A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Thu, 28 May 2020 07:53:50 +0000 it-IT hourly 1 Senza oneri per lo stato: perché non bisogna finanziare le scuole cattoliche https://blog.uaar.it/2020/05/28/senza-oneri-per-stato-perche-non-bisogna-finanziare-scuole-cattoliche/ https://blog.uaar.it/2020/05/28/senza-oneri-per-stato-perche-non-bisogna-finanziare-scuole-cattoliche/#comments Thu, 28 May 2020 07:53:50 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64773 Leggi tutto »]]> 150 milioni. A tanto ammonta l’ultimo regalo del governo alle scuole cattoliche. Un regalo che ha scatenato molte reazioni negative, alcune persino inaspettate. Che ci fanno ben sperare per il futuro.

Un esempio per tutti. L’europarlamentare Pd Pina Picierno, presentando l’ennesima concessione di fondi come “una buona notizia” e rilanciando una sua recente intervista al quotidiano dei vescovi Avvenire, pensava probabilmente di incassare il plauso dei cattolici. Ha invece riscosso quasi esclusivamente critiche – soprattutto dalla sua base, che sembra ormai esasperata dal continuo, totale appiattimento nei confronti delle assillanti richieste delle gerarchie cattoliche.

Per rispondere a tali “attacchi” è quindi sceso in campo, sull’Huffington Post, un pezzo da novanta dei cattolici del Pd: il costituzionalista e deputato Stefano Ceccanti. Il quale ha fatto a sua volta ricorso ad affermazioni discutibili, come quella secondo cui “le scuole paritarie che accettano i vincoli penetranti posti dal legislatore sono scuole pubbliche a tutti gli effetti”. A parte che di vincoli ne esistono purtroppo ben pochi, se fosse stato corretto avrebbe dovuto scrivere che “le scuole private che accettano i vincoli penetranti posti dal legislatore sono scuole paritarie”. È evidente a tutti che non sono pubbliche, perché non sono né di proprietà pubblica, né a gestione pubblica. Che i sostenitori delle scuole private si vergognino così tanto a chiamarle “private” è già di per sé significativo: sanno bene che il lettore medio non gradirebbe granché. E cercano quindi di intortarlo.

L’argomentazione principale di Ceccanti è però che la costituzione autorizza tali finanziamenti. E su questo ha (parzialmente) ragione. L’articolo 33 recita infatti: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo stato”. La formulazione è (volutamente?) ambigua: il “senza oneri per lo stato” è valido sempre, o soltanto al momento dell’istituzione delle scuole? Nell’incertezza, entrambe le interpretazioni sono ahinoi legittime. Ha quindi buon gioco Ceccanti a sostenere la legittimità dei finanziamenti alle scuole cattoliche, che “non solo […] il decisivo passaggio [della legge] del 2000, ma anche la giurisprudenza costituzionale hanno confermato quell’impostazione, arricchita peraltro nel 2001 dal riconoscimento nell’articolo 118 della Carta del principio di sussidiarietà orizzontale”.

‘Legittimo’ non è però sinonimo di ‘auspicabile’. E dovremmo chiederci (Ceccanti non lo fa) perché, dall’approvazione della costituzione fino al 2000, nel corso quindi di oltre mezzo secolo dominato dalla Democrazia Cristiana, l’esigenza di una legge sulla parità scolastica non veniva manifestata così insistentemente. La ragione è semplice: è cambiata la società. La secolarizzazione ha continuato ad avanzare, i genitori sono diventati un filo più moderni e non hanno più spedito i figli in ambienti ritenuti protetti, i religiosi che insegnano gratis o sottopagati sono calati vertiginosamente. Le scuole cattoliche sono semplicemente andate in crisi. Il loro è un modello economico che non può più funzionare, senza l’aiuto dei contribuenti.

Non lo sostengo io: lo affermano loro stesse. Anzi: lo affermavano già nel 1999. Nel 2000, il giorno stesso dell’approvazione della legge sulla “parità scolastica”, padre Perrone affermava di condividerne largamente il testo, ma nello stesso tempo si lamentava dei pochi soldi che avrebbe ricevuto, e già chiedeva “rimborsi alle famiglie calcolabili intorno all’80 per cento delle rette annuali”. I soldi erogati alle scuole cattoliche non sono però affatto pochi. Stando ai calcoli dell’Uaar, ogni dodici mesi ricevono infatti 430 milioni dallo stato e 500 milioni dalle amministrazioni locali. Con l’ultimo obolo si è quindi superato il miliardo in un anno.

Sono ben spesi, i nostri soldi? No. E per tante ragioni, che chiunque può approfondire: in sintesi, ne possiamo ricordare almeno dieci.

  • Le scuole cattoliche non rappresentano un risparmio per la casse pubbliche.
  • Troppo spesso si rivelano diplomifici.
  • Discriminano verso gli insegnanti che compiono scelte di vita e hanno orientamenti sessuali non conformi alla dottrina.
  • Respingono sovente anche i disabili.
  • Fanno parte di un’organizzazione, la chiesa, che nega costitutivamente le pari opportunità alle donne.
  • Sono scuole di parte: non sono quindi di tutti e per tutti.
  • Il modello educativo è di retroguardia.
  • La qualità del loro insegnamento è mediamente minore.
  • Il loro insegnamento non è imparziale, ma è basato sulla dottrina cattolica.
  • Creano quindi precoci cattolici, non futuri cittadini.

E dire che, in altri contesti, il Pd si batte contro discriminazioni di questo tipo. Quando il contesto è cattolico, il Pd si comporta però in maniera diametralmente opposta. Comprendiamo quindi perché Ceccanti sente la necessità di scrivere che la 62/2000 è “un’ottima legge dei governi di centrosinistra” senza nemmeno tentare di spiegarci perché lo sarebbe – come non ce lo spiega Picierno: non hanno alcuna valida argomentazione da proporci. Vogliono finanziare le scuole cattoliche soltanto perché “ce lo chiede la chiesa”. Ma, per onestà, dovrebbero allora aggiungere che “la accontentiamo volentieri perché siamo clericali”.

Si tratta purtroppo di un atteggiamento che va ben oltre il Pd. Spetta quindi a noi far capire ai parlamentari che nessun genitore laico deve essere forzato a mandare i propri figli in istituti cattolici, e che nessuno studente ateo deve essere obbligato a frequentarli. Per lo stato, finanziare le scuole cattoliche è sempre e soltanto un onere, dei più gravosi e ingiustificati. Poiché la costituzione non impone di finanziarle, la legge che lo consente va quindi abolita.

