A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Tue, 18 Dec 2018 16:31:39 +0000 it-IT hourly 1 Buone novelle laiche https://blog.uaar.it/2018/12/18/buone-novelle-laiche-54/ https://blog.uaar.it/2018/12/18/buone-novelle-laiche-54/#comments Tue, 18 Dec 2018 16:31:39 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61516 Leggi tutto »]]> Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

L’annoso problema dei costi della Chiesa a carico di tutti i contribuenti è tornato d’attualità dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sull’Ici non versata dalla Chiesa cattolica per immobili a uso commerciale: non mancano quindi le iniziative per recuperare le somme, stimate sui 5 miliardi annui.

L’esponente di Possibile Andrea Maestri ha sollecitato il governo ad attivarsi per far versare l’imposta agli immobili ecclesiastici. Il Comune di Roma ha chiesto un censimento di tutte le strutture ecclesiastiche che non hanno finalità religiose, per richiedere il pagamento dell’imposta sugli immobili. Da anni l’amministrazione sta di fatto trattando la questione con il Vaticano e l’attuale sindaca Virginia Raggi ne aveva fatto uno dei punti programmatici. In una città dove la Chiesa possiede numerosi alberghi, tra cui non pochi ex conventi “riconvertiti”, si stima che gli introiti sarebbero di alcune centinaia di milioni di euro l’anno.

Il Comune di Cagliari otterrà il pagamento dell’Ici su una casa di riposo gestita dalle suore dell’ordine delle Figlie di Gesù Crocifisso, che avevano fatto ricorso per richiedere l’esenzione. Con l’amministrazione è stato trovato un compromesso, dato che la congregazione gestisce in modo commerciale la casa di riposo, facendo pagare delle rette.

In un periodo in cui i clericali cercano di imporre il crocifisso nelle aule istituzionali, è importante valorizzare le prese di posizione laiche.

Il capogruppo Pd a Pisa, Giuliano Pizzanelli, ha manifestato la sua opposizione alla presenza del crocifisso nella sala consiliare, sollecitata da una mozione di Virginia Mancini e Riccardo Buscemi approvata in consiglio. Pizzanelli ha parlato di “uso strumentale del crocifisso” e rivendicato di aver difeso “la laicità dello Stato”.

Il consiglio comunale di Poggio a Caiano (PO) ha respinto la mozione del gruppo Lega Nord – Fratelli d’Italia per posizionare il crocifisso nella sala consiliare. Il consigliere Enrico Cecchi (Siamo Poggio) ha evidenziato come la proposta leghista, “copia/incolla in tutti i comuni da nord a sud”, sia espressione di “una politica che anziché ragionare su ciò di cui i nostri concittadini hanno bisogno, si perde in questioni divisive e ideologiche”.

Cresce la sensibilità delle istituzioni nei confronti della istanze dei cittadini non credenti, anche sul tema del commiato laico. Il Comune di Rovigo ha promesso la realizzazione di una sala del commiato, di impianto laico e utilizzabile da credenti e non, entro il 2019. Proprio l’Uaar aveva sollecitato l’istituzione di uno spazio laico per commemorare i defunti e l’assessore ai Lavori pubblici Antonio Saccardin ha rassicurato sull’accelerazione delle tempistiche.

Alcune disposizioni vetuste tese a difendere la morale religiosa vengono riviste. Nel nuovo regolamento della Polizia urbana, varato dall’amministrazione di Roma, non c’è più il riferimento alla sanzione della bestemmia in pubblico. Tale innovazione è volta a eliminare le “obsolescenze” che sono tuttora in vigore: la bestemmia è stata infatti depenalizzata ma rimane un illecito amministrativo, passibile di multa.

I clericali puntano a promuovere mozioni per proclamare città “a favore della vita”, ma non tutti i blitz vanno a buon fine. Il Movimento 5 Stelle di Alessandria ha contestato la mozione, presentata in Consiglio comunale dal presidente Emanuele Locci, per contrastare l’aborto e attuare politiche “a favore della famiglia e della vita”. A schierarsi contro, i consiglieri Michelangelo Serra e Francesco Gentiluomo; anche la candidata M5S alla Regione Piemonte, Sonia Fogagnola, si è impegnata a contrastare la mozione.

Diverse Regioni stanno promuovendo la contraccezione e la consapevolezza in tema di sessualità. La Giunta della Regione Toscana ha approvato la proposta dell’assessora Stefania Saccardi per incentivare l’educazione alla salute sessuale e riproduttiva e l’accesso alla contraccezione gratuita. La Toscana è diventata la quinta Regione, dopo Puglia, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, a promuovere la contraccezione gratuita e a implementare i consultori. L’iniziativa ha avuto il sostegno del presidente della Regione Enrico Rossi, che ha ricordato l’importanza di contrastare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili e di evitare gravidanze indesiderate.

Anche il Consiglio regionale delle Marche ha approvato una mozione che impegna la Giunta a promuovere la contraccezione gratuita nei consultori pubblici per alcune categorie. A proporla Fabrizio Volpini, Enzo Giancarli, Andrea Biancani, Francesco Giacinti (Pd).

Qualche voce laica arriva anche da questo esecutivo, nonostante la presenza ingombrante di integralisti e clericali.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora (M5S), ha rivendicato una certa distanza sui temi inerenti i diritti civili rispetto alla Lega. Spadafora ha ammesso: “spesso abbiamo sacrificato a un interesse generale dei temi che potevano caratterizzare la nostra azione”. Ovvero, già escludendoli dal contratto di governo, come i diritti lgbt. “Ma se questo governo non farà passi avanti”, ha assicurato, “posso garantire che non consentiremo passi indietro” e che addirittura “esaurite le priorità del contratto, penso che l’anno prossimo il Parlamento possa lavorare in modo trasversale a una legge contro la transomofobia”.

Il Movimento 5 Stelle ha approvato in commissione Affari Sociali un emendamento alla Legge di Bilancio per distribuire gratuitamente contraccettivi ai ragazzi sotto i 26 anni e ad altre categorie in base al reddito o a particolari situazioni di salute. Su questa novità è scoppiata una polemica politica, in quanto la deputata Giuditta Pini (Pd) ha spiegato di aver presentato lo stesso emendamento, che prima è stato bocciato in commissione e poi ripreso pari pari per essere approvato proprio dalla maggioranza.

Il Ministero dell’Istruzione ha disposto che i temi della cittadinanza e della Costituzione siano materia all’orale dell’esame di maturità, come previsto nel decreto di riforma. In ballo ci sono, sulla reintroduzione dell’educazione civica a scuola, un disegno di legge della Lega e un’uniziativa dell’Anci per una proposta di legge di iniziativa popolare.

