I limiti dell’intersezionalismo tra islam e mondo queer sul n. 5/2026 della rivista Nessun Dogma

Ecco il nuovo numero del bimestrale dell’Uaar Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l’impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.

La copertina del numero 5/2026 di Paolo Ferrarini è dedicata alle contraddizioni della sovrapposizione tra le istanze della religione islamica e quelle del mondo lgbt+. Alcuni articoli affrontano la questione, da prospettive differenti. Polarizzazione e divisioni politiche del movimento lgbt+, in particolare di fronte all’islam, sono i temi dell’articolo di Valentino Salvatore. Dal canto suo Paolo Ferrarini fa un resoconto della deriva islamista e omofoba in Indonesia, dando voce anche alle testimonianze di attivisti queer locali.

In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. Ricordiamo la figura di Emma Bonino, politica e attivista radicale recentemente scomparsa che ha portato avanti battaglie coraggiose per la laicità e i diritti nel nostro Paese. Il giornalista Federico Tulli esplora il tema dei finanziamenti pubblici agli oratori parrocchiali, che ricevono milioni di euro l’anno dallo Stato e dalle singole Regioni. Ospitiamo anche un pezzo di Gianni Zoccheddu per la testata satirica Lercio sulle recenti vicende che hanno coinvolto Mario Adinolfi. Il responsabile relazioni internazionali dell’Uaar Giorgio Maone intervista Fatima Karim, attivista laica arrestata per “offesa” alla religione islamica, liberata su cauzione con il supporto della nostra associazione. Il controverso tema del parto “libero”, senza assistenza medica, viene affrontato da Micaela Grosso. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso ricorda l’importanza delle discipline Stem (Science, Technology,
Engineering and Mathematics) e sottolinea quanto l’Italia sia ancora indietro. Sulla questione dell’agopuntura, affrontata da Massimo Albertin nello scorso numero, ospitiamo una lettera del professor Pietro Giusti e una replica dello stesso Albertin. Il direttore della rivista Raffaele Carcano mette in guardia dalla viralità dei contenuti social della destra identitaria e clericale. Riprendiamo inoltre un articolo da The Conversation, di Chris Miller, Douglas Ezzy e Lori G. Beaman, su “doule di fine vita” e morte dignitosa senza religione. Nicola Nobili punta i riflettori sulla Westboro Baptist Church, una piccola confessione religiosa statunitense divenuta nota in tutto il mondo per le iniziative all’insegna del fondamentalismo spinto. L’addetto stampa dell’Uaar Daniele Passanante discute i risultati di ricerche che rilevano la crescita di atei e agnostici tra i figli degli immigrati in Italia.

Su Nessun Dogma diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell’associazione. La responsabile iniziative legali Adele Orioli dà conto di una nuova vittoria dell’Uaar sul fronte giuridico, davanti al Tar del Lazio, in merito a canti natalizi in parrocchia spacciati per educazione civica. Altro punto a favore dell’Uaar dal Tar del Friuli Venezia Giulia: il coordinatore del circolo di Pordenone Loris Tissino ripercorre la vicenda della mancata concessione di un logo istituzionale da parte del Comune, che ha portato alla condanna dell’amministrazione che ha discriminato la nostra associazione. Irene Tartaglia e Francesco Crifò della giuria del Premio Brian raccontano l’esperienza alla Mostra del Cinema di Venezia, con il riconoscimento dato quest’anno al regista Lav Diaz per Makikiraan po (Let Us Through, Dear Ancestors), film che affronta la violenta colonizzazione cattolica delle Filippine. Proprio Tartaglia, in qualità di responsabile circoli Uaar, presenta il circolo associativo di Livorno e le sue attività.

Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’Osservatorio laico dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. Impegnarsi a ragion veduta a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell’associazione sul territorio a cura della redazione. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione Arte e ragione in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di Agire laico per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.

Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato Sovrapposizioni.

Secondo il tanto compianto paleontologo Stephen J. Gould, scienza e religione sarebbero «magisteri non sovrapponibili». Non abbiamo mai condiviso tale opinione, perché la scienza ha ben diritto di mettere sotto scrutinio ogni affermazione religiosa, laddove verificabile. Ribaltando il suo ragionamento, i laici ritengono che siano invece fede e politica a non dover essere mai sovrapposte, per evitare che i peccati si tramutino in reati.
Non è un’opinione maggioritaria. Anzi, non è condivisa neppure da alcuni laici. In particolare da coloro che appoggiano l’ardita ideologia dell’intersezionalità. Già sono davvero poche le rivendicazioni che possono, per esempio, accomunare induisti e non credenti (ma in uno Stato clericale, quali quelli a predominanza cattolica, raramente possono anche sussistere), ma sovrapporre istanze islamiche (o peggio ancora islamiste) e istanze Lgbt+ ci sembra davvero l’elefante nella cristalleria dei diritti umani. Lo dimostra l’ondata di violenta omofobia di matrice islamica a cui abbiamo assistito nel mondo negli ultimi mesi, e che documentiamo in questo numero.
Le formazioni sociali hanno inevitabilmente scopi diversi e rivendicano quindi quasi sempre istanze differenti. Tocca a chi governa trovare una quadra. Ai laici tocca invece fare i laici, cercando di coalizzare tutti coloro che condividono il medesimo obiettivo, o quantomeno di agire in parallelo. Già non è affatto facile tradurre in pratica questa impostazione. Coinvolgere chi ha obiettivi opposti è invece sicuramente impossibile. Facciamocene tutti una ragione.

Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino


La redazione

 


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