E tutti a scuola nella scuola di tutti.

Raffaele Carcano

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Dalla Toscana segnali positivi sui diritti riproduttivi https://blog.uaar.it/2020/05/27/dalla-toscana-segnali-positivi-sui-diritti-riproduttivi/ https://blog.uaar.it/2020/05/27/dalla-toscana-segnali-positivi-sui-diritti-riproduttivi/#comments Wed, 27 May 2020 08:25:27 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64761 Leggi tutto »]]> Un passo avanti verso la tutela del diritto all’interruzione volontaria della gravidanza, riconosciuto nel nostro ordinamento dall’ormai lontano 1978, è arrivato dalla seduta del 14 maggio scorso del Consiglio regionale della Toscana sotto forma di risoluzione. Partendo dalla premessa che l’attuale pandemia ha posto alcuni pregiudizi all’esercizio in sicurezza di questo diritto delle donne, la risoluzione approvata con i voti di Si, Pd, M5s e Iv impegna la giunta regionale a intervenire su due direttrici principali: da un lato potenziando il personale non obiettore, che va mantenuto al di sopra del 50% ricorrendo eventualmente a concorsi ad hoc riservati a chi si impegna a rendersi disponibile per la piena applicazione della legge 194, dall’altro garantendo l’aborto farmacologico a livello ambulatoriale e di consultorio, estendendo contemporaneamente il limite temporale entro cui praticarlo a nove settimane.

Si tratta di norme di buon senso, che se introdotte a livello nazionale porterebbero l’Italia ad allinearsi alla maggior parte delle nazioni attente ai diritti riproduttivi. Ricordiamo che allo stato attuale da noi l’Ivg farmacologica andrebbe praticata in regime di ricovero ordinario non inferiore a tre giorni, anche se poi nella maggior parte dei casi le utenti si dimettono volontariamente dopo aver assunto il farmaco, e comunque non può essere praticata oltre la settima settimana di amenorrea. Regole inutilmente limitanti, figlie di una cultura che nega la possibilità di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza indesiderata, e che inoltre vede nel dolore il mezzo per l’espiazione del peccato.

L’ideologia è però un termine di valutazione soggettivo. Per i paladini della maternità obbligatoria, quando non addirittura coercitiva, degna di realtà distopiche, a essere ideologiche sono proprio iniziative come quella del consiglio toscano. Angelo Passaleva del Cav fiorentino parla infatti di “banalizzazione dell’aborto” facendo leva sul dramma delle migliaia di morti causate dalla Covid19, il tutto citato in un articolo che paradossalmente punta il dito proprio sul presunto uso strumentale dell’emergenza sanitaria tuttora in corso. Di qualità della vita e salvaguardia della salute delle donne, attuata anche permettendo loro di stare lontane dagli ospedali in questo momento difficile, parlano invece i consiglieri promotori Sarti, Spinelli e Pecori. Pro e contro che in pratica si lanciano reciproche accuse utilizzando i medesimi argomenti.

FdI in un suo comunicato punta invece sui diritti inviolabili elencati nella Costituzione dai quali discenderebbe una sacralità della vita disattesa dalla risoluzione del consiglio regionale toscano. Già questo sillogismo arbitrario è di per sé discutibile, se non altro perché fu proprio la Corte costituzionale a dichiarare l’ammissibilità dell’aborto alla luce del dettato costituzionale. Il vero e proprio scivolone sta però nella dichiarazione attribuita a Emanuela Busetto, secondo cui la Ru486 non sarebbe altro che la pillola del giorno dopo, di norma assunta entro 72 ore dal rapporto, che alla luce di quanto richiesto dal Consiglio verrebbe invece somministrata, secondo Busetto, alla nona settimana di gestazione. Un granchio colossale, poiché la pillola del giorno dopo è un anticoncezionale che non ha nulla a che vedere con la Ru486, che è appunto il farmaco abortivo. E meno male che Busetto stessa dichiara poi «il libero arbitrio scaturisce dalla conoscenza altrimenti è arbitrario». Appunto Busetto, appunto: la conoscenza.

Massimo Maiurana

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La clericalata della settimana, 21: il governo Conte, pressato dai vescovi, stanzia 150 milioni per le scuole private https://blog.uaar.it/2020/05/26/clericalata-settimana-21-governo-conte-pressato-vescovi-stanzia-150-milioni-scuole-private/ https://blog.uaar.it/2020/05/26/clericalata-settimana-21-governo-conte-pressato-vescovi-stanzia-150-milioni-scuole-private/#comments Tue, 26 May 2020 09:48:01 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64750 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del governo Conte che

ha stanziato nel decreto Rilancio un totale di 150 milioni di euro a favore delle scuole private, dopo le proteste dei vescovi che controllano una fetta importante di questi istituti

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

A Livorno, per i festeggiamenti della patrona santa Giulia, si è tenuta una processione “simbolica” con un corteo di barche guidato da un gommone della Polizia di Stato e con sindaco (rigorosamente con fascia tricolore) Luca Salvetti, vescovo e reliquia della santa trasportati da una imbarcazione dei vigili del fuoco. A seguire il corteo una barca della Polizia Municipale con il gonfalone della città, un’imbarcazione della Capitaneria di porto e un gommone della Guardia di Finanza. Il giorno successivo hanno preso parte alle celebrazioni carabinieri in alta uniforme e il sindaco.

La ministra alle Pari opportunità e alla Famiglia Elena Bonetti (Italia Viva), oltre a caldeggiare lo stanziamento di fondi pubblici a favore delle scuole paritarie durante l’emergenza coronavirus, ha sostenuto l’importanza di “riconoscere alla dimensione ecclesiale la possibilità di svolgere il compito educativo” e si è detta d’accordo con la Cei nell’utilizzare i fondi dell’8×1000 assegnati alla Chiesa cattolica anche per gli istituti scolastici confessionali.

Il segretario Pd e governatore del Lazio Luca Zingaretti ha incontrato in udienza “privata” in Vaticano papa Francesco.

Pina Picierno, europarlamentare Pd, ha appoggiato il finanziamento del governo alle scuole paritarie.

Il gruppo Lega della Camera ha caldeggiato tra gli interventi delle audizioni sulla proposta di legge contro l’omofobia quello del professore emerito Mauro Ronco, già noto per l’intervento al Congresso delle Famiglie di Verona del 2019. Costui ha sostenuto che le norme proposte “vogliono staccare identità sessuale e identità biologica” e “censurare le critiche contro potenziali orientamenti sessuali considerati espressioni di disturbi di carattere sessuale: voyeurismo, masochismo, sadismo”.

