A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Sat, 08 Aug 2020 14:48:02 +0000 it-IT hourly 1 Il Governo si affida ai santi. Gli italiani no, dice l’Istat. https://blog.uaar.it/2020/08/08/governo-affida-santi-gli-italiani-no-dice-istat/ https://blog.uaar.it/2020/08/08/governo-affida-santi-gli-italiani-no-dice-istat/#comments Sat, 08 Aug 2020 14:43:03 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65110 Leggi tutto »]]> Il nuovo ponte di Genova è stata l’ennesima struttura ad uso della collettività inaugurata da un sacerdote che, in diretta televisiva, ha pregato, predicato e invocato la protezione di varie entità sovrannaturali. Con le massime autorità civili in religioso silenzio o, più spesso, in manifesta partecipazione all’atto di culto. Ma il top dell’ammiccante devozione l’ha raggiunto il governo al completo, ministro per ministro, partecipando alla ricerca “Santi e politica”.

Si tratta, come dichiara la rivista San Francesco che lo promuove, di un “singolare sondaggio” rivolto a ogni componente dell’esecutivo, per scoprire qual è il santo a cui fa riferimento. E così scopriamo che tra i ministri in più invocato è san Francesco, segue san Pio, chiude il podio sant’Antonio. E a seguire tanti altri. Ma tutti, proprio tutti gli attuali ministri, fanno riferimento a uno o più santi.

Possibile che chi governa l’Italia sia così poco rappresentativo degli italiani in ambito religioso? Perché l’Istat, nel suo rapporto annuale 2020, l’ha messo nero su bianco: se lo si chiede ai cittadini, solo 42,8% prega almeno una volta a settimana, mentre ben il 48,3% dichiara di non aver mai pregato, nemmeno durante un periodo di difficoltà come quello del lockdown. Percentuale che schizza al 64,5% tra i giovani fino a 34 anni. Sondaggi come “Santi e politica” messi a confronto con i dati Istat ci dicono che la classe politica è scollata dalla realtà. Oppure mente, e non so cosa sia peggio. Perché in quest’ultimo caso non mostrerebbe volutamente interesse per quei milioni di italiani, in crescita, che basano la propria esistenza su valori esclusivamente umani, senza invocare intermediazioni di santi per superare momenti difficili.

Roberto Grendene

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Perché proteggere gli umanisti a rischio nel mondo https://blog.uaar.it/2020/08/06/perche-proteggere-gli-umanisti-rischio-nel-mondo/ https://blog.uaar.it/2020/08/06/perche-proteggere-gli-umanisti-rischio-nel-mondo/#comments Thu, 06 Aug 2020 10:16:53 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65065 Leggi tutto »]]> Vi proponiamo un articolo dalla nuova uscita del bimestrale dell’Uaar, Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquista subito il quinto numero di Nessun Dogma in formato digitale.



Il filo rosso che unisce Mubarak, Roberto e Mashal

Giugno 2014. Immaginate di essere un giovane trentenne di nome Mubarak, nato e cresciuto a pane e islam nello stato di Kano, una roccaforte musulmana nel nord della Nigeria. Dopo un travaglio interiore di dieci anni, trovate finalmente la forza per fare coming out e dichiarare la vostra apostasia. Sapete bene che la sharia prevede la pena di morte per quelli come voi – i murtadeen, gli apostati – ma voi ormai sentite che è venuto il momento di fare questo passo. Vi rivolgete quindi a vostra madre, dichiarandovi in un sol colpo ateo, umanista ed ex-musulmano.

Vostra madre si sente svenire. Impaurita, si rivolge a vostro padre, il quale a sua volta si rivolge a uno psichiatra. Nel giro di qualche giorno venite prelevati di forza dalla vostra casa e vi ritrovate sedati nel letto di una clinica psichiatrica. È il 13 giugno. Il dottore vi dice che «avete bisogno di dio», perché «persino in Giappone hanno un dio». Voi non capite, ma non potete ribellarvi. Il dottore aggiunge che tutti gli atei sono «mentalmente disturbati», che «negare la storia di Adamo ed Eva è un’illusione». Voi continuate a non capire.

Per fortuna, fuori dalla clinica, c’è qualcuno che si sta occupando di voi. Sono gli attivisti dell’Associazione umanista nigeriana, capitanati da Leo Igwe, i quali hanno allertato Humanists International a Londra. In pochi giorni il vostro nome è su tutti i giornali, dentro e fuori la Nigeria. C’è chi vorrebbe la vostra liberazione, chi invece vorrebbe la vostra esecuzione. Dopo 18 giorni di petizioni e pressioni internazionali, il 3 luglio 2014 venite liberati. Tutto bello, bellissimo. Sì, forse: per adesso.

Aprile 2020. Siete lo stesso Mubarak, ma con qualche differenza: vi siete sposato, vostro figlio è appena nato e adesso siete il presidente dell’Associazione umanista nigeriana, la stessa che vi tirò fuori da quella clinica. La vostra storia ha fatto il giro della Nigeria (e del mondo), ispirando tanti altri umanisti, nigeriani e no, a fare coming out come voi. Ma il vostro attivismo dà fastidio a molte persone, troppe. Uno studio di avvocati musulmani vi querela per aver «insultato il Profeta» su Facebook. Ed è così che, il 28 aprile, la polizia bussa alla vostra porta e vi arresta, senza dirvi il perché.

Luglio 2020. Sono passati 80 giorni dal vostro arresto. Siete in prigione, ma non sapete quale. Vorreste vedere il vostro avvocato, ma non ve lo lasciano fare. Vorreste sapere di che reato venite accusati, ma ogni udienza viene rimandata per futili motivi. Per fortuna che, fuori dalla prigione, gli umanisti di tutto il mondo stanno lottando per voi – ma voi questo non lo sapete, visto che l’ultimo contatto con il mondo esterno è stata una telefonata di tre minuti il 29 aprile, prima che vi sequestrassero il cellulare.

Questa è, a oggi, la storia di Mubarak Bala, ancora in carcere mentre scrivo questo articolo. Mubarak, seppur in prigione, continua a essere il presidente degli umanisti nigeriani – l’equivalente del nostro segretario Uaar, Roberto Grendene. Qual è la principale differenza tra Roberto e Mubarak? La fortuna. Quella di essere nato in Italia, un paese in cui l’apostasia non è un reato, in cui nonostante tutto possiamo dirci apertamente atei, agnostici e umanisti, e in cui la blasfemia non è più punita col carcere, bensì solo con una multa.

