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	<title>Rivista Nessun Dogma &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Sep 2026 13:03:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Lo sdoganamento istituzionale delle pseudoscienze: effetti collaterali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 09:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Università, ordini professionali, Regioni e Servizio sanitario continuano a legittimare pratiche pseudoscientifiche, alimentando la falsa percezione che siano equivalenti alla medicina. Affronta il tema la dottoressa Rossana Garavaglia sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Che cosa si intende qui per sdoganamento istituzionale? Esso è rappresentato da atti amministrativi aventi come oggetto pratiche, sedicenti mediche, prive di validazione scientifica, che acquisiscono legittimità sanitaria formale, non perché abbiano superato un vaglio...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/09/27/lo-sdoganamento-istituzionale-delle-pseudoscienze-effetti-collaterali/" title="Read Lo sdoganamento istituzionale delle pseudoscienze: effetti collaterali">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Università, ordini professionali, Regioni e Servizio sanitario continuano a legittimare pratiche pseudoscientifiche, alimentando la falsa percezione che siano equivalenti alla medicina. Affronta il tema la dottoressa Rossana Garavaglia sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Che cosa si intende qui per sdoganamento istituzionale? Esso è rappresentato da atti amministrativi aventi come oggetto pratiche, sedicenti mediche, prive di validazione scientifica, che acquisiscono legittimità sanitaria formale, non perché abbiano superato un vaglio critico scientifico, ma perché istituzioni quali università, ordini professionali, aziende sanitarie, agenzia delle entrate, regioni, eccetera, le trattano come se lo avessero fatto.</p>
<p>Il discorso si concentrerà sull’omeopatia come esempio classico di validazione istituzionale formale, ma <span class="pullquote pqRight"><u>non mancano esempi che chiamano in causa altre discipline</u></span><span class="pullquote-plain">non mancano esempi che chiamano in causa altre discipline</span> che prendono la scorciatoia amministrativa, ben più facile da percorrere rispetto alla <em>winding road</em> rappresentata dalle procedure del metodo scientifico.</p>
<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77847" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Lo-sdoganamento-istituzionale-delle-pseudoscienze-effetti-collaterali.jpg" alt="" width="1200" height="628" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Lo-sdoganamento-istituzionale-delle-pseudoscienze-effetti-collaterali.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Lo-sdoganamento-istituzionale-delle-pseudoscienze-effetti-collaterali-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Lo-sdoganamento-istituzionale-delle-pseudoscienze-effetti-collaterali-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Lo-sdoganamento-istituzionale-delle-pseudoscienze-effetti-collaterali-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Racconteremo, quindi, degli equivoci che nascono dal confondere due piani separati: da un lato l’amministrativo e dall’altro quello della realtà scientifica.</p>
<p>C’è un vocabolo che ha aperto la porta degli equivoci: “medicinale”. I prodotti omeopatici hanno ottenuto lo status giuridico di “medicinale omeopatico” in Europa, ma dentro una categoria separata rispetto ai “medicinali”; categoria costruita allo scopo di garantire la non tossicità dei prodotti attraverso la standardizzazione della produzione, il grado di diluizione che ne garantisce la sicurezza (alcuni prodotti omeopatici sono sostanze tossiche come metalli o materiale infetto), i controlli a campione e, di conseguenza, permettere la libera circolazione sul mercato europeo.</p>
<p>Tale regolamentazione regolatoria non aveva certo lo scopo di certificarne l’efficacia e la sicurezza clinica e sociale: infatti, la medesima direttiva europea, a fronte di una via di commercializzazione semplificata senza prove precliniche e cliniche di sicurezza ed efficacia, ha imposto l’etichettatura che riporti la dicitura «senza indicazione approvata».</p>
<p>In altre parole, il produttore deve documentare qualità, origine dei materiali, metodo di preparazione, stabilità e omogeneità dei lotti, ma non deve dimostrare alcuna efficacia clinica per poter commercializzare un prodotto che si chiamerà “medicinale omeopatico”. L’Italia, così come gli altri Paesi europei, ha recepito questo impianto con il decreto legislativo 219/2006.</p>
<p>L’aver concesso l’uso della dicitura “medicinale omeopatico” ha condotto a un secondo paradossale equivoco in Italia: la detraibilità fiscale concessa ai medicinali.</p>
<p>Abbiamo, quindi, una categorizzazione nata per regolare il mercato che si trasforma in una spesa sanitaria fiscalmente agevolata.</p>
<p>La conseguenza di questi due sdoganamenti amministrativi ricade sui cittadini. Il cittadino legge “medicinale omeopatico&#8221;, in farmacia gli si chiede la tessera sanitaria per lo scontrino detraibile, è un prodotto prescrivibile solo da un medico, dispensabile solo in farmacia (anche senza ricetta medica), e conclude, legittimamente, che qualcuno ne abbia verificato l’efficacia con gli stessi criteri dei farmaci con indicazione approvata perché frutto di sperimentazioni cliniche e precliniche. Siamo davanti a un messaggio implicito falso pur se istituzionalmente avallato a più livelli.</p>
<p>Un’altra conseguenza è che i sostenitori dell’omeopatia e alcune organizzazioni di categoria dei produttori si spingono ad affermare pubblicamente che i “medicinali omeopatici” sono farmaci a tutti gli effetti. <span class="pullquote"><u>L’affermazione è palesemente non corretta da un punto di vista medico</u></span><span class="pullquote-plain">L’affermazione è palesemente non corretta da un punto di vista medico</span>, ma è concessa dall’impianto regolatorio.</p>
<p>Quello regolatorio è solo un tassello di un quadro più ampio: la progressiva normalizzazione delle pseudoscienze sanitarie avviene anche attraverso altri canali istituzionali. Parliamo di università che istituiscono master, ordini dei medici che patrocinano convegni e istituiscono corsi con rilascio di crediti Ecm, aziende ospedaliere che firmano collaborazioni, farmacie che vendono “medicinali” privi di prove di efficacia, Regioni che inseriscono queste pratiche nei propri servizi sanitari.</p>
<p>La Toscana è esempio di longevità dell’istituzionalizzazione normalizzante: da circa trent’anni la Regione include nel proprio Servizio sanitario regionale prestazioni di omeopatia e medicina tradizionale cinese, con personale dedicato e risorse pubbliche stanziate stabilmente.</p>
<p>Trent’anni sono un segnale potente che colpisce i cittadini: se lo offre il Ssr, deve funzionare. Ma la disponibilità istituzionale non è una prova di efficacia, è solo disponibilità politica e illusione di competenza alimentata da chi dovrebbe fare da filtro, non da megafono.</p>
<p>Un problema economico, certo, ma non ci si ferma qui perché ogni euro destinato a queste pratiche è un euro sottratto a screening, prevenzione, diagnosi precoce, cura e tempo di cura. Nel 2025, mentre si continuava a spendere su prodotti omeopatici, sono stati respinti emendamenti che chiedevano sei milioni di euro annui per tre anni per estendere il programma di screening mammografico alle fasce 45-49 e 70-74 anni, nonostante le istituzioni europee raccomandino da tempo quella stessa estensione come obiettivo di sanità pubblica.</p>
<p>Quello cognitivo è un altro danno, magari meno immediato da cogliere e comprendere nelle sue declinazioni, ma non certo meno grave nelle conseguenze personali e sociali.</p>
<p>Quando una pratica viene formalizzata come professione sanitaria, regolamentata e offerta nei percorsi universitari, ammessa nei corsi di aggiornamento degli ordini professionali, ecco che, agli occhi di chi è malato, diventa indistinguibile dalla medicina che il Comitato nazionale per la bioetica definisce scientifica.</p>
<p>Grazie a questo percorso “semplificato” offerto da molte istituzioni, la credibilità è regalata e non si guadagna più con l’aderenza alla realtà: è un sistema che si autoalimenta in un circolo vizioso di cui si è perso il bandolo e le persone malate scompaiono nella autoreferenzialità dei professionisti che fanno a gara per mostrarsi “aperti di mente”.</p>
<p>È un sistema istituzionale che tollera perché «tanto non fanno male» e ci si scorda che il male è già nella commistione e nella vicinanza.</p>
<p>Quella vicinanza forzata dalle istituzioni che porta un omeopata a tenere un corso presso un Ordine dei medici (Omceo) provinciale: si afferma che uno studio messicano sulla depressione di confronto tra fluoxetina e prodotto omeopatico in doppio cieco abbia riportato risultati a favore del prodotto omeopatico.</p>
<p>Vero, tutto vero, ma l’omeopata si è dimenticato di dire che lo studio, pubblicato nel 2015, è stato ritrattato all’inizio del 2020.</p>
<p>I medici iscritti al corso devono quindi fare una scelta tra coerenza scientifica e fiducia nel proprio ordine di appartenenza e in un collega che afferma di saperla lunga e di avere molta esperienza diretta: ha visto con i suoi occhi i risultati. Nel 2026 siamo all’evidenza costruita sulla propria esperienza.</p>
<p>La medesima dimenticanza colpisce Regione Toscana che, su precisa richiesta di fornire letteratura a supporto della scelta di inserire servizi di omeopatia a spese dei contribuenti toscani, cita, sia nel 2020 e ancora nel 2025, quel medesimo studio come se fosse una delle prove di efficacia del prodotto omeopatico sulla depressione.</p>
<p>Quanto è grave che durante un corso di aggiornamento di un Omceo non vi sia la verifica del materiale discusso che dovrebbe essere il meglio a disposizione per l’aggiornamento di professionisti che si prendono cura della salute delle persone?</p>
<p>Quanto è grave che Regione Toscana citi lavori ritrattati a sostegno di una pratica inserita nel Ssr toscano da 30 anni?</p>
<p>Quando un caso esplode mediaticamente, come accaduto di recente a Catania con una collaborazione tra una naturopata e un’azienda ospedaliero-universitaria, la reazione istituzionale sembra decisa e ferma.</p>
<p>Nel 2025 l’assessore alla sanità di Regione Toscana, sui social, ringraziò il ministro Schillaci per aver rifiutato di inserire nel Nitag (Gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni) due professionisti che avevano espresso posizioni pregiudizialmente, secondo le parole del ministro e dell’assessore toscano, contrarie ai vaccini e portatori di un pensiero non scientificamente fondato.</p>
<p>L’assessore si è dimenticato di dire che entrambi i professionisti erano esperti in omeopatia: che coerenza vi è nelle parole dell’assessore quando lui stesso ha scritto editoriali che magnificano le scelte dell’integrazione toscana con l’omeopatia che propone un suo vaccino per rinforzare le difese immunitarie?</p>
<p>L’episodio della naturopatia presso il policlinico di Catania non è, quindi, un’anomalia: è solo il sintomo di una malattia che ha infiltrato le istituzioni, da anni, nel silenzio.</p>
<p>A rendere insidiose queste pratiche è la narrazione che, sempre, accompagna ogni visita, ogni procedura e ogni prescrizione. L’esistenza stessa delle alternative dipende dal loro essere in opposizione polemica alla medicina etichettata negativamente: ufficiale, tradizionale, occidentale, allopatica.</p>
<p>Essa è personificata e accusata di essere ideologica, miope, mossa dalla paura di perdere potere, pericolosa («la chemio uccide»). Le alternative non si danno un’esistenza fondata su realtà verificabile, ma, come detto, un’esistenza la cui unica sostanza è l’essere contro, raccontato attraverso semeiotiche parallele non sostanziate scientificamente.</p>
<p>I “terreni” omeopatici contrapposti ai profili psicologici delle persone, i “blocchi” osteopatici, i meridiani energetici, l’idea stessa che l’acqua abbia memoria sono spiegazioni prescientifiche cioè costruite per essere immuni a qualsiasi verifica empirica.</p>
<p>Non descrivono una realtà fisiologica, ma alimentano un racconto vitalista autoreferenziale, in cui l’Amore (con la A maiuscola) vincerà comunque, e la società, semplicemente, «non è ancora pronta» ad accogliere la verità. Le persone malate a queste narrazioni sono esposte, a loro viene detto che la medicina non li cura come persone, che la medicina è chimica e la chimica uccide.</p>
<p>A queste narrazioni sono esposti anche i medici durante i corsi di aggiornamento del proprio ordine professionale.</p>
<p>Nel caso dell’omeopatia, il confronto con altri Paesi europei mostra che la strada della non ambiguità è possibile. La Francia, nel 2021, dopo una revisione sistematica della letteratura, ha smesso di rimborsare i prodotti omeopatici giudicandoli inutili per efficacia non dimostrata. La Spagna, nel 2026, ha pubblicato un rapporto tecnico che conclude esplicitamente: non esiste evidenza scientifica a sostegno dell’omeopatia come terapia efficace e gli effetti osservati sono comparabili al placebo.</p>
<p>Non si tratta di proibire nulla, né di impedire a chi lo desidera di rivolgersi a un naturopata o di acquistare un prodotto omeopatico.</p>
<p>Si tratta di non concedere l’avallo delle istituzioni, avallo che regala credibilità agli occhi dei cittadini e dei medici stessi.</p>
<p>Sul sito di Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici) è reperibile la seguente critica alla incoerenza istituzionale: «Basti considerare che l’Ordine dei medici ammette la pratica di terapie di non provata efficacia, come l’omeopatia. Con che autorità poi possiamo contrastare il mercato dei farmaci di non provata efficacia o confutare le pericolose affermazioni degli antivaccinisti? Il controargomento che sento spesso afferma più o meno così: &#8220;Sì, all’ordine sappiamo che si tratta di terapie di non provata efficacia, ma proprio per questo è preferibile che siano medici a prescriverle e quindi controllarne gli effetti piuttosto che praticoni senza laurea&#8221;. Che è un po’ come affermare che &#8220;Sì, rubare nei supermercati è da condannare, ma meglio che lo facciano persone per bene, piuttosto che ladri di professione&#8221;. Per essere visti come fonte affidabile di informazione dovremmo ridurre al minimo le nostre ambiguità fattuali».</p>
<p>Non vi è null’altro da aggiungere se non che le tossine cognitive allontanano le persone dalla medicina e dai medici.</p>
<p><strong>Rossana Garavaglia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li>Cicap, <a href="http://go.uaar.it/y9hxith"><em>Prodotti omeopatici: sono medicinali! Sono medicinali?</em></a></li>
<li>Haute Autorité de Santé, <a href="http://go.uaar.it/shr1jp6"><em>Assessment of homeopathic medicines</em></a></li>
<li><a href="http://go.uaar.it/x4qnlkw">Ministerio de Sanidad</a></li>
<li>Fnomceo, <a href="http://go.uaar.it/4sb3hbf"><em>Alla ricerca del vero, tra pregiudizi, credenze, falsi</em></a><br />
<em>ricordi&#8230;</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<item>