A Bologna, per le celebrazioni della Madonna di San Luca, i pompieri, le autorità e un assembramento di fedeli hanno accompagnato lo spostamento dell’idolo di qualche centinaio di metri, con tanto di vescovo scortato da carabinieri in alta uniforme.

La redazione

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Essere religiosi oggi da due punti di vista: il popolare e l’intellettuale https://blog.uaar.it/2020/05/22/essere-religiosi-oggi-due-punti-vista-popolare-intellettuale/ https://blog.uaar.it/2020/05/22/essere-religiosi-oggi-due-punti-vista-popolare-intellettuale/#comments Fri, 22 May 2020 08:48:44 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64735 Leggi tutto »]]> In epoca moderna non c’è forse mai stata piena convergenza di vedute sulla dimensione religiosa tra la gente comune da una parte e le élite politiche e culturali dall’altra. Più volte abbiamo infatti avuto modo di sottolineare l’evidente scollatura tra il processo di secolarizzazione delle masse, lento ma continuo, che tendono sempre più a marginalizzare la religiosità, e lo spiccato clericalismo delle istituzioni. Oggi. In altri momenti vi sono però stati equilibri diversi. L’illuminismo si è sviluppato in ambienti culturali, ma in una società caratterizzata da forte religiosità. La fine dello Stato della Chiesa è stata portata a compimento grazie a una classe politica poco disposta a chinare il capo di fronte alle autorità ecclesiastiche, ma a un’altra classe politica dittatoriale si deve la restaurazione del potere papale poco più di mezzo secolo dopo. Nella seconda parte del secolo scorso, poi, se la maggior parte degli italiani affollava le chiese la domenica, un’altra maggioranza partecipava alla rivoluzione laica che ha fatto diventare realtà diritti come il divorzio e l’aborto.

Tornando a oggi, la curva della religiosità viene ben fotografata da sociologi come Franco Garelli. Lo aveva fatto quattro anni fa focalizzandosi in particolare sui giovani; il libro Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio? indagava infatti i giovani concludendo che a loro non importa granché della religione, e che quindi in prospettiva le religioni sono destinate a perdere terreno. Lo ha fatto nuovamente oggi con Gente di poca fede, nel quale analizza tutte le fasce di età dal punto di vista della “qualità” della religiosità: «Mentre venti-trenta anni fa la fede in Dio era una certezza per oltre il 50% della popolazione» scrive Garelli, «oggi questa convinzione assoluta coinvolge poco più di un terzo delle persone; a fronte di quasi un 40% di soggetti che esprimono un credere dubbioso o precario». In altre parole, se prima in tanti credevano senza se e senza ma, che è poi la caratteristica propria del credere, oggi la maggioranza dei credenti lo fa “con moderazione”. Ci crede ma non del tutto, quasi come con gli oroscopi.

E pensare che dagli organi di informazione è invece una continua esaltazione della religiosità, a quanto pare senza troppo successo. Dalle colonne del Corriere della Sera, per esempio, Ernesto Galli della Loggia compie una disamina della Chiesa bergogliana dipingendola come un movimento che ha un po’ accantonato l’aspetto squisitamente religioso della sua azione in favore di un approccio ideologico, che guarda alle masse preoccupandosi più di come vivono che di come pregano. Per Galli della Loggia ciò sarebbe un male, e cerca di dimostrarlo con qualche esempio discutibile, ma come anche Garelli osserva è questa la Chiesa che riesce a fare presa su quei “credenti ma non troppo” di cui abbiamo appena parlato. Il bergoglismo cattura la loro attenzione forse proprio perché sembra meno religione e più terzo settore. Sembra, appunto. Perché di fatto poi  la Chiesa non disdegna affatto di ribadire i suoi dogmi e le sue verità non negoziabili su argomenti vari, dall’omosessualità all’aborto passando per il fine vita e quant’altro, basta leggere tutto quello che dice il papa – e di certo non si fatica a trovarne traccia. Semplicemente lo fa in modo più subdolo.

Michele Serra su la Repubblica si cimenta invece, a proposito del caso di Silvia Aisha Romano, in una ridefinizione arbitraria dell’agnosticismo. Il vantaggio dell’agnostico, per Serra, è «sapere che l’apostasia non spergiura alcun Dio». Mica solo dell’agnostico: qualunque non credente non ha nulla di cui fare apostasia, non è che esista una fede che predica l’incredulità e dalla quale si può decidere di uscire. Ma questo non ha realmente importanza, le parti più discutibili vengono dopo, dove Serra dichiara di sentirsi «cattolico nelle chiese, musulmano sulla piazza di Isfahan, ortodosso ascoltando la messa cantata in San Maurizio a Milano, induista mettendo piede nel Gange e buddista nelle nevi del Tibet». In sostanza l’agnosticismo sarebbe quindi per Serra un’esaltazione di tutte le manifestazioni fideistiche. Tutto è bello finché è religioso e mi scuserete se io non ho questo dono. Discutibile anche la chiusura di Serra a proposito dei monaci: «loro sì, che si assomigliano tutti, e con qualunque tonaca addosso pregano, pensano e lavorano con l’umiltà dei ricercatori, non con l’arroganza dei portatori di Verità». Amen.

Di certo non sono i non credenti a pretendere di portare la Verità con la maiuscola, su questo Serra converrà. Sono i credenti a farlo. Compresi quei credenti che bollano come apostata chiunque decida di abbandonare la loro religione, e che nella maggior parte dei casi non ha mai richiesto di esservi affiliato. Sono quei cattolici, musulmani e ortodossi in cui Serra in qualche modo si identifica.

Non sono i non credenti a impedire a chi vuole di sentirsi cattolico, musulmano, ortodosso, induista o buddista in qualunque posto. Sono i credenti a farlo. Agnostici, atei e quasi tutti i non credenti chiedono semmai che a nessuno venga impedito di vivere la dimensione spirituale che vuole, ma al tempo stesso che non lo faccia richiedendo privilegi. Sono critici verso chi questi privilegi li rivendica, in modo diretto o anche solo parlando per mezze verità. E questo, ahimè, è anche la Repubblica, il giornale su cui scrive Serra, a farlo di tanto in tanto. Come nel recente articolo intitolato Vaticano, ogni anno 17 milioni di euro di tasse allo Stato italiano. Non serve nemmeno commentare un titolo che parla di una multinazionale che dichiara di pagare le tasse di una piccola impresa.