Lo vedete anche voi che, al netto delle differenze politiche e geografiche, gli umanisti italiani e quelli nigeriani combattono la stessa lotta: quella per la ragione, la laicità e la libertà di pensiero. Ma gli umanisti nigeriani – e quelli pakistani, e quelli sauditi, eccetera – rischiano la pelle in questa lotta, noi no. Ed è per questo che abbiamo una sorta di responsabilità morale nei loro confronti: perché noi siamo nati a Gaeta, Bologna, Roma, Palermo, ma saremmo potuti nascere a Islamabad, Teheran, Il Cairo, o Kano, proprio come Mubarak.

Cosa fare allora per aiutare Mubarak e gli altri umanisti a rischio nel mondo? Aspettare che il cammino dei diritti umani faccia il proprio corso non si può: le teocrazie perseguitano atei e umanisti ogni giorno, e noi dobbiamo agire adesso, non fosse che per «mettere in salvo i corpi», come scriveva Camus in Né vittime né carnefici. L’alternativa è dunque quella umanitaria, prima ancora che umanista, ed ecco allora che posso finalmente introdurre la campagna #ProtectHumanistsAtRisk di Humanists International.

Per chi non lo sapesse, Humanists International è una ong che lavora per difendere globalmente i diritti delle persone non credenti. Potete immaginarla come l’unione di tutte le Uaar del mondo se volete. Qui da Londra facciamo tante cose: promuoviamo la visione umanista, facciamo lobbying alle Nazioni Unite, finanziamo i progetti umanisti delle nostre organizzazioni membro (inclusa l’Uaar), coordiniamo campagne internazionali come #EndBlasphemyLaws per abolire le leggi sulla blasfemia ovunque, pubblichiamo ogni anno il Rapporto sulla Libertà di Pensiero e poi, last but not least, proteggiamo gli umanisti a rischio in tutto il mondo. Vediamo come, nel dettaglio.

Ogni settimana riceviamo numerose richieste d’aiuto. Solo nei primi sei mesi del 2020 ne abbiamo ricevute 70, metà delle quali arrivano dai soliti cinque paesi: Iran, Iraq, Arabia Saudita, Bangladesh e Pakistan, che da solo colleziona il 24% delle richieste. Ovviamente non c’è da sorprendersi, visto che questi cinque paesi puniscono la blasfemia e l’apostasia ora con la morte, ora con la prigione.

Le richieste d’aiuto ci arrivano da mille parti: e-mail, Facebook, Twitter, e persino WhatsApp. Una volta ricevute, elaboriamo le richieste con un sistema chiamato “Coordinated Response”, in cinque fasi.

La prima fase consiste nel verificare l’attendibilità della richiesta. Non raramente infatti riceviamo richieste da “non-umanisti” (cristiani, hindu, musulmani, eccetera) nel qual caso reindirizziamo prontamente la richiesta verso altre ong come Christian Solidarity Worldwide, giusto per fare un esempio. Spesso riceviamo richieste anche da persone che si fingono umaniste, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio economico o, peggio, per infiltrarsi nella nostra rete e identificare altri umanisti a rischio – sì, succede anche questo…

La seconda fase consiste nell’ottenere il consenso da parte dell’umanista a rischio per agire a suo nome. È un passaggio fondamentale, visto che, dal momento in cui prendiamo in carico la richiesta, ogni nostra azione (ogni e-mail, lettera, post) rappresenta un potenziale rischio per l’umanista in questione.

La terza fase consiste nel creare un briefing dettagliato e affidabile dell’umanista a rischio, che serva da punto di riferimento per tutti i soggetti coinvolti nella campagna: organizzazioni membro, avvocati, altre ong, governi, diplomatici, ambasciatori, relatori speciali delle Nazioni Unite, eccetera. Per capire di che si tratta, vi invito a dare un’occhiata a due briefing attualmente aperti: quello di Mubarak e quello di un altro “famoso” umanista a rischio, Mahmoud Jama Ahmed, professore universitario somalo condannato per blasfemia per aver detto che pregare non serve a scongiurare la siccità (sic!).

La quarta e la quinta fase sono quelle più difficili. Si tratta innanzitutto di coordinarsi con i soggetti appena menzionati, per poi riuscire effettivamente a salvare l’umanista con ogni mezzo possibile: trasferendolo in un rifugio sicuro all’interno del proprio paese, ad esempio, in attesa di ottenere asilo politico in un paese estero – procedura, questa, incredibilmente complessa e che richiede un investimento enorme in termini di tempo e risorse; facendo pressione internazionale sui paesi oppressori, per fargli capire che l’attenzione mediatica globale è su di loro; supportando economicamente gli umanisti a rischio, per permettergli di sopravvivere in clandestinità; portare i loro casi alle Nazioni Unite a Ginevra, eccetera.

La cosa assurda è che soltanto a una percentuale bassissima dei nostri casi possiamo dare risalto mediatico. Tra di noi lo chiamiamo “il paradosso degli umanisti a rischio”: esistono, sono perseguitati, ma non ne possiamo parlare. Il rischio è infatti di inasprire la persecuzione nei loro confronti, motivo per il quale la maggior parte del nostro lavoro è svolto in silenzio e “dietro le quinte”. Perché associare il nome di un “blasfemo” o di un “apostata” con quello di un’organizzazione apertamente non-credente come la nostra significa rendere quella persona ancora “più blasfema”, facendogli compiere una “seconda apostasia” agli occhi di quelle teocrazie che vedono il nostro lavoro come l’intromissione dell’Occidente in casa loro.

Ora, i tempi per salvare un umanista a rischio sono lunghissimi, e non sono rari i momenti di deprimente stallo in cui sembra non ci sia nulla da fare. Ma la perseveranza e il coraggio nella maggior parte dei casi hanno premiato il nostro lavoro, anche e soprattutto grazie al supporto dei tanti umanisti che hanno fatto una donazione alla nostra campagna di fundraising – l’Uaar nel 2018 donò ben 5.000 euro, non dimentichiamocelo.

Dicevo che la perseveranza premia. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo contribuito a mettere in salvo Gulalai Ismail (attivista umanista e femminista del Pakistan, accusata di blasfemia e terrorismo, adesso rifugiata politica negli Stati Uniti), Mohamed Cheikh Ould Mkhaitir (attivista umanista e anti-schiavista della Mauritania, imprigionato per sei anni in attesa dell’esecuzione per blasfemia, adesso in Francia come rifugiato politico), Mohamed Hisham (attivista ateo e Lgbt egiziano, famoso per essere stato cacciato malamente da un programma televisivo proprio in quanto ateo, adesso rifugiato politico in Germania) e tanti altri umanisti tratti in salvo di cui ancora oggi non possiamo fare il nome, per motivi di sicurezza.