Si susseguono le sentenze e le iniziative istituzionali a favore dei diritti delle famiglie omogenitoriali. Il tribunale di Genova ha ordinato al Comune di trascrivere l’atto di nascita di una bambina come figlia di due donne. La piccola è nata tramite fecondazione eterologa dell’ovulo di una delle due e la gravidanza è stata portata avanti dall’altra.

I sindaci Luca Vecchi di Reggio Emilia, Alessio Mammi di Scandiano e Giorgio Zanni di Castellarano hanno riconosciuto la dichiarazione, presentata nei propri Comuni, di tre donne omosessuali quali madri di bambini partoriti dalle rispettive compagne, al fine di tutelare proprio questi minori e garantirgli una vita familiare stabile. Vecchi ha parlato di un “atto di civiltà”, “avendo a cuore i diritti delle persone”. Mammi ha puntualizzato: “non ho fatto nessun atto rivoluzionario, ho fatto una cosa normalissima che in qualsiasi altro Paese civile sarebbe già avvenuta”. Dal canto suo Zanni ha evidenziato che “questo deve stimolare i nostri parlamentari ad aprire un dibattito su temi che hanno ripercussioni vere sulla vita delle persone”.

L’invadenza dei gruppi integralisti è capillare, organizzata e diffusa e fa il paio all’arrendevolezza delle istituzioni, ma ci sono anche segnali di insofferenza. Consiglieri del Pd alla Regione Lombardia hanno contestato la decisione della maggioranza di patrocinare un convegno del Family Day presso il Pirellone, che ha visto la collaborazione e la presenza di diversi esponenti politici, come il governatore Attilio Fontana, l’assessore regionale alle Politiche per la Famiglia Silvia Piani, il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Dall’opposizione Paola Bocci e Matteo Piloni hanno criticato l’istituzione di un tavolo che vede la collaborazione tra esponenti politici e rappresentanti di organizzazioni integraliste e anti-gay, indicativa di un “clima di aperta ostilità ai diritti civili conquistati passo dopo passo con anni di battaglie”.

Dopo la mobilitazione delle attiviste per i diritti delle donne a Milano è stata ritirata la mozione anti-aborto presentata dal consigliere comunale Luigi Amicone (Forza Italia), noto ciellino fondatore della rivista Tempi.

Un medico obiettore, in servizio notturno presso un ospedale di Giugliano in Campania (NA), è stato licenziato dalla Asl per essersi rifiutato di assistere una donna incinta che rischiava di morire. Il medico, che avrebbe dovuto praticare un aborto terapeutico, ha invocato l’obiezione di coscienza, nonostante le insistenze di un’ostetrica sulla gravità della situazione. Per salvare la donna ci si è dovuti rivolgere a un altro medico che non era di turno, il quale si è dovuto recare in ospedale sebbene il suo collega non si sarebbe potuto appellare all’obiezione. Sul caso è quindi intervenuta la Asl Napoli 2 Nord, prendendo provvedimenti contro l’obiettore.

Nel periodo natalizio i clericali aggiungono all’ossessione per il crocifisso anche quella per l’allestimento di presepi nelle strutture pubbliche, in nome dell’identità cristiana. Non mancano coloro che invece hanno a cuore i principi di laicità, non discriminazione e rispetto dei diritti, contro la volontà di imporre simboli religiosi.

La dirigente dell’istituto comprensivo “Ilaria Alpi” di Favaro, Elisabetta Pustetto, ha declinato le insistenti pressioni del consigliere municipale Michael Alterno volte ad allestire un presepe nella scuola. La Regione Veneto ha infatti aperto un bando clericale per finanziare le scuole che faranno il presepe, ma Pustetto ha rivendicato l’autonomia scolastica e parlato di imposizione politica.

Diversi consiglieri comunali di Pisa si sono opposti alla mozione urgente, poi approvata, che ha imposto la realizzazione del presepe in tutte le scuole. Gabriele Amore (M5S) ha ironizzato: “sono credente ma se continuiamo così divento laico”. La consigliera Maria Scognamiglio (Pd) ha rivendicato l’autonomia delle scuole nel portare avanti progetti in maniera indipendente. Il consigliere Ciccio Auletta (Diritti in Comune) ha parlato esplicitamente di “discussione tutta ideologica e strumentale”: “prima il crocifisso, adesso il presepe”, “a questo si aggiungono le campagne islamofobe e no moschea che vengono portate avanti con il sostegno del Comune e che danno un messaggio di intolleranza”.

A Lucca è stata bocciata la proposta, avanzata dai consiglieri comunali Simona Testaferrata e Marco Martinelli (Forza Italia), di imporre la realizzazione di presepi nelle scuole. I consiglieri Teresa Leone, Francesco Lucarini, Rita Nelli, Gianni Giannini e Chiara Martini, membri della commissione Politiche formative, cultura, genere, turismo e sport, hanno spiegato i motivi del respingimento. Il presepe, spiegano i consiglieri, non deve “diventare elemento di contrapposizione con simboli di altre religioni”. La proposta confessionale è stata quindi cassata per due ordini di motivi: per prima cosa, il sindaco non può sollecitare le scuole su temi di questo tipo violandone il principio di autonomia; inoltre “non condividiamo la premessa che mette in discussione il principio della laicità dello Stato”. “È attraverso la laicità che il cittadino conquista la protezione della sua libertà di coscienza e quindi di professione religiosa”, ha fatto presente il consigliere Giannini.

La redazione

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La clericalata della settimana, 48: Salvini, Bussetti e Fontana https://blog.uaar.it/2018/12/13/clericalata-settimana-48-salvini-bussetti-fontana/ https://blog.uaar.it/2018/12/13/clericalata-settimana-48-salvini-bussetti-fontana/#comments Thu, 13 Dec 2018 13:21:19 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61695 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è dei ministri Salvini, Bussetti e Fontana che

si sono distinti per prese di posizione confessionali e identitarie durante la manifestazione della Lega, a Roma la scorsa settimana

Matteo Salvini, ministro dell’Interno, si è rivolto a Dio e ha esaltato il “santo Natale” e il “santo presepe”. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha ribadito la necessità di imporre la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche perché “essere tolleranti non significa rinunciare ai propri valori nascondendoli”. Il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha rivendicato la tradizione cristiana, elogiando il presepe a scuola ed ergendosi a difesa delle famiglie numerose “minacciate dal globalismo che vuole rendere le persone macchine senza identità”.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana

La Regione Piemonte ha stanziato 800mila euro per il restauro della basilica di Oropa, in vista dell’incoronazione della Madonna Nera del 2020.

