<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rivista Nessun Dogma &#8211; A ragion veduta</title>
	<atom:link href="https://blog.uaar.it/category/rivista-nessun-dogma/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://blog.uaar.it</link>
	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 14:35:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Gli scienziati e la fede religiosa</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/04/19/gli-scienziati-e-la-fede-religiosa/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/04/19/gli-scienziati-e-la-fede-religiosa/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=77170</guid>

					<description><![CDATA[Secondo il sociologo Christopher P. Scheitle gli studenti religiosi lamentano pregiudizi in ambito scientifico, d’altronde gli scienziati credenti proclamano spesso con orgoglio la propria fede: la questione però è che metodo scientifico e fede ostentata sono difficilmente compatibili. Affronta il tema il divulgatore scientifico Silvano Fuso sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Christopher P. Scheitle è un sociologo della West Virginia University (Usa). Nell’ottobre 2023 ha pubblicato un...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/04/19/gli-scienziati-e-la-fede-religiosa/" title="Read Gli scienziati e la fede religiosa">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo il sociologo Christopher P. Scheitle gli studenti religiosi lamentano pregiudizi in ambito scientifico, d’altronde gli scienziati credenti proclamano spesso con orgoglio la propria fede: la questione però è che metodo scientifico e fede ostentata sono difficilmente compatibili. Affronta il tema il divulgatore scientifico Silvano Fuso sul numero 6/2025 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Christopher P. Scheitle è un sociologo della West Virginia University (Usa). Nell’ottobre 2023 ha pubblicato un volume dal titolo <em><i>The Faithful Scientist. Experiences of Anti-Religious Bias in Scientific Training</i></em><sup>1</sup> (Lo scienziato credente. Esperienze di pregiudizi antireligiosi nella formazione scientifica). Nel testo, attraverso interviste e sondaggi che hanno coinvolto oltre 1.300 studenti universitari di biologia, chimica, fisica, psicologia e sociologia, Scheitle sostiene che chi si dedica alla scienza e ha una fede religiosa subisce, durante il proprio percorso formativo, forti pregiudizi da parte dei colleghi e, in generale, dell’ambiente scientifico, manifestamente antireligioso.</p>
<p>Come afferma lo stesso Scheitle: «La composizione relativamente non religiosa dei loro colleghi e docenti può creare difficoltà agli studenti universitari religiosi. Molti degli studenti religiosi con cui ho parlato hanno descritto una cultura che <span class="pullquote">dava per scontato che tutti in laboratorio o in classe fossero atei</span> e consentiva commenti apertamente ostili alla religione o alle persone religiose. Uno studente cristiano in biologia mi ha detto: ‘Sono rimasto davvero scioccato quando ho iniziato la scuola di specializzazione&#8230; dalla mancanza di rispetto dei miei compagni e dei professori. Sento ancora il bisogno di nascondere quella parte della mia vita&#8230; Non ho voglia di aprirmi’»<sup>2</sup>.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77173" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/gli-scenziati-e-la-fede-religiosa.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/gli-scenziati-e-la-fede-religiosa.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/gli-scenziati-e-la-fede-religiosa-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/gli-scenziati-e-la-fede-religiosa-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/gli-scenziati-e-la-fede-religiosa-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Scheitle, con i suoi sondaggi, conferma, affermando che circa i due terzi degli studenti che si sono identificati come molto religiosi o moderatamente religiosi concordavano con l’affermazione secondo la quale «le persone nella mia disciplina hanno un atteggiamento negativo nei confronti della religione».</p>
<p>Inoltre, aggiunge l’autore, circa il 40% di questi studenti concordava anche sulla necessità di «nascondere o camuffare» le proprie opinioni o identità nei confronti delle altre persone che frequentavano nell’ambiente di studio.</p>
<p>Scheitle si sofferma poi su alcuni aspetti pratici della vita dei ricercatori. Il lungo processo di formazione e i tempi lunghi necessari per riuscire a ottenere una posizione lavorativa stabile portano molti scienziati accademici a rimandare la nascita di figli e/o ad averne meno di quanti avrebbero desiderato. A ciò contribuisce inoltre la frequente mobilità cui deve andare incontro uno scienziato, che raramente può scegliere il luogo in cui vivere e lavorare.</p>
<p>L’autore fa notare che questi aspetti colpiscono soprattutto coloro che hanno una fede religiosa che li induce a desiderare maggiormente la costituzione di una famiglia e la messa al mondo di figli. L’indagine di Scheitle mostra infatti che il 23% degli studenti laureati in scienze che si identificano come molto religiosi ha già almeno un figlio. Questa percentuale scende al 12% tra i moderatamente religiosi, al 7% tra i leggermente religiosi e al 6% tra coloro che si dichiarano non religiosi. Gli studenti più religiosi hanno anche indicato un maggiore desiderio di avere ulteriori figli in futuro.</p>
<p>I sondaggi di Scheitle però hanno anche messo in evidenza che gli studenti religiosi attribuiscono meno importanza alla carriera rispetto ai loro coetanei non religiosi. Al contrario essi ritengono maggiormente importante la vita familiare. Questa importanza attribuita alla famiglia, a sua volta, è associata a una minore intenzione di raggiungere posizioni di rilievo nell’ambito della ricerca. A parità di altre condizioni, gli studenti che affermano che gli obiettivi familiari sono “molto importanti” per loro hanno il 12% di probabilità in meno di affermare di voler raggiungere tali posizioni, rispetto agli studenti che affermano invece che tali obiettivi familiari “non sono importanti”.</p>
<p>Non abbiamo motivo di dubitare dell’attendibilità dei sondaggi di Scheitle e ne prendiamo atto. Quelle che invece appaiono per lo meno opinabili sono alcune considerazioni espresse da Scheitle. Egli infatti afferma: «Tuttavia, come minimo, fare commenti denigratori o mostrare altre forme di ostilità nei confronti della religione di un individuo – come molti dei miei intervistati hanno affermato di aver sperimentato – potrebbe violare le leggi contro la discriminazione e le molestie. [&#8230;] Sostengo che la diversità religiosa potrebbe apportare anche altri benefici alla comunità scientifica. Data la crescente rilevanza delle problematiche lavoro-famiglia tra gli scienziati religiosi, questi individui potrebbero svolgere un ruolo importante nel modificare norme e politiche volte a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata per tutti gli scienziati.</p>
<p>Allo stesso modo, anche gli scienziati religiosi potrebbero fungere da ambasciatori, o da “costruttori di ponti” come li chiama la sociologa Elaine Howard Ecklund, tra le comunità scientifiche e religiose.</p>
<p>Nel breve termine, i corsi di laurea in scienze potrebbero riflettere sul modo in cui affrontano e parlano della religione, tenendo presente che circa 1 studente su 5 è probabilmente religioso»<sup>3</sup>.</p>
<p><span class="pullquote">Va da sé che nessuno debba essere discriminato per le proprie idee</span>, religiose o no che siano: il rispetto reciproco è alla base di ogni convivenza civile. Ciò non toglie che le idee possano essere criticate: la libertà di pensiero e di parola e quella di critica sono anch’esse alla base di ogni società democratica. Ed è abbastanza naturale che in un ambiente scientifico, le idee religiose vengano viste in modo critico.</p>
<p>Francamente, non sembra essere prioritaria la necessità di creare ponti tra le comunità scientifiche e religiose. Quale sarebbe l’utilità di questi ponti? Le comunità scientifiche e il sapere da esse prodotto sono aperte e disponibili per chiunque voglia accedervi, religioso o no. Per contro non si capisce bene quale interesse potrebbero avere le comunità scientifiche a interagire con quelle religiose, i cui presupposti sono ben lontani da quelli scientifici. Se poi all’interno delle comunità religiose, come spesso accade, sono diffuse credenze palesemente antiscientifiche (pensiamo al creazionismo) il conflitto appare inevitabile.</p>
<p>Non si capisce poi per quale motivo i corsi di laurea in scienze dovrebbero riflettere sul modo in cui parlano di religione, visto che l’unico approccio corretto scientificamente è quello psicologico, antropologico ed evolutivo<sup>4</sup>.</p>
<p>Abbiamo già esaminato su questa rivista i rapporti tra scienza e fede e criticato la teoria dei magisteri non sovrapponibili di Stephen Jay Gould<sup>5</sup>. Scienza e fede religiosa, a meno di ardite acrobazie logiche, sono difficilmente compatibili<sup>6</sup>. Ciò non significa, naturalmente, che non esistano scienziati credenti: ci sono eccome! E, contrariamente agli studenti intervistati da Scheitle, spesso molti di loro proclamano orgogliosamente in pubblico la propria fede.</p>
<p>Tanto per fare due esempi piuttosto noti, ricordiamo il fisico Antonino Zichichi che non ha mai perso l’occasione di dichiarare il proprio cattolicesimo convinto, oppure un altro fisico, il pakistano Abdus Salam (1926-1996), premio Nobel nel 1979, che ha sempre manifestato la propria fede musulmana e che citò alcuni versi del <em><i>Corano </i></em>nel suo discorso per l’attribuzione del premio Nobel. Inoltre, almeno per quanto riguarda Zichichi, non penso si possa affermare che la sua fede religiosa lo abbia mai ostacolato nella sua carriera scientifica. Anzi, senza togliergli alcun merito, molte porte gli si sono aperte e molti appoggi politici gli sono stati offerti proprio grazie a questo.</p>
<p>Ricordiamo inoltre che nel 2000, anno santo per i cattolici, il Pontificio consiglio della cultura, insieme alla Pontificia accademia delle scienze, alla Pontificia accademia delle scienze sociali, alla Pontificia accademia per la vita e alla Specola vaticana, organizzò il Giubileo degli scienziati che si svolse a Roma dal 23 al 25 maggio.</p>
<p>Quello che non deve stupire, con buona pace di Scheitle, è che l’ambiente scientifico sia in media poco propenso e poco favorevole alle credenze religiose. E questo per la natura della scienza stessa. Ogniqualvolta le credenze metafisiche di uno scienziato hanno interferito con il suo lavoro, non ne è nato nulla di buono. La convivenza tra scienza e fede è possibile solo se si riescono a mantenere rigidamente separate ma questo, come abbiamo già discusso in precedenza<sup>7</sup>, non è sempre facile.</p>
<p>Che l’ambiente degli scienziati sia caratterizzato da una scarsa diffusione delle credenze religiose è confermato da diversi studi.</p>
<p>Un primo studio risale al 1914 e venne condotto dallo psicologo James H. Leuba<sup>8</sup>. Intervistando un campione casuale di 1.000 scienziati statunitensi, <span class="pullquote">Leuba trovò che il 58% si dichiarava ateo o agnostico</span>. In un sottocampione di 400 scienziati di maggior spicco, tale percentuale saliva al 70%. Lo stesso Leuba ripeté lo studio nel 1934<sup>9</sup> e trovò che le percentuali erano salite, rispettivamente, al 67 e all’85%.</p>
<p>In anni successivi uno studio dello stesso tipo è stato ripetuto da altri due ricercatori: Edward J. Larson e Larry Witham. Nel 1996<sup>10</sup> i due studiosi riscontrarono solo piccoli cambiamenti rispetto alla percentuale trovata da Leuba nel 1934. (I dati acquistano maggior significato se si tiene conto che il 93% della popolazione degli Stati Uniti professa una fede religiosa). Più recentemente, nel 1998<sup>11</sup>, gli stessi autori hanno compiuto un’ulteriore indagine limitata a un secondo campione, dello stesso tipo del sottocampione di Leuba, ovvero costituito da “grandi scienziati”.</p>
<p>Per individuare gli elementi di un simile campione, Larson e Witham hanno fatto riferimento ai membri della <em><i>National Academy of Sciences</i></em>. Mediamente, nel campione considerato, la percentuale degli scienziati che dichiarano di credere in Dio risulta essere del 7%. La percentuale varia a seconda del tipo di scienziati intervistati: i meno credenti risultano i biologi, seguiti da fisici e astronomi, mentre i più credenti risultano i matematici. Risultati simili si sono ottenuti relativamente alla credenza nell’immortalità dell’anima.</p>
<p>Anche studi più recenti hanno sostanzialmente confermato il fatto che chi si dedica professionalmente alla scienza tende ad avere minori credenze di tipo religioso<sup>12</sup>. Lo stesso Scheitle ammette che tra gli studenti da lui intervistati solo il 22% afferma di credere in Dio e solo il 20% si descrive come “molto” o “moderatamente” religioso. Percentuali, su ammissione dello stesso autore, molto inferiori a quelle riscontrate nel pubblico generale statunitense.</p>
<p>La scienza, per sua natura, deve ricercare spiegazioni naturalistiche della realtà, rifuggendo ogni congettura metafisica e trascendente. È abbastanza naturale quindi che chi opera professionalmente in tal modo, tenda a farlo anche al di fuori della propria attività professionale.</p>
<p>Gli scienziati credenti, al contrario, devono sforzarsi di attuare una sorta di dissonanza cognitiva per separare le proprie credenze intime dalla propria attività di ricerca. Ma questo è evidentemente difficile, come confermano le statistiche che abbiamo citato.</p>
<p>Ciò nonostante, da più parti si continua a sostenere la perfetta compatibilità tra scienza e fede, come dimostra anche la popolarità incontrata da certi libri dedicati all’argomento, come il recente <em><i>Dio. La scienza, le prove. L’alba di una rivoluzione </i></em>dei francesi Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies<sup>13</sup>. Libro che non solo sostiene la compatibilità tra scienza e fede, ma pretende addirittura che la scienza possa condurre a dimostrare l’esistenza di Dio<sup>14</sup>.</p>
<p>Si tratta di tentativi maldestri e mal riusciti di conciliare cose incompatibili che mostrano solamente una scarsa conoscenza di cosa sia la scienza e di quali principi la animino e quanto sia potente il pregiudizio religioso.</p>
<p><strong>Silvano Fuso</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ol>
<li>P. Scheitle,<em><i>The Faithful Scientist. Experiences of Anti-Religious Bias in Scientific Training</i></em>, New York University Press, New York 2023.</li>
<li>P. Scheitle, <em><i>The challenges of being a religious scientist, The Conversation</i></em>, 27 novembre 2023: go.uaar.it/jnrtmlg.</li>
<li>Ibid.</li>
<li>J.A. Thomson (con C. Aukofer), <em><i>Perché crediamo in Dio (o meglio, negli dèi)</i></em>, Nessun Dogma, Roma 2015; M. Shermer, <em><i>Homo credens. Perché il cervello ci fa coltivare e diffondere idee improbabili</i></em>, <em><i>Nessun Dogma</i></em>, 2015.</li>
<li>Fuso, <em><i>Magisteri non sovrapponibili?, Nessun Dogma </i></em>n. 3/2023.</li>
<li>Si veda anche: J.A. Coyne, <em><i>O scienza o religione. Perché la fede è incompatibile coi fatti, Nessun Dogma</i></em>, Roma 2016.</li>
<li>Fuso, <em><i>Magisteri non sovrapponibili?</i></em>, op. cit..</li>
<li>J.H. Leuba, <em><i>The Belief in God and Immortality: A Psychological, Anthropological and Statistical Study</i></em>, Sherman, French &amp; Co., Boston, 1916.</li>
<li>J.H. Leuba, <em><i>Harper’s Magazine </i></em>169, 291-300, 1934.</li>
<li>E.J. Larson &amp; L. Witham, <em><i>Scientists are still keeping the faith, Nature </i></em>386, 435-436, 1997.</li>
<li>E.J. Larson &amp; L. Witham, <em>Leading scientists still reject God, Nature</em> 394, 313, 1998.</li>
<li>V. Stenger, <em>God: The Failed Hypothesis: How Science Shows That God Does Not Exist</em>, Prometheus Books, Buffalo, New York 2008.</li>
<li>M.-Y. Bolloré, O. Bonnassies, <em>Dio, la scienza, le prove. L’alba di una rivoluzione,</em> Sonda, Milano 2024.</li>
<li>Si veda, a tale proposito, la seguente analisi: C. D’Ardia, <em>Dio, la scienza, le prove: un commento</em>, <em>Nessun Dogma</em> n. 3/2024.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F19%2Fgli-scienziati-e-la-fede-religiosa%2F&amp;linkname=Gli%20scienziati%20e%20la%20fede%20religiosa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F19%2Fgli-scienziati-e-la-fede-religiosa%2F&amp;linkname=Gli%20scienziati%20e%20la%20fede%20religiosa" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F19%2Fgli-scienziati-e-la-fede-religiosa%2F&amp;linkname=Gli%20scienziati%20e%20la%20fede%20religiosa" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F19%2Fgli-scienziati-e-la-fede-religiosa%2F&amp;linkname=Gli%20scienziati%20e%20la%20fede%20religiosa" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F19%2Fgli-scienziati-e-la-fede-religiosa%2F&#038;title=Gli%20scienziati%20e%20la%20fede%20religiosa" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/04/19/gli-scienziati-e-la-fede-religiosa/" data-a2a-title="Gli scienziati e la fede religiosa"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/04/19/gli-scienziati-e-la-fede-religiosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sempre più libri per l’ora alternativa</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/04/15/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 09:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=77161</guid>

					<description><![CDATA[Per il terzo anno l’Uaar analizza i dati sui libri per l’attività alternativa: tra ritardi e disparità comunque crescono le scuole che li adottano. Con la campagna “Libri per chi ha diritto di averli” l’associazione sostiene il diritto all’alternativa nelle scuole. Affronta il tema Roberto Grendene sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Per il terzo anno l’Uaar ha elaborato i dati ministeriali e reso pubblici i risultati su...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/04/15/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa/" title="Read Sempre più libri per l’ora alternativa">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per il terzo anno l’Uaar analizza i dati sui libri per l’attività alternativa: tra ritardi e disparità comunque crescono le scuole che li adottano. Con la campagna “Libri per chi ha diritto di averli” l’associazione sostiene il diritto all’alternativa nelle scuole. Affronta il tema Roberto Grendene sul numero 6/2025 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Per il terzo anno l’Uaar ha elaborato i dati ministeriali e reso pubblici i risultati su un tema che impatta in maniera tanto evidente quanto sottaciuta la questione della pari dignità educativa nella scuola pubblica. Stiamo parlando del libro di testo per l’Attività alternativa (Aa), che per legge alla primaria beneficia della fornitura gratuita tramite cedola libraria rimborsata dal Comune.</p>
