A Chiusi l’Uaar è intervenuta contro le benedizioni pasquali illegittime in orario scolastico, riaffermando la laicità della scuola. Un altro caso in cui la consuetudine clericale pretendeva di prevalere sulla legge. Affronta il tema la docente Pamela Deiana sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
La consuetudine è quell’abitudine, perpetuata nel tempo e ripetuta sistematicamente da un gruppo sociale, di cui non vengono messe in discussione l’opportunità, l’appropriatezza e, soprattutto, la legittimità o la legalità delle azioni stesse. Si assiste a comportamenti che permangono nel tempo e che, nonostante il passaggio di generazione in generazione, rimangono impermeabili alle nuove esigenze del gruppo e alle eventuali nuove indicazioni legislative.
Anzi, spesso si è convinti che sia proprio la legge a prescrivere un dato comportamentospesso si è convinti che sia proprio la legge a prescrivere un dato comportamento. In alcuni casi, meno rari di quanto si pensi, quando si arriva a conoscere la legge e si riscontra che è addirittura contraria al comportamento perpetrato, si pensa che la consuetudine possa superare la legge oppure si teme che, cambiando l’abitudine, si possa provocare una rivolta populi che creerebbe più danno dell’abitudine errata stessa.

Succede che a Chiusi, una cittadina in provincia di Siena di circa ottomila abitanti, nell’istituto comprensivo “Graziano da Chiusi”, sia consuetudine ricevere la benedizione del parroco, in occasione delle festività pasquali, durante l’orario scolastico. Una tradizione “secolare”, come viene definita da tgcom24, approvata anche quest’anno dal consiglio d’istituto.
Ma a Chiusi la consuetudine della sfera religiosa a sconfinare in quella pubblica, e viceversa, è più consolidata di quanto il solo episodio della benedizione pasquale a scuola faccia pensare. Il periodico locale Primapagina riporta la presenza di edicole sacre posizionate in varie parti della città, nei posteggi e addirittura nelle rotonde, e racconta della presenza del sindaco alle processioni con indosso la fascia tricolore.
Un quadro dove spezzare le usanze e le abitudini ha provocato reazioni impetuose, tanto da attirare l’attenzione dei media anche a livello nazionale e la mobilitazione di troupe televisive che si sono aggirate per le strade intervistando i passanti, soprattutto quelli che si appellano alla ipotetica legittimità delle consuetudini.
È evidente che qualcuno abbia trovato opportuno segnalare l’illegalità perpetuata nella scuola, vuoi perché in prima persona non gradisce le benedizioni del parroco, vuoi perché crede, come noi, nella laicità dello Stato e quindi nella laicità della scuola pubblica.
L’Uaar interviene con una diffida formale inviata alla dirigente, professoressa Daria Moscillo, affinché, in ottemperanza alle leggi vigenti, faccia annullare la delibera del consiglio d’istituto in tema di atti di culto nella scuola. È qui che assistiamo alla chiamata in causa della “consuetudine” che è sentita con una forza tale da essere usata, non solo in propria difesa, ma in difesa di un atto decisamente discriminatorio e contrario alle leggi dello Stato italiano in tema di pubblica istruzione.
Alla “consuetudine” si appellano anche il parroco don Antonio Canestri e il sindaco Gianluca Sonnini: il primo per ribadire l’importanza delle tradizioni e del sostegno spirituale alla comunità e il sindaco dichiarandosi vicino alle famiglie degli alunni dell’istituto comprensivo, che hanno dovuto rinunciare alle “consuete” benedizioni. A indignarsi è anche il cardinale Augusto Paolo Lojudice che sente i richiami alla legge come «attacchi strumentali alla cattolicità».
A ogni modo, sindaco e dirigente scolastica sono dovuti sottostare alla legge e, seppur con malcontento, fare marcia indietro e annullare la delibera del consiglio d’istituto sulle consuete benedizioni.
Scuola e Chiesa in Italia sono inseparabiliScuola e Chiesa in Italia sono inseparabili; infatti, sempre nella città di Chiusi, nel dicembre precedente ai fatti narrati in questo articolo, gli studenti dell’istituto d’istruzione superiore “Valdichiana” hanno ricevuto, all’interno dell’edificio scolastico, don Antonio Coluccia, il “prete delle borgate romane” che vive sotto scorta e che è attivo contro il malaffare e lo spaccio di droga. Ad accompagnarlo c’è anche il già citato cardinale Lojudice.
Quest’ultimo, per mantenere salda l’influenza della Chiesa sulla scuola, scrive un messaggio su Facebook rivolto agli studenti in occasione della fine di questo anno scolastico. Si rivolge soprattutto a chi dovrà sostenere gli esami di fine percorso, sia delle scuole medie che delle scuole superiori. Il messaggio ricorda che a esaminarli veramente, per la loro vita e per le loro azioni, sarà Gesù.