		<title>Dio va in streaming e lo pagate voi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 09:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli Stati Uniti alcune comunità religiose trasformano lo streaming nel pulpito del XXI secolo, diffondendo la fede attraverso le serie televisive. Affronta il tema Micaela Grosso sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. C’è stato un momento, all’inizio degli anni dieci del duemila, in cui qualcuno in una chiesa del Texas ha avuto un’intuizione che è valsa più di qualunque, “banale”, piano editoriale concepito in quegli stessi anni dalle...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/09/20/dio-va-in-streaming-e-lo-pagate-voi/" title="Read Dio va in streaming e lo pagate voi">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Negli Stati Uniti alcune comunità religiose trasformano lo streaming nel pulpito del XXI secolo, diffondendo la fede attraverso le serie televisive. Affronta il tema Micaela Grosso sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>C’è stato un momento, all’inizio degli anni dieci del duemila, in cui qualcuno in una chiesa del Texas ha avuto un’intuizione che è valsa più di qualunque, “banale”, piano editoriale concepito in quegli stessi anni dalle grandi case di produzione hollywoodiane.</p>
<p>L’intuizione ricorda molto della storia di Maometto e la montagna: se le persone non vengono più da noi, <span class="pullquote pqRight"><u>dobbiamo andare noi da loro</u></span><span class="pullquote-plain">dobbiamo andare noi da loro</span>. E dove vanno le persone, la sera, quando abbassano la guardia e smettono di fare domande? Corrono davanti a uno schermo. Bene, ci vediamo lì.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77824" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/dio-va-in-streaming-e-lo-pagate-voi.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/dio-va-in-streaming-e-lo-pagate-voi.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/dio-va-in-streaming-e-lo-pagate-voi-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/dio-va-in-streaming-e-lo-pagate-voi-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/dio-va-in-streaming-e-lo-pagate-voi-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p><em>The Chosen</em> è la realizzazione più compiuta di quell’intuizione. Dallas Jenkins, americanissimo regista cristiano evangelico, ha lanciato infatti nel 2019 (dopo la presentazione di un pilot nel 2017) una serie sulla vita di Gesù nata da un crowdfunding senza precedenti, poi sostenuta da una rete nonprofit cristiana.</p>
<p>Non stiamo parlando del Gesù di cartapesta delle immaginette devozionali, ma di un Gesù che sorride, che ricorda i nomi, che parla con il ritmo e la misura della serialità televisiva di qualità. Ben lungi dall’essere una produzione parrocchiale, il risultato è un oggetto culturale riconoscibile e accettabile che si “lascia guardare”. Più di 16.000 donatori hanno finanziato la prima stagione per undici milioni di dollari, attraverso un meccanismo chiamato “<em>pay it forward</em>” (“guardala gratis”, poi dona perché altri possano fare lo stesso).</p>
<p>Come si può leggere alla pagina di Wikipedia, «a maggio 2025, <em>The Chosen</em> aveva incassato oltre 120 milioni di dollari statunitensi nelle sue uscite cinematografiche». Se ci si chiede chi siano i “mecenati”, la risposta è questa: dietro i singoli donatori ci sono organizzazioni cristiane strutturate come la National Christian Foundation, la quale ha collaborato alla costruzione del polo produttivo da venti milioni di dollari a Midlothian in Texas, mentre la raccolta fondi corrente viene gestita da Come and See, un ente non profit fondato nel 2022 appositamente per consentire – ta-da! – detrazioni fiscali sui contributi alla serie.</p>
<p>Un polo produttivo da venti milioni di dollari, un’infrastruttura della fede che si è saputa trasformare, quietamente e senza che nessuno lo annunciasse, in infrastruttura dell’intrattenimento.</p>
<p>Fino a qui, la strategia non fa una piega. Ma rilanciamo: la mossa più intelligente del progetto non è stata raccogliere i soldi, bensì decidere come spenderli. Jenkins e il suo team non si sono mai rivolti alle piattaforme per chiedere finanziamenti, ma come primo passaggio hanno mirato dapprima a costruirsi un pubblico che, solo dopo, hanno portato in dote.</p>
<p>Per anni la serie è circolata solo attraverso la propria app e aveva già accumulato oltre trecento milioni di visualizzazioni prima di approdare sulle grandi piattaforme: quando Netflix e Amazon Prime hanno deciso di acquisirla per la distribuzione, non hanno scommesso su un progetto rischioso, ma hanno soltanto deciso di cogliere frutti già maturi, monetizzando un pubblico ormai fidelizzato e ben pagante. <em>The Chosen</em> è approdato così su Netflix Italia e su Amazon Prime Video con tutta la legittimità che la distribuzione mainstream conferisce, senza che nessuno sentisse il bisogno di aggiungere un’etichetta, un avvertimento.</p>
<p><span class="pullquote"><u>Il <em>Corriere della Sera </em>ne ha scritto ad aprile 2025 con tono ammirato</u></span><span class="pullquote-plain">Il <em>Corriere della Sera </em>ne ha scritto ad aprile 2025 con tono ammirato</span>; Vatican News con tono entusiasta. In tutto ciò, a quanto pare, nessuno si è mai chiesto preliminarmente se una serie finanziata da comunità evangeliche americane con l’esplicito scopo di rafforzare la fede cristiana (cosa che Jenkins ha ripetuto in decine di interviste, senza mai abbassare la voce) rappresenti una forma di comunicazione religiosa che lo spettatore ha il diritto di conoscere prima di premere <em>play</em>.</p>
<p>Eppure, mi pareva di ricordare che viviamo in un’epoca in cui la trasparenza nei media è diventata un’ossessione collettiva: ci si chiede sempre chi finanzi un giornale, chi possieda un’emittente, se un algoritmo stia orientando i consumi culturali verso un’agenda precisa. Su tutto questo esistono norme, dibattiti, commissioni parlamentari, sproloqui sui social. Poi, però, quando una serie prodotta con fondi cristiani, da cristiani, per rafforzare la fede cristiana arriva sul catalogo italiano delle principali piattaforme senza un singolo <em>disclaimer</em>, nessuno si chiede nulla.</p>
<p>Il contenuto è quello che è – ben fatto, emotivamente efficace, teologicamente organico – e alla spettatrice resta la libertà di scoprire, se mai le venisse la curiosità di cercare, che il progetto si è sviluppato dentro un ecosistema produttivo e culturale che rivendica apertamente una finalità di “nutrimento” spirituale. Come dicevamo, questa non è un’informazione nascosta, ma è semplicemente un’informazione che nessuno ha ritenuto necessario mettere in evidenza.</p>
<p>A voler ben vedere, <em>The Chosen </em>ha però un elemento di correttezza residua: è una serie su Gesù. Chi la comincia sa, almeno in linea di massima, in quale sentiero, su che terreno si sta avventurando.</p>
<p>Un caso simile davvero interessante – e forse più rivelatore del meccanismo – è <em>Seeking Persephone</em>, romance storico in costume tratto da un romanzo dell’americana Sarah M. Eden, prodotto grazie a una campagna Kickstarter che ha raccolto 234.227 dollari, superando l’obiettivo del 17%.</p>
<p>Più che nascere in un generico mercato del romance storico, il progetto sembra essersi nutrito di un circuito culturale mormone chiaramente riconoscibile, all’interno del quale narrativa “pulita” e rispettabilità confessionale e promozione reciproca funzionano da anni come una piccola ma efficiente filiera identitaria. Eden è credente praticante e in un’intervista a <em>Mormon Artist </em>ha definito con chiarezza la propria missione (che suona, chiaramente, già sentita): scrivere per «diffondere la speranza del Vangelo».</p>
<p>Il <em>Deseret News</em>, giornale ufficiale della Chiesa mormone, le ha dedicato un profilo nel 2025. Si potrebbe dire che il quadro sia limpido, per chi sa dove guardare. La serie però, invita proprio a distogliere lo sguardo da quel punto: si presenta come un <em>Regency romance </em>(sottogenere del romanzo rosa): vi si trovano un duca freddo e distante, una donna che lo sposa per salvare la famiglia, un amore che li trasforma entrambi.</p>
<p>La confezione è quella di Bridgerton: corsetti, candele, il languore morbido del genere storico-sentimentale. Ciò che differisce, però, dalla serie televisiva statunitense è strutturale, non estetico: <span class="pullquote pqRight"><u>non c’è traccia di desiderio fisico</u></span><span class="pullquote-plain">non c’è traccia di desiderio fisico</span> che non venga immediatamente ricondotto alla logica del matrimonio; non c’è corpo femminile che esista “per sé”.</p>
<p>L’intera architettura emotiva della storia è costruita su una teologia della castità che non viene mai nominata come tale ma che è sottesa a ogni scena, a ogni bacio rinviato, a ogni conversazione che si ritrae, con cura millimetrica, da qualunque cosa assomigli all’appetito.</p>
<p>Chi si è avvicinato alla serie aspettandosi qualcosa nello spirito di <em>Outlander</em> – un altro romance storico, con una protagonista dotata di un corpo molto presente e un desiderio ben riconoscibile – ha riportato una delusione vaga, difficile da spiegare, ma che aveva una forma precisa: era la sagoma di tutto ciò che era stato sistematicamente tolto, con una coerenza che non è pudore ma dottrina.</p>
<p>Il <em>period drama </em>funziona come veicolo ideologico proprio per le sue caratteristiche costitutive. Il genere è ambientato in epoche in cui i margini di vita delle donne erano esplicitamente più stretti, in cui le gerarchie erano più visibili e i ruoli più rigidi.</p>
<p>Una narrazione come quella di <em>Seeking Persephone</em>, che incorpora una visione confessionale della femminilità e del matrimonio in un contesto <em>Regency</em> non sta aggiungendo un’ideologia a un contenitore neutro: sta volutamente amplificando le tendenze già presenti nel contenitore, provando a infondergli il calore del romanticismo storico e la patente culturale di una produzione distribuita su piattaforma. Lo spettatore, la spettatrice che trova la serie insoddisfacente senza riuscire a dire perché, quindi, sta facendo un’esperienza precisa: quella di un’ideologia che non si annuncia.</p>
<p>A questo punto vale, probabilmente, la pena fermarsi a fare i conti con una scomodità: tutto quello che è stato descritto fino a qui è legale, trasparente nel senso tecnico del termine, e in larga misura esercizio legittimo di <em>agency</em> culturale da parte di comunità che credono in quello che fanno. La qual cosa lascia in bocca un sapore che non è del tutto amaro, ma quasi.</p>
<p>Il mondo a cui si rivolge questa rivista – laico, critico e convinto che la religione organizzata abbia già troppo spazio nella vita pubblica – non è particolarmente bravo a fare quello che queste comunità fanno. Non è certamente così bravo da raccogliere undici milioni di dollari per produrre una serie televisiva perché ritiene che quella serie porti i propri valori in case in cui quei valori non sono presenti. Non è bravo a fare rete, a giocare lungo, a trasformare la coesione in cultura.</p>
<p>Ahimè, dunque, va ammesso; le comunità che hanno costruito <em>The Chosen e Seeking Persephone </em>hanno fatto una cosa che il mondo laico, con tutte le sue risorse e tutta la sua intelligenza critica, raramente riesce a fare con analoga disciplina: hanno individuato uno spazio, hanno messo insieme i soldi, e hanno vinto. Beninteso: non si tratta di un’assoluzione; si tratta di un’amara constatazione che fa abbastanza fastidio da meritare di essere scritta.</p>
<p><strong>Micaela Grosso</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://go.uaar.it/32rfsfs">Bbc</a></li>
<li><a href="http://go.uaar.it/7p50iqm">Fatto Quotidiano</a></li>
<li><a href="http://go.uaar.it/zg3nftz">BackerKit</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Il funzionario devoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 09:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Preti e riti cattolici sono onnipresenti in cerimonie e iniziative pubbliche: è tuttora difficile per le istituzioni &#8220;laiche&#8221; liberarsi da consolidate abitudini clericali. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. In primo piano alti prelati in abiti talari, sindaci con la fascia tricolore e tutto intorno funzionari dello Stato, ufficiali in uniforme. È un’immagine come tante, frequenti nelle inaugurazioni di nuove opere, nei convegni...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/09/13/il-funzionario-devoto/" title="Read Il funzionario devoto">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Preti e riti cattolici sono onnipresenti in cerimonie e iniziative pubbliche: è tuttora difficile per le istituzioni &#8220;laiche&#8221; liberarsi da consolidate abitudini clericali. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>In primo piano alti prelati in abiti talari, sindaci con la fascia tricolore e tutto intorno funzionari dello Stato, ufficiali in uniforme. È un’immagine come tante, frequenti nelle inaugurazioni di nuove opere, nei convegni istituzionali e nelle cerimonie pubbliche.</p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>Tra le figure di spicco non manca mai un prelato</u></span><span class="pullquote-plain">Tra le figure di spicco non manca mai un prelato</span>, un vescovo e, quando è presente un cardinale, allora si capisce che l’evento è davvero importante. Inseriti nei cerimoniali, accolti con deferenza, trattati con pia condiscendenza, i porporati e i presuli sono ossequiati e riveriti, compiaciuti quando aprono bocca, solitamente per dire ovvietà e dispensare benedizioni.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77754" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Il-funzionario-devoto.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Il-funzionario-devoto.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Il-funzionario-devoto-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Il-funzionario-devoto-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/Il-funzionario-devoto-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>E i rappresentanti dello Stato stanno lì in ascolto, spesso con il capo che annuisce. Domanda: ma l’Italia non è il Paese che dal 1984 non ha più una religione di Stato? Risposta: lo è, ma c’è anche da considerare il concordato, la tradizione, le abitudini. E non manca mai qualcuno che le giustifichi affermando che la maggioranza dei cittadini è cattolica.</p>
<p>Una delle recenti iniziative simbolo di strisciante clericalismo è quella che la polizia di Stato ha lanciato nel 2022 in occasione del trentesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, tema di grande impatto civile. Presentata come commemorazione in chiave spirituale della strage di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo insieme agli agenti di scorta, “L’olio di Capaci” è un progetto a forte valenza simbolica curato dalla questura di Palermo e da “Quarto Savona 15”, sigla radio dell’auto di scorta del giudice Falcone, associazione presieduta da Tina Montinaro, vedova del capo scorta Antonio Montinaro. Recentemente, grazie a un’intesa con la Conferenza episcopale italiana, il progetto è stato esteso a tutte le 106 questure d’Italia.</p>
<p>Ogni anno, i questori provinciali consegnano personalmente ai vescovi un’ampolla di quest’olio, prodotto dagli ulivi piantati nel “Giardino della memoria” a Capaci, in provincia di Palermo, luogo della strage del 1992. E i questori non si limitano a una consegna formale, ma partecipano a incontri spesso descritti come momenti di “gioiosa fraternità” o “solenni cerimonie” in cui sono recitate preghiere alla presenza di funzionari e agenti (come accaduto a Trento).</p>
<p>L’olio è espressamente consegnato alle curie perché sia utilizzato durante la messa crismale del giovedì santo. L’olio di Capaci, dopo essere stato benedetto, diventa così crisma, impiegato per i sacramenti del battesimo, della cresima e per le ordinazioni sacre durante tutto l’anno liturgico. E non ci sarebbe niente di male se l’iniziativa restasse privata o confinata a un ambito religioso.</p>