<p>Nella stragrande maggioranza dei casi capita che bambine e bambini dell’Aa restino senza libro o che tocchi ai genitori mettere mano al portafoglio, mentre ai compagni che frequentano l’insegnamento della religione cattolica (Irc) la cedola è sempre assicurata. Ma <span class="pullquote">le cose stanno cambiando, anche grazie all’Uaar</span> e alla sua campagna “Libri per chi ha diritto di averli”.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77163" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p><strong><b>Sempre più libri per l’ora alternativa</b></strong></p>
<p>La cattiva notizia è che c’è ancora tanto da fare. Quella buona è la crescita costante e consistente delle classi in cui il libro di alternativa è ufficialmente adottato dal collegio docenti. La prima volta che avevamo misurato questo indicatore di laicità, nel 2023/24, capitava solo nel 5,63% delle classi delle scuole primarie statali. L’anno successivo si è saliti al 9,66% e con la riapertura delle scuole a settembre 2025 si è raggiunta quota 13,05%, per 16.323 classi sul totale nazionale di 125.068 e con 268 istituti comprensivi che per la prima volta hanno deliberato l’adozione del libro per chi non si avvale dell’Irc.</p>
<p>I numeri estratti dal Portale unico dei dati della scuola confermano l’analisi qualitativa dello scorso anno. C’è un’Italia divisa in due, con il sud che mostra percentuali marginali fermandosi a un desolante 0% nelle province di Avellino, Barletta-Andria-Trani, Caltanissetta, Enna, Matera, Siracusa e Vibo Valentia. In maniera inaspettata si registrano picchi locali positivi: la provincia più laica è Asti (libro di Aa adottato nel 49,90% di classi), seguita da Genova (49,89%) e Teramo (47,06%). Al tempo stesso, province a queste confinanti riportano valori decisamente più bassi, come Torino (11,29%), La Spezia (0%) e Pescara (0%).</p>
<p>Risultano così confermate le ipotesi che avevamo formulato in passato, ossia che i confini amministrativi rappresentino un ostacolo alla circolazione delle già scarse informazioni sul tema, che tra il personale scolastico sia diffusa la convinzione che il Comune non rimborsi il libro di Aa e addirittura che si ritenga inopportuno fornire materiale didattico per rendere interessanti le lezioni alternative all’Irc.</p>
<p><strong><b>Libri per chi ha diritto di averli (per le scuole della svolta laica)</b></strong></p>
<p>La nuova edizione della campagna “Libri per chi ha diritto di averli” ha visto come potenziali destinatari i 268 istituti di cui abbiamo parlato poc’anzi. Come tangibile riconoscimento per la svolta che hanno compiuto nella direzione della pari dignità educativa, l’Uaar ha scritto ai 268 dirigenti scolastici offrendo di donare libri per il programma dell’Aa agli allievi delle classi seconde, terze e quinte.</p>
<p>Le nuove adozioni di libri e le conseguenti cedole rimborsate dal Comune riguardano infatti solo le classi prime e quarte, perché i testi scolastici alle “elementari” sono in due volumi, uno per il primo triennio e l’altro per il biennio finale. In questi giorni dalla sede nazionale Uaar stanno partendo i primi pacchi di “libri per chi ha diritto di averli” e l’esame delle richieste pervenute unitamente a qualche scomposta reazione vescovile permettono di raccontare alcune storie e inquadrare meglio gli ostacoli che abbiamo di fronte.</p>
<p><strong><b>Il ravvedimento operoso dell’Ic5</b></strong></p>
<p>Quella all’Istituto comprensivo 5 di Bologna è stata finora la donazione più generosa. <span class="pullquote">Nel marzo 2024 l’Uaar ha regalato 381 libri</span> a bambine e bambini dell’ora alternativa di tutte le classi delle primarie Federzoni, Grosso e Acri che fanno capo all’istituto. Fu particolarmente deludente constatare l’assenza dell’Ic5 negli elenchi ministeriali delle adozioni di libri per il programma dell’Aa del 2024/25.</p>
<p>Deliberare l’adozione per le nuove classi prime e quarte era infatti un impegno sottoscritto nella domanda presentata all’Uaar per ricevere la consistente donazione. In altre parole l’Uaar si impegnava a donare “libri per chi ha diritto di averli” a tutti gli allievi ma chiedeva alle scuole di pensare alle future classi tramite i canali istituzionali: delibera da parte del collegio docenti nel mese di maggio, richiesta al Comune della cedola e arrivo del libro di Aa in forma gratuita all’inizio delle lezioni a settembre. Chiedemmo il perché di questo impegno non rispettato.</p>
<p>La risposta fu che «il Collegio docenti ha voluto deliberare di fare una richiesta scritta al Comune di Bologna per garantire agli alunni e alle alunne che scelgono attività alternativa una cifra equivalente per l’acquisto dei libri di testo. Abbiamo inviato questa mozione, anziché fare l’adozione, perché volevamo conoscere la loro risposta. Il Comune ha risposto che esiste ed è a disposizione la cifra equivalente per chi adotta testi per l’attività alternativa. Intanto possiamo usufruire dei vostri testi dello scorso anno e soprattutto possiamo avere la certezza che per il prossimo anno scolastico potremo fare un’adozione alternativa».</p>
<p>Questa storia conferma che spesso il corpo docente stenta a credere che il Comune rimborsi davvero anche il libro per l’attività alternativa, quasi che sia un diritto-privilegio riservato all’istruzione religiosa cattolica.</p>
<p>C’è stato un lieto fine: negli elenchi di settembre 2025 l’Ic5 era stavolta presente e tutte le nuove classi prime e quarte hanno così beneficiato del libro di alternativa rimborsato dal Comune. Restavano senza libro bambini e bambine delle seconde e quarte, che frequentavano la prima e la terza l’anno scorso, quando il collegio docenti aveva perso tempo per la mozione di verifica.</p>
<p>È stata quindi una bella notizia ricevere una nuova richiesta dall’Ic5, che partecipando alla campagna “Libri per chi ha diritto di averli” ha chiesto sostegno per gli allievi rimasti senza testo di Aa. Sostegno che l’Uaar, a fronte di questo “ravvedimento operoso”, non ha mancato di offrire in modo che le lezioni di alternativa possano essere interessanti e coinvolgenti in tutte le classi delle tre primarie dell’Ic5.</p>
<p><strong><b>L’oasi di Monopoli nel deserto di Bari-Bat</b></strong></p>
<p>Il vescovo Giovanni Massaro della diocesi di Avezzano ha preso male la notizia e rilasciato dichiarazioni azzardate sulla campagna “Libri per chi ha diritto di averli”. Sul quotidiano pugliese-lucano <em><i>L’Edicola </i></em>il monsignore parla di “pura propaganda” e “superficialità”, dice di non cercare polemiche e contemporaneamente lancia insinuazioni sui libri donati dall’Uaar: «Non ne conosco il titolo, ma posso immaginarne i contenuti». Sarebbe costato poco verificare che si tratta di volumi di editori indipendenti e già scelti da migliaia di scuole in tutta Italia.</p>
<p>Nel preparare la replica che <em><i>L’Edicola</i></em> ha concesso alla nostra associazione è arrivata una scoperta interessante. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani non vi sono classi in cui viene adottato il libro di alternativa e pochissime, solo 68, sono quelle della più popolosa provincia di Bari. Ma cercando di localizzare queste classi emerge che ben 51 si trovano a Monopoli, che appartengono a tutti e tre gli istituti comprensivi presenti nel Comune e che non c’è nemmeno bisogno del sostegno dell’Uaar visto che non è il primo anno in cui il libro di alternativa viene garantito in questi Ic.</p>
<p>Una sorta di oasi laica e civile che conferma un’altra supposizione: l’informazione che <span class="pullquote">la scelta a favore della pari dignità educativa “contagia” scuole limitrofe</span>, in particolare quelle dello stesso Comune, visto che presidi e docenti hanno occasione di confrontarsi tra loro, si interfacciano con lo stesso assessorato alla scuola e quindi scoprono e condividono le scelte educative migliori.</p>
<p><strong><b>(Insistendo) si può fare!</b></strong></p>
<p>Una delle domande pervenute all’Uaar lo scorso ottobre mostrava una singolarità: un istituto marchigiano chiedeva di ricevere più libri del previsto, anche per le classi prime e terze. Era il caso di andare a fondo, perché per tali classi i libri devono essere coperti dalla cedola libraria. La prima risposta dell’istituto è stata: «Ci è stato riferito che per i libri di alternativa non sono previste cedole. Il Collegio ha adottato l’uso dei libri per l’alternativa ma questi risultano a completo carico delle famiglie, quindi ci saranno famiglie che lo compreranno e altre che sicuramente non lo potranno fare. Non nascondiamo che è un problema».</p>
<p>Una delle nostre preoccupazioni era esattamente che i libri di alternativa, anche se adottati dal collegio docenti, risultassero poi a completo carico delle famiglie. Ma era anche una questione su cui l’Uaar voleva fare luce per eliminare la stortura. Abbiamo quindi chiesto alla referente dell’istituto di approfondire con il Comune, verificando se il diniego era arrivato per via informale o con comunicazione scritta, e in quest’ultimo caso di inoltrarla per valutare azioni legali.</p>
<p>Azioni di cui non c’è stato bisogno, perché dopo qualche giorno ci è stato riferito: «Vi facciamo sapere che per prime e quarte abbiamo provveduto a stampare le cedole e verranno quindi forniti i libri ai bambini destinatari dell’Alternativa». Un altro lieto fine: 55 libri <em><i>Alternativamente </i></em>e<em><i> Intorno a noi </i></em>saranno donati dall’Uaar alle seconde, terze e quinte, mentre per le rimanenti classi saranno rimborsati per la prima volta con cedola libraria, rompendo il privilegio del rimborso solo dei volumi di religione cattolica. E un’ulteriore storia che dimostra che occorre impegnarsi sia nelle decisioni a favore della laicità che per rimuovere ostacoli che ne impediscono la concreta realizzazione.</p>
<p><strong>Roberto Grendene</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F15%2Fsempre-piu-libri-per-lora-alternativa%2F&amp;linkname=Sempre%20pi%C3%B9%20libri%20per%20l%E2%80%99ora%20alternativa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F15%2Fsempre-piu-libri-per-lora-alternativa%2F&amp;linkname=Sempre%20pi%C3%B9%20libri%20per%20l%E2%80%99ora%20alternativa" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F15%2Fsempre-piu-libri-per-lora-alternativa%2F&amp;linkname=Sempre%20pi%C3%B9%20libri%20per%20l%E2%80%99ora%20alternativa" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F15%2Fsempre-piu-libri-per-lora-alternativa%2F&amp;linkname=Sempre%20pi%C3%B9%20libri%20per%20l%E2%80%99ora%20alternativa" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F15%2Fsempre-piu-libri-per-lora-alternativa%2F&#038;title=Sempre%20pi%C3%B9%20libri%20per%20l%E2%80%99ora%20alternativa" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/04/15/sempre-piu-libri-per-lora-alternativa/" data-a2a-title="Sempre più libri per l’ora alternativa"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche nel clericalismo, le dimensioni non sono poi così importanti</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/04/12/anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 09:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=77136</guid>

					<description><![CDATA[Anche piccoli gruppi religiosi possono esercitare una forte influenza politica, specie quando le istituzioni sono vulnerabili al confessionalismo. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. «Piccolo è bello», si sentiva spesso dire qualche decennio fa, riferendosi a numerosi ambiti. Qualcuno lo sosteneva anche per le religioni. E ci fu pure chi colse l’occasione per dare una riverniciata alle sette. Nel 1989 la sociologa Eileen...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/04/12/anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti/" title="Read Anche nel clericalismo, le dimensioni non sono poi così importanti">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Anche piccoli gruppi religiosi possono esercitare una forte influenza politica, specie quando le istituzioni sono vulnerabili al confessionalismo. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>«Piccolo è bello», si sentiva spesso dire qualche decennio fa, riferendosi a numerosi ambiti. Qualcuno lo sosteneva anche per le religioni. E ci fu pure chi colse l’occasione per dare una riverniciata alle sette. Nel 1989 la sociologa Eileen Barker foggiò infatti l’espressione «nuovi movimenti religiosi»: inizialmente non mancarono le critiche, ma il progressivo trionfo del politicamente corretto avrebbe portato fortuna all’espressione, perlomeno in ambito accademico. Resta il fatto che ci sono comunità di fede che non sono affatto nuove: da quando far partire la “novità”, per esempio, dei testimoni di Geova?</p>
<p><span class="pullquote">Nemmeno i vocabolari sono di grande aiuto</span>: secondo l’autorevole Treccani, la parola ‘setta’ ha due significati: «1. Associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica; 2. (solo usi estens. e fig.) gruppo ristretto di persone che, in campo sociale, culturale, politico, economico, si attribuisce speciali diritti e privilegi dai quali è rigidamente escluso chiunque non faccia parte di quel gruppo». Definizioni esageratamente ampie, come è agevole constatare, e, nel secondo caso, sin troppo opinabili.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77144" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/Anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/Anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/Anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/Anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/Anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Ma non è che altre si rivelino maggiormente utili. Ernst Troeltsch, un teologo e sociologo protestante, politicamente liberale, distinse un secolo fa tra la “Chiesa”, che sarebbe in armonia con la società circostante, la “setta”, che invece vi si oppone, e il “tipo-mistico”, un culto disinteressato a ciò che accade all’esterno. Ma anche questa classificazione, già controversa allora, oggi sembra praticamente inutile, visto che autoproclamarsi “in opposizione” ai tempi che corrono è uno sport praticato quasi universalmente.</p>
<p>La questione è talmente nebulosa che circolano i numeri più disparati sia sul numero delle sette, sia su quello dei loro aderenti – sempre che si voglia continuare a usare questo termine. Nessuno nega che la parola “setta” abbia un’accezione negativa, anzi, l’ha sempre avuta: era (anche) la parola che le religioni (soprattutto quella cristiana) usavano per definire gli eretici. E ancora oggi viene spesso usata per denigrare le minoranze. Ma non significa che debba essere cancellata.</p>
<p>In barba al politicamente corretto, penso che il termine possa essere ancora impiegato, e che rimanga utilissimo per identificare quei gruppi (non necessariamente religiosi) che si caratterizzano per un comportamento, per l’appunto, settario: quelli che sono guidati da un capo carismatico ritenuto infallibile, a cui i seguaci devono accordare obbedienza; in cui spicca l’assenza di democrazia interna, di libertà di critica, di trasparenza; in cui è moneta corrente equiparare chi abbandona il gruppo a un “traditore”, perché tutti coloro che non vi aderiscono devono essere invariabilmente demonizzati; in cui viene attuato un controllo capillare sui comportamenti di chi ne fa parte – e non è facilissimo farne parte, visto l’atteggiamento di chiusura verso l’esterno; in cui è comunque quasi impossibile accedere ai “cerchi magici” che vi detengono il potere.</p>
<p>È un significato di buon senso già ampiamente diffuso, e di negativo non ha nulla, di per sé: si limita soltanto a descrivere pratiche negative. Chi lo contesta, per coerenza dovrebbe considerare positivi i comportamenti settari. Da questo punto di vista, un gruppo può quindi essere o non essere settario indipendentemente dalla dimensione.</p>
<p>Caratteristica della setta, discendente dall’obbedienza, è dunque che le opinioni che il fedele è tenuto ad avere sono quelle pretese dal capo (“guru” rende ancora meglio l’idea). Le posizioni politiche diventano di conseguenza anch’esse un precetto, e possono persino variare nel tempo, in conformità alle decisioni prese dal leader: anche il cristianesimo pre-costantiniano non era granché interessato al potere politico – ma ci è voluto poco, veramente e tremendamente poco, perché cambiasse di punto in bianco dottrina. Il monolitismo tipico della comunità settaria fa sì che oggi, in competizioni elettorali democratiche a cui partecipano sempre meno cittadini, gruppi piccoli ma compatti possano riuscire a condizionare l’esito del voto.</p>
<p>E <span class="pullquote">lo possono fare anche <em><i>dall’interno </i></em>delle stesse religioni</span>. Pensiamo al caso di Comunione e Liberazione: un movimento appartenente alla chiesa cattolica, numericamente non eccezionale, che tuttavia riesce a condizionare la politica italiana persino più del presidente dei vescovi e dello stesso papa – al punto da essere riuscito a portare un suo adepto (Roberto Formigoni), e per ben diciotto anni, alla guida della regione italiana più grande. O pensiamo all’ancora più piccolo movimento dell’Opus Dei, che fornì numerosi quadri di governo al regime franchista, ma che anche in seguito ha spinto molti suoi seguaci a impegnarsi attivamente in politica.</p>
<p>Don Luigi Giussani, ora “servo di Dio”, e don Josemaría Escrivá de Balaguer, ora santo, hanno interpretato appieno il ruolo del fondatore-guru all’interno dei due movimenti, che possono quindi essere considerate “sette” nel senso fornito poco sopra. I neocatecumenali, pur avendo le stesse caratteristiche, e pur facendo propria l’ideologia estremista tipica di ogni setta, sono molto più disinteressati a un intervento diretto in politica – anche se nemmeno loro se ne stanno alla larga.</p>
<p>Il protestantesimo, così diverso dal cattolicesimo, per la sua costitutiva natura non centralista è un generatore automatico di nuove confessioni cristiane, e quindi anche di “sette” propriamente dette. Lo è soprattutto la sua corrente <em><i>evangelical</i></em>, quella fondamentalista, che è poi anche quella che sta resistendo molto meglio delle altre alla crescente secolarizzazione delle società occidentali (e non solo quelle).</p>
<p>Vi sono Chiese (intese come comunità cristiane) che dispongono di una sola chiesa (intesa come tempio) che è però sufficiente a proiettare il loro leader tra quelli più seguiti su scala nazionale: l’importante è disporre di media attraverso cui trasmettere la buona (per loro, e per i loro patrimoni) novella, e di un pubblico disposto a fare la sua parte. E si stanno espandendo sull’intero pianeta – con l’eccezione di quelle lande in cui l’integralismo islamico non è disposto a cedere terreno. Quasi tutte credono fermamente che, prima del giudizio universale, Cristo governerà il pianeta per mille anni. Immaginate come.</p>
