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	<title>Rivista Nessun Dogma &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Medicina basata sulle evidenze?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 09:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Ordine dei Medici di Padova riconosce crediti formativi a un evento sulle medicine &#8220;non convenzionali&#8221;: il caso riapre la questione dei professionisti sanitari che sdoganano pratiche pseudoscientifiche. Affronta il tema Massimo Albertin sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Il 6 giugno 2026 si è tenuto a Padova un evento promosso dall’Ordine provinciale dei medici (Omceo) di Padova intitolato “Medicine non convenzionali: indicazioni – controindicazioni – prospettive” che ha...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/16/medicina-basata-sulle-evidenze/" title="Read Medicina basata sulle evidenze?">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Ordine dei Medici di Padova riconosce crediti formativi a un evento sulle medicine &#8220;non convenzionali&#8221;: il caso riapre la questione dei professionisti sanitari che sdoganano pratiche pseudoscientifiche. Affronta il tema Massimo Albertin sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Il 6 giugno 2026 si è tenuto a Padova un evento promosso dall’Ordine provinciale dei medici (Omceo) di Padova intitolato “Medicine non convenzionali: indicazioni – controindicazioni – prospettive” che ha dato ai partecipanti 4 crediti Ecm, i crediti obbligatori per l’aggiornamento medico.</p>
<p>La dottoressa Garavaglia, in un altro articolo di questo numero, formula le sue valutazioni riguardo all’opportunità che un ordine professionale non solo incoraggi, ma addirittura promuova pratiche di efficacia non dimostrata: ricorda la stessa Federazione nazionale degli ordini, nel suo <a href="http://1https://dottoremaeveroche.it">portale ufficiale</a> “Dottore, ma è vero che&#8230;?”, nato «come porto sicuro nel mare in tempesta della disinformazione in ambito sanitario» che la più popolare e diffusa tra le pratiche alternative, cioè l’omeopatia, <span class="pullquote">non è in grado di dimostrare un’attività superiore a quella del placebo</span>, cioè dell’acqua fresca, come rammenta il titolo di un recente libro del farmacologo Silvio Garattini.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77632" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Io ho partecipato a questo evento in cui venivano presentate quattro pratiche mediche: omeopatia, antroposofia, fitoterapia e agopuntura e ne commento qui le relazioni.</p>
<p>Desidero partire dalla fitoterapia perché trovo che si tratti di una presenza anomala in questo ambito. La relazione del dottor Firenzuoli infatti è stata molto interessante e sicuramente avrebbe potuto tranquillamente essere presentata in qualsiasi convegno medico in cui si parlasse di terapia farmacologica; per confermare la serietà della fitoterapia basterebbe ricordare l’uso della cannabis, attualmente utilizzata con successo nella terapia del dolore e negli spasmi nella sclerosi multipla.</p>
<p>I siti istituzionali di Ema e Aifa, linee guida e letteratura medica confermano che la fitoterapia è una vera medicina complementare, cioè una forma di terapia che si può affiancare alle terapie classiche, che ha poteri curativi dimostrati scientificamente, efficace nella cura di diverse malattie e con effetti provati e documentati.</p>
<p>Ben diversa invece è la mia valutazione in merito alla relazione sull’omeopatia tenuta dal dottor Allegri che, trascurando di approfondire l’aspetto scientifico della materia, ha parlato della “Legge di similitudine” che caratterizza l’omeopatia, affermando che ci sarebbe «…una logica di funzionamento del rimedio&#8230; diversa» rispetto a quella che governa la medicina scientifica e questa diversità consisterebbe nella «risonanza e consonanza come filone di lettura della materia vivente»; per poi arrivare a parlare di «senso teleologico nel funzionamento dell’organismo».</p>
<p>Ricordo che la visione teleologica, cioè finalistica della natura, ha caratterizzato la concezione filosofica aristotelica e successivamente quella scolastica, secondo la quale Tommaso d’Aquino pensava che essa dimostrasse l’esistenza di un ordine superiore e di un disegno divino: la natura cioè vista come un piano stabilito da un “architetto intelligente”. Pare evidente come, in mancanza di prove scientifiche, gli omeopati si rifugino in spiegazioni fideistiche per sostenere la loro posizione.</p>
<p>Secondo il relatore perciò «la patologia è espressione di un’intelligenza del corpo… cioè c’è un fondo finalistico, teleologico della fisiopatologia». Poi continua affermando che «il rimedio omeopatico dà degli stimoli all’organismo riattivando le risorse disponibili» (ma ovviamente non spiega come avverrebbero questi stimoli, visto che viene rifiutata l’interazione chimico-biologica con proteine recettoriali come avviene per i farmaci che funzionano). Egli continua poi ricordando che gli omeopati usano un linguaggio particolare, interno (il sulfureo, il carbonico&#8230;).</p>
<p>Il linguaggio usato dal relatore <span class="pullquote">è stato quindi molto criptico e confuso</span>: si provi per esempio a tradurre in un italiano comprensibile questo passaggio: «La malattia rientra in questa logica, il corpo comunica qualcosa nello suo stare male, comunica con sé stesso, crea un equilibrio, ha un senso nella propria vita e comunica con l’esterno e comunicare e mettere insieme attraverso dei linguaggi simbolici e che vanno interpretati come un’alterazione di un qualcosa che c’era prima, valutare, molto importante, le modalità in cui questo avviene, in che momento, quindi come, quando, dove, perché, insomma queste domande che non sono esclusive della medicina omeopatica».</p>
<p>Ma la pratica omeopatica, come pratica medica, non può permettersi di autoescludersi; se vuole far parte del mondo medico a cui aspira di integrarsi deve per forza cercare di adattarsi in qualche modo al metodo scientifico; metodo che però continua a rigettare nel momento in cui respinge quanto chimica, biochimica, fisiologia, patologia, farmacologia e tutte le scienze biologiche hanno scoperto in questi ultimi due secoli, evolvendosi dalle approssimazioni scientifiche del tempo in cui Hahnemann, inventore dell’omeopatia, provò a sperimentare per contrastare una medicina pericolosa e dannosa come quella applicata dai suoi contemporanei. Per cui anche gli omeopati affermano di fare “ricerca scientifica” e usano il tanto bistrattato metodo scientifico per cercare di avvalorare la loro pratica.</p>
<p>Ed ecco così che il relatore, che sta tenendo un corso organizzato dall’Ordine dei medici, corso che fornisce un punteggio Ecm, cita lavori scientifici che a suo dire sosterrebbero la validità delle sue affermazioni. Ebbene, si sa che in letteratura ci sono studi di ogni tipo sull’omeopatia e che quando si selezionano quelli ben progettati, con campioni ampi, controlli adeguati e revisione tra pari, l’effetto scompare e l’omeopatia mostra dei risultati solo quando il metodo è debole: un comportamento tipico dei fenomeni che non esistono.</p>
<p>Ma la cosa grave, anzi gravissima, è che in questo caso il relatore, evidentemente a corto di studi seri, è arrivato a citare uno studio ritrattato! Ricordo che quando una rivista scientifica ritira o ritratta uno studio scientifico significa che controlli successivi alla sua pubblicazione hanno dimostrato che i risultati ottenuti da quella ricerca non sono validi. Quello studio perciò è da considerare nullo.</p>
<p>Già trovavo scandaloso che un Ordine provinciale dei medici tenesse un corso di aggiornamento su pratiche non provate scientificamente, ma che permettesse da parte del relatore anche la citazione di lavori addirittura fasulli, è stato ancora più riprovevole.</p>
<p><span class="pullquote">Fatico poi a commentare la relazione del dottor Gasperi</span>, segretario generale della società antroposofica in Italia. Ricordo per esempio che i seguaci di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia oltre un secolo fa, sostenevano durante la pandemia di Covid che pastiglie di zenzero e rimedi omeopatici a base di ferro meteoritico (!) fossero in grado di combattere il virus Sars cov-2.</p>
<p>Gli stessi antroposofi ammettono che, per quel che riguarda l’efficacia dei loro “rimedi”, non vi sono prove, ma notano che «fanno bene alle persone». La pratica antroposofica cercherebbe di curare l’essere umano «integrando la medicina scientifica con elementi spirituali, cercando di curare l’essere umano nella sua totalità di corpo, anima e spirito». La visione antroposofica sostiene che l’essere umano sia un’interazione tra quattro livelli:</p>
<p>&#8211; Corpo fisico: La parte materiale.</p>
<p>&#8211; Corpo eterico: Le forze vitali.</p>
<p>&#8211; Corpo astrale: La sede dei sentimenti e degli impulsi.</p>
<p>&#8211; Io: Il principio spirituale individuale.</p>
<p>«La malattia è considerata una disarmonia tra questi livelli, non un semplice malfunzionamento biologico. I trattamenti fanno uso spesso di preparati diluiti e dinamizzati come quelli omeopatici». Come diceva Steiner, il fondatore dell’antroposofia, «Non si ha la più pallida idea di quello che accade nel corpo, non si guarda al suo interno. Si può intervenire nel modo giusto solo sapendo che: nella pleurite c’è un eccesso di elemento luciferico, per cui bisogna aggiungere qualcosa di arimanico; nell’ictus c’è un eccesso di elemento arimanico, per cui bisogna aggiungere qualcosa di luciferico.</p>
<p>È proprio questo che manca all’uomo d’oggi. Se ci è chiaro che il cristianesimo rappresenta l’equilibrio, vediamo che l’umanità è troppo poco “cristiana”. L’elemento cristico consiste nella guarigione fisica, nella ricerca di equilibrio fino nel fisico». (da Wikipedia).</p>
<p>Ma il relatore, che ha esposto la sua relazione senza diapositive, probabilmente per evitare un eccesso di tecnologia, ha poi continuato parlando in maniera vacua e inconsistente di medicine antiche e ippocratiche come se fossero valide ancor oggi, sottolineando poi come l’antroposofia sia anche alla base dell’agricoltura biodinamica.</p>
<p>E qui è inevitabile ricordare come questa pratica di coltivazione, «sorella» della “medicina” antroposofica, a lei «collegata in maniera olistica», usi analoghi preparati biodinamici e, collegandosi anche all’astrologia, faccia riferimento al calendario lunare e planetario. Ci potremmo quindi aspettare che un medico antroposofo ci facesse anche l’oroscopo&#8230; Secondo la pratica steineriana la frattura insanabile fra scienza e fede, la loro inconciliabilità, viene considerata quanto di più catastrofico sia avvenuto nel progresso della medicina. Sarebbe quindi tragico pensare che l’uomo sia frutto del caso e della necessità come prospettato da Jacques Monod.</p>
<p>E il relatore ha poi ricordato, confusamente e ovviamente senza far nomi, come pochi «grandissimi medici» avrebbero saputo conservare la visione olistica dell’uomo per poterlo curare meglio. Ma ecco che nel 1920 Steiner rivelava al mondo che la nuova medicina (cioè la allora nascente medicina scientifica) non sapeva più riconoscere che «l’uomo non si ammala, in quanto nasce malato, perché egli non è solo natura, ma ha una sua dimensione ontologica, spirituale, il nostro io in perenne divenire e l’ambivalenza dell’essere umano è la malattia connaturata in esso».</p>
<p>Il lettore non si preoccupi se fatica a capire, in quanto mancanza di chiarezza e confusione sembrano connaturate nel messaggio steineriano. Steiner fonda una scienza (rigorosa a detta del relatore) e sarebbe stato il primo uomo ad aver inaugurato «un’indagine scientifica dello spirito» su un uomo trino, formato cioè da corpo, spirito e anima. Ed è così che «il cuore non è solo una pompa ma anche sede dell’affettività». «L’anima è una realtà autonoma che materialmente si trova nell’organismo, in particolare negli organi ritmici». E la relazione si è chiusa infine con l’affermazione che «una vipera può mangiare un intero vitello»&#8230;</p>
<p>L’ultima relazione, sull’agopuntura, non si è discostata dal racconto che abitualmente effettuano i fautori di questa pratica: la citazione di migliaia di pubblicazioni che confermano il meccanismo d’azione, ormai noto, con cui l’infissione di aghi produce degli effetti sul dolore, cioè la produzione di oppioidi endogeni (beta endorfine, encefaline, dinorfine) fatto dimostrato che non viene più contestato; ma il relatore dottor Giovanardi si è guardato bene dal ricordare come nelle scuole in cui si rilasciano gli attestati di Fisa (Federazione italiana delle società di agopuntura di cui Giovanardi è presidente), si insegnano cose come «Sindromi di Qi, Xue, Jing e Jinye: fisiopatologia, clinica e terapia – 8 regole diagnostiche», o le «Sindromi degli Zang Fu», cioè tutti i principi della medicina tradizionale cinese, vecchia di oltre 2.300 anni, su cui si basa l’agopuntura cioè «la correzione del flusso del Qi attraverso canali conosciuti come meridiani» (che nessuno ha mai trovato!).</p>
