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	<title>Dal mondo &#8211; A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Jul 2026 13:20:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cavoli e cicogne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[La legge sul &#8220;consenso informato&#8221; limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. «Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/08/02/cavoli-e-cicogne/" title="Read Cavoli e cicogne">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La legge sul &#8220;consenso informato&#8221; limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>«Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni. In questo applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri», dichiara il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara e così si legge direttamente sulla pagina del ministero da lui condotto.</p>
<p>E che a quanto pare considera l’intero corpo docenti, di cui pure sarebbe formalmente l’apice esecutivo, composto da non professionisti e soprattutto non seri. E già la dice lunga. <span class="pullquote">Ma andiamo con ordine</span>. La norma ideata dal ministro, e di cui si compiace con dubbio gusto espressivo, inserisce la possibilità del veto scritto dei genitori per qualsiasi progetto legato alla sessualità e all’affettività nelle scuole medie e superiori, escludendone totalmente la possibilità dalle scuole dell’infanzia e primarie.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77609" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/cavoli-e-cicogne-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In teoria una retriva difesa contro lo spauracchio del gender, ormai evocato come il babau sotto al letto, e che per ironia della sorte non solo non esiste, ma si rifà a concetti nati negli anni ‘70 del secolo scorso, focalizzati proprio su quella differenza (penalizzante, ma altra storia) tra maschi e femmine che piace tanto agli integralisti di casa nostra.</p>
<p>Di fatto una forma istituzionalizzata di censura ideologica, scientificamente analfabeta e politicamente regressiva, mirata a compiacere le lobby tradizionaliste a discapito dei diritti civili fondamentali e dell’autonomia individuale dei minori.</p>
<p>L’educazione sessuo-affettiva non deve, non dovrebbe, in uno Stato laico, soccombere a una becera propaganda ideologica che sacrifica sull’altare del dogma confessionale e del moralismo religioso uno strumento basilare non solo per la salute pubblica e per la prevenzione medica, ma soprattutto per la crescita consapevole degli individui e il pieno sviluppo dei diritti della persona umana in quanto tale.</p>
<p>A ciò si aggiunga che introducendo l’obbligo del consenso informato preventivo la scuola, in senso ampio, compie un gravissimo atto di abdicazione rispetto alla propria funzione civile e pedagogica, con lo Stato che pur di consegnare le chiavi dei programmi scolastici alla fantasiosa discrezionalità e alle superstizioni confessionali delle singole famiglie rinuncia a qualsivoglia straccio di tutela della propria autorevolezza scientifica.</p>
<p>Negare ai giovani cittadini il libero accesso a informazioni corrette sul funzionamento del proprio corpo, sulle metodologie di contraccezione e sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili significa condannarli all’ignoranza biologica e sociale, a quella esclusione ghettizzante che a parole si condanna, nei fatti si auspica e si alimenta.</p>
<p>Questa mossa, di anche ma non solo marketing oscurantista, espone la popolazione studentesca a rischi gravissimi ed evitabili, sia sul piano della salute fisica sia su quello dell’equilibrio psicologico. Come è ovvio che sia, le stesse linee guida ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità evidenziano che un’educazione alla sessualità scientifica e “olistica” è lo strumento più efficace per contrastare le violenze di genere, gli abusi sui minori e i comportamenti sessuali a rischio.</p>
<p>In un quadro nazionale dove, guarda caso, crescono senza sosta le infezioni sessualmente trasmesse in Italia, e a trainare l’aumento sono proprio i più giovani dove clamidia, gonorrea, sifilide e Hiv, dopo anni di relativa stabilità, stanno tornando a livelli che preoccupano la sanità pubblica, ci mancava l’ignoranza scolastica autorizzata e incentivata.</p>
<p>Il meccanismo del consenso preventivo perverte la natura stessa del patto di corresponsabilità educativa, mutandolo in un dispositivo di censura preventiva e di ricatto morale contro l’istituzione scolastica. <span class="pullquote">Questa norma colpisce l’autonomia didattica garantita dalla Costituzione</span> e calpesta la dignità professionale del corpo docente ben più a fondo delle pur sgradevoli parole del ministro.</p>
<p>Gli insegnanti, così come gli esperti esterni o gli operatori dei centri antiviolenza, non saranno più liberi di strutturare percorsi di crescita basati sulle reali necessità civili ed epidemiologiche degli studenti senza subire la scure del veto delle famiglie.</p>
<p>Basta che una ridotta minoranza di genitori esprima il proprio rifiuto per paralizzare un intero progetto didattico deliberato dagli organi collegiali: l’unica, residuale speranza è che avvenga anche in senso contrario, viste le numerose incursioni delle realtà antiscelta nei nostri edifici scolastici (come avviene ad esempio per i progetti denominati Teen Star).</p>
<p>Ma in ogni caso resta il fatto che gli studenti i cui genitori decideranno di non firmare il modulo di autorizzazione verranno formalmente esonerati dalle lezioni e fisicamente allontanati dal gruppo classe, per essere isolati e ricollocati in altre aule.</p>
<p>Si tratta di una dinamica discriminatoria e regressiva, che ricalca seppur in senso contrario i medesimi meccanismi di esclusione e stigma sociale che la scuola italiana ha già vissuto a causa dell’insegnamento dell’Irc e della pessima gestione delle attività alternative.</p>
<p>Questa forma di ghettizzazione normativa ferisce l’inclusione e priva in modo mirato proprio quei ragazzi e quelle ragazze che provengono dai contesti familiari più chiusi dell’unica opportunità di emancipazione culturale e di informazione laica. La scuola non ha il compito di confermare i pregiudizi religiosi o i tabù morali dei genitori; il suo dovere costituzionale primario è fornire strumenti conoscitivi universali e oggettivi, agendo a tutela esclusiva del supremo interesse del minore.</p>
<p>Perché il silenzio che assorda nelle parole di Valditara che ben riassume l’esprit de loi di questa controriforma, sta soprattutto qui. Il gender, i professionisti, il diritto dei genitori a educare. Ma non una parola, chissà come mai, su quello che è l’unico e vero diritto, interesse preminente, sul quale gli altri devono convergere e bilanciarsi: quello del minore. Minore che deve essere considerato come un soggetto giuridico autonomo, titolare di diritti civili propri, e mai come una proprietà privata o un’estensione ideologica della famiglia di origine.</p>
<p>Minore che ha diritto a un’informazione scientifica che possa essere utile anche nell’esprimere quella personalità, quello sviluppo e quelle aspirazioni che convenzioni internazionali, leggi e la nostra stessa Costituzione, così spesso a sproposito citata, considerano come attributi inalienabili e incoercibili. Persino da mamma e papà, con buona pace delle caucasiche eterocis famiglie nei boschi.</p>
<p>È ovvio al contrario che, dietro le formule retoriche utilizzate dal ministro riguardo alla “tutela dei bambini” e al babau che sprizza glitter, si cela <span class="pullquote">un evidente favore politico concesso alle lobby integraliste</span> cattoliche e ai movimenti clericali che da anni conducono una crociata contro i diritti civili e l’autodeterminazione sessuale e riproduttiva in generale, delle donne e della comunità Lgbt+ nello specifico.</p>
<p>Escludere l’educazione all’affettività dalle scuole dell’infanzia e primarie, e sottoporre a un ricatto burocratico quella nei cicli successivi, risponde al preciso disegno politico di silenziare istituzionalmente qualsiasi dibattito democratico e scientifico sulla pluralità dei modelli familiari e sull’identità di genere. In ogni caso la normativa sul consenso informato è proprio quello che appare: un atto di aperta ostilità nei confronti di una società aperta, pluralista, scientifica e laica.</p>
<p>Da un lato degrada l’istituzione scolastica statale a mera camera di compensazione dei confessionalismi privati e dei fanatismi familiari, dall’altro calpesta senza riserve il diritto costituzionale allo studio di quei minori che finge di voler tutelare e il loro sacrosanto, è il caso di dire, diritto a ricevere un’informazione scientificamente neutrale, laica e aggiornata.</p>
<p>Aperta a tutti, come recita l’articolo 34 della Costituzione, con la piena libertà di insegnamento di arte e scienza, come ricorda il precedente articolo 33. Anche perché è un attimo passare dalle api sul fiore e dalle graziose cicogne in modalità Amazon ai cavoli: e quelli sono e restano nostri.</p>
