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	<title>dubbio &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Avvenire attacca Giorello</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Nov 2006 11:45:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riesce quasi simpatico Giulio Giorello quando, come ieri sul Corriere della Sera, si dà da fare per stendere una sorta di manifesto dei &#8220;relativisti&#8221;. Destreggiandosi con abilità, e con qualche inesattezza, tra le più disparate citazioni, dalla Bibbia ai poeti, uno dei filosofi più à la page ci spiega, in sintesi, che il relativista è in fondo una persona seria. Lo preoccupa, evidentemente, di essere in regola pur volendo essere &#8220;irregolare&#8221;. Vuole essere accettato dal consesso pubblico, che però ha...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/11/16/avvenire-attacca-giorello/" title="Read Avvenire attacca Giorello">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riesce quasi simpatico Giulio Giorello quando, come ieri sul Corriere della Sera, si dà da fare per stendere una sorta di manifesto dei &#8220;relativisti&#8221;.<br />
Destreggiandosi con abilità, e con qualche inesattezza, tra le più disparate citazioni, dalla Bibbia ai poeti, uno dei filosofi più à la page ci spiega, in sintesi, che il relativista è in fondo una persona seria. Lo preoccupa, evidentemente, di essere in regola pur volendo essere &#8220;irregolare&#8221;. Vuole essere accettato dal consesso pubblico, che però ha la pretesa di &#8220;scandalizzare&#8221; di continuo. Viene da chiedersi che cosa abbia in realtà di così poco ortodosso rispetto al pensiero dominante un filosofo che è massimamente ospitato nei santuari di tale pensiero (università, mass-media, editoria). Per far la parte che ha deciso di recitare, dunque, il filosofo ha bisogno di sentirsi &#8220;sotto tiro&#8221;. Ma da parte di chi ? Giorello lo dice: i suoi avversari sarebbero da un lato coloro che credono che la verità è una radice, un fondamento solido. Ad esempio, coloro che sostengono le radici giudaico-cristiane della nostra civiltà. Dall&#8217;altra, nella sua difesa del relativismo, se la prende con coloro che accusano chi non crede a nessuna verità di favorire la disgregazione e lo scetticismo. Secondo Giorello, proprio perché continuamente non ortodosso e continuamente in ricerca di alleanze, il relativista è motore della conoscenza e paladino della vita associata. Ed è anche colui che assegna al Tempo il suo massimo diritto: svelare la verità delle cose. Già questo fiducia nel Tempo sa un po&#8217; di fideismo, ma va beh, una qualche fede non saremo noi a toglierla al relativista. Il punto però è un altro. Per sostenere il suo ragionamento, infatti, il filosofo è costretto da principio a barare: infatti la verità che a lui non interessa viene da lui stesso raffigurata come una sorta di tradizione fissa e immutabile (usa l&#8217;immagine delle radici) che il suo essere eretico non può accettare. Una volta stabilito, da lui, che la verità è una specie di totem immobile da venerare, riesce facile, per lui stesso, fare la parte di chi è invece preda di dubbi, di inquietudini e di desiderio di comprendere il punto di vista altrui. Viene da pensare dunque che il primo errore del relativista è di pensare che la verità sia &#8220;come&#8221; dice lui. Cioè poco interessante, una cosa morta, un fardello inutile a cui danno la loro devozione taluni nostalgici dei bei tempi andati. Non lo sfiora il dubbio (proprio a lui) che invece la verità sia più grande di quanto è già acquisito, più viva di quel che pensa, e più attiva e mobile del suo pensiero indagatore. Sia una radice, sì, ma appunto una radice che nutre l&#8217;organismo vivente. Non a caso, un antico filosofo cristiano volgendo la domanda di Pilato a Cristo che era silenzioso davanti a lui: quid est veritas? rispondeva che essa è &#8220;vir qui adest&#8221;, cioè un uomo presente. Un uomo vivo. La vera eresia rispetto all&#8217;idea di verità che gli uomini si sono sempre fatti e sempre si faranno è proprio la coincidenza tra il vero e la presenza eccezionale di un Uomo-Dio. Avrebbe ragione Giorello e tanti come lui a diffidare di una idea di verità che si presenti fissa come una legge, e immobile come un reperto fossile. Ma l&#8217;idea e l&#8217;esperienza di verità a cui il cristianesimo si riferisce sono ben altre. Il relativista può fingere di non saperlo. Può contrabbandare una idea di verità che gli faccia comodo per giustificare il suo relativismo. Ma il cristianesimo ha rivoluzionato l&#8217;idea di verità. È stato molto meno ortodosso di Giorello. Il quale giocando il suo ruolo di relativista in cerca di giustificazioni di fronte al pensiero dominante che lo ha elevato al ruolo di filosofo pubblico si trova a giocare una partita vecchia. Che più che a quella del filosofo somiglia a quella del cortigiano.</p>
<p><a href="http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2006_11_15/articolo_700372.html" target="_blank">Fonte: Avvenire.it</a></p>
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