A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Wed, 13 Feb 2019 14:24:24 +0000 it-IT hourly 1 La clericalata della settimana, 6: le istituzioni civili patrocinano il “congresso delle famiglie” https://blog.uaar.it/2019/02/13/clericalata-settimana-6-istituzioni-patrocinio-congresso-famiglie/ https://blog.uaar.it/2019/02/13/clericalata-settimana-6-istituzioni-patrocinio-congresso-famiglie/#comments Wed, 13 Feb 2019 14:11:16 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62110 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è delle istituzioni che

hanno concesso il patrocinio al “Congresso Mondiale delle Famiglie”, evento organizzato da gruppi integralisti e ambienti noti per propugnare la difesa della famiglia “naturale” e atteggiamenti ostili verso omosessualità, diritti civili e aborto

La Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Famiglia, la Regione Veneto e la Provincia di Verona hanno concesso il patrocinio al “congresso”. Tra i relatori, Antonio Tajani (presidente del Parlamento Europeo), Matteo Salvini (ministro dell’Interno), Lorenzo Fontana (ministro per la Famiglia e la Disabilità), Marco Bussetti (ministro dell’Istruzione), Federico Sboarina (sindaco di Verona), Luca Zaia (governatore del Veneto), Giorgia Meloni (presidente di Fratelli d’Italia).

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato una mozione anti-aborto, proposta da Matteo Rosso (FdI). La proposta è stata approvata con 17 sì dal centrodestra, 7 contrari (Pd e Giovanni Pastorino di Rete a Sinistra), 5 astenuti (M5S e Francesco Battistini di Rete a Sinistra-LiberaMente Liguria).

L’Asl Roma 1 è stata tra le promotrici, con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Tavolo Interreligioso di Roma, del Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita, un documento che sancisce una serie di prerogative per le confessioni religiose in ambito ospedaliero nella Capitale.

La redazione

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Il vero estremista è papa Francesco https://blog.uaar.it/2019/02/09/vero-estremista-papa-francesco/ https://blog.uaar.it/2019/02/09/vero-estremista-papa-francesco/#comments Sat, 09 Feb 2019 12:47:26 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62129 Leggi tutto »]]> “Un modello di convivenza, di fratellanza umana e di incontro tra diverse civiltà e culture, dove molti trovano un posto sicuro per lavorare e vivere liberamente, nel rispetto delle diversità”.

No, non è la Svezia. È un giudizio riferito alla politica degli Emirati Arabi Uniti. L’autore dell’apologia si chiama Jorge Mario Bergoglio: da quasi sei anni, anche papa Francesco. Il cristiano più potente al mondo.

Che, tuttavia, non sembra essere al corrente che negli Emirati non si lavora “liberamente”. Come negli altri paesi arabi vige infatti il kafala: prevede che qualche residente si faccia garante del lavoratore straniero. Ma la garanzia può essere revocata in ogni momento e per qualunque motivo, con le conseguenze del caso. Lo sfruttamento dei migranti più poveri, che pure il pontefice denuncia in continuazione, laggiù è una venerata tradizione. Vivere “liberamente” è altrettanto difficile, almeno per i nostri standard. La lista di divieti è lunga: basta baciarsi in pubblico per finire in carcere (ma il papa l’ha fatta franca). E non finisce certo qui. Come ha puntualmente denunciato Amnesty International, negli Emirati la situazione dei diritti umani è, molto semplicemente, “drammatica”.

Proprio negli Emirati il papa si è incontrato con Ahmad Al-Tayyib, il grande imam dell’università Al-Azhar: colui che nei giorni scorsi ha magnanimamente fatto ridurre la sanzione a due studenti, “colpevoli” di essersi abbracciati davanti a tutti. D’amore e d’accordo, papa e imam hanno firmato insieme il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. In nome della “collaborazione comune”, hanno denunciato come “tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti”.

Dobbiamo prendere atto che i due riconoscono, quantomeno, “i passi positivi che la nostra civiltà moderna ha compiuto nei campi della scienza, della tecnologia, della medicina, dell’industria e del benessere”. Sono però tutti ambiti che, a ben vedere, hanno scarsi legami con i diritti umani. La Santa Sede evita ancora oggi di firmare la Convenzione europea sui diritti dell’uomo, e l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, giusto qualche settimana fa, ha dichiarato che la Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, nonostante il nome che porta, è incompatibile con i diritti umani.

Il documento congiunto lamenta inoltre “un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità”, che contribuirebbe “a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione”. Chi siano i “frustrati, soli e disperati” non ci è però dato a sapere: i non credenti? I credenti? I leader dei credenti, quando sono messi a confronto con la secolarizzazione di tanti paesi, e scoprono che va di pari passo con la crescita della sensazione di felicità?