<p><strong>Adele Orioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Potresti essere in una setta e non saperlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 09:00:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le dinamiche settarie non dipendono dai contenuti in sé ma dai meccanismi di controllo: paura, obbedienza e censura possono nascondersi dietro religioni, ideologie e comunità. Affronta il tema lo psicologo e divulgatore Armando De Vincentiis sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Quando si parla di sette, l’immagine che viene in mente è sempre la stessa. Un leader carismatico, una comune isolata, un gruppo di persone che ha reciso...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/26/potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo/" title="Read Potresti essere in una setta e non saperlo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le dinamiche settarie non dipendono dai contenuti in sé ma dai meccanismi di controllo: paura, obbedienza e censura possono nascondersi dietro religioni, ideologie e comunità. Affronta il tema lo psicologo e divulgatore Armando De Vincentiis sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Quando si parla di sette, l’immagine che viene in mente è sempre la stessa. Un leader carismatico, una comune isolata, un gruppo di persone che ha reciso ogni legame con il mondo esterno. È un’immagine vera, ma parziale. E quella parzialità è esattamente il problema, perché i sistemi settari più pericolosi per la salute mentale non sono quelli che assomigliano a Jonestown. Sono quelli che non riconosciamo come tali.</p>
<p>La prima cosa da capire è che una setta non si definisce per quello in cui crede, ma per come funziona. <span class="pullquote">Il contenuto ideologico è quasi secondario</span>. Quello che conta è la struttura: un sistema chiuso che controlla le informazioni, penalizza il dubbio e premia la conformità. Questo meccanismo non ha bisogno di un dio da adorare. Ha bisogno di un gruppo, di un’identità condivisa e di qualcuno che gestisca l’accesso all’uno e all’altra.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77586" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Potresti-essere-in-una-setta-e-non-saperlo-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>I sistemi settari di matrice religiosa o ideologica lavorano sulla paura. Chi è fuori è pericoloso, corrotto, nemico. Uscire significa tradire, esporsi al pericolo, perdere la protezione. Spesso si aggiunge una componente messianica: il gruppo ha una missione, sta salvando il mondo, si sta elevando rispetto a una massa ignara. Chi appartiene è speciale. Chi se ne va smette di esserlo.</p>
<p>I sistemi settari di matrice commerciale o culturale usano invece una leva diversa e per certi versi più insidiosa: lo status. Non ti dicono che il mondo fuori è pericoloso. Ti dicono che fuori non sei nessuno. All’interno del gruppo invece puoi diventare qualcuno, hai accesso a conoscenze riservate, fai parte di una cerchia esclusiva. Certi network di vendita multilivello funzionano esattamente così. Alcune comunità di coaching anche. Il meccanismo non genera terrore: genera dipendenza dal riconoscimento. Ed è molto più difficile da riconoscere e da trattare.</p>
<p>C’è poi un terzo modello che spesso viene sottovalutato: le comunità organizzate intorno a teorie non verificate o apertamente false. Non tutte sviluppano dinamiche settarie, ma molte lo fanno nel tempo. Il segnale più chiaro è la gestione del dissenso interno. In una comunità sana il dubbio è benvenuto. In una comunità con dinamiche settarie chi solleva un dubbio viene marginalizzato, chi fa domande scomode viene trattato come un traditore o come qualcuno che non ha ancora capito abbastanza.</p>
<p>Ti dicono che non sei pronto, che stai cadendo nella trappola dei poteri forti, che devi studiare di più prima di permetterti di mettere in discussione. Basta una piccola insicurezza, un bisogno di appartenenza non soddisfatto altrove, e quel messaggio attecchisce. Il dubbio che stavi per esprimere diventa vergogna. La domanda che stavi per fare rimane sepolta.</p>
<p>A tutto questo si aggiunge una zona grigia che spesso passa inosservata. Non è fatta di sette vere e proprie, ma di gruppi che adottano gli stessi meccanismi pur presentandosi come realtà normali. Non ti chiedono di tagliare i ponti con il mondo, ma ti fanno capire che il mondo «non capisce». Non ti dicono che chi è fuori è un nemico, ma insinuano che chi non aderisce «non è al livello».</p>
<p>Non ti impongono un credo, ma ti spingono a ripetere certe idee fino a farle diventare l’unico modo accettabile di guardare le cose. Può succedere in certi ambienti professionali, in gruppi di attivismo, in comunità online, in sistemi molto chiusi, in cerchie che si definiscono “famiglia” ma che in realtà funzionano come piccoli sistemi di controllo. Non c’è un leader che comanda dall’alto, ma c’è un clima che scoraggia il dissenso e premia chi si adegua. È un terreno scivoloso, perché tutto sembra normale finché non ti accorgi che stai misurando il tuo valore con il metro del gruppo e non con il tuo.</p>
<p>Uno degli errori più comuni è pensare che queste dinamiche colpiscano solo persone fragili o poco istruite. Non è così. Il fattore di rischio principale non è l’intelligenza: è il bisogno di appartenenza in un momento di transizione o di perdita. Un lutto, una separazione, un cambiamento di lavoro, un periodo di isolamento. Momenti in cui chiunque è più disponibile ad accettare una struttura che offra senso, comunità e identità.</p>
<p>Chi entra in un sistema settario raramente lo fa perché ingannato in modo grossolano. Lo fa perché trova qualcosa che cercava: una risposta, un gruppo, un ruolo. <span class="pullquote">Il problema emerge dopo, quando quella risposta diventa l’unica ammessa</span>, quel gruppo diventa una prigione e quel ruolo dipende dalla rinuncia a sé stessi.</p>
<p>Uscire da un sistema settario, qualunque sia la sua natura, ha costi psicologici reali. Chi esce da una setta religiosa spesso sperimenta un lutto vero e proprio: perde una comunità, un sistema di significato, talvolta una famiglia. Chi esce da un network commerciale con dinamiche settarie si ritrova spesso con debiti, relazioni compromesse e un senso di vergogna profondo per aver creduto a qualcosa che ora riconosce come manipolazione.</p>
<p>Chi si allontana da una comunità pseudoscientifica chiusa deve ricostruire da zero la capacità di fidarsi del proprio giudizio. E chi lascia quei gruppi della zona grigia si accorge che, pur non avendo mai firmato nulla, ha comunque ceduto pezzi della propria autonomia per sentirsi parte di qualcosa. In tutti i casi si tratta di persone che hanno interiorizzato per mesi o anni un sistema in cui il proprio valore dipendeva dall’approvazione del gruppo. Ricostruire un’identità autonoma, capace di stare nell’incertezza senza cercare rifugio in un’appartenenza totalizzante, è un lavoro lungo.</p>
<p>La prevenzione passa dal riconoscimento. Le domande da fare non riguardano cosa crede un gruppo, ma come gestisce chi dubita, chi vuole andarsene, chi porta informazioni dall’esterno. Un gruppo sano regge il confronto. Un sistema settario lo teme. E quella paura del confronto, quella necessità di tenere i membri dentro attraverso la paura o attraverso la promessa di uno status irraggiungibile altrove, è il segnale più chiaro che qualcosa non va. Indipendentemente da quale sia l’ornamento del gruppo: una croce, un logo aziendale, una mappa piatta della Terra o l’affermazione di essere «solo un ambiente affiatato».</p>
<p>A molti sarà capitato di vivere certe realtà senza accorgersene ma provando una sorta di disagio interiore difficilmente decifrabile. Un vuoto inspiegabile, un’ansia non collegabile a qualcosa eppure, dal profondo della propria coscienza, qualche segnale emergeva. Solo che lo hanno probabilmente censurato per dare spazio all’aspetto emozionante di quel sistema che li ha accolti.</p>
<p>Ma chi legge questo ora, magari, avrà compreso e decifrato che quell’inconscio messaggio era l’indizio che il proprio cervello stava ricevendo segnali non lineari, bensì ambigui e che cercava di adattarsi a una realtà che non era compatibile con il proprio sistema di valori e di credenze.</p>
<p><strong>Armando De Vincentiis</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Un (anticristo) americano a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 09:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra profezie sull&#8217;anticristo e fanatismo religioso, il magnate dell’IA Peter Thiel confeziona un cristianesimo apocalittico al servizio di élite, militarismo e tecnologie di controllo. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Nel 1972 papa Paolo VI, quello con l’immagine del riformatore che suggella il Concilio Vaticano II, durante un’udienza generale metteva in guardia sul diavolo: «questo essere oscuro e conturbante esiste davvero», assicurava, invitando...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/07/19/un-anticristo-americano-a-roma/" title="Read Un (anticristo) americano a Roma">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra profezie sull&#8217;anticristo e fanatismo religioso, il magnate dell’IA Peter Thiel confeziona un cristianesimo apocalittico al servizio di élite, militarismo e tecnologie di controllo. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 3/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>Nel 1972 papa Paolo VI, quello con l’immagine del riformatore che suggella il Concilio Vaticano II, durante un’udienza generale metteva in guardia sul diavolo: «questo essere oscuro e conturbante esiste davvero», assicurava, invitando a «ristudiarne» la trascurata influenza nella storia. La riesumazione di Satana, che ormai sembrava archiviato nel mondo contemporaneo, curiosamente avrà un grande revival con il film <a href="http://go.uaar.it/cc24m6w"><em><i>L’esorcista</i></em></a>, di William Friedkin, uscito l’anno dopo.</p>