Eppure c’è poco da festeggiare. Devo purtroppo chiudere questo articolo su due pensieri dolenti, al limite del nichilismo. Il primo ci riporta al punto di partenza di questo articolo, e cioè a Mubarak e a tutti quelli che, come Mubarak, da mesi o da anni sono in prigione o in clandestinità a causa del loro attivismo umanista: Raif Badawi, Soheil Arabi, Sherif Gaber, Mahmoud Jama Ahmed, eccetera.

Il secondo pensiero va invece a quelli che non ce l’hanno fatta. Gli umanisti che non hanno fatto in tempo a chiedere aiuto, o quelli che non siamo riusciti a sottrarre ai loro aguzzini: Narendra Dabholkar, razionalista indiano ucciso nel 2013; Avijit Roy, marito di Bonya Ahmed, ucciso a colpi di machete nel 2015 durante una fiera del libro in Bangladesh; le decine di blogger atei del Bangladesh, sterminati nello stesso modo e nello stesso anno; H Farook, razionalista indiano ucciso per strada a 31 anni, nel 2017, reo di gestire un gruppo WhatsApp ateo; Mashal Khan, umanista pakistano accusato di blasfemia e ucciso a 23 anni dai suoi compagni di studi nel campus universitario, davanti alle telecamere degli smartphone.

Mashal su Facebook aveva il mio stesso nickname: “umanista”. Come me non voleva che una cosa: la libertà, in ogni sua forma. Ma io adesso sono qui, libero di scrivere questo articolo, lui invece non c’è più. È in nome di tutti i Mashal Khan del mondo che vi invito a sostenere il nostro lavoro.

Aggiornamento del 24 luglio. La polizia di Kano si è rifiutata di mettere Mubarak in contatto con i suoi avvocati, ignorando deliberatamente l’ordinanza di un magistrato. Nel frattempo le udienze sono state sospese fino a ottobre per la pausa estiva: Mubarak rischia così di rimanere in carcere per sei mesi in detenzione arbitraria, senza essere stato formalmente imputato di nulla.

Giovanni Gaetani


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In uscita il nuovo numero della rivista Nessun Dogma! https://blog.uaar.it/2020/08/05/uscita-nuovo-numero-rivista-nessun-dogma-5-20/ https://blog.uaar.it/2020/08/05/uscita-nuovo-numero-rivista-nessun-dogma-5-20/#respond Wed, 05 Aug 2020 13:10:38 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65038 Leggi tutto »]]> È in uscita il nuovo numero del bimestrale dell’Uaar Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l’impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.

La copertina del numero 5/2020 è dedicata agli attivisti laico umanisti che in diversi paesi del mondo si impegnano per promuovere i diritti civili e la separazione tra stato e religione. E che per questo sono in pericolo, bersaglio dei fanatici e di leggi confessionaliste, soprattutto nei paesi a maggioranza musulmana. Come Uaar sosteniamo la campagna di Humanists International per difenderli: Protect Humanists at Risk.

Questo numero è anche l’occasione per lanciare l’ultima fatica del progetto editoriale dell’Uaar, Nessun Dogma, volta a contribuire allo sviluppo del pensiero critico nelle scuole: un agile libro di Rosanna Lavagna, ex docente di filosofia e storia e responsabile della formazione della nostra associazione, dal titolo Filosofare con i bambini? A scuola si può! (con illustrazioni di Angela Bottero). Il libro uscirà nelle librerie il 3 settembre. Molto stimolante anche il dialogo a tutto tondo tra il matematico “impertinente” e presidente onorario Uaar Piergiorgio Odifreddi, il segretario nazionale dell’Uaar Roberto Grendene e il responsabile della comunicazione interna dell’associazione Manuel Bianco. Succosa anche l’intervista al provocatorio cantante – e presidente del Mensa Italia – Immanuel Casto.

 


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La redazione

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La clericalata della settimana, 31: la Giunta di Cassino concede la cittadinanza onoraria a Maria Assunta in cielo https://blog.uaar.it/2020/08/03/la-giunta-di-cassino-concede-la-cittadinanza-onoraria-a-maria-assunta-in-cielo-e-proclama-cassino-citta-di-maria/ https://blog.uaar.it/2020/08/03/la-giunta-di-cassino-concede-la-cittadinanza-onoraria-a-maria-assunta-in-cielo-e-proclama-cassino-citta-di-maria/#comments Mon, 03 Aug 2020 15:47:22 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65056 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è della Giunta di Cassino (FR), che

su richiesta dei parroci concede la cittadinanza onoraria a Maria Assunta in cielo e proclama Cassino “città di Maria”, scatenando le proteste dei fedeli che sostengono che l’unico santo patrono della città sia san Benedetto.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

A Campobasso il capogruppo della Lega, Alberto Tramontano, protesta contro il divieto di inserire simboli religiosi previsto dal regolamento di gestione del verde pubblico: sarebbero umiliate “le nostre radici religiose, storiche e culturali”.

Comune di Roma e Ufficio scolastico regionale del Lazio firmano un accordo con il cardinale vicario per svolgere attività didattiche pubbliche negli spazi ecclesiastici.

Il senatore William De Vecchis (Lega) si scaglia contro il mancato riposizionamento del crocifisso nell’aula consiliare di Fiumicino (RM): sarebbe “un finto laicismo” e un attacco alla “nostra cultura cristiana, per le nostre tradizioni contadine e per l’amore dei nostri nonni”.

A Potenza il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia presenta una mozione contro la proposta di legge Zan sul contrasto all’omobitransfobia: limiterebbe “ogni attività e iniziativa di contrasto alla diffusione dell’ideologia gender nelle scuole, oppure di opposizione alle adozioni di bambini da parte di persone omosessuali”.

Mario Adinolfi (Popolo della Famiglia) protesta per le bestemmie in campo durante Roma-Fiorentina, paragonando imprecazioni contro presunte entità soprannaturali onnipotenti a insulti omofobi ai danni di persone reali. Commenta inoltre l’assoluzione di Marco Cappato e Mina Welby imputati di aiuto al suicidio con le seguenti parole: “Auguri, avete spalancato i cancelli all’inferno, alla mattanza degli addolorati”.