Sta di fatto che tale situazione, secondo il papa e l’imam, “conduce molti a cadere” non soltanto “nell’integralismo religioso, nell’estremismo e nel fondamentalismo cieco”, ma anche “nel vortice dell’estremismo ateo e agnostico”. E meno male che la dichiarazione, emessa “al fine di raggiungere una pace universale”, vorrebbe rappresentare anche “un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e i non credenti” – anche se questi ultimi non sono stati ovviamente coinvolti nella sua stesura. Ma chi saranno mai gli estremisti atei? E quelli agnostici? Provate a digitare su Google “estremismo agnostico”: vi restituirà soltanto il documento dei due religiosi. “Agnostico” è chi sospende il giudizio sull’esistenza di dio: può esistere una “vorticosa sospensione estrema”?

Forse siamo noi dell’Uaar, gli estremisti, visto che il direttore di Avvenire ci ritiene “sempre pronti a scagliare invettive e anatemi (laicissimi)”. L’Uaar come l’Isis? Del resto, papa e imam hanno anche evocato la “terza guerra mondiale a pezzi”. Purtroppo per il papa e per l’imam, atei e agnostici possono vantarsi del fatto che nessuna guerra è stata mai combattuta in nome dell’ateismo e dell’agnosticismo, a differenza del cristianesimo e dell’islam: anche perché è difficile mandare gli uomini a morire in battaglia senza prospettargli un paradiso.

Atei e agnostici possono inoltre ricordare loro che la Chiesa ha una lunga tradizione di vera e propria ateofobia (e anche l’islam non scherza affatto), e che ancora oggi i non credenti sono discriminati in quasi tutto il mondo. Anche negli Emirati Arabi, ovviamente, dove per l’apostasia è prevista la pena capitale. Che è soltanto la punta dell’iceberg, in un paese tra i più liberticidi del pianeta. I suoi petrodollari pompano ovunque il fondamentalismo musulmano: pensiamo, tanto per restare al caso più eclatante, al sostegno dato ai talebani.

E allora vien da pensare che la dichiarazione, definita “storica” da tanti organi d’informazione italiani, sia invece da considerare un patto, un’alleanza più o meno santa. È infatti molto simile a quella che il papa sottoscrisse tre anni fa con il patriarca di Mosca Kirill, in cui si denunciava “che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica”. Per il papa e il patriarca, chiedere di trattare i cristiani come qualunque altro cittadino, senza privilegi o discriminazioni, rappresenterebbe dunque “una discriminazione”.

Ma la laicità non interessa proprio, a papa Francesco. Non per niente, ha paragonato il ricorso all’aborto all’affitto di un sicario, al nazismo in guanti bianchi. Ha accostato la fantomatica “teoria gender” alla bomba atomica per impedire il riconoscimento di diritti ai gay, che “non riconoscono l’ordine del creato”. È in totale continuità con il suo predecessore: più passa il tempo, e più dovrebbe essere evidente a chiunque che le differenze sono prevalentemente d’immagine – anche se in tanti, specialmente a sinistra, ci sono cascati in pieno.

Dati alla mano, il vero estremista è proprio papa Francesco. È un antilaico impegnato a negare diritti umani a tutti coloro che non pensano o si comportano come lui. Ricordiamocelo, quando i politici o i mass media lo santificano. Perché non è da papi, imam e patriarchi che possiamo sperare di avere un’umanità realmente felice, libera, pacifica e fraterna. Possiamo fare enormemente meglio senza di loro.

Raffaele Carcano

Articolo pubblicato su MicroMega l’8 febbraio 2019

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Giulio Cesare Vanini (1585-1619) https://blog.uaar.it/2019/02/09/giulio-cesare-vanini-1585-1619/ Fri, 08 Feb 2019 23:10:53 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62095 Leggi tutto »]]> Non sapremo mai come la pensasse veramente. Ma sappiamo per certo che fu mandato al rogo perché ateo, empio e bestemmiatore. Esattamente quattro secoli fa.

Una vita breve ma intensa, la sua. Giulio Cesare Vanini nasce a Taurisano, in Puglia. Si trasferisce a Napoli, dove si fa frate carmelitano e si laurea in diritto civile e canonico. Poi se ne va a Londra, dove diventa anglicano. Ma di anglicano ha ben poco: somiglia semmai a un pensatore libero. Per evitare di cadere nelle mani degli inquisitori anglicani ridiventa cattolico, ma finisce comunque in carcere. Dopo essere stato rinchiuso per 49 giorni nella Torre di Londra, evade e fugge in Francia: ma anche l’inquisizione romana si è ormai messa sulle sue tracce. Il 2 agosto 1618 viene arrestato a Tolosa. Il parlamento locale lo condanna a morte. Il 9 febbraio, a 34 anni appena compiuti, gli tagliano la lingua. Lo strangolano. Lo bruciano.