<p>Oggi, in un mondo dove guerre, ideologie e ansie prendono piede, torna di moda l’anticristo. Una figura che, secondo la tradizione, vuole ostacolare l’avvento del regno di dio e sviare l’umanità dalla salvezza ingannandola con false promesse mondane. Mentre sull’anticristo il papa non si pronuncia, <span class="pullquote">il suo inaspettato alfiere pop è il magnate della tecnologia Peter Thiel</span>, tra gli uomini più ricchi e influenti al mondo.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-77566" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/07/Un-anticristo-americano-a-Roma-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Negli ultimi anni tiene conferenze sul tema, riservatissime e chiacchieratissime. Come quelle del settembre 2025 a San Francisco organizzate da Acts 17 Collective, lobby confessionale attiva nel cuore tecnologico della Silicon Valley, ritenuto refrattario alla predicazione cristiana come lo era il mondo pagano nel capitolo degli <em><i>Atti degli Apostoli </i></em>da cui prende il nome, dove il viaggio missionario di Paolo culmina all’Areopago di Atene.</p>
<p>Thiel porta a metà marzo del 2026 il suo verbo anche in Italia. A organizzare il seminario l’Associazione Vincenzo Gioberti, circolo cattolico reazionario intitolato al prete, filosofo e patriota risorgimentale che propugnava il cattolicesimo come asse identitario nazionale. Collabora il Cluny Institute affiliato alla Catholic University of America, ateneo con sede a Washington finanziato dai vescovi.</p>
<p>Quattro lezioni con almeno cento invitati tra giornalisti, intellettuali, politici, imprenditori, preti e la clausola di non registrare o divulgare i contenuti. Smentite le indiscrezioni secondo cui gli incontri si sarebbero tenuti all’Università pontificia Angelicum di Roma, gestita dall’ordine dei domenicani e legata agli Stati Uniti: il niet sembrerebbe arrivato proprio dal Vaticano. Gli incontri sono dirottati a palazzo Orsini Taverna, già residenza nobiliare nel centro storico.</p>
<p>Da <a href="http://go.uaar.it/wgpxf0u"><em><i>leak</i></em></a> e racconti di <a href="http://go.uaar.it/o0nwd9n">chi ci è stato</a> i turbamenti religiosi di Thiel, che si proclama cristiano «non ortodosso», si mischiano a cervellotiche analisi geopolitiche e sociali infarcite di dotte citazioni e passi biblici. Anticristico è per lui chiunque voglia limitare l’influenza dei capitali e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – guarda caso i suoi interessi multimilionari – temendone le derive ad esempio su ambiente, stato sociale e conflitti.</p>
<p>In uno sbilenco toto-nomi l’anticristo è accostato a figure come Greta Thunberg, l’irruente attivista che ha riportato nel dibattito pubblico la questione clima; il partito comunista cinese, nemico ideologico dell’occidente; e l’Unione Europea, per i troppi lacciuoli burocratici. Thiel cita pure <em><i>Il racconto dell’Anticristo</i></em> dello scrittore e teologo russo Vladimir Soloviev: in quest’opera del 1900 l’anticristo seduce le masse con la sua apparenza di uomo perbene, pacifista e progressista, viene eletto presidente degli Stati Uniti d’Europa e si proclama messia.</p>
<p>Tedesco di rigida famiglia luterana, omosessuale di stampo conservatore (ma sposato con un uomo d’affari e con figli – non è chiaro se nati tramite gestazione per altri), Thiel ha alle spalle una solida formazione filosofica ed è pervaso dalla febbrile convinzione di avere una missione storica trascendente. Si forma all’università di Stanford, entra nel dibattito religioso (ad esempio sulla rivista confessionalista <em><i>First Things</i></em>), critica già dagli anni novanta politicamente corretto e multiculturalismo.</p>
<p>Matura come libertario elitario appassionato di tecnologia ma gelido verso la democrazia. Tra i suoi <a href="http://go.uaar.it/55ya3kr">riferimenti</a> c’è il politologo Carl Schmitt, affine al nazismo e assertore della teologia politica, che riattualizza il concetto paolino di <em><i>katechon</i></em> (dal greco «colui che trattiene» l’anticristo e l’apocalisse): una forte autorità statale è argine contro anarchia, nichilismo e disfacimento.</p>
<p>Altro ispiratore è l’antropologo cattolico René Girard, suo docente a Stanford, secondo cui il desiderio “mimetico” (cioè imitativo) è alla base del conflitto sociale e per sedarlo serve il capro espiatorio, la cui apoteosi è il sacrificio di Gesù. Un ulteriore richiamo è John Henry Newman, presbitero anglicano vissuto nell’ottocento convertitosi al cattolicesimo, noto anche per speculazioni sull’anticristo.</p>
<p><span class="pullquote">Thiel ricalca il cosiddetto “<a href="http://go.uaar.it/rumwk5g">illuminismo oscuro</a>”</span>, corrente di pensiero emersa dagli Usa negli ultimi decenni che vuole l’accelerazionismo per un vertiginoso salto tecnologico ma al contempo rigetta democrazia, progressismo e uguaglianza preferendo potere delle élite e gerarchie. Il magnate gli dà uno spiccato retrogusto religioso, distante dal sentore futurista originario.</p>
<p>Nel 2007 pubblica <em><i>Il momento straussiano </i></em>(uscito in Italia nel 2025), tributo a Leo Strauss, filosofo di origine ebraica migrato negli Usa ritenuto tra i padrini intellettuali del neoconservatorismo. Nel libro sostiene che il trauma dell’11 settembre segna la fine dell’ottimismo illuminista, accusato di stemperare valori, promuovere un piatto globalismo e rimuovere la violenza, e propugna il ritorno all’autorità e al pragmatismo per “trattenere” l’apocalisse combattendo i nemici – interni ed esterni – della civiltà occidentale cristianamente intesa.</p>
<p>Genio visionario e pioniere del settore tech, già cofondatore di PayPal e investitore in Facebook, Thiel è alla guida di Palantir Technologies. L’azienda nasce nel 2003 con il supporto di In-Q-Tel, braccio venture capital della Cia, applica analisi dei big data e intelligenza artificiale a settori strategici come sicurezza, sanità e guerra: il risultato è una capacità di controllo e previsione sempre più sofisticata, pervasiva e inquietante.</p>
<p>Il nome è preso dalla mitologia creata dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien, cattolico conservatore tra i padri del <em><i>fantasy</i></em> moderno: i <em><i>palantíri</i></em> sono pietre magiche capaci di mostrare cose lontane nello spazio e nel tempo il cui abuso può corrompere però chi le utilizza. Thiel battezza le sue aziende con rimandi all’epica tolkeniana, in un grottesco ribaltamento del pensiero dell’autore, che metteva in guardia da derive tecnologiche e autoritarie.</p>
<p>Tolkien – che è al fronte nella prima guerra mondiale e avversa nazifascismo e razzismo – in Italia è stato preso a modello dalla destra post-fascista come propugnatore di ideali identitari, spirituali e antimoderni contro il nichilismo contemporaneo. L’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano ha promosso i “campi Hobbit” – come un mansueto, abitudinario ma tenace popolo dell’immaginario tolkeniano – cui partecipava anche Giorgia Meloni, fan dichiarata dell’autore.</p>
<p>In realtà l’ideologia di Thiel perde la speranza redentrice dell’intellettuale britannico, immergendosi in una visione tragica della storia. Pare più affine alla lugubre <em><i>lore</i></em> di Warhammer 40K, gioco di ruolo ambientato in un futuro fantascientifico pervaso da conflitti intergalattici dove scienza e sovrannaturale si fondono e l’avvento del caos è “trattenuto” dall’imperatore dell’umanità, a capo di un impero teocratico in lotta perenne contro razze ostili ed eresie.</p>
<p>A sua volta Thiel è mentore del vicepresidente statunitense e convertito cattolico J.D. Vance, suo ex dipendente e vicino ai frati domenicani. Foraggia generosamente le campagne di Donald Trump e ottiene appalti pubblici su difesa e sicurezza all’insegna di un conflitto d’interessi che veleggia sull’ordine di centinaia di milioni di dollari.</p>
<p><span class="pullquote">Come viene accolto Thiel a Roma?</span> Il mainstream cattolico sembra in imbarazzo e crea un cordone sanitario attorno all’ingombrante imprenditore filosofo, prendendo le distanze per le tesi troppo esplicite e bizzarre sull’anticristo e la marcata politicizzazione filo-Usa. La gerarchia si smarca, il vicariato smentisce l’autorizzazione per una messa in latino nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini a corredo delle lezioni.</p>
<p>Ma una celebrazione in rito tridentino <a href="http://go.uaar.it/vlmv6b8">si tiene comunque</a> nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini alla presenza di numerosi uditori — tra cui Davide Quadri, responsabile internazionale dei giovani della Lega, che elogia la liturgia tradizionale<sup>6</sup>.</p>
<p>Il seminario crea fermento nel sottobosco cattolico tradizionalista e negli ambienti della destra alternativa. L’accoglienza include pure uno striscione di benvenuto con la frase «Vedo Satana cadere come la folgore» (citazione dal <em><i>Vangelo di Luca </i></em>che è anche il titolo di un saggio di Girard). A vergarlo il portale Welcome to Favelas, virale per la denuncia del degrado e della microcriminalità specie a Roma, in collaborazione con The Right Side, podcast di giovani destrorsi.</p>
<p>I gestori di Welcome to Favelas si erano incontrati nel gennaio del 2025, assieme a quelli di altri siti nostrani “indipendenti”, con i referenti di Elon Musk. Un incontro nella strategia di quest’altro magnate – vicino a Thiel e come lui sostenitore di Trump – per promuovere in Europa media e influencer vicini a istanze populiste e incanalare una svolta conservatrice.</p>