Stefano Ceccanti (Pd) fa approvare emendamento “salva idee” sul ddl contro l’omobitransfobia, che strizza l’occhio a condotte omofobe della Chiesa.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, partecipa alla cerimonia religiosa di Eid Al-Adha, la festa del sacrificio musulmana.

La redazione

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Buone novelle laiche https://blog.uaar.it/2020/08/03/buone-novelle-laiche-luglio-2020/ https://blog.uaar.it/2020/08/03/buone-novelle-laiche-luglio-2020/#comments Mon, 03 Aug 2020 12:39:59 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65053 Leggi tutto »]]> Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

Un’altra importante sentenza per l’autodeterminazione sul fine vita. Marco Cappato e Mina Welby dell’Associazione Luca Coscioni sono stati assolti dal reato di aiuto al suicidio dalla Corte d’assise di Massa. Il caso riguardava il supporto dato a Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, accompagnato presso una clinica svizzera per il suicidio assistito. Gli attivisti si erano autodenunciati proprio per far emergere la questione e sollecitare una riforma della vetusta normativa italiana. Da anni l’associazione Luca Coscioni, con Uaar e altre realtà, si è mobilitata per una legge sull’eutanasia, con tanto di proposta di legge di iniziativa popolare depositata a Montecitorio nel 2013.

Sul fronte dei costi della Chiesa, da segnalare la conferma del trend del calo costante della percentuale di firme dell’8×1000 a favore della Chiesa cattolica. Secondo i dati rilasciati dal Ministero dell’Economia, la quota di contribuenti che ha firmato per la Chiesa era del 37,04% nel 2014, scendendo al 31,08% nel 2019. Un piccolo passo per una maggiore consapevolezza della cittadinanza su un sistema sbilanciato a favore della compagine ecclesiastica, cui abbiamo contribuito anche come Uaar – vista la latitanza delle istituzioni.

In un mare di ossequio clericale, è bello vedere qualche segno di laicità da parte di rappresentanti istituzionali. La presidente del Consiglio comunale di Fiumicino (RM), Alessandra Vona, ha deciso di non far riposizionare il crocifisso presente nell’aula istituzionale, dopo una ristrutturazione. Un gesto di buon senso laico e di concreta separazione tra stato e religione, che si rifà proprio allo spirito della Costituzione. Come afferma Vona: “Proprio quella Carta recita che il nostro è un paese laico, in cui Stato e Chiesa sono entità sovrane e distinte e per questo non devono interferire l’una nella vita dell’altra”. Quindi “le convinzioni, le tradizioni religiose nulla hanno a che vedere con i valori costituzionali che tutelano e garantiscono la libertà di tutte e tutti, a prescindere dal credo”. Perché “il principio di laicità dello stato è un principio di garanzia della difesa dei diritti e dei principi democratici della nostra Repubblica”, ha concluso. Anche se privo di valore statistico, il sondaggio proposto sul tema ha visto prevalere i favorevoli alla scelta laica (57%) contro i sostenitori del crocifisso (43%).

Continua il faticoso iter del disegno di legge con relatore Alessandro Zan (Pd) contro l’omotransfobia e la misoginia, osteggiata dalle destre e dalla conferenza episcopale. La Commissione Giustizia della Camera ha infine adottato il testo unificato, sostenuto dalla maggioranza, che estende la legge Mancino anche alle violenze e discriminazioni verso le persone lgbt.

Oltre al migliaio di emendamenti soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia (di cui una corposa parte con formulazioni assurde e volti all’ostruzionismo), modifiche accolte tali da stemperare alcune parti della norma sono arrivate da componenti cattoliche di Pd e Italia Viva. In particolare, la maggioranza ha trovato l’accordo su emendamenti per ridefinire la questione dei fondi stanziati per le vittime (circa 4 milioni di euro) e per attenuare il riferimento alle scuole relativamente alla Giornata contro l’omofobia, nonché per rivedere i termini usati (sulla base di obiezioni arrivate da alcuni ambienti femministi). Le frange confessionaliste hanno aspramente criticato la legge con obiezioni pretestuose. Mentre la maggioranza ha avallato alcuni compromessi pur di far avanzare l’iter. In particolare approvando l’emendamento “salva idee”, mossa politica per tentare di salvaguardare le organizzazioni integraliste e la Chiesa cattolica ma che nulla cambia sul piano legislativo. Torna alla mente la clausola “salva vescovi” che fece naufragare una proposta di legge avanzata da Ivan Scalfarotto nel 2013. Va detto che alcune voci si sono levate per non depotenziare la norma: da citare in particolare a senatrice Alessandra Maiorino (M5S), che ha espresso delusione e ricordato quanto l’emendamento “salva idee” fosse inutile perché la norma di base già non limiterebbe la libertà di espressione. Anche la vicecaprogruppo Pd nel Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta, ha contestato il deputato cattodem Davide Gariglio per un emendamento di quel tenore.

Molto caloroso il sostegno dalla società civile e dalla politica, anche locale, come dimostrano le adesioni alla campagna “Da’ voce al rispetto” (sostenuta anche dall’Uaar).

Le prebende alle scuole private, in gran parte confessionali, sono state accordate recentemente dal Parlamento tramite il decreto Rilancio a fronte della crisi a causa del coronavirus. Sono arrivati prima 150 milioni di euro, poi altri 150, grazie all’asse Lega-Pd-Iv. Il Movimento 5 Stelle si è distinto per l’opposizione alla seconda tranche di elargizioni (mentre alla prima aveva votato a favore). Il capogruppo in Commissione Cultura Gianluca Vacca ha denunciato l’accordo tra “pezzi di maggioranza e opposizione” e ribadito, come aveva fatto: “restiamo per la scuola pubblica e statale”. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina non era in Senato durante la discussione sui fondi alle paritarie: gesto che sembra sia giudicato una forma di freddezza dagli ambienti ecclesiastici.

Importante per una maggiore trasparenza e per contenere le richieste di danari l’iniziativa della senatrice Bianca Laura Granato (M5S): ha proposto una mozione, approvata in Senato, volta a controllare e far rendicontare l’utilizzo dei fondi erogati alle scuole paritarie.

