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	<title>femminismo &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Giorello sul femminismo di John Stuart Mill</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 09:01:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante articolo sull&#8217;edizione de La Stampa di oggi, a firma di Giulio Giorello sul femminismo del noto filosofo inglese, punto di riferimento per una riflessione laica e a-religiosa della società e dell&#8217;uomo. [&#8230;] non c’è conquista del movimento femminista del nostro Novecento che Mill non abbia anticipato o a cui non abbia fornito intelligenti motivazioni. Per una qualche ironia della sorte, non poche protagoniste del «pensiero femminile» hanno finito per rinfacciare al filosofo britannico di aver trascurato «la differenza di...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2008/02/26/giorello-sul-femminismo-john-stuart-mill/" title="Read Giorello sul femminismo di John Stuart Mill">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Interessante <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200802articoli/30521girata.asp"><strong>articolo sull&#8217;edizione de La Stampa di oggi</strong></a>, a firma di Giulio Giorello sul femminismo del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Stuart_Mill"><strong>noto filosofo inglese</strong></a>, punto di riferimento per una riflessione laica e a-religiosa della società e dell&#8217;uomo.</em></p>
<p>[&#8230;] non c’è conquista del movimento femminista del nostro Novecento che Mill non abbia anticipato o a cui non abbia fornito intelligenti motivazioni. Per una qualche ironia della sorte, non poche protagoniste del «pensiero femminile» hanno finito per rinfacciare al filosofo britannico di aver trascurato «la differenza di genere», perseguendo solo un ideale di astratta eguaglianza! A mio parere, però, coglie nel segno Nadia Urbinati, studiosa di Mill di livello internazionale, quando osserva che nel saggio <em>Sull’asservimento delle donne</em> l’eguaglianza non annulla la differenza, ma le consente «di esprimersi senza essere trasformata in ragione di discriminazione». Per Mill «l’opposto dell’eguaglianza erano dunque la gerarchia e il privilegio, non la differenza». Di qui il profondo significato libertario di quel suo saggio: difendendo l’idea di uguali opportunità lavorative per il preteso gentil sesso, Mill contrastava la cosiddetta tirannia della maggioranza, ovvero che «la maggioranza debba imporre leggi alle azioni individuali della minoranza». Infatti, sarebbe stata una forma di oppressione anche l’imposizione della volontà di una «maggioranza» di donne che avesse scelto la vita domestica sulla «minoranza» che avesse, invece, preferito una professione lavorativa fuori della famiglia.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Abbiamo visto come Mill avesse smantellato pezzo per pezzo l’idea che qualsiasi forma di asservimento di un essere umano da parte di un altro avesse giustificazione in un preteso ordine naturale. Aveva anche intuito come la liberazione da quel pregiudizio andasse di pari passo con la crescita del patrimonio tecnico-scientifico, che permette alla nostra carne di tramutare la cosa in sé della natura in cosa per noi. Per questo la sua enfasi sulla necessità di aprire al genere femminile le porte della ricerca scientifica ci pare, col senno di poi, tanto importante: tecnica e scienza, infatti, costituiscono un’impresa in cui le idee non restano nel cielo di Platone, ma anch’esse si incarnano, per così dire, nella materia. È proprio ciò che consente i progressi di quella che un tempo si chiamava meccanica applicata, e che oggi si è articolata nei settori più diversi, dalle alte tecnologie ingegneristiche all’informatica, dalle procedure mediche di igiene e profilassi alle biotecnologie. È indubbio che tutte queste discipline dischiudano oggi nuove possibilità al corpo umano. E continuiamo con Mill a pensare che, nel dibattito sul significato di queste innovazioni che riguardano la fisicità di Homo sapiens, tocchi una parte altrettanto rilevante a&#8230; Foemina sapiens!</p>