E ancora, assicura ai ragazzi e alle ragazze che Gesù sarà accanto a loro durante tutte le sfide della loro vita. Nel lungo post fa riferimento anche a Francesco d’Assisi, così da tenerlo a mente in quanto da quest’anno sarà celebrato in tutte le scuole d’Italia il 4 ottobre, come da delibera ministeriale (ma solo su questo ci vuole un altro articolo).
Niente benedizioni pasquali dunque, le pratiche liturgiche sono state interrotte anche se già avvenute in alcune classi. I genitori si indignano richiamandosi alla tradizione e all’identità del Paese, quindi alla consuetudine. Da qui nasce la polemica: la stampa locale, e poi quella nazionale, si interessa del caso e assistiamo a infinite, e non sempre edificanti, polemiche anche sui social.
Il richiamo alle usanze, e ancora alla consuetudine, sono il fulcro delle discussioni e i genitori dei bambini dell’istituto comprensivo danno inizio a una vera e propria caccia alle streghe per trovare chi abbia potuto denunciare i fatti all’Uaar. Capri espiatori di quasi tutte le polemiche apparse sui social sono i soliti stranieri, nello specifico musulmani, che vengono nel nostro Paese ma non vogliono acquisirne la cultura. Se ne tornino dunque al loro Paese, peccato che il “loro Paese” sia questo e che atei e agnostici sono italiani che chiedono rispetto per loro stessi e per la legge.
I titoli indicano l’Uaar come responsabile di aver bloccato le benedizioni e contro di noi tuonano genitori e ferventi cattolici. Senza l’intervento dell’Uaar, le benedizioni nella scuola pubblica statale di Chiusi ci sarebbero ancora, appunto, per consuetudine.
L’Uaar non ha bloccato le benedizioni, l’Uaar ha fatto rispettare la legge, che prevale sulla consuetudine e garantisce uguaglianza.
La legge risponde alle esigenze della comunitàLa legge risponde alle esigenze della comunità e, tenendo conto dei cambiamenti della società stessa, deve garantire l’uguaglianza tra tutti i componenti. In una società che muta e che si evolve, anche le leggi mutano e si evolvono. Il rinnovo del concordato, firmato dall’allora presidente del consiglio Craxi e il segretario dello Stato vaticano Casaroli, fu rivoluzionario. Anche se il rinnovo di un accordo fascista dà comunque i brividi, di fatto la religione cattolica smise di essere la sola religione di Stato e venne così sancita la laicità dello Stato.
Una società che si evolve è una società attenta ai suoi propri cambiamenti interni e alle rinnovate esigenze dettate dai cambiamenti globali e dalle consapevolezze. Un gruppo sociale si evolve quando, confrontandosi con altri gruppi sociali, ne apprezza la diversità e fa delle differenze una ricchezza. Se questo non avviene assistiamo alla fossilizzazione del pensiero, della scienza e del progresso.
Il caso di Chiusi, che ha visto i soggetti già citati fare appello alla consuetudine, rivela l’arresto del processo di evoluzione della società. Se la storia dei popoli non avesse avuto scienziati, oltre ai profeti, e filosofi, oltre ai santi, probabilmente la consuetudine dei pensieri e delle azioni ci vedrebbe ancora dentro una caverna, o in una piazza a bruciare streghe.
Invece ci evolviamo, cambiamo, facciamo aderire il nostro pensiero con il pensiero della scienza, che è la vera grande rivoluzione.
Ci auguriamo che a Chiusi sappiano far tesoro di questa esperienza, cogliendo l’opportunità di osservare che, nella loro stessa comunità sociale, esistono persone appartenenti ad altre religioni, oppure non credenti, i cui diritti devono essere rispettati, siano essi italiani o meno.
La democrazia non promuove i diritti della maggioranza, ma difende i diritti di tutti.
Pamela Deiana
Iscriviti all’Uaar Abbonati Acquista a €2 il numero in digitale
Sei già socio? Entra nell’area riservata per scaricare gratis il numero in digitale!

….”L’Uaar non ha bloccato le benedizioni, l’Uaar ha fatto rispettare la legge, che prevale sulla consuetudine e garantisce uguaglianza”…. Afferma giustamente l’ottimo articolo !
Non va inoltre dimenticato che è stato più che probabilmente il Vaticano il primo a capire l’importanza della comunicazione di massa prendendo il potere sulla stampa e su quasi tutti i media, RAI inclusa, grazie all’Indice che vietava ciò che non era nella linea del partito devoto, utilizzando i preti del pulpito per trasmettere il messaggio pontificale. Per non parlare delle tante pubblicazioni come l’Osservatore Romano ! Senza dimenticare la puntuale, per non dire cinica commedia papale della RAI : « il papa ha detto… »……
PS : L’educazione al metodo scientifico è fondamentale : è assolutamente necessario insegnare (tramite lo spirito critico o la metodologia scientifica) cos’è la conoscenza affidabile e quali metodi permettono di produrla.