<p>La ciliegina sulla torta arriva qualche settimana dopo il seminario romano, con la <a href="http://go.uaar.it/77gg6g3">diffusione del manifesto</a><sup>7</sup> che sintetizza <em><i>La repubblica tecnologica</i></em>, libro da poco uscito anche in Italia. Scritto da Alexander C. Karp e Nicholas W. Zamiska, rispettivamente amministratore delegato e consulente legale di Palantir Technologies, è un programma di controriforma tecno-reazionaria.</p>
<p>Semplificando: Stato più decisionista (e belligerante); rapporto organico tra istituzioni e aziende per AI militare e sicurezza; corsa al riarmo e coscrizione obbligatoria; svilimento del settore pubblico; rigetto del politicamente corretto; darci un taglio alla pretesa “moralistica” dell’<em><i>accountability</i></em> per politici, ricchi e vip; lotta alla presunta «intolleranza pervasiva verso la credenza religiosa» che dominerebbe le «élite» (in un mondo in realtà sempre più egemonizzato dai fondamentalismi – anche negli Usa); esaltazione di certe culture rispetto ad altre «regressive»; attacco a pluralismo e inclusività.</p>
<p>Il sofisticato castello ideologico di Thiel e sodali è una sfida per la chiesa cattolica, che si sente tirata per la tonaca da chi vorrebbe una benedizione. Ma anche per il mondo laico, perché racchiude un progetto di rifondazione ideologica antimoderna dell’occidente, dove la religione torna collante identitario, legittimazione politica e chiave di volta culturale. Non possiamo barattare l’insofferenza per le storture di politically correct, multiculturalismo e woke – che pure tanti non credenti sentono – con un salto indietro epocale.</p>
<p>Di fronte a un hackeraggio della società moderna pianificato da certi apprendisti stregoni è urgente riaffermare il cosmopolitismo che supera steccati identitari, l’universalismo dei diritti, la ragione illuminista e scettica, la laicità come conquista civile per credenti e no. Chi invoca algoritmi e apocalissi ha pure ampi poteri ed enormi capitali: un’incarnazione distorta del Palantir tolkieniano nelle mani di novelli Saruman. Ci toccherà vestire i panni degli hobbit, ovvero di riluttanti <em><i>katechon</i></em>?</p>
<p><strong>Valentino Salvatore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Intesa clericale a Roma per una strada alla “Serva di Dio” simbolo degli integralisti anti-aborto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 14:00:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scegliere di intitolare una piazza o una strada a una persona piuttosto che a un’altra non è un’operazione neutra: le targhe che costellano le nostre città ci raccontano infatti chi e cosa la politica vuole rendere visibile, portare a esempio, conservare nella memoria collettiva. Non a caso sono poche le donne cui sono intitolate strade e piazze nelle città italiane. Secondo i dati raccolti dal progetto Mapping Diversity, nei 21 capoluoghi di regione e province autonome del nostro Paese, ci...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2023/07/12/intesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto/" title="Read Intesa clericale a Roma per una strada alla “Serva di Dio” simbolo degli integralisti anti-aborto">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scegliere di intitolare una piazza o una strada a una persona piuttosto che a un’altra non è un’operazione neutra: le targhe che costellano le nostre città ci raccontano infatti chi e cosa la politica vuole rendere visibile, portare a esempio, conservare nella memoria collettiva. Non a caso sono poche le donne cui sono intitolate strade e piazze nelle città italiane.</p>
<p><a href="https://italy.mappingdiversity.eu/">Secondo i dati raccolti dal progetto Mapping Diversity</a>, nei 21 capoluoghi di regione e province autonome del nostro Paese, ci sono 24.572 strade intitolate a persone: <span class="pullquote">solo 1.626 di queste (appena il 6,6%) sono intitolate a donne</span>; se escludiamo le sante, scendono a 959.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-72534" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/07/Intesa-clericale-a-Roma-per-una-strada-alla-Serva-di-Dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/07/Intesa-clericale-a-Roma-per-una-strada-alla-Serva-di-Dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto.jpg 1238w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/07/Intesa-clericale-a-Roma-per-una-strada-alla-Serva-di-Dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/07/Intesa-clericale-a-Roma-per-una-strada-alla-Serva-di-Dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/07/Intesa-clericale-a-Roma-per-una-strada-alla-Serva-di-Dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1238px) 100vw, 1238px" />
<p>A metà strada in questo computo si colloca Chiara Corbella, morta il 13 giugno 2012 e nel 2018 proclamata serva di Dio – prima tappa del processo di beatificazione e canonizzazione – cui l’8 giugno scorso l’Assemblea capitolina si è impegnata a intitolare una strada, una piazza o un giardino.</p>
<p>“La storia, la vita e le opere di Chiara Corbella hanno avuto un&#8217;ampia eco a livello nazionale e internazionale”, si legge nella mozione presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia e approvata con 19 voti favorevoli, un contrario e l’astensione dei consiglieri Biolghini, Cicculli, De Santis, Ferrara, Luparelli e Raggi, “a lei sono stati dedicati numerosi servizi giornalistici, pubblicazioni, incontri ed eventi di vario tipo; la sua vita è diventata un esempio per tantissime persone, in particolare tra le giovani generazioni, affermandosi come modello di speranza e amore per la vita e la famiglia; è opportuno che Roma Capitale renda omaggio, a distanza di oltre dieci anni dalla sua morte e in vista della celebrazione del prossimo Giubileo universale della Chiesa cattolica nel 2025, a una giovane donna e madre romana, la cui storia è conosciuta a livello internazionale”.</p>
<p>Ma chi è Chiara Corbella e come va letta questa iniziativa di Fratelli d’Italia?</p>
<p>Chiara Corbella è stata una giovane donna, molto devota, divenuta in seguito alla morte simbolo degli integralisti anti-aborto. Dopo due gravidanze portate a termine nonostante i feti presentassero gravissime malformazioni (entrambi i neonati sono morti poco dopo aver visto la luce), Chiara Corbella scopre di essere di nuovo incinta ma contestualmente si accorge anche di una lesione alla lingua.</p>
<p>Il 16 marzo 2011 si sottopone a un primo intervento chirurgico per asportare il tumore. Per la seconda parte dell’intervento e per iniziare le terapie decide di aspettare la nascita del figlio, che nel frattempo ha scoperto essere completamente sano. Francesco nasce il 30 maggio 2011. Corbella riprende le cure ma muore il 13 giugno 2012.</p>
<p>Nel 2018 si apre la sua causa di beatificazione e canonizzazione. Nessuna sorpresa, soprattutto se si pensa al caso – molto simile – di Gianna Beretta Molla, canonizzata nel 2004.</p>
<p>Se altri laici, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, si sono guadagnati il titolo nel lavoro, nel sociale, nella politica, Beretta Molla (unica donna, tra le molte elevate agli altari da Wojtyla, a non aver preso i voti) lo ha fatto anteponendo la vita che portava in grembo alla cura della propria (per poi morire di complicazioni al momento del parto).</p>
<p>Ecco, <span class="pullquote">la Chiesa fa beati e santi, la politica intitola strade e piazze</span>. Quando le due cose si sovrappongono perfettamente, delle due l’una: o la Chiesa ha cambiato rotta e con il titolo di “santo” indica chi ha dato laicamente lustro al Paese o la politica basa le proprie scelte su elementi che in uno Stato (in teoria) laico non dovrebbero essere rilevanti. Individuare la risposta giusta non è difficile.</p>
<p>Andando al traino della Chiesa e scegliendo di intitolare una strada a Chiara Corbella l’assemblea capitolina ci dice, neanche troppo implicitamente, che l’autodeterminazione è cosa buona e giusta, ma solo quando non turba l’idea di donna, di maternità, di società che ha in mente.</p>
<p>Ci dice, un po’ subdolamente ma neanche troppo, che una donna che scegliesse di fare ricorso all’aborto negli unici due casi ammessi dalla legge 194 oltre i 90 giorni (pericolo di vita della gestante e rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro) non farebbe male, ma se scegliesse altrimenti farebbe meglio.</p>
<p>Che questo sia l’orizzonte entro cui si muove l’estrema destra (in Italia e non solo) non è una notizia, per quanto inquietante questo orizzonte sia. Di più inquietante c’è solo che gli altri partiti non abbiano nemmeno tentato di porre un argine, non scorgendo (o facendo finta di non scorgere) nella strumentalizzazione politica di questa tragica storia nessun rilievo problematico.</p>
