A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Wed, 22 May 2019 12:20:09 +0000 it-IT hourly 1 La clericalata della settimana, 20: Salvini affida l’Italia alla Madonna https://blog.uaar.it/2019/05/22/clericalata-settimana-20-salvini-affida-italia-madonna/ https://blog.uaar.it/2019/05/22/clericalata-settimana-20-salvini-affida-italia-madonna/#comments Wed, 22 May 2019 12:20:09 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62641 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del ministro dell’Interno Matteo Salvini che

sul palco durante il recente comizio a Milano con esponenti della destra europea per le elezioni ha brandito il rosario “affidando” l’Italia al “cuore immacolato di Maria che sono sicuro ci porterà alla vittoria”, nonché “ai sei patroni di questa Europa: a San Benedetto da Norcia, a Santa Brigida di Svezia, a Santa Caterina da Siena, ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Teresa Benedetta della Croce”.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) Gaetano Manfredi e il segretario generale della Conferenza episcopale monsignor Stefano Russo hanno firmato un “Manifesto per l’Università”, in cui esprimono concordanza di vedute su diversi temi e prospettano collaborazioni.

Il presidente del Partito della Sinistra Europea Gregor Gysi ha incontrato in piazza San Pietro papa Francesco, suggerendogli di inaugurare una conferenza globale delle Nazioni Unite sulla povertà.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante un’intervista con i media vaticani ha elogiato papa Francesco, “diventato un punto di riferimento per gl italiani”, confermando che le relazioni tra Stato e Chiesa “sono ottime sotto ogni profilo” e “la collaborazione è piena”.

Diversi politici hanno partecipato alla marcia per la vita organizzata a Roma da movimenti integralisti anti-aborto: c’erano tra gli altri Forza Nuova, la senatrice Isabella Rauti (FdI) con una delegazione del suo partito, il senatore Simone Pillon (Lega).

La ministra della Difesa Elisabetta Trenta e molti esponenti delle forze armate italiane hanno partecipato al 61esimo pellegrinaggio militare internazionale, organizzato dall’Ordinariato militare presso il santuario di Lourdes.

Il Consiglio comunale della Spezia ha approvato una mozione presentata da Oscar Teja per stipulare convenzioni con le scuole paritarie della zona.

La redazione

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Buone novelle laiche https://blog.uaar.it/2019/05/21/buone-novelle-laiche-58/ https://blog.uaar.it/2019/05/21/buone-novelle-laiche-58/#comments Tue, 21 May 2019 14:22:12 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62417 Leggi tutto »]]> Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

Le istituzioni non mancano di dare segnali a sostegno dei diritti delle persone lgbt. Il presidente della Camera Roberto Fico ha annunciato, in risposta al convegno integralista di Verona, l’intenzione di organizzare un’iniziativa sull’evoluzione della famiglia e sulle famiglie omogenitoriali.

Con la discussione in Commissione Giustizia del ddl Pillon si intensificano le proteste, anche con una manifestazione davanti a Montecitorio. Si schierano contro l’approvazione della legge i parlamentari Pd tra cui Monica Cirinnà, Valeria Valente (M5S), Beatrice Brignone (Possibile).

La ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha fatto pubblicamente gli auguri, anche con un post sui social, alla prima coppia di donne nelle Forze Armate che si è unita civilmente.

Il Comune di Bari si è costituito contro la richiesta avanzata dal Ministero dell’Interno di cancellare la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino come figlio di due donne unite civilmente. La Procura di Bari aveva prima avanzato poi revocato la richiesta di cancellazione dell’atto, trascritto dal Comune, ma il Ministero si è opposto.

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha contestato l’organizzazione di un convegno familista e contro la legge regionale sull’omotransfobia nella sede della Regione Emilia-Romagna, da parte delle forze di centrodestra.

Il Municipio VII Ponente di Genova ha approvato una mozione della maggioranza per aderire al Liguria Pride che si terrà il prossimo 15 giugno nel capoluogo ligure. La proposta è stata avanzata da Filippo Bruzzone (A Sinistra), Giovanni Battista Sacco (Lista Crivello) e Ugo Truffelli (Pd). Hanno votato a favore anche Chiamami Genova e Movimento 5 Stelle; contrari Forza Italia, Lega e Vince Genova. La maggioranza del Municipio ha chiarito che, non potendo dare il patrocinio all’evento in quanto si terrà in una zona non di competenza, concederà il patrocinio comunque a un prossimo incontro di presentazione del pride nella sede distaccata del Municipio.

In Italia aumenta la quota delle persone che non si riconoscono in una religione, e le amministrazioni si mostrano più sensibili alle loro istanze. La maggioranza M5S all’Assemblea Capitolina ha presentato una mozione per chiedere l’istituzione di una sala del commiato laica in ognuno dei Municipi di Roma, in modo da fornire uno spazio dignitoso per le cerimonie funebri a prescindere dall’appartenenza religiosa. Hanno sottoscritto la mozione, presentata da Gemma Guerrini, 16 dei 28 consiglieri del Movimento 5 Stelle del Comune di Roma. Nella capitale esistono attualmente solo pochi spazi di questo tipo: al cimitero di Prima Porta, in quello del Verano, una sala nel X Municipio e un’altra nel III.

La Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato all’unanimità un disegno di legge per consentire di donare il proprio corpo alla scienza, dopo il decesso, per scopi di ricerca e studio. Il primo firmatario della legge è Pierpaolo Sileri (M5S).

I costi della Chiesa rimangono una spina nel fianco delle finanze pubbliche, ma nuove sentenze si muovo in senso laico. Il Comune di Livorno ad esempio è stato autorizzato a chiedere l’imposta sugli immobili per gli anni 2004-2009 a due istituti religiosi della città. Lo ha confermato la Corte di Cassazione, obbligando le scuole paritarie cattoliche a pagare l’Ici. L’amministrazione aveva già ottenuto ragione per un caso analogo, sempre relativo a due scuole religiose.

Se una riforma della normativa sul biotestamento rimane in fase di stallo, da autorevoli esponenti parlamentari arrivano appelli per cambiare la situazione. Roberto Fico, presidente della Camera, ha rimarcato che le istituzioni parlamentari devono dare una “adeguata, compiuta e tempestiva” risposta alla richiesta avanzata dalla Corte Costituzionale di implementare la legge sul biotestamento.