Da quanto ha scritto non si sa se fosse ateo. Ma in quanto scrive emerge comunque il pensiero degli atei. Vanini ci ha infatti lasciato due opere in latino (Amphitheatrum aeternae providentiae e De admirandis naturae) che si presentano come confutazioni cattoliche dell’incredulità. Tuttavia, contengono argomentazioni che appaiono, diciamo così, parecchio zoppicanti. Tanto da far sospettare che l’autore simpatizzi un po’ troppo per l’oggetto della sua (presunta) critica. Per di più, quando lascia lo scrittoio, non lesina certo critiche alla chiesa romana. A complicare ulteriormente le cose, viene accusato di aver sottoposto ai censori testi diversi da quelli che sono stati poi effettivamente pubblicati, una volta ottenuto l’imprimatur. Risultato: ancora oggi gli accademici discutono su quali realmente fossero le sue idee. Ma difficilmente può essere considerato un semplice eretico. Non era riconducibile ad alcuna religione: forse era panteista, forse agnostico, forse ateo. Sicuramente pensava con la sua testa.

In ogni caso, qualunque intenzione abbia avuto, Vanini ci ha tramandato due opere fortemente naturaliste e scettiche, in cui c’è qualcuno che nega l’esistenza di Dio e della provvidenza e in cui, seguendo il “principe degli atei” Machiavelli, c’è qualcuno che sostiene che le religioni sono state inventate dalle classi dirigenti per raggirare la popolazione. Convinzioni pericolosissime. Al punto che, soltanto pochi anni dopo la sua morte, i gesuiti già predicano che Vanini era a libro-paga del diavolo. Lo fanno dopo aver constatato che le opere di Vanini cominciano a diffondersi: facendolo, però, contribuiscono a diffonderle ancora di più. Perché c’è una gran voglia di libertà, in giro per l’Europa, e sia la controriforma, sia la riforma non sono in grado di spegnerla.

È anche così che emergono gli esprit forts, gli “spiriti forti” proto-libertini. Vanini viene persino ritenuto l’autore dell’anonimo Trattato dei tre impostori, un classico dello scetticismo nei confronti della religione; all’interno di un libro olandese del 1719 con lo stesso nome viene copiata una parte del De admirandis naturae. Pierre Bayle, il primo pensatore a riconoscere la moralità degli atei, lo cita quale esempio di “ateo virtuoso”, anzi, un vero e proprio “martire dell’ateismo”. Nell’ottocento Vanini è celebrato da un poeta come Hölderlin e da due filosofi molto diversi come Hegel e Schopenhauer. Quando nel 1859 Charles Darwin diffonde l’Origine delle specie, si scopre presto che Vanini lo aveva in parte anticipato, suggerendo che gli esseri umani potrebbero discendere da “animali affini” come le scimmie.

Si narra che abbia incitato il suo esecutore dicendogli “andiamo, andiamo allegramente a morire da filosofo”. Si narra anche che sul patibolo si sia rifiutato di abiurare, anzi, che abbia affermato apertamente il proprio ateismo e l’inesistenza di Dio. Potrebbero essere soltanto fake news messe in giro da qualche apologeta anticlericale dell’ottocento. Resta il fatto che l’importanza di Vanini è enorme: oggi è considerato un padre del libertinismo — e quindi anche un nonno dell’illuminismo, e un nostro bisnonno. Vanini è forse il più noto condannato a morte per ateismo di ogni tempo. Se siamo qui, se (a parte dodici stati liberticidi) non rischiamo più la pelle per quello che diciamo e scriviamo, è anche grazie a lui. Gliene siamo debitori.

Raffaele Carcano

Anche l’Uaar gli è debitrice. In occasione dei quattrocento anni del suo supplizio ha organizzato una serie di eventi.

Una corona di fiori è stata deposta a Tolosa

Mostra e incontro a cura del referente Uaar di Lecce

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La clericalata della settimana, 5: il comune di Genova nega l’affissione Uaar “Non affidarti al caso” https://blog.uaar.it/2019/02/07/clericalata-settimana-5-genova-nega-affissione/ https://blog.uaar.it/2019/02/07/clericalata-settimana-5-genova-nega-affissione/#comments Thu, 07 Feb 2019 13:07:43 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62076 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del Comune di Genova che

ha negato il permesso per l’affissione dei manifesti della campagna UAAR “Non affidarti al caso” accampando possibili violazioni di norme vigenti in merito alla protezione della coscienza individuale e al rispetto della religione

La campagna è in realtà volta a sensibilizzare la cittadinanza sull’obiezione di coscienza tra i medici e i manifesti sono già stati affissi in diverse città.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

La Lega a Roma ha organizzato presso la sala consiliare del Municipio I un incontro dai toni confessionalisti e retrogradi sul tema della natalità e volto a propagandare il ddl Pillon. Erano presenti i senatori Simone Pillon e William De Vecchis e il consigliere della Commissione Cultura del Municipio Mauro Veloccia. L’evento è stato contestato dalle attiviste femministe di Non una di meno.

Il consigliere regionale della Liguria Matteo Rosso (FdI) ha presentato una mozione che impegna la Giunta ad attuare iniziative contro l’aborto.