<p>I mormoni, per citare una delle Chiese in fase di sviluppo, hanno creato già un loro Stato, lo Utah, la cui fondazione può essere fatta risalire a 176 anni fa – e, all’epoca, non era granché differente da una classica teocrazia. E come possiamo definire il Comune di Vidracco, provincia di Torino, guidato ormai da sedici anni da un sindaco che, con il nome “Elfo Frassino”, è anche esponente della comunità di Damanhur (a cavallo tra esoterismo e new age), che <a href="http://go.uaar.it/1d528po">guarda il caso vi ha sede</a>? Su ben più larga scala, la metropoli di Rio de Janeiro è stata guidata tra il 2017 e il 2020 da Marcelo Crivella, pastore della “Chiesa universale del regno di Dio”, che ovviamente ha attuato una politica ferocemente antilaica. Ora è senatore, e per un partito alleato con il presidente Lula.</p>
<p>La stessa convinzione che la dimensione del gruppo sia direttamente proporzionale all’attenzione che gli riserva la politica (di qualunque colore, purtroppo) trova larghissime smentite, come ben attestano i casi non solo di Cielle, ma anche quelli del Forteto (nel centrosinistra) e di San Patrignano (a destra) – e <span class="pullquote">non si capisce mai bene quanto incida la loro ispirazione religiosa</span>.</p>
<p>Non si deve nemmeno fare l’errore di pensare che sia un fenomeno soltanto italiano: abbiamo già raccontato di quanto siano stati forti i legami tra la Chiesa dell’unificazione del reverendo Moon (ferocemente anticomunista) e il <a href="http://go.uaar.it/66esqa1">Partito liberal-democratico giapponese</a>, e di come per decenni lo stesso abbia governato insieme al Komeito, un partito emanato dalla setta buddhista Soka Gakkai. In Corea del Sud, la presidente Park Geun-Hye ha subito un impeachment, nel 2017, perché il potere effettivo lo deteneva una sua assistente, la figlia del fondatore del gruppo “sciamano” Vita eterna.</p>
<p>Pensare che le sette siano politicamente inoffensive è davvero da ingenui, tanti possono essere gli esempi disponibili. Anche in prospettiva, viste le loro credenze. Se per ipotesi i rastafariani prendessero il potere in Giamaica, quanto diversa sarebbe la loro azione di governo da quella di Hailé Selassié, ultimo imperatore di Etiopia, che ritengono sia stato Gesù Cristo, disceso una seconda volta sulla Terra? Del resto, una comunità può anche nascere con fini esclusivamente religiosi, ma col passare del tempo l’inevitabile riflessione sullo Stato ideale finisce per innestare una sovrapposizione/identificazione tra l’organizzazione della comunità e l’organizzazione dello Stato reale. Di lì, il passo successivo è la progressiva perdita di distinzione tra le due sfere.</p>
<p>Un esempio recente divenuto realtà è quello che stiamo osservando con i nostri occhi da dieci anni, negli Stati Uniti. Un personaggio improbabile come Donald Trump, che già definirlo “politico” è esagerare con i complimenti, è diventato oggetto di quello che è stato definito da più parti come un culto. È riuscito a impossessarsi del bicentenario Partito repubblicano e, nonostante non sia esattamente un buon cristiano (anzi), ha saputo ottenere un sostegno entusiasta dalle Chiese <em><i>evangelical</i></em>, che lo appoggiano con percentuali bulgare.</p>
<p>Rappresentano soltanto un quarto della popolazione Usa ma, come già ricordato, quando vota poco più del 50% degli aventi diritto può però diventare determinante. Il legame si è fatto così stretto che un repubblicano che non sia anche un estremista cristiano appare ormai un pesce fuor d’acqua. E Trump, che è il tipico uomo di potere che considera la religione un instrumentum regni, ricambia a piene mani: la sua consigliera spirituale è Paula White, un’ancora più improbabile telepredicatrice, che è stata posta alla guida di un “ufficio della fede”. Grazie anche all’azione della Corte suprema, i cui membri sono stati nominati in maggioranza proprio da Trump, lo storico muro di separazione tra Stato e Chiese sta ormai crollando. E il Paese somiglia ogni giorno un poco di più a Gilead, la teocrazia descritta nel romanzo (e nella serie tv che ne è stata tratta) <em><i>Il racconto dell’ancella</i></em>.</p>
<p>Non solo l’impianto costituzionale Usa sta correndo seri rischi; non solo non sta benissimo nemmeno quello francese; non solo la separazione tra Stato e Chiesa si allontana anche altrove, ma ci tocca anche combattere per la separazione tra Stato e (chie)setta. Del resto, il crollo dell’appartenenza alle storiche confessioni cristiane non ha ridotto granché il loro potere, e sicuramente non nella stessa proporzione. Non ci resta che sperare che troppi e contemporanei assalti alla diligenza facciano sussultare la popolazione, anche quella credente. Lavorare per questo scopo potrebbe senz’altro giovare.</p>
<p><strong>Raffaele Carcano</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F12%2Fanche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti%2F&amp;linkname=Anche%20nel%20clericalismo%2C%20le%20dimensioni%20non%20sono%20poi%20cos%C3%AC%20importanti" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F12%2Fanche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti%2F&amp;linkname=Anche%20nel%20clericalismo%2C%20le%20dimensioni%20non%20sono%20poi%20cos%C3%AC%20importanti" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F12%2Fanche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti%2F&amp;linkname=Anche%20nel%20clericalismo%2C%20le%20dimensioni%20non%20sono%20poi%20cos%C3%AC%20importanti" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F12%2Fanche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti%2F&amp;linkname=Anche%20nel%20clericalismo%2C%20le%20dimensioni%20non%20sono%20poi%20cos%C3%AC%20importanti" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F12%2Fanche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti%2F&#038;title=Anche%20nel%20clericalismo%2C%20le%20dimensioni%20non%20sono%20poi%20cos%C3%AC%20importanti" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/04/12/anche-nel-clericalismo-le-dimensioni-non-sono-poi-cosi-importanti/" data-a2a-title="Anche nel clericalismo, le dimensioni non sono poi così importanti"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lei non sa chi sono io!</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/04/05/lei-non-sa-chi-sono-io/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/04/05/lei-non-sa-chi-sono-io/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=77120</guid>

					<description><![CDATA[Con l’ascesa dei populismi, la stronzaggine è stata scambiata per una dimostrazione di forza, determinazione e leadership. A farne le spese, diritti e laicità. Riflette sulla questione Paolo Ferrarini sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Una carezza a un bambino, un abito sobrio, un «buongiorno», un selfie, una valigetta portata personalmente a mano… Paradossalmente, queste azioni banali fino all’insignificanza diventano notizie da prima pagina quando sono compiute da un...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/04/05/lei-non-sa-chi-sono-io/" title="Read Lei non sa chi sono io!">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con l’ascesa dei populismi, la stronzaggine è stata scambiata per una dimostrazione di forza, determinazione e leadership. A farne le spese, diritti e laicità. Riflette sulla questione Paolo Ferrarini sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Una carezza a un bambino, un abito sobrio, un «buongiorno», un selfie, una valigetta portata personalmente a mano… Paradossalmente, queste azioni banali fino all’insignificanza diventano notizie da prima pagina quando sono compiute da un papa. Il precedente, come sappiamo, ci ha marciato alla grande. È un curioso fenomeno che i papi, almeno quelli di ultima generazione, riscuotano il massimo dell’idolatria non quando fanno il loro mestiere di occuparsi con altisonanza dell’aldilà, ma nei momenti in cui si atteggiano a persone comuni. Sarà un segnale che la gente ha più fame di umanismo che di trascendenza? Chissà.</p>
<p>L’aspetto più buffo e interessante, da un punto di vista psicologico, è quanto sia ridicolmente bassa l’asticella dell’eroismo perché un papa sia osannato come “un gigante”. Non è necessario, per esempio, che metta a rischio la propria vita per salvare qualcuno: <span class="pullquote">basta che si comporti come una persona qualunque dotata della minima decenza</span> per deliziare e lasciare a bocca aperta il suo pubblico.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77121" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/lei-non-sa-chi-sono-io.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/lei-non-sa-chi-sono-io.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/lei-non-sa-chi-sono-io-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/lei-non-sa-chi-sono-io-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/04/lei-non-sa-chi-sono-io-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Detto altrimenti, per essere un gigante è sufficiente che il papa non si comporti come uno stronzo patentato. Del resto, cosa dovrebbe fare quando un bambino si intromette durante una funzione, o una anziana signora rompe un protocollo in sua presenza? Umiliarli e cacciarli via arrogantemente davanti alle telecamere? E allora la domanda che nasce spontanea è, se il pubblico si sorprende e incensa il papa quando si comporta come una persona normale, ciò implica che di default <em><i>si aspetta</i></em> che il papa sia o si comporti come uno stronzo?</p>
<p>Beh, forse sì, se si pensa agli episodi in cui il papa precedente si è realmente comportato un po’ così, tipo quando ha schiaffeggiato una sua fan in piazza San Pietro, o ha minacciato di fare la faccia nera a chi ipoteticamente offendesse sua madre. In questi casi sono stati i suoi critici, anziché i suoi fedeli, a manifestare stupore. E se poi vivere in un umile appartamento anziché nell’opulenza di un palazzo reale è considerato un atto “rivoluzionario”, che fa guadagnare mille punti in popolarità, farsi prestare un aereo intero per un volo scroccato spudoratamente ai danni dei contribuenti di un altro Stato di punti non ne fa perdere nemmeno uno.</p>
<p>Questo doppio standard non si applica in realtà soltanto ai personaggi in odore di santità, e neppure soltanto a re e regine, bensì ovunque ci sia una reale o percepita gerarchia di potere. Si tollera che una persona che si riconosce <em><i>legittimamente</i></em> più in alto di noi faccia pesare la propria superiorità, nella logica del «lei non sa chi sono io». Ci si sorprende anzi quando la persona di potere non lo fa – e la persona di potere furba sa benissimo di proiettare ancora più potere evitando di assumere atteggiamenti arroganti. Un esempio dalle mie esperienze di soggiorno in Asia: il complimento più frequente e (dal loro punto di vista) più bello che mi sento fare dagli indonesiani è quello di essere “umile”.</p>
<p>Come se, in continuità con una vecchia mentalità coloniale, si aspettassero da un visitatore straniero (percepito come “superiore”) arroganza e prevaricazione. E tutto questo per gesti banalissimi, come lasciare passare davanti chi è più basso di me nel <em><i>moshpit</i></em> di un concerto, evitando così di bloccargli completamente la visuale. Il minimo sindacale dell’umana decenza.</p>
<p>Il problema sorge quando la persona non è riconosciuta come legittimamente più in alto di noi.</p>
<p>Secondo Aaron James, professore di filosofia americano che ha dedicato un libro intero all’argomento: <em><i>Stronzi. Un saggio filosofico</i></em>, stronzo è colui che, a parità di status sociale e al netto di circostanze speciali, si sente intrinsecamente in diritto, per privilegio e senso di superiorità, di ignorare le regole d’ingaggio sociale a cui tutti aderiscono, o addirittura le leggi che non ritiene si applichino a lui.</p>
<p>Salta la fila, bullizza, interrompe quando sta parlando qualcun altro, guida e parcheggia in modo sconsiderato, fa commenti sgradevoli e fuori luogo sulle persone. Il suo senso di <em><i>entitlement</i></em> è così forte da immunizzarlo da qualsiasi critica, a cui risponde con volgarità, uscendo a testa alta, vittorioso, da qualsiasi situazione.</p>
<p><em><i>“Entitlement”</i></em> è una di quelle parole, come “accountability”, la cui assenza nel vocabolario italiano sottende la difficoltà a diagnosticare e quindi a intervenire su alcuni mali della nostra società. In questo caso, si tratta della irrazionale, individualistica convinzione di meritare qualcosa, che quel qualcosa ci sia dovuto e sia nostro diritto pretenderlo, anche a costo di sottrarlo illecitamente agli altri.</p>
<p><span class="pullquote">Il senso di <em><i>entitlement</i></em> non è innato, ma determinato culturalmente</span>, e ha tante diverse radici. Genera <em><i>entitlement</i></em> crescere in una famiglia ricca, o in una famiglia aristocratica, avere il giusto colore della pelle, un lavoro prestigioso, una laurea costosa, essere dotati di un pene fra le gambe e/o di un Suv (volendo essere maliziosi, non “e/o” ma solo “o”). Anche credere di avere un dio dalla propria parte, o una comunità di credenti alle spalle che valida certi pregiudizi, è una delle basi più potenti per sentirsi in diritto di atteggiarsi con stronzaggine nei confronti di categorie come gay, donne, atei.</p>
<p>Ma attenzione, anche da liberi pensatori è necessario porsi qualche domanda su come siamo o vogliamo essere percepiti. Richard Dawkins, tanto ammirato nel mondo per la sua eloquenza e abilità di scrittura, è altrettanto disprezzato per la sua famigerata stronzaggine, percezione che emerge dal suo sentirsi <em><i>entitled</i></em> (per superiorità accademica) a non rispettare le regole di ingaggio che qualcuno pretende nel momento in cui si approccia il tema della religione (deferenza, considerazione, senso del tabù).</p>
<p>La stronzaggine non è necessariamente un argomento faceto come si può pensare, perché la capacità stessa di riconoscere uno stronzo, capacità che non si può dare universalmente per scontata, richiede una sensibilità condivisa la quale, anche se non ce ne rendiamo conto, in quest’epoca e nella nostra cultura è radicata nella gloriosa tradizione del liberalismo.</p>
<p>Prendendo le mosse dal grande classico <em><i>Una teoria della giustizia</i></em> di John Rawls, che definisce il liberalismo come «la dottrina morale, psicologica, sociale e politica che emerge dalla comprensione che hanno i membri delle democrazie liberali mature di se stessi e della loro società come un equo sistema di cooperazione», Alexandre Lefebvre, professore di politica e filosofia all’università di Sydney e autore di <em><i>Liberalism as a Way of Life</i></em>, propone un ideale di carattere e condotta comprensibile a tutti che possa servire da definizione di chi siamo e cosa vogliamo essere: quello di «Non essere uno stronzo».</p>
<p>L’interiorizzazione di questo semplice ideale permette di stabilizzare, senza bisogno di un leviatano, una società plurale in cui non si può imporre a tutti un’unica concezione del mondo, ideologica o religiosa. In una società in cui tutti risaputamente pensano che comportarsi da stronzi tradisca l’immagine che hanno di sé come agenti morali, si può contare sul fatto che un altro membro della comunità sia incline a fare la cosa giusta, motivandoci così a fare lo stesso.</p>
<p>Naturalmente, all’interno delle società liberali coesistono ideologie che possono allontanare da questo ideale. Il capitalismo, per esempio, è l’humus perfetto per il fiorire della stronzaggine, promuovendo mantra come: «Io guadagno tanto perché lavoro tanto. Trovati un lavoro anche tu!» Un argomento che muove meschinamente da una posizione di <em><i>entitlement</i></em>, perché evita di considerare coloro che, pur spaccandosi la schiena altrettanto o molto di più di chi fa i milioni, tornano a casa con un pugno di monete.</p>
<p>Non si può impunemente ignorare che il successo dipende in larghissima misura dalle condizioni di privilegio da cui si parte nella vita, condizioni che spesso nessuna quantità di sudore e olio di gomito potrà cambiare. Gli americani trovano talmente ripugnante l’idea del parassitaggio (<em><i>freeloading</i></em>, associato fortemente al socialismo) che preferiscono rovinarsi finanziariamente con un perverso sistema di assicurazioni private piuttosto che permettere a un ipotetico non contribuente di farla franca usando i servizi sanitari gratuitamente, oppure indebitarsi per decenni per mandare all’università un figlio piuttosto che far studiare a fondo perduto i perditempo buoni a nulla che scelgono le discipline umanistiche.</p>
<p>All’epoca della pubblicazione di <em><i>Stronzi</i></em> (2013), a detta di Aaron James <span class="pullquote">l’esempio più avanzato di stronzo-capitalismo nelle società occidentali era l’Italia</span>, che aveva perfezionato il sistema sotto la sapiente conduzione di Silvio Berlusconi. Da allora, le cose sono gravemente peggiorate, perché, con l’ascesa dei populismi di destra, la stronzaggine ha cominciato a non essere più riconosciuta come tale, ma scambiata per una dimostrazione di forza, di determinazione, di leadership: a quel punto, i fondamenti della democrazia liberale a cui sono ancorati tutti i valori con cui siamo cresciuti hanno cominciato a vacillare pericolosamente.</p>
<p>Nel 2017, il famoso <em><i>comedian</i></em> americano Bill Maher ha dedicato una puntata del suo show Real Time a questo tema.</p>
<p>«I repubblicani devono imparare la differenza tra l’essere conservatori e l’essere degli stronzi. Molte delle loro politiche non portano avanti un’agenda conservatrice o libertaria, ma sono semplicemente mosse da stronzi. Abrogare una legge che vietava l’uso del piombo nei proiettili da caccia per evitare di avvelenare le aquile che si nutrono delle carcasse non è una decisione volta a creare posti di lavoro, a risparmiare sul budget, a migliorare la qualità della vita dei cittadini.</p>
<p>È una mossa da stronzi. Lo stesso dicasi per la reintroduzione di un pesticida noto per danneggiare le funzioni cognitive dei bambini. Per non parlare della cancellazione dei buoni pasto per gli scolari. (Piccoli parassiti, fate come in Cina e guadagnatevi da mangiare cucendo le cravatte di Trump!) E ancora, la reintroduzione dell’amianto, e la cancellazione di un accordo con i produttori di automobili per una maggiore efficienza dei motori. I repubblicani sanno che le auto inquinano, ma se ne fregano, perché la funzione di un’auto è quella di far incazzare i liberali».</p>