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		<title>La Passione femminile sotto l&#8217;incubo della tecnica</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2007 10:57:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alle origini fu l&#8217;homo erectus, poi l&#8217;homo faber, poi l&#8217;homo sapiens, infine l&#8217;homo sapiens-sapiens che abita oggi il pianeta della tecnica. Il quale, armato di saperi, poteri e strategie, di intelligenza naturale e artificiale, di libri e di calcolatori, sarà pure in grado di offrirci l&#8217;illusione di una second life, ma non cessa di essere «l&#8217;aiola che ci fa tanto feroci». Di tanta ferocia, piace alla Chiesa di Benedetto XVI &#8211; gemella in questo del nichilismo novecentesco che tanto animosamente...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/08/passione-femminile-sotto-lincubo-della-tecnica/" title="Read La Passione femminile sotto l&#8217;incubo della tecnica">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alle origini fu l&#8217;homo erectus, poi l&#8217;homo faber, poi l&#8217;homo sapiens, infine l&#8217;homo sapiens-sapiens che abita oggi il pianeta della tecnica. Il quale, armato di saperi, poteri e strategie, di intelligenza naturale e artificiale, di libri e di calcolatori, sarà pure in grado di offrirci l&#8217;illusione di una second life, ma non cessa di essere «l&#8217;aiola che ci fa tanto feroci». Di tanta ferocia, piace alla Chiesa di Benedetto XVI &#8211; gemella in questo del nichilismo novecentesco che tanto animosamente combatte &#8211; rintracciare la radice proprio nel potere della tecnica, e nella tecnica come destino, dell&#8217;Occidente declinante. Al posto di questo astro che danna, dice quest&#8217;anno il messaggio del venerdì di Passione, deve risplendere un astro che salva, e questo astro è l&#8217;amore.<br />
Ma chi incarnerà questo amore, se l&#8217;homo erectus, faber, sapiens l&#8217;ha esiliato fin qui dalla Terra? Sarà colei che homo non è, che di quest&#8217;esilio non è responsabile, e che fin qui l&#8217;amore ha saputo custodirlo, rimetterlo al mondo, donarlo, dichiararlo. Dopo l&#8217;era faber e quella sapiens, dunque, dovrà aprirsi l&#8217;era della donna, ovvero dell&#8217;amore, del cuore e della compassione. E&#8217; questa la speranza di salvezza dell&#8217;umanità, ed è un futuro annunciato dal racconto della Croce, perché ancora non sappiamo chi mandò a morte Gesù, se i capi ebrei o Pilato o tutt&#8217;e due, ma «una cosa è certa in ogni caso: furono degli uomini, non delle donne, e storicamente esse possono dire &#8216;siamo innocenti del sangue di costui&#8217;».<br />
Così il «<strong>neo-femminismo cattolico</strong>», come già lo battezzano le agenzie, fa sua e rilancia l&#8217;arma più classica del femminismo novecentesco da Virginia Woolf in poi, quella dell&#8217;estraneità femminile dai misfatti dell&#8217;umanità maschile, per benedire l&#8217;avvento salvifico dell&#8217;era della donna. I precedenti c&#8217;erano tutti, dalla Mulierim dignitatem di Giovanni Paolo II alla Lettera ai Vescovi sugli uomini e le donne del cardinal Ratzinger non ancora pontefice. Il venerdì di Passione accende i toni e riempie il discorso sulla Donna con i volti femminili della via Crucis (dando modo di rilanciare su Maria Maddalena oltre le polemiche su Dan Brown), ma la sostanza non cambia. Resta la capacità della Chiesa di individuare nella differenza femminile la protagonista di un necessario cambio di civiltà; resta la giusta presa di distanza della Chiesa da quel femminismo della parità che milita a assimilare le donne agli uomini, e a metterle sulla strada della competizione con gli uomini per il potere; e restano i limiti della Chiesa nel perimetrare il femminile perbene da quello per male, quello che salva da quello peccaminoso, quello «creato in natura» (la differenza sessuale secondo la Chiesa, appunto) da quello «prodotto dalla cultura» (la differenza sessuale secondo molta teoria femminista, in testa Simone De Beauvoir cui tocca stavolta la stessa bolla che Ratzinger aveva inviato a Judith Butler). Restano anche, della Chiesa di Giovanni Paolo II e di quella di Benedetto XVI, le contraddizioni e le interdizioni: nell&#8217;era che si apre, <strong>sarà concesso alle «pie donne» innocenti del sangue di Cristo di celebrare finalmente messa, e all&#8217;amore di esprimersi in linguaggio omosessuale?</strong></p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/07-Aprile-2007/art33.html" target="_blank">L&#8217;articolo di Ida Dominijanni è apparso sul sito del Manifesto </a></p>