La redazione

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C’è un Paese al quale raccontano che l’8xmille è interamente solidale https://blog.uaar.it/2019/05/21/paese-raccontano-8xmille-interamente-solidale/ https://blog.uaar.it/2019/05/21/paese-raccontano-8xmille-interamente-solidale/#comments Tue, 21 May 2019 08:28:53 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62675 Leggi tutto »]]> C’è un Paese fatto di contribuenti che ogni anno versano allo Stato una quota di quanto guadagnato nell’anno precedente. Si chiamano contribuenti proprio per questo: perché con le tasse che pagano contribuiscono al funzionamento dell’intera macchina amministrativa dello Stato. Contribuiscono indirettamente anche alla vita dei cittadini svantaggiati, perché lo Stato a sua volta utilizza i soldi incassati con la raccolta delle imposte anche per istituire servizi e ammortizzatori sociali secondo il principio di perequazione. Non contribuiscono però tutti in egual misura, questi produttori di reddito, ma in modo progressivamente proporzionale ai loro guadagni e ciò in base a un preciso dettato costituzionale che ultimamente qualcuno ha proposto di superare. Ma questo è un altro discorso.

C’è poi un Paese di contribuenti che per legge devono sostenere non solo lo Stato ma anche le confessioni religiose. A partire da quella cattolica che, paradossalmente ma non troppo, viene riconosciuta dalla Costituzione quale ordine indipendente e sovrano rispetto allo Stato. Per dirla in altri termini: i contribuenti italiani pagano non solo perché funzioni lo Stato di cui fanno parte ma anche perché funzionino altri enti dei quali non è detto che facciano parte. Paradosso nel paradosso: questa vera e propria tassa di religione è un pro­dot­to della secola­riz­za­zione dell’Italia e del suo affrancamento, ma solo dal punto di vista formale, dalla precedente religione ufficiale. Già, perché fintanto che la religione cattolica era culto di Stato i suoi sacerdoti venivano retribuiti direttamente da esso, poi l’avvento della Repubblica ha mutato le cose. Sulla carta lo Stato è diventato plurale, anche se non del tutto e non nella stessa misura rispetto a tutte le pluralità, e poiché l’idea di privare la Chiesa di risorse non passava neanche per la testa dei governanti ecco che nel 1985, a seguito della revisione concordataria, si è arrivati al sistema attuale: non si retribuiscono più i sacerdoti ma si finanziano direttamente alcune organizzazioni religiose, quelle più simpatiche, destinando loro una quota dell’Irpef pari all’otto per mille del valore complessivo di ben oltre 1,3 miliardi.

C’è un Paese, o meglio una sua parte consistente, che pensa di non essere obbligato a destinare una parte dell’Irpef che paga a una confessione religiosa. Secondo il sondaggio che l’Uaar ha recentemente commissionato alla Doxa, questa parte corrisponde a quasi la metà degli italiani. Se poi si chiede agli italiani quanti sono al corrente del fatto che lo Stato finanzia la Chiesa anche in modo indiretto, attraverso le forme più disparate, il sondaggio ci dice che la metà viene purtroppo superata. Di fatto questi cittadini non sanno dove vanno a finire i loro soldi. Non sanno che l’otto per mille della loro Irpef andrà comunque ai soggetti beneficiari, che loro lo vogliano o no, non alla fiscalità generale. Solo che la loro quota verrà assegnata sulla base delle scelte espresse da altri. In pratica questi contribuenti delegano ad altri la loro scelta, in bianco, senza curarsi minimamente di quello che quegli altri sceglieranno al posto loro. L’Uaar da tempo cerca di infor­mare gli italiani sul mecca­ni­smo truf­fal­dino dell’Otto per mille con la campagna Occhiopermille e attraverso i banchetti informativi che i circoli Uaar organizzano nelle varie città.

C’è un Paese che ogni anno, in periodo di dichiarazione dei redditi, viene turlupinato dalle campagne che invitano a firmare per “votare la Chiesa cattolica”. Perché di voto trattasi, come detto sopra, e su un numero limitato di opzioni, non certo di scelta. Turlupinato perché non c’è verbo più adatto per definire il contenuto di queste campagne, tutte orientate alla presentazione di un uso solidaristico delle risorse. In realtà la parte di quanto incassato dalla Chiesa cattolica, che grazie al meccanismo perverso introita intorno all’80% del totale a fronte di appena un terzo di scelte dai contribuenti, è tutt’altro che prevalente rispetto al totale. La quasi totalità dei fondi vengono impiegati per il culto e per i sacerdoti, e a dirlo non è un anticlericale qualunque ma la stessa Chiesa. Ciononostante, gli spot fanno tutti leva sulla solidarietà; ce n’è uno che recita perfino sfacciatamente: “C’è un Paese che si dedica agli altri, senza paura e senza nulla in cambio”. Un miliardo di euro di solo Otto per mille sono nulla in cambio? Oltre sei miliardi complessivi in rivoli vari sono nulla in cambio?

C’è un Paese costretto a subire le reprimende oltre all’ingiustizia. Perché all’appuntamento annuale con la dichiarazione dei redditi si è ormai affiancato anche un analogo appuntamento annuale con le critiche che la Corte dei conti rivolge allo Stato proprio per il modo in cui (non) gestisce l’Otto per mille. Lo Stato infatti, secondo i guardiani contabili: non verifica le reali destinazioni di queste somme; non vigila correttamente sugli abusi di alcuni intermediari; non risolve il problema che anche i non aderenti alle confessioni destinatarie si trovano a contribuire loro malgrado; soprattutto, non dà informazioni adeguate né promuove i suoi progetti. Su quest’ultimo punto invece la Chiesa cattolica è attivissima, come abbiamo appena visto. È attiva al punto che nel 2005 ha perfino basato la sua consueta campagna sulle vittime dello tsunami che ha colpito il sudest asiatico, spendendoci addirittura il triplo di quanto realmente erogato per il sostegno delle vittime: 9 milioni di euro spesi contro 3 donati. L’unione ebraica ne donò in proporzione venti volte tanto senza programmare nessuno spot.

C’è poi una Chiesa, nel nostro Paese, che non solo spende meno, molto meno, moltissimo meno di quello che darebbe a intendere in solidarietà sociale, ma arriva perfino a sostenere occupanti abusivi in danno di terzi. Non a caso il gesto del cardinale Krajewski, cioè intervenire fisicamente per ripristinare l’erogazione di energia elettrica in uno stabile occupato, ha suscitato commenti negativi da tutte le parti. Dai danneggiati prima di tutto, cioè la compagnia elettrica che vanta 300 mila euro di arretrati non pagati, ma anche dai proprietari di immobili preoccupati da questo incoraggiamento, perché tale indubbiamente è, all’occupazione abusiva. Evidentemente tra le possibili destinazioni dei proventi dell’Otto per mille non vi è il pagamento delle bollette dei disagiati. Non quelli che possono riavere la luce a sbafo, almeno, che tanto il cardinale rischia ben poco data la sostanziale immunità che gli garantisce il Trattato tra Stato e Chiesa. E se da un lato c’è chi plaude sottolineando la necessità di gesti plateali di disobbedienza civile per contrastare gesti altrettanto plateali ma di segno opposto, dall’altro non si può non tenere conto che chi questi gesti li ha compiuti avrebbe avuto la possibilità di usare risorse proprie per ottenere lo stesso risultato in modo lecito, come pare faccia di tanto in tanto. Ma non l’ha fatto stavolta, preferendo il gesto eclatante e i riflettori. E che comunque, il linguaggio dei segni che usa contro la xenofobia fa da contraltare a quello più violento che usa per negare diritti fondamentali, ad esempio alle donne.