<p>E non ha ricordato neppure come studi recenti abbiano mostrato che, quando le terapie alternative, come l’agopuntura, entrano nella gestione reale del carcinoma mammario, la sopravvivenza peggiora, a causa di una maggiore frequenza di abbandono delle terapie efficaci: i pazienti che ricorrono alle medicine alternative rifiutano cioè più spesso chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale.</p>
<p>La mia conclusione perciò è che questa iniziativa dell’Omceo di Padova sia da considerare, per almeno 3/4, veramente disastrosa!</p>
<p><strong>Massimo Albertin</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Il denaro della fede e il conto dello Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 09:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dall’8×1000 alla beneficenza, diversi casi giudiziari e scandali sollevano dubbi su trasparenza e controlli nella gestione finanziaria della Chiesa cattolica. Affronta il tema Federico Tulli sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. La Corte dei conti ha lanciato l’allarme all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026: le condotte dolose sui fondi pubblici sono in aumento. Nel 2025 le sezioni regionali della magistratura contabile hanno emesso ben 226 sentenze di condanna per un totale...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/09/il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato/" title="Read Il denaro della fede e il conto dello Stato">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall’8×1000 alla beneficenza, diversi casi giudiziari e scandali sollevano dubbi su trasparenza e controlli nella gestione finanziaria della Chiesa cattolica. Affronta il tema Federico Tulli sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>La Corte dei conti ha lanciato l’allarme all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026: le condotte dolose sui fondi pubblici sono in aumento. Nel 2025 le sezioni regionali della magistratura contabile hanno emesso ben 226 sentenze di condanna per un totale di 45,3 milioni di euro di danno erariale accertato, con un totale che supera i 900 milioni dal 2010 al 2025.</p>
<p>Il meccanismo del<span class="pullquote">l’omessa rendicontazione è tra le fattispecie più ricorrenti</span>. E tra queste fattispecie non è raro inciampare in vicende che hanno per protagonisti uomini di Chiesa. In questo articolo ricostruiamo alcune tra quelle più significative, a cominciare dal caso di Francesco Miccichè, ex vescovo di Trapani, uno dei più complessi al crocevia tra gestione dei fondi dell’8×1000 e responsabilità contabile dello Stato.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77631" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Nel luglio 2020 Miccichè è stato rinviato a giudizio a Trapani per peculato, con l’ipotesi che avesse fatto confluire su conti della diocesi che gestiva in totale autonomia, senza adeguata rendicontazione, oltre 300 mila euro dell’8xmille destinato alla diocesi, e che una parte di quei soldi fosse stata impiegata persino per l’acquisto di un appartamento a Roma, in zona piazza Barberini.</p>
<p>La procura trapanese sosteneva inoltre che, tra il 2007 e il 2011, nei due conti diocesani fossero confluiti quasi 5 milioni di euro complessivi e che il denaro non sarebbe stato usato solo per attività coerenti con le finalità ecclesiastiche previste, ma anche per spese contestate, con un uso che gli inquirenti hanno ritenuto incompatibile con la natura pubblica dei fondi.</p>
<p>Nel dicembre del 2024 il tribunale di Trapani ha chiuso il primo grado del processo penale con una decisione mista: prescrizione per le contestazioni più risalenti e assoluzione «perché il fatto non sussiste» per un’ipotesi di peculato (un prelievo di 2.000 euro nel 2012).</p>
<p>La procura aveva chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi. Ma la partita non si è chiusa. Sul piano contabile, infatti, la Corte dei conti può procedere in modo autonomo e accertare un danno erariale anche quando il giudizio penale si è chiuso senza condanna piena.</p>
<p>Ed è qui che si è aperto il secondo fronte. Nel 2025 la procura contabile regionale siciliana ha citato in giudizio Miccichè e la diocesi di Trapani per un presunto danno erariale di 403 mila euro a carico del ministero dell’economia e delle finanze.</p>
<p>L’ipotesi è che l’ex vescovo abbia gestito questa somma in autonomia, senza un’adeguata rendicontazione e in contrasto con le finalità previste dalla legge per l’8×1000. Il procedimento contabile è stato avviato alla fine del 2025 davanti alla sezione giurisdizionale siciliana e mentre scriviamo non se ne conosce ancora l’esito.</p>
<p>La vicenda di Miccichè – che nel 2012 è stato rimosso da Benedetto XVI dalla guida della diocesi siciliana dopo una visita apostolica che aveva segnalato la gravità delle anomalie gestionali emerse attorno alla curia trapanese – non è l’unica storia in cui a esponenti ecclesiastici viene contestata una gestione illecita o distrattiva di fondi destinati a finalità religiose o caritative.</p>
<p>Un caso che presenta analogie nello schema accusatorio è quello della diocesi di Ozieri, in Sardegna. A febbraio del 2025 il gup di Sassari ha rinviato a giudizio nove persone, tra cui il vescovo Corrado Melis e Antonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, di <span class="pullquote">peculato, riciclaggio, favoreggiamento e false dichiarazioni al pm</span>.</p>
<p>Secondo l’accusa, fondi dell’8×1000 e fondi vaticani destinati alla diocesi sarda sarebbero stati dirottati verso la cooperativa sociale Spes, di cui Becciu era presidente/rappresentante legale. Il processo si è aperto nel luglio 2025, a marzo 2026 il tribunale ha disposto l’esclusione di atti diocesani dal fascicolo, mentre per ottobre risultano calendarizzate nuove testimonianze, anche di figure ecclesiastiche, tra cui monsignor Francesco Soddu e monsignor Sebastiano Sanguinetti.</p>
<p>Anche qui siamo nel campo delle accuse da accertare definitivamente e quindi della presunzione d’innocenza. Ma il meccanismo contestato è significativo perché, secondo l’accusa, fondi destinati a finalità caritative sarebbero passati attraverso i conti della Caritas diocesana e di una cooperativa sociale, fino a essere impiegati in modo non coerente con lo scopo originario, con una possibile destinazione privata delle risorse. Di contro le difese hanno sostenuto la correttezza dell’uso sociale delle somme.</p>
<p>A Modena il caso di don Giorgio Panini porta lo stesso tema su scala parrocchiale e comunale. Nel 2011 Panini, ex parroco di Brodano a Vignola, patteggiò un anno e dieci mesi per truffa e appropriazione indebita in un filone separato dal processo principale per omicidio.</p>
<p>Secondo l’accusa, i raggiri avevano colpito attraverso false fatture sia la curia sia i Comuni di Savignano e Vignola, con movimentazioni bancarie rilevanti, numerosi conti e carte di credito. È doveroso qui aprire una parentesi e deviare un attimo dal tema principale dell’articolo.</p>
<p>Poco più di un anno prima don Panini era stato accusato di aver ucciso a coltellate l’amico e socio d’affari Sergio Manfredini nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 2009. Il delitto avvenne in un’abitazione di Vignola, dopo una relazione personale e finanziaria sempre più conflittuale tra i due.</p>
<p>L’inchiesta portò a un processo molto seguito, segnato da dettagli inquietanti sui rapporti tra il sacerdote e la vittima. Nel luglio 2011, in primo grado, Panini fu condannato a 20 anni di reclusione; la pena fu poi rideterminata in appello bis a 17 anni e 4 mesi. La condanna divenne definitiva perché l’ex parroco non è ricorso in Cassazione.</p>
<p><span class="pullquote">Torniamo ora ai casi di gestione illecita</span> o distrattiva di risorse pubbliche e patrimoniali con il dissesto dell’Idi, l’Istituto dermopatico dell’Immacolata di Roma. Non siamo più nel campo dell’8×1000, ma della sanità accreditata, dei rimborsi, dei fondi pubblici e della gestione di grandi enti sanitari cattolici.</p>
<p>L’inchiesta sul crac della Provincia italiana della congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione – a cui facevano capo l’Idi, l’ospedale San Carlo di Nancy e villa Paola a Roma –ha riguardato accuse di bancarotta fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture false, occultamento di scritture contabili e appropriazione indebita.</p>
<p>Lo scandalo esplose nel 2012 e le cifre sono impressionanti: passivo patrimoniale di circa 845 milioni di euro, distrazioni per oltre 82 milioni, indebito utilizzo di fondi pubblici per oltre 6 milioni ed evasione fiscale superiore a 450 milioni, secondo gli accertamenti della Guardia di finanza riportati dalla stampa e dagli atti d’inchiesta.</p>
<p>Tra i principali imputati figurava padre Franco Decaminada, già consigliere delegato dell’Idi e responsabile della gestione del comparto sanità fino al 2011. All’inizio del 2026 la procura di Roma ha chiesto dieci anni di reclusione per lui nel processo per bancarotta.</p>
<p>L’accusa per il sacerdote è di aver partecipato a una spoliazione sistematica di risorse della struttura sanitaria religiosa: appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, falsa fatturazione, occultamento di scritture contabili e riciclaggio. Secondo l’accusa, Decaminada avrebbe anche prelevato in contanti oltre due milioni di euro dalle casse dell’istituto senza giustificazione, contribuendo a un dissesto quantificato dagli inquirenti in decine di milioni e, più in generale, a un crac che ha travolto il patrimonio dell’ente.</p>
<p>In buona sostanza, la procura gli contesta di avere usato il controllo sulla congregazione e sulle società collegate per dirottare fondi, gonfiare fatture e coprire uscite prive di reale documentazione. Ovviamente anche qui vale la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva.</p>
<p>Spostiamoci nel Salento con la vicenda di don Cesare Lodeserto e del centro Regina pacis di San Foca che riguarda l’uso di fondi pubblici per l’accoglienza e i programmi antitratta. Lodeserto, sacerdote della diocesi di Lecce, dirigeva un centro per migranti gestito dalla curia e finanziato con risorse pubbliche.</p>
<p>Nel 2010 fu condannato in primo grado per truffa a un anno e quattro mesi per fondi legati al progetto “Ali nuove”, destinato all’assistenza di donne uscite dallo sfruttamento della prostituzione: secondo l’accusa, parte delle attività finanziate non era stata realizzata.</p>
<p>Nelle cronache dell’epoca si parlò di una truffa di 230mila euro su 500mila stanziati. Il Regina pacis fu anche al centro di procedimenti per violenze, minacce e sequestro di persona. Una sentenza del tribunale di Lecce del 2005 condannò Lodeserto e altri imputati per violenza privata e lesioni aggravate ai danni di migranti trattenuti nel centro. Nel 2014 la Cassazione rese definitiva la condanna a 5 anni e 4 mesi per calunnia, minacce e sequestro di persona nei confronti di alcune ragazze immigrate ospiti del centro.</p>
<p>Non tutto, in questa “caritatevole” costellazione di casi, è danno erariale. Nel dicembre 2021 don Francesco Spagnesi di Prato, ex parroco della Castellina, ha patteggiato una pena di tre anni e otto mesi per spaccio, traffico di droga, truffa e appropriazione indebita, dopo essere stato accusato di aver sottratto fondi parrocchiali e offerte dei fedeli per finanziare l’acquisto di stupefacenti e i festini.</p>
<p>La vicenda di Spagnesi non va confusa con quelle di Miccichè, Becciu, Decaminada o Lodeserto ma serve a individuare il dispositivo culturale che c’è in comune: un sacerdote amministra denaro raccolto in nome dei poveri, della comunità, della carità oppure ricevuto da un’amministrazione pubblica; il controllo è affidato a organismi interni o alla reputazione personale; quando la cassa si svuota, ci si accorge che la fiducia – malriposta – aveva sostituito la verifica.</p>
<p>Lo stesso vale per don Lucio Sinigaglia, ex parroco di Legnaro. Siamo tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, quando emerge la gestione opaca di un’ingente eredità destinata alla Caritas parrocchiale di Legnaro. Il lascito, arrivato da un fedele del paese, avrebbe dovuto sostenere i poveri e le attività caritative della comunità, ma secondo l’accusa sarebbe finita in larga parte per finanziare spese personali del parroco: viaggi, cene, regali, auto, moto e interventi sulla canonica.</p>
<p>L’inchiesta della procura di Padova contestò a Sinigaglia l’appropriazione indebita aggravata e continuata. Il caso divenne rapidamente pubblico dopo il sequestro dei beni e la diffusione delle prime ricostruzioni giornalistiche, trasformandosi in uno degli scandali più discussi legati alla gestione di denaro affidato alla Chiesa.</p>