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		<title>Per la chiesa arriva l&#8217;ora della donna</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2007 10:53:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un auditorio rigorosamente maschile formato dai vertici della Chiesa e della Curia romana. Anche papa Ratzinger, impassibile, ascolta. La cerimonia della passione del venerdì santo a San Pietro, il rito che precede la via crucis, non prevede che il pontefice prenda la parola. L&#8217;omelia è affidata al predicatore di casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa. Ed è attraverso questa omelia che le donne si affacciano tra vescovi e cardinali riuniti nella basilica. «Dopo tante ere che hanno preso il nome dell&#8217;uomo,...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/04/08/per-chiesa-arriva-lora-della-donna/" title="Read Per la chiesa arriva l&#8217;ora della donna">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un auditorio rigorosamente maschile formato dai vertici della Chiesa e della Curia romana. Anche papa Ratzinger, impassibile, ascolta. La cerimonia della passione del venerdì santo a San Pietro, il rito che precede la via crucis, non prevede che il pontefice prenda la parola. L&#8217;omelia è affidata al predicatore di casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa. Ed è attraverso questa omelia che le donne si affacciano tra vescovi e cardinali riuniti nella basilica. «Dopo tante ere che hanno preso il nome dell&#8217;uomo, homo erectus, homo faber, fino all&#8217;homo sapiens sapiens, cioò sapientissimo di oggi &#8211; elenca infatti il predicatore -, c&#8217;è da augurarsi che si apra finalmente, per l&#8217;umanità, un&#8217;era della donna: un&#8217;era del cuore, della compassione, e questa terra cessi finalmente di essere l&#8217;aiola che ci fa tanto feroci».<br />
L&#8217;omelia dell&#8217;adorazione della croce parte delle «pie donne», ciamate così «con una certa condiscenza maschile», riconosce Cantalamessa che preferisce definirle «madri coraggio», perché «hanno sfidato il pericolo che c&#8217;era nel mostrarsi così apertamente in favore di un condannato a morte», Gesù. Non che la chiesa si aspetti la salvezza del mondo da parte dell&#8217;«eterno femminino», precisa però il predicatore, perché «l&#8217;esperienza quotidiana dimostra che la donna può sollevarci in alto ma può anche farci precipitare in basso». Anche la donna, insomma, ha bisogno di essere «redenta». [&#8230;]<br />
Però nella visione della chiesa cattolica &#8211; che almeno per questa occasione evita di occuparsi del lavoro del governo e del parlamento &#8211; devono appunto essere rendente e «liberate da antiche soggezioni» per poter contribuire a salvare la società da i suoi mali. E non devono, «ripetere l&#8217;antico errore gnostico secondo cui la donna, per salvarsi, deve cessare di essere donna e trasformarsi in uomo», un «pregiudizio tanto radicato» che le donne «per affermare la loro dignità hanno creduto necessario a volte assumere atteggiamenti maschili oppure minimizzare la differenza dei sessi, riducendola a un prodotto dalla cultura». La precisazione di questo passaggio, una critica una parte del femminismo, è affidata alle note dove si cita Le Deuxiéme sexe di Simon De Beauvoir: «Donna non si nasce ma si diventa, ha detto una loro illustre rappresentante».<br />