Un questionario indirizzato agli studenti di 54 istituti in Umbria sulle attitudini verso omofobia e razzismo, per una ricerca coordinata dall’Università di Perugia, è stato censurato dopo le pressioni di politici clericali. A dare grande risalto al caso, con toni apocalittici e complottisti, è stato il senatore leghista Simone Pillon. Dal canto suo il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha ceduto alle intimidazioni, disponendo il ritiro del questionario.

Il governo ha rimandato il dossier sulla questione del pagamento dell’imposta immobiliare sugli esercizi commerciali. Secondo fonti dell’esecutivo, non meglio precisati sondaggi sarebbero contrari alla riscossione della tassa dalla Chiesa.

Diversi esponenti delle istituzioni erano presenti alla messa in onore di santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco, presso la basilica di san Giovanni in Laterano a Roma. C’erano, tra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che gli insegnanti che non fanno festeggiare il Natale a scuola dovrebbero lavorare durante le vacanze di fine anno.

Alcuni politici veneti hanno attaccato il dirigente della scuola di Porto Tolle (RO) che ha declinato la visita pastorale del vescovo di Chioggia. L’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, ha parlato di scelta “assurda, illogica, figlia di un laicismo estremo e fazioso”, e il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha parlato di “occasione” persa per l’istituto scolastico di confrontarsi con “una figura altamente rappresentativa del sentimento religioso e della pietà popolare”.

Poste Italiane ha concluso un accordo per regalare alla Caritas il contenuto dei pacchi abbandonati in modo che sia distribuito tra persone bisognose, escludendo tutte le altre realtà del volontariato.

Il sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, ha recitato l’atto di affidamento della città alla Vergine Immacolata durante una messa presso il duomo nel quartiere di Ibla, quindi ha acceso un cero votivo e reso un omaggio floreale alla statua della Madonna. Presenti alla cerimonia le autorità civili e militari, tra cui il prefetto di Ragusa, Filippina Cocuzza, il questore Salvatore La Rosa, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Federico Reginato, il presidente del Consiglio comunale Fabrizio Ilardo, che hanno apposto la loro firma sul registro delle autorità.

Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, nell’annunciare la sua uscita dal Partito Democratico ha vagheggiato la nascita di un nuovo movimento che possa unire “i temi dei verdi tedeschi e i discorsi di Papa Francesco”.

A Sarzana (SP) il sindaco Pierluigi Peracchini e l’assessore Lorenzo Brogi hanno inaugurato un presepe allestito in piazza. L’assessore Brogi si è vantato del gesto “poiché per troppo tempo quelli prima di noi avevano deciso di archiviare i simboli della nostra storia legati anche alla cristianità”, che “è parte integrante delle nostre origini, dunque non va rinnegata”.

La redazione

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I costi della Chiesa e il governo del cambiamento (in peggio) https://blog.uaar.it/2018/12/12/costi-della-chiesa-governo-del-cambiamento-in-peggio/ https://blog.uaar.it/2018/12/12/costi-della-chiesa-governo-del-cambiamento-in-peggio/#comments Wed, 12 Dec 2018 09:33:36 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61768 Leggi tutto »]]> Non c’è tre senza quattro: la Corte dei conti non molla. Come già nel 2014, nel 2015 e nel 2016, nei giorni scorsi ha diffuso l’ennesima relazione critica nei confronti del meccanismo dell’8×1000. Infischiandosene delle orecchie di tutti i mercanti.

È un’attività meritoria e impressionante, attestata ormai da diverse centinaia di pagine. Lo scopo, secondo le parole della stessa Corte, è quello di individuare “gli elementi di debolezza della normativa, risalente a oltre 30 anni, e della sua applicazione, al fine di indicare proposte per migliorarne l’impianto complessivo”. Cinque sono le “criticità più rilevanti”: “la problematica delle scelte non espresse e la scarsa pubblicizzazione del meccanismo di attribuzione delle quote; l’entità dei fondi a disposizione delle confessioni religiose; la poca pubblicizzazione delle risorse erogate alle stesse; la rilevante decurtazione della quota statale”. Se ci aggiungiamo il cospicuo numero di problemi minori, non possiamo che trarre la conclusione che l’8×1000 ha bisogno di urgenti lavori di ristrutturazione. Come minimo. Perché i lati oscuri sono così numerosi e significativi che la sua completa demolizione sarebbe sicuramente più semplice.

Sono almeno tre gli aspetti importanti su cui si sofferma l’ultima deliberazione. Per cominciare, la Corte è tornata a esaminare l’operato di alcuni Caf cattolici, a cui ha nuovamente addebitato una — non così tanto sporadica — “infedele trasmissione e interferenza nel processo decisionale delle opzioni operate dai contribuenti”: due comportamenti che rappresentano “un grave vulnus all’istituto”. Il sito del Caf Acli si permetteva addirittura di linkare al controverso concorso I feel Cud, riservato alle parrocchie. La Cei l’ha ora trasformato in un meno imbarazzante TuttixTutti: l’entità dei premi assegnati continua tuttavia a mostrarci platealmente quanto accentuato sia l’interesse dei vescovi per questa caccia al tesoro. Le buone notizie sono due: il collegamento non è più presente, e la Consulta nazionale dei Caf ha dovuto diffondere ai suoi aderenti raccomandazioni specifiche per evitare che si ripetano le malversazioni.

I magistrati contabili denunciano inoltre, con ancora più forza che in passato, che, “in violazione dei principi di buon andamento, efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione, lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza”. Per la precisione, risulta essere “l’unico competitore che non sensibilizza circa le proprie attività l’opinione pubblica con campagne pubblicitarie”, dando così “l’impressione che l’istituto sia finalizzato — più che a perseguire lo scopo dichiarato — a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”. Va detto che, nel 2017, proprio in seguito alle numerose sollecitazioni, per la prima volta abbiamo potuto assistere a uno spot a favore dell’8×1000 statale. Ma, come rileva implacabilmente la stessa Corte, “l’attività segnalata è risultata irrilevante rispetto alla pubblicità posta in essere dalle confessioni religiose”. Vere e proprie briciole. Come se non bastasse, nel 2018 si è tornati alle cattive abitudini: la totale inattività dello stato. A tutto vantaggio delle confessioni religiose.