<p>Bill Maher cattura con efficacia quella che sembra essere diventata la direttiva primaria delle destre populiste: guardare qualsiasi problema e chiedersi, «Che cosa farebbe uno stronzo in questo caso?» In effetti, il desiderio di vendicarsi, di prevaricare, di far dispetto ai nemici ideologici o somministrare violenza vera e propria a categorie di persone che il nostro comune sistema di valori ci aveva portato a identificare come bisognose di protezione, è diventato per alcuni un impulso così dominante da superare persino la legittima aspirazione a migliorare le loro vite.</p>
<p>Si pensi alla volontà politica che ha prodotto la Brexit, che sembra ispirata alla barzelletta ebraica dell’uomo che odia il proprio vicino di casa a tal punto che quando Dio gli offre di realizzare qualunque sua volontà, con il cavillo che il suo vicino riceverà il doppio di quanto ha richiesto per sé, l’uomo chiede a Dio di cavargli un occhio.</p>
<p>L’incubo distopico che stiamo vivendo da quando le chiavi del potere mondiale sono state riconsegnate a un mostro fuori controllo sta mettendo in crisi e profondamente in ansia tutti coloro, atei e agnostici inclusi, che hanno bisogno della democrazia liberale come dell’ossigeno per esistere. Essere vittima di stronzaggine significa innanzitutto essere cancellati nelle nostre identità più profonde, vederci negato il diritto alla parità e all’equità, come individui e come cittadini.</p>
<p>La reazione istintiva che spesso abbiamo in queste circostanze è quella di bestemmiare, di dire parolacce: un meccanismo psicologico volto a reclutare altre persone a confermare che meritiamo di essere trattati meglio, o semplicemente ricordare a noi stessi che se non reclamiamo noi il nostro diritto a esistere e a essere visti, nessuno lo farà al nostro posto. Non esitiamo quindi, razionalisticamente parlando, a chiamare stronzo uno stronzo, quando ne vediamo uno!</p>
<p><strong>Paolo Ferrarini</strong></p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li>Aaron James: <em>Stronzi. Un saggio filosofico</em>, Rizzoli, 2013</li>
<li>Alexandre Lefebvre: <em>Liberalism as a Way of Life</em>, Princeton University Press, 2024</li>
<li>John Rawls: <em>Una teoria della giustizia</em>, Feltrinelli, 1982</li>
<li>Real Time with Bill Maher: <em>New Rule: What Would a Dick Do?</em> (<a href="http://go.uaar.it/hbufweu">go.uaar.it/hbufweu</a>)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F05%2Flei-non-sa-chi-sono-io%2F&amp;linkname=Lei%20non%20sa%20chi%20sono%20io%21" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F05%2Flei-non-sa-chi-sono-io%2F&amp;linkname=Lei%20non%20sa%20chi%20sono%20io%21" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F05%2Flei-non-sa-chi-sono-io%2F&amp;linkname=Lei%20non%20sa%20chi%20sono%20io%21" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F05%2Flei-non-sa-chi-sono-io%2F&amp;linkname=Lei%20non%20sa%20chi%20sono%20io%21" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F04%2F05%2Flei-non-sa-chi-sono-io%2F&#038;title=Lei%20non%20sa%20chi%20sono%20io%21" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/04/05/lei-non-sa-chi-sono-io/" data-a2a-title="Lei non sa chi sono io!"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/04/05/lei-non-sa-chi-sono-io/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Corsi prematrimoniali laici, un successo inaspettato</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/29/corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/03/29/corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 09:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=77094</guid>

					<description><![CDATA[Dopo diverse città anche il Comune di Torino introduce corsi prematrimoniali laici, segno di un cambiamento sociale diffuso. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Le istituzioni si attivano per proporre corsi prematrimoniali laici rivolti alle coppie che scelgono il rito civile o le unioni di fatto. Lo hanno già fatto recentemente con successo i Comuni di Milano e Firenze e presto anche Torino farà partire...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/29/corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato/" title="Read Corsi prematrimoniali laici, un successo inaspettato">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo diverse città anche il Comune di Torino introduce corsi prematrimoniali laici, segno di un cambiamento sociale diffuso. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Le istituzioni si attivano per proporre corsi prematrimoniali laici rivolti alle coppie che scelgono il rito civile o le unioni di fatto. Lo hanno già fatto recentemente con successo i Comuni di Milano e Firenze e presto anche Torino farà partire percorsi di formazione per i futuri sposi. Fino a qualche tempo fa non c’erano alternative e gli unici corsi per affrontare il matrimonio erano quelli proposti dalle parrocchie.</p>
<p>Obbligatori per chi sceglie il rito religioso, sono da sempre tenuti da sacerdoti che, salvo eccezioni, non si sono mai sposati. Mentre i corsi parrocchiali si svolgono sulla base del principio biblico, secondo cui la moglie deve essere sottomessa al marito, affrontando tematiche come la vita di coppia, il significato del matrimonio cristiano, l’irrevocabilità del sacro vincolo, l’obbligo di fedeltà e la sessualità orientata alla procreazione, <span class="pullquote">i corsi laici, tenuti da esperti, propongono un percorso paritario tra i coniugi</span>, che affronta il tema giuridico del matrimonio e gli aspetti psicologici di una relazione di coppia.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77096" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>A Milano i corsi prematrimoniali laici hanno avuto un risultato molto positivo in termini di partecipazione. Lanciati lo scorso febbraio, dopo una prima sessione primaverile, sono stati riproposti nel mese di ottobre. Il progetto è in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Milano. È offerto un corso di preparazione gratuito per le coppie residenti nel territorio comunale che intendano unirsi in matrimonio in sede civile o costituire un’unione ai sensi della legge numero 76 del 2016. I prossimi due cicli di incontri sono previsti a marzo e ottobre 2026 e si svolgeranno nella sala Brigida di palazzo Marino, sede centrale del Comune di Milano in piazza della Scala.</p>
<p>Ma i corsi prematrimoniali laici non sono una assoluta novità. I primi, realizzati nel 2014 a Genova a cura dell’Uaar con il patrocinio del Comune, erano rivolti a un massimo di dieci coppie. Anche altri Comuni come Genova, Napoli e Brescia li hanno istituiti in passato. Ora, ispirati dalla recente esperienza milanese, saranno introdotti anche a Torino in seguito alla mozione che lo scorso 17 novembre 2025 ha presentato in Consiglio comunale la giovane vicepresidente Ludovica Cioria (Pd).</p>
<p>La mozione, approvata con 23 voti favorevoli e 4 astenuti, è partita dall’analisi dei numeri che evidenziano una crescita significativa dei matrimoni con rito civile. Secondo i dati Istat infatti, nel 2023 sono stati celebrati in Italia 184 mila e 207 matrimoni, di cui il 58,9% con rito civile a cui si aggiungono poco più di tremila unioni civili. In Piemonte su un totale di 12 mila e 754 matrimoni, il 72,8%, pari a 9.280, sono stati celebrati in Comune. A Torino nell’ultimo anno alla data del 30 novembre 2025 sono stati 1.146 i matrimoni e 78 le unioni civili. A livello della diocesi di Torino, i matrimoni religiosi sono passati da oltre 5.000 nel 2002 a circa 1.500 nel 2023 e la tendenza vede un calo sempre più marcato. A livello nazionale, i matrimoni religiosi sono diminuiti dell’8,2% nel 2023 rispetto all’anno precedente, con una flessione costante della quota di matrimoni celebrati con rito religioso rispetto a quelli con rito civile, che sono ormai la maggioranza.</p>
<p>I corsi prematrimoniali offrono quindi alle coppie strumenti utili per affrontare consapevolmente la vita coniugale, trattando temi come la comunicazione, la gestione dei conflitti, l’educazione di eventuali figli e gli aspetti legali ed economici del matrimonio. La proposta di Torino va incontro alla necessità di garantire a tutti i cittadini l’accesso a percorsi formativi che rispondano alle esigenze e ai valori delle coppie, indipendentemente dalla fede o dall’orientamento sessuale.</p>
<p>L’obiettivo è quello di contribuire a promuovere una cultura di rispetto e inclusione, valorizzando la diversità delle scelte personali. L’attivazione di incontri con commercialisti e avvocati esperti di diritto di famiglia, psicologi, ginecologi, andrologi, sessuologi, potrebbe aiutare le neocoppie a comprendere meglio i diritti e i doveri derivanti da un’unione civile: per esempio la gestione del patrimonio e i regimi economici, le responsabilità genitoriali e i diritti dei figli, le modalità per risolvere eventuali controversie.</p>
<p>Dal 2022 il Consiglio del Comune di Torino ha approvato l’adesione all’iniziativa del “Network family in Italia”, rete dei Comuni amici delle famiglie, proprio per sottolineare il valore e l’importanza socioculturale delle famiglie e di quanto vadano sostenute direttamente, indirettamente e anche preventivamente.</p>
<p>«Lo strumento dei corsi prematrimoniali – conclude la mozione – è sicuramente un mezzo per far conoscere le criticità che possono mettere a rischio la solidità e la durata delle famiglie, come pure per condividere buone pratiche che possano aiutare ad affrontare la quotidianità di una coppia che è a tutti gli effetti famiglia».</p>
<p><span class="pullquote">Sull’argomento abbiamo intervistato Ludovica Cioria</span>, classe 1989, dottoressa in Scienze del governo, formatrice ed esperta in comunicazione pubblica, politica e istituzionale. Dal 2021 è vicepresidente del Consiglio comunale di Torino.</p>
<p><strong><b>Quanto è difficile oggi in politica introdurre il tema della laicità, quindi affrontare questioni legate alla laicità?</b></strong></p>
<p>Sicuramente attraversiamo una fase dove la laicità è più che mai per me un bisogno valoriale, esattamente come tutti gli altri valori che vogliamo affermare attraverso il lavoro nelle istituzioni. È difficile perché la laicità ancora oggi è vista come la negazione di qualcun altro, quando in realtà significa stare al di sopra di alcune differenze e abbracciare una visione collettiva, che però sia basata sulle istituzioni e non meramente identitaria e quindi sulle scelte di vita comune che noi facciamo. È difficile, ma non impossibile e quindi secondo me va fatta.</p>
<p><strong><b>Quali sono le reazioni che altre forze politiche hanno rispetto a queste tematiche?</b></strong></p>
<p>Il crinale di reazione più spontanea è quello tra conservatori e progressisti. Sono proprio i conservatori che patiscono maggiormente questo tipo di ragionamenti e non uso questo termine a caso. Loro proprio soffrono, come se affermare la necessità di avere spazi comuni laici diminuisse i loro spazi. E non è assolutamente così. Abbiamo scontato sicuramente un pregiudizio da parte di alcune forze di destra, però quello che ho notato non è più così palese, cioè la critica che si vuole muovere a determinate iniziative non viene mai definita come una critica alla laicità, ma viene sempre definita come una critica organizzativa, contenutistica.</p>
<p>Forse perché ci si è in fondo resi conto anche negli ambienti conservatori che una guerra di bandiera non fa bene neanche a loro. Quindi stanno un po’ cambiando alcune strategie nell’opporsi a determinate iniziative. Però lo fanno. Ed è successo anche nel caso dei corsi prematrimoniali laici. Con la presenza in Consiglio del collega Silvio Viale abbiamo su questi temi una voce molto critica e avanguardistica rispetto ad alcune battaglie. Io sono atea e mi sento parte di una categoria, perché sono atea per scelta consapevole e ragionata e questo non fa sì che io non riesca a capire altre scelte. Quello di cui abbiamo bisogno è non cadere nella trappola della faziosità, perché ci disegnano in un certo modo, ma continuare a tessere questo spazio comune che è quello della laicità dove anche persone che hanno fatto altre scelte si ritroveranno.</p>
<p><strong><b>In che cosa consistono questi corsi, a chi sono rivolti e da chi saranno tenuti?</b></strong></p>
<p>Abbiamo pensato di rivolgerci alle persone che scelgono di sposarsi presso il Comune di Torino. Qualsiasi tipo di coppia, di qualsiasi tipo di provenienza. Quello che conta per noi è che abbiano scelto la città di Torino. <span class="pullquote">I corsi, aperti, liberi e gratuiti sono uno strumento civico</span>, incardinato nel lavoro dell’assessorato e degli uffici che fanno capo all’anagrafe e allo stato civile. Si svolgono inizialmente in collaborazione con gli ordini professionali degli avvocati e delle avvocate, degli psicologi e delle psicologhe.</p>
<p>Abbiamo infatti pensato che fosse importante, al fine di porre basi solide per qualsiasi vita di coppia, tenere saldi due elementi, da un lato quello più squisitamente giuridico: e quindi qual è il significato dell’unione per il nostro Stato, e quali sono non solo i diritti e i doveri che sorgono in seguito a questa decisione. E quindi come lo Stato vede lo spazio comune della coppia, ma anche quali sono le questioni collegate e quindi i servizi che la città di Torino offre rispettivamente alle coppie, e infine le questioni di natura economica rispetto a una unione, le questioni relative alla cittadinanza e ai servizi per i cittadini e le cittadine nel momento in cui diventano una famiglia.</p>
<p>Poi una parte più squisitamente psicologica e quindi di natura relazionale, legata al modo in cui le persone che fanno parte di una coppia devono relazionarsi tra di loro: una comunicazione verbale e non verbale rispettosa, la capacità di riconoscere le crisi come elementi evolutivi e non solo come elementi distruttivi, la capacità di governare i conflitti che ci sono all’interno delle relazioni interpersonali.</p>
<p><strong><b>È previsto un percorso specifico per le coppie Lgbt+?</b></strong></p>
<p>In questo momento noi abbiamo strutturato il perimetro di lavoro attraverso l’atto approvato in Consiglio comunale e in questo 2026 saranno sperimentate le prime lezioni e quindi le prime due o più edizioni di questo corso nella sua versione minima. Questo vuol dire che i contenuti previsti saranno fruibili per tutte le tipologie di coppie che si sposeranno nel Comune di Torino e saranno pensati per questo. Infatti nel percorso di ingaggio degli Ordini professionali, che si occuperanno poi di erogare la parte formativa, abbiamo chiarito fin da subito che il corso sarebbe stato rivolto a tutti e tutte. Le cose da organizzare saranno poi collegate alle questioni più pratiche come possono essere quelle della lingua e quindi prevedere ipotetiche traduzioni sia in lingue straniere che in lingua dei segni e con l’eventuale presenza di mediatori e interpreti.</p>
<p><strong><b>Che numeri ci sono?</b></strong></p>
<p>Abbiamo numeri gestibilissimi considerato che sarà un’adesione volontaria. Siamo nell’ordine di un migliaio tra unioni civili e matrimoni. Sicuramente l’ordine di grandezza ci chiede almeno due di queste soluzioni in due diversi periodi dell’anno, in modo da abbracciare le due grandi stagioni matrimoniali: la primavera e dopo l’estate.</p>
<p><strong><b>A partire da quando saranno attivi?</b></strong></p>
<p>La partenza sarà questa primavera. La cosa che mi fa piacere è che sia a Milano che a Firenze l’iniziativa dei corsi prematrimoniali è partita da due assessore donne, giovani trentenni. Il bello è che questo ci dà anche una prospettiva generazionale, sicuramente una prospettiva di genere, nel senso che il fatto di eleggere giovani donne porta una ventata di novità nelle prospettive di alcuni assessorati. La differenza tra il nostro corso e il loro è che a Torino saremo i primi a inserire l’elemento psicologico relazionale all’interno del corso.</p>
<p>Quest’anno pilota ci restituirà una serie di dati rispetto a come è la partecipazione, quali sono i bisogni, quali le cose da modificare, perché magari si valuterà che c’è una grande richiesta di una versione on line. Inizialmente abbiamo bisogno di partire con versioni in presenza, perché riteniamo che sia molto bello anche il fatto di vedersi fisicamente in questo percorso comune e oltretutto uno dei soggetti coinvolti è il Centro relazioni e famiglie, centro accreditato alla città di Torino dove tutte le figure che sono connesse all’aspetto relazionale-familiare (quello legato alla coppia e quello legato ai minori) lavorano in sinergia per offrire servizi alle famiglie.</p>
<p><strong><b>Daniele Passanante</b></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F29%2Fcorsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato%2F&amp;linkname=Corsi%20prematrimoniali%20laici%2C%20un%20successo%20inaspettato" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F29%2Fcorsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato%2F&amp;linkname=Corsi%20prematrimoniali%20laici%2C%20un%20successo%20inaspettato" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F29%2Fcorsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato%2F&amp;linkname=Corsi%20prematrimoniali%20laici%2C%20un%20successo%20inaspettato" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F29%2Fcorsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato%2F&amp;linkname=Corsi%20prematrimoniali%20laici%2C%20un%20successo%20inaspettato" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F29%2Fcorsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato%2F&#038;title=Corsi%20prematrimoniali%20laici%2C%20un%20successo%20inaspettato" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/03/29/corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato/" data-a2a-title="Corsi prematrimoniali laici, un successo inaspettato"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/03/29/corsi-prematrimoniali-laici-un-successo-inaspettato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>God(s) Save the King?</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/22/gods-save-the-king/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 10:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=77017</guid>