C’è perfino una Chiesa, nel nostro Paese e non solo, che tradisce le sue vere intenzioni quando viene colpita negli interessi, al punto da rinunciare del tutto a prestare aiuto ai disagiati attraverso le varie Caritas nel momento in cui i cordoni della borsa pubblica vengono stretti. Un comportamento questo che certo non è coerente con gli appelli papali all’accoglienza rivolti alle parrocchie, anche se le stesse parrocchie poi li ignorano senza troppi problemi. È tuttavia perfettamente coerente con il caso dei sigilli rimossi al contatore: pretendere di fare carità coi soldi degli altri. Quelli della Chiesa sono della Chiesa e basta, non si toccano. Come non si toccano le monetine della Fontana di Trevi, non si toccano quelli che arrivano dal Cinque per mille alle varie Onlus della galassia cattolica, quindi perché si dovrebbero toccare quelli dell’Otto per mille? Lo tengano presente i contribuenti nel momento in cui saranno chiamati a esprimere una preferenza con la dichiarazione dei redditi. Cioè adesso.

Massimo Maiurana

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La clericalata della settimana, 19: Marcello Foa vuole più cattolicesimo in Rai https://blog.uaar.it/2019/05/15/clericalata-settimana-19-marcello-foa-cattolicesimo-rai/ https://blog.uaar.it/2019/05/15/clericalata-settimana-19-marcello-foa-cattolicesimo-rai/#comments Wed, 15 May 2019 15:43:52 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62598 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del presidente della Rai Marcello Foa che

si è detto stupito che “la voce cattolica abbia un livello di rappresentazione che non rispecchia l’identità culturale del paese”, sostenendo che il servizio pubblico debba diventare “maggiormente pluralista”

In realtà la Rai si distingue proprio per la massiccia influenza confessionale e per la propaganda cattolica, denunciata negli anni anche dall’UAAR.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il senatore leghista Simone Pillon si è scandalizzato per la statua di un fauno dell’artista Luigi Ontani posizionata in una piazza di Vergato (BO), giudicata oscena. Secondo il parlamentare è “un satanasso da ricoprire con una colata di cemento”. Secondo Mirko De Carli, candidato alle europee per il Popolo della Famiglia, “è oscena, offende i bambini e va rimossa”. Anche la consigliera Raffaella Santi Casali (Pd) ha criticato l’opera, definendola una “mostruosità raccapricciante”.

L’Università di Bari ha organizzato il convegno “I percorsi di guarigione tra fede e scienza”, incentrato sulle “guarigioni miracolose” di Lourdes, con i saluti del rettore Antonio Felice Uricchio e il sindaco Antonio Decaro.

Il sindaco di Castrocaro Terme (FC) Marianna Tonellato ha inaugurato con il vescovo locale un sentiero dedicato a un prete scomparso nel 2015.

La redazione

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Cercasi partiti interessati al voto laico https://blog.uaar.it/2019/05/15/cercasi-partiti-interessati-voto-laico/ https://blog.uaar.it/2019/05/15/cercasi-partiti-interessati-voto-laico/#comments Wed, 15 May 2019 12:25:17 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62642 Leggi tutto »]]> Il recente sondaggio realizzato dalla Doxa per conto dell’Uaar ha confermato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che la maggioranza degli italiani è tendenzialmente laica. Anzi, gli italiani sono laici con un’intensità persino maggiore rispetto a tante credenze e aspettative, e diventano ancora più laici se sono messi in condizione di comprendere come funzionano (e quanto realmente incidono sulle loro tasche) le tante attività “pubbliche” della Chiesa cattolica. Nello stesso tempo, le consultazioni europee ripropongono, a chi vorrebbe esprimere un voto in prima battuta laico, dilemmi non nuovi — e ancora lontanissimi, purtroppo, da una possibile soluzione.

Scorriamo le liste elettorali. Scartiamo immediatamente i partiti apertamente antilaici come la Lega, Forza Italia, FdI e gli altri nostalgici del clericalismo, del fascismo e del clerico-fascismo. Quali scelte ci rimangono? Il Pd ha un programma blandamente laico e qualche candidatura rispettabile, ma una maggioranza di elettori ed eletti che si proclamano cattolici (e passi) e che sono particolarmente sensibili alle opinioni espresse in Vaticano (e questo è un rospo più difficile da ingoiare). I Cinque Stelle sono sulla carta un po’ più laici, ma fanno discutere per le loro posizioni su diversi temi scientifici. Governando con la Lega, si sono dimenticati di recuperare i miliardi di Ici arretata dovuta dalla Chiesa, e nel contempo non hanno nulla da contestare quando i ministri alleati promuovono ostentatamente concezioni integraliste della famiglia. Vi sono infine alcune liste (La Sinistra, Europa Verde, +Europa / Italia in comune) laicamente più credibili, ma che stando ai sondaggi difficilmente raggiungeranno il quorum. Quanto al rifugiarsi nel non voto (per scelta o per disperazione) ci si dovrebbe sempre ricordare che le istanze dei movimenti astensionisti — anarchici sopra tutti — non sono mai diventate realtà, proprio perché il non voto non incide in alcun modo sulla legislazione.

Altro elemento di riflessione: gli ultimi anni sono stati contrassegnati da numerosi e imprevedibili successi elettorali dei populisti antilaici e da parallele, talvolta pesanti sconfitte dei progressisti e dei liberal. Gli operai ora votano Trump, anche se la sinistra primeggia nei quartieri-bene. Un mondo rovesciato?

È naturale, di fronte a fenomeni di così ampia portata, pensare che la storia abbia preso definitivamente una certa direzione. Ma sarebbe sbagliato farlo. Perché non è detto che, quando qualcosa va storto, è inevitabile che debba sempre andare storto. Ma è sbagliato anche per un altro motivo: chi a suo tempo aveva previsto quanto accade oggi ci fornisce anche parecchie informazioni utili per capire meglio i tempi in cui viviamo. E, se ci impegniamo un poco e se ci impegniamo bene, anche per rendere il futuro più laico…

La rivoluzione silenziosa

Lo statunitense Ronald Inglehart è uno dei più autorevoli sociologi al mondo. È stato il più importante animatore del World Values Survey, un programma di ricerca internazionale che ci ha permesso di comprendere più adeguatamente le società in cui viviamo. Ha scritto numerosi libri, quattro dei quali tradotti in italiano. Il primo di essi, La rivoluzione silenziosa, risale a un’epoca in cui non erano ancora arrivati al potere Ronald Reagan, Margaret Thatcher e l’ayatollah Khomeini. Eppure, nonostante sia del 1977 e ormai da tempo fuori commercio, contiene passaggi che potremmo definire profetici — se solo credessimo ai profeti.

