Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di settembre è la sentenza del Tribunale amministrativo della Regione Friuli Venezia Giulia che ha accolto il ricorso del circolo Uaar di Pordenone e condannato il Comune per aver negato l’utilizzo del logo istituzionale “Pordenone – Verso Capitale Italiana della Cultura 2027” per le iniziative proposte dall’associazione.
Il circolo Uaar aveva presentato una prima domanda, respinta perché il programma non sarebbe stato abbastanza dettagliato. La seconda istanza aveva ricevuto un ulteriore diniego, firmato stavolta proprio dal sindaco Alessandro Basso, con la motivazione che «i toni e i contenuti espressi nel “Manifesto d’intenti” presente nel sito ufficiale della Vs. Associazione non sono coerenti rispetto agli atti fondamentali, ai programmi e ai progetti dell’Ente».
La Prima Sezione del Tar, presieduta dal giudice Carlo Modica de Mohac di Grisì, ha così evidenziato il comportamento palesemente discriminatorio del Comune verso l’Uaar: «l’Amministrazione ha finito per colpire non la proposta, ma il soggetto proponente […] con un esito di fatto censorio, lesivo della libertà di espressione e gravemente incompatibile con i principi di imparzialità e laicità che devono orientare l’azione amministrativa e con il divieto di discriminare un soggetto in ragione delle convinzioni religiose». «Come insegnato dalla Storia delle grandi Rivoluzioni democratiche che hanno segnato l’avvio dello Stato a connotazione pluralista», ha sottolineato il giudice estensore della sentenza, «non vi può essere “Cultura” senza pluralismo di idee, ragion per cui concedere il “monopolio” del potere autorizzatorio dell’uso del logo per cui è causa ad una sola parte politica o a chi rappresenti solamente un ideale socio/politico o un orientamento teoretico/religioso, significherebbe negare in radice il concetto stesso di “Cultura”; ed anche quello di “Democrazia”».
Il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg Furio Honsell ha espresso «grande soddisfazione per la sentenza del Tar», condividendone in pieno le motivazioni. «Il diniego del Comune», ha aggiunto Honsell, «era inoltre inaccettabile in quanto la Uaar era stata uno dei soggetti che aveva contribuito alla stesura vincente della proposta. Questa del Tar è una lezione di civiltà che dimostra due principi: il primo è l’importanza della libertà di pensiero, mentre il secondo è l’indipendenza dei giudici dal potere politico».
Sebastiano Badin, segretario nella Regione Friuli Venezia Giulia di Sinistra Italiana, e il segretario del circolo di Pordenone Michele Ciol hanno criticato l’amministrazione comunale sulla vicenda: «No signor sindaco, non ci pare che Pordenone con le amministrazioni di destra abbia dimostrato di essere avanti sul tema dei diritti civili. I fatti dimostrano altro, come la vicenda sul mancato patrocinio all’iniziativa UAAR», hanno spiegato in una nota, auspicando che il Comune dia il patrocinio al Pride di Udine.
I consiglieri comunali di Pescara di Pd, M5S e Avs hanno votato contro la mozione per promuovere il posizionamento dei crocifissi nelle scuole della zona nel nome dell’identitarismo cattolico, approvata con i voti del centrodestra su iniziativa di Valeria Toppetti (Futuro Nazionale).
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Paolo Sola ha spiegato: «Non abbiamo votato contro il crocifisso ma contro la sua strumentalizzazione politica. Gesù Cristo non è un logo del Made in Italy e il crocifisso non è un cartello con scritto “questa è casa nostra”». Il capogruppo del Pd Piero Giampietro ha criticato la maggioranza per essersi accodata a Futuro Nazionale, cosa che dovrebbe «come minimo mettere in imbarazzo la parte più moderata del centrodestra». Per il centrosinistra la mozione è «strumentale e propagandistica»: crea un «caso Pescara» destinato ad avere conseguenze anche a livello nazionale. Francesco Pagnanelli del Partito Democratico ha definito la mozione «propagandistica, fine a sé stessa», sottolineando che in gran parte delle classi il crocifisso già c’è (sic!): la questione così posta è una «forzatura» che «denota la vostra pochezza e ipocrisia». Dal canto suo Enrico Di Ciano (Avs) ha parlato di una «provocazione e una strumentalizzazione della sfera personale» che «trasforma il credo religioso in qualcosa di divisorio ed escludente». Piernicola Teodoro della Lista Costantini sindaco, che si è astenuto, ha etichettato l’iniziativa come «solo demagogia politica».
I rappresentanti al Consiglio regionale della Lombardia di Movimento 5 Stelle e Italia Viva non hanno espresso voto favorevole alla legge per valorizzare e promuovere i presepi, approvata dalla maggioranza e proposta dalla presidente della Commissione Cultura Anna Dotti (Fratelli d’Italia), che prevede lo stanziamento di 600 mila euro in tre anni.
L’opposizione ha spiegato: «Pur riconoscendo il valore dell’artigianato e della tradizione, riteniamo prioritario destinare le risorse pubbliche, che sono limitate, a servizi essenziali per i cittadini, all’istruzione e alle reali priorità dei lombardi, anziché a provvedimenti di questo genere che impattano sulla laicità delle istituzioni e sull’autonomia scolastica».
La consigliera comunale di Aosta Katya Foletto (Alleanza Verdi e Sinistra) ha presentato una mozione che chiede al sindaco e alla giunta di rimuovere i simboli religiosi esposti nella sede istituzionale: proprio nella sala del Consiglio infatti campeggia un crocifisso. L’iniziativa per garantire la laicità delle istituzioni è stata aspramente criticata dai clericali, in particolare dalla Lega.