Una vera e propria novità contenuta in questa deliberazione è la pubblicazione dei verbali della commissione paritetica Italia-Santa Sede, incaricata di proporre modifiche al meccanismo. Per la parte governativa ne fanno parte la pressoché silente Fabrizia Lapecorella (direttrice generale delle Finanze), il prof. Carlo Cardia (opinionista del quotidiano dei vescovi Avvenire) e il molto più determinato prof. Francesco Margiotta Broglio. La parte ecclesiastica è invece guidata da mons. Nunzio Galantino: già segretario generale della Conferenza episcopale italiana, è ora diventato (per meriti acquisiti sul campo?) presidente dell’Apsa, l’ente che amministra l’immenso patrimonio economico della Santa Sede. Si noti come la commissione lavori in assenza delle altre undici confessioni religiose sottoscrittrici di intese con lo stato, che un interesse per l’8×1000 ce l’hanno ovviamente a loro volta. Anche se qualcuno si ostina a negarlo, in Italia esiste di fatto ancora una religione di stato.

Dalla pubblicazione dei verbali ricaviamo un’informazione importante: la parte governativa non è così arrendevole come potevamo supporre, risultati alla mano. Per esempio, ha chiesto che la Chiesa non usi le somme dell’8×1000 per i suoi tribunali ecclesiastici e per i suoi mezzi di comunicazione. Tali somme dovrebbero invece essere rese disponibili per gli interventi caritativi. Non è bello che i nostri soldi siano utilizzati per la sua evangelizzazione, giusto? Anche se è proprio ciò che accade con la messa domenicale trasmessa dalla Rai…

Tuttavia, ogni modifica al meccanismo deve essere concordata tra le parti. E la Chiesa (nonostante i suoi tanti spot, nonostante le sue tante dichiarazioni urbi et orbi), a leggere i verbali, non sembra molto interessata ad aumentare i fondi destinati alla carità. Alla proposta governativa ha infatti opposto un deciso “no”. E non ha avuto alcuno scrupolo a dichiarare che “il contributo ai tribunali ecclesiastici risponde a una precisa visione ed esigenza pastorale”: a riprova, la sua delegazione ha chiamato in causa direttamente papa Francesco, secondo il quale rappresenterebbero un “servizio alla verità nella giustizia”. A seguire le cronache, i tribunali cattolici sono ormai soprattutto uno stratagemma per non pagare gli alimenti in caso di divorzio. Del resto, ricordiamolo, sono stati condannati persino dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma pare proprio che dobbiamo continuare a pagarglieli noi.

Dai verbali siamo venuti anche a sapere che lo stato, a partire dal 2013, ha chiesto che, “tenuto conto degli anni trascorsi dalla data di entrata in vigore della legge n. 222/1985, venga concretamente discussa l’opportunità di una revisione della quota dell’8 per mille in vista di un suo possi­bile ridimen­siona­mento quantitativo”. È una modifica ritenuta necessaria dalla stessa Corte dei conti, “tenendo conto del più che soddisfacente livello del flusso finanziario e anche in ragione della generale crisi economica dell’area occidentale”. Per averne la prova provata sono sufficienti pochi numeri, nudi e crudi: “prendendo a riferimento i valori del 1990, si rileva che, nel 2011, il valore dell’Irpef erariale è aumentato del 179%, il PIL nominale del 126% e l’indice dei prezzi al consumo (inflazione) soltanto dell’84%. L’incremento dell’Irpef nel periodo (e, quindi, quello dell’8 per mille” risulta, pertanto, “molto superiore sia a quello dell’inflazione sia a quello del PIL nominale”.

E tuttavia, anche in questo caso la parte cattolica ha risposto con un sonoro “no”: non è in alcun modo disponibile ad accettare una riduzione del miliardo di euro che riceve ogni anno. E pazienza se quasi tre italiani su dieci sono a rischio povertà. Del resto, l’andazzo li indirizza sempre più spesso alle Caritas diocesane, estesamente finanziate dalle amministrazioni locali (che hanno ormai abdicato a svolgere funzioni di assistenza sociale) e, ora, persino da Poste Italiane.

Lo stato sembra dunque essersi reso conto che l’importo destinato all’8×1000 è ormai enorme, e che è indispensabile ridurlo. È un dato da registrare positivamente, che si accompagna però a una notizia decisamente pessima, legata al cambiamento di governo: “nell’adunanza del 4 ottobre 2018 i rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri hanno dichiarato che non vi sono state indicazioni da parte del vertice politico circa l’opportunità di porre in discussione la questione della riduzione della quota dell’8 per mille”. Pare proprio che l’esecutivo gialloverde la pensi diversamente da quelli che l’hanno preceduto e, ancor di più, dalla stessa Corte dei conti, perché non vuole in alcun modo intaccare il malloppo che la Chiesa cattolica intasca da tre decenni.

Stiamo parlando dello stesso governo che ci ha fatto fare una figuraccia con tutti i paesi dell’eurozona in quanto non sa dove recuperare le risorse necessarie a finanziare i suoi ambiziosi programmi. Ma non ci dobbiamo sorprendere. Perché è lo stesso governo che non vuole chiedere alla Chiesa l’Ici arretrata sugli immobili adibiti a uso commerciale (cinque miliardi, euro più euro meno). Ed è lo stesso governo che non intende trattenere tali fondi dall’8×1000, come ha confermato il ministro dell’economia Tria rispondendo a una interrogazione dell’on. Riccardo Magi: non intende farlo, ha affermato, per non “ledere le scelte dei contribuenti” (sic). Anche se lede ancor di più il dettato costituzionale stanziando fondi aggiuntivi per le scuole private — annunciandolo, peraltro, nel corso di un convegno delle scuole cattoliche. Insomma: c’è il concreto rischio che i costi pubblici della Chiesa (oltre sei miliardi l’anno) aumentino ulteriormente.

Il governo ha intanto proposto alla guida dell’Istat l’antiabortista Gian Carlo Blangiardo, che va ad aggiungersi al nutrito plotone integralista giunto al potere grazie alla Lega. Non c’è che dire: è proprio il governo del cambiamento. In peggio. Laicamente, dovrebbe essere mandato a casa al più presto.

Raffaele Carcano

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70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani: un anniversario da celebrare ogni giorno https://blog.uaar.it/2018/12/10/70-anni-dichiarazione-universale-diritti-umani-anniversario/ https://blog.uaar.it/2018/12/10/70-anni-dichiarazione-universale-diritti-umani-anniversario/#comments Mon, 10 Dec 2018 14:03:41 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61750 Leggi tutto »]]> «Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea generale dell’Onu adottava un testo che sarebbe diventato una pietra miliare nella storia dell’umanità: la Dichiarazione universale dei diritti umani. A 70 anni di distanza possiamo tirare un bilancio certamente positivo anche se ancora tanto c’è da lavorare per far sì che i diritti riconosciuti in quello storico documento siano garantiti davvero a tutti».