<p>E invece no, il personale della Ps è coinvolto in maniera massiccia. Non ci sono dati ufficiali sul numero di agenti e funzionari che si occupano della consegna da parte dei 106 questori, ma nelle foto istituzionali si vedono sempre due agenti, oltre al questore. Quindi sono almeno oltre 300 i poliziotti coinvolti in questo progetto. Forse sarebbe il caso di iniziare a vigilare sulle risorse pubbliche come i mezzi della polizia e il personale in servizio, quando sono impiegate per fini di supporto a cerimonie religiose che nulla hanno a che fare con le funzioni specifiche dei poliziotti.</p>
<p>Non è normale infatti il coinvolgimento attivo e istituzionalizzato della polizia di Stato in un rito prettamente cattolico, dato che l’Italia è un Paese laico. C’è da chiedersi: perché il dovere civile del funzionario statale deve sovrapporsi alla pratica confessionale?</p>
<p>E non si tratta di un episodio isolato, ma ormai di un riflesso. Lo Stato italiano, attraverso i suoi funzionari, manifesta da sempre forme di clericalismo amministrativo, un’abitudine radicata nel considerare la religione cattolica come tessuto naturale del Paese e quindi come linguaggio legittimo, a volte perfino necessario, dell’istituzione.</p>
<p>«Il confessionalismo del nostro Paese – commenta Roberto Grendene, segretario dell’Uaar – emerge anche da questi gesti ossequiosi di promozione del culto cattolico. Rimanendo pienamente nel proprio ruolo i questori dovrebbero invece agire affinché le vittime di abusi in ambito ecclesiastico si rivolgano esclusivamente alle autorità civili, evitando possibili insabbiamenti negli “sportelli d’ascolto diocesani”. Le bottiglie d’olio di Capaci potrebbero invece essere vendute o messe all’asta, e il ricavato destinato a contrastare la mafia. O regalate a istituzioni pubbliche per il valore simbolico civile».</p>
<p>La memoria delle stragi come quella di Capaci non ha infatti bisogno di essere unta con l’olio della liturgia: andrebbe invece coltivata con l’etica civile, con la responsabilità, con la razionalità che ha guidato quei magistrati e quegli agenti nell’adempimento del proprio dovere.</p>
<p>Tutte le forze dell’ordine d’altra parte conservano rituali religiosi propri del mondo militare, con crocifissi negli uffici, messe per i caduti, benedizioni ai nuovi arruolati. I carabinieri hanno come tema musicale l’inno alla Virgo fidelis e durante i giuramenti recitano la “Preghiera del carabiniere” che si rivolge alla virgo, la vergine, chiedendo di suscitare in ciascun militare «l’entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte l’amore a Dio e ai fratelli italiani».</p>
<p>E l’attuale governo Meloni, come d’altra parte i governi precedenti, in queste ammucchiate confessionali ci sguazza. Recentemente sono state sottoscritte intese da parte del governo per l’istituzione di nuovi assistenti spirituali nazionali anche all’interno di altri corpi civili, come la protezione civile e i vigili del fuoco.</p>
<p>Il ministero dell’interno e la presidenza della Cei hanno firmato un accordo per la nomina di un ecclesiastico (un altro, come se non bastassero tutti i cappellani militari, carcerari, ospedalieri) a supporto del coordinamento dei sacerdoti che, a vario titolo, si dedicano all’assistenza spirituale dei fedeli cattolici in servizio presso i comandi dei vigili del fuoco. L’intesa ha portato anche alla nomina di un assistente spirituale generale a favore della componente volontaria cattolica della protezione civile.</p>
<p>L’ennesima mazzata al principio costituzionale della laicità, confermato più volte dalla Corte costituzionale. La Consulta ha ribadito la necessità della neutralità dello Stato di fronte al fenomeno religioso. Eppure questa imparzialità vive raramente nella prassi quotidiana dell’amministrazione pubblica.</p>
<p>Il funzionario pubblico italiano tende a interpretare il proprio ruolo non come servizio neutro, ma come missione morale, e spesso questa missione si alimenta di un immaginario cattolico: la devotio al dovere, i valori cristiani, l’invocazione alla Madonna per proteggere i caduti o i vivi, la benedizione prima dell’inaugurazione del nuovo commissariato o della sala operativa.</p>
<p>Non è semplice bigottismo collettivo: è un linguaggio istituzionale sedimentato, un repertorio simbolico dei momenti istituzionali. Un codice che il cittadino incontra quotidianamente a volte con imbarazzo, più spesso con assuefazione.</p>
<p>In un Paese dove la religione è da sempre strumento di coesione sociale ed è usata per tenere sotto controllo le masse, il funzionario pubblico non si percepisce come un semplice servitore dello Stato, ma come il custode della morale comune. L’idea weberiana di<em> civil servant</em>, cioè del servitore civile laico, autonomo e vincolato solo alla legge e alla ragione amministrativa, è spesso sostituita da un’altra figura: quella del funzionario devoto, che trova nella liturgia religiosa un modo per nobilitare il proprio ruolo.</p>
<p>E tutto si traduce in gesti tutt’altro che innocui e al contempo carichi di significato politico: una benedizione al nuovo veicolo di servizio, la presenza obbligata del cappellano militare, l’appello al Signore nei discorsi di commemorazione. È il sintomo di un clericalismo di Stato, dove la fede privata dei singoli si fonde con i riti della pubblica amministrazione, cancellando la distinzione tra credente e cittadino.</p>
<p>Di queste derive si occupa la rubrica dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, “La clericalata della settimana” che dal gennaio 2013 ha raccolto oltre 600 episodi di vero e proprio servilismo clericale: un repertorio di casi che nel 2025 ha raggiunto il culmine con l’introduzione da parte del ministero dell’istruzione e del merito dello studio di un’antologia della Bibbia nelle scuole elementari, anche fuori dall’insegnamento della religione cattolica.</p>
<p>Per non parlare dei cinque giorni di lutto nazionale per la morte di papa Francesco o della restaurazione della festa nazionale di san Francesco d’Assisi il 4 ottobre e di infinite sovvenzioni ed elargizioni di denaro pubblico verso le casse delle diocesi. Tutto materiale che racconta la persistenza di un’abitudine: quella di pensare che la religione, e solo quella cattolica, sia un valore anziché un’opinione.</p>
<p>Qualcosa, però, si muove. Anche grazie all’Uaar questi episodi fino a qualche tempo fa striscianti, sono ora più visibili. Il diritto alla laicità anche dentro le istituzioni inizia ad alimentare la discussione. Alcuni Comuni hanno smesso di affiggere crocifissi negli uffici, le scuole organizzano cerimonie civili senza riferimenti religiosi, qualche dirigente pubblico ha cominciato a rivendicare il proprio ruolo come servizio, non come vocazione. Sono segnali ancora minoritari, ma indicativi: una nuova generazione di funzionari, formata in un’Italia più pluralista, comincia finalmente a percepire la laicità non come minaccia, ma come condizione di equità e rispetto.</p>
<p><strong>Daniele Passanante</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://go.uaar.it/f94pix8">Clericalate 2025</a></li>
<li>Polizia di Stato, <em><a href="http://go.uaar.it/0ju4wfs">L’Olio di Capaci raggiunge le Diocesi d’Italia</a></em></li>
<li><a href="http://go.uaar.it/ya26acl">Intese per l’assistenza spirituale a Vigili del Fuoco e Protezione Civile</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>No alla gita scolastica devozionale da sant’Agata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 09:00:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[A Zafferana Etnea una scuola organizza una visita devozionale alla reliquia di sant’Agata. L’Uaar interviene: l&#8217;istituto revoca l’iniziativa, tra polemiche e reazioni. La vicenda è ricostruita da Daniele Passanante sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. A Zafferana Etnea in provincia di Catania la scuola pubblica diviene terreno di scontro clericale. È stato necessario l’intervento tempestivo dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti che, con una diffida al dirigente...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/09/06/no-alla-gita-scolastica-devozionale-da-santagata/" title="Read No alla gita scolastica devozionale da sant’Agata">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Zafferana Etnea una scuola organizza una visita devozionale alla reliquia di sant’Agata. L’Uaar interviene: l&#8217;istituto revoca l’iniziativa, tra polemiche e reazioni. La vicenda è ricostruita da Daniele Passanante sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="217"><span class="CharOverride-25" data-lnum="217">A </span><span class="CharOverride-9" data-lnum="217">Zafferana Etnea in provincia di Catania la scuola pubblica diviene terreno di scontro clericale. È stato necessario l’intervento tempestivo dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti che, con una diffida al dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Federico De Roberto, ha ricordato che le gite scolastiche devozionali per venerare una reliquia sono vietate dalla legge.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="218"><span class="CharOverride-26" data-lnum="218">Questa volta la sistematica violazione della laicità dello Stato all’interno delle istituzioni scolastiche è stata fermata, grazie alla segnalazione di un genitore al circolo Uaar di Catania. <span class="pullquote pqRight"><u>Il caso è emblematico</u></span><span class="pullquote-plain">Il caso è emblematico</span>: la dirigenza dell’istituto aveva organizzato per il 4 giugno 2026 una visita alla reliquia di sant’Agata, il cosiddetto sacro braccio, invitando i bambini a portare tulipani e fazzoletti bianchi per omaggiare le spoglie della santa.</span></p>
<p data-lnum="218"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77738" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/No-alla-gita-scolastica-devozionale-da-santAgata.jpg" alt="" width="1200" height="628" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/No-alla-gita-scolastica-devozionale-da-santAgata.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/No-alla-gita-scolastica-devozionale-da-santAgata-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/No-alla-gita-scolastica-devozionale-da-santAgata-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/09/No-alla-gita-scolastica-devozionale-da-santAgata-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="Testi" data-lnum="218"><span class="CharOverride-26" data-lnum="218">Ai bambini era stato detto di colorare di verde degli stecchini per farne gambi dei fiori da offrire alla santa, senza nemmeno spiegare loro il perché. Nessuna spiegazione nemmeno ai genitori a cui è stata mandata una circolare sul registro elettronico. Il trionfo dell’indottrinamento silenzioso. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="218"><span class="CharOverride-26" data-lnum="218">Quella che è stata presentata come una scelta culturale era in realtà un palese atto di culto, un’iniziativa illegittima che avrebbe costretto, di fatto, gli alunni a palesare il proprio orientamento religioso, violando oltretutto il diritto alla privacy e alla libertà di coscienza. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="218"><span class="CharOverride-26" data-lnum="218">Grazie all’azione immediata e decisa del circolo Uaar di Catania, la scuola ha revocato la circolare in autotutela, ammettendo implicitamente di aver calpestato i principi costituzionali. Nonostante le sentenze definitive chiariscano che gli atti di culto in orario scolastico sono vietati, molte scuole continuano infatti a operare come se esistesse ancora una religione di Stato, trasformando le ore di lezione in momenti di indottrinamento devozionale.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="219"><span class="CharOverride-26" data-lnum="219">Le basi legali per vietare gli atti di culto nelle scuole pubbliche italiane si fondano innanzitutto sul supremo principio costituzionale di laicità dello Stato, delle scuole e delle istituzioni. Questo principio garantisce che lo spazio pubblico sia <span id="page6" role="doc-pagebreak" aria-label="4" data-lnum="219"></span>un ambiente educativo pienamente inclusivo, privo di discriminazioni e rispettoso dell’uguaglianza di tutti, indipendentemente dalle convinzioni religiose o filosofiche.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="220"><span class="CharOverride-26" data-lnum="220">La giurisprudenza ha consolidato questo divieto attraverso atti normativi e sentenze: quella del Consiglio di Stato del 27 marzo 2017 rappresenta un punto di riferimento definitivo, stabilendo che gli atti di culto e i riti religiosi, in quanto appartenenti alla sfera individuale, non possono svolgersi durante l’orario scolastico. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="220"><span class="CharOverride-26" data-lnum="220">Anche i tribunali amministrativi regionali, come quello dell’Emilia-Romagna, hanno ribadito l’illegittimità delle pratiche devozionali nelle scuole durante le ore di lezione. Infine per la tutela della privacy autorizzare riti religiosi, anche se facoltativi, costringe di fatto gli studenti e le famiglie a palesare la propria appartenenza confessionale, violando il diritto alla riservatezza. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="220"><span class="CharOverride-26" data-lnum="220">La diffida legale con obbligo di revoca è quindi lo strumento principale utilizzato per contrastare queste violazioni. Una volta ricevuta la diffida, l’istituzione scolastica ha il dovere giuridico di procedere all’annullamento dell’atto in autotutela. Questo significa che <span class="pullquote"><u>la scuola è costretta a revocare immediatamente l’iniziativa</u></span><span class="pullquote-plain">la scuola è costretta a revocare immediatamente l’iniziativa</span> illegittima per ripristinare la legalità ed evitare ulteriori contenziosi.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="220"><span class="CharOverride-26" data-lnum="220"> Poiché gli atti di culto in orario scolastico sono palesemente illegittimi e costituiscono un evidente abuso, la revoca in autotutela è di fatto un’ammissione di colpa da parte della dirigenza, che riconosce di aver violato il supremo principio costituzionale di laicità e le disposizioni vigenti a tutela degli alunni.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="221"><span class="CharOverride-26" data-lnum="221">Tuttavia, un gesto semplice come far rispettare la legge, in Italia ha un costo altissimo per chi non si piega al conformismo cattolico. La vicenda di Zafferana mette in luce le ritorsioni brutali che una normale famiglia atea deve subire. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="221"><span class="CharOverride-26" data-lnum="221">Non appena la gita è stata annullata, si è scatenato un clima di ostracismo sociale: i genitori hanno creato gruppi WhatsApp paralleli per insultare la famiglia dissidente in un clima da Inquisizione 2.0; nel giorno originariamente previsto per visita la maggior parte dei genitori ha scelto di portare comunque i figli a vedere la reliquia e di conseguenza ci sono stati tentativi di isolare la bambina in classe come forma di vendetta; infine un silenzio gelido ha accolto la nonna della bambina fuori dai cancelli della scuola, quando le altre mamme hanno fatto finta di non conoscerla e non hanno risposto al suo saluto. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="221"><span class="CharOverride-26" data-lnum="221">All’insegna della contraddizione, si venera una santa simbolo di purezza e si pratica poi il bullismo sociale contro una bambina di dieci anni. È l’eredità di una cultura che confonde la democrazia con la dittatura della maggioranza, dove il diritto delle minoranze è percepito come un affronto alla tradizione.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="222"><span class="CharOverride-26" data-lnum="222">Era accaduto anche a Soile Lautsi, storica socia e attivista dell’Uaar scomparsa nel 2023, per aver avviato la sua celebre battaglia legale per la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola media frequentata dai figli ad Abano Terme in provincia di Padova. La coraggiosa battaglia di civiltà le era costata un pesante clima di ostilità, pressioni sociali e minacce mediatiche e private.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="223"><span class="CharOverride-26" data-lnum="223">In questo scenario, <span class="pullquote pqRight"><u>il ruolo della stampa nazionale appare davvero desolante</u></span><span class="pullquote-plain">il ruolo della stampa nazionale appare davvero desolante</span>. Testate come </span><span class="CharOverride-27" data-lnum="223"><em>La Verità</em>, <em>Il Giornale</em> </span><span class="CharOverride-26" data-lnum="223">e </span><span class="CharOverride-27" data-lnum="223">il<em> Secolo d’Italia</em> </span><span class="CharOverride-26" data-lnum="223">si sono scagliate contro l’Uaar parlando di crociata degli atei. E alimentando un vittimismo clericale del tutto scollato dalla realtà. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="223"><span class="CharOverride-26" data-lnum="223">Un giornalismo che spesso bacia le tonache, servile nei confronti del Vaticano, capace di gridare allo scandalo per una visita culturale in una moschea (spesso organizzata proprio da docenti di religione cattolica e caldeggiata dai vescovi per fini ecumenici) ma prontissimo a normalizzare visite pastorali, preghiere e benedizioni illegittime nelle scuole pubbliche.</span></p>