In generale, arrivano segnali incoraggianti da amministrazioni e istituzioni, che mostrano inclusività verso le persone lgbt e ne riconoscono i diritti familiari. Il sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi, ha sostenuto la decorazione arcobaleno di una scalinata nella zona dei prati del Talvera. “È un’affermazione dei diritti civili”, ha spiegato il primo cittadino, “un piccolo segno di una grande rivendicazione, contro qualsiasi violenza di genere”.

A Verona il Consiglio comunale ha approvato una mozione contro la proposta di legge sull’omotransfobia Zan-Scalfarotto. Iniziativa che ha suscitato la reazione indignata di Federico Benini, capogruppo Pd in aula: “Un’altra delle innumerevoli figuracce della nostra città che grazie a questa amministrazione sta diventando lo zimbello d’Italia”, ha sostenuto, ricordando passate iniziative ostili alle persone lgbt.

Il Consiglio comunale di Matera ha sostenuto un ordine del giorno, presentato da Rossella Rubino, contro l’omofobia e la misoginia.

Il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha fatto issare il 23 luglio la bandiera arcobaleno fuori dal palazzo comunale, per sostenere l’approvazione della legge contro l’omotransfobia.

Il tribunale dei minori di Bologna ha riconosciuto per la prima volta il legame tra fratelli tramite stepchild adoption. Il caso riguardava due donne unite civilmente, rispettivamente madri biologiche di una bambina e di due gemelli, che hanno chiesto l’adozione reciproca dei figli dell’altra partner.

Se il tribunale di Parma ha annullato il riconoscimento dei figli di tre famiglie omogenitoriali, sottoscritto in municipio dal sindaco Federico Pizzarotti nel 2018, il primo cittadino non demorde. “La giustizia si rispetta sempre, perciò prendiamo atto di questa decisione del tribunale”, ha affermato, “la battaglia per i diritti, lo sappiamo, è una battaglia di civiltà lunga e articolata”. “Quando si parla di diritti succede sempre che la società viaggia più veloce della legge e della politica, e anzi: è proprio la politica che dovrà conformarsi alla società, e sarà un passo importante”, ha concluso, dando un grande esempio di senso istituzionale e speranza per il futuro.

La sindaca di Lizzano Antonietta D’Oria ha espresso la sua contrarietà a una preghiera organizzata da una parrocchia per “la famiglia” e contro il ddl Zan sull’omotransfobia, sostenuta da integralisti cattolici. Un gruppo di attivisti aveva organizzato una protesta davanti alla chiesa e i carabinieri, chiamati dal parroco anti-gay, erano intervenuti per identificare i pacifici manifestanti. La sindaca ha redarguito le forze dell’ordine, schierandosi con la protesta. E ha ribadito il suo convincimento con un post su Facebook che, sebbene scontasse un linguaggio religioso e a ossequio verso la Chiesa, rimane un atto coraggioso di chiara presa di distanza rispetto a derive familiste e ostili alle persone lgbt.

Se l’invadenza degli antiabortisti continua a farsi sentire approfittando dell’emergenza coronavirus, è positivo che le istituzioni ascoltino le rivendicazioni dei movimenti per i diritti delle donne. Una delegazione delle attiviste della Rete Pro-Choice, che ha manifestato davanti al Ministero della Salute anche con l’Uaar, è stata accolta dalla sottosegretaria Sandra Zampa e da una rappresentante dell’Aifa per la consegna di 80mila firme raccolte dalla petizione per la contraccezione gratuita e responsabile.

Se i riti religiosi trovano sempre una corsia istituzionale preferenziale (come dimostra anche l’emergenza Covid-19), qualche amministrazione inizia a pensare anche a quelli civili e laici. Il sindaco di Potenza, Mario Guarente, ha celebrato per la prima volta un matrimonio civile in piazza Mario Pagano, nel centro storico. Una soluzione alternativa, durante l’emergenza coronavirus, per garantire il distanziamento fisico tra gli invitati non potendo celebrare nell’aula istituzionale e valorizzare degnamente il matrimonio civile.

I consiglieri del Comune di Forlì Federico Morgagni (Forlì e Co.) e Matteo Zattoni (Pd) hanno presentato due question time per sollecitare la Giunta a istituire una sala laica del commiato, in modo da offrire uno spazio dignitoso a prescindere dal credo per commemorare i defunti.

Nonostante il retaggio familista, anche in Italia si riconosce il diritto di non avere figli. Una donna che si era sottoposta a un’operazione per la chiusura delle tube presso gli Spedali Civili di Brescia ma comunque rimasta incinta ha diritto a un risarcimento. La seconda sezione civile del tribunale locale ha infatti riconosciuto ai coniugi, che avevano già tre figli prima dell’intervento, la “lesione al loro diritto di autodeterminazione nella scelta di non procreare”.

La laicità di un paese richiede anche un freno alla foga confessionalista volta a marcare gli spazi gestiti dal pubblico. Il Consiglio comunale di Campobasso, guidato dal Movimento 5 Stelle, ha approvato un Regolamento per l’affidamento, per la cura e la manutenzione delle aree verdi con il divieto, da parte degli affidatari, di posizionare inopinatamente simboli religiosi. Decisione prevedibilmente contestata da integralisti cristiani e destre.

Spazio anche a notizie incoraggianti sul fronte internazionale. La Corte europea dei diritti umani, nel caso Stavropoulos e altri contro la Grecia, ha stabilito che lo stato ellenico ha violato la libertà religiosa dei genitori in quanto, al momento della registrazione all’anagrafe di un bambino, è stato riportato che questi non era stato battezzato. Una forma di marchiatura che comprensibilmente si presta anche a forme di violazione della privacy e a potenziali discriminazioni.

Anche le Nazioni Unite si sono attivate per chiedere la liberazione dell’attivista laico umanista Mubarak Bala, ormai da mesi in carcere con l’assurda accusa di blasfemia verso l’islam e senza nemmeno la possibilità di un giusto processo con tanto di habeas corpus.

Le organizzazioni umaniste di tutto il mondo, compresa l’Uaar, hanno sollecitato i rispettivi governi a interessarsi al caso, che mostra ancora le pesanti discriminazioni che subiscono i non credenti in particolare nei paesi dominati dal confessionalismo islamico.

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Fine-vita volontario in Olanda: cosa è successo dopo la legalizzazione dell’eutanasia https://blog.uaar.it/2020/08/02/fine-vita-volontario-olanda/ https://blog.uaar.it/2020/08/02/fine-vita-volontario-olanda/#comments Sun, 02 Aug 2020 08:37:06 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65042 Leggi tutto »]]> Johannes Agterberg

Articolo pubblicato sul primo numero di Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano.
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Nel primo paese al mondo che, nel 2001, ha ammesso la “dolce morte”, non si è verificato alcun cataclisma. E si continua a cercare di migliorare la legge.