L’assessore regionale all’Istruzione del Friuli Venezia Giulia, Alessia Rosolen, ha attaccato la proposta di Mediateche e del Garante regionale per i diritti alla persona di proiettare nelle scuole della Regione il film Just Charlie, perché promuoverebbe il “gender” tra i bambini.

L’Università della Basilicata ha stipulato una convenzione con la conferenza episcopale della Regione per formalizzare l’utilizzo per il culto cattolico di uno spazio del campus di Matera già in possesso della curia.

Il Comune di San Giorgio di Piano (BO), in accordo con una locale parrocchia, ha disposto di prolungare l’esposizione in uno spazio pubblico del presepe.

La redazione

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Al via in tutta Italia i Darwin Day Uaar 2019 https://blog.uaar.it/2019/02/07/via-tutta-italia-darwin-day-uaar-2019/ Thu, 07 Feb 2019 10:17:39 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62116 Leggi tutto »]]> È davvero un calendario fitto di iniziative quello organizzato anche quest’anno dall’Uaar in occasione del Darwin Day, l’evento annuale internazionale che ogni 12 febbraio ricorda, con incontri e dibattiti, la nascita di Charles Darwin.

Anche quest’anno intorno a quella data si svolgeranno molte iniziative non solo per ricordare la nascita del padre della teoria dell’evoluzione, nel 1809, ma per creare un’occasione in cui raccontare la scienza agli appassionati e per coinvolgere grandi e piccini alla scoperta dei valori della ricerca scientifica e del pensiero razionale.

Si comincia oggi, 7 febbraio, a Mestre, con un incontro sui cambiamenti climatici intitolato “Artide, un ambiente a rischio”; si prosegue il 9 febbraio, a Empoli, con l’appuntamento dal titolo “Musica, linguaggio, evoluzione”, con la partecipazione di Marco Mangani, docente di Musicologia e Storia della Musica presso l’Università di Ferrara, e Maria Turchetto, già docente di Storia del Pensiero Economico presso l’Università ca’ Foscari di Venezia; mentre il 10 febbraio, a Rimini, avrà luogo l’incontro “Geneticamente Lercio? L’evoluzione dell’informazione ai tempi delle fake news”, in collaborazione con gli autori di Lercio.

Nella giornata del 12 febbraio diversi sono gli appuntamenti previsti: a Udine si terrà la conferenza “Il rivoluzionario contributo scientifico di Charles Darwin”; a Roma avrà luogo l’incontro “Il problema delle notizie (scientificamente) false: un approccio sperimentale e un approccio inutile” con Carlo Cosmelli, del Dipartimento di Fisica dell’ Università La Sapienza; ad Ascoli Piceno si terrà la confereza “Una questione di coscienza, tra filosofia e psicologia” a cura del prof. Angelo Tartabini, docente di Psicologia Generale del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma; a Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone, si inaugurerà un ciclo di incontri e laboratori dal titolo “Metodi, tecnologie e nuove frontiere della ricerca scientifica” che si concluderà il 16 febbraio con la conferenza “Cellule staminali e terapie cellulari. Nuove frontiere della ricerca in campo medico” a cura di Mario Mazzucato, responsabile della Struttura per il trattamento di cellule staminali per le terapie cellulari del CRO.

Ma gli eventi in programma non finiscono qui. Tra gli altri segnaliamo:

  • il 15 febbraio a Venezia, convegno “Dal microbiota al laser”, con la partecipazione di Piero Benedetti ((Università di Padova, distaccato presso l’Accademia dei Lincei Roma), Daniele Del Rio (Università di Parma, School of Advanced Studies on Food and Nutrition), Alessandro Angelini (Università Ca’ Foscari-Venezia), Stefano Bonetti (Università Ca’ Foscari-Venezia, Stockholm University);
  • sempre il 15 febbraio, a Firenze, convegno “L’albero della vita: dai batteri all’uomo”, con la partecipazione del prof. Marco Peresani dell’Università di Ferrara, e dei professori Marco Bazzigalupo, Lorenzo Lazzaro, Giulio Barsanti e Beatrice Falcucci dell’Università di Firenze;
  • ancora il 15 febbraio, a Padova, conferenza “Cellule staminali: la rivoluzione medica del presente” a cura di Graziano Martello, professore associato di medicina molecolare presso l’Università di Padova;
  • il 17 febbraio, a Palermo, sotto il titolo «Dacci oggi il nostro pane», laboratori didattici, seminari e dibatti incentrati sul tema della sicurezza alimentare: dalla fisiologia all’ecologia, dalla chimica all’economia e alla geopolitica, passando per i risvolti tecnologici ed etici.