<p>La vicenda di don Sinigaglia si è conclusa sul piano giudiziario con un patteggiamento di un anno e quattro mesi nel luglio 2016 per appropriazione indebita pluriaggravata e continuata. Sinigaglia, che ammise di aver usato parte del lascito destinato alla Caritas parrocchiale per spese personali, reintegrò la somma e nel 2018 ha ottenuto la riabilitazione pastorale dalla diocesi di Padova.</p>
<p>Don Flavio Gobbo, parroco di Spinea, porta il medesimo problema dentro la dipendenza dal gioco. Nel 2018 ha patteggiato due anni, con pena sospesa, per appropriazione indebita dopo un buco di circa 500mila euro nelle casse della parrocchia, denaro sperperato al casinò.</p>
<p>Monsignor Patrizio Benvenuti allarga ancora il campo: non fondi pubblici, ma beneficenza usata come promessa fiduciaria. Nel 2016 la Guardia di finanza di Bolzano lo arrestò nell’ambito di un’inchiesta per truffa, riciclaggio ed evasione fiscale.</p>
<p>Secondo l’accusa, quasi trecento persone, perlopiù anziane e residenti all’estero, avrebbero versato denaro alla fondazione umanitaria Kepha onlus; quelle somme sarebbero poi finite in un articolato meccanismo di riciclaggio tra società estere e italiane.</p>
<p>La cifra contestata arrivava a circa 30 milioni di euro. Benvenuti era un alto prelato con incarichi presso il tribunale ecclesiastico della Santa sede, poi in pensione e residente alle Canarie al momento dell’arresto. Nel febbraio 2025 il tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa di truffa aggravata legata alla fondazione Kepha, su richiesta della stessa procura, con la formula «perché il fatto non sussiste».</p>
<p>Per Benvenuti, dunque, il procedimento si è concluso con un’assoluzione piena. Diverso, perché più ecclesiale-amministrativo che penale, è il caso – clamoroso – del vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst di Limburg, in Germania.</p>
<p>Nel 2013 divenne per la stampa internazionale il simbolo della ricchezza episcopale fuori controllo, dopo lo scandalo sui costi del nuovo centro diocesano St. Nikolaus, comprendente anche la residenza episcopale: da una previsione iniziale di circa 5,5 milioni di euro si arrivò a una spesa di circa 31 milioni.</p>
<p>Al vescovo vennero contestati costi fuori scala, scarsa trasparenza verso gli organi di controllo e uno stile di governo percepito come incompatibile con la sobrietà richiesta alla Chiesa, tanto che il Vaticano lo sospese nell’ottobre 2013 e nel marzo 2014 papa Francesco accettò le sue dimissioni.</p>
<p>Dopo alcuni mesi, nel dicembre 2014, ricevette un incarico in Vaticano come delegato per la catechesi presso il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. In pratica non fu rimosso dalla Chiesa, ma ricollocato in un incarico privo della stessa esposizione gestionale, lontano dalla cassa.</p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Cavoli e cicogne</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[La legge sul &#8220;consenso informato&#8221; limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. «Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/02/cavoli-e-cicogne/" title="Read Cavoli e cicogne">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La legge sul &#8220;consenso informato&#8221; limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>«Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni. In questo applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri», dichiara il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara e così si legge direttamente sulla pagina del ministero da lui condotto.</p>
<p>E che a quanto pare considera l’intero corpo docenti, di cui pure sarebbe formalmente l’apice esecutivo, composto da non professionisti e soprattutto non seri. E già la dice lunga. <span class="pullquote">Ma andiamo con ordine</span>. La norma ideata dal ministro, e di cui si compiace con dubbio gusto espressivo, inserisce la possibilità del veto scritto dei genitori per qualsiasi progetto legato alla sessualità e all’affettività nelle scuole medie e superiori, escludendone totalmente la possibilità dalle scuole dell’infanzia e primarie.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77609" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In teoria una retriva difesa contro lo spauracchio del gender, ormai evocato come il babau sotto al letto, e che per ironia della sorte non solo non esiste, ma si rifà a concetti nati negli anni ‘70 del secolo scorso, focalizzati proprio su quella differenza (penalizzante, ma altra storia) tra maschi e femmine che piace tanto agli integralisti di casa nostra.</p>
<p>Di fatto una forma istituzionalizzata di censura ideologica, scientificamente analfabeta e politicamente regressiva, mirata a compiacere le lobby tradizionaliste a discapito dei diritti civili fondamentali e dell’autonomia individuale dei minori.</p>
<p>L’educazione sessuo-affettiva non deve, non dovrebbe, in uno Stato laico, soccombere a una becera propaganda ideologica che sacrifica sull’altare del dogma confessionale e del moralismo religioso uno strumento basilare non solo per la salute pubblica e per la prevenzione medica, ma soprattutto per la crescita consapevole degli individui e il pieno sviluppo dei diritti della persona umana in quanto tale.</p>
<p>A ciò si aggiunga che introducendo l’obbligo del consenso informato preventivo la scuola, in senso ampio, compie un gravissimo atto di abdicazione rispetto alla propria funzione civile e pedagogica, con lo Stato che pur di consegnare le chiavi dei programmi scolastici alla fantasiosa discrezionalità e alle superstizioni confessionali delle singole famiglie rinuncia a qualsivoglia straccio di tutela della propria autorevolezza scientifica.</p>
<p>Negare ai giovani cittadini il libero accesso a informazioni corrette sul funzionamento del proprio corpo, sulle metodologie di contraccezione e sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili significa condannarli all’ignoranza biologica e sociale, a quella esclusione ghettizzante che a parole si condanna, nei fatti si auspica e si alimenta.</p>
<p>Questa mossa, di anche ma non solo marketing oscurantista, espone la popolazione studentesca a rischi gravissimi ed evitabili, sia sul piano della salute fisica sia su quello dell’equilibrio psicologico. Come è ovvio che sia, le stesse linee guida ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità evidenziano che un’educazione alla sessualità scientifica e “olistica” è lo strumento più efficace per contrastare le violenze di genere, gli abusi sui minori e i comportamenti sessuali a rischio.</p>
<p>In un quadro nazionale dove, guarda caso, crescono senza sosta le infezioni sessualmente trasmesse in Italia, e a trainare l’aumento sono proprio i più giovani dove clamidia, gonorrea, sifilide e Hiv, dopo anni di relativa stabilità, stanno tornando a livelli che preoccupano la sanità pubblica, ci mancava l’ignoranza scolastica autorizzata e incentivata.</p>
<p>Il meccanismo del consenso preventivo perverte la natura stessa del patto di corresponsabilità educativa, mutandolo in un dispositivo di censura preventiva e di ricatto morale contro l’istituzione scolastica. <span class="pullquote">Questa norma colpisce l’autonomia didattica garantita dalla Costituzione</span> e calpesta la dignità professionale del corpo docente ben più a fondo delle pur sgradevoli parole del ministro.</p>
<p>Gli insegnanti, così come gli esperti esterni o gli operatori dei centri antiviolenza, non saranno più liberi di strutturare percorsi di crescita basati sulle reali necessità civili ed epidemiologiche degli studenti senza subire la scure del veto delle famiglie.</p>
<p>Basta che una ridotta minoranza di genitori esprima il proprio rifiuto per paralizzare un intero progetto didattico deliberato dagli organi collegiali: l’unica, residuale speranza è che avvenga anche in senso contrario, viste le numerose incursioni delle realtà antiscelta nei nostri edifici scolastici (come avviene ad esempio per i progetti denominati Teen Star).</p>
<p>Ma in ogni caso resta il fatto che gli studenti i cui genitori decideranno di non firmare il modulo di autorizzazione verranno formalmente esonerati dalle lezioni e fisicamente allontanati dal gruppo classe, per essere isolati e ricollocati in altre aule.</p>
<p>Si tratta di una dinamica discriminatoria e regressiva, che ricalca seppur in senso contrario i medesimi meccanismi di esclusione e stigma sociale che la scuola italiana ha già vissuto a causa dell’insegnamento dell’Irc e della pessima gestione delle attività alternative.</p>
<p>Questa forma di ghettizzazione normativa ferisce l’inclusione e priva in modo mirato proprio quei ragazzi e quelle ragazze che provengono dai contesti familiari più chiusi dell’unica opportunità di emancipazione culturale e di informazione laica. La scuola non ha il compito di confermare i pregiudizi religiosi o i tabù morali dei genitori; il suo dovere costituzionale primario è fornire strumenti conoscitivi universali e oggettivi, agendo a tutela esclusiva del supremo interesse del minore.</p>
<p>Perché il silenzio che assorda nelle parole di Valditara che ben riassume l’esprit de loi di questa controriforma, sta soprattutto qui. Il gender, i professionisti, il diritto dei genitori a educare. Ma non una parola, chissà come mai, su quello che è l’unico e vero diritto, interesse preminente, sul quale gli altri devono convergere e bilanciarsi: quello del minore. Minore che deve essere considerato come un soggetto giuridico autonomo, titolare di diritti civili propri, e mai come una proprietà privata o un’estensione ideologica della famiglia di origine.</p>
<p>Minore che ha diritto a un’informazione scientifica che possa essere utile anche nell’esprimere quella personalità, quello sviluppo e quelle aspirazioni che convenzioni internazionali, leggi e la nostra stessa Costituzione, così spesso a sproposito citata, considerano come attributi inalienabili e incoercibili. Persino da mamma e papà, con buona pace delle caucasiche eterocis famiglie nei boschi.</p>
<p>È ovvio al contrario che, dietro le formule retoriche utilizzate dal ministro riguardo alla “tutela dei bambini” e al babau che sprizza glitter, si cela <span class="pullquote">un evidente favore politico concesso alle lobby integraliste</span> cattoliche e ai movimenti clericali che da anni conducono una crociata contro i diritti civili e l’autodeterminazione sessuale e riproduttiva in generale, delle donne e della comunità Lgbt+ nello specifico.</p>
<p>Escludere l’educazione all’affettività dalle scuole dell’infanzia e primarie, e sottoporre a un ricatto burocratico quella nei cicli successivi, risponde al preciso disegno politico di silenziare istituzionalmente qualsiasi dibattito democratico e scientifico sulla pluralità dei modelli familiari e sull’identità di genere. In ogni caso la normativa sul consenso informato è proprio quello che appare: un atto di aperta ostilità nei confronti di una società aperta, pluralista, scientifica e laica.</p>
<p>Da un lato degrada l’istituzione scolastica statale a mera camera di compensazione dei confessionalismi privati e dei fanatismi familiari, dall’altro calpesta senza riserve il diritto costituzionale allo studio di quei minori che finge di voler tutelare e il loro sacrosanto, è il caso di dire, diritto a ricevere un’informazione scientificamente neutrale, laica e aggiornata.</p>
<p>Aperta a tutti, come recita l’articolo 34 della Costituzione, con la piena libertà di insegnamento di arte e scienza, come ricorda il precedente articolo 33. Anche perché è un attimo passare dalle api sul fiore e dalle graziose cicogne in modalità Amazon ai cavoli: e quelli sono e restano nostri.</p>
<p><strong>Adele Orioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Mangiare senza dogmi? Cibo, religione e pseudoscienza sul n. 4/2026 della rivista Nessun Dogma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 12:56:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove. La copertina del numero 4/2026 di Paolo Ferrarini...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/28/mangiare-senza-dogmi-cibo-religione-e-pseudoscienza-sul-n-4-2026-della-rivista-nessun-dogma/" title="Read Mangiare senza dogmi? Cibo, religione e pseudoscienza sul n. 4/2026 della rivista Nessun Dogma">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar <a href="https://rivista.nessundogma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://rivista.nessundogma.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1583911345263000&amp;usg=AFQjCNFa9Qp08cg3F0iKPgvt2_g-g61Arg"><em>Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano</em></a>. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.</p>