					<description><![CDATA[Il Regno Unito oggi è un Paese in bilico tra secolarizzazione, confessionalismo anglicano e identitarismi religiosi (come quello islamico): non mancano tensioni su libertà d’espressione e ruolo politico della religione. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. «Dio salvi il re» (o «la regina») recita l’inno patriottico che da qualche secolo risuona nel Regno Unito, suggello del legame tra corona e religione cristiana, organico...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/22/gods-save-the-king/" title="Read God(s) Save the King?">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Regno Unito oggi è un Paese in bilico tra secolarizzazione, confessionalismo anglicano e identitarismi religiosi (come quello islamico): non mancano tensioni su libertà d’espressione e ruolo politico della religione. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>«Dio salvi il re» (o «la regina») recita l’inno patriottico che da qualche secolo risuona nel Regno Unito, suggello del legame tra corona e religione cristiana, organico almeno dal 1534. Ovvero quando lo spregiudicato re Enrico VIII divorzia dalla chiesa cattolica per divorziare dalla consorte Caterina d’Aragona, proclamandosi capo della Chiesa locale che sarà nota come anglicana.</p>
<p>Ancora oggi, nonostante la diffusa secolarizzazione del Paese dove ormai circa metà della popolazione non appartiene ad alcuna confessione e <span class="pullquote">la fede anglicana è ai minimi storici</span>, questa Chiesa ha a capo il regnante, è religione di Stato e mantiene un’influenza spropositata. Un peculiare confessionalismo che foggia la legislazione con durature discriminazioni verso i non anglicani, in particolare miscredenti e cattolici. Non a caso le due principali categorie mal tollerate nella sua <em><i>Lettera sulla tolleranza </i></em>da John Locke, uno dei padri del liberalismo.<img class="alignnone size-full wp-image-77021" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Gods-Save-the-King.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Gods-Save-the-King.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Gods-Save-the-King-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Gods-Save-the-King-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Gods-Save-the-King-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>I cattolici, con sprezzo “papisti”, sono banditi dai ruoli pubblici perché ritenuti agenti stranieri – diversi giustiziati come Tommaso Moro, filosofo ed ex cancelliere di Enrico VIII, condannato dal re e canonizzato da Pio XI. Con non credenti, blasfemi ed eretici si applicano spietate leggi anti-blasfemia: l’ultimo condannato a morte è Thomas Aikenhead, studente scozzese ventenne impiccato nel 1697.</p>
<p>L’ultimo messo in galera nel 1921 è John William Gott, attivista socialista e razionalista, per conferenze e pamphlet in cui critica aspramente la religione. Illuminismo e scienza fanno riemergere dall’ombra i non credenti, e mentre in Francia irrompe una <em><i>laïcité</i></em> combattiva verso clericalismo e religione, in Gran Bretagna matura il concetto più posato e civico di <em><i>secularism</i></em>, coniato dallo scrittore agnostico George Holyoake nel 1851.</p>
<p>In quegli anni Charles Darwin, figura dalla sensibilità umanista, con l’evoluzionismo erode la centralità della religione. Il politico liberale Charles Bradlaugh è il primo non credente dichiarato eletto alla Camera dei Comuni, ramo del parlamento inglese. E il primo a sfidare – prima con decadenze dal seggio e l’arresto, infine vincendo – l’obbligo del giuramento religioso. Fonda nel 1866 la National Secular Society, tutt’oggi tra le principali associazioni laico-umaniste britanniche.</p>
<p>Nei decenni successivi si valuta l’abolizione dell’anacronistico reato di blasfemia, ma la svolta arriva negli anni duemila con la campagna delle organizzazioni laiche come British Humanist Association (oggi Humanists Uk), National Secular Society e altre associazioni per i diritti, che smuove la politica. La riforma laica viene approvata nel 2008 per Inghilterra e Galles grazie a un intergruppo di parlamentari umanisti, in un Paese dove i politici hanno il coraggio di dirsi non credenti e contarsi senza ostentare il senso di inferiorità fantozziano verso la religione tipico di quelli italiani. In Scozia la blasfemia non è reato dal 2020, mentre nell’Irlanda del Nord lo è ancora.</p>
<p>Ma l’abolizione del reato di blasfemia intacca solo in parte il confessionalismo britannico. La presenza di corpose e rumorose minoranze etniche, in particolare musulmane, spinge le istituzioni a garantire loro privilegi. Si pensi al proliferare di <em><i>faith school</i></em> (con controversie sull’indottrinamento), di moschee e predicatori integralisti, ai tribunali religiosi che gestiscono questioni familiari in base alla sharia – con violazioni dei diritti civili per categorie come donne, minori, laici e non credenti. Il tutto nel nome di quel liberalismo che per espiare le proprie colpe razziste e coloniali finisce per alimentare un identitarismo religioso di ritorno non di rado ostile all’occidente. L’establishment britannico – dalla corona in giù, passando per i conservatori – allarga il confessionalismo anglicano ormai stantio nel multiconfessionalismo.</p>
<p>Dal canto suo anche una certa sinistra cavalca il multiculturalismo confessionale per difendere le minoranze dal razzismo, tacendo sulla loro deriva settaria e sulle contraddizioni rispetto a lotte progressiste su temi laici e lgbt+. Proprio nel 2025 diversi laburisti defezionano per fondare Your Party, formazione socialista animata anche dall’ex leader del partito laburista Jeremy Corbyn e dalla giovanissima Zarah Sultana, musulmana di origine pakistana che si esprime però a favore dei diritti delle persone trans, in contrasto con altri correligionari del nuovo partito.</p>
<p>I conservatori rimangono abbastanza laici (specie quando si contesta l’islam) ma monta una destra apertamente identitaria e cristianista ostile alle minoranze di origine straniera, che esalta la religione “autoctona” come baluardo delle libertà e di coesione nazionalista, dimenticandone la natura totalitaria e oppressiva dispiegatasi nei secoli prima che venisse temperata da liberalismo e laicità.</p>
<p>Questi umori, simili a quelli del nazionalismo cristiano in voga negli Usa a trazione trumpiana, trovano sfogo nella manifestazione “Unite the Kingdom” a Londra nell’ottobre del 2025<sup>1</sup>. <span class="pullquote">Tra i promotori c’è Tommy Robinson, controverso militante di estrema destra</span> con trascorsi da hooligan, noto per battaglie contro immigrati, moschee e politicamente corretto, che guadagna consensi anche a causa dell’omertà istituzionale verso le problematiche concrete legate all’integrazione. Ora si proclama cristiano dopo l’intensa lettura della Bibbia durante la sua ultima detenzione.</p>
<p>In questo clima non sorprende che si tema il rientro dalla finestra delle disposizioni anti-blasfemia con il pretesto della lotta al razzismo. Un caso detonante è quello di Hamit Coskun, cittadino turco ateo di origine curda e armena che chiede asilo nel Regno Unito: dà fuoco al <em><i>Corano</i></em> davanti al consolato turco a Londra come gesto di protesta nei confronti del regime islamico di Erdogan. Durante l’azione viene raggiunto da un musulmano residente in zona, Moussa Kadri, che lo minaccia di morte e aggredisce con un coltello. Secondo il procuratore, in maniera surreale, il fatto che Coskun venga attaccato dimostrerebbe che rappresenta un pericolo. Il tribunale nel giugno del 2025 multa Coskun per turbativa dell’ordine pubblico con aggravante religiosa<sup>2</sup>.</p>
<p>Solo in settembre l’assalitore viene condannato, ma la pena è molto lieve e il giudice tesse le lodi dell’imputato<sup>3</sup>: prima dei fatti ha sempre mostrato un «carattere esemplare», è molto rispettato per l’attività di volontariato, buon marito e padre di famiglia. Una doppietta di pronunciamenti che minimizza le reazioni contro i “blasfemi”: si colpevolizza la vittima e si blandisce l’aggressore.</p>
<p>Fortunatamente a ottobre Coskun, sostenuto in aula dalla National Secular Society, è assolto in appello. La Southwark Crown Court riconosce che la libertà di espressione «deve includere il diritto di esprimere opinioni che offendono, scioccano o disturbano» e che «non esiste il reato di blasfemia nel nostro ordinamento». Il tribunale sottolinea che bruciare il <em><i>Corano</i></em> può essere offensivo per molti musulmani ma il diritto penale «non è un meccanismo che cerca di evitare che le persone siano turbate»<sup>4</sup>.</p>
<p>Nel mentre però il governo laburista di Keir Starmer costituisce un gruppo di lavoro per la definizione istituzionale di islamofobia. L’esecutivo rassicura, ma da più parti si teme che sarà brandita per limitare la libertà di critica. Di fronte alle perplessità anche da parte laica si abbandona il controverso termine “islamofobia”, rimpiazzato da quello di «ostilità anti-musulmana», che «incoraggia atti criminali» ed è «la stereotipizzazione e la razzializzazione pregiudiziale dei musulmani» al fine di «suscitare odio».</p>
<p>Le associazioni umaniste sono ancora dubbiose. Stephen Evans, direttore della National Secular Society, infatti plaude sì al cambio di terminologia, ma rileva<sup>5</sup> che «la bozza usa ancora un linguaggio vago per i concetti di “stereotipizzazione” e “razzializzazione”, esponendola a un uso improprio per soffocare le critiche legittime all’islam, inclusi il dibattito sui diritti delle donne, la libertà di espressione e il ruolo della religione nella vita pubblica». D’altronde il comportamento descritto ricadrebbe già nelle norme penali e nell’Equality Act, la legge generale contro le discriminazioni approvata nel 2010.</p>
<p>La Camera dei lord, il senato con sede nel palazzo di Westminster a Londra, è un istituzionale pezzo da museo nobiliare e clericale. Composto attualmente da 822 membri, di cui 667 nominati a vita, vede 26 seggi riservati ai cosiddetti “lords spiritual”, i soli vescovi della chiesa anglicana religione di Stato, che finito il mandato vengono spesso spostati negli scranni dei “lords temporal” dove continuano a esercitare influenza. Un residuo confessionalista di cui le associazioni laico-umaniste chiedono il superamento, vista la palese incongruenza in uno Stato laico e moderno.</p>
<p><span class="pullquote">Un piccolo segnale di cambiamento arriva dalla piccola isola di Man</span><sup>6</sup>. Il consiglio legislativo del parlamento isolano (Tynwald) è composto da 11 membri, di cui 8 elettivi e 3 permanenti: tra questi ultimi c’è Tricia Hillas, l’attuale vescova della diocesi anglicana di Sodor e Man, che detiene lo scranno ereditario come esponente della confessione. Nel 2023 il deputato mannese Lawrie Hooper propone una riforma costituzionale per togliere al vescovo la facoltà di votare nell’assemblea.</p>
<p>L’iniziativa è approvata all’unanimità, emendata in modo che la vescova tenga il suo posto fino alla fine del mandato o a cinque anni dalla controfirma reale del provvedimento. Anche qui non è mancata l’ingerenza clericale della religiosa per tentare di bloccare e annacquare la riforma e allungare i tempi di decadenza. Già nel 2018 e nel 2023 ci sono stati tentativi per abolire il seggio del vescovo, non andati a buon fine. Questa riforma è comunque un precedente che guarda a Westminster.</p>
<p>Dall’Irlanda del Nord, dove ormai circa un quarto della popolazione non appartiene ad alcuna religione, arriva un pronunciamento storico. La Corte suprema del Regno Unito infatti riconosce nel novembre del 2025 che l’educazione religiosa nelle scuole locali non rispetta la legge<sup>7</sup>. Nel Paese infatti quella che viene denominata <em><i>Religious Education</i></em> (Re) è obbligatoria nelle scuole finanziate dal pubblico, ma non rientra nel programma curricolare nazionale, i genitori possono ritirare i figli e c’è discrezione in base a zona e natura religiosa della scuola.</p>
<p>La famiglia coinvolta nel contenzioso, non religiosa, fa ricorso per l’indottrinamento e gli atti di culto nella scuola statale frequentata dalla bambina tra i quattro e i sette anni. Nel 2019 il padre protesta, la scuola risponde che quell’insegnamento, genericamente cristiano, è «fondato sulla Bibbia». La Corte evidenzia che il programma non è svolto in «maniera obiettiva, critica e pluralista», sebbene metta le mani avanti sostenendo che la sentenza «non riguarda la laicità del sistema educativo» e «nessuno suggerisce che Re non debba essere offerta nelle scuole dell’Irlanda del Nord». Parlare di “laicità” (magari la tanto vituperata “francese”) rimane un tabù.</p>
<p>Ma comunque la sentenza riconferma quanto stabilito dall’Alta corte di Belfast nel 2022 e segna un punto a favore per le famiglie non credenti. Infatti i giudici per sostenere le proprie argomentazioni fanno riferimento anche al caso Lautsi, il ricorso dell’Uaar alla Corte europea dei diritti umani contro l’imposizione del crocifisso in classe. Pure la corte inglese riconosce che le convinzioni non religiose dei genitori sono protette ai sensi dell’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo con la stessa dignità di quelle religiose, e che il diritto all’istruzione deve rispettare anche il diritto di non credere.</p>
<p>Da questo mosaico di episodi emblematici emerge oggi un Regno Unito in bilico: tra secolarizzazione di massa, elitari paludamenti regali e clericali e l’emergere di agguerrite minoranze identitarie.</p>
<p><strong>Valentino Salvatore</strong></p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ol>
<li>go.uaar.it/la77643</li>
<li>go.uaar.it/4kdptgw</li>
<li>go.uaar.it/oeo1rpo</li>
<li>go.uaar.it/h2ewd82</li>
<li>go.uaar.it/aoo6ye5</li>
<li>go.uaar.it/pqm8b3s</li>
<li>go.uaar.it/y59yzl1</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F22%2Fgods-save-the-king%2F&amp;linkname=God%28s%29%20Save%20the%20King%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F22%2Fgods-save-the-king%2F&amp;linkname=God%28s%29%20Save%20the%20King%3F" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F22%2Fgods-save-the-king%2F&amp;linkname=God%28s%29%20Save%20the%20King%3F" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F22%2Fgods-save-the-king%2F&amp;linkname=God%28s%29%20Save%20the%20King%3F" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F22%2Fgods-save-the-king%2F&#038;title=God%28s%29%20Save%20the%20King%3F" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/03/22/gods-save-the-king/" data-a2a-title="God(s) Save the King?"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Articoli scientifici ritirati e disinformazione</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/15/articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/03/15/articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 10:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=76865</guid>

					<description><![CDATA[Le ritrattazioni fanno parte del processo della ricerca scientifica, ma spesso media e giornalisti ne fraintendono significato e implicazioni. Affronta il tema Silvano Fuso sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. In ambito scientifico un ricercatore che crede di avere nuovi e significativi risultati ha il diritto-dovere di pubblicarli sulle riviste scientifiche specialistiche, relative al proprio settore di ricerca. Le riviste serie, tuttavia, prima della pubblicazione, sottopongono l’articolo che...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/15/articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione/" title="Read Articoli scientifici ritirati e disinformazione">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le ritrattazioni fanno parte del processo della ricerca scientifica, ma spesso media e giornalisti ne fraintendono significato e implicazioni. Affronta il tema Silvano Fuso sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>In ambito scientifico un ricercatore che crede di avere nuovi e significativi risultati ha il diritto-dovere di pubblicarli sulle riviste scientifiche specialistiche, relative al proprio settore di ricerca. Le riviste serie, tuttavia, prima della pubblicazione, sottopongono l’articolo che viene proposto all’esame dei cosiddetti <em><i>referees </i></em>(letteralmente <em><i>arbitri</i></em>), ovvero ricercatori che lavorano nello stesso campo disciplinare che, anonimamente, esprimono il proprio giudizio.</p>
<p>Se l’articolo supera questa fase, viene allora pubblicato (talvolta con modifiche suggerite dagli stessi <em><i>referees</i></em>). <span class="pullquote">Questa procedura viene chiamata <em><i>peer review</i></em></span>, letteralmente revisione tra pari. I contenuti dell’articolo pubblicato possono indurre altri ricercatori a sviluppare ulteriormente le ricerche in quel campo disciplinare, contribuendo all’avanzamento della conoscenza.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76866" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>La pubblicazione tuttavia non è un giudizio definitivo sulla validità dell’articolo (nella scienza non vi è mai niente di definitivo!). È cosa piuttosto comune che nuove ricerche possano smentire o comunque migliorare ciò che è stato pubblicato in passato: la continua evoluzione della scienza consiste proprio in questo.</p>
<p>Occasionalmente però può succedere che dopo la pubblicazione, in tempi più o meno brevi, emergano fatti che mettano in dubbio la validità dei contenuti di un articolo e si renda quindi necessario avvisare la comunità scientifica. Questo, tra l’altro, può evitare che altri ricercatori perdano tempo e risorse, prendendo per valide ricerche poco affidabili. L’articolo quindi può essere ritirato (<em><i>retracted</i></em>), ovvero rimosso dagli archivi della rivista che lo aveva pubblicato, sostituito da una nota in cui si spiegano le ragioni della ritrattazione.</p>
<p>I motivi del ritiro possono essere vari. Tra questi possiamo citare: errori gravi non intenzionali (nei dati, nei calcoli, eccetera), presenza di campioni contaminati o uso di strumentazioni difettose, cattiva condotta scientifica di qualche autore (<em><i>misconduct</i></em>), fabbricazione o falsificazione dei dati, plagio, manipolazione delle immagini, eccetera.</p>
<p>Talvolta il ritiro può derivare da carenze di tipo etico da parte degli autori, ad esempio mancanza di consenso informato, esperimenti su animali o umani condotti senza autorizzazione, conflitti di interesse non dichiarati. Infine possono emergere problemi legati alla procedura di pubblicazione, quali pubblicazione duplicata di uno stesso lavoro, <em><i>peer review</i></em> non regolare o fraudolenta, eccetera.</p>
<p>La decisione della ritrattazione può essere presa da diversi attori: i responsabili delle riviste (<em><i>editors</i></em>), le istituzioni degli autori (università, enti di ricerca), talvolta gli stessi autori (quando scoprono autonomamente eventuali errori o irregolarità).</p>
<p>La ritrattazione è pubblica e tracciabile: l’articolo resta accessibile, ma chiaramente marcato come “ritirato”, per evitare che venga ancora citato come valido.</p>
<p>Il ritiro di un articolo non sempre deve essere considerato in senso negativo. Talvolta la ritrattazione può essere causata da errori commessi in buona fede e si può quindi considerare come un comportamento responsabile. Al contrario, non segnalare risultati errati sarebbe molto più dannoso per l’intera comunità scientifica.</p>