Così, nel giorno dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, Adele Orioli, eletta in questi giorni — prima donna nella storia dell’associazione — segretaria dell’Uaar (carica che ricoprirà fino al congresso ordinario del maggio prossimo). Dopo tante coordinatrici di circolo, coordinatrici regionali, presidenti del collegio dei probiviri, anche la carica di segretario dell’Uaar viene ricoperta da una donna.

«La nostra associazione è da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani, con particolare riferimento a quelli messi in questione dai sistemi più o meno teocratici in cui viviamo, con la consapevolezza che nulla di quello che è stato raggiunto è acquisito per sempre. Per questo profondiamo il nostro impegno non solo in tutte quelle battaglie per la laicità che non abbiamo ancora vinto ma anche continuando a tenere alta la guardia su questioni che è bene non dare mai per scontate, come il diritto all’aborto. Un impegno che rinnoviamo oggi più che mai in occasione di questo anniversario».

Comunicato stampa

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70 anni di Dudu e un solo augurio: mille di questi giorni https://blog.uaar.it/2018/12/10/dichiarazione-universale-diritti-umani-70-anni/ https://blog.uaar.it/2018/12/10/dichiarazione-universale-diritti-umani-70-anni/#comments Mon, 10 Dec 2018 08:44:26 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61741 Leggi tutto »]]> Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea generale dell’Onu adottava un testo che sarebbe poi diventato una pietra miliare nella storia dell’umanità: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Dudu per i tantissimi amici. Viene da commuoversi al pensiero. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, dice l’inizio del primo articolo. Tutti gli esseri umani. Tutti! Non esistono esseri più umani degli altri, con maggiori diritti degli altri o con maggiore dignità. Esistono gli esseri umani e basta, tutti differenti ma con identici diritti, come direbbe e ama dire una mia cara amica che è appena stata eletta segretario dell’Uaar.

Soffermandosi a riflettere su quello che è accaduto negli ultimi 70 anni, pensando a com’era il mondo che ha salutato la nascita della Dudu paragonato a quello di oggi, si può vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Si può pensare che si sarebbe potuto fare di più, che non si è sfruttata a dovere l’onda di quella stagione di rivendicazioni che, in Italia come nel resto di questa parte del globo, ha attraversato la seconda metà del secolo scorso. Sarebbe ragionevole farlo. Anche perché altrove di diritti neanche si parla, o se se ne parla lo si fa in una chiave che i diritti tende a negarli, piuttosto che a riconoscerli. La Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, vero e proprio contraltare della Dudu e seguita poi da altre due dichiarazioni simili, è nata proprio per contrastare il principio che un essere umano è portatore di diritti in quanto tale. Il che non solo è paradossale, ma fa anche capire che un diritto può solo essere laico. A cominciare, ovviamente, dal diritto che la Dudu riconosce all’articolo 18: “ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione”, che per la stessa Onu “tutela le convinzioni teistiche, non teistiche e ateistiche”.

La Dichiarazione islamica invece subordina la concessione di diritti alla legge e alle tradizioni islamiche, quindi è per definizione antilaica. Infatti in essa il corrispondente dell’articolo 18 di cui sopra sarebbe il 12, che recita: “Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede […] fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede”. Ma è solo un esempio, di fatto l’intera Dichiarazione assume che la persona non può che essere musulmana. Non esiste altra concezione del mondo ammissibile, non c’è riconoscimento della libertà di pensiero. C’è solo l’imposizione di un dovere: quello di essere musulmani. Con tutto ciò che ne consegue a cascata per tutti gli altri diritti, come quelli delle donne per le quali, ad esempio, viene incorporato il principio coranico secondo cui “gli uomini hanno una certa supremazia su di loro”.

In generale ogni religione ha dei precetti morali da rispettare e da cui non può prescindere nell’interpretazione di ciò che è diritto. Non solo dal punto di vista stretto della libertà di religione, che viene generalmente intesa come libertà di praticare giusto la propria, ma anche per altri diritti che con quei precetti contrastano. Sulla libertà delle donne è incappato anche il Vaticano, non firmando la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna e opponendosi a qualunque ipotesi di riconoscimento del diritto all’aborto o alla contraccezione. Neanche la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità ha mai visto la firma della Santa Sede, firma invece presente nella Convenzione sui diritti dell’infanzia che però è stata ripetutamente violata dal Vaticano, come contestato dalla stessa Onu. Ma anche quando si tratta di riconoscere i diritti Lgbt, peraltro non contemplati nella Dudu, il Vaticano si tiene a distanza difendendo chi non considera il matrimonio egualitario tra questi, quindi rivendicando un ossimorico diritto di negare diritti.

Ecco perché qualunque diritto non può che essere laico. Se è subordinato a concezioni religiose, se è variabile in funzione della professione di una fede o di nessuna fede, se è applicabile unicamente in un contesto mono­cultu­rale, allora non è un diritto. Non è universale, quindi non è un diritto. È il tentativo di comprimere la sfera di applicazione e ridefinire di conseguenza cosa è diritto e cosa non lo è. È la rivendicazione di diritti che non solo non sono universali, ma non sono nemmeno umani in quanto pongono la comunità al di sopra dell’individuo. In altre parole è comunitarismo, che nel mondo di oggi sfocia inevitabilmente nel multiculturalismo.

A noi però piace vedere il bicchiere mezzo pieno: una Dudu ce l’abbiamo già da 70 anni, che non sarà moltissimo ma non è nemmeno poco. In questi 70 anni almeno nel mondo occidentale, ma non solo, molte cose sono cambiate in meglio: il numero di Stati che hanno introdotto il suffragio universale è cresciuto, quelli che applicano forme di segregazionismo sono invece diminuiti; le legislazioni in generale sono evolute abbandonando varie norme discriminatorie, anche se non sempre ci sono stati riflessi nella pratica comune; il livello di istruzione è cresciuto; le libertà fondamentali e i diritti civili vengono sempre più affermati; aborto, divorzio, unioni civili o matrimoni egualitari, autodeterminazione alla fine della vita sono una realtà in sempre più Paesi.