<p><b>Ingrid Colanicchia</b></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2023%2F07%2F12%2Fintesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto%2F&amp;linkname=Intesa%20clericale%20a%20Roma%20per%20una%20strada%20alla%20%E2%80%9CServa%20di%20Dio%E2%80%9D%20simbolo%20degli%20integralisti%20anti-aborto" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2023%2F07%2F12%2Fintesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto%2F&amp;linkname=Intesa%20clericale%20a%20Roma%20per%20una%20strada%20alla%20%E2%80%9CServa%20di%20Dio%E2%80%9D%20simbolo%20degli%20integralisti%20anti-aborto" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2023%2F07%2F12%2Fintesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto%2F&amp;linkname=Intesa%20clericale%20a%20Roma%20per%20una%20strada%20alla%20%E2%80%9CServa%20di%20Dio%E2%80%9D%20simbolo%20degli%20integralisti%20anti-aborto" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2023%2F07%2F12%2Fintesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto%2F&amp;linkname=Intesa%20clericale%20a%20Roma%20per%20una%20strada%20alla%20%E2%80%9CServa%20di%20Dio%E2%80%9D%20simbolo%20degli%20integralisti%20anti-aborto" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2023%2F07%2F12%2Fintesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto%2F&#038;title=Intesa%20clericale%20a%20Roma%20per%20una%20strada%20alla%20%E2%80%9CServa%20di%20Dio%E2%80%9D%20simbolo%20degli%20integralisti%20anti-aborto" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2023/07/12/intesa-clericale-a-roma-per-una-strada-alla-serva-di-dio-simbolo-degli-integralisti-anti-aborto/" data-a2a-title="Intesa clericale a Roma per una strada alla “Serva di Dio” simbolo degli integralisti anti-aborto"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Sì, bruciare il Corano è libertà di espressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[È bastato che un rifugiato iracheno a Stoccolma bruciasse una copia del Corano per riaccendere – ironia della semantica – il dibattito su blasfemia, hate speech e libertà di espressione. In pochi istanti la notizia è divenuta virale e ha suscitato non poca irritazione nel mondo islamico, dove il tema della libertà di espressione e della libertà religiosa sta particolarmente a cuore ai governanti locali, da sempre devoti come dei novelli Voltaire alla promozione del pluralismo. Del resto, figure come...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2023/07/07/si-bruciare-corano-liberta-espressione/" title="Read Sì, bruciare il Corano è libertà di espressione">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È bastato che un rifugiato iracheno a Stoccolma bruciasse una copia del Corano per <i>riaccendere</i> – ironia della semantica – il dibattito su blasfemia, <i>hate speech</i> e libertà di espressione. In pochi istanti la notizia è divenuta virale e ha suscitato non poca irritazione nel mondo islamico, dove il tema della libertà di espressione e della libertà religiosa sta particolarmente a cuore ai governanti locali, da sempre devoti come dei novelli Voltaire alla promozione del pluralismo.</p>
<p>Del resto, figure come quelle di Ali Khamenei, Mohammad bin Salman Al Saud e Recep Tayyip Erdogan non possono che suscitare ammirazione per il loro impegno a favore dei diritti umani: <span class="pullquote">a confronto con loro, Rosa Parks era una <i>free rider</i> qualsiasi</span>, o – per dirla col dialetto romano – una <i>passeggera scroccona</i>.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-72514" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/07/Si-bruciare-il-Corano-e-liberta-di-espressione.jpg" alt="" width="100%" />
<p>Tra i tre, è stato proprio il presidente turco – da poco rieletto – <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2023/06/29/rogo-del-corano-irruzione-di-manifestanti-nellambasciata-svedese-a-baghdad_2bf6b6fc-75d3-4f31-bf8b-0a0b31e14b9f.html">a farsi portavoce</a> dello sdegno del mondo islamico, facendo sfoggio delle sue doti diplomatiche: «Alla fine insegneremo agli arroganti occidentali che insultare i musulmani non è libertà di pensiero». C’è senz’altro da dire che Erdogan è abile nel definire la libertà di pensiero, nel senso etimologico del termine (de-finire = imporre dei confini, delimitare).</p>
<p>Non a caso, grazie al suo impegno la Turchia ha smesso di essere uno dei paesi più liberi del Vicino Oriente e si è portata su valori più in linea con quelli dei suoi vicini, scivolando fino <a href="https://archive.amistades.info/post/i-media-liberta-espressione-turchia-vecchio-e-nuovo-autoritarismo">al 149esimo posto</a> nella classifica dei paesi per libertà di stampa. Abbastanza ironicamente, tra l’altro, si può solo immaginare quale sarebbe stata la reazione delle <a href="https://blog.uaar.it/2021/03/06/una-laicita-minimalista-non-puo-durare-lungo/">intellighenzie laico-minimaliste</a> se un leader bianco e occidentale avesse usato le stesse parole di Erdogan, proponendo di “<i>insegnare</i>” qualcosa agli “<i>arroganti mediorientali</i>”.</p>
<p>Tralasciando le dichiarazioni e i sentimenti del <a href="https://www.ilpost.it/2021/04/09/erdogan-dittatore-draghi/">dittatore turco </a>e lasciando spazio al ragionamento, il gesto sarebbe grave se fosse stata data alle fiamme l’unica copia del Corano in circolazione, oppure (anche se in misura minore) se la copia in questione fosse stata la copia originale, anziché una qualsiasi di tre miliardi di copie fisiche attualmente presenti sulla terra.</p>
<p>Per mettere in prospettiva, è stato eliminato lo 0,00000003% delle copie fisiche del Corano, eliminazione in ogni modo resa del tutto inutile dall’emissione continua di nuove copie: il solo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_di_Re_Fahd_per_l%27edizione_del_Generoso_Corano">complesso del Re Fahd a Medina</a> ne stampa 10 milioni di copie ogni anno. L’onta della perdita di un patrimonio culturale che – nel bene e (soprattutto) nel male – ha influenzato la storia dell’umanità, quindi, è decisamente sventata.</p>
<p>Si fa fatica poi a comprendere in che misura il gesto sia un atto discriminatorio o addirittura “razzista”, come lo hanno definito in molti. Perché un gesto sia definibile come “razzista”, a rigor di logica (e, volendo, di etimologia) è necessario che ci sia una “razza” (o, se si preferisce, una “etnia”).</p>
<p>È risaputo che l’immaginazione non ha confini, ma ce ne vorrebbe davvero molta (opportunamente rafforzata dall’alcol) per pensare che il Corano sia una <i>razza, </i>o che lo sia l’islam<i>. </i>Le religioni non sono di certo né un’identità, né tantomeno una “razza”.</p>
<p>Sono piuttosto delle ideologie, e ciò che le distingue dai tratti identitari veri – come l’identità sessuale o il colore della pelle – è che hanno un impatto sulla vita degli altri. Se è libera espressione bruciare la bandiera rossa, la croce uncinata o le bandiere dei paesi sgraditi, non si capisce perché bruciare il Corano non possa esserlo.</p>
<p><span class="pullquote">Bruciare i testi sacri è senz’altro un gesto pesante</span>, offensivo e provocatorio, ma se la libera espressione non include anche il dileggio e l’offesa verso le ideologie si fa prima a sospendere qualsiasi dibattito politico e praticare il silenzio collettivo.</p>
<p>Chi vuole vedere del razzismo in un gesto che al più si può definire come provocatorio controbatte che la parte lesa sono i musulmani. L’esistenza di una “razza musulmana” è però altrettanto difficile da dimostrare, perché i musulmani appartengono alle etnie più disparate anche se, per semplificazione, si tende spesso a far coincidere erroneamente i termini “musulmano” e “arabo”.</p>
<p>Pur riconoscendo che nell’uso comune i due termini vengono usati come sinonimi, essere <i>musulmano</i> non implica essere <i>arabo</i>, né tantomeno essere <i>arabo</i> implica essere <i>musulmano</i>.</p>
<p>Esistono moltissimi arabi atei o agnostici, e tra questi c’è il rifugiato iracheno che ha dato alle fiamme il Corano. Di lui sappiamo poco, ma anche senza conoscere la sua biografia sappiamo bene la condizione terribile in cui versano atei e agnostici nei paesi soggiogati dall’islam politico.</p>
<p>In nome di Allah e del Corano, i regimi fondamentalisti opprimono, torturano e uccidono minoranze sessuali, religiose e politiche. Se c’è qualcuno che è minacciato, in questo momento, è proprio il rifugiato iracheno: la <a href="https://www.rainews.it/articoli/2022/10/aggressione-a-rushdie-ha-perso-un-occhio-e-luso-della-mano-rivelazione-dellagente-6ed20b74-dd14-45cb-9b0a-1ccfeb8128e2.html">vigliacca aggressione</a> ai danni di Salman Rushdie ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, quanto gli atei ex-musulmani siano una comunità da proteggere.</p>
<p>Troppo spesso, invece, la sedicente sinistra “laica” li tiene a debita distanza, col risultato che nel migliore dei casi <a href="https://www.newstatesman.com/encounter/2021/09/ayaan-hirsi-ali-if-you-disagree-with-the-left-youre-punished">finiscono per trovare asilo politico in una destra tutt’altro che laica</a>, nel peggiore finiscono accoltellati.</p>
<p>Ciò che è curioso è che, in un’epoca in cui si va con massima scrupolosità alla ricerca di tracce di discriminazione in molti capolavori letterari del passato, che non hanno avuto alcun impatto sulla politica, tra i pochi testi che si salvano ci siano quelli sacri – in nome dei quali, da millenni, vengono commesse le atrocità più disparate.</p>
<p>Chi crede nella libertà di espressione sa che la soluzione non sta certo nella cancellazione, e sa che ai roghi va sempre preferito il dibattito. Ma sa anche che libertà di espressione vuol dire anche (e soprattutto) libertà di essere controversi e provocatori.</p>
<p><b>Simone Morganti</b></p>