Comunque il predicatore di casa pontificia sottolinea che «storicamente» solo le donne «possono dirsi innocenti» del sangue di Gesù, mentre anche gli apostoli fanno «una figura meschina» [&#8230;]</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/07-Aprile-2007/art35.html" target="_blank">Fonte: ilManifesto.it </a></p>
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		<title>Iran, manifestazione di donne dispersa con la forza</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2007 08:32:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giornata di repressione e arresti a Teheran per la festa della donna. La polizia iraniana è intervenuta in forze e ha disperso a spintoni e manganellate alcune decine di donne e giovani uomini che (dopo un tam tam diffuso via Internet) cercavano di radunarsi davanti al Parlamento per protestare contro l´arresto, avvenuto alcuni giorni fa, di altre 30 femministe. Centinaia di agenti, in uniforme, in assetto anti-sommossa o in borghese, presidiavano ogni angolo della piazza e delle vie adiacenti, molto...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/03/09/iran-manifestazione-donne-dispersa-con-forza/" title="Read Iran, manifestazione di donne dispersa con la forza">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giornata di repressione e arresti a Teheran per la festa della donna. La polizia iraniana è intervenuta in forze e ha disperso a spintoni e manganellate alcune decine di donne e giovani uomini che (dopo un tam tam diffuso via Internet) cercavano di radunarsi davanti al Parlamento per protestare contro l´arresto, avvenuto alcuni giorni fa, di altre <strong>30 femministe</strong>. Centinaia di agenti, in uniforme, in assetto anti-sommossa o in borghese, presidiavano ogni angolo della piazza e delle vie adiacenti, molto affollate per lo shopping in vista del Capodanno iraniano, che cade il 21 marzo. E non appena i manifestanti hanno cercato di riunirsi, sono stati attaccati. Una decina di manifestanti sono stati fermati dagli agenti e poi rilasciati. </p>
<p>Non è la prima volta che manifestazioni femministe vengono represse dalla Repubblica islamica guidata da Ahmadinejad. Anche negli anni scorsi le manifestazioni di piazza per l´8 marzo erano state disperse con la forza. Ma non solo. Sono ancora in carcere tre delle 33 attiviste incarcerate da domenica per avere preso parte ad un altro raduno. Si tratta di tre donne considerate figure centrali del femminismo iraniano: la giornalista Jila Baniyaqub e Mahbubeh Abbas Golizadeh e l&#8217;avvocatessa Shadi Sadr, conosciuta in Iran e all&#8217;estero per aver difeso donne che rischiavano la <strong>pena di morte per aver ucciso uomini che cercavano di violentarle</strong>, oltre che per la sua battaglia contro la pena della lapidazione per gli <strong>adulteri</strong>.  [&#8230;]</p>
<p>Quel giorno gli arrestati furono una settantina. Poco dopo il movimento femminista ha avviato una campagna per raccogliere un milione di firme a sostegno delle richieste di cambiamento di alcune normative. Per esempio quelle per le quali ad una donna spetta la metà della parte di eredità dei fratelli maschi, o <strong>vale la metà la sua vita rispetto a un uomo </strong>ai fini dei risarcimenti per incidenti mortali e ancora conta la metà la sua testimonianza in tribunale rispetto a quella di un uomo. In caso di divorzio, poi, normalmente per una donna è molto difficile avere garanzie economiche, e quasi impossibile ottenere la custodia dei figli. </p>
<p>Il <a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=64192">testo integrale </a>dell&#8217;articolo è stato pubblicato sul sito de <em>L&#8217;Unità</em></p>