I promotori della campagna “Liberi Subito” per l’autodeterminazione sul fine vita sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni hanno depositato 16 mila firme per la proposta di legge d’iniziativa popolare presso la sede del Consiglio regionale del Piemonte.
La Regione Veneto ha approvato una legge sul fine vita che regolamenta il suicidio assistito con 32 voti a favore, 4 astenuti e 14 contrari. È la prima Regione governata dal centrodestra a varare questa riforma, anche grazie all’interessamento dell’ex governatore e attuale presidente del Consiglio regionale Luca Zaia che si è esposto nonostante la netta opposizione di parti importanti della maggioranza e la freddezza del governo Meloni. La proposta di legge su cui si è basato il testo infine approvato con vari emendamenti è quella dell’iniziativa popolare “Liberi Subito”, sostenuta da diverse realtà tra cui l’Uaar e coordinate dall’Associazione Luca Coscioni. Un precedente tentativo di approvazione era naufragato nel gennaio 2024 per un solo voto. Stavolta il risultato è stato raggiunto, non senza spaccature nella maggioranza: i nove consiglieri di Fratelli d’Italia si sono opposti, per Forza Italia due si sono astenuti e uno ha votato a favore, i leghisti Riccardo Barbisan e Filippo rigo si sono opposti, come due consiglieri di Resistere Veneto e Stefano Valdegamberi di Futuro Nazionale, mentre l’unico consigliere dell’Udc si è astenuto.
L’assessore al Comune di Torino Jacopo Rosatelli ha partecipato alla commemorazione per la Breccia di Porta Pia organizzata all’obelisco di Piazza Savoia dal circolo Uaar di Torino, l’Associazione radicale “Adelaide Aglietta” e l’Associazione Marco Pannella.
Per la morte dell’esponente radicale Emma Bonino sono stati celebrati funerali laici di Stato in Campidoglio a Roma, nella Sala della Protomoteca, alla presidenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, i ministri della Giustizia Carlo Nordio e del Lavoro Marina Calderone, nonché diversi politici e rappresentanti istituzionali.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge sulla scuola che comprende il divieto di indossare il velo integrale, con sanzioni che arrivano fino a mille euro. L’iniziativa per contrastare l’imposizione di niqab e il burqa alle alunne musulmane era stata annunciata dalla premier Giorgia Meloni qualche giorno prima nel corso di un comizio per la festa di Gioventù Nazionale. La presidente del Consiglio ha affermato che «la parità uomo-donna non è negoziabile». Dal canto suo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che aveva prospettato questo provvedimento ad agosto, durante un suo intervento alla festa leghista di Pontida ha sostenuto «l’integrazione con chi condivide i nostri valori di riferimento, ad esempio l’uguaglianza uomo-donna, la laicità dello Stato».
La deputata Erica Mazzetti (Forza Italia) ha annunciato la presentazione di una proposta di legge per proclamare festa civile il 20 settembre, data della Presa di Roma e della fine dello Stato pontificio. Anche nel 2022, nel corso della precedente legislatura, Mazzetti aveva avanzato questa proposta. Di recente l’ha fatto durante un convegno a Colle Val d’Elsa sul 20 settembre dell’Associazione Arnolfo di Cambio. L’onorevole comunque ci ha tenuto ad esaltare l’identità cattolica dell’Italia e a specificare che il suo non è un gesto anticlericale, che la Breccia di Porta Pia si inserirebbe «nella solida tradizione del liberalismo cattolico italiano, che annovera il padre della Patria Cavour e personalità quali Manzoni» e che «questo evento non va letto come un atto di ostilità verso la fede, ma come il definitivo superamento di un anacronismo: la commistione tra potere temporale e autorità spirituale».
Il Ministero della Difesa ha ricordato il 20 settembre sui social con un video commemorativo e definendolo «una giornata decisiva del Risorgimento e una tappa fondamentale nel processo di unificazione nazionale».
La vicesindaca di Aosta Valeria Fadda è intervenuta in rappresentanza dell’amministrazione sul palco del Pride, che si è tenuto il 26 settembre con il patrocinio del Comune. Fadda ha spiegato: «il patrocinio del Comune non è un logo su una locandina: vuol dire che l’istituzione sceglie di esserci. Nessuno dovrebbe chiedere il permesso di essere ciò che è. Una città degna di questo nome deve fare in modo che nessuno debba avere paura di esserlo. E l’Amministrazione comunale spera che questa città sia Aosta».
Infine qualche buona novella laica dall’estero.
La mostra antiabortista esposta al Parlamento europeo di Strasburgo e promossa dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini ed esponenti delle lobby no-choice è stata contestata da diversi eletti, tra cui la presidente di The Left Manon Aubry e Alessandra Moretti (S&D). Aubry ha parlato di «mostra vergognosa», chiedendone la rimozione: «L’aborto è un omicidio. È questo, in sostanza, il messaggio che il Parlamento europeo sta diffondendo nei propri corridoi attraverso una mostra contraria alla libertà di scelta, la quale sostiene che l’embrione sia una vita umana fin dal concepimento». Moretti si è detta «letteralmente sconvolta» nel vedere che fosse stata organizzata «una mostra contro il diritto all’aborto e contro la libertà delle donne di autodeterminarsi e scegliere sul proprio corpo». Carolina Morace del Movimento 5 Stelle ha chiesto una indagine interna alle istituzioni Ue.
La redazione

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