<p>La copertina del numero 4/2026 di Paolo Ferrarini introduce con ironia la questione del rapporto tra cibo e religione. Diversi articoli affrontano la questione, da prospettive differenti. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso esamina con piglio scientifico la &#8220;moda&#8221; del biologico. Micaela Grosso fa una carrellata delle diete &#8220;cristiane&#8221; e di altre tendenze spirituali. Paolo Ferrarini si interroga su una possibile prospettiva laico-umanista intorno alle sfide alimentari globali.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77604" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4-768x403.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4-650x341.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4-1024x537.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. La responsabile iniziative legali dell&#8217;associazione Adele Orioli critica la legge sul &#8220;consenso informato&#8221; approvata dal governo su proposta del ministro dell&#8217;Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per censurare l&#8217;educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il giornalista Federico Tulli punta i riflettori su alcuni scandali finanziari che coinvolgono la Chiesa cattolica e mettono in discussione la trasparenza anche su 8&#215;1000 e beneficenza. Il direttore della rivista Raffaele Carcano ricorda l&#8217;importanza dell&#8217;universalismo proprio per tutelare i diritti delle persone, a prescindere dal credo, anche dalle prepotenze delle minoranze. Valentino Salvatore affronta la recrudescenza delle leggi omofobe in Africa alimentata da governi, confessioni religiose e lobby integraliste. La referente Uaar per la Spagna Federica Marzioni dà conto delle proteste laiche in occasione del recente viaggio &#8220;pastorale&#8221; di papa Leone XIV. Dedichiamo anche il paginone centrale, con tanto di statistiche, al calo dell&#8217;8&#215;1000 alla Chiesa cattolica. Maria Pacini, responsabile del progetto Cerimonie Uniche e referente Uaar di Lucca, parla delle cerimonie di confermazione promosse dalle associazioni laico-umaniste norvegesi. Massimo Albertin, medico in pensione, contesta la promozione di pratiche pseudoscientifiche da parte dei professionisti sanitari. La dottoressa Rossana Garavaglia mette in guardia dallo sdoganamento della pseudoscienza in ambito medico.</p>
<p>Su <em>Nessun Dogma</em> diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell&#8217;associazione. L&#8217;addetto stampa dell&#8217;Uaar Daniele Passanante ha trattato il caso della diffida alla scuola di Zafferana Etnea, nel catanese, che voleva portare gli studenti a fare una visita devozionale in parrocchia per una reliquia di sant&#8217;Agata. La responsabile circoli Irene Tartaglia stavolta ci racconta cosa fa il circolo Uaar di Bergamo.</p>
<p>Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’<em>Osservatorio laico</em> dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. <em>Impegnarsi a ragion veduta</em> a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell&#8217;associazione <a href="https://www.uaar.it/uaar/territorio/">sul territorio</a> a cura della redazione. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione <em>Arte e ragione</em> in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di <em>Agire laico</em> per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.</p>
<p>Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato <em>Cibo</em>.</p>
<p><em>I capelli d’angelo, le zeppole di san Giuseppe, la torta </em><em>pasqualina&#8230; l’immaginario religioso fa parte delle nostre </em><em>radici anche in ambito gastronomico. Ma ne fa parte anche </em><em>l’immaginario anticlericale, come attestano pietanze come </em><em>gli strozzapreti o il boccone del prete, e ancor di più espressioni </em><em>come «quel che passa il convento», «grasso come un </em><em>canonico» o «mangiare come un papa».</em></p>
<p><em>In questo numero facciamo il punto sull’alimentazione da </em><em>un punto di vista razionalista e contemporaneo. L’influenza </em><em>di una religione la cui divinità «si è fatta carne» (e proprio per </em><em>questo motivo i fedeli ne mangiano ancora oggi il “corpo”), </em><em>più che sul linguaggio, è esercitata nel 2026 agendo come </em><em>religione di Stato di fatto – caratterizzata, va detto, da un </em><em>robusto appetito per i fondi e gli ambiti pubblici, come laicamente </em><em>denunciamo in differenti articoli.<br />
</em><br />
<em>E lo facciamo anche per quanto riguarda la politica che </em><em>mostra sin troppo riverenza (e non solo in Italia) e per un </em><em>approccio razionale che non riguarda soltanto l’alimentazione, </em><em>o soltanto la multinazionale che ha sede in Vaticano. </em><em>Certe derive che si registrano nell’ambito della medicina, </em><em>per esempio, dovrebbero iniziare a preoccupare.</em><br />
<em><br />
Come sempre c’è quindi tanto da scrivere, e abbiamo cercato </em><em>di scriverlo nella maniera più efficace. Nei nostri auspici </em><em>gli articoli sarebbero cibo per la mente. Ci auguriamo che </em><em>gradiate le portate che vi andiamo a proporre.</em><br />
<em><br />
Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino</em></p>
<p><strong><br />
La redazione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Potresti essere in una setta e non saperlo</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/07/26/potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 09:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Le dinamiche settarie non dipendono dai contenuti in sé ma dai meccanismi di controllo: paura, obbedienza e censura possono nascondersi dietro religioni, ideologie e comunità. Affronta il tema lo psicologo e divulgatore Armando De Vincentiis sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Quando si parla di sette, l’immagine che viene in mente è sempre la stessa. Un leader carismatico, una comune isolata, un gruppo di persone che ha reciso...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/26/potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo/" title="Read Potresti essere in una setta e non saperlo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le dinamiche settarie non dipendono dai contenuti in sé ma dai meccanismi di controllo: paura, obbedienza e censura possono nascondersi dietro religioni, ideologie e comunità. Affronta il tema lo psicologo e divulgatore Armando De Vincentiis sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Quando si parla di sette, l’immagine che viene in mente è sempre la stessa. Un leader carismatico, una comune isolata, un gruppo di persone che ha reciso ogni legame con il mondo esterno. È un’immagine vera, ma parziale. E quella parzialità è esattamente il problema, perché i sistemi settari più pericolosi per la salute mentale non sono quelli che assomigliano a Jonestown. Sono quelli che non riconosciamo come tali.</p>
<p>La prima cosa da capire è che una setta non si definisce per quello in cui crede, ma per come funziona. <span class="pullquote">Il contenuto ideologico è quasi secondario</span>. Quello che conta è la struttura: un sistema chiuso che controlla le informazioni, penalizza il dubbio e premia la conformità. Questo meccanismo non ha bisogno di un dio da adorare. Ha bisogno di un gruppo, di un’identità condivisa e di qualcuno che gestisca l’accesso all’uno e all’altra.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77586" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>I sistemi settari di matrice religiosa o ideologica lavorano sulla paura. Chi è fuori è pericoloso, corrotto, nemico. Uscire significa tradire, esporsi al pericolo, perdere la protezione. Spesso si aggiunge una componente messianica: il gruppo ha una missione, sta salvando il mondo, si sta elevando rispetto a una massa ignara. Chi appartiene è speciale. Chi se ne va smette di esserlo.</p>
<p>I sistemi settari di matrice commerciale o culturale usano invece una leva diversa e per certi versi più insidiosa: lo status. Non ti dicono che il mondo fuori è pericoloso. Ti dicono che fuori non sei nessuno. All’interno del gruppo invece puoi diventare qualcuno, hai accesso a conoscenze riservate, fai parte di una cerchia esclusiva. Certi network di vendita multilivello funzionano esattamente così. Alcune comunità di coaching anche. Il meccanismo non genera terrore: genera dipendenza dal riconoscimento. Ed è molto più difficile da riconoscere e da trattare.</p>
<p>C’è poi un terzo modello che spesso viene sottovalutato: le comunità organizzate intorno a teorie non verificate o apertamente false. Non tutte sviluppano dinamiche settarie, ma molte lo fanno nel tempo. Il segnale più chiaro è la gestione del dissenso interno. In una comunità sana il dubbio è benvenuto. In una comunità con dinamiche settarie chi solleva un dubbio viene marginalizzato, chi fa domande scomode viene trattato come un traditore o come qualcuno che non ha ancora capito abbastanza.</p>
<p>Ti dicono che non sei pronto, che stai cadendo nella trappola dei poteri forti, che devi studiare di più prima di permetterti di mettere in discussione. Basta una piccola insicurezza, un bisogno di appartenenza non soddisfatto altrove, e quel messaggio attecchisce. Il dubbio che stavi per esprimere diventa vergogna. La domanda che stavi per fare rimane sepolta.</p>
<p>A tutto questo si aggiunge una zona grigia che spesso passa inosservata. Non è fatta di sette vere e proprie, ma di gruppi che adottano gli stessi meccanismi pur presentandosi come realtà normali. Non ti chiedono di tagliare i ponti con il mondo, ma ti fanno capire che il mondo «non capisce». Non ti dicono che chi è fuori è un nemico, ma insinuano che chi non aderisce «non è al livello».</p>
<p>Non ti impongono un credo, ma ti spingono a ripetere certe idee fino a farle diventare l’unico modo accettabile di guardare le cose. Può succedere in certi ambienti professionali, in gruppi di attivismo, in comunità online, in sistemi molto chiusi, in cerchie che si definiscono “famiglia” ma che in realtà funzionano come piccoli sistemi di controllo. Non c’è un leader che comanda dall’alto, ma c’è un clima che scoraggia il dissenso e premia chi si adegua. È un terreno scivoloso, perché tutto sembra normale finché non ti accorgi che stai misurando il tuo valore con il metro del gruppo e non con il tuo.</p>
<p>Uno degli errori più comuni è pensare che queste dinamiche colpiscano solo persone fragili o poco istruite. Non è così. Il fattore di rischio principale non è l’intelligenza: è il bisogno di appartenenza in un momento di transizione o di perdita. Un lutto, una separazione, un cambiamento di lavoro, un periodo di isolamento. Momenti in cui chiunque è più disponibile ad accettare una struttura che offra senso, comunità e identità.</p>
<p>Chi entra in un sistema settario raramente lo fa perché ingannato in modo grossolano. Lo fa perché trova qualcosa che cercava: una risposta, un gruppo, un ruolo. <span class="pullquote">Il problema emerge dopo, quando quella risposta diventa l’unica ammessa</span>, quel gruppo diventa una prigione e quel ruolo dipende dalla rinuncia a sé stessi.</p>
<p>Uscire da un sistema settario, qualunque sia la sua natura, ha costi psicologici reali. Chi esce da una setta religiosa spesso sperimenta un lutto vero e proprio: perde una comunità, un sistema di significato, talvolta una famiglia. Chi esce da un network commerciale con dinamiche settarie si ritrova spesso con debiti, relazioni compromesse e un senso di vergogna profondo per aver creduto a qualcosa che ora riconosce come manipolazione.</p>
<p>Chi si allontana da una comunità pseudoscientifica chiusa deve ricostruire da zero la capacità di fidarsi del proprio giudizio. E chi lascia quei gruppi della zona grigia si accorge che, pur non avendo mai firmato nulla, ha comunque ceduto pezzi della propria autonomia per sentirsi parte di qualcosa. In tutti i casi si tratta di persone che hanno interiorizzato per mesi o anni un sistema in cui il proprio valore dipendeva dall’approvazione del gruppo. Ricostruire un’identità autonoma, capace di stare nell’incertezza senza cercare rifugio in un’appartenenza totalizzante, è un lavoro lungo.</p>
<p>La prevenzione passa dal riconoscimento. Le domande da fare non riguardano cosa crede un gruppo, ma come gestisce chi dubita, chi vuole andarsene, chi porta informazioni dall’esterno. Un gruppo sano regge il confronto. Un sistema settario lo teme. E quella paura del confronto, quella necessità di tenere i membri dentro attraverso la paura o attraverso la promessa di uno status irraggiungibile altrove, è il segnale più chiaro che qualcosa non va. Indipendentemente da quale sia l’ornamento del gruppo: una croce, un logo aziendale, una mappa piatta della Terra o l’affermazione di essere «solo un ambiente affiatato».</p>
<p>A molti sarà capitato di vivere certe realtà senza accorgersene ma provando una sorta di disagio interiore difficilmente decifrabile. Un vuoto inspiegabile, un’ansia non collegabile a qualcosa eppure, dal profondo della propria coscienza, qualche segnale emergeva. Solo che lo hanno probabilmente censurato per dare spazio all’aspetto emozionante di quel sistema che li ha accolti.</p>