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		<title>La religione come strumento di propaganda politica. Il caso dell’Ungheria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 10:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Le politiche di Viktor Orbán in Ungheria somigliano a quelle di Putin in Russia, riadattate però in chiave cattolica e clericale: una deriva autoritaria condita con difesa della famiglia &#8220;tradizionale&#8221;, negazione dei diritti delle persone Lgbt+, incentivo al natalismo, promozione dell&#8217;identitarismo cristiano, politiche xenofobe. Affronta il tema Arianna Tersigni sul numero 6/2022 della rivista Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. L’Ungheria è storicamente uno stato cristiano: la tradizione cattolica risale agli inizi...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2023/01/15/la-religione-come-strumento-di-propaganda-politica-il-caso-dellungheria/" title="Read La religione come strumento di propaganda politica. Il caso dell’Ungheria">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Le politiche di Viktor Orbán in Ungheria somigliano a quelle di Putin in Russia, riadattate però in chiave cattolica e clericale: una deriva autoritaria condita con difesa della famiglia &#8220;tradizionale&#8221;, negazione dei diritti delle persone Lgbt+, incentivo al natalismo, promozione dell&#8217;identitarismo cristiano, politiche xenofobe. Affronta il tema Arianna Tersigni sul numero 6/2022 della rivista <a href="https://www.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista </em><em><a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>L’Ungheria è storicamente uno stato cristiano: la tradizione cattolica risale agli inizi del primo millennio, e sono sempre state presenti nel paese consistenti minoranze ortodosse; la Riforma contribuì, nel sedicesimo secolo, allo stabilizzarsi del luteranesimo e del riformismo. Anche la comunità ebraica, seppur non in larga misura, è stata sempre presente.</p>
<p>Se <span class="pullquote">fino al 1948 vigeva la libertà di culto</span> ed erano diffuse le istituzioni religiose, con l’instaurarsi del regime comunista i gruppi religiosi vennero pesantemente depotenziati e osteggiati nelle loro attività. L’istruzione venne completamente statalizzata, gli ordini religiosi banditi, le proprietà immobiliari delle comunità religiose in gran parte confiscate e molti personaggi di spicco furono arrestati, condannati e in alcuni casi addirittura torturati. Se non completamente dichiarate fuori legge, molte chiese passarono sotto il controllo di funzionari statali che avevano anche il potere di nominare vescovi e cardinali.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-71521" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-religione-come-strumento-di-propaganda-politica.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-religione-come-strumento-di-propaganda-politica.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-religione-come-strumento-di-propaganda-politica-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-religione-come-strumento-di-propaganda-politica-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-religione-come-strumento-di-propaganda-politica-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Soltanto negli anni ottanta il controllo statale sulla religione andò pian piano allentandosi, fino a quando, con il crollo del regime comunista, nel paese venne instaurata nuovamente una completa libertà religiosa e sancita l’indipendenza delle varie chiese con una relativa tutela costituzionale, culminata con l’<em>Act of Freedom of Conscience and Religion and the Churches</em> del 1990, documento regolante nel dettaglio la libertà di culto sia a livello individuale sia a livello collettivo.</p>
<p>Al giorno d’oggi, la costituzione ungherese tutela la neutralità dello stato e delle relative istituzioni in materia di religione. Tuttavia, pur essendo sancita la divisione tra stato e chiese, la costituzione stessa prevede che lo stato possa assumere un ruolo attivo nel fornire una cornice giuridica e istituzionale e un supporto economico alle chiese per assicurare il libero esercizio delle pratiche e delle attività religiose.</p>
<p>I culti religiosi “registrati” come tali sono esentati dal pagare varie imposte e tasse (ad esempio, i contributi che spettano al clero non sono tassati). I quattro “storici” gruppi religiosi (il cattolicesimo, che da solo raccoglie il 55% della popolazione ungherese, il riformismo, il luteranesimo e l’ebraismo) ricevono il 93% del sostegno economico statale destinato alle confessioni religiose, e possono inoltre ricevere notevoli agevolazioni fiscali.</p>
<p>Dal 1998 i cittadini hanno la possibilità di devolvere l’1% dell’imposta sul proprio reddito a un gruppo religioso a loro scelta; i fondi che i vari gruppi religiosi ricevono in questo modo posso essere da loro utilizzati liberamente, senza dover essere sottoposti ad alcun controllo statale.</p>
<p>Il governo può versare ulteriori finanziamenti pubblici a beneficio di enti religiosi per vari scopi, tra cui figurano il mantenimento del patrimonio artistico, il supporto all’istruzione religiosa, le ristrutturazioni di immobili adibiti al culto e l’assistenza al clero al servizio nei centri urbani più piccoli.</p>
<p>Il governo si sta inoltre impegnando per restituire ai vari gruppi religiosi le proprietà confiscate loro e statalizzate durante il regime comunista; quando la restituzione di queste proprietà immobiliari non risulta possibile, il governo può: o procedere a compensazioni di tipo economico per coprire il “danno” provocato dall’esproprio del bene, o trasformare il rimborso in una rendita finanziaria nei confronti dell’ente religioso in questione o delle attività da questo promosse.</p>
<p>Dal 1991 a oggi, circa 4.000 immobili sono stati oggetto di restituzione, soprattutto alla chiesa cattolica e a protestanti e luterani. Ma <span class="pullquote">il settore dove l’ingerenza della chiesa è maggiore è quello dell’istruzione</span>: le scuole e le università gestite da ordini religiosi forniscono svariati percorsi formativi che competono con quelli degli istituti di istruzione statali (uno studio ha rilevato che durante l’anno scolastico 2007/2008 il 17% degli studenti delle scuole secondarie frequentava scuole religiose).</p>
<p>Le organizzazioni religiose possono provvedere all’insegnamento della religione anche nelle scuole pubbliche se ciò viene richiesto dagli studenti o dai loro genitori e a supervisionare e controllare l’attività degli insegnanti di religione sono le istituzioni ecclesiastiche, che possono decidere liberamente il contenuto delle lezioni.</p>
<p>Gli insegnanti di religione sono stipendiati dall’ente di provenienza; tuttavia, lo stato finanzia di volta in volta questi specifici enti per supportarne l’attività di insegnamento. La richiesta dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è estremamente alta e diffusa nelle zone rurali del paese, mentre nei centri urbani più grandi è decisamente limitata.</p>
<p>Nel 2010 il secondo governo di Orbán intavolò un dialogo con i quattro storici gruppi religiosi con lo scopo di mettere in atto una partnership strategica tra chiese e stato (i rapporti tra lo stato e la chiesa cattolica erano già regolati da tre trattati vaticani, datati 1990, 1994 e 1997). Tuttavia, e soprattutto con il crescente consenso per la destra, l’Ungheria è sempre più caratterizzata da sentimenti ed episodi di portata antisemita.</p>
<p>Nonostante l’Ungheria si dichiari impegnata a tutelare la libertà di credo religioso con un complesso assetto di norme ad hoc, istituzioni e autorità ebraiche hanno espresso serie preoccupazioni riguardo alla percezione di una sempre maggiore intolleranza verso la comunità ebraica nel dibattito pubblico, prendendo anche ad esempio eventi di portata antisemita; per esempio, nel 2010, furono danneggiati a Székesfehérvár i monumenti in memoria delle vittime dell’Olocausto e dei soldati che presero parte alla lotta di liberazione nazionale durante la seconda guerra mondiale e fino a oggi sono stati centinaia i casi di vandalismo all’interno dei cimiteri ebraici.</p>
<p>Dopo aver analizzato il quadro storico e istituzionale delle confessioni religiose in Ungheria, ci chiediamo come possa essere collocato il crescente appellarsi alla “cristianità” da parte di Viktor Orbán, attuale primo ministro del paese e leader del partito democristiano Fidesz.</p>
<p>La sociologa ungherese Éva Fodor, in una recente intervista rilasciata alla rivista <em>New Humanist</em>, ha affermato che «l’attuale democrazia cristiana in Ungheria non ha niente a che fare con la religione e la tradizione europea» ma che si tratta di una mera «manovra politica che consiste nel raccogliere consenso elettorale attraverso la creazione di una lotta simbolica tra gli ungheresi che vogliono proteggere le loro tradizioni e influenze esterne che vorrebbero distruggerle. Gli ungheresi sono cristiani in un senso culturale (&#8230;) nella storia ungherese ci sono state poche organizzazioni civili gestite dalla chiesa.</p>
<p>Ciò che Orbán ha fatto al giorno d’oggi è stato dare alle organizzazioni civili che hanno dimostrato lealtà nei suoi confronti più potere all’interno dello stato». Lo stesso <span class="pullquote">Orbán era in giovane età ateo e sostenitore del regime comunista</span>; fondò Fidesz (acronimo di Alleanza dei giovani democratici) nel 1988 e il partito ottenne i primi seggi nel parlamento ungherese a seguito delle elezioni del 1989. Fidesz si presentò in un primo momento come soggetto politico liberale; negli anni, tuttavia, il suo allineamento è nettamente cambiato.</p>
<p>A oggi, Fidesz è connotato da spiccati nazionalismo, conservatorismo, euroscetticismo e illiberalismo, tanto che nel 2019 è stato sospeso dall’appartenenza al Partito popolare europeo. Alle elezioni parlamentari di quest’anno, Fidesz ha conseguito una vittoria schiacciante rispetto agli altri partiti, ottenendo più del 50% dei voti e riconfermandosi come primo partito al governo.</p>