Comunicato stampa

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“Estremismo ateo”? L’Uaar contro l’hate speech del papa https://blog.uaar.it/2019/02/06/estremismo-ateo-uaar-contro-hate-speech-papa/ https://blog.uaar.it/2019/02/06/estremismo-ateo-uaar-contro-hate-speech-papa/#comments Wed, 06 Feb 2019 09:36:42 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62102 Leggi tutto »]]> «I mass media celebrano l’apertura papale all’islam, compiuta in un paese accusato da tante parti di violare i diritti umani più elementari. A leggere le dichiarazioni ufficiali, però, l’apertura è stata compiuta condannando non soltanto l’estremismo religioso (ma nomi non ne ha fatti, e gli Emirati non sono evidentemente stati ritenuti estremisti), ma attaccando anche “l’estremismo ateo e agnostico“, che contribuirebbe al rischio di una “terza guerra mondiale”. Nel suo hate speech, il papa non ha ovviamente portato un solo esempio di come atei e agnostici agiscano contro la pace mondiale. Gli ricordiamo che in nome dell’ateismo e dell’agnosticismo non è stata mai proclamata alcuna guerra, a differenza della religione — e di conflitti religiosi se ne stanno combattendo anche in questo preciso istante. Il ricorso alla menzogna è però una spia di quanto siano in difficoltà le religioni. Il futuro dell’umanità o sarà laico, o sarà orrendo. Quale sarà, dipenderà anche da noi».

Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, commenta così il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” diffuso in occasione del viaggio apostolico di Bergoglio negli Emirati Arabi Uniti. Nel documento il papa ha parlato del «vortice dell’estremismo ateo e agnostico» che, a detta del pontefice, come l’integralismo religioso, l’estremismo e il fondamentalismo cieco (come se ne esistesse uno “non cieco”), porta le «persone ad arrendersi a forme di dipendenza e di autodistruzione individuale e collettiva».

«Il papa sembra dimenticare che atei e agnostici sono in realtà vittime di persecuzioni in diverse parti del mondo», continua la segreteria dell’Uaar. «71 sono infatti i paesi che prevedono restrizioni legali all’espressione della propria blasfemia: in 18 è prevista una multa, in 46 la prigione, in 7 la condanna a morte (Afghanistan, Iran, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita e Somalia). 18 sono invece i paesi che criminalizzano l’apostasia: in 6 è punibile con la prigione (Bahrein, Brunei, Comore, Gambia, Kuwait, Oman) e in 12 con la pena di morte (Afghanistan, Iran, Malaysia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen). Inoltre, la maggior parte di questi 12 paesi spesso considera la blasfemia come prova di apostasia».

«Ma Bergoglio è in buona compagnia», prosegue Orioli: «Basti pensare che l’ultima Legge di bilancio del governo all’art. 1 comma 287 stabilisce l’istituzione di fondo destinato a sostenere le minoranze perseguitate nelle aree di crisi. Peccato però che lo faccia limitando questo provvedimento alle minoranze cristiane…».

«Le parole del papa dimostrano ancora una volta quanto lontana sia la possibilità di un vero dialogo e come costante sia la ricerca di un nemico immaginario, di una divisione tra un “noi” e un “loro”. D’altronde — conclude Orioli — il divide et impera ha sempre fatto scuola…».

Comunicato stampa

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“Pagine laiche”: in libreria l’ultima uscita di Nessun Dogma https://blog.uaar.it/2019/02/05/pagine-laiche-libreria-ultima-uscita-nessun-dogma/ Tue, 05 Feb 2019 10:45:42 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62131 Leggi tutto »]]> L’ultima pubblicazione di Nessun Dogma — il progetto editoriale dell’Uaar — in libreria in questi giorni è dedicata allo stato di salute del concetto di laicità, scandagliato dal sociologo del diritto Valerio Pocar.

A partire da una raccolta di contributi, diversi dei quali inediti, di una figura di riferimento per tanta parte del mondo laico, Pagine laiche rappresenta un’occasione per riflettere su tante questioni ancora aperte nel nostro paese, in particolare sui temi bioetici. Tra prudenti speranze rispetto allo stato della laicità delle istituzioni, che non devono indurre però ad abbassare la guardia, e gravi preoccupazioni per la condizione nella quale versa la laicità intesa come diffusione e condivisione del pensiero critico e razionale, che rappresenta il motore dello sviluppo civile, economico e sociale di un paese.

VALERIO POCAR è uno dei più autorevoli sociologi del diritto italiani. Autore di numerosi libri sulla normativa delle famiglie, ha insegnato nelle università di Messina e di Milano. È stato presidente della Consulta di Bioetica ed è presidente onorario dell’Uaar.

Il progetto editoriale dell’Uaar

Il catalogo di Nessun Dogma — che affianca la traduzione di classici inediti in Italia a opere che affrontano tematiche scottanti con un impertinente approccio laico-razionalista — comprende 34 pubblicazioni.