<p>Ma chi legge questo ora, magari, avrà compreso e decifrato che quell’inconscio messaggio era l’indizio che il proprio cervello stava ricevendo segnali non lineari, bensì ambigui e che cercava di adattarsi a una realtà che non era compatibile con il proprio sistema di valori e di credenze.</p>
<p><strong>Armando De Vincentiis</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Un (anticristo) americano a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 09:00:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra profezie sull&#8217;anticristo e fanatismo religioso, il magnate dell’IA Peter Thiel confeziona un cristianesimo apocalittico al servizio di élite, militarismo e tecnologie di controllo. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Nel 1972 papa Paolo VI, quello con l’immagine del riformatore che suggella il Concilio Vaticano II, durante un’udienza generale metteva in guardia sul diavolo: «questo essere oscuro e conturbante esiste davvero», assicurava, invitando...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/19/un-anticristo-americano-a-roma/" title="Read Un (anticristo) americano a Roma">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra profezie sull&#8217;anticristo e fanatismo religioso, il magnate dell’IA Peter Thiel confeziona un cristianesimo apocalittico al servizio di élite, militarismo e tecnologie di controllo. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>Nel 1972 papa Paolo VI, quello con l’immagine del riformatore che suggella il Concilio Vaticano II, durante un’udienza generale metteva in guardia sul diavolo: «questo essere oscuro e conturbante esiste davvero», assicurava, invitando a «ristudiarne» la trascurata influenza nella storia. La riesumazione di Satana, che ormai sembrava archiviato nel mondo contemporaneo, curiosamente avrà un grande revival con il film <a href="http://go.uaar.it/cc24m6w"><em><i>L’esorcista</i></em></a>, di William Friedkin, uscito l’anno dopo.</p>
<p>Oggi, in un mondo dove guerre, ideologie e ansie prendono piede, torna di moda l’anticristo. Una figura che, secondo la tradizione, vuole ostacolare l’avvento del regno di dio e sviare l’umanità dalla salvezza ingannandola con false promesse mondane. Mentre sull’anticristo il papa non si pronuncia, <span class="pullquote">il suo inaspettato alfiere pop è il magnate della tecnologia Peter Thiel</span>, tra gli uomini più ricchi e influenti al mondo.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77566" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Negli ultimi anni tiene conferenze sul tema, riservatissime e chiacchieratissime. Come quelle del settembre 2025 a San Francisco organizzate da Acts 17 Collective, lobby confessionale attiva nel cuore tecnologico della Silicon Valley, ritenuto refrattario alla predicazione cristiana come lo era il mondo pagano nel capitolo degli <em><i>Atti degli Apostoli </i></em>da cui prende il nome, dove il viaggio missionario di Paolo culmina all’Areopago di Atene.</p>
<p>Thiel porta a metà marzo del 2026 il suo verbo anche in Italia. A organizzare il seminario l’Associazione Vincenzo Gioberti, circolo cattolico reazionario intitolato al prete, filosofo e patriota risorgimentale che propugnava il cattolicesimo come asse identitario nazionale. Collabora il Cluny Institute affiliato alla Catholic University of America, ateneo con sede a Washington finanziato dai vescovi.</p>
<p>Quattro lezioni con almeno cento invitati tra giornalisti, intellettuali, politici, imprenditori, preti e la clausola di non registrare o divulgare i contenuti. Smentite le indiscrezioni secondo cui gli incontri si sarebbero tenuti all’Università pontificia Angelicum di Roma, gestita dall’ordine dei domenicani e legata agli Stati Uniti: il niet sembrerebbe arrivato proprio dal Vaticano. Gli incontri sono dirottati a palazzo Orsini Taverna, già residenza nobiliare nel centro storico.</p>
<p>Da <a href="http://go.uaar.it/wgpxf0u"><em><i>leak</i></em></a> e racconti di <a href="http://go.uaar.it/o0nwd9n">chi ci è stato</a> i turbamenti religiosi di Thiel, che si proclama cristiano «non ortodosso», si mischiano a cervellotiche analisi geopolitiche e sociali infarcite di dotte citazioni e passi biblici. Anticristico è per lui chiunque voglia limitare l’influenza dei capitali e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – guarda caso i suoi interessi multimilionari – temendone le derive ad esempio su ambiente, stato sociale e conflitti.</p>
<p>In uno sbilenco toto-nomi l’anticristo è accostato a figure come Greta Thunberg, l’irruente attivista che ha riportato nel dibattito pubblico la questione clima; il partito comunista cinese, nemico ideologico dell’occidente; e l’Unione Europea, per i troppi lacciuoli burocratici. Thiel cita pure <em><i>Il racconto dell’Anticristo</i></em> dello scrittore e teologo russo Vladimir Soloviev: in quest’opera del 1900 l’anticristo seduce le masse con la sua apparenza di uomo perbene, pacifista e progressista, viene eletto presidente degli Stati Uniti d’Europa e si proclama messia.</p>
<p>Tedesco di rigida famiglia luterana, omosessuale di stampo conservatore (ma sposato con un uomo d’affari e con figli – non è chiaro se nati tramite gestazione per altri), Thiel ha alle spalle una solida formazione filosofica ed è pervaso dalla febbrile convinzione di avere una missione storica trascendente. Si forma all’università di Stanford, entra nel dibattito religioso (ad esempio sulla rivista confessionalista <em><i>First Things</i></em>), critica già dagli anni novanta politicamente corretto e multiculturalismo.</p>
<p>Matura come libertario elitario appassionato di tecnologia ma gelido verso la democrazia. Tra i suoi <a href="http://go.uaar.it/55ya3kr">riferimenti</a> c’è il politologo Carl Schmitt, affine al nazismo e assertore della teologia politica, che riattualizza il concetto paolino di <em><i>katechon</i></em> (dal greco «colui che trattiene» l’anticristo e l’apocalisse): una forte autorità statale è argine contro anarchia, nichilismo e disfacimento.</p>
<p>Altro ispiratore è l’antropologo cattolico René Girard, suo docente a Stanford, secondo cui il desiderio “mimetico” (cioè imitativo) è alla base del conflitto sociale e per sedarlo serve il capro espiatorio, la cui apoteosi è il sacrificio di Gesù. Un ulteriore richiamo è John Henry Newman, presbitero anglicano vissuto nell’ottocento convertitosi al cattolicesimo, noto anche per speculazioni sull’anticristo.</p>
<p><span class="pullquote">Thiel ricalca il cosiddetto “<a href="http://go.uaar.it/rumwk5g">illuminismo oscuro</a>”</span>, corrente di pensiero emersa dagli Usa negli ultimi decenni che vuole l’accelerazionismo per un vertiginoso salto tecnologico ma al contempo rigetta democrazia, progressismo e uguaglianza preferendo potere delle élite e gerarchie. Il magnate gli dà uno spiccato retrogusto religioso, distante dal sentore futurista originario.</p>
<p>Nel 2007 pubblica <em><i>Il momento straussiano </i></em>(uscito in Italia nel 2025), tributo a Leo Strauss, filosofo di origine ebraica migrato negli Usa ritenuto tra i padrini intellettuali del neoconservatorismo. Nel libro sostiene che il trauma dell’11 settembre segna la fine dell’ottimismo illuminista, accusato di stemperare valori, promuovere un piatto globalismo e rimuovere la violenza, e propugna il ritorno all’autorità e al pragmatismo per “trattenere” l’apocalisse combattendo i nemici – interni ed esterni – della civiltà occidentale cristianamente intesa.</p>
<p>Genio visionario e pioniere del settore tech, già cofondatore di PayPal e investitore in Facebook, Thiel è alla guida di Palantir Technologies. L’azienda nasce nel 2003 con il supporto di In-Q-Tel, braccio venture capital della Cia, applica analisi dei big data e intelligenza artificiale a settori strategici come sicurezza, sanità e guerra: il risultato è una capacità di controllo e previsione sempre più sofisticata, pervasiva e inquietante.</p>
<p>Il nome è preso dalla mitologia creata dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien, cattolico conservatore tra i padri del <em><i>fantasy</i></em> moderno: i <em><i>palantíri</i></em> sono pietre magiche capaci di mostrare cose lontane nello spazio e nel tempo il cui abuso può corrompere però chi le utilizza. Thiel battezza le sue aziende con rimandi all’epica tolkeniana, in un grottesco ribaltamento del pensiero dell’autore, che metteva in guardia da derive tecnologiche e autoritarie.</p>
<p>Tolkien – che è al fronte nella prima guerra mondiale e avversa nazifascismo e razzismo – in Italia è stato preso a modello dalla destra post-fascista come propugnatore di ideali identitari, spirituali e antimoderni contro il nichilismo contemporaneo. L’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano ha promosso i “campi Hobbit” – come un mansueto, abitudinario ma tenace popolo dell’immaginario tolkeniano – cui partecipava anche Giorgia Meloni, fan dichiarata dell’autore.</p>
<p>In realtà l’ideologia di Thiel perde la speranza redentrice dell’intellettuale britannico, immergendosi in una visione tragica della storia. Pare più affine alla lugubre <em><i>lore</i></em> di Warhammer 40K, gioco di ruolo ambientato in un futuro fantascientifico pervaso da conflitti intergalattici dove scienza e sovrannaturale si fondono e l’avvento del caos è “trattenuto” dall’imperatore dell’umanità, a capo di un impero teocratico in lotta perenne contro razze ostili ed eresie.</p>
<p>A sua volta Thiel è mentore del vicepresidente statunitense e convertito cattolico J.D. Vance, suo ex dipendente e vicino ai frati domenicani. Foraggia generosamente le campagne di Donald Trump e ottiene appalti pubblici su difesa e sicurezza all’insegna di un conflitto d’interessi che veleggia sull’ordine di centinaia di milioni di dollari.</p>
<p><span class="pullquote">Come viene accolto Thiel a Roma?</span> Il mainstream cattolico sembra in imbarazzo e crea un cordone sanitario attorno all’ingombrante imprenditore filosofo, prendendo le distanze per le tesi troppo esplicite e bizzarre sull’anticristo e la marcata politicizzazione filo-Usa. La gerarchia si smarca, il vicariato smentisce l’autorizzazione per una messa in latino nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini a corredo delle lezioni.</p>
<p>Ma una celebrazione in rito tridentino <a href="http://go.uaar.it/vlmv6b8">si tiene comunque</a> nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini alla presenza di numerosi uditori — tra cui Davide Quadri, responsabile internazionale dei giovani della Lega, che elogia la liturgia tradizionale<sup>6</sup>.</p>
<p>Il seminario crea fermento nel sottobosco cattolico tradizionalista e negli ambienti della destra alternativa. L’accoglienza include pure uno striscione di benvenuto con la frase «Vedo Satana cadere come la folgore» (citazione dal <em><i>Vangelo di Luca </i></em>che è anche il titolo di un saggio di Girard). A vergarlo il portale Welcome to Favelas, virale per la denuncia del degrado e della microcriminalità specie a Roma, in collaborazione con The Right Side, podcast di giovani destrorsi.</p>
<p>I gestori di Welcome to Favelas si erano incontrati nel gennaio del 2025, assieme a quelli di altri siti nostrani “indipendenti”, con i referenti di Elon Musk. Un incontro nella strategia di quest’altro magnate – vicino a Thiel e come lui sostenitore di Trump – per promuovere in Europa media e influencer vicini a istanze populiste e incanalare una svolta conservatrice.</p>
<p>La ciliegina sulla torta arriva qualche settimana dopo il seminario romano, con la <a href="http://go.uaar.it/77gg6g3">diffusione del manifesto</a><sup>7</sup> che sintetizza <em><i>La repubblica tecnologica</i></em>, libro da poco uscito anche in Italia. Scritto da Alexander C. Karp e Nicholas W. Zamiska, rispettivamente amministratore delegato e consulente legale di Palantir Technologies, è un programma di controriforma tecno-reazionaria.</p>
<p>Semplificando: Stato più decisionista (e belligerante); rapporto organico tra istituzioni e aziende per AI militare e sicurezza; corsa al riarmo e coscrizione obbligatoria; svilimento del settore pubblico; rigetto del politicamente corretto; darci un taglio alla pretesa “moralistica” dell’<em><i>accountability</i></em> per politici, ricchi e vip; lotta alla presunta «intolleranza pervasiva verso la credenza religiosa» che dominerebbe le «élite» (in un mondo in realtà sempre più egemonizzato dai fondamentalismi – anche negli Usa); esaltazione di certe culture rispetto ad altre «regressive»; attacco a pluralismo e inclusività.</p>