<p class="Testi" data-lnum="224"><span class="CharOverride-26" data-lnum="224">Questa è la stampa che tra l’altro ignora volutamente come l’Uaar contrasti ogni forma di confessionalismo, inclusi i privilegi concessi all’islam, battendosi esclusivamente per uno spazio pubblico neutro e inclusivo. L’azione dell’Uaar a Zafferana non è stata dunque un attacco alla fede, ma una difesa della </span><span class="CharOverride-27" data-lnum="224">res publica</span><span class="CharOverride-26" data-lnum="224"> e della legalità, un argine contro quel clericalismo che vorrebbe trasformare la scuola pubblica in un’estensione della parrocchia. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="224"><span class="CharOverride-26" data-lnum="224">L’intervento dell’Uaar, che ha più volte contestato anche forme di confessionalismo islamico nelle scuole e si batte per il diritto all’apostasia dall’islam, è stato richiesto, come in tanti altri casi, da famiglie italiane che non volevano subire atti di culto a scuola, quindi per far rispettare la legge. </span></p>
<p class="Testi" data-lnum="224"><span class="CharOverride-26" data-lnum="224">L’Uaar si batterebbe allo stesso modo per la laicità delle nostre scuole se al posto del crocifisso fossero imposti simboli induisti o islamici. Lo sportello Sos Laicità è a disposizione dei genitori anche per segnalazioni di preghiere o attività devozionali in templi induisti o in moschee. </span><span class="CharOverride-26" data-lnum="224">Infine ⁠l’Uaar non vuole certo contrastare il cristianesimo, ma il clericalismo nei luoghi istituzionali e vuole difendere il rispetto della laicità nella scuola e nelle istituzioni dello Stato.</span></p>
<p><strong>Daniele Passanante</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Box-titoli ParaOverride-12" data-lnum="241"><strong><span class="CharOverride-31" data-lnum="241">Intervista a Federico Calzolari: «Volevamo solo </span><span class="CharOverride-31" data-lnum="242">il rispetto della legge, abbiamo ricevuto odio»</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="243"><span class="CharOverride-32" data-lnum="243">Federico Calzolari, 50 anni, educatore alimentare di origini toscane, vive a Zafferana Etnea dalla fine del 2023. È il genitore che, con il supporto dell’Uaar, ha sollevato il caso della visita della scuola di sua figlia alla reliquia di sant’Agata. Lo abbiamo intervistato per capire cosa significhi, oggi, essere una famiglia laica in una scuola pubblica italiana del Sud Italia.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="244"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="244">Federico, come siete venuti a conoscenza della visita</span><span class="CharOverride-33" data-lnum="244"> alla reliquia?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="245"><span class="CharOverride-32" data-lnum="245">Tutto è iniziato il 31 maggio con una circolare del preside pubblicata quasi in sordina sul registro elettronico. Due giorni dopo, la rappresentante di classe scrive sul gruppo WhatsApp: «Cari genitori, domani andremo a fare omaggio alle reliquie di sant’Agata», chiedendo se i bambini che non fanno religione volessero partecipare o restare a scuola.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="246"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="246">Qual è stata la tua reazione iniziale?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="247"><span class="CharOverride-32" data-lnum="247">Ho subito fatto notare che, se fosse stato un atto legato all’ora di religione, mia figlia sarebbe rimasta a scuola come sempre. Ma leggendo la circolare ho scoperto invece che era un evento per tutta la scuola: alle 9 la primaria, alle 11,30 la secondaria. Gli alunni dovevano portare un tulipano bianco di carta per un momento di preghiera. Avevano persino fatto colorare dei bastoncini di verde in classe il giorno prima, senza spiegare nulla ai bambini. Infatti quei legni colorati sarebbero stati i gambi dei fiori.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="248"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="248">Hai provato a interloquire con gli altri genitori prima di rivolgerti all’Uaar?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="249"><span class="CharOverride-32" data-lnum="249">Sì, ho scritto sul gruppo che quella cosa violava la legge. La rappresentante rispondeva che, essendoci la possibilità di restare a scuola, la libertà era garantita. Ma io ho replicato che non siamo nel Medioevo e che certi riti in orario scolastico sono semplicemente vietati. Quando ho annunciato che mi sarei rivolto all’Uaar per un parere legale, la reazione è stata di chiusura totale.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="250"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="250">Poi è arrivata la diffida e la scuola ha annullato tutto. Cosa è successo dopo?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-14" data-lnum="251"><span class="CharOverride-32" data-lnum="251">La revoca del preside è stata un’ammissione di colpa: citava la Costituzione e la sentenza del Consiglio di Stato del 2017. Sapevano benissimo di essere fuori legge. La sera stessa, però, abbiamo scoperto che gli altri genitori avevano creato un gruppo segreto per infamarci. Avevano pianificato di non mandare i figli a scuola il giorno dopo per lasciare mia figlia sola, una vera ritorsione contro la bambina.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="252"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="252">Come state vivendo a Zafferana dopo questa vicenda?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="253"><span class="CharOverride-32" data-lnum="253">C’è un ostracismo pesante. In paese non ci salutano più. Persino mia madre, che è venuta a prendere la bambina a scuola, è stata ignorata dalle altre mamme che conosceva da tempo. Sui social sono stato insultato anche da religiosi. La loro linea è che li abbiamo privati della libertà, ma è l’opposto: loro sono liberi di venerare chi vogliono, ma non possono usare la scuola pubblica per farlo.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="254"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="254">La scuola ha istituito l’ora alternativa?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="255"><span class="CharOverride-32" data-lnum="255">Per la verità no. E la maestra di religione ha avuto comportamenti gravissimi. Poiché la scuola non ha istituito l’ora alternativa, mia figlia viene spostata in un’altra classe a non fare niente. Spesso la maestra di religione “si dimentica” di chiamarla per la mensa, dicendole poi che è tardi e che se non pranza è colpa dei genitori che hanno fatto scelte sbagliate. Mia figlia mi ha detto: «Ma io ho fame!».</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="256"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="256">Cosa pensi della narrazione che la stampa di destra ha fatto di questa storia?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="257"><span class="CharOverride-32" data-lnum="257">Cavalcano l’idea che noi siamo atei cattivi, ma la verità è che non sopportano che io sia un cittadino italiano che chiede il rispetto delle leggi. Avrebbero preferito che io fossi stato musulmano. Cercano sempre di buttarla sul confronto con l’islam: “E allora le moschee?”. Io rispondo che la legge vale per tutti.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="258"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="258">Secondo te l’Italia è un Paese laico?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="259"><span class="CharOverride-32" data-lnum="259">Assolutamente no. Anche in Toscana, terra comunista da dove vengo io, c’è sempre questa accettazione del “male necessario” per non inimicarsi l’elettorato. I politici decidono in base ai voti e la Chiesa conta ancora sul numero dei battezzati per dire «siamo la maggioranza». Molti non sanno nemmeno che non esiste più una religione di Stato dal 1984. Una signora, dopo che gliel’ho spiegato, è andata a documentarsi ed è rimasta sorpresa.</span></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="260"><strong><span class="CharOverride-33" data-lnum="260">Nonostante le minacce e il clima ostile, rifaresti tutto?</span></strong></p>
<p class="Paragrafo-base ParaOverride-1" data-lnum="261"><span class="CharOverride-32" data-lnum="261">Sì, assolutamente. Anche se in questo territorio c’è un legame stretto tra certe tradizioni e il potere, io ci ho messo la faccia. Ne vado fiero perché sto lottando per un principio che garantisce la libertà di tutti, anche di chi oggi ci attacca.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il grande balzo in avanti dell’omofobia in Africa</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/08/30/il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 09:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[In diversi Paesi africani si inaspriscono le leggi contro le persone lgbt+, in un clima di repressione che coinvolge governi, confessioni religiose e lobby integraliste. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. «Why are you gay?» è ormai un meme che fa sghignazzare i social. Ma cosa c’è dietro? Nel 2012 sul canale ugandese Nbs si parla di omosessualità. Il presentatore di “Morning Breeze”...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/30/il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa/" title="Read Il grande balzo in avanti dell’omofobia in Africa">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In diversi Paesi africani si inaspriscono le leggi contro le persone lgbt+, in un clima di repressione che coinvolge governi, confessioni religiose e lobby integraliste. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>«Why are you gay?» è ormai un meme che fa sghignazzare i social. Ma cosa c’è dietro? Nel 2012 sul canale ugandese Nbs si parla di omosessualità. Il presentatore di “Morning Breeze” Simon Kaggwa Njala ospita Pepe Julian Onziema, attivista trans. Esordisce chiedendogli se deve chiamarlo “mister” e fa la fatidica domanda.</p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>La trasmissione prosegue tra provocazioni e lazzi</u></span><span class="pullquote-plain">La trasmissione prosegue tra provocazioni e lazzi</span>, mentre Onziema tenta di argomentare in maniera pacata. L’apoteosi quando entra in scena il pastore pentecostale Martin Ssempa che sfodera falliche banane, zucchine e carote per il suo predicozzo contro gay e lesbiche.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77629" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-grande-balzo-in-avanti-dellomofobia-in-africa-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Un momento iconico di tv trash che spettacolarizza la pervicace omofobia africana. Con l’intervista Onziema diventerà molto noto e per il coraggioso impegno a favore dei diritti subirà arresti e angherie. Proprio l’Uganda, in larghissima parte cristiana, introduce nel 2014 una legge contro l’omosessualità che prevede il carcere a vita, firmata dal presidente Yoweri Museveni. La versione originale ha la pena di morte, cassata dopo una levata di scudi mondiale.</p>
<p>Appena passa la norma un tabloid pubblica una lista di proscrizione con nomi e foto di 200 presunti «top homo», che scatena odio e violenze. Onziema lancia una grande mobilitazione contro la legge, smantellata dalla Corte costituzionale mesi dopo.</p>
<p>Ma nel 2023 il deputato musulmano Asuman Basalirwa ripresenta una norma simile che, complice il voltafaccia dei giudici supremi, introduce ergastolo per rapporti tra persone dello stesso sesso, vent’anni di carcere per propaganda e attivismo lgbt+ e pena di morte per quella «omosessualità aggravata» (violenze su minori, anziani o persone con disabilità).</p>
<p>L’onda lunga della marea omofoba in Africa non si ferma lì. Verso la fine del 2024 la giunta militare del Mali impone due anni di carcere per «atti sessuali innaturali» e sette per la loro «promozione». Dall’indipendenza nel 1960 non ci sono disposizioni mirate ma solo il vago reato contro la morale talvolta applicato. A introdurle ci pensano i militari al potere dal 2021.</p>
<p>Nel 2025 in Burkina Faso, a maggioranza islamica, la giunta militare al potere dal 2022 con Ibrahim Traoré impone il carcere fino a cinque anni. Nemmeno quarantenne e musulmano, Traoré è stato attivista studentesco in gruppi marxisti; si arruola nell’esercito e combatte i jihadisti.</p>
<p>La sua figura è adorata soprattutto dai giovani burkinabé e da una certa sinistra anticapitalista, accostata al compianto Thomas Sankara che negli anni ottanta lotta per la dignità del suo popolo e contro l’imperialismo. Ma il novello rivoluzionario rende il Paese più reazionario: guida una dittatura filorussa che criminalizza per la prima volta le persone omosessuali.</p>
<p>Il Senegal, in gran parte musulmano, nell’aprile del 2026 raddoppia da cinque a dieci anni le pene per i gay e dà fino a sette anni per la propaganda lgbt+. <span class="pullquote"><u>Il parlamento vara la legge all’unanimità</u></span><span class="pullquote-plain">Il parlamento vara la legge all’unanimità</span> con solo tre astenuti e il presidente Bassirou Diomaye Faye la firma.</p>
<p>È fortemente voluta dall’ormai ex primo ministro Ousmane Sonko, esponente del Pastef (Patriotes Africains du Sénégal pour le Travail, l’Éthique et la Fraternité), partito che unisce populismo di sinistra, panafricanismo e anticolonialismo ma pure un torvo tradizionalismo religioso. In un <a href="http://go.uaar.it/ffsl8vv">discorso</a> Sonko si scaglia contro «una sorta di tirannia»: «l’ottanta per cento se non di più non vuole» l’omosessualità, «ma c’è un nucleo chiamato Occidente che vuole imporla al resto del mondo».</p>
<p>Pure Sonko viene celebrato dalla sinistra, specie in Francia. Nel 2024 in occasione della vittoria elettorale invita a Dakar Jean-Luc Mélenchon de La France Insoumise per ringraziarlo del sostegno. Un siparietto significativo degli imbarazzi dei compagni europei e della ruvidità di quelli africani.</p>