Tra le più recenti segnaliamo: Laicità. Politica, religione, libertà di Andrew Copson; Blasfemo! Le prigioni di Allah di Waleed Al-Husseini, Contro la religione. Gli scritti atei di H.P. Lovecraft, E Gesù diventò Dio. L’esaltazione di un predicatore ebreo della Galilea di Bart D. Ehrman; L’islam e il futuro della tolleranza. Un dialogo di Sam Harris e Maajid Nawaz; Il multiculturalismo e i suoi critici di Kenan Malik.

Comunicato stampa

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L’educazione sessuale a scuola: cambiare tutto perché nulla cambi https://blog.uaar.it/2019/02/04/educazione-sessuale-scuola-cambiare-tutto-perche-nulla-cambi/ https://blog.uaar.it/2019/02/04/educazione-sessuale-scuola-cambiare-tutto-perche-nulla-cambi/#comments Mon, 04 Feb 2019 16:12:20 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62088 Leggi tutto »]]> Il principale problema dell’educazione sessuale è forse quello di non essere pienamente compresa da tutti. La causa dell’incomprensione sta poi a sua volta nel non aver ricevuto una seria educazione sessuale. È un po’ un circolo vizioso ma tant’è; di fatto si sconta la propria carenza culturale, dovuta all’esser cresciuti in una società ancora intrisa di bigottismo, che considerava il sesso un tabù e la masturbazione una pratica da depravati, e la si riversa in parte nelle nuove generazioni. Con tutte le buone intenzioni, ci mancherebbe, ma con il risultato di privarle di una formazione utile e al passo con i tempi.

Al passo anche con il resto del mondo, a dirla tutta, perché è ovviamente vero che a livello globale siamo parecchio avanti, ma il nostro modello di riferimento dovrebbe essere ristretto alle nazioni occidentali. In particolare a quelle dell’UE, che dovrebbero esserci più affini. E qui paghiamo drammaticamente pegno; infatti, secondo un rapporto di qualche anno fa, su ben 17 dei 24 Paesi analizzati l’educazione sessuale è materia di studio obbligatoria nelle scuole. L’Italia ovviamente non è tra questi, a farle compagnia ci sono Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e il Regno Unito, ma in quest’ultimo la faccenda è in evoluzione.

Probabilmente anche in quelle nazioni ci saranno state a suo tempo delle diffidenze verso i programmi di educazione sessuale, ma è evidente che le istituzioni hanno saputo orientare l’opinione della gente e, quando necessario, hanno esercitato il loro diritto/dovere di compiere le scelte migliori per la collettività. In Italia questo non è avvenuto. La classe politica si è finora infischiata di ciò che è meglio per i nostri figli e per noi, e allo stesso tempo i cittadini non sono ancora del tutto coscienti che l’ambito dell’educazione sessuale non è limitato al comportamento sessuale e alla procreazione. Non è insomma una mera questione di coito e derivati, ma contempla soprattutto gli aspetti sociologici, psicologici, etici e giuridici della sessualità e delle relazioni affettive. Comprende anche una corretta informazione sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, il tutto nell’ottica di limitare i fenomeni di bullismo a sfondo sessuale, come del resto raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E qui casca l’asino. Già, perché proprio questi temi sono sempre stati contestati da vari gruppi reazionari, generalmente riconducibili ad ambienti religiosi cattolici e non solo, in quanto ritenuti incompatibili con i loro precetti morali. Contestati spesso in maniera anche molto aspra e con il sostegno dei media cattolici, come nel caso degli opuscoli realizzati dall’Unar, ente governativo — di cui fa parte anche l’Uaar — nato per promuovere il contrasto alle discriminazioni, contro i quali fu scatenata a suo tempo una vera e propria guerra santa. Contestati ricorrendo alla diffusione di bufale montate ad arte, come quella sulla fantomatica “ideologia gender” secondo la quale parlare di identità di genere equivale a istigare i maschi a diventare femmine e viceversa, pure a giorni alterni. Come se a parlare di verdure si facessero diventare vegetariani tutti gli ascoltatori. E se si è arrivati al punto che perfino una dirigente scolastica ha deciso di scrivere alle famiglie per avvalorare ulteriormente queste bufale, e che un sindaco come Brugnaro ha preso l’iniziativa di stilare un elenco di libri proibiti da mettere al bando, si ha la misura di quanto realmente grottesca sia la situazione.

Il risultato è che, nonostante del problema se ne parli costantemente, e nonostante di tanto in tanto emerga qualche timida e parziale proposta, talvolta a livello anche solo locale, le scuole di fatto si arrangiano. Cenni di educazione sessuale vengono impartiti all’interno di altre materie, tipicamente nelle scienze e con il supporto di psicologi, almeno fintanto che nessun genitore protesta. Di fatto, quindi, la presenza o meno di questo insegnamento dipende dal tipo della scuola e dei suoi utenti. Dalle istituzioni non solo arrivano pochi incoraggiamenti, ma arrivano piuttosto veri e propri paletti, spesso agitando lo spauracchio dell’attentato alla famiglia tradizionale messa a repentaglio dal declino morale della società. Famiglia che molte volte viene impropriamente definita “naturale” quando di famiglie ve ne sono di diversi tipi, dalle monoparentali alle omogenitoriali fino alle allargate, ma nessuna di esse è un fenomeno naturale. Semmai sociologico.