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		<title>Il dialogo impossibile con le verità assolute</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2007 10:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[dico]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Per quanto ci si sforzi di tenerlo fuori scena -che vuol dire anche nell’ambito di ciò che è devianza dalla norma, oscenità, trasgressione-, il problema delle unioni civili vi rientra malgrado tutto e torna pervicacemente a occupare le pagine dei giornali. Ieri, la Commissione Giustizia del Senato ha cominciato a discutere i disegni di legge in merito. Una cosa appare comunque quasi certa il futuro dei Dico, il ddl approvato dal Consiglio dei ministri l’8 febbraio, non appare roseo vista...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2007/03/07/dialogo-impossibile-con-verita-assolute/" title="Read Il dialogo impossibile con le verità assolute">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto ci si sforzi di tenerlo fuori scena -che vuol dire anche nell’ambito di ciò che è devianza dalla norma, oscenità, trasgressione-, il problema delle unioni civili vi rientra malgrado tutto e torna pervicacemente a occupare le pagine dei giornali. Ieri, la Commissione Giustizia del Senato ha cominciato a discutere i disegni di legge in merito. Una cosa appare comunque quasi certa il futuro dei Dico, il ddl approvato dal Consiglio dei ministri l’8 febbraio, non appare roseo vista la bocciatura ricevuta proprio ieri dal presidente della Commissione.<br />
Dopo la crisi di governo, le divisioni fra i parlamentari cattolici all’interno dell’Unione e gli immancabili interventi ormai giornalieri delle gerarchie ecclesiastiche, quella che era parsa a molti una legge deludente, pasticciata, fatta per scontentare tutti, ma pur tuttavia un primo passo verso il riconoscimento delle coppie di fatto, è probabile che possa uscire peggiorata o sparire del tutto. Sabato 10 marzo a Roma, Arcigay e Arcilesbica invitano tutti a manifestare perché siano rispettati “subito” e “ora” i diritti delle coppie dello stesso sesso, e varata una buona legge. Su un orizzonte neanche tanto lontano, il 19 maggio, si profila la “discesa in campo” delle forze cattoliche più conservatrici, in difesa della famiglia e dei valori cristiani dell’Occidente incalzato dall’avanzare di altre culture religiose e laiche.   [&#8230;]</p>
<p>In questo quadro, mi sembra che l’unica incertezza appartenga a quei movimenti che, preoccupati della sorte dell’attuale governo, costretti a tener conto delle scelte tutt’altro che unanimi dei partiti, oltre che degli sviluppi imprevedibili dell’iter della legge in Parlamento, ancora non sanno che volto dare alla loro uscita pubblica, sabato prossimo. Nel volantino di convocazione diffuso in questi giorni, Arcilesbica sottolinea che il riconoscimento delle unioni civili riguarda prima di tutto le coppie omosessuali che non possono avere diritti in altro modo. Pur non potendo difendere i Dico, da cui non viene né giuridicamente né simbolicamente affermata la dignità dell’amore fra persone dello stesso sesso, ci si augura “che almeno i Dico diventino legge dello Stato”. Il ddl Pollastrini-Bindi, fatto per venire incontro “alle sensibilità diverse” di cui è composta la coalizione di governo, ha finito in realtà per scontentare tutti, rivelandosi come il tentativo -per alcuni ipocrita, per altri generoso- di salvare capra e cavoli, laicità e religione, cambiamento e spinte conservatrici, nuove forme di convivenza e antichi pregiudizi omofobici. Ora che anche questo piccolo passo in avanti è minacciato dal pericolo di un ulteriore arretramento, non sembra esserci altra via d’uscita che assumerne la difesa.  [&#8230;]  </p>
<p>Come insegnano i giuristi, le leggi non sono mai la traduzione dei pensieri che le hanno originate; nello ‘scarto’ di cui hanno bisogno per immettere esperienze vissute dentro codici di lunga tradizione, molti dei contenuti e delle passioni che vi sono legate, spariscono e riemergono congelati e irriconoscibili.<br />