<p>L’esponente della sinistra francese saluta Sonko come modello per l’Africa che vuole emanciparsi. Si dice fermamente in disaccordo sulle leggi antigay ma sfoggia una retorica decoloniale. Pur rivendicando il sostegno al matrimonio egualitario in Francia, «non cercherò di imporlo a voi», afferma, ricordando che erano contrari reazionari e razzisti.</p>
<p>«Nel mio Paese il tema è stato controverso. Come lo abbiamo risolto? Votando! Bene, forse un giorno voterete anche voi», aggiunge, subissato dalle contestazioni. Il padrone di casa di rimando <a href="http://go.uaar.it/5qdwuzp">denuncia</a> «l’intolleranza» di chi vorrebbe negare «il diritto, sui temi in cui si è in disaccordo, di legiferare».</p>
<p>Rischia pure il Ghana a maggioranza cristiana. Nel maggio del 2026 il parlamento vota una legge che prevede tre anni per gli omosessuali e fino a dieci per chiunque li aiuti (con obbligo di denuncia, tranne per operatori legali e sanitari). Sostiene la “riforma” il deputato e reverendo John Ntim Fordjour. Il presidente John Mahama ora è sotto pressione affinché la ratifichi. Un testo simile già passa nel 2024, però quella volta manca l’assenso dell’ex presidente Nana Akufo-Addo.</p>
<p>L’ultimo (finora) che inasprisce l’omofobia istituzionale è il Niger musulmano. La giunta militare retta da Abdourahamane Tiani decreta nel giugno del 2026 l’arresto fino a dieci anni per i gay e fino a vent’anni per chi ne sostiene attività e organizzazioni. Si compie l’intenzione del presidente Mohamed Bazoum, deposto dai militari nel 2023, per assecondare le comunità islamiche. Nel 2024 <span class="pullquote pqRight"><u>la giunta ha già eliminato l’educazione sessuale a scuola</u></span><span class="pullquote-plain">la giunta ha già eliminato l’educazione sessuale a scuola</span> perché mina i “valori”, e limitato l’azione delle ong che si dedicano alla salute riproduttiva.</p>
<p>Gli africani ereditano leggi coloniali, specie quelle contro la “sodomia” nelle zone dominate dalla corona britannica, e l’evangelizzazione cristiana dei conquistatori irrigidisce morale, famiglia e ruoli sociali dove non vige l’islam. Ma è semplicistico (e assolutorio) ridurre il ritorno di certe norme a una lontana eredità. Per dire, nelle colonie francesi il reato è abolito fin dai tempi di Napoleone.</p>
<p>E almeno dagli anni cinquanta l’Africa è formalmente indipendente, anche se subisce tuttora l’influsso occidentale. Ma mentre in occidente le persone lgbt+ possono sperare in più diritti e tolleranza, in Africa il <a href="http://go.uaar.it/ehofpsf">processo si inverte</a>. Governi di ogni risma, persino di sinistra, rincorrono in questi anni gruppi confessionali sempre più vocianti.</p>
<p>Non si puniscono più solo i rapporti intimi come voleva il moralismo vittoriano. L’oppressione si allarga, usa la tecnologia, colpisce identità di genere, unioni gay, attivismo e persino supporto legale e sanitario. Le corrotte classi dirigenti locali mietono consensi indicando al popolino esasperato capri espiatori come i gay, divenuti simbolo della perfida egemonia occidentale, per distogliere l’attenzione dai gravi problemi di cui hanno primaria responsabilità.</p>
<p>La ricerca ha valorizzato (e a volte esagerato) in Africa usanze culturali locali con ruoli di genere più aperti e plurali. Ma questo relativismo è stato appiattito da colonialismo e grandi religioni. Oggi la retorica sovranista rivendica l’isolazionismo africano come rivalsa verso l’imperialismo e a difesa della purezza identitaria (spesso paradossalmente quella delle religioni dei colonizzatori).</p>
<p>Intanto l’omofobia si espande nel continente. I predicatori fanno una propaganda che ai nostri occhi “civilizzati” è macchiettistica ma risulta cupamente efficace. Impazzano le “terapie di conversione” per cambiare l’orientamento sessuale spesso con torture e pratiche umilianti.</p>
<p>Le polizie attuano una brutale repressione con arresti, retate e abusi. Sono frequenti aggressioni, stupri “correttivi” e bullismo. Post virali e campagne mediatiche con fake news, pseudoscienza e complottismo alimentano il panico morale su temi sensibili come abusi su minori, malattie sessualmente trasmissibili e interferenze straniere.</p>
<p>Ad esempio in Costa d’Avorio nel 2024 si scatena un’ondata di sdegno e violenza per un video falso in cui il presidente francese Emmanuel Macron chiede al presidente ivoriano Alassane Ouattara di legalizzare i matrimoni omosessuali: circostanza che lo stesso governo ha dovuto smentire per placare gli animi.</p>
<p>L’omofobia trova terreno fertile tra le religioni e favorisce un ecumenismo che supera storiche rivalità. Non solo l’islam soffia sul fuoco, ma pure le Chiese cristiane. Gli anglicani sono <a href="http://go.uaar.it/qpbneou">spaccati</a> anche sull’accettazione delle persone lgbt+: quelli africani, ormai la maggioranza, sono molto più sessisti degli occidentali.</p>
<p>La chiesa cattolica da noi ostenta il volto più “pastorale” verso i gay (senza cambiare la dottrina che disapprova le relazioni non eterosessuali), mentre in Africa mostra senza infingimenti quello più gretto. Anche la reazionaria chiesa ortodossa guadagna fedeli grazie all’influenza esercitata dalla Russia di Putin nel mutato quadro geopolitico.</p>
<p>Un fattore prepotente in questi anni è il ruolo delle lobby integraliste, <a href="http://go.uaar.it/7zbfb6b">soprattutto</a> evangeliche statunitensi ma pure cattoliche europee contro il “gender”, oliato da decine di milioni di dollari, dalla capacità di fare rete e dall’ascendente sulle classi dirigenti.</p>
<p>Proprio ad Accra, capitale del Ghana, pochi giorni dopo il voto sulla legge omofoba si tiene la quarta conferenza interparlamentare africana su famiglia, sovranità e valori. Partecipano autorità di una ventina di Paesi, esperti, accademici, lobbisti e religiosi.</p>
<p>A suggello viene approvato un documento che rivendica difesa della famiglia tradizionale e dei valori morali, e opposizione a diritti lgbt+, aborto, contraccezione, salute riproduttiva, educazione sessuale, visti come intromissioni forestiere per stravolgere la società e fiaccare i popoli. L’intenzione è portare tali istanze all’Unione africana e abbattere le tutele sancite dai documenti dell’Onu.</p>
<p>Un ruolo rilevante è esercitato da organizzazioni Usa, tra cui spicca la Family Watch International guidata dalla mormona Sharon Slater, presente pure al famigerato <a href="http://go.uaar.it/p7xscjt">Congresso mondiale delle famiglie</a> nel 2019 a Verona. Questa e altre realtà ammaestrano politici e attivisti, costruiscono alleanze interreligiose e <a href="http://go.uaar.it/cnesn98">si infiltrano in scuole e istituzioni</a>. Nel 2019 ad Accra, qualche mese dopo Verona, si tiene un nuovo congresso familista che galvanizza gli integralisti e dà slancio alle leggi omofobe in Africa.</p>
<p>Complica il quadro la defezione degli Stati Uniti di Donald Trump, che al contrario della vecchia amministrazione di Joe Biden abbandona gli omosessuali oppressi. Gli Usa non vogliono più sanzionare i Paesi che violano i diritti <a href="http://go.uaar.it/gztlgpe">facendo leva</a> su finanziamenti e aiuti internazionali: una strategia che sì, istigava il risentimento poiché condizionava la sovranità africana, ma offriva pure un po’ di respiro alle minoranze. L’amministrazione Trump ora è egemonizzata dagli stessi fondamentalisti, non di rado xenofobi, che nutrono l’omofobia autarchica in Africa.</p>
<p>Oggi almeno 31 Paesi africani su 54 hanno leggi omofobe e la <a href="http://go.uaar.it/3lnow3j">tendenza peggiora</a>. Si arriva alla pena capitale in Uganda, Mauritania (qui con una moratoria), Somalia (nelle aree degli islamisti di Al Shabaab) e diversi Stati federali islamici della Nigeria; altrove come in Gambia, Tanzania, Sierra Leone e Zambia si rischia l’ergastolo. A parte il Sudafrica, che fin dagli anni novanta elimina le discriminazioni verso le persone lgbt+ ed è il solo a riconoscere nozze e adozioni gay, hanno depenalizzato il reato Guinea Bissau, Mauritius, Angola, Botswana.</p>
<p>Il proliferare di leggi antigay africane rischia di ingolfare ancor di più la gestione delle migrazioni in occidente. Le persone lgbt+ costrette a fuggire di certo hanno diritto al supporto umanitario. Ma <a href="http://go.uaar.it/nvkdlfo">si registra</a> l’uso di questo stratagemma nelle richieste d’asilo anche da personaggi non proprio specchiati.</p>
<p>E pure questi casi aizzano la retorica della remigrazione delle destre identitarie (e clericali). Intanto in Africa continuano a piovere anatemi di tutte le fedi sugli omosessuali, con i governi (pure quelli “decoloniali”) che fanno da braccio secolare e i pii fondamentalisti bianchi che si fregano le mani.</p>
<p><strong>Valentino Salvatore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dio conta le calorie?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 09:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Soprattutto negli Stati Uniti vanno di moda le diete &#8220;cristiane&#8221;, che trasformano il rapporto con il cibo in una questione spirituale (senza disdegnare il business). Affronta il tema Micaela Grosso sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. C’è una domanda che (per fortuna) la biologia non si è mai posta: di quante calorie deve fare a meno un peccatore per guadagnarsi il Paradiso? La risposta non scontata, evidentemente, ce la...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/23/dio-conta-le-calorie/" title="Read Dio conta le calorie?">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Soprattutto negli Stati Uniti vanno di moda le diete &#8220;cristiane&#8221;, che trasformano il rapporto con il cibo in una questione spirituale (senza disdegnare il business). Affronta il tema Micaela <span class="il">Grosso</span> sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>C’è una domanda che (per fortuna) la biologia non si è mai posta: di quante calorie deve fare a meno un peccatore per guadagnarsi il Paradiso? La risposta non scontata, evidentemente, ce la può fornire l’industria delle <em>Christian diet programs</em>, un settore per cui si stimano ricavi superiori al miliardo di dollari l’anno nel solo mercato statunitense, e che ha trasformato il senso di colpa teologico nel più redditizio business del wellness confessionale.</p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>Il meccanismo è antico quanto semplice</u></span><span class="pullquote-plain">Il meccanismo è antico quanto semplice</span> e, in sostanza, monotono: il corpo grasso è un corpo peccatore e la “carne in eccesso” non riguarda patologie, abitudini, metabolismo o condizioni sociali – è una questione spirituale. Uno dei programmi più diffusi sostiene che perdere peso equivale a «eliminare la cupidigia» e quindi fare spazio a Dio.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77630" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Dio-conta-le-calorie.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Dio-conta-le-calorie.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Dio-conta-le-calorie-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Dio-conta-le-calorie-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Dio-conta-le-calorie-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>La <em>Bibbia</em> diventa per certi versi quindi un manuale nutrizionale e il versetto più citato è 1 Corinzi 6:19-20 – «il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo». Versetto strumentalizzato e riletto con una certa disinvoltura esegetica, che diventa in sostanza: essere sovrappeso è un peccato.</p>
<p>Il programma <em>Losing to Live</em> si spinge oltre e usa il primo comandamento, «Non avrai altro Dio all’infuori di me», per definire il cibo in eccesso come una forma di idolatria. Fino a qui sembrerebbe d’essere di fronte a una logica impeccabile, per la vita nel 1300.</p>
<p>Uno dei casi più celebri e straordinari è quello di Gwen Shamblin Lara, dietologa del Tennessee diventata guru spirituale, fondatrice di una Chiesa e morta nel maggio 2021 in un incidente aereo sul lago Percy Priest insieme al marito Joe Lara, ex attore di serie B tragicamente alla guida del jet privato.</p>
<p>Shamblin fondò il suo <em>Weigh Down Workshop</em> nel 1986 con una tesi molto moderna e apparentemente rivoluzionaria: niente conteggio delle calorie, niente palestra, niente bilancia. Solo preghiera. La sua teoria era che il desiderio di cibo fosse fame di Dio “mal indirizzata”: invece di aprire il frigo, era quindi meglio aprire la <em>Bibbia</em>.</p>
<p>Entro l’agosto del 1998 il programma aveva raggiunto oltre 250.000 partecipanti in più di 21.000 gruppi di incontro distribuiti tra Europa, Canada e tutti gli Stati americani, e il suo libro <em>The Weigh Down Diet </em>aveva venduto oltre un milione di copie nel solo primo anno.</p>
<p>Nel frattempo, chiaramente, Shamblin abitava in una villa che al momento del divorzio dal primo marito era stimata tra le proprietà di un patrimonio complessivo superiore ai 20 milioni di dollari – ben diciotto immobili in totale – e, interrogata su quanto guadagnasse, rispondeva: «È una faccenda tra me e Dio». Che dire? Dio, evidentemente, è discreto in materia fiscale.</p>
<p>La storia degenerò quando Shamblin negò pubblicamente la Trinità (nel 2000), fondò la sua Remnant Fellowship e si ritrovò a sostenere economicamente e moralmente due suoi fedeli, Joseph e Sonya Smith, condannati nel 2007 all’ergastolo più 30 anni per l’omicidio del figlio di 8 anni, Josef, morto per le punizioni corporali inflitte dai genitori, e più precisamente per asfissia: il bambino fu rinchiuso in una cassa di legno tenuta chiusa con corde elastiche mentre la madre e il padre partecipavano a una sessione di preghiera online. La docuserie <em>The Way Down: God, Greed, and the Cult of Gwen Shamblin</em> (Hbo Max, 2021) racconta tutto con il piglio del thriller.</p>
<p><span class="pullquote"><u>Il tema della fame come pratica spirituale non è nuovo</u></span><span class="pullquote-plain">Il tema della fame come pratica spirituale non è nuovo</span>, e chi legge la nostra rivista lo sa bene. Ne abbiamo parlato almeno due volte, ma da angolazioni opposte. Nel numero 2/2023 abbiamo recensito <em>The Wonder </em>di Sebastián Lelio, film in cui una bambina irlandese dell’ottocento smette di mangiare e viene venerata come santa – una storia che mette a nudo il meccanismo per cui il corpo femminile che si consuma diventa oggetto di culto, si fa proiezione della fede altrui, diventa una prova vivente di un miracolo che nessuno vuole smontare perché smontarlo significherebbe smontare sé stessi.</p>
<p>Nel numero 4/2023, invece, abbiamo esplorato un fenomeno speculare: non la religione che colonizza il cibo, ma il cibo che diventa religione, l’ortoressia, i guru del benessere, i rituali alimentari laici che replicano punto per punto le strutture del pensiero magico. Letti insieme, i due pezzi disegnano un cerchio: da una parte la fede che si nutre di astinenza, dall’altra l’astinenza che si trasforma in fede. Il contenuto cambia ma il meccanismo psicologico è identico.</p>
<p>Quel meccanismo, ahinoi, non è scomparso, come sarebbe logico nonché auspicabile, ma nel tempo si è evoluto e ha subito una specie di aggiornamento. L’ala più radicale di questo connubio tra fede e astinenza alimentare si chiama oggi respirianesimo: una corrente di pensiero che accampa la convinzione che il corpo umano possa sopravvivere senza cibo – e in certi casi senza acqua – nutrendosi di prana, l’energia vitale induista, o di semplice luce solare.</p>
<p>E non dall’alba al tramonto, come nel caso del Ramadan, ma per sempre. La figura più nota del respirianesimo (val la pena di ripeterne il nome!) è l’australiana Ellen Greve, alias Jasmuheen, autrice di libri dai titoli esplicativi come <em>Nutrirsi di luce</em>, che sostiene di non mangiare dal 1993.</p>