La novità è che adesso da parte cattolica si sta cercando di cambiare registro. Non più contrasto aperto all’introduzione di qualunque educazione sessuale con un minimo di fondamento scientifico, al semplice scopo di mantenere l’aderenza dell’insegnamento pubblico alla morale religiosa. Non più semplici nozioni di educazione antisessuale, oltre che antigay e antiatea, all’interno dei testi di religione cattolica. Visto che diventa difficile ignorare le crescenti richieste di una società che non vuole perdere troppo terreno sia verso le nazioni più evolute che verso le generazioni future, perché non proporsi in positivo e dettare le regole per una educazione sessuale “cattolicamente corretta”? Così allo stesso tempo ci si rifà pure il trucco in chiave più moderna, il che non guasta mai.

Alcuni progetti sono disponibili da tempo, altri stanno man mano nascendo e leggendo anche solo le descrizioni si capisce chiaramente dove si vuole andare a parare. Ecco alcuni esempi: Una storia unica di Saverio Sgroi, che include tra i pericoli la pornografia, l’omosessualità, il gender (ovviamente) e la promiscuità; La Luna nel Pozzo, realizzato da un’associazione che promuove la contraccezione naturale; Teen Star è un progetto internazionale che in Italia collabora con l’Università Cattolica; Io Tarzan, tu Jane di Massimo Scarmagnani non lascia nulla al dubbio fin dal nome; RispettiAMOci è un progetto del Forum delle associazioni familiari dell’Umbria, articolazione del Forum nazionale di spiccato orientamento cattolico e a tutela della famiglia tradizionale; Pioneer di Marco Scicchitano si basa a sua volta su Nati per essere liberi di Tonino Cantelmi, corso dichiaratamente “no-gender” (sic). Questi sono solo alcuni dei progetti. Ve ne sono diversi altri tutti con lo stesso comune denominatore: si dichiara di fare educazione sessuale ma a prevalere ampiamente è un’educazione affettiva secondo i canoni e su base prescrittiva ed eteronormativa, fondata sulla reiterazione mortificante e anacronistica di pregiudizi e stereotipi di genere in linea con il catechismo.

È chiaro che un insegnamento di questo tipo va respinto categoricamente perché, contrariamente alle intenzioni dichiarate, è puro indottrinamento ideologico. Ai bambini e ai ragazzi non serve qualcuno che gli presenti il mondo che vorrebbe, incentrato unicamente sul modello familiare tradizionale padre/madre/prole, che predichi l’astinenza sessuale fuori dal matrimonio e che respinga la contraccezione. Serve qualcuno che gli insegni come interagire nel mondo reale, non in quello evangelico. Serve spiegare loro quello che vedono in rete, che sentono dagli amici. Non serve convincerli a non interessarsene perché tanto per cominciare non lo faranno, e poi perché così facendo li si allontana, li si spinge nuovamente verso il tam tam degli amici degli amici, verso una sessualità non pienamente consapevole, verso gravidanze indesiderate, verso l’intolleranza nei confronti di chi ha orientamenti e identità diverse. O da parte di chi discrimina chi ha orientamenti e identità diverse.

I costi sociali di un’informazione inadeguata potrebbero essere perfino maggiori di quelli causati dalla mancanza di informazioni; tanto varrebbe allora continuare come fatto finora. E invece no, bisogna fare qualcosa. Qualcosa di buono però. Di utile. Non dannoso almeno.

Massimo Maiurana

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La clericalata della settimana, 4: Fabio Tuiach vuole vietare il Pride https://blog.uaar.it/2019/01/30/clericalata-settimana-4-trieste-tuiach-vietare-pride/ https://blog.uaar.it/2019/01/30/clericalata-settimana-4-trieste-tuiach-vietare-pride/#comments Wed, 30 Jan 2019 11:14:48 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62022 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del consigliere comunale di Trieste Fabio Tuiach che

ha presentato una mozione urgente che invita l’amministrazione a vietare il prossimo Pride, ritenuto offensivo verso la “Fede cattolica”, e a chiedere alla diocesi di organizzare un “rosario pubblico riparatore all’abominio del gay pride”

Roberto Fiore e Fabio Tuiach

Il consigliere (già Forza Nuova, eletto con la Lega e ora passato al gruppo misto) nella mozione ha proposto in alternativa, se non è possibile imporre il divieto, di far svolgere il corteo in un “luogo isolato” e di “far chiudere tutte le strade adiacenti per evitare che i cittadini vengano in contatto con questa manifestazione”.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il consiglio comunale di Genova ha approvato una proposta per garantire agevolazioni e benefici nella fruizione dei servizi pubblici solo alle famiglie iscritte in un apposito “registro comunale”, istituito lo scorso settembre, che comprende solo coppie sposate con figli ed esclude tutte le altre forme di famiglia.