<p>Il ritiro di un articolo rappresenta comunque un evento abbastanza raro. Si stima che le ritrattazioni rappresentino una frazione piuttosto piccola degli articoli pubblicati, dell’ordine di 0,01-0,1%. Tuttavia, il numero di ritrattazioni negli ultimi 20-25 anni è aumentato.</p>
<p>Secondo un’analisi di Nature<sup>1</sup> basata sui dati di <em><i>Retraction Watch</i></em><sup>2</sup> e altri database, nel 2022 <span class="pullquote">il tasso di ritrattazione ha superato lo 0,2% degli articoli pubblicati</span> e la tendenza è in forte crescita. Nel 2023 sono stati ritirati oltre 10.000 articoli in tutto il mondo, un record storico, con oltre 50.000 ritrattazioni complessive identificate fino a ora. Questo significa che tra il 2022 e il 2023 più di due articoli ogni 1.000 pubblicati sono stati poi ritirati.</p>
<p>Le ritrattazioni restano comunque rare, anche se negli ultimi anni sono diventate molto più visibili e più numerose, poiché l’attenzione nei confronti di errori e frodi è aumentata e sono migliorati gli strumenti di rilevamento.</p>
<p>Recentemente due casi di ritiro di articoli scientifici hanno suscitato un certo clamore anche al di fuori dell’ambiente strettamente scientifico.</p>
<p>Il primo ritiro riguarda un articolo dal titolo <em><i>The economic commitment of climate change</i></em>, pubblicato da <em><i>Nature</i></em> il 17 aprile 2024.</p>
<p>Gli autori (Maximilian Kotz, Anders Levermann e Leonie Wenz, ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania), stimavano che entro il 2050 il cambiamento climatico avrebbe ridotto il Pil globale di circa il 19%, con costi cumulativi annuali fino a circa 38mila miliardi di dollari.</p>
<p>Dopo la pubblicazione tuttavia gli autori si resero conto di alcune lacune e, soprattutto, che un dataset da loro usato era errato e aveva influenzato i risultati. Per questi motivi, gli stessi autori, molto correttamente, hanno chiesto a <em><i>Nature</i></em> il ritiro del loro articolo.</p>
<p>L’episodio è stato tuttavia male interpretato dal giornalista Federico Rampini. Nella rubrica da lui curata sul <em><i>Corriere della sera </i></em>online, intitolata “Oriente Occidente”, Rampini pubblica brevi video in cui affronta vari temi di attualità. Il 10 dicembre 2025 ha pubblicato uno di questi video intitolato <em><i>Cosa insegna lo scandalo della rivista Nature</i></em><sup>3</sup>. Nel video Rampini afferma:</p>
<p>«Lo scandalo di Nature è passato nel dimenticatoio un po’ presto [&#8230;]. Più di un anno fa ha pubblicato uno studio, un rapporto che calcolava danni catastrofici del cambiamento climatico sulla economia mondiale e molto di recente ha dovuto ritrattare quello studio&#8230;</p>
<p>[L’articolo] &#8230;era pieno zeppo di dati falsi, manipolati, truccati in modo da ingigantire per l’appunto i danni economici del cambiamento climatico&#8230; Ehm, autocritica benvenuta, però sui media questa notizia ha avuto poco spazio, è stata liquidata frettolosamente. E soprattutto non ha dato luogo a una riflessione adeguata sul perché è stato possibile.</p>
<p>[&#8230;] Alcune categorie di scienziati si sono trasformati col tempo in sacerdoti di una religione in omaggio alla quale si possono anche dire delle bugie, bugie a fin di bene per rieducare una umanità peccaminosa. Questo è lo spirito che anima alcuni scienziati che in quanto tali diventano pseudo-scienziati e tradiscono il rigore scientifico perché pensano di avere una missione rieducatrice da inseguire in nome della quale sacrificano la verità.</p>
<p>[&#8230;] È stato possibile lo scandalo di <em><i>Nature </i></em>anche perché c’è una parte del pubblico che desidera sentirsi dire che la fine del mondo è dietro l’angolo, che adora le profezie apocalittiche e quindi non le sottopone ad alcun vaglio critico. Queste sono le condizioni che hanno reso possibile quello scandalo e probabilmente tanti altri di cui non si è mai parlato. Quando vogliamo sentirci dire che il mondo sta per crollare, allora quelle profezie sono musica soave per le nostre orecchie».</p>
<p>Nelle sue esternazioni <span class="pullquote">Rampini dimostra di aver capito ben poco</span> di come sia avvenuta l’intera vicenda e soprattutto dimostra di non aver letto ciò che gli stessi autori dell’articolo hanno chiaramente scritto per spiegare le ragioni del ritiro<sup>4</sup>. Non c’è stato infatti alcuno scandalo e le sue sono state illazioni gratuite. Un giornalista che gode della sua popolarità dovrebbe sicuramente prestare maggiore attenzione prima di fare simili affermazioni.</p>
<p>Il secondo recente caso di ritrattazione riguarda la rivista<em><i> Regulatory Toxicology and Pharmacology</i></em>. Il 5 dicembre 2025 l’articolo <em><i>Safety Evaluation and Risk Assessment of the Herbicide Roundup and Its Active Ingredient, Glyphosate, for Humans</i></em>, firmato da Gary M. Williams, Robert Kroes, Ian C. Munro e pubblicato nel 2000, è stato ritirato.</p>
<p>L’articolo giungeva alla conclusione che il glifosate, diffuso erbicida prodotto dalla Monsanto Company<sup>5</sup> e commercializzato con il nome di “Roundup”, non presentava rischi per la salute umana, né per quanto riguarda il cancro, né per eventuali effetti negativi sul sistema riproduttivo ed endocrino.</p>
<p>Grazie a un’accurata indagine condotta dalla storica della scienza americana Naomi Oreskes, dell’Università di Harvard, e da Alexander Kaurov, ricercatore alla Victoria University of Wellington in Nuova Zelanda, si è scoperto che l’articolo era stato in realtà scritto con il contributo determinante della stessa Monsanto. In pratica si sarebbe trattato di un clamoroso caso di <em><i>ghostwriting</i></em> aziendale.</p>
<p>Gli autori che hanno firmato l’articolo sarebbero stati dei semplici prestanome, nascondendo un enorme conflitto di interessi e configurando in tal modo un’evidente frode scientifica. Si tratta indubbiamente di un episodio molto grave che mostra come talvolta le aziende possano compromettere il processo di revisione tra pari, attraverso appunto pratiche di ghostwriting, selezione mirata di studi non pubblicati e interpretazioni faziose.</p>
<p>La ritrattazione dell’articolo ha avuto vasta eco anche sui media generalisti, visto che da anni è in corso un acceso dibattito pubblico tra detrattori e difensori del glifosate.</p>
<p>Molti media hanno dato ampio risalto alla notizia facendo passare sostanzialmente il seguente messaggio: il glifosate è pericoloso e ce lo hanno tenuto nascosto per 25 anni.</p>
<p>In realtà le cose stanno diversamente e, ancora una volta, i fatti sono stati male interpretati e strumentalizzati.</p>
<p>È vero, come è stato riportato da molti media, che l’articolo in questione è stato spesso citato da chi sostiene la non pericolosità del glifosate. Tuttavia (e questo è stato raramente precisato dai media) le agenzie regolatorie, come l’Efsa (<em><i>European Food Safety Authority</i></em>), l’Epa (<em><i>United States Environmental Protection Agency</i></em>) e altri enti equivalenti canadesi e australiani che hanno sostanzialmente assolto il glifosate, non si sono mai basate su un unico studio per arrivare alle loro conclusioni.</p>
<p>Al contrario si basano sui moltissimi articoli presenti in letteratura scientifica che riguardano la tossicologia acuta e cronica, studi su animali da laboratorio, bio-monitoraggio su popolazioni umane, analisi dei residui negli alimenti, studi epidemiologici condotti su lavoratori agricoli, eccetera. Lo studio pubblicato da Regulatory Toxicology and Pharmacology era solamente uno dei tanti lavori presi in considerazione. Di conseguenza le conclusioni raggiunte dalle agenzie regolatorie non vengono smentite dal ritiro dell’articolo in questione.</p>
<p>La Iarc (<em><i>International Agency for Research on Cancer</i></em>) di Lione ha classificato il glifosate nel gruppo 2A, ovvero quello dei “probabili cancerogeni”, che significa «limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo ma sufficiente evidenza di cancerogenicità nell’animale» (nello stesso gruppo compaiono la carne rossa, le bevande molto calde e i fumi di frittura).</p>
<p>Tuttavia molti altri enti, quali Echa (<em><i>European Chemicals Agency</i></em>), le citate Efsa ed Epa, Who (<em><i>World Health Organization</i></em>), Jmpr (<em><i>Joint Meeting on Pesticide Residues</i></em>), e Fao (<em><i>Food and Agriculture Organization</i></em>), hanno espresso giudizi molto più rassicuranti, prevedendo comunque misure di cautela, come il divieto di utilizzarlo in aree densamente popolate o la necessità di riesaminare i livelli massimi di residui di questa sostanza che per legge possono essere presenti dentro e sopra gli alimenti.</p>
<p>Negli anni il glifosate ha continuato a essere studiato e dibattuto a livello internazionale e gli studi seri hanno sempre ridimensionato gli allarmi diffusi sul suo conto. Occorre inoltre osservare che la classificazione della Iarc considera il pericolo intrinseco, ovvero valuta se una sostanza può teoricamente causare il cancro in determinate condizioni. Essa però non quantifica il rischio reale legato all’esposizione effettiva alla sostanza. Ricordiamo che pericolo e rischio sono due concetti molto diversi.</p>
<p>Purtroppo i mass media continuano da anni a fornire informazioni allarmistiche sul glifosate, sottolineandone la presunta tossicità, spesso citando lavori scientifici che hanno tuttavia mostrato forti limiti metodologici e scarsa affidabilità<sup>6</sup>.</p>
<p>I due casi di ritrattazione di articoli scientifici che abbiamo esaminato confermano, ahimè, una cosa ben risaputa: la scarsa conoscenza di come funziona la scienza da parte di chi gestisce l’informazione. Se tale mancanza di conoscenza può essere giustificata nei comuni cittadini, appare più difficile perdonarla a chi, professionalmente, si occupa di fornir loro informazione. Prima di gridare allo scandalo e/o raggiungere affrettate e infondate conclusioni, i giornalisti dovrebbero, per dovere deontologico, approfondire i fatti, documentarsi a dovere ed eventualmente chiedere un parere a chi conosce i meccanismi con i quali funziona la ricerca scientifica.</p>
<p><strong>Silvano Fuso</strong></p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ol>
<li>R. Van Noorden, <em>More than 10,000 research papers were retracted in 2023 – a new record, </em>Nature 624 (7992), 479-481, 2023.</li>
<li><a href="https://retractionwatch.com/">retractionwatch.com</a></li>
<li> <a href="http://go.uaar.it/u6u7kaw">go.uaar.it/u6u7kaw</a></li>
<li>M. Bindi, S. Fuzzi, F. Miglietta, D. Papale, R. Valentini, <em>Lo squinternato teorema di Rampini contro gli scienziati-sacerdoti</em>, Scienzainrete, 12/12/2025: <a href="http://go.uaar.it/c9em3eu">go.uaar.it/c9em3eu</a></li>
<li>Multinazionale agrochimica, acquisita nel 2018 dalla Bayer.</li>
<li>E. Bucci, P. Conte, <em>Glifosato e cancro: nuovo studio, molti titoli&#8230; pochi fatti</em>: <a href="http://go.uaar.it/rgdod2x">go.uaar.it/rgdod2x</a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F15%2Farticoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione%2F&amp;linkname=Articoli%20scientifici%20ritirati%20e%20disinformazione" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F15%2Farticoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione%2F&amp;linkname=Articoli%20scientifici%20ritirati%20e%20disinformazione" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F15%2Farticoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione%2F&amp;linkname=Articoli%20scientifici%20ritirati%20e%20disinformazione" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F15%2Farticoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione%2F&amp;linkname=Articoli%20scientifici%20ritirati%20e%20disinformazione" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F15%2Farticoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione%2F&#038;title=Articoli%20scientifici%20ritirati%20e%20disinformazione" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/03/15/articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione/" data-a2a-title="Articoli scientifici ritirati e disinformazione"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/03/15/articoli-scientifici-ritirati-e-disinformazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paradosso nordico e paradossi italici</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/08/paradosso-nordico-e-paradossi-italici/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/03/08/paradosso-nordico-e-paradossi-italici/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 10:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=76775</guid>

					<description><![CDATA[L’Italia rimane uno dei paesi più conservatori sul fronte dell’educazione sessuale e affettiva, anche a causa di una classe politica clericale che frena qualsiasi innovazione. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Esattamente sessant’anni fa, la redazione del giornalino del liceo Parini di Milano decideva di pubblicare un’inchiesta intitolata Cosa pensano le ragazze d’oggi. Le ragazze di allora, come quelle di oggi, pensavano ovviamente tante...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/08/paradosso-nordico-e-paradossi-italici/" title="Read Paradosso nordico e paradossi italici">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Italia rimane uno dei paesi più conservatori sul fronte dell’educazione sessuale e affettiva, anche a causa di una classe politica clericale che frena qualsiasi innovazione. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Esattamente sessant’anni fa, la redazione del giornalino del liceo Parini di Milano decideva di pubblicare un’inchiesta intitolata <em><i>Cosa pensano le ragazze d’oggi</i></em>. Le ragazze di allora, come quelle di oggi, pensavano ovviamente tante cose, e su tanti argomenti. Pensavano, per esempio, alla sessualità, e all’esperienza (e prima ancora alla conoscenza) della stessa. Che al tempo, Dc imperante, era tuttavia un argomento tabù.</p>
<p><em><i>La zanzara</i></em>, così si chiamava quel giornalino, invece ne scrisse. E apriti cielo. Per essere più precisi, ad aprirsi in tutta la sua ampiezza fu la reazione cattolica, e in particolare quella di Gioventù studentesca (l’antenata di Comunione e liberazione). <span class="pullquote">Alcuni suoi esponenti denunciarono i giovani autori</span> del reportage. I quali furono portati in questura e fu chiesto loro di spogliarsi, onde consentire agli inquirenti di sincerarsi <em><i>de visu</i></em> delle loro «tare».</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76781" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Il Paese si spaccò in due, la politica anche: Dc e Msi da una parte, i partiti laici di centro e di sinistra dall’altra. I tre studenti furono in seguito assolti dall’accusa di «corruzione di minorenni». E la vicenda contribuì, prima del ʼ68, a far fare un passo avanti a una società italiana ancora fortemente bigotta.</p>
<p>Dieci anni dopo, ovvero cinquant’anni fa, uscì un romanzo, opera di due giovani autori di sinistra, Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, sotto lo pseudonimo di Rocco e Antonia. Aveva un taglio decisamente politico ma entrava anche nei dettagli – molto nei dettagli – dei rapporti tra due liceali. Si intitolava Porci con le ali e generò anch’esso un fragoroso scandalo. Ne fu tratto pure un film, che inizialmente fu sequestrato per oscenità. Il censore era il magistrato Claudio Vitalone, che due anni dopo diventò senatore Dc – corrente andreottiana.</p>
<p>In quello stesso decennio, ma sull’altro versante politico (quello della destra non bigotta, ma cafona), prendeva piede il filone della commedia erotica all’italiana. Si giravano e proiettavano a go-go film pruriginosi in cui abbondavano le scene riprese dal buco della serratura o sotto la doccia, e in cui imperversavano attrici svedesi quali Janet Agren, Anita Strindberg, Marina Lotar, Ewa Aulin.</p>
<p>Si andava in tal modo plasmando un immaginario collettivo già solleticato nel decennio precedente da Anita Ekberg ne <em><i>La dolce vita</i></em>, e che a quanto pare perdura tuttora: <em><i>vox populi vox dei</i></em>, «le nordiche la danno via facilmente». Se il cammino della liberazione sessuale degli italiani (e soprattutto delle italiane) continua a restare impervio, <em><i>Italians do it better</i></em>, sostiene qualcuno, che spera invece che nell’immaginario collettivo delle straniere ci sia Rocco Siffredi.</p>
<p>Sempre mezzo secolo fa, in un’epoca che ci appare sia molto lontana, sia molto vicina, una ventiduenne aveva il coraggio di scrivere un libro dal titolo inequivocabile: <em><i>Aborto: facciamolo da noi</i></em>. Si chiamava Eugenia Maria Roccella ed era un’attivista radicale. Poi ebbe una conversione a U – o a croce. Al punto che nel 2007 fu portavoce del Family day. Rientrata in politica nel partito postfascista di Giorgia Meloni, nel 2022 è diventata ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità.</p>
<p>Tra le sue tante dichiarazioni contro la libertà, contro il sesso, contro i diritti delle donne e dei gay, nelle settimane scorse ha rilasciato anche questa: «Non c’è correlazione tra l’educazione sessuale a scuola e una diminuzione di violenze contro le donne. Lo vediamo nei Paesi dove da molti anni [l’educazione sessuale a scuola] è un fatto assodato, come per esempio la Svezia. La Svezia ha più violenze e femminicidi di noi».</p>
<p>Confermando di avere un certo coraggio, Roccella l’ha affermato in occasione di una conferenza internazionale dedicata al contrasto del femminicidio. Nello stesso evento il ministro della giustizia Carlo Nordio ha sostenuto che il maschio non accetta la parità perché «nel suo codice genetico trova <em><i>sempre</i></em> una certa resistenza» (corsivo mio). E pazienza se il maschilismo imperversa soprattutto tra gli elettori che lo hanno portato al potere.</p>
<p>Il “paradosso nordico” evocato da Roccella, ovvero gli alti indici di violenza domestica contro le donne nelle società scandinave, è però un dato di fatto, su cui si dibatte da almeno dieci anni.<sup>1</sup> Ed <span class="pullquote">è opportuno chiarirne qualche aspetto</span>. È vero che in Italia il numero di femminicidi non è più alto di altri Paesi più “civili”. Ed è vero che, quando invece si guarda alle violenze (sessuali e no) nei confronti delle donne, le nazioni scandinave escono peggio dal confronto.<sup>2</sup> Ha dunque ragione Roccella?</p>