Non sarà diverso neppure in questo caso, qualunque sia l’esito del dibattito parlamentare sulle norme che dovrebbero regolare le unioni di fatto. Sul campo resterà l’interrogativo aperto dal momento in cui qualcuno ha voluto che lo Stato riconoscesse una forma dell’amore che sfugge all’idea di un ‘ordine naturale’ modellato secondo la verità biologica della procreazione, e fatto proprio finora dal patriarcato in tutte le sue forme, religiose e laiche. Ci sono cambiamenti della coscienza, sussulti sociali, rappresentazioni del mondo, che anziché affiancarsi e integrare ciò che già esiste, lo mettono radicalmente in discussione, costringono il senso sociale a fare un salto imprevisto, fuori dalle sue immobili, inerti certezze. E’ stato così per il femminismo degli anni ’70, che ha sfidato la politica partendo dai luoghi che essa credeva di poter consegnare alla natura -i corpi, il ruolo della donna-madre, la sessualità procreativa-, e così è oggi per i movimenti gay e lesbici che sottraggono alla sfera del ‘naturale’ e del ‘sacro’ l’idea di famiglia.<br />
La richiesta che sia riconosciuta la ‘compiuta uguaglianza’ di tutti i cittadini, secondo il dettato costituzionale, non può ignorare che quando entrano in scena corpi, sessualità, sentimenti, non si può parlare solo di diritti o di leggi. Se una parte lo fa, quella avversa sicuramente glielo ricorda. La ‘naturalizzazione’ del rapporto tra i sessi, l’identificazione della donna con la sessualità procreativa che la fissa nel ruolo di madre, l’appropriazione e il controllo sulla ‘risorsa’ più preziosa e indispensabile per la continuità della specie e per l’esercizio esclusivo del potere maschile nella sfera pubblica, rappresentano una ‘preistoria’ con cui non si può non fare i conti, soprattutto se si ha il fondato sospetto che per molti sia ancora l’unica verità.<br />
Possiamo anche pensare che per le menti illuminate il richiamo della Chiesa al suo ‘magistero’ per quelli che considera ‘temi etici’, soggetti all’inalienabile legge della natura e di Dio -secondo l’interpretazione che essa stessa ne da-, sia una pretesa scandalosa e risibile al medesimo tempo, tanto da poterla liquidare con una battuta. Ma se ne vediamo i riflessi radicati nel sentire comune, la questione cambia volto e linguaggio: diventa normalità e follia, Bene e Male, ordine e caos, appartenenza ed estraneità, necessità e arbitrio, sicurezza e rischio. Ai legami di sangue, alla parentela, ai doveri e ai sensi di colpa incorporati insieme al nutrimento materno, opporre soltanto la logica dei diritti è come pretendere di farsi capire da uno straniero parlando la propria lingua. Non si dialoga con posizioni che si appellano a una verità incontestabile, fuori dalla storia, con piccoli aggiustamenti, manovre di avvicinamento o di copertura, anche perché, dall’alto di tanta autorevolezza, saranno sempre comunque scoperte e additate come sotterfugi.   [&#8230;]</p>
<p>Allargare l’orizzonte su cui navigano con incerta sorte diritti e leggi è l’unico modo per evitare che, insieme a una legge a un governo, facciano naufragio anche le convinzioni profonde che hanno guidato finora le nostre vite e il nostro impegno politico. </p>
<p><a href="http://www.liberazione.it/commento.asp?tutto=1">Il testo integrale dell&#8217;articolo di Lea Melandri è stato pubblicato sul sito di <em>Liberazione</em></a></p>
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		<title>Monica Bellucci: «Italiane svegliatevi!»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2006 18:13:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’ultima volta che Monica Bellucci è intervenuta pubblicamente in una questione interna italiana è stato due anni fa, ai tempi dell’approvazione della legge 40/2004 per la fecondazione assistita, da lei ritenuta «coercitiva e iniqua». Come finì quella battaglia si sa bene, o forse non si ricorda neppure, visto il velo di silenzio che è calato sull’assunto, come se i problemi di infertilità fossero miracolosamente scomparsi. Il referendum del giugno 2005 non raggiunse il quorum e di fecondazione praticamente non si...