Massimo Maiurana

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8×1000 della Chiesa per le scuole paritarie? Per una volta siamo d’accordo con la Cei https://blog.uaar.it/2020/05/21/8x1000-della-chiesa-per-scuole-paritarie-finalmente-siamo-accordo-con-cei/ https://blog.uaar.it/2020/05/21/8x1000-della-chiesa-per-scuole-paritarie-finalmente-siamo-accordo-con-cei/#comments Thu, 21 May 2020 12:05:46 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64720 Leggi tutto »]]> «Puntuale come un orologio svizzero, anche nella difficile fase che vive il paese, la Chiesa batte cassa per le scuole cattoliche paritarie. I 120 milioni che sarebbero stati stanziati con il decreto rilancio non bastano. Vogliono un miliardo. È sempre la stessa storia: il governo compiace la Cei sottraendo fondi alla scuola pubblica, sotto il consueto ricatto che le paritarie sono indispensabili, che senza sarebbe una sciagura. Una vera e propria fake news: prima di tutto i fondi che vanno alle paritarie sono ben superiori (circa un miliardo all’anno calcolando i soldi che arrivano dalle altre amministrazioni pubbliche), in secondo luogo la loro chiusura non è detto si traduca in una – peraltro assolutamente auspicabile –  migrazione alle scuole pubbliche (essendo una scelta educativa quella di mandare i propri figli nelle scuole confessionali), infine ammesso e non concesso che tali studenti tornino in massa alle vere scuole pubbliche, l’impatto sarebbe minimo. Perché gran parte dei costi pubblici sono fissi (stipendi degli insegnanti e mantenimento degli edifici) e non variabili».

Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, commenta così le notizie di questi giorni in materia di fondi alle scuole private.

«In tutto questo starnazzare c’è però una notizia positiva», prosegue Grendene: «La Cei vorrebbe usare l’8×1000 a essa destinato per scopi educativi, ossia per le proprie scuole. Finalmente ci troviamo d’accordo su qualcosa: le scuole private cattoliche devono essere finanziate dalla Chiesa o da privati in generale, visto che hanno un progetto educativo religiosamente orientato. Lo faccia, finché questo perverso meccanismo è in piedi, usi i fondi che incassa in questo modo per le proprie scuole. Siamo sicuri che anche se la legge 222/1985 che disciplina l’istituto non lo prevede troveranno il modo di farlo e che nessuno se ne lamenterà. Altrimenti, usi le ricchezze già in suo possesso. La Chiesa è il più grande immobiliarista del mercato, dismetta una piccola parte del suo impero e finanzi le sue scuole private! La curia di Bologna possiede la FAAC, la multinazionale dei cancelli automatici. Quotata sul miliardo e mezzo di euro. Ecco – conclude Grendene – per accontentare i desiderata della Cei si usino i proventi di queste “pie” attività. Senza drenare risorse a una scuola, quella pubblica, che già fa così fatica a far quadrare i conti».

Comunicato stampa

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Gli umanisti nigeriani bersaglio di una campagna anti-atea https://blog.uaar.it/2020/05/20/umanisti-nigeriani-bersaglio-campagna-anti-atea/ https://blog.uaar.it/2020/05/20/umanisti-nigeriani-bersaglio-campagna-anti-atea/#comments Wed, 20 May 2020 09:07:06 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64711 Leggi tutto »]]> Dopo l’arresto di Mubarak Bala, un gruppo anti-ateo è stato creato su Facebook dallo stesso avvocato ritenuto dietro la detenzione di Mubarak. Mentre ogni giorno gli umanisti nigeriani ricevono messaggi di odio e minacce di morte. A peggiorare la situazione, sembra che siano stati creati una serie di falsi account “atei” con l’obiettivo di colpire gli atei on line.

Humanists International raccomanda i membri della comunità umanista nigeriana di prestare attenzione alle proprie interazioni on line, soprattutto quando si incorre in critiche verso l’islam e le altre religioni dominanti nel paese, in quanto possono essere oggetto di un rischio maggiore di molestie e intimidazioni da parte di gruppi anti-umanisti.

Come ci ha confermato Leo Igwe, c’è ragione di credere che sia in corso in Nigeria una “caccia alle streghe contro gli atei”. Risultano ricostruzioni sul fatto che alcuni gruppi religiosi stiano tenendo delle liste di atei da arrestare e citare in giudizio insieme a Mubarak Bala. “Si tratta di atei”, afferma Leo, “che si ritiene abbiano fatto commenti insultanti verso Maometto o postato commenti che infastidiscono i musulmani”.

Un nuovo gruppo Facebook chiamato Anti-Atheism è stato creato dallo stesso avvocato che ha sporto denuncia contro Mubarak Bala. Il gruppo è stato aperto il 10 maggio e ha già più di 2mila iscritti. Gli amministratori del gruppo usano una strategia molto sottile, invitando gli utenti a rispondere a domande esistenziali come “Dio esiste?” per identificare e scremare gli atei.

Giovanni Gaetani, Membership Engagement Manager [di Humanists International], ha mandato anche un messaggio alla comunità umanista in tutto il mondo:

Raccomandiamo i membri della comunità umanista in tutto il mondo di esaminare con attenzione ogni messaggio sospetto o richiesta di amicizia proveniente da persone che si definiscono atee o umaniste dalla Nigeria. Se si accetta una richiesta di amicizia da uno di questi falsi account “atei” ciò può rendere visibile l’elenco dei propri amici a gruppi con intenti malevoli, che possono usare questa informazione per colpire e perseguitare umanisti nel paese.

Abbiamo già scoperto dei tentativi di infiltrazione nel nostro network e messo in guardia diversi compagni umanisti coinvolti. È una comune strategia di reazione, impiegata da altri gruppi religiosi in ogni parte del globo. Raccomandiamo gli umanisti di tutto il mondo di stare attenti e cooperare in questo sforzo. È uno dei tanti modi con cui possiamo sostenere i nostri amici umanisti della Nigeria in un momento così delicato per loro.

Altri modi per sostenere la comunità umanista nigeriana:

hmnts.in/Mubarak-Bala-Action-Alert

L’Uaar, membro associato di Humanists International, il 4 maggio scorso ha inviato un appello al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la liberazione di Mubarak Bala.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2020 in inglese sul sito di Humanists International. Traduzione di Valentino Salvatore.