Dati alla mano, Inglehart notava che si stava verificando un progressivo slittamento dai valori materialisti (che assegnano primaria importanza al denaro e alla sicurezza) ai valori post-materialisti (che enfatizzano invece la qualità della vita). Chi coltiva i primi è molto ossequioso della nazione, dell’autorità, della tradizione, della religione; i secondi fanno proprie opinioni e istanze laiche. E lo fanno perché, grazie al benessere raggiunto, possono permettersi di non pensare troppo agli affanni dell’esistenza e di godersela di più. Pertanto, osservava quasi mezzo secolo fa Inglehart, “siamo testimoni di uno spostamento del conflitto sociale, con una parte della classe media che diventa radicale, mentre la maggior parte della classe lavoratrice e di quella medio-bassa diventa sempre più conservatrice”.

Sosteneva dunque che, “a lungo andare” (cioè oggi), “ciò potrebbe portare alla neutralizzazione o addirittura al capovolgimento dei tradizionali comportamenti elettorali su basi di classe: un nuovo sostegno ai partiti di sinistra potrà sempre più venire da parte delle classi medie, mentre i partiti difensori dello status quo potranno sempre più trarre sostegno da una classe lavoratrice imborghesita”. E in calo numerico, per via del passaggio da un’economia industriale a un’economia basata sui servizi. Una rivoluzione (appunto) dalle conseguenze importanti: “Nella società postindustriale un forte voto di classe sociale significa la fine per la sinistra. La sinistra deve andare oltre i confini della classe operaia se spera di vincere le elezioni”.

Non sorprende che ci abbia preso in pieno: la sua analisi era basata sui dati allora disponibili. Sorprende semmai che non sia stato ascoltato dai leader di sinistra. Non sono stati gli unici: la rivoluzione silenziosa era così silenziosa che non se n’è accorto quasi nessuno nemmeno a livello accademico o mediatico (tra quei pochi, MicroMega). Inglehart ne era consapevole: scriveva, già allora, che “i mass media tendono a concentrare l’attenzione sugli avvenimenti sensazionali o drammatici della nazione senza far troppo riferimento ai processi sottostanti”. Parole sante, vero?

Una nuova maggioranza sociale

Il titolo del libro di Inglehart evocava un concetto in voga negli anni settanta, “la maggioranza silenziosa”, rappresentata da chi non esprimeva pubblicamente le sue opinioni, ma votava a destra. Al punto che l’espressione fu ripresa, oltre che da Nixon e Reagan, anche da un movimento politico italiano marcatamente anticomunista. Quattro decenni dopo, il suo uso è sempre più limitato. Non perché siano spariti gli eredi politici dei suoi alfieri. Ma perché è cambiata la maggioranza silenziosa.

Non ovunque, beninteso. Ma il trend è quello. Ovunque. Persino nei paesi arabi, anche se a una velocità molto diversa. Ce lo dimostrano le tante tabelle contenute nel libro scritto dallo stesso Inglehart lo scorso anno, dal titolo Cultural Evolution. Si è avverato quanto era stato “predetto”: i cittadini post-materialisti sono diventati spesso maggioranza. Si è verificato un cambiamento culturale: anche i valori post-materialisti sono diventati predominanti. Sono accaduti eventi inimmaginabili quarant’anni fa: un uomo di colore è stato eletto alla Casa bianca; i matrimoni gay sono stati riconosciuti in oltre venti nazioni.

Le cifre sono eloquenti: più un paese è ricco, più chi ci vive si sente felice (anche se la crescita della felicità non è esponenziale). La felicità umana è strettamente legata anche alla libertà di scelta di cui si dispone, a sua volta dipendente dal livello di democrazia e di civiltà del paese in cui si vive. Si è più felici di un tempo perché si vive meglio di un tempo, come recentemente ha mostrato Steven Pinker, e un maggior numero di cittadini possono pensare a qualcosa di più divertente da fare che diventare matti per arrivare a fine mese.

Non è stato tanto un cambiamento nelle persone, quanto un susseguirsi di generazioni progressivamente più post-materialiste delle precedenti. Così, a ogni ricambio generazionale l’accettazione degli stranieri, degli omosessuali, della parità uomo-donna, della libertà di espressione, della libertà sessuale, dell’ambiente, dell’autodeterminazione, dell’affermazione personale, delle istanze laiche, dell’innovazione, della secolarizzazione e dell’eguaglianza sociale si è fatta più diffusa e si è accompagnata sia al rifiuto dell’autoritarismo, sia al sostegno alla partecipazione politica e alla democrazia.

Chi si è battuto per tutti questi obbiettivi dovrebbe sentirsi orgoglioso dei risultati ottenuti.

La reazione e il successo di minoranze chiassose

I ruoli si sono dunque invertiti. Al punto che gli eredi politici della maggioranza silenziosa sono ora in minoranza, e sono tutt’altro che silenziosi.

Anche i loro valori sono diventati minoranza. Basta accendere la tv: la pubblicità e le fiction strizzano sempre più l’occhio a stili di vita alternativi. Persino le più grandi multinazionali manifestano (quantomeno a parole) una sorprendente attenzione ai diritti umani. Ma non tutti, ovviamente, accettano il cambiamento culturale. E reagiscono — con veemenza: i gilet jaunes sono soltanto l’espressione più recente di un fenomeno in corso da anni. E che può essere vincente. Anche se Trump ha ricevuto meno consensi di Hillary Clinton. E anche se Salvini è ancora più lontano dal raggiungere la maggioranza dei consensi. Tuttavia, il rischio concreto è che presto diventino realmente maggioranza — come Orban ci insegna.

Potremmo pensare che dipenda dall’uso della tecnologia. In fondo, fino a pochi anni fa, nessuno poteva vincere un’elezione bombardandoci di tweet o facendo un uso sapiente di Facebook (dopo averne comprato tonnellate di informazioni riservate): anche perché internet non esisteva ancora, soltanto trent’anni fa. Ma le ragioni sono ben più profonde: i social network sono soltanto un mezzo utile per amplificare quello che Inglehart e Pippa Norris, nel loro libro fresco di stampa, definiscono Cultural Backlash: un vero e proprio “contraccolpo culturale”. Che si basa su diversi fattori.

Il primo e il più importante è l’istinto di sopravvivenza. Lo sappiamo da secoli: “primum vivere, deinde philosophari”. Ma oggi sappiamo anche che l’evoluzione ha plasmato ogni organismo vivente per dare il massimo quando si sente a rischio. La crisi morde, l’informatica taglia posti, salari e garanzie, e chi ne è colpito potrà anche nutrire valori post-materialisti, potrà anche coltivare il desiderio dell’autoaffermazione, ma l’insicurezza economica erode pian piano le sue convinzioni e lo rende più sensibile alle sirene populiste. Su scala più ampia, la continua crescita del numero di post-materialisti sembra essersi stabilizzata: se non lo si nota granché, è soltanto perché i millennials hanno rimpiazzato la generazione più materialista.