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2006/10/18/monica-bellucci-italiane-svegliatevi/" title="Read Monica Bellucci: «Italiane svegliatevi!»">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultima volta che Monica Bellucci è intervenuta pubblicamente in una questione interna italiana è stato due anni fa, ai tempi dell’approvazione della legge 40/2004 per la fecondazione assistita, da lei ritenuta «coercitiva e iniqua». Come finì quella battaglia si sa bene, o forse non si ricorda neppure, visto il velo di silenzio che è calato sull’assunto, come se i problemi di infertilità fossero miracolosamente scomparsi. Il referendum del giugno 2005 non raggiunse il quorum e di fecondazione praticamente non si parla più. In questi due anni nella vita della Bellucci è successo invece di tutto [&#8230;] Però la Bellucci, a distanza un anno dal fallimento del referendum, non si da pace, né dell’esito di quella battaglia, né del silenzio che l’ha seguita. Anzi. Basta domandarle cosa crede sia cambiato nei cinquant’anni passati dal celebre film con Brigitte Bardot, per risvegliare l’animo più battagliero dell’ex ragazza di Città di Castello. Le parole per dirlo, alla Bellucci vengono fuori come un fiume in piena, a cominciare da «femminista» che per taluni è peggio di una parolaccia. «La donna ci ha certo guadagnato in questi 50 anni, ma c’è ancora moltissimo da fare: il vero problema è che non ha guadagnato abbastanza. Parlo da donna, da femminista e da chi crede profondamente nella differenza tra uomo e donna. Vive la difference!, non dimentichiamo che la nostra forza è la possibilità di fare i figli. Ricordate donne, non c’è niente che non possiamo fare. Invece vedo silenzio, rassegnazione. Bisognerebbe tornare in piazza, farsi sentire. Siamo in una società dove il maschio è tuttora dominante, la simbologia, il linguaggio sono declinati al maschile, non parliamo delle priorità dei politici». Lei una proposta ce l’avrebbe. «Una delle cose più urgenti sarebbe un intervento concreto per riconoscere i diritti delle donne che stanno in casa. Chi si occupa della casa, della famiglia dovrebbe avere uno stipendio, come noi che lavoriamo fuori casa. [&#8230;] Non è difficile capire perché Monica Bellucci se ne sia andata dall’Italia, un paese che elegge con gioia maschia e fanciullesca La pupa e il secchione come programma tv di riferimento. [&#8230;] Si parla tanto di depressione, leggo storie di depressione postparto, ma sono convinta che in molti casi si tratti di una disperazione che nasce dalla solitudine, solitudine di donne che devono affrontare la quotidianità senza sostegni. Un tempo le donne lavoravano moltissimo, ma potevano contare su famiglie forti, numerose, si dava per scontato che le donne non sposate aiutassero le parenti sposate e con figli. Oggi le donne sono sole. Ci rendiamo conto di quanta energia in più deve avere una donna rispetto a un uomo? I pochi aiuti sociali non bastano. La donna che sta a casa ha lavorato per la società, lo Stato deve riconoscerle stipendio e pensione». [&#8230;] Da bambina ha ricevuto un’educazione cattolica. Deva, invece, non è stata battezzata: «Non rinnego affatto l’educazione che ho avuto, ma credo che la religione sia una questione strettamente privata e adulta, sarà lei a scegliere quando sentirà che è arrivato il momento. In Italia la religione è imposta: io sono andata a scuola e avevo il crocifisso davanti alla faccia. Ora si può scegliere di esonerare i figli dall’insegnamento religioso, che però viene impartito fin dalla scuola materna. Non credo che possa essere una materia scolastica. Mi sembra &#8211; e il referendum sulla fecondazione me lo dimostra, sospetto sia stato il primo passo per tornare indietro sull’aborto &#8211; che qui si continui a fare un uso politico della religione». Non è un caso se una delle sue politiche di riferimento sia una laica. «Mi piace molto Emma Bonino per quello che è stata capace di esprimere a livello internazionale. Le donne in politica sono troppo poche, e quelle poche seguono un’agenda stabilita dai colleghi maschi. Ho molto rispetto per chi sceglie di fare politica, ci vuole coraggio, si va in territori in cui anche se vali di più stai un passo indietro ai maschi. L’ho detto, le donne sono stufe facciamoci sentire. Se no, a forza di stare zitte, torniamo a cinquant’anni fa».</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Speciali/Extra/2006/magazine/index.shtml">L&#8217;articolo completo su Monica Bellucci è raggiungibile sul sito del Corriere. </a></p>
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