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La clericalata della settimana, 20: il sindaco di Bologna Merola “accoglie” la Madonna https://blog.uaar.it/2020/05/18/clericalata-settimana-20-sindaco-bologna-merola-accoglie-madonna/ https://blog.uaar.it/2020/05/18/clericalata-settimana-20-sindaco-bologna-merola-accoglie-madonna/#comments Mon, 18 May 2020 13:36:19 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64707 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del sindaco di Bologna Virginio Merola che

ha presenziato con fascia tricolore all’arrivo in città della Madonna di san Luca, il cui idolo è stato trasportato dai vigili del fuoco. Un evento che senza alcuna obiezione istituzionale ha visto un grande assembramento di fedeli in barba alle disposizioni contro la pandemia.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, salito in cima al duomo alla vigilia delle riaperture dopo il lockdown per il coronavirus, con un videomessaggio ha chiesto anche la protezione della “Madonnina”, il cui simulacro era stato bardato con le bandiere italiana ed europea.

Diversi esponenti politici si sono attivati per sostenere le scuole paritarie durante l’emergenza coronavirus, accogliendo le “preoccupazioni” della Conferenza episcopale. Forza Italia ha presentato una mozione rivolta al governo e l’esponente Antonio Tajani ha promesso battaglia. Il deputato Gabriele Toccafondi (Italia Viva), noto sostenitore delle scuole private cattoliche, si è attivato. La ministra della Famiglia Elena Bonetti ha sollecitato il Ministero dell’Economia e delle Finanze per stanziare 62 milioni a favore degli istituti paritari.

Il governo Conte ha sottoscritto protocolli con le confessioni religiose di minoranza per riaprire ai fedeli anche i luoghi di culto non cattolici.

Il Comune di Ferrara, con una iniziativa sostenuta dal sindaco Alan Fabbri, ha donato all’arcidiocesi 3mila mascherine e altre 500 alla comunità ebraica locale, per agevolare la presenza di fedeli ai riti religiosi. 

Il presidente del Consiglio regionale toscano Eugenio Giani (con fascia istituzionale) e il consigliere della Regione Francesco Gazzetti hanno partecipato alla messa celebrata dal vescovo di Livorno per la Madonna di Montenero, patrona della Toscana.

Il sindaco di Montenero di Bisaccia (CB) Nicola Travaglini ha partecipato alla messa officiata dal vescovo per chiedere l’intercessione della Beata Vergine.

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha consacrato la città alla Madonna, affidando “me stesso, la Città di Venezia e l’Italia intera a Santa Maria della Salute”. La consigliera comunale di Udine Maria Rosaria Capozzi ha chiesto al sindaco Pietro Fontanini di imitare il collega veneziano.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e diversi capi di stato hanno sostenuto l’iniziativa del Vaticano per una preghiera interreligiosa volta a combattere la pandemia di Covid-19.

La redazione

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L’apostasia di Silvia Romano https://blog.uaar.it/2020/05/15/apostasia-silvia-romano/ https://blog.uaar.it/2020/05/15/apostasia-silvia-romano/#comments Fri, 15 May 2020 13:58:20 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64692 Leggi tutto »]]> Non c’è arrivo senza partenza. E non c’è conversione senza apostasia. In quasi tutti i viaggi si festeggia l’arrivo, e assai più raramente la partenza. Anche nelle conversioni l’apostasia resta quasi sempre in ombra – ma è continuamente evocata. Il clamore suscitato dalla scelta di Silvia Romano, a ben vedere, non risiede soltanto nella sua conversione esplicita, ma soprattutto nell’apostasia implicita. Passata un poco la burrasca, possiamo rifletterci sopra con maggior calma.

L’apostasia di Silvia

L’antichità classica era talmente fluida che faticava a comprendere il significato di appartenenza religiosa, e quindi non poteva nemmeno concepire i meccanismi di entrata e di uscita da un culto. La conversione, dunque, è soltanto l’ennesima specialità monoteista. Non è un caso se la conversione più famosa di tutti i tempi è quella di san Paolo, folgorato “sulla via di Damasco”: è un inciso che vive ormai di vita propria, anche a spese dei contribuenti. Nella storia, però, le conversioni spontanee sono sempre state rare. Ed è per questo motivo che fanno notizia.

Proprio perché rare, proprio perché richiedono uno sforzo enorme a fronte di un ben misero risultato, le analisi costi-benefici hanno sempre suggerito una strada decisamente drastica e immorale, ma senz’altro più efficace, se il potere è d’accordo: le conversioni forzate su interi popoli. Le prime di cui abbiamo notizia, quelle compiute dai Maccabei, sono ampiamente celebrate nella Bibbia (ebraica prima, cattolica e ortodossa in seguito). Il modello di papa Ratzinger, sant’Agostino, a sua volta le giustificò autorevolmente alla luce del Vangelo. D’altronde, possiamo trovare un miglior esempio di conversione non richiesta al cattolicesimo del battesimo dei neonati, che vengono ancora esorcizzati per scacciare Satana, a cui appartengono fino a quel momento?

Ne consegue che, se bisogna(va?) essere cristiani per forza e se il battesimo rappresenta “un sigillo indelebile”, l’apostata che lo rifiuta sceglie di tornare nelle braccia di Satana. Va quindi considerato un vero e proprio infame: e la chiesa, fin dai primi tempi, lo ha coerentemente scomunicato. L’impero romano, una volta diventato anche cristiano, lo ha invece presto privato dei diritti civili (dal 391) e della vita stessa (dal 534). Vien da pensare che, se non avessimo avuto l’illuminismo, tali provvedimenti sarebbero ancora in vigore. La legge canonica ha infatti preteso la morte dell’apostata fino al 1917, e persino ora lo considera passibile della scomunica latae sententiae, quella che, anche se la chiesa non lo viene a sapere, scatta comunque in automatico. Per capirci: secondo le gerarchie ecclesiastiche, il genocida non merita una pena altrettanto dura.

L’incensamento della conversione va quindi di pari passo con la demonizzazione dell’apostasia. L’apologetica, che arriva a inventarsi la conversione di famosi increduli (Gramsci, Camus, Hitchens), allo stesso modo enfatizza lo straniero che si fa cattolico: già capita col migrante qualunque, figuriamoci con quello vip (Magdi Allam fu battezzato durante una veglia pasquale da Benedetto XVI in persona). Quando però accade il contrario, c’è chi grida immediatamente all’altissimo tradimento: lo psicodramma di questi giorni nasce da questa remota antitesi. Squisitamente teologica, per quanto possa apparirci anche tribale.