<p>Il quadro, in realtà, è molto più complesso. Innanzitutto, non è dimostrato che la Svezia abbia un numero di femminicidi maggiore dell’Italia. Per quanto vi siano enormi difficoltà nella raccolta dei dati (spesso non omogenei), forti variazioni degli stessi da un anno all’altro, differenti tempistiche processuali, talvolta contraddizioni tra fonti inerenti i medesimi Paesi, a guidare la mortificante classifica ci sono semmai gli Stati baltici, che hanno storie e società molto diverse da quelli scandinavi. In secondo luogo, l’incidenza dell’assassinio di donne sul totale degli omicidi è in crescita, così come sono proporzionalmente in crescita quelli in ambito domestico.<sup>3</sup></p>
<p>L’aspetto però più preoccupante è che la ministra, animata probabilmente dall’intenzione di sfruttare una “vetrina” contro il femminicidio per attaccare l’educazione sessuale, si è basata su due falsi assunti: l’educazione sessuale non ha infatti come unico scopo quello di impedire la violenza sulle donne, e non è nemmeno l’unico strumento utilizzabile per limitarla. E guarda il caso, strada facendo Roccella si è anche dimenticata tutti gli altri indici in cui l’Italia finisce dietro (talvolta enormemente dietro) i Paesi nordici:</p>
<ul>
<li>il benessere è maggiore, e le donne ne usufruiscono proporzionalmente di più;</li>
<li>lo stesso accade per la libertà personale;</li>
<li>il <em><i>gender gap </i></em>è incomparabilmente inferiore rispetto a quello italiano;</li>
<li>esiste una maggior consapevolezza dei propri diritti da parte delle giovani e delle donne;</li>
<li>le società sono meno stereotipate e più rispettose dei diritti delle donne (e non solo);</li>
<li>sono state minimizzate le gravidanze adolescenziali e le malattie trasmissibili;</li>
<li>l’accesso alla contraccezione è più semplice;</li>
<li>il rapporto con la pornografia è molto più informato;</li>
<li>la partecipazione femminile al mondo del lavoro (e alla conseguente indipendenza economica) è incomparabilmente più elevato;</li>
<li>i cittadini e le cittadine si dichiarano più felici;</li>
<li>e, soprattutto, il tema del consenso è una faccenda presa molto seriamente e la gran parte delle svedesi sa come farlo valere.<sup>4</sup></li>
</ul>
<p>Tale elenco (parziale) è la motivazione per cui si usa, per l’appunto, la parola “paradosso”: già da solo, basterebbe e avanzerebbe a giustificare l’introduzione obbligatoria dell’educazione sessuale in ogni scuola di ordine e grado. Questo contesto profondamente differente dal nostro conduce quindi anche a una maggior facilità nel denunciare le violenze subite, e dunque a una maggior numerosità delle stesse.</p>
<p>È in effetti un paradosso, ma opera nella direzione opposta rispetto a quanto sostenuto dalla ministra. Ne trova una conferma il recente caso del principe norvegese Hoiby, che è finito sotto processo per una lunga lista di denunce di stupro e aggressioni, mentre in Italia non è mai stato denunciato un solo vescovo. Per usare un altro paragone: nell’indice della criminalità compilato dal <em><i>Sole 24 Ore</i></em>, la provincia di Rimini si è piazzata al quinto posto, e Palermo al ventiquattresimo. Forse la Romagna, a vostra insaputa, è finita nelle mani della delinquenza organizzata? No: molto semplicemente, la classifica è basata sul numero di denunce presentate.<sup>5</sup></p>
<p>Tra l’altro, il nostro Paese presenta il secondo dato più basso d’Europa per incidenza degli omicidi sul totale della popolazione: ciononostante, la nostra società è decisamente diversa in termini di sicurezza dalla nazione che occupa il primo posto, ovvero il Lussemburgo.<sup>6</sup> La destra lamenta costantemente un deficit di sicurezza nella penisola: perché lo fa, se le statistiche le danno torto? Perché <span class="pullquote">è chiaro che il numero non dice tutto</span>, se non si analizzano tutte le variabili in gioco.</p>
<p>Ebbene, quando lo si fa, emerge che gli «studi statisticamente costruiti con questi livelli di accuratezza hanno sempre documentato i benefici dell’educazione sessuo-affettiva nella costruzione di relazioni sane, paritarie ed egualitarie». E questo in differenti Paesi, non solo in Scandinavia. Per contro, «è dimostrato che laddove la sopraffazione maschile sulle donne è presente in modo sistematico ed è normalizzata, gli esiti più estremi della violenza sono più rari, perché le vittime sono scoraggiate dall’idea di ribellarsi e separarsi dal partner».<sup>7</sup> Anche la fiducia nelle istituzioni, soprattutto quelle incaricate di assicurare la giustizia, svolge un ruolo positivo. Ora domandatevi se è maggiore in Italia, oppure in Svezia.</p>
<p>Non che non esistano problemi. Sette anni fa, il governo (di sinistra) ha speso una somma ingente per realizzare video in diverse lingue allo scopo di far comprendere agli immigrati – e soprattutto alle immigrate – non solo la legge del Paese in materia sessuale, ma anche parecchi altri aspetti della sessualità stessa. Definiamoli, per semplicità, “corsi di aggiornamento”.</p>
<p>E rimane difficile comprendere le cause profonde della persistenza del fenomeno. Gracia e Merlo, coloro che hanno coniato l’espressione “paradosso nordico”, hanno avanzato l’ipotesi che i valori elevati di violenza domestica registrati nelle società scandinave possano essere dovuti anche a una pulsione “vendicativa”, in reazione diretta alla maggior libertà conquistata dalle donne, che avrebbe eroso i tradizionali ruoli di potere ricoperti dai maschi.<sup>8</sup> Se la teoria fosse confermata, costituirebbe un ulteriore cortocircuito nella demonizzazione praticata da Roccella e dal governo a cui appartiene.</p>
<p>E non solo da loro. L’educazione sessuale onnicomprensiva (<em><i>Comprehensive sex education</i></em>) è un programma dell’Unfpa, l’Agenzia di salute sessuale e riproduttiva dell’Onu, ed è promossa anche da altre agenzie delle Nazioni Unite come l’Unesco e l’Oms. A combatterla, in sede internazionale, ci sono soprattutto i Paesi a maggioranza musulmana, oltre (non poteva mancare) allo Stato della Città del Vaticano.</p>
<p>Non è dunque affatto sorprendente che, da un lato, secondo un sondaggio condotto da Ipsos per Save the children, una percentuale di genitori superiore al 90% chiede che l’educazione affettiva e sessuale sia materia obbligatoria a scuola;<sup>9</sup> e che, dall’altro, l’Italia sia una delle sette nazioni dell’Unione europea in cui ancora non lo è. Le ulteriori sei sono Bulgaria, Croazia, Lituania, Romania, Slovacchia e Ungheria: non proprio la <em><i>crème</i></em> comunitaria, in fatto di progresso civile.</p>
<p>Da noi l’educazione sessuale continua infatti a essere facoltativa, in assenza di un quadro giuridico definito, e finisce pertanto per diventare un’ulteriore opportunità di evangelizzazione per il mondo cattolico, specialmente quello integralista: che non solo combatte (oltre che il fantomatico “gender”) persino l’educazione sessuale tutt’altro che rivoluzionaria promossa dall’Onu, ma ne approfitta per veicolare la sua, improntata naturalmente a concezioni anni cinquanta (non necessariamente del ventesimo secolo).<sup>10</sup> Con il sostegno, altrettanto scontato, della coalizione di governo di destra – peraltro parecchio estrema.</p>
<p>Che talvolta è davvero spudorato. Nella manovra 2025 fu accolto un emendamento presentato da Riccardo Magi (+Europa) che stanziava una somma non eccezionale, ma significativa, per l’insegnamento dell’educazione sessuale e affettiva. Paradossalmente, fu approvato a larghissima maggioranza. La canea degli estremisti cattolici contro il “tradimento” della destra (che probabilmente era invece dovuto alla mancata comprensione del testo in votazione) portò quindi, dopo l’approvazione della legge, a un colpo di mano del ministro per i rapporti con il parlamento, Luca Ciriani, che dirottò i fondi alla formazione dei docenti sulla prevenzione dell’infertilità.</p>
<p>Nel 2025 la contrapposizione si è riproposta. Una deputata leghista, Giorgia Latini, ha presentato un emendamento che vietava l’educazione sessuale nelle scuole medie. Accantonato dopo vivaci critiche, il ministro leghista dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara (già dirigente dell’Università europea di proprietà dei Legionari di Cristo), ha proposto che l’insegnamento fosse subordinato al consenso informato e preventivo dei genitori sia alle medie, sia alle superiori.</p>
<p>Di fronte alle nuove contestazioni dell’opposizione, che è arrivata a ricorrere all’ostruzionismo, Valditara ha scatenato un putiferio in aula, attaccandola con un sonoro «Vergognatevi!». La camera ha infine approvato il suo disegno di legge, che vieta esplicitamente la didattica “sessuale” nelle scuole dell’infanzia nonché alle elementari. Ora tocca al Senato ratificarlo. E non ci sono dubbi che lo farà.</p>
<p>In occasione dell’ultima manovra finanziaria, il capogruppo dei senatori Pd Francesco Boccia ha compiuto un ennesimo tentativo, cercando di introdurre un finanziamento dei percorsi educativi su affettività e sessualità. La maggioranza di governo è stata nuovamente granitica, e il testo finale approvato dal parlamento è privo di ogni menzione dell’educazione sessuale, facendo riferimento soltanto a generiche iniziative «in materia di pari opportunità, diritto all’integrità fisica, consapevolezza affettiva e rispetto reciproco». La linea del governo è dunque chiarissima: a scuola si può parlare di sesso soltanto con modalità cattolicamente corrette.</p>
<p>Ed è una linea che si allarga addirittura al concetto di “consenso” per il reato di violenza sessuale. Un molto strombazzato accordo tra Meloni e Schlein per introdurre il principio nella legislazione penale (riprendendolo tale e quale dalla convenzione di Istanbul, sottoscritta dall’Italia nel 2013), era stato originariamente confermato dall’approvazione all’unanimità della Camera, e ulteriormente suggellato qualche giorno dopo dall’introduzione del reato di femminicidio, diventato legge il 25 novembre, e sempre con voto unanime. Tuttavia, non appena il testo è arrivato in senato, a destra sono subito cominciati i distinguo, con la richiesta di nuovi approfondimenti con gli esperti della materia (soprattutto quelli con l’impostazione ideologica che potete facilmente immaginare).</p>
<p>Su questo punto è doveroso scrivere che l’opposizione sta facendo un buon lavoro laico. Ne trova conferma la polarizzazione che si registra a livello regionale. Un anno fa la Regione Liguria (amministrata dalla destra) ha stanziato 220.000 euro da erogare alle parrocchie affinché impartissero «educazione all’affettività». Lo scorso novembre, invece, il Comune di Genova (amministrato dal centrosinistra) ha avviato un progetto-pilota di educazione sessuale e affettiva rivolto a bambini tra i tre e i cinque anni. I diritti civili e laici variano ormai fortemente da realtà a realtà, e anche questo aspetto non può che destare preoccupazione.</p>
<p>Come sempre, come ovunque, non è la fede il problema principale, ma la legislazione basata sulla fede. Perché il modello italico di Valditara e Roccella ricorda paradossalmente più l’insegnamento nelle madrase che quello svedese. Il rischio è che la società italiana importi anche la tendenza “vizi privati, pubbliche virtù” che dilaga nei Paesi a maggioranza musulmana: che da una parte vietano la fruizione di pornografia, dall’altra capeggiano tutte le classifiche di consumo effettivo.</p>
<p>Il loro atteggiamento perverso è sfociato anche in condanne subite da una turista olandese in Qatar e una norvegese negli Emirati, che hanno denunciato di essere state stuprate, e <em><i>quindi</i></em> sono state arrestate per adulterio. Due casi di “nordiche” che, a conferma dell’impostazione sbagliata delle tesi di Roccella, hanno destato l’attenzione della stampa e dei rispettivi governi, che si sono adoperati per far rimpatriare le loro sfortunate concittadine. Ora, pensiamo a una donna qatariota, o emiratina: che fine farebbe, se fosse lei a denunciare una violenza carnale?</p>
<p>Mentre celebriamo le “liberazioni” di tanti lustri fa, la cultura oggi dominante nel nostro Paese preferisce mettere in discussione un altro Stato, in cui l’educazione sessuale obbligatoria è stata introdotta nelle scuole addirittura dieci anni prima dell’inchiesta della <em><i>Zanzara</i></em>. La Svezia è stata anche tra le prime nazioni a criminalizzare lo stupro coniugale. I suoi uomini non sono la copia clonata degli antichi predatori vichinghi, e le sue donne non sono le disponibili “gnocche” di tanti film sexy degli anni settanta.</p>
<p>Quando, qualche settimana fa, al liceo Giulio Cesare di Roma è apparsa una scioccante “lista stupri”, contenente i nomi delle ragazze da violentare, il ministro Valditara ha denunciato la gravità dell’episodio, chiedendo però che fosse l’istituto a intervenire. Lui, che è il ministro dell’istruzione, non ha manifestato l’intenzione di muoversi. E forse dovrebbe intervenire innanzitutto su sé stesso. Perché insieme a Roccella, e ai loro complici, veicola una sessualità arcaica, machista e immutabile, che rende l’Italia un’eccezione all’interno dell’Europa occidentale. Una collocazione di cui dovremmo tutti vergognarci.</p>
<p><strong>Raffaele Carcano</strong></p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ol>
<li>Ovvero dall’articolo <em>Intimate partner violence against women and the Nordic paradox</em>. di Enrique Gracia e Juan Merlo, pubblicato su Social Science &amp; Medicine, volume 157, maggio 2016, pagine 27-30 (<a href="http://go.uaar.it/dizrs0r">go.uaar.it/dizrs0r</a>).</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/dgi7wc9">go.uaar.it/dgi7wc9</a>.</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/1y1gyml">go.uaar.it/1y1gyml</a>.</li>
<li>Cfr. il libro di Flavia Restivo <em>Gli svedesi lo fanno meglio. Come un’educazione affettiva e sessuale di stampo nordico può cambiare il nostro Paese</em> (Rizzoli), da noi intervistata nel numero 3/2025 (<a href="http://go.uaar.it/ziscb0a">go.uaar.it/ziscb0a</a>).</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/ut1oq21">go.uaar.it/ut1oq21</a>.</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/7q7y8op">go.uaar.it/7q7y8op</a>.</li>
<li>Maria Cristina Valsecchi,<em> Sì, l’educazione sessuale contribuisce a prevenire la violenza contro le donne</em> (Scienza in rete, <a href="http://go.uaar.it/s58hpex)">go.uaar.it/s58hpex)</a>.</li>
<li>Giulia Siviero, <em>il paradosso nordico</em> (Il Post), <a href="http://go.uaar.it/tcjxbg6">go.uaar.it/tcjxbg6</a>.</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/tm7553u">go.uaar.it/tm7553u</a>.</li>
<li>Ne ha scritto Daniele Passanante nel numero 2/2024, <a href="http://go.uaar.it/r1328gu">go.uaar.it/r1328gu</a>.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F08%2Fparadosso-nordico-e-paradossi-italici%2F&amp;linkname=Paradosso%20nordico%20e%20paradossi%20italici" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F08%2Fparadosso-nordico-e-paradossi-italici%2F&amp;linkname=Paradosso%20nordico%20e%20paradossi%20italici" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F08%2Fparadosso-nordico-e-paradossi-italici%2F&amp;linkname=Paradosso%20nordico%20e%20paradossi%20italici" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F08%2Fparadosso-nordico-e-paradossi-italici%2F&amp;linkname=Paradosso%20nordico%20e%20paradossi%20italici" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F08%2Fparadosso-nordico-e-paradossi-italici%2F&#038;title=Paradosso%20nordico%20e%20paradossi%20italici" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/03/08/paradosso-nordico-e-paradossi-italici/" data-a2a-title="Paradosso nordico e paradossi italici"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/03/08/paradosso-nordico-e-paradossi-italici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La favola dark della “famiglia nel bosco”</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/01/la-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/03/01/la-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 10:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=76751</guid>

					<description><![CDATA[La vicenda della &#8220;famiglia nel bosco&#8221; ha diviso l’opinione pubblica e ha fatto emergere alcune problematiche di uno stile di vita &#8220;alternativo&#8221;. Affronta il tema con lucidità laica Micaela Grosso sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Nel settembre 2024, nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, una famiglia anglo-australiana ha vissuto un’esperienza divenuta celebre. Parliamo di una vicenda che ha spaccato in due l’opinione pubblica e che avrebbe...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/01/la-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco/" title="Read La favola dark della “famiglia nel bosco”">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La vicenda della &#8220;famiglia nel bosco&#8221; ha diviso l’opinione pubblica e ha fatto emergere alcune problematiche di uno stile di vita &#8220;alternativo&#8221;. Affronta il tema con lucidità laica Micaela Grosso sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Nel settembre 2024, nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, una famiglia anglo-australiana ha vissuto un’esperienza divenuta celebre. Parliamo di una vicenda che ha spaccato in due l’opinione pubblica e che avrebbe dovuto far riflettere chiunque sul confine tra scelte di vita alternative e negligenza: tutti e cinque i membri del nucleo familiare sono finiti in ospedale per intossicazione da funghi velenosi.</p>
<p>Il 23 settembre, dopo aver consumato un pranzo a base di russule raccolte nel bosco, <span class="pullquote">l’intera famiglia ha accusato sintomi, gravi, di avvelenamentoì</span>. I tre bambini, di età compresa tra i sei e gli otto anni, sono caduti in preda agli spasmi. Ma il dettaglio più agghiacciante è un altro: i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, non hanno chiamato il 118, ma a farlo è stato – per fortuna – un amico che li ha trovati in quelle condizioni. Quando i primi soccorritori sono arrivati sul posto, le condizioni di Catherine erano talmente serie che è stato necessario interpellare l’elisoccorso. L’intera famiglia è stata divisa e trasportata in due ospedali diversi, a Chieti e Vasto, dove solo grazie alle lavande gastriche si è evitato il peggio.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76755" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>I funghi responsabili dell’avvelenamento erano due tipi di russule tossiche e in parte velenose: la Russula torulosa e la Russula emetica, che ai non esperti appaiono simili ad altre russule commestibili. Una dimostrazione plastica di come in realtà non necessariamente chi si proclama “figlio della natura”, come i due genitori della famiglia in questione, sia competente in materia di natura stessa o conosca adeguatamente ciò che raccoglie e mangia.</p>