Le convinzioni post-materialiste sono messe in difficoltà anche dalla sensazione di maggiore insicurezza fisica — a dispetto del fatto che la violenza sia in realtà in diminuzione. Il combinato disposto di insicurezza fisica ed economica conduce a ciò che Inglehart definisce “il riflesso autoritario”: una reazione automatica che fa leva sul conformismo, sull’unità e la difesa del gruppo e sull’aspirazione all’ordine. E che si traduce in politiche identitariste, tradizionaliste e xenofobe: è tornata in auge persino la vecchia contrapposizione “Noi contro Loro”. L’etichetta “Loro” viene ovviamente appiccicata a qualunque minaccia esterna al gruppo (vera o immaginaria che sia): la destra classica nella versione classicamente più dura, insomma, che predilige le soluzioni spicce decise in autonomia da un uomo forte (o creduto tale).

Come ricorda Inglehart, “è improbabile che un cittadino su mille sia in grado di calcolare o spiegare il coefficiente di Gini sull’ineguaglianza. È più facile prendersela con gli stranieri per il fatto che la vita è diventata insicura”. Ma i dati parlano una volta ancora un linguaggio inequivocabile: l’ineguaglianza economica non rafforza i partiti di sinistra, rafforza quelli di destra. Sarà controintuitivo, sarà colpa di un malcelato risentimento e sarà pure contrario agli interessi di chi ne soffre: ma oggi è così.

Un’altra conseguenza eclatante dei cambiamenti in corso è la sempre più accentuata polarizzazione. Nelle ultime presidenziali Usa, notano Norris e Inglehart, il voto per Trump è stato quasi 3,8 volte più probabile tra i materialisti puri, il voto per Clinton 14,3 volte più probabile tra i post-materialisti puri: non si era mai visto nulla di tale ampiezza. Come se non bastasse, le ricerche mostrano come alcune opinioni definiscono una posizione politica molto più precisamente della classe sociale o del reddito: quella sull’aborto, per esempio.

I materialisti (molto più diffusi tra gli anziani, i lavoratori manuali, i poco istruiti, i ceti rurali, i più devoti) hanno la sensazione di essere dalla parte perdente della “guerra culturale”, espressione ormai di uso comune negli Usa. E pensare di essere dalla parte perdente genera livore ed estremizzazione. Il materialista insicuro che si sente impoverito (anche quando oggettivamente non lo è) continuerà a votare per un partito di destra o moderato. Il neo-insicuro, benché post-materialista, troverà invece più difficile continuare a votare un partito liberal o di sinistra. È una dinamica che, inchieste alla mano, spiega non soltanto il “sorprendente” voto presidenziale Usa, ma anche l’esito del referendum sulla Brexit.

Le inchieste di altri studiosi convergono in questa direzione. Anche quelle italiane. Alle politiche dello scorso anno, i Cinque Stelle sono apparsi la scelta ideale per gli inoccupati progressisti. Il Pd si è limitato a imbarcare i voti elitari che furono di Monti, mentre i veri e propri post-materialisti si rintracciavano soprattutto nel voto a +Europa e Liberi e Uguali. Ma la maggioranza di essi ha preferito astenersi. Cos’è successo, per averli costretti a una scelta così drastica?

I cambiamenti incompresi

I progressisti, diventati maggioranza quasi senza accorgersene, rischiano dunque di ridiventare in fretta minoranza. Per contro, la destra torna a presentarsi come securitaria, clericale, “anziana”, quindi identitarista dal punto di vista del marketing. Perché ha capito che deve incarnare i valori coltivati dalla maggioranza dei suoi elettori. Anche se sono valori minoritari.

I partiti liberal e di sinistra hanno invece piattaforme politiche che non sembrano accontentare pienamente gli elettori post-materialisti. Nonostante questi ultimi siano, negli Usa, il doppio dei materialisti, e in Svezia addirittura il quintuplo (perché la velocità dello sviluppo dipende molto dalla storia e della cultura di ogni paese), la proporzione di voti raccolta dal Partito Democratico e dai partiti progressisti svedesi non è affatto conseguente.

E le brutte notizie non finiscono qui. Già ora abbondano, in Europa, i preoccupati sul futuro: ma la quarta rivoluzione industriale e l’intelligenza artificiale rischiano di creare un autentico esercito di indecisi. I giovani hanno trovato nuove forme di attivismo, specialmente online, ma a discapito dell’esercizio del voto, che praticano molto meno degli anziani (non a caso, sono anche la generazione che esprime minor fiducia nella democrazia). Le competizioni elettorali si giocano sempre meno sulle contrapposizioni economiche (che ammettono molte sfumature intermedie) e sempre più su questioni polarizzanti come sicurezza, immigrazione, matrimoni gay. I sistemi elettorali possono enfatizzare ulteriormente il fenomeno, quando il risultato è sul filo di lana.

L’unica proposta nuova sinora emersa a sinistra presenta diverse somiglianze con quelle di destra: sono i “populisti libertari”. Norris e Inglehart definiscono infatti in questo modo i partiti che ricorrono a una retorica populista su piattaforme politiche non autoritarie. L’espressione — va detto — è decisamente opinabile: non basta non essere autoritari per essere sinceri libertari, altrimenti lo sarebbe anche Alfano. È comunque vero che i “populisti libertari” sono spesso leader carismatici: Corbyn, Iglesias, Mélenchon, Sanders, Grillo (l’unico non di sinistra e l’unico vincente, a ben guardare). Ma può rappresentare una linea laico-razionalista più sostenibile? Difficile. Il populismo cozza sempre parecchio con la ragione. E sui temi laici le loro posizioni non sono granché distinguibili dai (veri o presunti) libertari non populisti.