In nessun’altra parte del mondo le questioni di fine-vita sono state e sono tuttora discusse in modo così aperto, sistematico, sereno e ponderato e con una tale mancanza di rigidità ideologica e religiosa come nei Paesi Bassi. Altri paesi possono scegliere altre vie, ma difficilmente riescono a ignorare l’esperienza olandese, e devono comunque affrontare il dibattito pubblico e politico con modestia, apertura mentale, trasparenza e rispetto.

La legge sul “Controllo dell’interruzione della vita su richiesta e del suicidio assistito” è stata approvata dal Parlamento il 12 aprile 2001 con 104 voti a favore e 40 contrari. È entrata in vigore l’1 aprile 2002. Dal 2001 i casi segnalati alle commissioni di controllo sono incrementati continuamente stabilizzandosi a circa 6.500 ogni anno. L’incremento è dovuto alla maggiore conoscenza della legge da parte di pazienti e medici e alla maggiore chiarezza della sua sfera di applicazione, dovuta principalmente a quattro fattori:

  1. I giudizi espressi dalle commissioni regionali di controllo eutanasia per i casi complessi (per esempio le malattie degenerative) e la pubblicazione di linee guida, l’ultima nel 2018 (Codice Eutanasia 2018);
  2. Le poche sentenze dei vari tribunali e della Corte suprema che riguardano tra l’altro il divieto di applicazione dell’eutanasia da parte di non-medici, sofferenze anche insopportabili non causate da affezioni mediche, affezioni non indicate nella dichiarazione di volontà, quindi in mancanza del consenso del paziente;
  3. Le linee guida dei medici, psichiatri, geriatri e pediatri, periodicamente aggiornate;
  4. Le valutazioni quinquennali del buon funzionamento della legge. L’ultima è stata pubblicata nel 2017, senza particolari rilievi.

Nei primi anni i casi di eutanasia riguardavano quasi esclusivamente malattie somatiche. Pur con molta prudenza, seguendo i criteri di accuratezza fissati dalla legge, i medici si sono convinti che l’eutanasia era possibile anche per malati psichiatrici e affetti da demenza. Il numero di segnalazioni è comunque basso e soltanto una minima parte delle richieste è accolta dai medici.Stabile negli anni (circa 250 casi) è l’eutanasia per una categoria vulnerabile, quella degli anziani che soffrono insopportabilmente di una combinazione di affezioni somatiche e psichiche non mortali e in mancanza, vista l’età, di qualsiasi miglioramento.

Analizzando i due decenni di storia della legge si nota che la discussione sul fine-vita continua nella società civile olandese. Si tratta di argomenti che escono dalla sfera di applicazione della legge come:

  1. La stanchezza di vivere di anziani, spesso soli, che hanno sviluppato un desiderio persistente di finire la vita. Il tema è ancora in discussione ed è stata presentata una proposta di legge che fra breve sarà discussa in parlamento. Altre indagini sono in corso. Va detto che le cure per gli anziani (incluse quelle palliative) sono tra le migliori in Europa;
  2. La pillola dell’ultima volontà. La Cooperativa Ultima Volontà aveva lanciato un progetto per distribuire, a condizioni precise, la pillola dell’ultima volontà, il “mezzo X”, un prodotto chimico disponibile in commercio e altamente velenoso. È intervenuto il pm sostenendo che la sua distribuzione rappresenta un’istigazione al suicidio, vietata dal Codice penale, e l’iniziativa è stata pertanto bloccata;
  3. L’eutanasia per i minori tra 1 e 12 anni. In base alla richiesta di genitori e medici pediatri è stata condotta un’indagine conclusasi con il consiglio al governo di consentire l’eutanasia a detti minori secondo regole precise.

Gli sviluppi negli anni a venire si deducono dalla nota etica medica del ministero della sanità del luglio 2018 e dal documento strategico dell’Associazione fine vita volontaria (Nvve) del 2015.

Nella nota il ministro passa in rassegna tutti gli aspetti del fine-vita su richiesta. Particolare attenzione avrà in futuro il tema “stanchezza di vivere” con l’istituzione di una commissione che entro il 2019 svolgerà un’indagine sulla dimensione di questo fenomeno tra gli anziani. Dalla nota risulta la chiusura verso l’eventuale disponibilità di una pillola dell’ultima volontà.

Nel suo Documento strategico l’Nvve mette l’accento sulla prevalenza dell’autonomia del paziente nel decidere quando e come terminare la vita in presenza di un desiderio persistente di porvi fine. Propone di fare un esperimento con la pillola dell’ultima volontà in cui il ruolo del medico sia passivo.

Per quanto riguarda l’eutanasia medica, la distinzione tra eutanasia e sedazione profonda sarà eliminata e il medico sarà la persona indicata per svolgere l’applicazione.

La dichiarazione di volontà è vincolante per il medico e quindi non può deviare dal contenuto.

Infine, la Camera ha approvato il 31 ottobre 2019 una mozione che chiede al governo di elaborare un piano di azione per stimolare le discussioni sul fine-vita tra il medico di base e il paziente.

 

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Accreditamento pubblico del Campus Bio-Medico di Roma: scompare il “crimine” dell’aborto, spunta la sudditanza al Magistero della Chiesa Cattolica https://blog.uaar.it/2020/07/30/accreditamento-pubblico-del-campus-bio-medico-roma-scompare-crimine-dellaborto-spunta-sudditanza-magistero-della-chiesa-cattolica/ https://blog.uaar.it/2020/07/30/accreditamento-pubblico-del-campus-bio-medico-roma-scompare-crimine-dellaborto-spunta-sudditanza-magistero-della-chiesa-cattolica/#comments Thu, 30 Jul 2020 09:02:00 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65033 Leggi tutto »]]> Il Campus biomedico di Roma cambia la carta delle finalità, dopo la denuncia lanciata da AMICA (Associazione medici italiani contraccezione e aborto), Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e UAAR (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). Scompare l’obbligo esplicito all’obiezione di coscienza per studenti e specializzandi, nonché la condanna dell’interruzione volontaria di gravidanza, bollata nella vecchia carta delle finalità come “crimine”, in aperta violazione della legge 194.