È una contrapposizione che la destra ha fatto immediatamente, naturalmente propria. Come in un crescendo wagneriano: dal titolo di Libero (Abbiamo liberato un’islamica) all’epiteto di “neo-terrorista” affibbiato dal leghista (e ultrà cattolico) Alessandro Pagano; dalla richiesta di arresto da parte di Sgarbi all’invito all’impiccagione formulato dal consigliere comunale di Asolo. Una vera battuta di caccia dai connotati sessisti contro “una ingenua che se l’è andata a cercare” – un film peraltro già visto contro altre giovani volontarie (le due Simone, Greta e Vanessa), che traducevano anch’esse in pratica un ritornello caro ai sovranisti, quell’“aiutiamoli a casa loro” sempre sbandierato, ma mai attuato. Nessuno sarà però rimasto sorpreso dall’ancora maggiore acredine manifestata negli ultimi giorni. Agli occhi dei nazional-cattolici, infatti, Silvia l’apostata ha compiuto un duplice tradimento: una milanese, già animatrice in parrocchia, non può abbracciare una religione straniera.

A modo loro, gli identitaristi sono sinceri: non ce la fanno proprio ad accantonare dall’oggi al domani due millenni di radici cristiane.

Cambiare tutto per non cambiare niente

Altrettanto “naturale” è stata però l’accoglienza (talvolta persino festosa) della conversione di Silvia da parte degli esponenti liberal e di sinistra. Le valutazioni delle implicazioni della sua decisione si possono purtroppo contare sulle dita di una mano. E fosse solo questo, il problema. Sui social network sono traboccati gli insulti in risposta alle affermazioni di destra (con toni soltanto leggermente meno accesi) ed è andato in onda un autentico diluvio di perentori “non permettetevi di giudicare la sua scelta” nei confronti dei dubbiosi.

Il mantra del Think Positive in salsa New Age sembra ormai essere il New Normal della New Left. Passi che i suoi alfieri fingano di dimenticare che liberalismo, socialismo e comunismo, agli albori, avevano accenti antireligiosi (talvolta sin troppo pesanti). Ma la denuncia dell’arcaismo delle imposizioni religiose fu un elemento centrale nelle battaglie femministe degli anni settanta e nell’impegno per ottenere il diritto al divorzio e all’aborto. Oggi va considerata praticamente svaporata. Eppure dovrebbero ricordarsene in molti – anche soltanto per aver letto qualche libro di storia a scuola.

L’hakunamatatismo è in espansione, a sinistra, e comincia a rappresentare una vera e propria impostazione ideologica, anche se (si spera) non ancora un dogma. Ha trovato una rappresentazione eloquente in un’affermazione della sardina Jasmine Cristallo: “Sono stati spesi soldi per liberare Silvia? Meglio che per comprare armi!”. Ma con quei soldi, quasi sicuramente, verranno proprio comprate altre armi, e non è quindi moralmente accettabile fare i pesci nel barile: va onestamente ammesso che la vita salvata a Silvia provocherà probabilmente altre morti e altri sequestri con richiesta di riscatto, in una spirale di violenza potenzialmente infinita.

È un dilemma etico che la sinistra conosce benissimo: perlomeno dal 1978, dal sequestro di Aldo Moro. Durante il quale gli antenati politici dell’attuale Pd (la Dc e il Pci) sostennero una linea della fermezza che costò la vita allo statista. Legittimo cambiare opinione: ma è quantomeno possibile discutere seriamente e serenamente della questione? E qui non stiamo parlando delle Brigate Rosse: stiamo parlando di Al Shabaab, ramificazione somala di Al Qaeda. Che ha alle spalle centinaia di stragi con una scia infinita di sangue. Ce l’ha rammentato Maryan Ismail, che ha perso suo fratello in un loro attentato. Jasmine Cristallo avrà letto la sua testimonianza?

Al Shabaab è una feroce organizzazione terroristica. I mass media, anche quelli che si pretendono “terzisti”, non hanno voluto ricordarlo più di tanto. Forse non avrebbero sottolineato nemmeno la sua matrice musulmana, se non fosse emersa così prepotentemente al momento della liberazione. Resta il fatto che è un’organizzazione terroristica islamica, e che chi tace su questa evidenza fa esattamente il gioco che si attendono i jihadisti.

Secondo l’imam di Napoli, “l’islam non accetta le conversioni forzate”. E siccome sta scritto nel Corano, ciò dimostrerebbe che “la conversione è stata libera”. Per quanto l’islam abbia un miglior rapporto con le conversioni rispetto al cristianesimo, l’imam dimentica che non solo Al Shabaab, ma anche altri gruppi terroristici islamici hanno largamente praticato le conversioni forzate. Ricordate le centinaia di ragazze rapite da Boko Haram? Il suo leader ci disse che il progetto iniziale era di venderle come schiave. Ma poi ha portato loro l’islam, e tanto gli basta per considerarle “liberate”, benché prigioniere (e alcune lo sono ancora). Com’è umano lui. L’Isis era in effetti più brutale: o la conversione o la vita. Ma persino nelle carceri inglesi vi sono gang musulmane che malmenano i prigionieri restii a convertirsi.

In merito all’apostasia, poi, l’islam ha credenziali identiche al cristianesimo: chi passa al nemico merita la morte. Ed è così ancora oggi, a differenza del cristianesimo. Al punto che la pena capitale per apostasia, su questo pianeta, è tuttora prevista in dodici stati – e sono tutti paesi a maggioranza musulmana. Gli imam preferiscono sorvolare, tanto la loro dottrina è palesemente crudele. Ma anche gli hakunamatatisti restano zitti, sul punto. Capita così che una donna brillante come Ayaan Hirsi Ali, somala anch’essa, attivista liberal e new atheist, finisca a lavorare in un think tank conservatore Usa. Perché è ormai troppo manifestamente “infedele” rispetto al canone della sinistra regressiva, come la definisce Majid Nawaz.

In tutto il pianeta (e persino in Italia, nonostante il silenzio che impera pure su questo argomento) è in corso un importante processo di secolarizzazione. Anche nel mondo musulmano sono in crescita i giovani che vorrebbero fare scelte diverse e più libere. Ma il mondo occidentale sta lavorando senza sosta per distruggere ogni loro aspirazione.