<p>Nel 1999 la trasmissione australiana <em>60 Minutes</em> la sottopose a un test di osservazione continua: neanche a dirlo, già al secondo giorno manifestava disidratazione severa, perdita di peso, difficoltà nel parlare e rischio di danni renali. Jasmuheen attribuì i problemi all’inquinamento atmosferico e fu trasferita in montagna, dove le sue condizioni peggiorarono.</p>
<p>I medici, meno scriteriati di lei, interruppero il test dopo quattro giorni. Più recente è poi il caso di Muluwork, una donna etiope diventata virale nel 2024 con la sua affermazione di non mangiare da 16 anni. La scienza, logicamente, è unanime: l’inedia prolungata è biologicamente impossibile.</p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>Dietro queste storie ci sono quasi sempre disturbi alimentari</u></span><span class="pullquote-plain">Dietro queste storie ci sono quasi sempre disturbi alimentari</span> gravi occultati da una narrazione mistica o, più semplicemente, persone che mentono.</p>
<p>Il filo rosso che collega Gwen Shamblin Lara con Jasmuheen che si nutre di luce e la bambina irlandese del film di Lelio è comunque sempre lo stesso: la fame intesa come virtù, il corpo che si svuota concepito come prova di elezione.</p>
<p>Quello che nessun programma dice è che l’obesità ha cause sistemiche – politiche agricole, accesso diseguale al cibo fresco, sedentarietà strutturale – e che scaricarle sul peccato individuale è, oltre che scientificamente indifendibile, un ottimo modo per vendere libri, integratori e membership a una Chiesa-azienda. Il mercato lo sa benissimo. E Dio, come diceva Gwen Shamblin, è discreto sulle questioni economiche.</p>
<p><strong>Micaela Grosso</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://go.uaar.it/mhgw53w">Gwen Shamblin Lara</a> (Wikipedia)</li>
<li><em><a href="http://go.uaar.it/yacapza">Christian diet programs</a></em> (Wikipedia)</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/bbeamu4">Respirianesimo</a> (Wikipedia)</li>
<li><em><a href="http://go.uaar.it/bc48itt">Joseph &amp; Sonya Smith Are Still In Prison For Their Son’s Death</a> </em>(Bustle)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Medicina basata sulle evidenze?</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/08/16/medicina-basata-sulle-evidenze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 09:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Ordine dei Medici di Padova riconosce crediti formativi a un evento sulle medicine &#8220;non convenzionali&#8221;: il caso riapre la questione dei professionisti sanitari che sdoganano pratiche pseudoscientifiche. Affronta il tema Massimo Albertin sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Il 6 giugno 2026 si è tenuto a Padova un evento promosso dall’Ordine provinciale dei medici (Omceo) di Padova intitolato “Medicine non convenzionali: indicazioni – controindicazioni – prospettive” che ha...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/16/medicina-basata-sulle-evidenze/" title="Read Medicina basata sulle evidenze?">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Ordine dei Medici di Padova riconosce crediti formativi a un evento sulle medicine &#8220;non convenzionali&#8221;: il caso riapre la questione dei professionisti sanitari che sdoganano pratiche pseudoscientifiche. Affronta il tema Massimo Albertin sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>Il 6 giugno 2026 si è tenuto a Padova un evento promosso dall’Ordine provinciale dei medici (Omceo) di Padova intitolato “Medicine non convenzionali: indicazioni – controindicazioni – prospettive” che ha dato ai partecipanti 4 crediti Ecm, i crediti obbligatori per l’aggiornamento medico.</p>
<p>La dottoressa Garavaglia, in un altro articolo di questo numero, formula le sue valutazioni riguardo all’opportunità che un ordine professionale non solo incoraggi, ma addirittura promuova pratiche di efficacia non dimostrata: ricorda la stessa Federazione nazionale degli ordini, nel suo <a href="http://1https://dottoremaeveroche.it">portale ufficiale</a> “Dottore, ma è vero che&#8230;?”, nato «come porto sicuro nel mare in tempesta della disinformazione in ambito sanitario» che la più popolare e diffusa tra le pratiche alternative, cioè l’omeopatia, <span class="pullquote pqRight"><u>non è in grado di dimostrare un’attività superiore a quella del placebo</u></span><span class="pullquote-plain">non è in grado di dimostrare un’attività superiore a quella del placebo</span>, cioè dell’acqua fresca, come rammenta il titolo di un recente libro del farmacologo Silvio Garattini.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77632" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Medicina-basata-sulle-evidenze-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Io ho partecipato a questo evento in cui venivano presentate quattro pratiche mediche: omeopatia, antroposofia, fitoterapia e agopuntura e ne commento qui le relazioni.</p>
<p>Desidero partire dalla fitoterapia perché trovo che si tratti di una presenza anomala in questo ambito. La relazione del dottor Firenzuoli infatti è stata molto interessante e sicuramente avrebbe potuto tranquillamente essere presentata in qualsiasi convegno medico in cui si parlasse di terapia farmacologica; per confermare la serietà della fitoterapia basterebbe ricordare l’uso della cannabis, attualmente utilizzata con successo nella terapia del dolore e negli spasmi nella sclerosi multipla.</p>
<p>I siti istituzionali di Ema e Aifa, linee guida e letteratura medica confermano che la fitoterapia è una vera medicina complementare, cioè una forma di terapia che si può affiancare alle terapie classiche, che ha poteri curativi dimostrati scientificamente, efficace nella cura di diverse malattie e con effetti provati e documentati.</p>
<p>Ben diversa invece è la mia valutazione in merito alla relazione sull’omeopatia tenuta dal dottor Allegri che, trascurando di approfondire l’aspetto scientifico della materia, ha parlato della “Legge di similitudine” che caratterizza l’omeopatia, affermando che ci sarebbe «…una logica di funzionamento del rimedio&#8230; diversa» rispetto a quella che governa la medicina scientifica e questa diversità consisterebbe nella «risonanza e consonanza come filone di lettura della materia vivente»; per poi arrivare a parlare di «senso teleologico nel funzionamento dell’organismo».</p>
<p>Ricordo che la visione teleologica, cioè finalistica della natura, ha caratterizzato la concezione filosofica aristotelica e successivamente quella scolastica, secondo la quale Tommaso d’Aquino pensava che essa dimostrasse l’esistenza di un ordine superiore e di un disegno divino: la natura cioè vista come un piano stabilito da un “architetto intelligente”. Pare evidente come, in mancanza di prove scientifiche, gli omeopati si rifugino in spiegazioni fideistiche per sostenere la loro posizione.</p>
<p>Secondo il relatore perciò «la patologia è espressione di un’intelligenza del corpo… cioè c’è un fondo finalistico, teleologico della fisiopatologia». Poi continua affermando che «il rimedio omeopatico dà degli stimoli all’organismo riattivando le risorse disponibili» (ma ovviamente non spiega come avverrebbero questi stimoli, visto che viene rifiutata l’interazione chimico-biologica con proteine recettoriali come avviene per i farmaci che funzionano). Egli continua poi ricordando che gli omeopati usano un linguaggio particolare, interno (il sulfureo, il carbonico&#8230;).</p>
<p>Il linguaggio usato dal relatore <span class="pullquote"><u>è stato quindi molto criptico e confuso</u></span><span class="pullquote-plain">è stato quindi molto criptico e confuso</span>: si provi per esempio a tradurre in un italiano comprensibile questo passaggio: «La malattia rientra in questa logica, il corpo comunica qualcosa nello suo stare male, comunica con sé stesso, crea un equilibrio, ha un senso nella propria vita e comunica con l’esterno e comunicare e mettere insieme attraverso dei linguaggi simbolici e che vanno interpretati come un’alterazione di un qualcosa che c’era prima, valutare, molto importante, le modalità in cui questo avviene, in che momento, quindi come, quando, dove, perché, insomma queste domande che non sono esclusive della medicina omeopatica».</p>
<p>Ma la pratica omeopatica, come pratica medica, non può permettersi di autoescludersi; se vuole far parte del mondo medico a cui aspira di integrarsi deve per forza cercare di adattarsi in qualche modo al metodo scientifico; metodo che però continua a rigettare nel momento in cui respinge quanto chimica, biochimica, fisiologia, patologia, farmacologia e tutte le scienze biologiche hanno scoperto in questi ultimi due secoli, evolvendosi dalle approssimazioni scientifiche del tempo in cui Hahnemann, inventore dell’omeopatia, provò a sperimentare per contrastare una medicina pericolosa e dannosa come quella applicata dai suoi contemporanei. Per cui anche gli omeopati affermano di fare “ricerca scientifica” e usano il tanto bistrattato metodo scientifico per cercare di avvalorare la loro pratica.</p>
<p>Ed ecco così che il relatore, che sta tenendo un corso organizzato dall’Ordine dei medici, corso che fornisce un punteggio Ecm, cita lavori scientifici che a suo dire sosterrebbero la validità delle sue affermazioni. Ebbene, si sa che in letteratura ci sono studi di ogni tipo sull’omeopatia e che quando si selezionano quelli ben progettati, con campioni ampi, controlli adeguati e revisione tra pari, l’effetto scompare e l’omeopatia mostra dei risultati solo quando il metodo è debole: un comportamento tipico dei fenomeni che non esistono.</p>
<p>Ma la cosa grave, anzi gravissima, è che in questo caso il relatore, evidentemente a corto di studi seri, è arrivato a citare uno studio ritrattato! Ricordo che quando una rivista scientifica ritira o ritratta uno studio scientifico significa che controlli successivi alla sua pubblicazione hanno dimostrato che i risultati ottenuti da quella ricerca non sono validi. Quello studio perciò è da considerare nullo.</p>
<p>Già trovavo scandaloso che un Ordine provinciale dei medici tenesse un corso di aggiornamento su pratiche non provate scientificamente, ma che permettesse da parte del relatore anche la citazione di lavori addirittura fasulli, è stato ancora più riprovevole.</p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>Fatico poi a commentare la relazione del dottor Gasperi</u></span><span class="pullquote-plain">Fatico poi a commentare la relazione del dottor Gasperi</span>, segretario generale della società antroposofica in Italia. Ricordo per esempio che i seguaci di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia oltre un secolo fa, sostenevano durante la pandemia di Covid che pastiglie di zenzero e rimedi omeopatici a base di ferro meteoritico (!) fossero in grado di combattere il virus Sars cov-2.</p>
<p>Gli stessi antroposofi ammettono che, per quel che riguarda l’efficacia dei loro “rimedi”, non vi sono prove, ma notano che «fanno bene alle persone». La pratica antroposofica cercherebbe di curare l’essere umano «integrando la medicina scientifica con elementi spirituali, cercando di curare l’essere umano nella sua totalità di corpo, anima e spirito». La visione antroposofica sostiene che l’essere umano sia un’interazione tra quattro livelli:</p>
<p>&#8211; Corpo fisico: La parte materiale.</p>
<p>&#8211; Corpo eterico: Le forze vitali.</p>
<p>&#8211; Corpo astrale: La sede dei sentimenti e degli impulsi.</p>
<p>&#8211; Io: Il principio spirituale individuale.</p>
<p>«La malattia è considerata una disarmonia tra questi livelli, non un semplice malfunzionamento biologico. I trattamenti fanno uso spesso di preparati diluiti e dinamizzati come quelli omeopatici». Come diceva Steiner, il fondatore dell’antroposofia, «Non si ha la più pallida idea di quello che accade nel corpo, non si guarda al suo interno. Si può intervenire nel modo giusto solo sapendo che: nella pleurite c’è un eccesso di elemento luciferico, per cui bisogna aggiungere qualcosa di arimanico; nell’ictus c’è un eccesso di elemento arimanico, per cui bisogna aggiungere qualcosa di luciferico.</p>
<p>È proprio questo che manca all’uomo d’oggi. Se ci è chiaro che il cristianesimo rappresenta l’equilibrio, vediamo che l’umanità è troppo poco “cristiana”. L’elemento cristico consiste nella guarigione fisica, nella ricerca di equilibrio fino nel fisico». (da Wikipedia).</p>
<p>Ma il relatore, che ha esposto la sua relazione senza diapositive, probabilmente per evitare un eccesso di tecnologia, ha poi continuato parlando in maniera vacua e inconsistente di medicine antiche e ippocratiche come se fossero valide ancor oggi, sottolineando poi come l’antroposofia sia anche alla base dell’agricoltura biodinamica.</p>
<p>E qui è inevitabile ricordare come questa pratica di coltivazione, «sorella» della “medicina” antroposofica, a lei «collegata in maniera olistica», usi analoghi preparati biodinamici e, collegandosi anche all’astrologia, faccia riferimento al calendario lunare e planetario. Ci potremmo quindi aspettare che un medico antroposofo ci facesse anche l’oroscopo&#8230; Secondo la pratica steineriana la frattura insanabile fra scienza e fede, la loro inconciliabilità, viene considerata quanto di più catastrofico sia avvenuto nel progresso della medicina. Sarebbe quindi tragico pensare che l’uomo sia frutto del caso e della necessità come prospettato da Jacques Monod.</p>
<p>E il relatore ha poi ricordato, confusamente e ovviamente senza far nomi, come pochi «grandissimi medici» avrebbero saputo conservare la visione olistica dell’uomo per poterlo curare meglio. Ma ecco che nel 1920 Steiner rivelava al mondo che la nuova medicina (cioè la allora nascente medicina scientifica) non sapeva più riconoscere che «l’uomo non si ammala, in quanto nasce malato, perché egli non è solo natura, ma ha una sua dimensione ontologica, spirituale, il nostro io in perenne divenire e l’ambivalenza dell’essere umano è la malattia connaturata in esso».</p>
<p>Il lettore non si preoccupi se fatica a capire, in quanto mancanza di chiarezza e confusione sembrano connaturate nel messaggio steineriano. Steiner fonda una scienza (rigorosa a detta del relatore) e sarebbe stato il primo uomo ad aver inaugurato «un’indagine scientifica dello spirito» su un uomo trino, formato cioè da corpo, spirito e anima. Ed è così che «il cuore non è solo una pompa ma anche sede dell’affettività». «L’anima è una realtà autonoma che materialmente si trova nell’organismo, in particolare negli organi ritmici». E la relazione si è chiusa infine con l’affermazione che «una vipera può mangiare un intero vitello»&#8230;</p>
<p>L’ultima relazione, sull’agopuntura, non si è discostata dal racconto che abitualmente effettuano i fautori di questa pratica: la citazione di migliaia di pubblicazioni che confermano il meccanismo d’azione, ormai noto, con cui l’infissione di aghi produce degli effetti sul dolore, cioè la produzione di oppioidi endogeni (beta endorfine, encefaline, dinorfine) fatto dimostrato che non viene più contestato; ma il relatore dottor Giovanardi si è guardato bene dal ricordare come nelle scuole in cui si rilasciano gli attestati di Fisa (Federazione italiana delle società di agopuntura di cui Giovanardi è presidente), si insegnano cose come «Sindromi di Qi, Xue, Jing e Jinye: fisiopatologia, clinica e terapia – 8 regole diagnostiche», o le «Sindromi degli Zang Fu», cioè tutti i principi della medicina tradizionale cinese, vecchia di oltre 2.300 anni, su cui si basa l’agopuntura cioè «la correzione del flusso del Qi attraverso canali conosciuti come meridiani» (che nessuno ha mai trovato!).</p>