<p>Il sofisticato castello ideologico di Thiel e sodali è una sfida per la chiesa cattolica, che si sente tirata per la tonaca da chi vorrebbe una benedizione. Ma anche per il mondo laico, perché racchiude un progetto di rifondazione ideologica antimoderna dell’occidente, dove la religione torna collante identitario, legittimazione politica e chiave di volta culturale. Non possiamo barattare l’insofferenza per le storture di politically correct, multiculturalismo e woke – che pure tanti non credenti sentono – con un salto indietro epocale.</p>
<p>Di fronte a un hackeraggio della società moderna pianificato da certi apprendisti stregoni è urgente riaffermare il cosmopolitismo che supera steccati identitari, l’universalismo dei diritti, la ragione illuminista e scettica, la laicità come conquista civile per credenti e no. Chi invoca algoritmi e apocalissi ha pure ampi poteri ed enormi capitali: un’incarnazione distorta del Palantir tolkieniano nelle mani di novelli Saruman. Ci toccherà vestire i panni degli hobbit, ovvero di riluttanti <em><i>katechon</i></em>?</p>
<p><strong>Valentino Salvatore</strong></p>
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		<title>Sballo santo</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/07/12/sballo-santo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 09:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli usi religiosi delle sostanze psicoattive vengono ammessi dai giudici, mentre quelli terapeutici e ricreativi restano perseguiti. Affronta il tema la responsabile iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. La nostra storia inizia su uno sperdutissimo cucuzzolo dell’appennino tosco-emiliano, dove a seguito della segnalazione di un escursionista (con molto tempo a disposizione, aggiungiamo malignamente noi) vengono colti in flagrante due uomini italiani quasi quarantenni...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/12/sballo-santo/" title="Read Sballo santo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli usi religiosi delle sostanze psicoattive vengono ammessi dai giudici, mentre quelli terapeutici e ricreativi restano perseguiti. Affronta il tema la responsabile iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>La nostra storia inizia su uno sperdutissimo cucuzzolo dell’appennino tosco-emiliano, dove a seguito della segnalazione di un escursionista (con molto tempo a disposizione, aggiungiamo malignamente noi) vengono colti in flagrante due uomini italiani quasi quarantenni che in un cascinale raggiungibile solo a piedi coltivavano e consumavano (pochi grammi di) marijuana.</p>
<p>Se in primo grado vengono condannati a cinque mesi e qualche giorno più quasi mille euro di multa, la Corte di appello di Bologna ha deciso di assolverli perché, così si legge sui giornali, <span class="pullquote">le finalità non erano evidentemente di spaccio (e fin qui&#8230;) ma di culto</span>: i due sono infatti induisti, Hare Krishna per la precisione. E secondo l’induismo lo stesso Shiva usò la marijuana come “salvavita refrigerante”: è quindi sacra e ne viene incoraggiato l’utilizzo associato alle pratiche liturgiche e meditative, per quanto sia paradossalmente vietato anche in India.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77551" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Sballo-santo.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Sballo-santo.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Sballo-santo-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Sballo-santo-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Sballo-santo-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>A dir la verità mentre scriviamo non sono ancora disponibili le motivazioni della sentenza, ma sul punto è lo stesso avvocato difensore a dichiarare come il riferimento alla libertà religiosa e di culto sia stato dirimente nella decisione di assolvere i due “arancioni”.</p>
<p>D’altronde c’era già, e sempre a proposito di cannabis e religione, un illustrissimo precedente della Cassazione del 2008, poi ripreso dalla Corte di appello di Firenze, anche se in questo caso l’assoluzione riguardava sempre un cittadino italiano, ma seguace in questo caso del rastafarianesimo. Come ci spiega la Suprema corte «secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come “erba meditativa”.</p>
<p>Come tale, possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato ‘il re saggio’ e da esso ne tragga la forza». Ergo, la detenzione di abbondanti quantità, considerata la prescrizione religiosa di assumerne fino a dieci grammi al giorno, nel caso dei rasta ben può qualificarsi come uso personale.</p>
<p>Ok. Cioè, insomma. A prescindere dalla posizione personale sulla non liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere e sull’efficacia tanto punitiva quanto preventiva della attuale legislazione, risalente nell’impianto al 1990, quello che stride è questo inaspettato ossequio all’uso (o presunto tale) di cannabinoidi per pratiche religiose, quando di converso non solo l’utilizzo a scopo ricreativo ma persino quello a uso medico è stato sempre fortemente osteggiato.</p>
<p>Si vedano le condanne, poi finite in assoluzione in secondo grado forse grazie anche alla giusta eco mediatica della vicenda, per Walter Di Benedetto, simbolo della necessità della cannabis terapeutica, e persino per il suo amico che lo aiutava a innaffiare le piantine, ma persino la meteora fallimentare della “cannabis light”, il cui divieto potrebbe essere in parte decostruito dalla Corte di giustizia europea alla quale ha girato la questione il nostro Consiglio di Stato.</p>
<p>Per di più, sempre nell’ottica repressiva in senso ampio della normativa, sembra strano che, come ci racconta il difensore degli Hare Krishna, il diritto alla libertà religiosa sia stato con efficacia assolutoria posto a confronto con quello alla salute. Perché se è vero che dobbiamo riconoscere un margine di autodeterminazione sanitaria faticosamente sbocconcellata da un muro di resistenze non solo codicistiche (dal testamento biologico alla parziale depenalizzazione dell’articolo 580 del codice penale) è pur vero che è proprio sull’idea di tutelare la salute dei cittadini che si basa il divieto esteso e generalizzato per qualsivoglia sostanza stupefacente di “consumo”.</p>
<p>E qui viene in rilievo una interessante decisione del Consiglio di Stato, la numero 9897 del 2023, che ha apparentemente messo una pietra tombale sulla possibilità per l’ayahuasca di uscire dall’elenco delle sostanze psicotrope e quindi vietatissime sempre e comunque, proprio facendo leva non solo e non tanto sull’ordine pubblico quanto su quell’articolo 32 della Costituzione che definisce quello alla salute «fondamentale diritto dell’individuo nell’interesse della collettività».</p>
<p>Decisione che viene a seguito del ricorso di rappresentanti della Chiesa del Santo Daime, culto sincretico tra devozione cristiana popolare e credenze sciamaniche, sorto in Amazzonia negli anni venti del novecento e che meriterebbe una – non breve – trattazione a parte.</p>
<p>Vero è che, a differenza della cannabis, l’ayahuasca, o meglio il suo principio attivo, la dimetiltriptammina, è fortemente allucinogeno, particolare che si riverbera, guarda caso, direttamente sulle pratiche liturgiche. Se la maria è usata a fini meditativi, al beverone di ayahuasca, il Santo Daime appunto, si associano direttamente virtù teofaniche e <span class="pullquote">le sensazioni allucinatorie conseguenti vengono definite miracoli</span>, segni con cui la divinità appare e si fa conoscere dall’uomo.</p>
<p>Che, per quanto ci faccia sorridere, se davvero come nel caso indo-bolognese quello che è preminente è il diritto alla libertà e pratica religiosa, a conti fatti questa è una liturgia ben più pregnante e fondamentale di una offerta all’altare in memoria di re Salomone. Cosa che in effetti sembra colpire la nostra massima corte amministrativa, che pur nel ribadire la permanenza dell’ayahuasca nelle sostanze vietate, arriva a suggerire la possibilità di una futura specifica autorizzazione, per un utilizzo controllato della bevanda sacra ai soli fini di religione e culto.</p>
<p>Insomma, pure per gli allucinogeni potrebbe aprirsi una strada, fatta di interlocuzioni tra confessione e ministero della salute, già avviate peraltro, che consentirebbe anche l’importazione dal Brasile della liana dalla quale viene estratto l’equivalente liturgico della cattolica e ben più noiosa ostia di acqua e farina.</p>
<p>Con buona pace dell’escursionista impiccione con cui abbiamo aperto questa riflessione, con il «non lo fo per piacer mio ma per dare sballo a dio» insomma le maglie di una rigida normativa appaiono, seppur per via giurisprudenziale, incredibilmente elastiche e indulgenti. In effetti non si vive di solo oppio.</p>
<p><strong>Adele Orioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>La cosa più alienante degli alieni</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/07/05/la-cosa-piu-alienante-degli-alieni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[L’ultimo film di Steven Spielberg, Disclosure Day, offre l’occasione per riflettere su temi come la persistenza delle credenze e le teorie cospirazioniste. Una lettura laica di Paolo Ferrarini sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Maldisposto dall’argomento, ma tentato da alcune recensioni incoraggianti, ho deciso di dare una chance a Steven Spielberg per vedere cosa avesse di nuovo da dire sugli alieni nel 2026. Spoiler: niente di niente. Disclosure...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/05/la-cosa-piu-alienante-degli-alieni/" title="Read La cosa più alienante degli alieni">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’ultimo film di Steven Spielberg, Disclosure Day, offre l’occasione per riflettere su temi come la persistenza delle credenze e le teorie cospirazioniste. Una lettura laica di Paolo Ferrarini sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Maldisposto dall’argomento, ma tentato da alcune recensioni incoraggianti, ho deciso di dare una chance a Steven Spielberg per vedere cosa avesse di nuovo da dire sugli alieni nel 2026. Spoiler: niente di niente.</p>
<p><em><i>Disclosure Day </i></em>ti intrappola in un lunghissimo episodio della vecchia serie X-Files arricchito di una produzione multimilionaria, al puro scopo di intrattenere lo spettatore che non ha voglia di pensare ma solo di farsi un giro in giostra al luna park cinematografico, con <span class="pullquote">due ore e mezza di caccia all’uomo e inseguimenti altamente improbabili</span> innescati da ancora più improbabili poteri di veggenza.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-77527" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/La-cosa-piu-alienante-degli-alieni.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/La-cosa-piu-alienante-degli-alieni.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/La-cosa-piu-alienante-degli-alieni-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/La-cosa-piu-alienante-degli-alieni-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/La-cosa-piu-alienante-degli-alieni-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Molto più simile come esperienza a <em><i>Minority Report </i></em>che a <em><i>E.T.</i></em> o <em><i>Incontri ravvicinati</i></em>, quello che manca completamente in questo film è l’interesse a porsi gli interrogativi sensati che ritroviamo invece in opere più oneste tipo <em><i>Arrival</i></em> e naturalmente <em><i>Contact</i></em>, quest’ultimo basato sulle riflessioni scientifiche di Carl Sagan.</p>
<p>Scandaloso, a tal proposito, che la posizione di Sagan – secondo cui, puramente a rigor di logica, la vastità del cosmo fa propendere per l’ipotesi che ci sia vita altrove nell’universo – in <em><i>Disclosure Day </i></em>sia messa in bocca non a una scienziata, come Ellie Arroway in <em><i>Contact</i></em>, ma a una suora, trasformando così una riflessione profonda fatta con cognizione di causa in un banale cliché post-moderno al servizio del pensiero magico e fideistico.</p>
<p>Del resto, di cliché il regista non se ne fa mancare nemmeno uno: dall’incidente di Roswell, ai cerchi nel grano, ai soliti alieni gracili e viscidi con gli occhioni e le dita lunghe, le astronavi giganti che escono dalle nuvole, la lingua dei click, le tecnologie fantascientifiche&#8230; Impossibile trovare qualche elemento di novità. Toh, forse il fatto che stavolta i sondini rettali se li beccano più gli alieni che gli umani.</p>
<p>Di per sé, naturalmente, non c’è niente di male nell’intrattenimento fine a se stesso, e chi apprezza un buon <em><i>action movie</i></em> non resterà di certo deluso dal livello di questa produzione. Il problema piuttosto è la premessa per nulla innocente del film, in un periodo storico in cui più che mai il confine tra realtà e narrazione è diventato labile e il cinema non solo rispecchia il pensiero della gente su certe questioni, ma ha la grande capacità di plasmarlo.</p>