Undici parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno presentato un emendamento al decreto Semplificazioni per modificare la legge sul biotestamento, che rischia di rendere più complicato il deposito delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat).

Alcuni politici hanno attaccato Vladimir Luxuria per l’apparizione nel programma Alla Lavagna!, accusandola di promuovere fare propaganda “gender” tra i minori. Il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega nella Commissione di Vigilanza Rai, ha parlato di “lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni”, mentre il senatore leghista Simone Pillon ha annunciato un’interrogazione alla Vigilanza Rai sull’accaduto.

A Bari i consiglieri comunali di opposizione Giuseppe Carrieri e Michele Caradonna si sono scagliati contro l’acquisto, da parte del comune, di 200 copie del libro Che cos’è l’amor, dedicato a identità di genere, discriminazioni contro donne e gay, educazione sessuale. Il testo verrà distribuito solo alle scuole che ne faranno esplicita richiesta.

Il consiglio comunale di Collegno (TO) ha deliberato l’erogazione di un contributo di 50mila euro a favore di una parrocchia della zona, per finanziare il nuovo impianto di riscaldamento.

In occasione della festa di san Sebastiano, patrono della polizia locale, diversi comuni hanno organizzato o promosso riti religiosi, alla presenza di rappresentanti istituzionali e di esponenti delle forze dell’ordine. Tra i vari casi, segnaliamo BariCastellana Grotte (BA), FoggiaIspica (RG), Latina, Molfetta (BA), Nettuno (RM), Raffadali (AG), Viadana (MN).

A Napoli la Lega ha indetto un flash mob contro la decisione del liceo “Umberto” di promuovere il progetto “DiversaMente”, volto ad affrontare temi come omofobia e omosessualità.

La redazione

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Il Comune di Genova rifiuta campagna “Non affidarti al caso”. L’Uaar fa ricorso al Tar https://blog.uaar.it/2019/01/28/comune-genova-rifiuta-campagna-non-affidarti-caso-luaar-ricorso-tar/ https://blog.uaar.it/2019/01/28/comune-genova-rifiuta-campagna-non-affidarti-caso-luaar-ricorso-tar/#comments Mon, 28 Jan 2019 14:22:02 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62058 Leggi tutto »]]> L’UAAR ha depositato ricorso al Tar della Liguria contro la decisione del Comune di Genova di rifiutare la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica circa la scelta dei propri medici.

La campagna — lanciata in ottobre sui social con l’hashtag #Nonaffidartialcaso — ha campeggiato negli ultimi mesi su manifesti sparsi su tutto il territorio nazionale (da Bologna a Ragusa, da Ravenna a Savona, da Palermo a Biella, da Cagliari ad Ancona). Tutto o quasi. Il Comune di Genova ha infatti rifiutato le affissioni adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa».

«Si tratta di una censura bella e buona. E totalmente immotivata», commenta Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, dando notizia del ricorso. «La nostra campagna non fa che richiamare l’attenzione su un tema caldo: quello dell’obiezione di coscienza del personale medico e nasce dalla constatazione che in materia di salute diamo molte scelte per scontate. E se in alcuni casi ciò non comporta particolari conseguenze, lo stesso non si può dire per altri, come per la scelta del proprio ginecologo o del proprio medico di base. Sappiamo bene infatti che gli ospedali sono purtroppo pieni di ginecologi obiettori, spesso assunti e promossi proprio per la loro adesione alla dottrina cattolica, e che non sono infrequenti i casi in cui ostacolano l’intenzione di interrompere una gravidanza, o decidono di non sottoporre la gestante a diagnosi che possano condurre alla decisione di non far nascere un bimbo già condannato per tutta la vita a una malattia invalidante. Per questo abbiamo lanciato questa campagna, che non mette in alcun modo in discussione la competenza dei medici ma invita a prestare maggiore attenzione ai consigli che riceviamo (per esempio, in materia di contraccezione) e alle cure che ci propongono (che potrebbero rappresentare un accanimento terapeutico)».

«Inevitabile la scelta di fare ricorso al Tar», ha fatto eco Gianni Solari, coordinatore Uaar di Genova. «Tanto più se pensiamo che solo pochi mesi fa, di fronte alle proteste per un maxi-poster antiabortista, il sindaco ha invocato il principio di libertà di pensiero ed espressione. Perché nel caso delle nostre affissioni non si è richiamato agli stessi principi? La nostra campagna non offende nessuno, invita semplicemente a fare scelte consapevoli in materia di diritti riproduttivi e di fine vita. La vera offesa, di cui dovrebbe preoccuparsi il primo cittadino di Genova, sono le donne private dell’accesso a un diritto. Basti pensare che in Liguria il 60% dei ginecologi obietta…».

Comunicato stampa

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