” all’inizio e alla fine della vita umana sono infatti il banco di prova della bioetica. La visione del mondo – e dell’uomo – implicata dalle diverse teorie può emergere scarsamente nella pratica clinica comune dei paesi occidentali di tradizione giudeo-cristiana, mentre si erge imponente quando si tratta di chiarire il valore della vita umana dei non nati (soprattutto gli embrioni precoci e quelli malformati), dei disabili (soprattutto neonati), dei morenti (soprattutto in coma e in stato vegetativo). [&#8230;] In definitiva, il dominio sulla vita e sulla morte, anche in funzione dell’aspettativa di “qualità” di una vita umana, carica le spalle dell’uomo di una responsabilità assolutamente sproporzionata alle sue reali forze, che suona pressappoco così: “se nasci, se muori, se soffri, se sei infelice dipende esclusivamente da te”. O da “noi”, gli esperti. Se dipende da noi, allora l’ovvio – nonché vano – obiettivo sarà sconfiggere una volta per tutte la malattia, la sofferenza e la morte. E laddove questo non risulti (ancora, per l’irrazionale ottimismo onnipotente dello scientista) possibile, il dominio sulla morte si “accontenta” di deciderne autonomamente i tempi e i modi, provocandola quando la debolezza, la malattia, la vecchiaia, la disabilità, l’imperfezione, l’anomalia genetica o magari la tristezza la rendono “di scarsa o di insufficiente qualità”. [&#8230;]<br />
<a href="http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=8870" target="_blank">Il testo integrale dell&#8217;articolo di Claudia Navarini è stato pubblicato sul sito dell&#8217;Agenzia Zenit &#8211; il mondo visto da Roma</a></p>
<p>[&#8230;] Letteralmente è vero che non si decide di nascere, ma il resto direi che si possa lasciare alla volontà personale. <span style="font-style: italic">Come</span> vivere, <span style="font-style: italic">come</span> e <span style="font-style: italic">se</span> soffrire, <span style="font-style: italic">come</span> e <span style="font-style: italic">quando</span> morire. L’obiettivo non è sconfiggere una volta per tutte la morte (via, Navarini, non ci prenda per idioti! e poi, non l’avete già fatto voi con l’immortalità e il regno di dio?), ma ridurre la sofferenza sì (e spero che non sia un obiettivo ritenuto da pazzoidi scientisti) e combattere la malattia anche. Ah, e anche sconfiggere la presunzione di chi vuole imporre a tutti la propria visione della vita e della morte rientra negli obiettivi scandalosi. Chi vuole dominare la vita e la morte e le coscienze delle persone è chi sventola valori e doveri assoluti, senza disturbarsi a porsi qualche domanda, tipo: può essere che qualcuno la pensi diversamente da me e voglia agire di conseguenza?<br />
<a href="http://bioetiche.blogspot.com/2006/08/togliere-di-mezzo-il-bambino-disabile.html" target="_blank">Il testo integrale della risposta di Chiara Lalli è stato pubblicato sul blog Bioetica</a></p>
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