L’eventuale apostasia di Aisha

Ventidue anni, e tanta voglia di fare del bene in Africa. Poi il rapimento, e un anno e mezzo di prigionia in un paese tra i più disperati del mondo, nelle mani di un gruppo terrorista tra i più spietati del pianeta. E infine la liberazione, e con essa la rivelazione della scelta, “spontanea e non forzata”, di farsi musulmana. Ora si fa chiamare Aisha, come la sposa-bambina di Maometto.

La conversione di Silvia sembra aver fatto rumore quasi quanto ne generò quella di Cassius Clay – avvenuta in un’epoca molto diversa, per ragioni completamente diverse. Sul momento, a me ha ricordato quella (temporanea) di Salman Rushdie: un vano tentativo di indebolire la fatwa che pendeva (e tuttora pende) sulla sua testa. È in effetti attestato che le conversioni “sorprendenti” nascono spesso dalla necessità di superare una difficoltà ritenuta insormontabile. Una tesi suffragata in qualche modo dalla stessa madre, quando sostiene che “chiunque tornerebbe convertito”.

A guardare più attentamente, la realtà potrebbe però apparirci diversa. I reduci convertiti esistono, ma non sono la norma. Basta ripensare alla traiettoria di Primo Levi, che da Auschwitz tornò con un ateismo decisamente risoluto. Restando a casi noti, ma più simili e recenti, Giuliana Sgrena ha scritto un libro che parla (anche) dell’odio dell’islam contro le donne. Domenico Quirico ci va ancora più pesante, e Daniele Mastrogiacomo ha descritto nei giorni scorsi la sua resistenza ai tentativi di conversione da parte dei carcerieri musulmani.

Già. Il rapitore jihadista non vuole soltanto un riscatto: vuole anche la tua anima, come la volevano dai condannati a morte i confortatori dell’inquisizione. Una volta ottenuta, esibirà a tutti il trofeo: la notizia della conversione è stata accolta con esultanza nei sordidi ambienti dell’estremismo islamico. Anche se la prigionia e la tortura possono indubbiamente pesare, storie di questo tipo sono più frequenti in letteratura: nelle memorabili ultime righe di 1984, per esempio, con il protagonista che arriva ad amare veramente il Grande Fratello. La stessa sindrome di Stoccolma, tanto citata in questi giorni, non è però considerata una vera patologia dai manuali di psicologia. Dubbi sulla libertà della conversione sono stati peraltro espressi anche da un imam di Milano,

Silvia ha tutto il diritto di non dirci nulla, perché ogni credente ha il diritto di non dirci nulla sulle ragioni delle sue scelte. I laici dovrebbero essere i primi a sostenere che una persona non va giudicata soltanto per la fede che professa o per l’abbigliamento che indossa. Tuttavia, è laico anche far notare, come ha fatto Cinzia Sciuto, che “quando a una scelta personale si associa una manifestazione esteriore di quella scelta (come in questo caso l’abito) essa assume inevitabilmente un significato che va al di là della sfera personale. Quello che Silvia indossa non è – come si tenta di dire, minimizzandone il portato – un semplice abito tradizionale somalo ma una delle tante versioni dell’abbigliamento femminile islamista”. Ed è altrettanto laico sostenere che quanto accaduto, anche per la copertura mediatica che ha avuto (voluta o meno che sia stata), non aiuterà purtroppo in alcun modo sia i numerosi apostati che rischiano la pena di morte, sia i futuri sequestrati, sia ancora le donne che – come in Iran, musulmane o no che siano – sono obbligate a portare il velo. Tutte. Proprio in nome dell’islam di Aisha.

Ognuno deve essere libero di entrare e uscire da qualunque organizzazione. L’apostasia è un diritto umano, e lo ha recentemente ricordato anche Ahmed Shaheed, relatore speciale dell’Onu sulla libertà di religione e convinzione. La Somalia è uno dei dodici paesi in cui, se si viene accusati di apostasia, si può essere “giustiziati”. Se questa è la legislazione ufficiale, potete comprendere quanti scrupoli può avere Al Shabaab, che le sue condanne a morte per apostasia le commina dopo processi sommari, senza il diritto ad avere avvocati difensori. Le due religioni di Silvia non sono granché rispettose dei diritti dell’uomo – e delle donne. La sua apostasia ha scandalizzato la destra cattolica. Una sua seconda, pubblica apostasia metterebbe in pericolo la sua stessa vita. Ed è questo l’aspetto che la rende poco probabile.

Ma è un aspetto che non sembra interessare nessuno. Si preferisce continuare a insultarsi. “Sciacalli” vs “utili idioti”. La negazione di qualunque problema vs la convinzione che il problema si può risolvere soltanto usando le maniere fortissime. Ma, continuando così, i problemi si accresceranno e basta. Ci siamo infilati in un vicolo cieco? C’è da temerlo. Di certo, da questa vicenda l’islam non guadagnerà nulla (quantomeno in Italia), la cooperazione internazionale nemmeno, il mediatore (il sultano islamista Erdogan) parecchio, Al Shabaab tantissimo.

E Silvia/Aisha? Forse non potrà più dire la sua, e forse finirà sotto protezione. Non è il carcere, ovvio, ma non è nemmeno la piena autonomia. Una giovane donna è stata liberata. Quanto sia veramente libera, non lo sa probabilmente nemmeno lei.

Raffaele Carcano

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Dichiarazioni dei redditi e 8×1000: il governo non informa? Ci pensa l’Uaar https://blog.uaar.it/2020/05/14/dichiarazioni-dei-redditi-8x1000-governo-non-informa-pensa-uaar/ https://blog.uaar.it/2020/05/14/dichiarazioni-dei-redditi-8x1000-governo-non-informa-pensa-uaar/#comments Thu, 14 May 2020 12:30:41 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64685 Leggi tutto »]]> Da oggi è possibile inviare la dichiarazione 730 precompilata, e con essa scegliere la destinazione dell’8×1000. L’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, che da sempre si batte per l’abolizione di questo meccanismo che drena risorse pubbliche a favore di selezionate confessioni religiose, di fronte al consueto disinteresse dello Stato per la quota di propria competenza, invita i contribuenti a esprimere una scelta informata consultando il sito www.occhiopermille.it.