Ci chiediamo tuttavia cosa significhi, nella nuova carta delle finalità, “l’impegno per operare, in tutte le sue dimensioni, secondo il Magistero della Chiesa Cattolica”, soprattutto in relazione a situazioni in cui il Magistero della Chiesa Cattolica è in contrasto inconciliabile con la pratica clinica nel campo della salute riproduttiva (contraccezione, fecondazione medicalmente assistita, interruzione volontaria della gravidanza). Lo Stato non può e non deve permettere che, in obbedienza al Magistero della Chiesa Cattolica, strutture che godono di finanziamenti o accreditamenti pubblici limitino di fatto i diritti delle donne.

Ribadiamo che l’accreditamento di un corso di laurea e in particolare di una scuola di specializzazione in ginecologia e ostetricia impongono una formazione completa, non legata a preclusioni ideologiche, che sono in netto contrasto con il dettato della carta costituzionale e con i principi di universalità e eguaglianza, fondativi per il nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Torniamo a ribadire le nostre richieste:

  • Al Ministro della Salute e al Ministro dell’Università e della Ricerca chiediamo di attivare la verifica, da parte dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica, della completezza dei programmi di studio della Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia del Campus Biomedico in tema di interruzione volontaria della gravidanza e contraccezione. Qualora tali insegnamenti non fossero presenti nei programmi formativi, si chiede la revoca dell’accreditamento;
  • Al Ministro dell’Università e della Ricerca chiediamo di specificare nel dettaglio, tra i criteri e i requisiti fondamentali per l’accreditamento, gli argomenti che devono essere obbligatoriamente trattati nei programmi di studio delle Scuole di Specializzazione. In particolare, le Scuole di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia non possono escludere la formazione sull’interruzione volontaria della gravidanza, la contraccezione, la fecondazione medicalmente assistita.

Comunicato stampa

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La clericalata della settimana, 30: il ministro dell’università Manfredi loda le attività del Campus Biomedico dell’Opus Dei https://blog.uaar.it/2020/07/27/clericalata-settimana-30-ministro-universita-manfredi-loda-attivita-campus-biomedico-opus-dei/ https://blog.uaar.it/2020/07/27/clericalata-settimana-30-ministro-universita-manfredi-loda-attivita-campus-biomedico-opus-dei/#comments Mon, 27 Jul 2020 14:13:02 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65026 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del ministro dell’università e della ricerca Gaetano Manfredi, che

è intervenuto al Campus Biomedico dell’Opus Dei, che opera “in tutte le sue dimensioni, secondo il Magistero della Chiesa Cattolica”, lodandone la “grande capacità di fare rete” e presenziando alla firma di due accordi dell’ateneo cattolico con Inail e Cnr.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

La deputata e vicepresidente della Camera Mara Carfagna (Forza Italia) ha depositato una proposta di legge per rendere reato la gestazione per altri anche per chi ne usufruisce all’estero, con reclusione e pesante multa. 

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si è espresso contro la legge sull’omotransfobia, lasciando comunque libertà di coscienza al momento del voto ai suoi parlamentari. Berlusconi ha affermato che la norma “rappresenta un passo indietro sul piano della libertà di espressione”. 

Il senatore leghista Simone Pillon si è vantato di aver presentato ben 232 emendamenti alla proposta di legge contro l’omotransfobia in discussione, con formulazioni spesso assurde e chiaro intento ostruzionistico.

Il nuovo ponte di Genova, costruito dopo il crollo del Morandi, è stato intitolato dall’amministrazione a san Giorgio. La cittadinanza sarebbe legata al santo poiché secondo la leggenda sarebbe apparso nel 1098 alle truppe genovesi che combattevano ad Antiochia, in Siria, durante le crociate.

Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia del Comune di Ascoli Piceno ha presentato una mozione contro il ddl Zan sull’omotransfobia. L’iniziativa rientra nella campagna ostile a questa legge portata avanti da FdI in tutti i Comuni italiani, su iniziativa del Dipartimento nazionale autonomie locali del partito.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che la canzone Imagine di John Lennon “parla di un mondo senza religioni e senza identità”, concordando con un giudizio simile della leghista Susanna Ceccardi.

Il presidente vicario del tribunale di Sulmona Marco Billi e il vescovo locale Michele Fusco hanno rinnovato una convenzione con la Caritas diocesana per far svolgere lavori di “pubblica utilità” alle persone cui veniva sospeso il procedimento penale.

La redazione

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La Santa alleanza: Pd, Lega e Renzi coprono di milioni le scuole private https://blog.uaar.it/2020/07/26/santa-alleanza-pd-lega-renzi-coprono-milioni-scuole-private/ https://blog.uaar.it/2020/07/26/santa-alleanza-pd-lega-renzi-coprono-milioni-scuole-private/#comments Sun, 26 Jul 2020 07:55:50 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65022 Leggi tutto »]]> La proverbiale inesistenza del limite al peggio trova conferma quando le forze politiche votano sul finanziamento alle scuole private paritarie. Altri 150 milioni di euro lasciano infatti le casse pubbliche per approdare a quelle delle scuole non pubbliche. Il demerito questa volta va all’inedita alleanza Lega, Partito democratico e Italia viva.

Uno stanziamento straordinario di 150 milioni era già stato concesso dalla maggioranza di governo solamente un mese e mezzo fa, cedendo alle pressioni dei vescovi e della nutrita schiera di organizzazioni cattoliche che controllano il mondo delle scuole paritarie private. Le principali sigle sono Usmi, Cism, Agidae, Fidae, Fism e Cdo; corrispondono a istituti religiosi maschili e femminili (dove gli studenti sono separati per genere), a istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica, a federazioni di scuole cattoliche, a organismi istituiti e controllati dalla Cei dedicati alle scuole materne e, per finire, alle scuole della Compagnia delle opere di Comunione e liberazione.
Queste scuole private religiose finanziate dello stato avevano messo in campo una curiosa forma di lotta il 19 e 20 maggio scorsi: due giornate in cui al posto delle lezioni l’istituto si adoperava per fare propaganda per ricevere finanziamenti pubblici. È a questa inopportuna protesta che la maggioranza di governo aveva risposto erogando 150 milioni di euro, il 10% del finanziamento destinato a tutte le scuole pubbliche nel Decreto rilancio.