I quali si lasciano sempre più spesso dilaniare dai conflitti interni. Forse è inevitabile, visto che è largamente dimostrato che l’essere umano tende ad avere fiducia nelle proprie opinioni in maniera decisamente sovradimensionata. È un atteggiamento, questo, che trae nuova linfa da internet ed è quindi in aumento, soprattutto tra i più giovani, tanto da far pensare che dall’individualismo si stia rapidamente passando al solipsismo. Se tuttavia siamo più lupi solitari che giocatori di squadra, è chiaro che chi fa squadra dietro un uomo forte l’avrà sempre vinta contro qualunque altra squadra che, benché numericamente preponderante, sia composta da individui autoreferenziali che si ritengono tutti un uomo o una donna “forti”, e che a priori diffidano di qualunque potenziale istituzione diversa da se stessi. Un veloce bagno di umiltà sembrerebbe necessario…

Perdere il lume della ragione

Rimanere a metà del guado non appare molto pagante, in termini elettorali. La singola componente religiosa più significativa tra i democratici Usa è ora composta dai “senza religione”, ma i candidati democratici “senza religione” sono ancora numericamente irrisori. Storicamente, la sinistra non è mai stata particolarmente libertaria e ha sempre incontrato difficoltà ad accettare l’autonomia individuale. Ultimamente ha cominciato a porre paletti anche alla libertà di espressione — tacitando per esempio le critiche all’islam, in nome del politicamente corretto — e ad apprezzare aprioristicamente le comunità di fede. Il papa avrà anche fatto interessanti aperture sull’accoglienza, i migranti potranno anche essere meritevoli di sostegno, ma non per questo occorre chiudere un occhio sui sempre più frequenti attacchi dei leader religiosi ai diritti umani — magari in nome del comunitarismo. Le rare volte che un crocifisso viene tolto dai muri di una scuola pubblica non è mai in nome della laicità, ma perché “offende i bambini musulmani”. Bambini musulmani?

Da parte loro, i laici sono diventati probabilmente troppo silenziosi, quantomeno verso l’esterno. E dire che, se l’elettore in prima battuta laico ha difficoltà a esprimere il suo voto, quello che apprezza sopra ogni cosa l’uso della ragione se la passa persino peggio, probabilmente. Una vignetta pubblicata recentemente da Le Monde è in qualche modo emblematica. Dice un personaggio: “Restiamo materialisti, razionali, lottiamo contro i dogmi… reinvestiamo sul reale, combattiamo le credenze, i particolarismi, miriamo all’universalismo…” E l’altro: “? Non sei più di sinistra?”

La vignetta non ci può dire dove si collocano oggi i fautori della ragione. Non ce lo dicono nemmeno Norris e Inglehart. Semmai ci dicono che i post-materialisti puri hanno una particolare propensione a votare i partiti ecologisti — che qualche mal di pancia nei confronti della scienza e della ragione ogni tanto lo manifestano. Se andiamo a vedere cosa ci dice il World Values Survey in merito all’unico quesito che può avere attinenza con l’argomento, quello sulla convinzione che “scienza e tecnologia rendono le nostre vite più salutari, più facili, più confortevoli”, constatiamo che nel mondo è più diffusa tra chi si colloca a destra rispetto a chi si colloca a sinistra. Circostanza che spiega molte cose — in un’epoca in cui gli esperti, quanto a reputazione, se la passano male almeno quanto le istituzioni…

And the winner is…

In un quadro politico polarizzato, con una destra monoconfessionale e populista da una parte, una sinistra pluriconfessionale e non abbastanza laica dall’altra, l’esito è scontato. L’elettore laico ragionevole sceglie sempre più spesso il non voto. Contribuendo a far vincere schieramenti che non gli somigliano e che non sono nemmeno maggioritari, ma sono sicuramente più uniti — sia tra gli elettori, sia tra gli eletti.

C’è ovviamente da lavorare su questo, già nel breve periodo. Investendo in comunicazione, per far capire al maggior numero di persone possibile che occorre eliminare tali distorsioni. Agendo affinché ragione e laicità non siano una mera formula, ma obbiettivi condivisi dalla popolazione. Che sia necessario separare la sfera politica da quella religiosa è già stato compreso — e guarda caso anche il parlamento europeo l’ha fatto. Che scienza e tecnologia siano apprezzabili è già stato compreso — e guarda caso l’Unione Europea l’ha capito benissimo. I politici non sono certo tutti stupidi e/o venduti come troppo spesso riteniamo che siano. Spetta anche a noi cercare di rendere appetibile il nostro voto. Siamo anche noi che dobbiamo far capire che non ci occupiamo di questioni marginali, ma di temi centrali per il benessere delle società in cui viviamo e per le persone che ne fanno parte, atee o credenti che siano.

Ragione e laicità non hanno connotazione politica, si rivolgono a tutti e da tutti potrebbero essere rivendicate. E non è così difficile. Sarà anche vero che i laici votano soprattutto a sinistra e che la scienza e la tecnologia sono apprezzate di più a destra, ma è sempre il World Values Survey a informarci che, nel mondo, la maggioranza dei laici, la maggioranza di chi apprezza scienza e tecnologia, e persino la maggioranza dei non credenti sono tutte costituite da chi non si colloca né a destra, né a sinistra. Dulcis in fundo, sia la maggioranza dei laici, sia la maggioranza di chi apprezza scienza e tecnologia è composta da credenti. Far loro una guerra ideologica non sembra, dati alla mano, una strategia illuminata.

È tempo di uscire dai nostri schemi consolidati. Ed è tempo che lo facciano anche i partiti: in fondo, c’è un enorme vuoto politico che attende di essere riempito. Aspettando che accada, il 26 maggio ricordiamoci di votare con cognizione di causa.

Raffaele Carcano

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Roberto Grendene nuovo segretario Uaar https://blog.uaar.it/2019/05/13/roberto-grendene-nuovo-segretario-uaar/ https://blog.uaar.it/2019/05/13/roberto-grendene-nuovo-segretario-uaar/#comments Mon, 13 May 2019 08:46:26 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62626 Leggi tutto »]]> Sabato 11 e domenica 12 maggio si è svolto, a Rimini, il XII Congresso dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar).

Ai lavori hanno partecipato 167 soci che hanno eletto come nuovo segretario Roberto Grendene, con quasi il 60% dei voti. Nel Comitato di Coordinamento sono stati eletti, oltre a Grendene, Adele Orioli, Elisa Corteggiani, Paul Manoni, Giorgio Maone, Massimo Maiurana, Cinzia Visciano, Rosanna Lavagna e Manuel Bianco. Per il collegio dei probiviri sono stati eletti Gabriella Bertuccioli, Flaviana Rizzi e Daniel Saiani Campostrini.

«In 30 anni — ha dichiarato Grendene, che in precedenza ha ricoperto l’incarico di responsabile nazionale campagne — l’Uaar è diventata punto di riferimento fondamentale per i dieci milioni di atei e agnostici sul territorio nazionale (dove è presente in 57 province). Ma non solo: siamo infatti in prima linea anche nelle battaglie per i diritti civili laici, che non riguardano “solo” atei e agnostici, ma tutta la popolazione. Battaglie su cui non indietreggeremo di un passo e a cui affiancheremo nuove sfide».

Tra le azioni su cui puntare nel prossimo futuro il neosegretario ha annunciato l’impegno per la promozione della cultura scientifica e della filosofia con i bambini.