<p>Da qualche anno a questa parte, le politiche di Orbán sembrano mirate a «proteggere la cultura cristiana ungherese», come da lui stesso sottolineato; oltre a ciò, egli ha instaurato un forte legame con il clero. Indagini statistiche mostrano chiaramente che l’affiliazione al cristianesimo è più forte e diffusa nelle aree rurali piuttosto che nelle città, ed è proprio in queste aree periferiche che risulta maggiormente ancorato il supporto nei confronti dell’attuale primo ministro.</p>
<p>Nel 2019 Orbán ha presentato il <em>Family Protection Action Plan</em>, un piano mirato a incentivare le gravidanze e combattere il declino demografico nel paese, costituito da sette punti che comprendono mutui agevolati per donne sposate e incinte, esenzione dalle tasse per le donne con almeno quattro figli e aiuti statali per quanto riguarda l’acquisto di alloggi e di macchine per le famiglie con più di due figli.</p>
<p>La chiesa ha fin da subito supportato questa politica di <em>welfare</em> che, invece che nei confronti dei singoli cittadini, è indirizzata soltanto ai nuclei familiari comprensivi di figli. Con questo progetto, Orbán si presenta come <em>leader</em> dedito a proteggere i «valori della famiglia tradizionale» contro chi, da occidente, a parer suo, vuole invece «distruggerli».</p>
<p>La difesa della “famiglia tradizionale” cela profonde e sistematiche discriminazioni e repressioni perpetrate ai danni della comunità Lgbt+ in Ungheria. Pur rimanendo l’omosessualità legale e la discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere vietata nel paese, <span class="pullquote">il clima che si respira nella comunità è tutt’altro che sereno</span>. Le coppie omosessuali possono accedere alle unioni civili soltanto in modalità limitata e non hanno diritto alle adozioni (dichiarate addirittura incostituzionali nel 2020); dal 2020 inoltre, per decisione di Orbán, le persone <em>transgender</em> non hanno più la possibilità di cambiare il proprio genere giuridico.</p>
<p>Una legge che ha fatto poi ampiamente discutere è stata quella approvata nel 2021 dal parlamento ungherese e che vieta la diffusione di materiale informativo sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere nelle scuole, e in generale nei confronti dei minori di 18 anni; giustificando tale decisione con l’affermazione che «ci sono contenuti che i bambini sotto una certa età possono fraintendere e che possono avere un effetto dannoso sul loro sviluppo»; la legge inoltre stila un registro, preparato dal governo, di soggetti che possono svolgere lezioni di educazione sessuale nelle scuole.</p>
<p>Un’altra battaglia nell’agenda del governo ungherese è quella dedita al recupero dei territori persi dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale. Da anni Orbán sta mobilitando, in modo più o meno indiretto, le minoranze ungheresi presenti in Romania, Serbia, Ucraina e Slovacchia, costruendo una propaganda mirata a reclamare l’appartenenza all’Ungheria di alcune regioni di questi territori e finanziando organizzazioni locali. Dal 2010, le migliaia di ungheresi che vivono nei paesi sopracitati hanno il diritto di voto in Ungheria.</p>
<p>In questo modo, Orbán sta cercando di promuovere il nazionalismo ungherese e di far accrescere il supporto a Fidesz in Europa; e, in tale contesto, l’appello alla cristianità e ai valori religiosi sono strumenti funzionali al nazionalismo ungherese e alla “lotta” contro “l’ingerenza liberale occidentale”.</p>
<p>Le politiche di Orbán sembrano essere ispirate all’autoritarismo di Putin, ampiamente supportato dalla chiesa ortodossa russa: dalla difesa dei “valori della famiglia”, alla censura della propaganda Lgbt+, fino alle politiche per incentivare la natalità. Come ha affermato il ricercatore László Kürti, «Putin e Orbán hanno bisogno della religione per supportare le nazioni che stanno costruendo».</p>
<p>Tuttavia, e contro ogni previsione, i maggiori finanziamenti a Fidesz provengono da oltreoceano, da parte di organizzazioni, fondazioni e personaggi politici (tra cui figura Mike Pence, vicepresidente durante l’amministrazione Trump dal 2017 al 2021) dell’ala repubblicana e conservatrice statunitense, che guarda con favore alle politiche di incentivo alla natalità e anti-immigratorie in un paese che rimane pur sempre una democrazia.</p>
<p>Come ha sottolineato la politologa Anna Grzymala-Busse, in Ungheria «si tengono tuttora le elezioni, c’è sempre formalmente la libertà di stampa, ma è sostanzialmente controllata da un partito (Fidesz, ndr). Perciò per i conservatori statunitensi, è un’immagine ideale di cosa potrebbero diventare gli Stati Uniti».</p>
<p>Orbán non sta soltanto indebolendo la democrazia ungherese, ma sta anche costruendo un profondo culto della sua persona, fondato sulla falsa idea che l’Ungheria sia a oggi la custode della storica tradizione cristiana europea.</p>
<p><strong>Arianna Tersigni</strong></p>
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		<title>La scienza può minacciare il credo religioso?</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2023/01/01/la-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 10:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[In che misura la scienza empirica è una minaccia per il credo religioso? Esistono “altre forme di conoscenza”? Queste ed altre domande si pone il filosofo Stephen Law in un articolo dalla rivista Freethinker tradotto in italiano e pubblicato sul numero 6/2022 della rivista Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Cos’è la scienza? Con questa parola mi riferisco all’attività in cui siamo impegnati quando applichiamo il “metodo scientifico”: un equipaggiamento di tecniche che...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2023/01/01/la-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso/" title="Read La scienza può minacciare il credo religioso?">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In che misura la scienza empirica è una minaccia per il credo religioso? Esistono “altre forme di conoscenza”? Queste ed altre domande si pone il filosofo Stephen Law in un articolo dalla rivista Freethinker tradotto in italiano e pubblicato sul numero 6/2022 della rivista <a href="https://www.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista </em><em><a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>Cos’è la scienza? Con questa parola mi riferisco all’attività in cui siamo impegnati quando applichiamo il “metodo scientifico”: un equipaggiamento di tecniche che abbiamo sviluppato negli ultimi cento anni per cercare di capire come funziona l’universo. La pietra angolare della scienza è l’osservazione empirica: le teorie sono sviluppate e testate in base all’acquisizione di dati, alla conduzione di esperimenti, all’osservazione attraverso telescopi e microscopi, e così via.</p>
<p>La religione è tipicamente focalizzata sulla risposta a domande come: il motivo per cui l’universo esiste; <span class="pullquote">che cosa rende le cose moralmente giuste o sbagliate</span>; come dovremmo vivere; quale potrebbe essere il significato ultimo e lo scopo della nostra esistenza. Tipicamente, sottolinea anche l’importanza di ciò che potremmo chiamare “altri modi di conoscere”. In particolare, le religioni suggeriscono spesso che le sacre scritture, l’esperienza e la rivelazione religiose sono in grado di fornire risposte a tali domande.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-71441" style="font-size: 20.8px;" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2023/01/La-scienza-puo-minacciare-il-credo-religioso-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Si pensa spesso che scienza e religione siano in conflitto. Certamente, alcuni scienziati sono sprezzanti nei confronti delle affermazioni religiose, insistendo sul fatto che sono tutte false. Ad esempio, in <em>The God Delusion</em> (<em>L’illusione di Dio</em>, nella versione italiana – NdT), Richard Dawkins sostiene che la “scienza” mostra che probabilmente Dio non esiste.</p>
<p>D’altra parte, molte persone religiose, tra cui molti scienziati, sostengono che coloro che cercano di usare la scienza per minare le affermazioni religiose sono colpevoli di un malinteso. Insistono che critici come Dawkins non riescono ad apprezzare il fatto che, sebbene la scienza empirica basata sull’osservazione sia certamente un potente strumento per indagare l’universo fisico, non è nella posizione di giudicare su questioni che trascendono l’universo fisico, incluso il divino.</p>
<p>Il pensiero che scienza e religione riguardino domini completamente diversi, e che non sia corretto che l’una possa invadere il territorio dell’altra, è stato espresso dallo scienziato Stephen J. Gould, il quale sostiene che scienza e religione sono «magisteri non sovrapponibili». Gould scrive che la scienza «cerca di documentare il carattere fattuale del mondo naturale e di sviluppare teorie che coordinino e spieghino questi fatti.</p>
<p>La religione, d’altra parte, opera nel regno altrettanto importante, ma completamente diverso, degli scopi, dei significati e dei valori umani, soggetti che il dominio fattuale della scienza potrebbe illuminare, ma non potrà mai risolvere». (Gould 2002: 4 – vedi bibliografia)</p>
<p>Secondo Gould, se le anime esistano o meno è una questione che sta al di là della capacità della scienza di stabilirlo: «Ma so anche che le anime rappresentano un soggetto al di fuori del magistero della scienza. Il mio mondo non può provare o smentire una tale nozione, e il concetto di anime non può minacciare o influenzare il mio dominio». (Gould 2012: 575)</p>