Si è fatto tanto o poco? Si è fatto, ed è già qualcosa. 70 anni fa tutto ciò sembrava forse impensabile, gli orrori del secondo conflitto mondiale non erano ancora dei ricordi. Oggi forse non lo sono nemmeno più. Occorre guardare al futuro con l’impegno di fare sempre di più per l’affermazione dei diritti, di tutti i diritti, di tutti gli esseri umani, e con la consapevolezza che nulla di quello che è stato raggiunto è acquisito per sempre, che occorre mantenere sufficiente tenacia per non retrocedere. Nel frattempo, buon compleanno Dudu. E mille di questi giorni. Laici. Sempre.

Massimo Maiurana

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La risposta definitiva di Einstein alla domanda su Dio, la vita, l’universo e tutto quanto https://blog.uaar.it/2018/12/07/risposta-definitiva-einstein-dio-vita-universo/ https://blog.uaar.it/2018/12/07/risposta-definitiva-einstein-dio-vita-universo/#comments Fri, 07 Dec 2018 08:53:51 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61719 Leggi tutto »]]> La “Lettera su Dio” è stata venduta all’asta ancora una volta e a un prezzo record. Scritta il 3 gennaio 1954, poco più di un anno prima della sua morte, contiene le ultime dichiarazioni di Einstein su temi religiosi. Se di alcuni miscredenti si racconta che all’approssimarsi della fine avrebbero abbracciato la fede, di Einstein — qualunque cosa abbia dichiarato in precedenza — bisognerà affermare l’esatto contrario: “La parola Dio per me non è altro che l’espressione e il prodotto delle debolezze umane, la Bibbia una raccolta di leggende venerabili ma ancora puramente primitive e piuttosto infantili. Per me nessuna interpretazione, per quanto sottile, può cambiar nulla al proposito”. Questo il brano più diffuso della lettera, a partire dal 2008 quando fu resa pubblica per la prima volta.

La stampa nostrana ha fatto girare la notizia con articoli sbrigativi, identici fra loro, spesso non firmati e talvolta confinati all’edizione online. Le testate cattoliche hanno accuratamente evitato la scottante faccenda. Le immagini della busta e della lettera sono state ampiamente divulgate, mentre è quasi impossibile imbattersi in una traduzione italiana integrale del testo (in rete qualcosa si trova). Tuttavia qualcuno si è spinto a sostenere che si tratterebbe di “uno dei più importanti manoscritti del XX secolo”, senza però chiarirne il motivo. Viene allora da domandarsi perché mai questa lettera abbia suscitato tanto interesse, fino ad acquisire un prezzo così alto. In linea di massima non c’è alcun motivo per ritenere che gli scienziati (o gli artisti o i politici o altri personaggi noti per i più disparati motivi) abbiano ragioni originali per credere o per non credere, diverse da quelle dei loro simili, o che possano addirittura illuminarli in qualche modo.

In genere, chi crede lo fa perché è stato educato in tal senso da bambino e, pur cresciuto, non intende rinunciare ai rassicuranti vincoli emotivi della fede. Analogamente, chi non crede lo fa perché fin da bambino è vissuto in un contesto libero dal fideismo e di conseguenza non ne ha mai avvertito l’esigenza, oppure ha smesso di credere perché a un certo punto gli è sembrato un passo indispensabile per la propria crescita. Einstein non fece eccezione. Proveniva da una famiglia ebraica non particolarmente credente, ma ricevette elementi di educazione religiosa, sia di quella cattolica obbligatoria nelle scuole bavaresi, sia di quella ebraica impartitagli in casa da un parente. Attorno agli undici anni visse persino un periodo di fervore religioso, piuttosto breve invero: “Attraverso la lettura di libri di divulgazione scientifica — raccontò in tarda età — mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero”. La considerò sempre un’esperienza determinante.

Eppure tutti abbiamo letto numerose affermazioni di Einstein che suonano tutt’altro che religiosamente scettiche. Si tratta in molti casi di risposte a specifiche richieste (è il caso anche della nostra lettera): Einstein nega che le sue scoperte abbiano alcunché a che fare con la religione, è sempre attento a non ferire le credenze altrui, riconosce che talvolta la fede ha ispirato buone opere e arriva persino a scorgervi dietro un’esigenza che a suo modo condivide. Va anche ricordato che mentre si affermava il nazismo si riavvicinò alla comunità ebraica, considerandola sempre il proprio popolo. Sul versante opposto se la prese contro quegli atei “fanatici” che riducevano la religione a “oppio del popolo” (ben nota espressione cara all’altro grande totalitarismo). In certi casi invece parla di Dio, fede e religione in senso scopertamente metaforico. La più nota citazione di questo tipo, presente in tutti i libri a lui dedicati, è “Dio non gioca a dadi”.

La frase è riportata persino nel recentissimo Cambridge Companion to Einstein, ma è davvero l’unica di questo genere: negli studi specialistici non c’è posto per simile aneddotica. Comunque è ben noto che si tratta soltanto di una battuta, per di più diretta contro la meccanica quantistica, ovvero funzionale a una battaglia di retroguardia cui Einstein testardamente non rinunciò mai del tutto. A voler essere ancora più precisi, a Born scrisse: “Le nostre aspettative scientifiche sono ormai agli antipodi. Tu credi in un Dio che gioca a dadi, e io in leggi perfette che regolano il mondo delle cose esistenti come oggetti reali, e che cerco affannosamente di afferrare con metodo speculativo”. La credenza in Dio è dunque attribuita al suo antagonista e non certo rivendicata per sé. Polemizzando invece con Bohr sulla stessa questione, una volta lo accusò di atteggiarsi a “profeta” e, in altra occasione, di essere un “mistico”.

Spesso Einstein sembra esprimersi per aforismi piuttosto ambigui su questioni non ben definite, forse volendo anche prendersi gioco degli interlocutori, specialmente di quelli che pretendevano di difendere tesi troppo apodittiche o speravano di riceverne da lui. Non di rado però, come abbiamo appena visto, reinserite nel contesto originario, quelle frasi acquistano un significato decisamente chiaro e terreno. Ad esempio, quando disse che “il Signore è sottile, ma non malizioso”, si riferiva alla controversia sull’esistenza dell’etere. Quando invece sentenziò che “la scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca”, con “religione” alludeva solo alla fiducia “circa il significato e la grandezza di quegli obiettivi e di quei fini che trascendono la singola persona”. Il suo Dio era lo stesso di Spinoza (“il meraviglioso Spinoza”, come ribadisce anche in questa lettera).