Comunicato stampa

 

UAAR’s 12th Congress: stronger in Italy, ready for new challenges

12 May 2019 – 167 delegates, elected by the almost 4000 members of the Italian Union of Rationalist Atheists and Agnostics (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, UAAR), gathered in Rimini (IT) last week-end for their 12th National Congress. After the opening speeches by the outgoing Secretary Adele Orioli and the EHF President Giulio Ercolessi, the assembly started an intense two-days work marathon to update the organization’s statutory documents (for instance, with more explicit statements against racism and gender identity discrimination) and to elect the executive committee which will be in charge for the next 3 years.

The new Secretary, Roberto Grendene, elected among 3 candidates with about 60% of the votes, said: “During the 30 years of its activity, UAAR has become a beacon for 10 millions of atheists and agnostics all over Italy (we’re present in 57 metropolitan areas). Furthermore, we fight on the front line for the secular civil rights. Our battles are not for atheists and agnostics only: they benefit all the people. We’re going to keep fighting them with no step back, and we’re ready to take on new challenges.

Among the immediate priorities Grendene and his team pointed out: a stronger commitment to spread scientific culture and critical thinking; introducing philosophy for kids as an alternative to confessional teachings in the schools; opposing xenophobia and racism as well as confessionalism and toxic multiculturalism, in the name of Human Rights and against the politics of division.

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Sondaggio Doxa per l’Uaar. Calano i cattolici, crescono gli atei. Sei italiani su dieci per la separazione Stato-religione https://blog.uaar.it/2019/05/10/sondaggio-doxa-uaar-calano-cattolici-crescono-atei-separazione-stato-religione/ https://blog.uaar.it/2019/05/10/sondaggio-doxa-uaar-calano-cattolici-crescono-atei-separazione-stato-religione/#comments Fri, 10 May 2019 08:03:41 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62618 Leggi tutto »]]> L’Italia è divisa quasi perfettamente in tre: cattolici praticanti, cattolici non praticanti, altri. Atei e agnostici, da soli, fanno quasi metà degli «altri». I credenti sono infatti l’82% (di cui 66,7% cattolici e 15,3% altro) mentre i non credenti sono il 15,3% della popolazione (di cui 9% atei e 6,3% agnostici). Rispetto a 5 anni fa i credenti cattolici sono in diminuzione (−7,4%) mentre crescono gli atei (+3,8%). L’ateo o agnostico tipico è maschio, del nord, giovane (il 25,6% ha tra i 15 e i 34 anni, mentre si registra solo un 10,1% tra gli ultra 55enni), più istruito e benestante della media.

È il quadro che emerge dal sondaggio su religiosità e ateismo che l’Uaar ha commissionato all’istituto Doxa (a cinque anni di distanza da un’analoga indagine).

La rilevazione (condotta su un campione nazionale rappresentativo della popolazione italiana adulta, 15+ anni) si è svolta tra la metà di gennaio e la fine di marzo 2019 e ha sondato anche l’opinione su alcuni temi specificamente legati alla Chiesa cattolica, con un occhio particolare alle fonti di finanziamento.

Ne risulta che quasi metà degli italiani (45,6%) non conosce o non ha informazioni corrette circa l’effettivo funzionamento dell’8xmille; la maggioranza non sa che lo Stato finanzia scuole private, costruzione di nuove chiese, cappellani nell’esercito e assistenti religiosi negli ospedali: il 55,9% è poco e per niente d’accordo a finanziare le scuole private; il 51,6% è poco o per niente d’accordo a finanziare nuove chiese; quasi pari i favorevoli e i contrari al finanziamento dei cappellani cattolici nell’esercito e degli assistenti religiosi negli ospedali. Il 54% degli italiani vuole che la Chiesa versi allo Stato le imposte su tutti gli immobili di sua proprietà, a cui va aggiunto il 30,2% che si limiterebbe agli immobili su cui incassa redditi. Solo il 9,4% della popolazione è contrario a ogni tipo di tassazione.

Le questioni politiche di governo dovrebbero restare separate dalla religione per il 61,5% della popolazione mentre solo secondo il 28,5% il governo dovrebbe operare tenendo in considerazione le credenze religiose; il 78,4% è molto o abbastanza d’accordo a che il governo operi tenendo in considerazione in egual misura i valori dei credenti e quelli dei non credenti. L’83,4% ritiene che sia molto o abbastanza importante il principio di laicità dello Stato (separazione tra sfera politica e sfera religiosa). Gli ultras clericali che lo vorrebbero abolire sono soltanto il 2%. Il 45% vorrebbe rivedere completamente il Concordato o aggiornarlo in una direzione laica.

Il 60,9% vuole l’abolizione o il ridimensionamento dell’obiezione di coscienza all’aborto; il 66,6% vuole mantenere l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

«L’Italia — commenta Adele Orioli, segretaria dell’associazione — è ancora cattolica, ma lo è sempre meno ed è destinata a esserlo ancora meno, nei prossimi anni. E gli italiani sono laici: viene da chiedersi se non lo sarebbero anche più, se fossero maggiormente consapevoli di quanto lo Stato finanzia realmente le attività della Chiesa cattolica. Il dato apparentemente incongruo sull’ora di religione ne costituisce una riprova. Nel sondaggio Doxa di cinque anni fa la maggioranza della popolazione (54%, “molto” più “abbastanza”) si dichiarò in disaccordo con l’ora di religione così com’è, con i vescovi che scelgono i docenti e con lo Stato che li paga. Allora fu spiegato loro il meccanismo, questa volta (intenzionalmente) no. E la differenza è evidente».

Comunicato stampa

Il sondaggio sul Fatto Quotidiano: Un’Italia senza Dio: il 7% di credenti in meno in 5 anni, di Marco Marzano

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Atei e agnostici a congresso https://blog.uaar.it/2019/05/09/atei-agnostici-a-congresso/ https://blog.uaar.it/2019/05/09/atei-agnostici-a-congresso/#comments Thu, 09 May 2019 08:35:49 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62612 Leggi tutto »]]> Sabato 11 e domenica 12 maggio si svolgerà, a Rimini, il XII Congresso dell’Uaar che traccerà un bilancio degli ultimi tre anni, ma sarà anche occasione per riflettere sulle sfide future in materia di ragione e laicità.

Dal passato Congresso a oggi tante le iniziative messe in piedi: dal Festival laico umanista — una tre giorni di eventi organizzati in occasione del trentennale dell’Uaar, a Senigallia — al primo Convegno internazionale dell’associazione — (sullo status giuridico del non credente in Europa), i cui lavori sono stati aperti al Parlamento europeo a Bruxelles — dall’inaugurazione presso la sede nazionale, a Roma, della prima Biblioteca laico-umanista in Italia, iscritta nel circuito delle Biblioteche degli Istituti di Cultura, allo stanziamento di una Borsa di ricerca presso il Dipartimento di Diritto ecclesiastico dell’Università di Firenze, fino al lancio, nel novembre scorso, del Rapporto 2018 sulla libertà di pensiero nel mondo presso la Sala stampa della Camera dei Deputati.