<p>Perché <em><i>Disclosure Day</i></em> non è esattamente un film sugli alieni: è un film sulla teoria della cospirazione secondo cui apparati governativi e para-governativi investono enormi risorse per tenere nascosta all’umanità la presenza degli extraterrestri sulla terra, con la scusa facilona e data per scontata che la gente non saprebbe gestire la “verità” e la società civile collasserebbe e bla bla bla. Anche qua, nulla di nuovo: l’intera serie X-Files degli anni ‘90 ruotava appunto attorno a questa premessa. Solo che parlare di cospirazioni negli anni ‘90 faceva ancora un po’ sorridere. C’era qualcosa di ingenuo, di giocoso, nel pensare che gli alieni fossero tra noi, o che Elvis Presley fosse ancora tra noi.</p>
<p>Perché all’epoca la politica si presentava ancora come una cosa seria, ragionevolmente ancorata alla realtà e lontana dall’integrare nei propri programmi credenze non supportate dall’evidenza per compiacere un elettorato fuori di senno. Oggi le cose sono radicalmente cambiate, viviamo in un girone profondo del mondo infestato dai demoni di Carl Sagan, e un film come <em><i>Disclosure Day</i></em>, marketizzato addirittura come «un documentario», esce in un periodo in cui il discorso sugli alieni sulla terra, che fa sbadigliare di noia la scienza, è improvvisamente tornato in auge in America.</p>
<p>Come se fosse una cosa seria! Nei talk show, grande enfasi viene posta sul fatto che le nuove storie sugli alieni si sono notevolmente evolute, a livello di credibilità. Non si tratta più delle allucinate dichiarazioni di vaccari sessualmente repressi del Kansas gravitati via per una colonscopia a 300 metri da terra. No, adesso sono serissimi generali dell’esercito e rispettabili agenti federali a riportare, documenti alla mano, avvistamenti e interferenze che non hanno spiegazioni da protocollo, ma che l’arguto cittadino che non teme la verità sa spiegare benissimo.</p>
<p><span class="pullquote">Ci si mette anche Barack Obama</span>. Scherzando sul cliché che il presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere a conoscenza dei segreti nazionali sugli extraterrestri, qualche mese fa ha dichiarato a un podcast che gli alieni «esistono davvero, ma io non li ho mai visti», aggiungendo poi che se davvero degli esemplari fossero custoditi nell’Area 51, la cospirazione sarebbe tale da tenere all’oscuro persino il presidente.</p>
<p>Ma se le teorie della cospirazione sono al massimo materiale per una battuta in bocca a un agente razionale come Obama, un lunatico che invece le cavalca politicamente come Trump non si è fatto sfuggire l’occasione per denunciare l’arcinemico, insinuando che con quella battuta Obama avrebbe fatto sediziosamente trapelare segreti di Stato.</p>
<p>E subito dopo ha avuto l’idea di reclutare E.T. nella sua macchina di propaganda post-verità volta ad accrescere il senso di paranoia nei confronti dello Stato profondo che cela segreti, allo stesso tempo distraendo l’elettorato dai problemi reali e dai disastri che le sue politiche hanno creato sia a livello domestico che globale. In stile <em><i>Disclosure Day</i></em> sono stati così aperti gli archivi militari degli X-Files, pieni delle solite lucine e ombre in movimento in filmati sgranati in bianco e nero che non significano assolutamente nulla, validati soltanto dalla supposta autorità delle agenzie che li rilasciano.</p>
<p>Ma la cosa più alienante, che fa veramente cadere le braccia a chi abbia un minimo di consapevolezza scientifica, è che il discorso pubblico, per come viene presentato sui media, è interamente ridotto a una questione di fede, come se la gente dovesse ingenuamente posizionarsi tra il campo degli scettici in malafede collusi con il potere e i romantici eroi della verità con i poster «<em><i>I want to believe!</i></em>» appesi in camera da letto.</p>
<p>Al di fuori dei canali specialistici, non si sente mai nessuno dire chiaramente quale immane sciocchezza sia pensare che gli alieni siano qui ora sulla Terra, quanto vastamente improbabile sia per una specie coprire anche la più piccola distanza cosmica, figurarsi trovare le condizioni ambientali che permettano di avvicinarsi a un altro pianeta e men che meno interagire con i suoi abitanti. Per contro, nessuno spiega chiaramente quanto sarebbe sconvolgente e quali pazzesche implicazioni avrebbe trovare anche solo un’ombra di replicante, un frammento di Dna, su Marte.</p>
<p>È alienante, in altre parole, che l’abitudine all’ignoranza scientifica sia così radicata da rimuovere dalla consapevolezza pubblica la minima cognizione che certe conclusioni si possano e si debbano trarre solamente tenendo conto delle conoscenze pregresse, nozioni fondamentali e consolidate che non si possono allegramente smantellare o ignorare solo per tenere in piedi una vaga intuizione in merito a un video sgranato.</p>
<p>E allora i veri eroi, in questo deserto di insopportabile, reiterata superficialità, sono forse quelli che in camera hanno il poster «<em><i>I want to believe</i></em>. Sì, ma nella scienza e nel pensiero razionale».</p>
<p><strong>Paolo Ferrarini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Marcia indietro sui diritti? Facciamo il punto sul n. 3/2026 della rivista Nessun Dogma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 15:15:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove. La copertina del numero 3/2026 di Paolo Ferrarini...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/01/marcia-indietro-sui-diritti-facciamo-il-punto-sul-n-3-2026-della-rivista-nessun-dogma/" title="Read Marcia indietro sui diritti? Facciamo il punto sul n. 3/2026 della rivista Nessun Dogma">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar <a href="https://rivista.nessundogma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://rivista.nessundogma.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1583911345263000&amp;usg=AFQjCNFa9Qp08cg3F0iKPgvt2_g-g61Arg"><em>Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano</em></a>. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.</p>
<p>La copertina del numero 3/2026 di Paolo Ferrarini rende l&#8217;idea della &#8220;marcia indietro&#8221; che stiamo vivendo sui diritti e sulla laicità. Diversi articoli affrontano la questione, da prospettive differenti. Il direttore Raffaele Carcano riflette sullo scontro tra il presidente Donald Trump e papa Leone XIV, in un cortocircuito in cui a farne le spese è proprio la laicità. L’attivista Paolo Ferrarini riflette sul declino del “woke” negli Stati Uniti e nel mondo, per il cambio di orientamento delle grandi aziende e per il clima ostile creato dalla politica conservatrice contro i diritti civili. Dal canto suo Valentino Salvatore si concentra sulla figura di Peter Thiel, uno dei magnati statunitensi artefici di questo riflusso identitario in chiave esplicitamente religiosa.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77522" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/06/Marcia-indietro-sui-diritti-Facciamo-il-punto-sul-n-3-2026-della-rivista-Nessun-Dogma.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/06/Marcia-indietro-sui-diritti-Facciamo-il-punto-sul-n-3-2026-della-rivista-Nessun-Dogma.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/06/Marcia-indietro-sui-diritti-Facciamo-il-punto-sul-n-3-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-768x403.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/06/Marcia-indietro-sui-diritti-Facciamo-il-punto-sul-n-3-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-650x341.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/06/Marcia-indietro-sui-diritti-Facciamo-il-punto-sul-n-3-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-1024x537.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. La responsabile iniziative legali dell&#8217;Uaar Adele Orioli commenta una recente sentenza che giustifica l&#8217;uso di stupefacenti per fini &#8220;spirituali&#8221;. La professoressa e bioeticista Sara Patuzzo Manzati approfondisce la questione del rifiuto anticipato delle cure nella medicina d’urgenza. Proponiamo inoltre la traduzione da<em> The Conversation</em> di un articolo del politologo Imad Khillo sulla nuova legislazione irachena che di fatto peggiora la condizione delle donne in nome del tradizionalismo religioso. L’addetto stampa dell’associazione, Daniele Passanante, dedica un approfondimento all’abitudinario e pervasivo clericalismo dei funzionari pubblici, che appare ancora più intenso con l’attuale governo di destra identitaria. La docente Pamela Deiana ricostruisce il caso di una scuola di Chiusi, simbolo di un malcostume clericale generalizzato nel mondo scolastico: l’istituto aveva organizzato atti di culto in orario scolastico e l’iniziativa era stata fermata solo dopo una diffida dell’Uaar. Lo psicologo Armando De Vincentiis ricostruisce le dinamiche interne alle sette e perché è così difficile abbandonarle. Loris Tissino intervista la psicologa Cristina Caparesi, già ospite per un evento del circolo Uaar di Pordenone, sul tema della radicalizzazione violenza, in particolare dei giovani. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso fa un po’ di chiarezza sui fenomeni dell’<em>homeschooling</em> e dell’<em>unschooling</em>, dopo il caso mediatico della “famiglia nel bosco”. Micaela Grosso, giurata per il Premio Brian dell’Uaar, esplora il fenomeno delle <em>fiction</em> cristiane di successo nell’epoca dello streaming, in particolare i casi di <em>The Chosen</em> e di <em>Seeking Persephone</em>. Il giornalista Federico Tulli dedica un’inchiesta ai rapporti tra il Vaticano, che ostenta pauperismo, e i potentati economici. L’attivista Lodovico Zanetti si interroga su quanto la valorizzazione del presepe come “patrimonio immateriale” da parte dell’Unesco possa favorire ulteriori invadenze confessionaliste in ambiti come la scuola con il pretesto della cultura. Sempre sul tema del cinema, il presidente della giuria del Premio Brian Paolo Ferrarini dedica anche un articolo all’ultimo film di Steven Spielberg <em>Disclosure Day</em>, in un periodo in cui la questione delle presunte prove dell’esistenza degli alieni viene cavalcata da integralisti e complottisti.</p>
<p>Su <em>Nessun Dogma</em> diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell&#8217;associazione. Cogliamo ad esempio l’occasione per ricordare l’eredità che ci ha lasciato la sociologa Laura Balbo, tra i presidenti onorari dell’Uaar e scomparsa recentemente, nella valorizzazione dei non credenti nella società e per la promozione dei diritti delle donne e delle persone lgbt.</p>
<p>Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’<em>Osservatorio laico</em> dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. <em>Impegnarsi a ragion veduta</em> a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell&#8217;associazione <a href="https://www.uaar.it/uaar/territorio/">sul territorio</a> a cura della responsabile circoli Irene Tartaglia. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione <em>Arte e ragione</em> in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di <em>Agire laico</em> per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.</p>
<p>Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato <em>Terzo</em>.</p>
<p><em>Siamo arrivati al terzo numero dell’anno, e anch’esso fini</em><em>sce inevitabilmente per dedicare più spazio alle ombre che </em><em>alle luci. Il momento che viviamo è quello che, nonostante le</em><br />
<em>ombre, è sotto gli occhi di tutti: ci possiamo ironizzare sopra, </em><em>come facciamo in copertina, ma poi dobbiamo anche pren</em><em>dere atto della realtà – perché è un passaggio indispensabile </em><em>per poi cercare di cambiarla.</em></p>
<p><em>E la realtà è che ci troviamo in un momento di forte polariz</em><em>zazione: non soltanto politica, ma soprattutto culturale. In cui </em><em>le religioni, nonostante la secolarizzazione tolga loro fedeli </em><em>giorno dopo giorno, trovano sempre più visibilità. Non solo: </em><em>stiamo tornando a un’epoca in cui la religione predominante </em><em>non viene criticata da nessuno, per un motivo o per l’altro. Tro</em><em>vando peraltro sempre nuove diaboliche forme per trasmet</em><em>tere il suo messaggio.</em></p>
<p><em>In un contesto del genere, il ruolo dell’Uaar e di Nessun Dogma </em><em>non può che essere terzo. Noi prendiamo sul serio la laicità e </em><em>la ragione: che non significa criticare in ogni occasione le reli</em><em>gioni, ma che dobbiamo “a maggior ragione” criticarle quando </em><em>l’autocensura fa sì che non siano criticate mai, e la piaggeria </em><em>fa il resto, lasciando che siano incensate sempre.</em></p>
<p><em>L’effetto a cascata è che si restringono sia la laicità delle isti</em><em>tuzioni, sia il ricorso alle evidenze su cui dovrebbero basare le </em><em>loro decisioni. Non siamo per nulla convinti che la nostra sia </em><em>una posizione di minoranza: esistono sicuramente milioni di </em><em>persone che la pensano allo stesso modo, e che non vogliono </em><em>che il terzo millennio somigli sinistramente ai tredici secoli di </em><em>cristianesimo reale, da Teodosio alla pace di Westfalia.</em></p>