Ma, come anticipato, non c’è limite al peggio. È spuntato un emendamento della Lega in commissione bilancio alla Camera e, per sordido miracolo, sono arrivati i voti del Partito democratico e di Italia viva. Il finanziamento ha fatto il bis, i milioni sono diventati 300. Il rischio di lacerare la maggioranza non ha sfiorato gli alleati di governo del M5s, i cui parlamentari stavolta hanno votato contro riconoscendo l’ovvio, ossia che in questa maniera si tolgono soldi alla scuola pubblica. Pd e Iv sembrano essersi ancor meno preoccupati di trovarsi in comunione con la Lega e con la sua politica a sostegno dell’identitarismo cattolico. E così leggiamo commenti praticamente indistinguibili da parte di Fontana (Lega), Toccafondi (Iv) e Del Rio (Pd), che ripropongono i soliti argomenti fallaci e fuorvianti. Come quello che le scuole private paritarie sarebbero pubbliche, un paradosso evidente già dalla definizione e che diventa sostanziale se si analizza l’orientamento di parte, tipicamente religiosa, dei progetti educativi che i clienti di tali enti privati devono accettare. O come quello che garantirebbero la “vera” libertà educativa: a parte che questa libertà è garantita dalla scuola della Repubblica, statale o paritaria comunale, non si capisce perché mai il diritto di frequentare scuole private dovrebbe comportare oneri per lo Stato.

C’è purtroppo un argomento che falso non è, quello che gli istituti cattolici fanno trovare la loro scuola dell’infanzia là dove lo Stato non la garantisce. La risposta, drammaticamente sbagliata e controproducente, è che allora è doveroso finanziarle. Chi scrive ha visto garantito il diritto costituzionale di iscrivere alla scuola statale dell’infanzia i suoi figli: tre anni di scuola d’eccellenza e gratuita nella fascia d’età 3-5 anni, garantita a tutti i bambini nel comune dove risiede, un comune che non arriva a 40mila abitanti e che conta sette scuole statali dell’infanzia. C’è una sola paritaria cattolica, residuale e destinata a famiglie che per loro esigenze personali vogliono una scuola di orientamento religioso. Stavo per scrivere che sono stato fortunato, ma è sbagliato parlare di fortuna: è stato rispettato un diritto costituzionale. Si può fare, si deve fare. E dove non accade i genitori, i sindaci, le forze politiche e l’associazionismo laico devono mobilitarsi e pretendere l’istituzione di scuole statali. Perché la Repubblica è obbligata a istituirle, per tutti gli ordini e gradi. Lo dice l’art.33 della Costituzione. E si badi, lo dice prima di riconoscere la libertà di istituire scuole private senza oneri per lo Stato.

Roberto Grendene

Articolo pubblicato su Left del 19 luglio 2020

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La clericalata della settimana, 29: le Ferrovie dello Stato firma una convenzione confessionalista con la Cei https://blog.uaar.it/2020/07/20/clericalata-settimana-29-ferrovie-stato-firma-convenzione-confessionalista-cei/ https://blog.uaar.it/2020/07/20/clericalata-settimana-29-ferrovie-stato-firma-convenzione-confessionalista-cei/#comments Mon, 20 Jul 2020 14:20:48 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65014 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è di Ferrovie dello Stato, che

ha firmato una convenzione con la conferenza dei vescovi per l’assistenza pastorale. Tra gli obblighi: la manutenzione delle cappelle nelle stazioni, il privilegio per i dipendenti cattolici di partecipare a messe ed eventi religiosi, l’allestimento di presepi aziendali.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Per ostacolare l’approvazione della legge contro l’omotransfobia e la misoginia in discussione, Lega e Fratelli d’Italia hanno presentato in totale oltre mille emendamenti – spesso con formulazioni assurde e pretestuose – con intento ostruzionistico. Diciassette emendamenti arrivano da Forza Italia, 14 dal Gruppo Misto, sette da Italia Viva e quattro dallo stesso Pd, partito del relatore Alessandro Zan, di cui tre dalla corrente cattolica. Alcune di queste proposte puntano a snaturare la legge in maniera insidiosa, di fatto introducendo esenzioni per motivi religiosi o associativi o la possibilità del datore di lavoro di discriminare.

Il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha messo “al sicuro” nel suo ufficio una statua della Madonna, indignato per il trattamento riservatole da “qualche balordo reo di profanazione blasfema”. La statua era stata posizionata da un fedele, in una nicchia presso un giardinetto a ridosso di una pista ciclabile e qualcuno aveva forse manifestato il proprio dissenso agghindandola con un boa di piume di struzzo. Anche il segretario provinciale della Lega Andrea Ulmi ha manifestato il suo clericalismo: pieno sostegno al sindaco e alla giunta e promessa che l’idolo sarà riposizionato nell’area, donata al Comune.

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, con fascia tricolore e accompagnato da forze dell’ordine e altri rappresentanti istituzionali, ha partecipato alla benedizione per l’inaugurazione di un ponte da parte del patriarca Francesco Moraglia.

Il sindaco di Noicattaro (BA) Raimondo Innamorato ha partecipato con fascia tricolore a un rito religioso e ha invocato la “Santa protezione” della “Vergine Benedetta”, legando al polso di una statua il destino della città.

La sindaca di Pula (CA) Carla Medau ha organizzato la benedizione officiata dall’arcivescovo per l’inaugurazione di un parco pubblico.

Il senatore leghista Simone Pillon, commentando sui social le ultime notizie sul calo della natalità in Italia, ha affermato che il popolo italiano esisterà per “30 o 40 anni al massimo, e poi saremo colonizzati dal sultano di turno”. “Fermiamo questa eutanasia di massa”, ha aggiunto, invitando a sostenere misure per le famiglie. Il parlamentare ha inoltre contestato la proposta di stanziare un fondo per le vittime dell’omotransfobia, definendola “marchetta elettorale”.

Il leader leghista Matteo Salvini, durante un comizio a Gallipoli (LE) in vista delle regionali, ha manifestato la propria devozione baciando un rosario.

Il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il dottor Filippo Anelli, in occasione della festa patronale di Noicattaro (BA) ha ricevuto in omaggio dall’arcivescovo una targa commemorativa, con un ringraziamento alla categoria per la dedizione e una preghiera alla Madonna per i medici che hanno sacrificato la vita. 

La sindaca di Lizzano (TA) Alessandra D’Oria, prendendo lodevolmente posizione contro un parroco che aveva organizzato una preghiera integralista anti-gay, ha rivendicato tale opposizione elogiando la Chiesa “madre di tutti” e invocando l’intervento della “Divina Misericordia”.

La redazione

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