La “fede” nel quale, sia detto per inciso, stava anche alla base della sua polemica erronea contro la meccanica quantistica cui già si è fatto accenno. A scanso di equivoci, bisognerebbe anzitutto accordarsi sul significato delle parole: di certo non parlava di un Dio rivelato, personale, creatore, trascendente, provvidente, eccetera. Spinoza, suo malgrado, dai contemporanei era considerato un ateo. Einstein non amava essere incasellato né tra i credenti né tra gli atei né tra i panteisti, gli spiaceva meno l’etichetta di agnostico e fu membro di associazioni umaniste e razionaliste (come la First Humanist Society e la Union Rationaliste). Questione di gusti, ma anche questione piuttosto nominalistica.

I fideisti tuttavia non resistono alla tentazione di arruolare Einstein nelle proprie file, anche a prezzo delle mistificazioni più grossolane. A parte le bufale vere e proprie (la più diffusa vede un Einstein agostiniano umiliare un professore ateo), la via più battuta è quella di correggere Einstein usando Einstein oppure i suoi esegeti più improvvisati. Gennari arriva incredibilmente a negare le stesse parole testuali della lettera, dichiarando “Falso!” che “per Einstein tutte le religioni, a partire dalla ebraica” fossero “un insieme di leggende infantili”. Agnoli sostiene che Einstein neppure conosceva Spinoza e lo abbandonò del tutto nel 1933 quando si sarebbe avvicinato al cristianesimo.

Per Socci Einstein avrebbe addirittura formulato la prova razionale dell’esistenza di Dio. Come mai questa prova finora non abbia né trovato posto sui testi scientifici né persuaso gli stessi colleghi di Einstein, mentre appare perfettamente persuasiva solo a chi non è in grado di capirne i lavori più rilevanti, è davvero un grande mistero della fede. Si noti che la comunità scientifica è al tempo stesso quella della quale costoro accolgono fiduciosamente il giudizio a proposito della grandezza di Einstein ma della quale respingono con sufficienza il disinteresse per le proprie elucubrazioni.

Uno dei maggiori biografi di Einstein ha ironizzato sulla sua “beatificazione” scientifica, per aver compiuto “miracoli di prima grandezza”, e sulla successiva “canonizzazione” a mezzo stampa. Ha insistito sulla nascita del suo “mito” di dimensione planetaria, sull’emergere della sua “figura carismatica, oggetto privilegiato di timore reverenziale, di venerazione e di astio”. Il tutto alimentato dalla “distanza fra l’uomo comune e l’eroe”, dal “senso di mistero che si accompagna alla sostituzione delle vecchie certezze con un nuovo ordine”, dal “suo linguaggio matematico sacrale”, dalle “stelle che hanno sempre avuto un posto nei sogni e nei miti” (e che durante l’eclissi di Sole del 1919 decretarono il suo successo).

Ha pure descritto il “singolare stato di eccitazione nel quale non conta più quello che si capisce, ma solo il fatto che ci si trova nelle immediate vicinanze di un luogo dove si verificano dei miracoli”, che mi pare il modo migliore per capire anche l’interesse per la nostra lettera: una santa reliquia da venerare piuttosto che un testo da leggere e meditare. Ma infine Einstein “soddisfa due esigenze profonde dell’uomo, quella di sapere e quella di non sapere, ma di credere”, che è proprio l’esigenza dei fideisti: avvezzi all’interpretazione guidata dalla fede, la applicano spontaneamente anche agli oracoli più improbabili. A dispetto della drastica sentenza di questi che “nessuna interpretazione, per quanto sottile, può cambiar nulla al proposito”.

Andrea Atzeni

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In libreria l’ultima uscita di Nessun Dogma: “Laicità. Politica, religione, libertà” https://blog.uaar.it/2018/12/06/libreria-ultima-uscita-nessun-dogma-laicita-politica-religione-liberta/ Thu, 06 Dec 2018 09:04:55 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61709 Leggi tutto »]]> L’ultima pubblicazione di Nessun Dogma — il progetto editoriale dell’Uaar — in libreria in questi giorni è dedicata alla relazione tra politica e religione e in particolare allo strumento più indispensabile di tutti nella gestione dei rapporti tra le due: la laicità, la quale — nonostante il ruolo chiave che è chiamata a svolgere nelle moderne società — non è al centro del dibattito pubblico tanto quanto le altre due. Perché? E perché, nonostante l’avanzata della secolarizzazione, la religione continua a trovare ascolto all’interno del mondo politico?

Il libro Laicità. Politica, religione, libertà di Andrew Copson, che da anni si occupa di questi temi, è un’introduzione alla questione: spiega che cos’è la laicità, qual è la storia di questo concetto, come viene applicata nelle nostre società, chi sono i suoi fautori e chi i suoi avversari, con un occhio ai problemi di più stringente attualità, come la blasfemia e la libertà religiosa.

ANDREW COPSON è il presidente della International Humanist and Ethical Union. In precedenza è stato direttore della European Humanist Federation. Nel 2015 ha curato, insieme a A.C. Grayling, la pubblicazione del volume collettivo The Wiley-Blackwell Handbook on Humanism.

Il progetto editoriale dell’Uaar

Il catalogo di Nessun Dogma — che affianca la traduzione di classici inediti in Italia a opere che affrontano tematiche scottanti con un impertinente approccio laico-razionalista — comprende 33 pubblicazioni.

Tra le più recenti segnaliamo: Blasfemo! Le prigioni di Allah di Waleed Al-Husseini, Contro la religione. Gli scritti atei di H.P. Lovecraft,  E Gesù diventò Dio. L’esaltazione di un predicatore ebreo della Galilea di Bart D. Ehrman; L’islam e il futuro della tolleranza. Un dialogo di Sam Harris e Maajid Nawaz; Il multiculturalismo e i suoi critici di Kenan Malik.

Comunicato stampa

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La clericalata della settimana, 47: il ministro Bussetti annuncia fondi alle paritare https://blog.uaar.it/2018/12/04/clericalata-settimana-47-ministro-bussetti-fondi-paritarie/ https://blog.uaar.it/2018/12/04/clericalata-settimana-47-ministro-bussetti-fondi-paritarie/#comments Tue, 04 Dec 2018 15:00:42 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61677 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che

durante il congresso della federazione delle scuole private cattoliche (Fidae) ha rassicurato gli istituti paritari: potranno accedere ai finanziamenti PON, provenienti dal Fondo Sociale Europeo

Bussetti ha continuato inoltre ad esprimersi a favore della presenza del crocifisso e del presepe in tutti gli istituti scolastici.