<p>Nelle settimane successive, Catherine ha cercato di minimizzare l’accaduto sostenendo si fosse trattato «solo di indigestione», una versione che stride drammaticamente con la necessità di un intervento tempestivo e lavande gastriche d’urgenza. Eppure, da questa vicenda che grida trascuratezza, è nato uno dei casi mediatici più grotteschi e rivelativi dell’Italia contemporanea, capace di trasformare due adulti che hanno messo a rischio la vita dei propri figli in simboli romantici di una purezza perduta.</p>
<p>Nathan Trevallion e Catherine Birmingham hanno scelto di vivere in un rudere fatiscente privo di acqua corrente, elettricità, gas e servizi igienici interni. Il loro bagno interno era stato trasformato in un bagno a secco esterno «per adeguarlo a modalità di vita rispettose dell’ambiente», secondo quanto riportato dal sindaco di Palmoli. Acqua non potabile prelevata da un pozzo, un pannellino fotovoltaico per affrontare gli inverni rigidi dell’Appennino abruzzese, neanche l’ombra di socializzazione per i bambini e istruzione parentale in una famiglia in cui, come emerso successivamente, i genitori stessi hanno ammesso di non aver compreso l’ordinanza del tribunale perché «scritta in italiano». Recentemente, a dirla tutta, si sarebbe scoperto che i bambini sono addirittura analfabeti.</p>
<p>I Trevallion vivono una sorta di religione di Madre Natura ma, come visto, evidentemente non la conoscono così bene. Soprattutto non conoscono i funghi che raccolgono e che poi danno da mangiare non solo a sé stessi, ma anche ai propri figli. Ma invece di sollevare interrogativi sulla capacità di questi genitori di proteggere i propri figli, in Italia è scattato il riflesso condizionato dello scandalo al contrario: «Poveri, puri, senza smartphone, lontani dalla scuola che forma automi». La narrazione perfetta per chi non ha letto una riga degli atti processuali ma ha già pronta la propria opinione preconfezionata, condita di antimodernismo e diffidenza verso lo Stato.</p>
<p>Sull’avvelenamento è partita la prima indagine dei carabinieri, che hanno poi allertato i servizi sociali aprendo la trafila giuridica approdata al Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Quando i servizi sociali, colpevolmente impegnati a fare il proprio lavoro, sono intervenuti, hanno scoperto un quadro preoccupante: oltre alle condizioni abitative inadeguate, i bambini non avevano un pediatra di riferimento, non erano completamente vaccinati (pur avendo ricevuto, pare, alcune vaccinazioni alla nascita) e vivevano in una situazione di «sostanziale abbandono» secondo le relazioni ufficiali. Il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha quindi disposto l’allontanamento dei tre bambini, che sono stati trasferiti in una comunità educativa insieme alla madre per un periodo di osservazione.</p>
<p><span class="pullquote">La risposta dell’opinione pubblica italiana è stata immediata</span> e spettacolare: petizioni, video virali sui «ladri di figli», teorie complottiste su presunte lobby dell’eolico che vorrebbero espropriare il terreno e ovviamente l’immancabile intervento della politica.</p>
<p>Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha cavalcato la vicenda con la sua consueta, raffinata sensibilità istituzionale e ha dato il suo prezzo definendo l’accaduto «un sequestro di tre bambini portati via in maniera indegna» e concludendo con un postscriptum significativo: «Assistenti sociali, avvocati e giudici sono sempre attesi nei campi Rom abusivi di tutta Italia». Un delicatissimo paragone razzista che rivela l’approccio selettivo alla legalità: famiglia bianca anglo-australiana in condizioni igieniche precarie? Eroi da difendere. Rom nelle stesse condizioni? Problema da sgomberare.</p>
<p>Mentre dilagavano i video romantici della famiglia felice intorno alla tavola (perché, come ci insegna il caso Franzoni, le foto sorridenti prima di una tragedia non significano nulla), emergevano dettagli inquietanti della vicenda. Durante i tentativi dei servizi sociali di garantire assistenza sanitaria ai bambini, Nathan Trevallion ha avanzato una richiesta che definire arrogante è riduttivo: 50.000 euro per ogni figlio, per un totale di 150.000 euro, come “garanzia” per permettere visite mediche, prelievi del sangue e una valutazione neuropsichiatrica infantile.</p>
<p>Stando all’opinione del sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, questa richiesta è stata avanzata «in maniera provocatoria», ma rivela un atteggiamento di fondo profondamente problematico: i genitori hanno sistematicamente rifiutato ogni forma di collaborazione con i servizi sociali, impedendo l’accesso all’abitazione e il contatto diretto con i minori. Avevano concordato un percorso condiviso con il Comune per la ristrutturazione della casa, visite sanitarie e incontri psico-educativi settimanali, ma hanno successivamente dichiarato di «non essere più interessati».</p>
<p>Ed ecco il colpo di scena finale: di fronte alla prospettiva di perdere i figli, la comunità locale si è mobilitata. Giuseppe Masciulli ha offerto gratuitamente alla famiglia un’abitazione in paese con tre camere da letto, cucina, soggiorno, due bagni completi, tutte le utenze, riscaldamento a metano e caminetto a legna. Si è organizzata una colletta per ristrutturare il casolare nel bosco. La famiglia ha accettato entrambe le offerte.</p>
<p>Il paradosso è stridente: in un Paese che manca di asili nido e fondi essenziali, si materializza magicamente un casale gratuito per chi ha rifiutato ogni aiuto istituzionale e messo a rischio la vita dei propri figli. Questa è, chiaramente, la solidarietà selettiva dell’Italia delle emergenze emotive, che ignora sistematicamente le povertà quotidiane ma si commuove per i “pionieri del niente” purché abbiano la pelle del colore giusto.</p>
<p>Secondo quanto circolato nel dibattito pubblico, Catherine Birmingham si presenterebbe come “curatrice” e guida spirituale, offrendo servizi di “healing” e consulenze che spaziano dalla rielaborazione di traumi alla guarigione energetica sino a giungere alla capacità di rintracciare animali smarriti, in un catalogo che mescola lessico pseudoscientifico e pratiche esoteriche.</p>
<p>Il contrasto con la retorica anti-sistema sarebbe evidente: mentre si celebrava la vita essenziale nei boschi lontana dalle “perversioni del mondo moderno”, si utilizzerebbero piattaforme digitali e sistemi di pagamento elettronico per monetizzare servizi non sottoposti ad alcun controllo deontologico o scientifico. Da un lato si rifiuterebbero vaccini e pediatri, dall’altro si sfrutterebbe internet per vendere “guarigioni” che si collocano fuori da ogni verifica.</p>
<p><span class="pullquote">La vicenda solleva interrogativi scomodi</span>. Perché due australiani hanno scelto di vivere questa vita “naturalistica” proprio in Italia e non in Australia, dove le normative sulla tutela dei minori avrebbero probabilmente posto limiti più stringenti fin dall’inizio? Perché chi predica il ritorno alla natura e la vita senza contaminazioni poi usa smartphone e computer per lavorare online? E soprattutto: perché chi non riesce a comprendere un’ordinanza in italiano si arroga il diritto di fare istruzione parentale ai propri figli, e poi non è nemmeno in grado di alfabetizzarli?</p>
<p>La realtà è che la “famiglia nel bosco” è diventata uno specchio deformante delle contraddizioni italiane: l’antimodernismo ideologico, la diffidenza verso le istituzioni, il razzismo selettivo, la tendenza a trasformare ogni vicenda giudiziaria in una battaglia ideologica senza conoscere gli atti. Nel frattempo, i protagonisti di questa storia hanno ora accettato di vaccinare i figli e di permettere un’insegnante per l’istruzione domiciliare, dimostrando che forse non erano poi così contrari alla modernità quando il prezzo da pagare si fa concreto.</p>
<p>Ora che la famiglia Trevallion-Birmingham ha ottenuto un’abitazione gratuita e la comunità si è mobilitata per ristrutturare la loro proprietà, forse è il momento di chiedersi: quante altre famiglie in difficoltà, italiane, senza l’aureola romantica del “ritorno alla natura” e senza il privilegio della pelle bianca, avrebbero ricevuto lo stesso trattamento? La risposta, purtroppo, la conosciamo già. E dice molto di più sulla società italiana di quanto qualsiasi discorso sul “buon selvaggio” potrebbe mai rivelare.</p>
<p><strong>Micaela Grosso</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/adesione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Iscriviti all&#8217;Uaar</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in digitale</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F01%2Fla-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco%2F&amp;linkname=La%20favola%20dark%20della%20%E2%80%9Cfamiglia%20nel%20bosco%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F01%2Fla-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco%2F&amp;linkname=La%20favola%20dark%20della%20%E2%80%9Cfamiglia%20nel%20bosco%E2%80%9D" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F01%2Fla-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco%2F&amp;linkname=La%20favola%20dark%20della%20%E2%80%9Cfamiglia%20nel%20bosco%E2%80%9D" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F01%2Fla-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco%2F&amp;linkname=La%20favola%20dark%20della%20%E2%80%9Cfamiglia%20nel%20bosco%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F01%2Fla-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco%2F&#038;title=La%20favola%20dark%20della%20%E2%80%9Cfamiglia%20nel%20bosco%E2%80%9D" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/03/01/la-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco/" data-a2a-title="La favola dark della “famiglia nel bosco”"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/03/01/la-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Confessionalismo in salsa britannica e tanto altro sul n. 1/2026 della rivista Nessun Dogma</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/02/25/confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2026/02/25/confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=76746</guid>

					<description><![CDATA[Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove. La copertina del numero 1/2026 di Paolo Ferrarini...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/02/25/confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma/" title="Read Confessionalismo in salsa britannica e tanto altro sul n. 1/2026 della rivista Nessun Dogma">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar <a href="https://rivista.nessundogma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://rivista.nessundogma.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1583911345263000&amp;usg=AFQjCNFa9Qp08cg3F0iKPgvt2_g-g61Arg"><em>Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano</em></a>. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.</p>
<p>La copertina del numero 1/2026 di Paolo Ferrarini vuole rappresentare l&#8217;influenza che ha ancora la Chiesa anglicana dentro le istituzioni del Regno Unito, nonché l&#8217;anacronismo di questa situazione in un contesto laico e moderno. Alcuni articoli di questa uscita trattano la questione. Valentino Salvatore tratteggia la storia e le evoluzioni recenti del confessionalismo anglicano, ora declinato in chiave multiculturalista, e delle sue contraddizioni molto evidenti in un Paese sempre più secolarizzato. Nicola Nobili si dedica invece alle diatribe interne della confessione anglicana, con la prospettiva sempre più concreta di uno scisma per le divergenze su temi come coppie lgbt e ordinazione delle donne.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76749" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-768x403.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-650x341.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-1024x537.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. La responsabile iniziative legali Adele Orioli esamina in punta di diritto la questione dell&#8217;impazzare dei riti religiosi a scuola, soprattutto durante le festività. L&#8217;avvocato Alessandro Cirelli fa il punto sulla questione del fine vita in Italia, in particolare sui limiti imposti alle Regioni e sui rischi di una legge clericale a livello nazionale. Il nostro addetto stampa Daniele Passanante tratta dei corsi prematrimoniali laici organizzati da diversi Comuni e dell&#8217;avanzamento dei matrimoni non religiosi. Il giornalista Federico Tulli fa un&#8217;inchiesta sull&#8217;ennesimo privilegio clericale: l&#8217;esenzione dalle tasse universitarie per i membri permanenti di ordini religiosi cattolici. La referente per l&#8217;Uaar in Spagna Federica Marzioni presenta il caso di una fondazione cattolica che a Madrid si è segnalata per la sua vistosa &#8220;conversione&#8221; alla speculazione edilizia, emblematico del peso che ha l&#8217;immobiliarismo clericale sulla vivibilità in tante città. Il direttore della rivista Raffaele Carcano riflette su come interpretare il &#8220;paradosso nordico&#8221; e di come questo sia usato come paravento dai clericali nostrani per frenare qualsiasi avanzamento sull&#8217;educazione sessuale e affettiva. In questa uscita vi presentiamo inoltre la traduzione di un articolo di Nathan H. Lents e Samantha Vee, tratto da <em>Skeptical Inquirer</em>, che approfondisce i modi in cui la rivoluzione darwiniana sta impattando sulla medicina. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso tratta la questione, sempre più sentita, dell&#8217;impatto che gli articoli scientifici ritirati possono avere sulla credibilità della ricerca. Paolo Ferrarini ci invita a riflettere sullo sdoganamento della &#8220;stronzaggine&#8221;, soprattutto a opera della destra populista. Dal canto suo Micaela Grosso dedica una impietosa disamina al caso della &#8220;famiglia nel bosco&#8221;.</p>
<p>Su <em>Nessun Dogma</em> diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell&#8217;associazione. La responsabile circolo Irene Tartaglia stavolta ci presenta il circolo Uaar di Bologna.</p>
<p>Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’<em>Osservatorio laico</em> dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. <em>Impegnarsi a ragion veduta</em> a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell&#8217;associazione <a href="https://www.uaar.it/uaar/territorio/">sul territorio</a> a cura della responsabile circoli Irene Tartaglia. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione <em>Arte e ragione</em> in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di <em>Agire laico</em> per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.</p>
<p>Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato <em>Brexit</em>.</p>
<p><em>Sono passati dieci anni da quando i cittadini del Regno Unito decisero, </em><em>in un referendum, di uscire dall’Unione europea. A dirla tutta, </em><em>però, la Manica si stava allargando già da molto tempo. Il quadro </em><em>istituzionale di quel Paese è rimasto fermo alla regina Elisabetta (la </em><em>prima, non la seconda), e rimane l’unica nazione europea in cui i </em><em>vescovi siedono ancora in parlamento, con il capo di Stato che è </em><em>anche bizzarramente capo dell’altrettanto curiosa Chiesa di Stato.<br />
</em><br />
<em>L’anomalia britannica ci insegna che anche le più antiche e solide </em><em>democrazie, se non si rinnovano, rischiano pian piano di appassire. </em><em>Ma ci insegna anche che il rinnovamento può essere altrettanto irrazionale, </em><em>tra le derive sempre più marcate in favore del comunitarismo </em><em>religioso e la svolta verso il nazionalismo cristiano di estrema destra. </em><em>Quest’ultima sarebbe l’ennesima scelta stravagante: risolvere i guai </em><em>creati dalla Brexit premiando chi l’ha voluta.</em></p>
<p><em>Paradossalmente, però, in tal modo governerebbero forze politiche </em><em>che, in Europa, al potere ci sono già. In Italia, per esempio. Dove </em><em>alcuni ministri promuovono politiche del tipo “niente sesso, siamo </em><em>clericali”, e dove canti religiosi, messe e presepi imperversano in </em><em>contesti pubblici più spesso della pioggia a Londra. E dove è emigrato </em><em>il papà (inglese) della “famiglia nel bosco”.</em><br />
<em><br />
OK: gli inglesi ci hanno dato anche tante nozioni utili, a partire dal </em><em>darwinismo. Confidiamo che riflettere sulle loro vicende (e, come </em><em>sempre, su tante altre) si possa rivelare proficuo – per quanto non </em><em>altrettanto rivoluzionario.</em><br />
<em><br />
Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino</em></p>
<p><strong><br />
La redazione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a class="btn-toolset" href="https://rivista.nessundogma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Consulta il sommario</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Acquista a €2 il numero in pdf</strong></a> <a class="btn-toolset" href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Abbonati</strong></a></p>
<p>Sei già <a href="https://www.uaar.it/adesione">socio</a>? Entra nell&#8217;<a href="https://www.uaar.it/user">area riservata</a> per scaricare gratis il numero in digitale!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F25%2Fconfessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma%2F&amp;linkname=Confessionalismo%20in%20salsa%20britannica%20e%20tanto%20altro%20sul%20n.%201%2F2026%20della%20rivista%20Nessun%20Dogma" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F25%2Fconfessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma%2F&amp;linkname=Confessionalismo%20in%20salsa%20britannica%20e%20tanto%20altro%20sul%20n.%201%2F2026%20della%20rivista%20Nessun%20Dogma" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F25%2Fconfessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma%2F&amp;linkname=Confessionalismo%20in%20salsa%20britannica%20e%20tanto%20altro%20sul%20n.%201%2F2026%20della%20rivista%20Nessun%20Dogma" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F25%2Fconfessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma%2F&amp;linkname=Confessionalismo%20in%20salsa%20britannica%20e%20tanto%20altro%20sul%20n.%201%2F2026%20della%20rivista%20Nessun%20Dogma" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F25%2Fconfessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma%2F&#038;title=Confessionalismo%20in%20salsa%20britannica%20e%20tanto%20altro%20sul%20n.%201%2F2026%20della%20rivista%20Nessun%20Dogma" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/02/25/confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma/" data-a2a-title="Confessionalismo in salsa britannica e tanto altro sul n. 1/2026 della rivista Nessun Dogma"></a></p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://blog.uaar.it/2026/02/25/confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-nessun-dogma/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using disk: enhanced 

Served from: blog.uaar.it @ 2026-04-22 15:37:29 by W3 Total Cache
-->