I delegati dei circoli che converranno a Rimini da tutta Italia saranno tra l’altro chiamati ad eleggere il nuovo segretario in una rosa di tre candidati.

«L’associazione — questo il bilancio della segretaria uscente, Adele Orioli — è ormai una solida realtà nel panorama italiano, essendosi ritagliata un ruolo di primo piano nella lotta per la laicità dello Stato e per il pensiero non religioso, ma c’è ancora tanto da lavorare. Il Congresso sarà occasione per fare il punto della situazione e per individuare azioni sempre più efficaci per conseguire gli obiettivi che ci siamo dati».

Partecipano ai lavori Giulio Ercolessi, presidente della Federazione Umanista Europea, Carlo Flamigni e Valerio Pocar, presidenti onorari Uaar.

Comunicato stampa

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La clericalata della settimana, 18: Giorgia Meloni contro la sala del commiato senza simboli religiosi https://blog.uaar.it/2019/05/08/clericalata-settimana-18-meloni-sala-commiato-laica/ https://blog.uaar.it/2019/05/08/clericalata-settimana-18-meloni-sala-commiato-laica/#comments Wed, 08 May 2019 15:04:24 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62596 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che

si è scagliata contro l’ipotesi di montare delle tendine per coprire provvisoriamente simboli religiosi e allestire così una sala laica del commiato in una cappella non consacrata nel cimitero del Comune di Pieve di Cento (BO)

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

La candidata alle elezioni europee Vallì Cipriani (Lega) ha definito il caso di due rumeni che hanno danneggiato una chiesa a Cesena come “un gesto ignobile che offende le nostre profonde radici cristiane”. In realtà si trattava di due parrocchiani ortodossi che avevano alzato il gomito nel corso dei festeggiamenti per la pasqua.

Il sindaco di Podenzano (PC) Alessandro Piva e l’europarlamentare Paolo De Castro hanno presenziato in veste istituzionale alla messa “del lavoro”, officiata dal vescovo, presso il Consorzio Casalasco nella frazione di Gariga.

La sindaca di Comiso (RG) Maria Rita Schembari ha presenziato alla cerimonia di inizio del mese di Ramadan, assieme a quasi tutta la Giunta e molti esponenti del Consiglio comunale.

La redazione

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Se lo Stato cede alle spinte multiculturaliste https://blog.uaar.it/2019/05/06/stato-cede-spinte-multiculturaliste/ https://blog.uaar.it/2019/05/06/stato-cede-spinte-multiculturaliste/#comments Mon, 06 May 2019 13:40:36 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62588 Leggi tutto »]]> È risaputo che nelle città spesso la popolazione di intere aree e quartieri tende a omogeneizzarsi su base sociale e culturale, e questo fenomeno viene alimentato in particolare anche dai flussi migratori. L’immigrato infatti preferisce naturalmente stare vicino a gente con cui condivide la stessa cultura, la stessa lingua e in generale qualunque fattore comune, e questo innesca un circolo vizioso che ha come risultato la progressiva sostituzione in quella determinata zona del tipo di popolazione. O in alcuni casi la formazione di vere e proprie baraccopoli ai margini delle grandi metropoli. A volte poi le stesse istituzioni alimentano questo fenomeno: non è raro che a una famiglia di immigrati venga consigliato di iscrivere il proprio figlio alla scuola di un altro quartiere perché c’è un maggior numero di utenti con le medesime origini.

Il ghetto, però, crescendo in dimen­sioni e popo­lazione riven­dica sempre maggiore autonomia su varie questioni, spesso con mezzi tutt’altro che pacifici, e questo pone seri problemi di ordine pubblico. La tentazione di cedere a tali autonomie per quieto vivere è forte, ma l’esperienza insegna anche che non è la soluzione adeguata. In Inghilterra il culto del multiculturalismo impera da tempo, con tutte le nefaste conseguenze. Adesso esperimenti in tal senso vengono condotti perfino nella laica Francia e il risultato non è affatto diverso, come dimostra l’episodio recentemente denunciato dal poeta algerino Kamel Bencheikh.

In sintesi: nelle banlieue parigine il clima è incandescente da tempo e i bus di linea ne subiscono le conseguenze, al punto che si è arrivati a farli scortare dai poliziotti. L’azienda di trasporti Ratp ha quindi pensato di arginare il fenomeno assumendo autisti islamici, partendo dal presupposto che il rispetto verso di essi avrebbe indirettamente protetto i mezzi. Il che è probabilmente vero, o almeno ha un senso. Ma la tentata soluzione a un problema ne ha fatto nascere uno nuovo: i mezzi pubblici vengono gestiti secondo le regole dell’islam, tanto che nel caso in questione a due donne non è stato consentito di salire sul mezzo solo perché indossavano una minigonna. Tra gli autisti pare ci siano veri e propri integralisti quando non addirittura terroristi, quale ad esempio era il kamikaze Samy Amimour.

È l’ennesima dimostrazione che in seno allo stesso Stato non possono esistere realtà distinte su base comunitaria, con specifiche autonomie, diritti e doveri, perché la base di queste comunità è spesso di tipo religioso, porta con sé tutta una struttura di valori morali dogmatici fondati su una presunta rivelazione, e laddove termina l’ambito religioso comincia in genere quello culturale che spesso ha un’impostazione non molto diversa. Aggiungiamo che questi gruppi sociali non hanno tutti lo stesso peso e in genere non transigono sui loro principi: ecco che la tensione è servita. I gruppi predominanti cercano di imporre le loro regole, spesso riuscendoci proprio per via dell’elevato peso politico, gli altri non lo accettano e possono reagire in modi impredicibili.

Lo Stato che ammette regole e privilegi differenziati al suo interno è uno Stato che abdica al suo ruolo di tutela dei diritti individuali e in generale dell’universalità dei diritti umani. Le uniche eccezioni plausibili sono quelle a protezione di minoranze, ad esempio quelle linguistiche, che evidentemente sono tutt’altra cosa. Direi proprio l’opposto, dal momento che chi in teoria beneficia del multiculturalismo comunitarista sono invece le comunità maggioritarie, mentre in pratica non ne beneficia nessuno per la semplice ragione che aumenta l’instabilità sociale.

L’unico Stato che tutela realmente tutti i suoi cittadini allo stesso modo è quello laico. Fortunatamente la Francia lo è e sull’episodio del bus si sono levate le voci sdegnate del presidente della Regione Île-de-France e della stessa azienda, la quale ha annunciato di aver già individuato l’autista responsabile. Ma il mondo non è la Francia e la stessa Francia ha le sue difficoltà. Quasi tutte le altre nazioni sono tutt’altro che laiche, occorre quindi lottare e ribadire costantemente il principio che senza laicità l’obbiettivo di un futuro di convivenza pacifica e prosperità non può essere raggiunto.

Massimo Maiurana

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