<p>E non ha ricordato neppure come studi recenti abbiano mostrato che, quando le terapie alternative, come l’agopuntura, entrano nella gestione reale del carcinoma mammario, la sopravvivenza peggiora, a causa di una maggiore frequenza di abbandono delle terapie efficaci: i pazienti che ricorrono alle medicine alternative rifiutano cioè più spesso chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale.</p>
<p>La mia conclusione perciò è che questa iniziativa dell’Omceo di Padova sia da considerare, per almeno 3/4, veramente disastrosa!</p>
<p><strong>Massimo Albertin</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Il denaro della fede e il conto dello Stato</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/08/09/il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 09:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’8×1000 alla beneficenza, diversi casi giudiziari e scandali sollevano dubbi su trasparenza e controlli nella gestione finanziaria della Chiesa cattolica. Affronta il tema Federico Tulli sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. La Corte dei conti ha lanciato l’allarme all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026: le condotte dolose sui fondi pubblici sono in aumento. Nel 2025 le sezioni regionali della magistratura contabile hanno emesso ben 226 sentenze di condanna per un totale...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/09/il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato/" title="Read Il denaro della fede e il conto dello Stato">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall’8×1000 alla beneficenza, diversi casi giudiziari e scandali sollevano dubbi su trasparenza e controlli nella gestione finanziaria della Chiesa cattolica. Affronta il tema Federico Tulli sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>La Corte dei conti ha lanciato l’allarme all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026: le condotte dolose sui fondi pubblici sono in aumento. Nel 2025 le sezioni regionali della magistratura contabile hanno emesso ben 226 sentenze di condanna per un totale di 45,3 milioni di euro di danno erariale accertato, con un totale che supera i 900 milioni dal 2010 al 2025.</p>
<p>Il meccanismo del<span class="pullquote pqRight"><u>l’omessa rendicontazione è tra le fattispecie più ricorrenti</u></span><span class="pullquote-plain">l’omessa rendicontazione è tra le fattispecie più ricorrenti</span>. E tra queste fattispecie non è raro inciampare in vicende che hanno per protagonisti uomini di Chiesa. In questo articolo ricostruiamo alcune tra quelle più significative, a cominciare dal caso di Francesco Miccichè, ex vescovo di Trapani, uno dei più complessi al crocevia tra gestione dei fondi dell’8×1000 e responsabilità contabile dello Stato.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77631" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/08/Il-denaro-della-fede-e-il-conto-dello-stato-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Nel luglio 2020 Miccichè è stato rinviato a giudizio a Trapani per peculato, con l’ipotesi che avesse fatto confluire su conti della diocesi che gestiva in totale autonomia, senza adeguata rendicontazione, oltre 300 mila euro dell’8xmille destinato alla diocesi, e che una parte di quei soldi fosse stata impiegata persino per l’acquisto di un appartamento a Roma, in zona piazza Barberini.</p>
<p>La procura trapanese sosteneva inoltre che, tra il 2007 e il 2011, nei due conti diocesani fossero confluiti quasi 5 milioni di euro complessivi e che il denaro non sarebbe stato usato solo per attività coerenti con le finalità ecclesiastiche previste, ma anche per spese contestate, con un uso che gli inquirenti hanno ritenuto incompatibile con la natura pubblica dei fondi.</p>
<p>Nel dicembre del 2024 il tribunale di Trapani ha chiuso il primo grado del processo penale con una decisione mista: prescrizione per le contestazioni più risalenti e assoluzione «perché il fatto non sussiste» per un’ipotesi di peculato (un prelievo di 2.000 euro nel 2012).</p>
<p>La procura aveva chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi. Ma la partita non si è chiusa. Sul piano contabile, infatti, la Corte dei conti può procedere in modo autonomo e accertare un danno erariale anche quando il giudizio penale si è chiuso senza condanna piena.</p>
<p>Ed è qui che si è aperto il secondo fronte. Nel 2025 la procura contabile regionale siciliana ha citato in giudizio Miccichè e la diocesi di Trapani per un presunto danno erariale di 403 mila euro a carico del ministero dell’economia e delle finanze.</p>
<p>L’ipotesi è che l’ex vescovo abbia gestito questa somma in autonomia, senza un’adeguata rendicontazione e in contrasto con le finalità previste dalla legge per l’8×1000. Il procedimento contabile è stato avviato alla fine del 2025 davanti alla sezione giurisdizionale siciliana e mentre scriviamo non se ne conosce ancora l’esito.</p>
<p>La vicenda di Miccichè – che nel 2012 è stato rimosso da Benedetto XVI dalla guida della diocesi siciliana dopo una visita apostolica che aveva segnalato la gravità delle anomalie gestionali emerse attorno alla curia trapanese – non è l’unica storia in cui a esponenti ecclesiastici viene contestata una gestione illecita o distrattiva di fondi destinati a finalità religiose o caritative.</p>
<p>Un caso che presenta analogie nello schema accusatorio è quello della diocesi di Ozieri, in Sardegna. A febbraio del 2025 il gup di Sassari ha rinviato a giudizio nove persone, tra cui il vescovo Corrado Melis e Antonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, di <span class="pullquote"><u>peculato, riciclaggio, favoreggiamento e false dichiarazioni al pm</u></span><span class="pullquote-plain">peculato, riciclaggio, favoreggiamento e false dichiarazioni al pm</span>.</p>
<p>Secondo l’accusa, fondi dell’8×1000 e fondi vaticani destinati alla diocesi sarda sarebbero stati dirottati verso la cooperativa sociale Spes, di cui Becciu era presidente/rappresentante legale. Il processo si è aperto nel luglio 2025, a marzo 2026 il tribunale ha disposto l’esclusione di atti diocesani dal fascicolo, mentre per ottobre risultano calendarizzate nuove testimonianze, anche di figure ecclesiastiche, tra cui monsignor Francesco Soddu e monsignor Sebastiano Sanguinetti.</p>
<p>Anche qui siamo nel campo delle accuse da accertare definitivamente e quindi della presunzione d’innocenza. Ma il meccanismo contestato è significativo perché, secondo l’accusa, fondi destinati a finalità caritative sarebbero passati attraverso i conti della Caritas diocesana e di una cooperativa sociale, fino a essere impiegati in modo non coerente con lo scopo originario, con una possibile destinazione privata delle risorse. Di contro le difese hanno sostenuto la correttezza dell’uso sociale delle somme.</p>
<p>A Modena il caso di don Giorgio Panini porta lo stesso tema su scala parrocchiale e comunale. Nel 2011 Panini, ex parroco di Brodano a Vignola, patteggiò un anno e dieci mesi per truffa e appropriazione indebita in un filone separato dal processo principale per omicidio.</p>
<p>Secondo l’accusa, i raggiri avevano colpito attraverso false fatture sia la curia sia i Comuni di Savignano e Vignola, con movimentazioni bancarie rilevanti, numerosi conti e carte di credito. È doveroso qui aprire una parentesi e deviare un attimo dal tema principale dell’articolo.</p>
<p>Poco più di un anno prima don Panini era stato accusato di aver ucciso a coltellate l’amico e socio d’affari Sergio Manfredini nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 2009. Il delitto avvenne in un’abitazione di Vignola, dopo una relazione personale e finanziaria sempre più conflittuale tra i due.</p>
<p>L’inchiesta portò a un processo molto seguito, segnato da dettagli inquietanti sui rapporti tra il sacerdote e la vittima. Nel luglio 2011, in primo grado, Panini fu condannato a 20 anni di reclusione; la pena fu poi rideterminata in appello bis a 17 anni e 4 mesi. La condanna divenne definitiva perché l’ex parroco non è ricorso in Cassazione.</p>
<p><span class="pullquote pqRight"><u>Torniamo ora ai casi di gestione illecita</u></span><span class="pullquote-plain">Torniamo ora ai casi di gestione illecita</span> o distrattiva di risorse pubbliche e patrimoniali con il dissesto dell’Idi, l’Istituto dermopatico dell’Immacolata di Roma. Non siamo più nel campo dell’8×1000, ma della sanità accreditata, dei rimborsi, dei fondi pubblici e della gestione di grandi enti sanitari cattolici.</p>
<p>L’inchiesta sul crac della Provincia italiana della congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione – a cui facevano capo l’Idi, l’ospedale San Carlo di Nancy e villa Paola a Roma –ha riguardato accuse di bancarotta fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture false, occultamento di scritture contabili e appropriazione indebita.</p>
<p>Lo scandalo esplose nel 2012 e le cifre sono impressionanti: passivo patrimoniale di circa 845 milioni di euro, distrazioni per oltre 82 milioni, indebito utilizzo di fondi pubblici per oltre 6 milioni ed evasione fiscale superiore a 450 milioni, secondo gli accertamenti della Guardia di finanza riportati dalla stampa e dagli atti d’inchiesta.</p>
<p>Tra i principali imputati figurava padre Franco Decaminada, già consigliere delegato dell’Idi e responsabile della gestione del comparto sanità fino al 2011. All’inizio del 2026 la procura di Roma ha chiesto dieci anni di reclusione per lui nel processo per bancarotta.</p>
<p>L’accusa per il sacerdote è di aver partecipato a una spoliazione sistematica di risorse della struttura sanitaria religiosa: appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, falsa fatturazione, occultamento di scritture contabili e riciclaggio. Secondo l’accusa, Decaminada avrebbe anche prelevato in contanti oltre due milioni di euro dalle casse dell’istituto senza giustificazione, contribuendo a un dissesto quantificato dagli inquirenti in decine di milioni e, più in generale, a un crac che ha travolto il patrimonio dell’ente.</p>
<p>In buona sostanza, la procura gli contesta di avere usato il controllo sulla congregazione e sulle società collegate per dirottare fondi, gonfiare fatture e coprire uscite prive di reale documentazione. Ovviamente anche qui vale la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva.</p>
<p>Spostiamoci nel Salento con la vicenda di don Cesare Lodeserto e del centro Regina pacis di San Foca che riguarda l’uso di fondi pubblici per l’accoglienza e i programmi antitratta. Lodeserto, sacerdote della diocesi di Lecce, dirigeva un centro per migranti gestito dalla curia e finanziato con risorse pubbliche.</p>
<p>Nel 2010 fu condannato in primo grado per truffa a un anno e quattro mesi per fondi legati al progetto “Ali nuove”, destinato all’assistenza di donne uscite dallo sfruttamento della prostituzione: secondo l’accusa, parte delle attività finanziate non era stata realizzata.</p>
<p>Nelle cronache dell’epoca si parlò di una truffa di 230mila euro su 500mila stanziati. Il Regina pacis fu anche al centro di procedimenti per violenze, minacce e sequestro di persona. Una sentenza del tribunale di Lecce del 2005 condannò Lodeserto e altri imputati per violenza privata e lesioni aggravate ai danni di migranti trattenuti nel centro. Nel 2014 la Cassazione rese definitiva la condanna a 5 anni e 4 mesi per calunnia, minacce e sequestro di persona nei confronti di alcune ragazze immigrate ospiti del centro.</p>
<p>Non tutto, in questa “caritatevole” costellazione di casi, è danno erariale. Nel dicembre 2021 don Francesco Spagnesi di Prato, ex parroco della Castellina, ha patteggiato una pena di tre anni e otto mesi per spaccio, traffico di droga, truffa e appropriazione indebita, dopo essere stato accusato di aver sottratto fondi parrocchiali e offerte dei fedeli per finanziare l’acquisto di stupefacenti e i festini.</p>
<p>La vicenda di Spagnesi non va confusa con quelle di Miccichè, Becciu, Decaminada o Lodeserto ma serve a individuare il dispositivo culturale che c’è in comune: un sacerdote amministra denaro raccolto in nome dei poveri, della comunità, della carità oppure ricevuto da un’amministrazione pubblica; il controllo è affidato a organismi interni o alla reputazione personale; quando la cassa si svuota, ci si accorge che la fiducia – malriposta – aveva sostituito la verifica.</p>
<p>Lo stesso vale per don Lucio Sinigaglia, ex parroco di Legnaro. Siamo tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, quando emerge la gestione opaca di un’ingente eredità destinata alla Caritas parrocchiale di Legnaro. Il lascito, arrivato da un fedele del paese, avrebbe dovuto sostenere i poveri e le attività caritative della comunità, ma secondo l’accusa sarebbe finita in larga parte per finanziare spese personali del parroco: viaggi, cene, regali, auto, moto e interventi sulla canonica.</p>
<p>L’inchiesta della procura di Padova contestò a Sinigaglia l’appropriazione indebita aggravata e continuata. Il caso divenne rapidamente pubblico dopo il sequestro dei beni e la diffusione delle prime ricostruzioni giornalistiche, trasformandosi in uno degli scandali più discussi legati alla gestione di denaro affidato alla Chiesa.</p>
<p>La vicenda di don Sinigaglia si è conclusa sul piano giudiziario con un patteggiamento di un anno e quattro mesi nel luglio 2016 per appropriazione indebita pluriaggravata e continuata. Sinigaglia, che ammise di aver usato parte del lascito destinato alla Caritas parrocchiale per spese personali, reintegrò la somma e nel 2018 ha ottenuto la riabilitazione pastorale dalla diocesi di Padova.</p>
<p>Don Flavio Gobbo, parroco di Spinea, porta il medesimo problema dentro la dipendenza dal gioco. Nel 2018 ha patteggiato due anni, con pena sospesa, per appropriazione indebita dopo un buco di circa 500mila euro nelle casse della parrocchia, denaro sperperato al casinò.</p>
<p>Monsignor Patrizio Benvenuti allarga ancora il campo: non fondi pubblici, ma beneficenza usata come promessa fiduciaria. Nel 2016 la Guardia di finanza di Bolzano lo arrestò nell’ambito di un’inchiesta per truffa, riciclaggio ed evasione fiscale.</p>
<p>Secondo l’accusa, quasi trecento persone, perlopiù anziane e residenti all’estero, avrebbero versato denaro alla fondazione umanitaria Kepha onlus; quelle somme sarebbero poi finite in un articolato meccanismo di riciclaggio tra società estere e italiane.</p>
<p>La cifra contestata arrivava a circa 30 milioni di euro. Benvenuti era un alto prelato con incarichi presso il tribunale ecclesiastico della Santa sede, poi in pensione e residente alle Canarie al momento dell’arresto. Nel febbraio 2025 il tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa di truffa aggravata legata alla fondazione Kepha, su richiesta della stessa procura, con la formula «perché il fatto non sussiste».</p>
<p>Per Benvenuti, dunque, il procedimento si è concluso con un’assoluzione piena. Diverso, perché più ecclesiale-amministrativo che penale, è il caso – clamoroso – del vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst di Limburg, in Germania.</p>
<p>Nel 2013 divenne per la stampa internazionale il simbolo della ricchezza episcopale fuori controllo, dopo lo scandalo sui costi del nuovo centro diocesano St. Nikolaus, comprendente anche la residenza episcopale: da una previsione iniziale di circa 5,5 milioni di euro si arrivò a una spesa di circa 31 milioni.</p>
<p>Al vescovo vennero contestati costi fuori scala, scarsa trasparenza verso gli organi di controllo e uno stile di governo percepito come incompatibile con la sobrietà richiesta alla Chiesa, tanto che il Vaticano lo sospese nell’ottobre 2013 e nel marzo 2014 papa Francesco accettò le sue dimissioni.</p>