«Nell’attesa, probabilmente non breve, che il sistema dell’8×1000 sia smantellato, la nostra associazione prosegue nella campagna di informazione che ogni anno ci vede impegnati a fare quello che dovrebbe fare lo Stato: informare i contribuenti sui meccanismi dell’8×1000 e sulle sue possibili destinazioni», spiega Roberto Grendene, segretario dell’Uaar. «Anche quest’anno, nonostante i vari richiami della Corte dei Conti, lo Stato ha scelto di non fare pubblicità per invitare i contribuenti a scegliere come destinazione dell’8×1000 quella statale e ancora una volta ha scelto di non informare i cittadini sul meccanismo che ne è alla base e che fa sì che la Chiesa cattolica con il 34% delle firme si aggiudichi l’81% dei fondi. Un silenzio assordante che la nostra associazione da anni tenta di colmare con la campagna Occhiopermille, diffusa a partire da oggi su tutti i nostri canali di comunicazione».

Quest’anno c’è peraltro un’importante novità, vale a dire la possibilità di scegliere direttamente una tra le 5 destinazioni d’uso dell’8xmille statale (calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, conservazione dei beni culturali, edilizia scolastica).

«Tra le 5 – prosegue Grendene – quella relativa all’edilizia scolastica corre meno rischi di dirottamento verso realtà confessionali, perché la legge 222/1985 blinda l’utilizzo di questi fondi agli “immobili di proprietà pubblica” senza passare da bandi ai quali partecipano realtà confessionali. Ma allora, ci chiediamo, come mai il Miur non pubblicizza tale novità? Cosa aspetta la ministra Azzolina a invitare i contribuenti a sostenere la sicurezza delle scuole pubbliche del nostro paese? Si unirà al silenzio del governo sull’utilizzo che intende fare dei fondi del capitolo “calamità” dell’8×1000 statale?».

«Considerata la situazione drammatica che vive il paese, questo silenzio da parte del governo ci pare più grave che mai: perché rinunciare a più di un miliardo di euro? Triste constatare che la logica confessionale che ha sempre informato di sé l’azione dei nostri governi non venga meno neanche quando il paese è in ginocchio».

Maggiori informazioni sulla campagna: www.occhiopermille.it

Comunicato stampa

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La clericalata della settimana, 19: il governo Conte firma un protocollo con la Cei per riaprire le messe ai fedeli https://blog.uaar.it/2020/05/11/clericalata-settimana-19-governo-conte-firma-protocollo-cei-riaprire-messe-fedeli/ https://blog.uaar.it/2020/05/11/clericalata-settimana-19-governo-conte-firma-protocollo-cei-riaprire-messe-fedeli/#comments Mon, 11 May 2020 14:05:54 +0000 https://blog.uaar.it/?p=64680 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del governo Conte che

ha firmato con i vescovi un protocollo preferenziale per riaprire le messe ai fedeli, concedendo solo ai cattolici l’esercizio del diritto costituzionale di riunione.

La Cei, che nelle scorse settimane aveva fatto pesanti pressioni sull’esecutivo, ha apprezzato la collaborazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del ministero dell’Interno Luciana Lamorgese e in particolare del prefetto del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Michele Di Bari e il capo di Gabinetto Alessandro Goracci, e del comitato tecnico-scientifico.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Presso il Viminale si è svolta inoltre una videoconferenza tra i funzionari del Ministero dell’Interno e i rappresentanti delle confessioni religiose, comprese quelle non firmatarie di intese con lo stato. Tra le problematiche emerse che richiedono un trattamento privilegiato: le modalità per garantire la preghiera finale del Ramadan (24 maggio); la mobilità dei ministri di culto ortodossi, mormoni, baha’i ed evangelici; l’arrivo dall’estero di maestri buddhisti Soka Gakkai per la consegna di un oggetto rituale; la preghiera ebraica quotidiana che richiede almeno dieci persone.

La sindaca di Roma Virginia Raggi si è prontamente adeguata alle richieste del vicariato per sanificare le 337 parrocchie della diocesi della Capitale, stipulando un accordo con l’Esercito che avvierà operazioni straordinarie di igienizzazione in coordinamento con Ama, la società municipalizzata per i servizi ambientali.

La presidente dell’Assemblea provinciale del Pd di Reggio Emilia, Gigliola Venturini, “da laica” (sic!) ha contestato nove consiglieri comunali della maggioranza che avevano diffuso un documento in cui, per la grave situazione del Covid-19, invitavano ad ascoltare i medici e non cedere alle pressioni della Cei per riaprire le messe ai fedeli. A suo dire, “sono fuori luogo richiami dal sapore anticlericale, superati da tempo”.

Durante l’emergenza coronavirus molte strutture ospedaliere non garantiscono l’accesso all’interruzione di gravidanza, nonostante le rassicurazioni del Ministero della Salute.

La Regione Piemonte e le diocesi della zona hanno aperto un tavolo di lavoro denominato Top – Tavolo oratori Piemonte per studiare le modalità per riaprire gli oratori estivi durante l’emergenza coronavirus. Il presidente della Regione Alberto Cirio ha inoltre garantito lo stanziamento di 2 milioni di euro del Piano Riparti Piemonte per sostenere anche gli oratori.

Il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi ha criticato la “lobby Lgbt”, che “con i propri referenti ben saldi a Palazzo Chigi, è riuscita a ottenere la dizione ‘affetti stabili’ per i loro incontri sessuali in fase 2” dell’emergenza coronavirus.

Il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha partecipato, con fascia tricolore, alla preghiera in chiesa per il patrono della città san Secondo presieduta dal vescovo.

Il leader della Lega Matteo Salvini è riapparso sui social per una preghiera con rosario e crocifisso e altre condivisioni volte a coinvolgere l’elettorato cattolico tradizionalista.

Il consigliere comunale di Trieste Salvatore Porro ha organizzato un rosario in piazza dell’Unità per chiedere l’intercessione della Madonna, senza nessun intervento da parte dell’amministrazione o delle forze dell’ordine. Anche il consigliere comunale Fabio Tuiach aveva annunciato la sua partecipazione.

Paolo Brosio, noto integralista cristiano, è stato invitato a tenere una videolezione sulla fede durante l’ora di filosofia agli studenti del liceo classico di Vallo della Lucania (SA), in collaborazione con il docente.

Il sindaco di San Giovanni Rotondo (FG) Michele Crisetti ha ricordato un “miracolo” di 42 anni fa, quando un pullman rischiò di precipitare in un dirupo, rimanendo in bilico e causando la morte dell’autista e di un passeggero.

Il direttore dell’ospedale Lastaria di Lucera (FG) ha ricevuto in omaggio da parte del vescovo un dipinto di padre Pio per la struttura.

L’amministrazione di Cornuda (TV) ha sostenuto la raccolta fondi di una chiesa per la sanificazione di cinema parrocchiale e oratorio.

La redazione

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