Il Tar dà ragione all’Uaar, censurata a Pordenone

Il Comune aveva negato al’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti l’utilizzo del logo comunale di Pordenone. I giudici accolgono il ricorso: «La cultura non è appannaggio del pensiero unico».

L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) e il suo Circolo di Pordenone esprimono profonda soddisfazione per la sentenza n. 200/2026 della Prima Sezione del Tribunale amministrativo regionale per il Friuli Venezia Giulia. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso proposto dall’associazione contro il Comune di Pordenone, annullando il provvedimento con cui il sindaco Alessandro Basso (Fratelli d’Italia) aveva negato l’utilizzo del logo istituzionale “Pordenone – Verso Capitale Italiana della Cultura 2027” per le iniziative dell’Uaar.

La sentenza del Tar mette a nudo una serie di clamorose incongruenze, illegittimità e forzature ideologiche messe in atto dall’Amministrazione comunale.

«I magistrati – commenta Loris Tissino, coordinatore del Circolo ricorrente – hanno evidenziato che la concessione del logo non è un’attività politica e non può essere gestita come atto di indirizzo politico: sottrarre tale scelta alla competenza tecnica del dirigente costituisce un grave eccesso di potere. Il diniego ci è parso assolutamente irragionevole, ed è per questo che abbiamo presentato il ricorso amministrativo. Una questione non basata su richieste di finanziamenti, di cui altri soggetti godono abbondantemente, ma proprio di principio: può un’Amministrazione comunale, che in diverse occasioni parla di pluralismo e di inclusione anche proprio in riferimento al percorso di Capitale della Cultura, escludere una parte della società per le proprie posizioni in materia di religione? Secondo noi no, e il Tar ci ha dato ragione».

Il Tribunale ha infatti definito tale operazione «di fatto censoria», lesiva della libertà di espressione e gravemente discriminatoria in ragione delle convinzioni filosofico-religiose.

L’azione amministrativa è venuta meno ai doveri costituzionali di laicità e imparzialità e contrasta frontalmente con gli stessi valori del dossier di candidatura “Pordenone 2027. Città che sorprende”, improntato ai principi di inclusione, coesione sociale e partecipazione del Terzo Settore.

I magistrati del Tar Friuli Venezia Giulia, guidati dal presidente ed estensore Carlo Modica de Mohac di Grisì, hanno offerto una straordinaria lezione di civiltà giuridica e democratica: «Non vi può essere cultura senza pluralismo di idee, ragion per cui concedere il monopolio del potere autorizzatorio dell’uso del logo […] a una sola parte politica o a chi rappresenti solamente un ideale socio/politico o un orientamento teoretico/religioso, significherebbe negare in radice il concetto stesso di Cultura; e anche quello di Democrazia».

«Non possiamo che essere soddisfatti – conclude Roberto Grendene, segretario nazionale Uaar – per l’annullamento di questa arbitraria censura che colpiva, come scrive il Tribunale, non la proposta ma il soggetto proponente, cioè un ente del Terzo Settore che rappresenta cittadine e cittadini atei e agnostici, limitando la libertà d’espressione e la laicità delle istituzioni. Ringraziamo di cuore il Circolo di Pordenone e i nostri encomiabili legali».

Comunicato stampa

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