<p>Dopo alcuni mesi, nel dicembre 2014, ricevette un incarico in Vaticano come delegato per la catechesi presso il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. In pratica non fu rimosso dalla Chiesa, ma ricollocato in un incarico privo della stessa esposizione gestionale, lontano dalla cassa.</p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
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		<title>Cavoli e cicogne</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[La legge sul &#8220;consenso informato&#8221; limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. «Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/02/cavoli-e-cicogne/" title="Read Cavoli e cicogne">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La legge sul &#8220;consenso informato&#8221; limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>«Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni. In questo applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri», dichiara il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara e così si legge direttamente sulla pagina del ministero da lui condotto.</p>
<p>E che a quanto pare considera l’intero corpo docenti, di cui pure sarebbe formalmente l’apice esecutivo, composto da non professionisti e soprattutto non seri. E già la dice lunga. <span class="pullquote pqRight"><u>Ma andiamo con ordine</u></span><span class="pullquote-plain">Ma andiamo con ordine</span>. La norma ideata dal ministro, e di cui si compiace con dubbio gusto espressivo, inserisce la possibilità del veto scritto dei genitori per qualsiasi progetto legato alla sessualità e all’affettività nelle scuole medie e superiori, escludendone totalmente la possibilità dalle scuole dell’infanzia e primarie.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77609" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In teoria una retriva difesa contro lo spauracchio del gender, ormai evocato come il babau sotto al letto, e che per ironia della sorte non solo non esiste, ma si rifà a concetti nati negli anni ‘70 del secolo scorso, focalizzati proprio su quella differenza (penalizzante, ma altra storia) tra maschi e femmine che piace tanto agli integralisti di casa nostra.</p>
<p>Di fatto una forma istituzionalizzata di censura ideologica, scientificamente analfabeta e politicamente regressiva, mirata a compiacere le lobby tradizionaliste a discapito dei diritti civili fondamentali e dell’autonomia individuale dei minori.</p>
<p>L’educazione sessuo-affettiva non deve, non dovrebbe, in uno Stato laico, soccombere a una becera propaganda ideologica che sacrifica sull’altare del dogma confessionale e del moralismo religioso uno strumento basilare non solo per la salute pubblica e per la prevenzione medica, ma soprattutto per la crescita consapevole degli individui e il pieno sviluppo dei diritti della persona umana in quanto tale.</p>
<p>A ciò si aggiunga che introducendo l’obbligo del consenso informato preventivo la scuola, in senso ampio, compie un gravissimo atto di abdicazione rispetto alla propria funzione civile e pedagogica, con lo Stato che pur di consegnare le chiavi dei programmi scolastici alla fantasiosa discrezionalità e alle superstizioni confessionali delle singole famiglie rinuncia a qualsivoglia straccio di tutela della propria autorevolezza scientifica.</p>
<p>Negare ai giovani cittadini il libero accesso a informazioni corrette sul funzionamento del proprio corpo, sulle metodologie di contraccezione e sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili significa condannarli all’ignoranza biologica e sociale, a quella esclusione ghettizzante che a parole si condanna, nei fatti si auspica e si alimenta.</p>
<p>Questa mossa, di anche ma non solo marketing oscurantista, espone la popolazione studentesca a rischi gravissimi ed evitabili, sia sul piano della salute fisica sia su quello dell’equilibrio psicologico. Come è ovvio che sia, le stesse linee guida ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità evidenziano che un’educazione alla sessualità scientifica e “olistica” è lo strumento più efficace per contrastare le violenze di genere, gli abusi sui minori e i comportamenti sessuali a rischio.</p>
<p>In un quadro nazionale dove, guarda caso, crescono senza sosta le infezioni sessualmente trasmesse in Italia, e a trainare l’aumento sono proprio i più giovani dove clamidia, gonorrea, sifilide e Hiv, dopo anni di relativa stabilità, stanno tornando a livelli che preoccupano la sanità pubblica, ci mancava l’ignoranza scolastica autorizzata e incentivata.</p>
<p>Il meccanismo del consenso preventivo perverte la natura stessa del patto di corresponsabilità educativa, mutandolo in un dispositivo di censura preventiva e di ricatto morale contro l’istituzione scolastica. <span class="pullquote"><u>Questa norma colpisce l’autonomia didattica garantita dalla Costituzione</u></span><span class="pullquote-plain">Questa norma colpisce l’autonomia didattica garantita dalla Costituzione</span> e calpesta la dignità professionale del corpo docente ben più a fondo delle pur sgradevoli parole del ministro.</p>
<p>Gli insegnanti, così come gli esperti esterni o gli operatori dei centri antiviolenza, non saranno più liberi di strutturare percorsi di crescita basati sulle reali necessità civili ed epidemiologiche degli studenti senza subire la scure del veto delle famiglie.</p>
<p>Basta che una ridotta minoranza di genitori esprima il proprio rifiuto per paralizzare un intero progetto didattico deliberato dagli organi collegiali: l’unica, residuale speranza è che avvenga anche in senso contrario, viste le numerose incursioni delle realtà antiscelta nei nostri edifici scolastici (come avviene ad esempio per i progetti denominati Teen Star).</p>
<p>Ma in ogni caso resta il fatto che gli studenti i cui genitori decideranno di non firmare il modulo di autorizzazione verranno formalmente esonerati dalle lezioni e fisicamente allontanati dal gruppo classe, per essere isolati e ricollocati in altre aule.</p>
<p>Si tratta di una dinamica discriminatoria e regressiva, che ricalca seppur in senso contrario i medesimi meccanismi di esclusione e stigma sociale che la scuola italiana ha già vissuto a causa dell’insegnamento dell’Irc e della pessima gestione delle attività alternative.</p>
<p>Questa forma di ghettizzazione normativa ferisce l’inclusione e priva in modo mirato proprio quei ragazzi e quelle ragazze che provengono dai contesti familiari più chiusi dell’unica opportunità di emancipazione culturale e di informazione laica. La scuola non ha il compito di confermare i pregiudizi religiosi o i tabù morali dei genitori; il suo dovere costituzionale primario è fornire strumenti conoscitivi universali e oggettivi, agendo a tutela esclusiva del supremo interesse del minore.</p>
<p>Perché il silenzio che assorda nelle parole di Valditara che ben riassume l’esprit de loi di questa controriforma, sta soprattutto qui. Il gender, i professionisti, il diritto dei genitori a educare. Ma non una parola, chissà come mai, su quello che è l’unico e vero diritto, interesse preminente, sul quale gli altri devono convergere e bilanciarsi: quello del minore. Minore che deve essere considerato come un soggetto giuridico autonomo, titolare di diritti civili propri, e mai come una proprietà privata o un’estensione ideologica della famiglia di origine.</p>
<p>Minore che ha diritto a un’informazione scientifica che possa essere utile anche nell’esprimere quella personalità, quello sviluppo e quelle aspirazioni che convenzioni internazionali, leggi e la nostra stessa Costituzione, così spesso a sproposito citata, considerano come attributi inalienabili e incoercibili. Persino da mamma e papà, con buona pace delle caucasiche eterocis famiglie nei boschi.</p>
<p>È ovvio al contrario che, dietro le formule retoriche utilizzate dal ministro riguardo alla “tutela dei bambini” e al babau che sprizza glitter, si cela <span class="pullquote pqRight"><u>un evidente favore politico concesso alle lobby integraliste</u></span><span class="pullquote-plain">un evidente favore politico concesso alle lobby integraliste</span> cattoliche e ai movimenti clericali che da anni conducono una crociata contro i diritti civili e l’autodeterminazione sessuale e riproduttiva in generale, delle donne e della comunità Lgbt+ nello specifico.</p>
<p>Escludere l’educazione all’affettività dalle scuole dell’infanzia e primarie, e sottoporre a un ricatto burocratico quella nei cicli successivi, risponde al preciso disegno politico di silenziare istituzionalmente qualsiasi dibattito democratico e scientifico sulla pluralità dei modelli familiari e sull’identità di genere. In ogni caso la normativa sul consenso informato è proprio quello che appare: un atto di aperta ostilità nei confronti di una società aperta, pluralista, scientifica e laica.</p>
<p>Da un lato degrada l’istituzione scolastica statale a mera camera di compensazione dei confessionalismi privati e dei fanatismi familiari, dall’altro calpesta senza riserve il diritto costituzionale allo studio di quei minori che finge di voler tutelare e il loro sacrosanto, è il caso di dire, diritto a ricevere un’informazione scientificamente neutrale, laica e aggiornata.</p>
<p>Aperta a tutti, come recita l’articolo 34 della Costituzione, con la piena libertà di insegnamento di arte e scienza, come ricorda il precedente articolo 33. Anche perché è un attimo passare dalle api sul fiore e dalle graziose cicogne in modalità Amazon ai cavoli: e quelli sono e restano nostri.</p>
<p><strong>Adele Orioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mangiare senza dogmi? Cibo, religione e pseudoscienza sul n. 4/2026 della rivista Nessun Dogma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 12:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove. La copertina del numero 4/2026 di Paolo Ferrarini...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/28/mangiare-senza-dogmi-cibo-religione-e-pseudoscienza-sul-n-4-2026-della-rivista-nessun-dogma/" title="Read Mangiare senza dogmi? Cibo, religione e pseudoscienza sul n. 4/2026 della rivista Nessun Dogma">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar <a href="https://rivista.nessundogma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://rivista.nessundogma.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1583911345263000&amp;usg=AFQjCNFa9Qp08cg3F0iKPgvt2_g-g61Arg"><em>Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano</em></a>. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.</p>
<p>La copertina del numero 4/2026 di Paolo Ferrarini introduce con ironia la questione del rapporto tra cibo e religione. Diversi articoli affrontano la questione, da prospettive differenti. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso esamina con piglio scientifico la &#8220;moda&#8221; del biologico. Micaela Grosso fa una carrellata delle diete &#8220;cristiane&#8221; e di altre tendenze spirituali. Paolo Ferrarini si interroga su una possibile prospettiva laico-umanista intorno alle sfide alimentari globali.</p>
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77604" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4-768x403.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4-650x341.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Nessun-Dogma-2026-N4-1024x537.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. La responsabile iniziative legali dell&#8217;associazione Adele Orioli critica la legge sul &#8220;consenso informato&#8221; approvata dal governo su proposta del ministro dell&#8217;Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per censurare l&#8217;educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il giornalista Federico Tulli punta i riflettori su alcuni scandali finanziari che coinvolgono la Chiesa cattolica e mettono in discussione la trasparenza anche su 8&#215;1000 e beneficenza. Il direttore della rivista Raffaele Carcano ricorda l&#8217;importanza dell&#8217;universalismo proprio per tutelare i diritti delle persone, a prescindere dal credo, anche dalle prepotenze delle minoranze. Valentino Salvatore affronta la recrudescenza delle leggi omofobe in Africa alimentata da governi, confessioni religiose e lobby integraliste. La referente Uaar per la Spagna Federica Marzioni dà conto delle proteste laiche in occasione del recente viaggio &#8220;pastorale&#8221; di papa Leone XIV. Dedichiamo anche il paginone centrale, con tanto di statistiche, al calo dell&#8217;8&#215;1000 alla Chiesa cattolica. Maria Pacini, responsabile del progetto Cerimonie Uniche e referente Uaar di Lucca, parla delle cerimonie di confermazione promosse dalle associazioni laico-umaniste norvegesi. Massimo Albertin, medico in pensione, contesta la promozione di pratiche pseudoscientifiche da parte dei professionisti sanitari. La dottoressa Rossana Garavaglia mette in guardia dallo sdoganamento della pseudoscienza in ambito medico.</p>
<p>Su <em>Nessun Dogma</em> diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell&#8217;associazione. L&#8217;addetto stampa dell&#8217;Uaar Daniele Passanante ha trattato il caso della diffida alla scuola di Zafferana Etnea, nel catanese, che voleva portare gli studenti a fare una visita devozionale in parrocchia per una reliquia di sant&#8217;Agata. La responsabile circoli Irene Tartaglia stavolta ci racconta cosa fa il circolo Uaar di Bergamo.</p>
<p>Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’<em>Osservatorio laico</em> dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. <em>Impegnarsi a ragion veduta</em> a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell&#8217;associazione <a href="https://www.uaar.it/uaar/territorio/">sul territorio</a> a cura della redazione. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione <em>Arte e ragione</em> in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di <em>Agire laico</em> per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.</p>
<p>Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato <em>Cibo</em>.</p>
<p><em>I capelli d’angelo, le zeppole di san Giuseppe, la torta </em><em>pasqualina&#8230; l’immaginario religioso fa parte delle nostre </em><em>radici anche in ambito gastronomico. Ma ne fa parte anche </em><em>l’immaginario anticlericale, come attestano pietanze come </em><em>gli strozzapreti o il boccone del prete, e ancor di più espressioni </em><em>come «quel che passa il convento», «grasso come un </em><em>canonico» o «mangiare come un papa».</em></p>
<p><em>In questo numero facciamo il punto sull’alimentazione da </em><em>un punto di vista razionalista e contemporaneo. L’influenza </em><em>di una religione la cui divinità «si è fatta carne» (e proprio per </em><em>questo motivo i fedeli ne mangiano ancora oggi il “corpo”), </em><em>più che sul linguaggio, è esercitata nel 2026 agendo come </em><em>religione di Stato di fatto – caratterizzata, va detto, da un </em><em>robusto appetito per i fondi e gli ambiti pubblici, come laicamente </em><em>denunciamo in differenti articoli.<br />
</em><br />
<em>E lo facciamo anche per quanto riguarda la politica che </em><em>mostra sin troppo riverenza (e non solo in Italia) e per un </em><em>approccio razionale che non riguarda soltanto l’alimentazione, </em><em>o soltanto la multinazionale che ha sede in Vaticano. </em><em>Certe derive che si registrano nell’ambito della medicina, </em><em>per esempio, dovrebbero iniziare a preoccupare.</em><br />
<em><br />
Come sempre c’è quindi tanto da scrivere, e abbiamo cercato </em><em>di scriverlo nella maniera più efficace. Nei nostri auspici </em><em>gli articoli sarebbero cibo per la mente. Ci auguriamo che </em><em>gradiate le portate che vi andiamo a proporre.</em><br />
<em><br />
Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino</em></p>
<p><strong><br />
La redazione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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