<p><em>Diffondere queste opinioni non è un lavoro da poco, ma sapere </em><em>che può portare molti frutti lo ripaga ampiamente.</em></p>
<p><em>Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino</em></p>
<p><strong><br />
La redazione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Divisi più che mai</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/06/28/divisi-piu-che-mai/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 09:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[La Chiesa anglicana, nata da uno scisma politico e diffusasi in tutto il mondo, oggi è percorsa da profonde spaccature culturali e dottrinarie – in particolare su temi come diritti civili, ordinazione femminile e accettazione delle persone lgbt. Affronta il tema Nicola Nobili sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Che cos’hanno in comune i partiti della sinistra e le Chiese cristiane? Sia gli uni che le altre sono...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/06/28/divisi-piu-che-mai/" title="Read Divisi più che mai">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Chiesa anglicana, nata da uno scisma politico e diffusasi in tutto il mondo, oggi è percorsa da profonde spaccature culturali e dottrinarie – in particolare su temi come diritti civili, ordinazione femminile e accettazione delle persone lgbt. Affronta il tema Nicola Nobili sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Che cos’hanno in comune i partiti della sinistra e le Chiese cristiane? Sia gli uni che le altre sono bravissimi a litigare per questioni di scarsa importanza e a frantumarsi in una miriade di gruppetti poco coesi. Questa affermazione si applica benissimo alle numerosissime Chiese anglicane.</p>
<p>Cominciamo con un po’ di <a href="http://go.uaar.it/q54zx22">storia</a>. La Chiesa d’Inghilterra nasce nel 1534. Re Enrico VIII voleva divorziare da Caterina d’Aragona, ma il papa rifiutava di dichiarare nulla la loro unione. Il sovrano, a quel punto, si separò da Roma, istituendo una Chiesa nazionale, con sé stesso a capo. Ancora oggi, <span class="pullquote">il monarca inglese è governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra</span>, per quanto il suo ruolo sia solo cerimoniale, mentre per le questioni pratiche la massima autorità è l’arcivescovo di Canterbury.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77482" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/06/divisi-piu-che-mai-1.jpg" alt="" width="100%" />
<p>Nei primi periodi dopo lo scisma la Chiesa anglicana si distaccava poco da quella cattolica. Di fatto, era cambiata solo la gerarchia e il fatto che gli anglicani adottarono come lingua ufficiale l’inglese anziché il latino. Col tempo, la Chiesa d’Inghilterra cominciò a diversificarsi, raccogliendo al suo interno branche diverse e, vista l’intensa attività coloniale britannica, nei secoli sono comparse sue emanazioni in tutto il mondo: Chiesa di Nigeria, Chiesa anglicana del Kenya, Chiesa della provincia dell’Uganda, Chiesa anglicana dell’Australia, Chiesa episcopale negli Stati Uniti, Chiesa dell’India meridionale, Chiesa anglicana della Tanzania, Chiesa anglicana del Cile, Chiesa del Bangladesh, Chiesa anglicana del Canada, Hong Kong Sheng Kung Hui e molte altre.</p>
<p>Tutte queste Chiese sono autonome, ma rientrano nella Comunione anglicana, un’associazione di Chiese diffusa in oltre 165 Paesi. I membri della Comunione anglicana, che hanno contatti tra di loro e i cui leader si incontrano regolarmente, riconoscono il primato e il prestigio dell’arcivescovo di Canterbury, che però è un <em><i>primus inter pares</i></em>, non ha alcuna autorità diretta al di fuori del Regno Unito.</p>
<p>Negli ultimi decenni, indicativamente dagli anni settanta, alcune Chiese si sono distaccate dalla Comunione anglicana, perché non sono d’accordo su alcune tematiche calde. Le stesse, manco a dirlo, che tengono banco in altre Chiese cristiane: ordinazione delle donne, accettazione di persone Lgbt+ nella comunità e matrimoni tra persone dello stesso sesso.</p>
<p>Per quanto riguarda le donne prete, oggi quasi tutte le Chiese anglicane accettano l’ordinazione delle donne a diacono, un numero inferiore di Chiese accetta le donne prete, meno ancora sono le Chiese che accettano che una <a href="http://go.uaar.it/g94tbiw">donna possa diventare vescovo</a>.</p>
<p>Sulle unioni tra persone dello stesso sesso, la controversia è ancora maggiore. Se nel 2017 la Chiesa episcopale scozzese ha accettato di celebrare il matrimonio omosessuale, nel 2023 l’arcivescovo ugandese Stephen Kaziimba ha lodato una nuova legge nel suo Paese che proibisce di «promuovere l’omosessualità» (condanne fino a 20 anni), il matrimonio tra persone dello stesso sesso (condanne fino all’ergastolo) e l’omosessualità “aggravata”, per esempio se un rapporto omosessuale trasmette l’Hiv (condanne fino alla pena di morte). In generale, le Chiese africane sono le più tradizionaliste, nessuna Chiesa anglicana africana accetta il matrimonio omosessuale.</p>
<p>Quanto detto conferma il pensiero di <a href="http://go.uaar.it/7wy29x3">Marco Marzano</a>, docente di sociologia all’Università di Bergamo, il quale afferma che se una Chiesa diviene più progressista non arresta la secolarizzazione, non riporta la gente in chiesa. La richiesta di riforme è una prerogativa della mentalità occidentale: da eurocentrici, noi pensiamo siano necessarie, ma il numero dei fedeli è in calo in Europa, mentre è in crescita in aree geografiche come Africa e Asia, dove questioni che stanno a cuore a molti nel vecchio continente, come il ruolo della donna o l’omosessualità, non vengono minimamente prese in considerazione.</p>
<p>Nel 2008 è nata un’alternativa alla Comunione anglicana, la Global Fellowship of Confessing Anglicans (Gafcon), presieduta dal vescovo ruandese Laurent Mbanda, di stampo tradizionalista, che raccoglie molte Chiese della Comunione anglicana africane, ma anche Chiese “concorrenti” in certi territori (Nord America, Sudafrica, Brasile&#8230;).</p>
<p>Allo stato attuale, <span class="pullquote">la Comunione anglicana consta di circa 80 milioni di fedeli</span>, in calo nelle Chiese dei Paesi più avanzati, in crescita in alcune province africane, al punto che la Chiesa nigeriana ha ormai raggiunto la Chiesa d’Inghilterra (25 milioni di fedeli) e si appresta a superare persino la Chiesa madre. Questa tendenza sembra confermare i risultati delle ricerche del politologo americano Ronald Inglehart<sup>1</sup>, secondo cui più aumenta il livello di sicurezza sociale, più diminuisce la propensione verso la fede e la religione.</p>
<p>Paradossalmente, al momento ci sono più anglicani (tra fedeli e membri del clero) in Gafcon che nella Comunione anglicana, per cui se mai Gafcon decidesse di operare uno scisma, sarebbe difficile anche definire il termine “anglicano”. La possibilità di uno scisma è già stata sollevata, peraltro di recente. Tre anni fa, all’incontro tra tutte le Chiese anglicane, alcuni vescovi conservatori avevano rifiutato di partecipare o di prendere la comunione assieme ai “vescovi Lgbt+”, alcuni addirittura avevano richiesto sanzioni per le Chiese che consentono il matrimonio tra persone dello stesso sesso.</p>
<p>In quell’occasione, Gafcon aveva emesso una dichiarazione ufficiale che sonava in questo modo: «Non stiamo lasciando la Comunione anglicana; noi siamo la maggioranza della Comunione anglicana che cerca di rimanere fedele alla nostra eredità anglicana». In altre parole: non siamo noi che vogliamo andarcene, siete voi che sbagliate. Una storia già sentita tante volte nel corso della storia.</p>
<p>In una situazione del genere, l’arcivescovo di Canterbury deve fare l’acrobata per bilanciare le tendenze delle Chiese più progressiste e di quelle più tradizionaliste. L’ultimo arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, era stato molto abile, ma si è dimesso, con decorrenza da gennaio 2025, per uno scandalo sessuale: non aveva denunciato alla polizia abusi fisici e sessuali ripetuti perpetrati su dei minori da un volontario durante dei campi estivi cristiani, pur essendone a conoscenza. Anche questa, purtroppo, è una storia già sentita molte volte.</p>
<p>Mentre la cattedra di Canterbury era vacante, il 14 settembre 2025 Gafcon ha indetto una riunione dei propri vescovi in Nigeria per marzo 2026. Nel messaggio della convocazione si legge: «I revisionisti dividono deliberatamente la Comunione con azioni scismatiche che celebrano il peccato, dato che nominano pastori falsi per allontanare il gregge dalla buona parola di Dio. Ma Gesù sta costruendo la sua Chiesa, e i cancelli dell’inferno non prevarranno!»</p>
<p>Pare che a scatenare l’ira di Gafcon sia un caso senza precedenti in una provincia della Comunione anglicana. Nel luglio 2025 in Galles è stata nominata arcivescovo Cherry Vann: per la prima volta diviene arcivescovo anglicano una donna, per di più apertamente omosessuale; si noti che la Chiesa del Galles acconsente alla benedizione alle coppie dello stesso sesso dal 2021, ma non celebra matrimoni omosessuali; Vann è sposata con un’altra donna, ma solo civilmente. Appena appresa la notizia, la Chiesa della Nigeria (quella, ricordiamolo, col maggior numero di fedeli) ha tagliato i contatti con la Chiesa del Galles.</p>
<p>In questa situazione così tesa, la Chiesa d’Inghilterra ha appena annunciato l’elezione del primo arcivescovo di Canterbury donna, Sarah Mullally, peraltro la prima persona nella sua posizione a dichiarare di essere favorevole alla scelta sull’aborto. Chi scrive è d’accordo con lei, però è palese che una dichiarazione del genere ha aperto un vaso di Pandora.</p>
<p>Le reazioni non si sono fatte attendere. Il 3 ottobre 2025 Gafcon ha rilasciato un <a href="http://go.uaar.it/dgf441s">comunicato</a>:</p>
<p>«È con dolore che Gafcon riceve l’annuncio di oggi sulla nomina di dama Sarah Mullally come prossimo arcivescovo di Canterbury. Questa nomina abbandona gli anglicani di tutto il mondo, dal momento che la Chiesa d’Inghilterra ha scelto un leader che dividerà ulteriormente la già spaccata Comunione [&#8230;].</p>
<p>Sebbene vi siano alcuni che hanno accolto con favore la decisione di nominare il Vescovo Mullally come primo arcivescovo di Canterbury donna, la maggior parte della Comunione anglicana crede ancora che la <em><i>Bibbia</i></em> imponga un episcopato esclusivamente maschile. Pertanto, la sua nomina renderà impossibile per l’arcivescovo di Canterbury fungere da centro di unità all’interno della Comunione. [&#8230;]</p>
<p>Il vescovo Mullally ha ripetutamente incoraggiato insegnamenti extrabiblici e revisionisti inerenti al matrimonio e alla moralità sessuale. Nel 2023, allorché un giornalista le ha chiesto se l’intimità sessuale in un rapporto tra persone dello stesso sesso fosse peccaminosa, ha affermato che alcuni rapporti di questo tipo potrebbero in effetti essere benedetti. [&#8230;]</p>
<p>La guida della Comunione anglicana passerà a coloro che detengono la verità del Vangelo e l’autorità delle Scritture in tutti i settori della vita. [&#8230;] La nomina di oggi rende più chiaro che mai che Canterbury ha perduto l’autorità per guidarci.</p>
<p>Il ripristino della nostra amata Comunione ora risiede unicamente nelle mani di Gafcon, e siamo pronti ad assumerne la guida».</p>
<p>Dopo un siffatto annuncio, ci si aspettava che a marzo 2026 sarebbe stato ufficializzato uno scisma. Pensavo di concludere l’articolo dicendo qualcosa tipo: «Segnate la data sul calendario, prendete i popcorn e preparatevi a godervi in diretta un pezzo di storia». Invece no, non è stato necessario attendere che pochi giorni: il 16 ottobre Gafcon, sempre attraverso Laurent Mbanda, ha emanato un documento il cui titolo non potrebbe essere più <a href="http://go.uaar.it/endwx55">esplicito</a>: <em><i>Il futuro è arrivato</i></em>.</p>
<p>Nel comunicato si dichiara che da oggi Gafcon assume la guida della Comunione anglicana globale (l’aggiunta di quest’ultimo aggettivo cambia tutto), evento che verrà celebrato ad Abuja, in Nigeria, dal 3 al 6 marzo 2026. Molto significativa un’affermazione contenuta nel breve testo: «Non abbiamo lasciato la Comunione anglicana; noi siamo la Comunione anglicana».</p>
<p>Questo articolo è aggiornato a novembre 2025, ma possiamo aspettarci novità in qualsiasi momento. Stiamo davvero assistendo a un piccolo evento storico in diretta. Prendete i popcorn e attendete pazientemente.</p>
<p><strong>Nicola Nobili</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<ol>
<li>Pippa Norris, Ronald Inglehart (2007): <em>Sacro e secolare. Religione e politica nel mondo globalizzato</em>. Il Mulino.</li>
</ol>
<hr />
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