Il sindaco di Cenate Sotto (BG), Giosuè Berbenni, ha chiesto la censura di una scena dell’Attila di Giuseppe Verdi, in programma alla Scala di Milano il prossimo 7 dicembre, perché “blasfema”. Nella messa in scena del regista Davide Livermore vi sarebbe stata infatti una parte in cui una donna scaraventava a terra una statua della Madonna. Il sindaco si è rivolto alla Sovrintendenza del teatro, scandalizzato da tale rappresentazione che ha definito “raccapricciante”, invocando una modifica “in qualità di credente”. Dal canto suo il sovrintendente Alexander Pereira ha persino risposto al sindaco rassicurandolo sul fatto che nell’opera non si potrà “ravvisare nessun oltraggio a sentimenti religiosi”.

Il presidente della Giunta provinciale di Trento, Maurizio Fugatti, ha annunciato che in tutte le scuole della zona verranno posizionati crocifissi e presepi per coltivare le “radici cristiane”. La stessa Giunta ha già stanziato 50mila euro per un bando relativo alla “tutela e presidio dei luoghi di culto”, per garantire la sorveglianza armata davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore a Trento durante le ore delle funzioni religiose, a seguito di alcuni episodi come furti di elemosina.

Il gruppo consiliare della Lega Nord-Fratelli d’Italia di Poggio a Caiano (PO) ha presentato una mozione per imporre il crocifisso nella sala istituzionale.

Il consigliere Michael Alterno (Lista Luigi Brugnaro Sindaco) della municipalità di Favaro Veneto, a Venezia, ha fatto pressioni sulla dirigente dell’istituto comprensivo “Ilaria Alpi” Elisabetta Pustetto per posizionare il presepe all’interno della scuola.

La redazione

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La clericalata della settimana, 46: comune di Genova ricorre contro trascrizione figlia di coppia lesbica https://blog.uaar.it/2018/11/29/clericalata-settimana-46-genova-ricorso-trascrizione-figlia-coppia-lesbica/ https://blog.uaar.it/2018/11/29/clericalata-settimana-46-genova-ricorso-trascrizione-figlia-coppia-lesbica/#comments Thu, 29 Nov 2018 13:17:08 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61632 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana del Comune di Genova che

ha presentato ricorso contro la decisione del tribunale di autorizzare la trascrizione dell’atto di nascita di una bambina come figlia di due donne

Altri episodi raccolti questa settimana.

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti si è detto a favore del crocifisso nelle scuole perché è “il simbolo del nostro cristianesimo e della nostra religione cattolica”. Il ministro si è inoltre vantato di averlo “voluto appena entrato” nel suo ufficio al Miur e ha aggiunto: “festeggiamo il Natale e su questo non c’è alcun dubbio”.

Il Consiglio comunale di Pisa ha approvato una mozione urgente presentata dalla Lega per allestire il presepe in tutte le scuole comunali.

La redazione

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Eutanasia: tutte per una, una contro tutti https://blog.uaar.it/2018/11/27/eutanasia-tutte-contro-tutti/ https://blog.uaar.it/2018/11/27/eutanasia-tutte-contro-tutti/#comments Tue, 27 Nov 2018 08:58:16 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61664 Leggi tutto »]]> Una “Santa Alleanza” nel nome dei diritti negati. Potremmo definire così l’iniziativa della Commissione bilaterale tra cattolici ed ebrei, da estendere anche a una rappresentanza musulmana, finalizzata all’elaborazione di un testo che ribadisca un “no” condiviso su eutanasia e suicidio assistito. Del resto, come fu per la Santa Alleanza dell’inizio del diciannovesimo secolo, anche in questo caso gli obbiettivi alla base sono due: la reazione a una stagione di rivendicazione di diritti e l’affermazione dell’identità religiosa come elemento centrale e imprescindibile di ogni Stato.

L’idea è nata nel corso di una riunione della Commissione sul tema La dignità dell’essere umano: insegnamenti dell’ebraismo e del cattolicesimo riguardo ai bambini, dalle cui conclusioni già si evince, e non poteva essere diversamente, quanto siano distanti la visione laica e quella fondata sulla dottrina religiosa quanto a dignità umana. Infatti, dopo una serie di affermazioni ampiamente condivisibili — ma solo per via della loro genericità — sulla necessità di garantire ai bambini gli «strumenti per sviluppare le loro capacità di riflessione e di azione» e di fare in modo che «si sentano oggetto di attenzione appropriata e amorevole», si conclude che per la realizzazione di questi obbiettivi «è particolarmente importante renderli familiari con il patrimonio biblico che gli ebrei e i cristiani condividono». Inutile far notare che i cruenti racconti biblici siano quanto di più distante si possa concepire da un utile strumento pedagogico.

È chiaro che, date le premesse, dal futuro documento interreligioso sul fine vita non ci si potranno certo aspettare delle aperture nel riconoscimento dell’autodeterminazione dell’individuo. La posizione in merito di tutte e tre le religioni abramitiche converge su quasi tutti gli aspetti. Per gli ebraici è sempre sbagliata qualunque pratica abbia come fine quello di accelerare la morte. Già sul tenere in vita artificialmente sono più possibilisti, ma in realtà anche la Chiesa cattolica lo sarebbe; il punto è che non considera vita artificiale quella garantita da alimentazione e idratazione forzata. Il caso dell’islam poi è contraddittorio quanto il rapporto di quella religione con la morte in generale: da un lato l’omicidio e il suicidio sono considerati dei peccati, dall’altro la pena di morte è ampiamente accettata e praticata soprattutto nei confronti degli “infedeli”, e il martirio suicida per il jihad prevede pure un premio consistente in un aldilà con 72 vergini a disposizione. Sarà quindi interessante conoscere l’eventuale contributo dei rappresentanti musulmani al documento in questione.

In ogni caso, nella migliore delle ipotesi tale documento fornirà ai fedeli un precetto al quale attenersi, e fino a quel punto la questione non sarebbe di interesse per chi non basa la propria esistenza sulla religione, nella peggiore fornirà alla parte clericale del legislatore, purtroppo non trascurabile, indicazioni sull’indirizzo da seguire. Che chiaramente avrà ripercussioni su tutti, indistintamente. La posizione laica, in parti­colare di atei e agnostici, è esat­ta­men­te oppo­sta a quella reli­giosa della morale imposta erga omnes: è basata sull’autodeterminazione della persona. Non lesiva in alcun modo del diritto di compiere scelte sulla base del proprio sentimento religioso, perché anche questa è autodeterminazione. Chi vuole seguire i precetti religiosi, lo faccia. Chi vuole smettere di soffrire inutilmente, sia messo in condizione di farlo dalle leggi della Repubblica. E nel modo più dignitoso possibile.

Massimo Maiurana

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