<p>Tali “grandi domande”, riteneva Gould, sono l’attività propria della religione. Tuttavia, la religione non è nella posizione ideale per affrontare domande, ad esempio, sul modo in cui si è formata la Terra ed è apparsa la vita. Questa questione è la scienza a doverla risolvere. Quando la religione comincia a invadere il dominio della scienza, e viceversa, ne derivano problemi. Scienziati e teologi devono rimanere ciascuno nel proprio campo.</p>
<p>I difensori della religione spesso aggiungono che supporre che la scienza sia potenzialmente una minaccia per il credo religioso significa essere colpevoli di “scientismo”, di supporre cioè che la scienza empirica sia in grado di rispondere a ogni domanda significativa. Insistono sul fatto che scienziati come Richard Dawkins dovrebbero mostrare un po’ di umiltà e riconoscere che ci sono «più cose in cielo e in Terra di quante se ne sognano nella tua filosofia» e anche che ci sono altre “forme di conoscenza”.</p>
<p>Allora qual è la risposta? In che misura la scienza empirica è una minaccia per il credo religioso? <span class="pullquote">Ci sono “altre forme di conoscenza”?</span></p>
<p>La mia opinione è che la scienza empirica può rappresentare una minaccia molto significativa per il credo religioso. Ma prima di spiegare perché, consentitemi di riconoscere che sì, lo scientismo è quasi certamente falso.</p>
<p>Sono un filosofo, non uno scienziato, quindi ci si può aspettare che io voglia ritagliarmi un territorio intellettuale appositamente per filosofi: domande che richiedono una riflessione filosofica per rispondere, piuttosto che un’applicazione del metodo scientifico.</p>
<p>Mi sembra che molti, forse tutti, gli enigmi filosofici siano in fondo enigmi puramente concettuali. Per risolvere un enigma puramente concettuale, l’indagine empirica non è necessaria. Tutto ciò che serve è una riflessione sui concetti coinvolti – e questa è un’attività da tavolino. Non abbiamo bisogno di impegnarci nell’osservazione del mondo.</p>
<p>Ecco un semplice esempio di enigma concettuale (se non filosofico). A una festa di famiglia, tra i partecipanti intercorrono tutti i seguenti rapporti familiari: figlio, figlia, madre, padre, zia, zio, nipote, nipotina, cugini. L’enigma è: ci potrebbero essere solo quattro persone alla festa? A prima vista, può sembrare che ci debbano essere molte più persone, se si vogliono mantenere tutte queste relazioni tra di loro. Tuttavia, una riflessione puramente concettuale rivela che, in realtà, basta che siano presenti solo quattro persone (ad esempio un fratello con il figlio e la sorella con la figlia). Si noti che questo enigma viene risolto non impegnandosi nella scienza empirica, ma con la riflessione a tavolino. Quindi ci sono enigmi cui la scienza empirica non può rispondere ma altri metodi sì.</p>
<p>Naturalmente questo enigma sui membri della famiglia non è un enigma filosofico. Tuttavia, a mio parere, la maggior parte degli enigmi filosofici sono di natura similmente concettuale e saranno risolti, se sono risolvibili, con metodi concettuali, non con la scienza empirica. Prendiamo ad esempio il problema “mente-corpo”. A molti di noi, filosofi e no, sembra che esista una sorta di ostacolo al credere che la mente sia qualcosa di fisico: un ostacolo rivelato dalla riflessione concettuale.</p>
<p>Per ‘dolore’, si potrebbe supporre, intendo questo (ora concentro la mia attenzione sulla mia esperienza di dolore soggettivo interiore), e posso riconoscere, <em>semplicemente riflettendo su ciò che intendo per ‘dolore’,</em> che esso potrebbe non rivelarsi come qualcosa di fisico. Ma forse quest’ostacolo è illusorio.</p>
<p>Forse, proprio come sembrava che esistesse un ostacolo concettuale al fatto che ci fossero solo quattro persone presenti alla festa, così potrebbe sembrare che ci sia un ostacolo concettuale al fatto che la mente sia qualcosa di fisico. Forse, impegnandoci in una riflessione concettuale, possiamo mostrare che anche quest’ostacolo è illusorio.</p>
<p>In tal caso, l’enigma filosofico di come la mente possa essere “fisica” avrà una soluzione non scientifica ma concettuale, anche se sapere esattamente come l’attività fisica nel cervello dia origine alla coscienza rimarrà una domanda cui è la scienza a dover fornire risposta.</p>
<p>Altri controesempi allo scientismo includono le questioni morali. Come ha sottolineato David Hume, le questioni morali riguardano ciò che dovremmo o non dovremmo fare, mentre l’osservazione diretta del mondo rivela solo ciò che è o non è, e sembra che non possiamo mai giustificare una conclusione in merito al “dovere” facendo appello solo a ciò che è (questo è il famoso “divario essere/dover-essere”). Ma allora la scienza empirica da sola non può rispondere alle questioni morali.</p>
<p>Un altro controesempio allo scientismo è fornito dalla domanda: «Perché esiste qualcosa?». Questa domanda sembra sensata. Tuttavia, poiché la spiegazione scientifica implica necessariamente di invocare qualche causa o legge che gli scienziati hanno scoperto e che spiega perché le cose stanno così, sembra che ci debba sempre essere qualche causa o legge che resta inspiegata.</p>
<p>Ad esempio, alcuni scienziati hanno tentato di spiegare il Big Bang attraverso il tunneling quantistico, che può spiegare la comparsa di particelle subatomiche dal vuoto (vedi Carroll 1988), ma questa spiegazione presuppone solo l’esistenza del tunneling quantistico e le leggi che lo governano. In questo caso, <span class="pullquote">la scienza non ha ancora spiegato perché c’è qualcosa piuttosto che niente</span>. Infatti, come potrebbe? Qualsiasi cosa la scienza proponga per spiegare perché c’è qualcosa piuttosto che il nulla è inevitabilmente solo un altro “qualcosa”.</p>
<p>In breve, lo scientismo, inteso come l’affermazione che la scienza empirica può rispondere a ogni domanda sensata, è falso. Questo significa che Dio e le affermazioni religiose sono <em>off-limits</em> per la scienza? Affatto. Sebbene alcune cose possano effettivamente essere <em>off-limits</em> per la scienza empirica, non ne consegue che dio o le affermazioni religiose lo siano.</p>
<p>L’assunto che più spesso sembra guidare il pensiero che tali affermazioni siano <em>off-limits</em> è che riguardano il soprannaturale o l’inosservabile e che la scienza empirica è necessariamente limitata al regno naturale o osservabile. Questa ipotesi è falsa.</p>
<p>In primo luogo, la scienza può confermare o confutare in modo abbastanza definitivo le affermazioni sull’inosservabile. Il lontano passato di questo pianeta è necessariamente inosservabile. Le particelle subatomiche sono necessariamente inosservabili. Gli oggetti molto distanti sono necessariamente inosservabili. Ciò non significa che la scienza non possa stabilire in modo abbastanza definitivo la loro esistenza o non esistenza.</p>
<p>Questo perché, mentre ciò che è postulato può essere non osservabile, le ipotesi sulle entità non osservabili possono comunque avere conseguenze osservabili. Possiamo confermare sperimentalmente l’esistenza di elettroni o del bosone di Higgs, per esempio. E possiamo stabilire oltre ogni ragionevole dubbio fatti sul lontano passato di questo pianeta, come la precedente esistenza dei dinosauri.</p>
<p>Allo stesso modo, quindi, le affermazioni su Dio, e più in generale sul soprannaturale, possono essere confermate o confutate in modo abbastanza definitivo dalla scienza nella misura in cui tali affermazioni hanno conseguenze osservabili empiricamente. E molte di queste affermazioni le hanno.</p>
<p>Prendiamo l’affermazione religiosa che Dio risponde alla preghiera di domanda. Dio può non essere osservabile, ma i malati di cuore lo sono, e sono stati condotti parecchi studi accurati, in doppio cieco, da molti milioni di dollari, sugli effetti della preghiera di domanda sui malati di cuore. Questi studi hanno dimostrato, in modo abbastanza definitivo, che tale preghiera non funziona: non offre alcun beneficio per i malati di cuore.</p>
<p>Oppure prendi l’affermazione religiosa che l’universo fu creato da Dio meno di seimila anni fa. Tale affermazione religiosa è stata confutata scientificamente in modo definitivo. Possiamo non essere in grado di osservare la Terra com’era molte migliaia o addirittura milioni di anni fa, ma ciò che possiamo osservare stabilisce oltre ogni ragionevole dubbio che la Terra ha molto più di seimila anni.</p>
<p>Che dire dell’affermazione che Dio esiste? Sicuramente almeno quest’affermazione è <em>off-limits</em> per la scienza?</p>
<p>Ancora una volta no, se l’affermazione ha conseguenze osservabili empiricamente. Considera l’ipotesi che esista un dio onnipotente, onnisciente e sommamente malevolo. Quasi nessuno crede in un dio del genere, e per una buona ragione: una tale divinità avrebbe sicuramente creato un mondo molto più cattivo di questo.</p>
<p><span class="pullquote">Sì, c’è dolore, sofferenza e orrore morale nel mondo</span>, ma c’è anche una grande quantità di bene – troppo bene perché questa sia plausibilmente la creazione di una divinità così malvagia. Se fosse la creazione di un dio malvagio, il mondo sembrerebbe molto più simile a un paesaggio infernale di quanto non sia in realtà.</p>
<p>Ma se possiamo ragionevolmente escludere una divinità così malvagia sulla base dell’osservazione, perché non possiamo ragionevolmente escludere, sulla stessa base, un dio buono? Sì, il mondo contiene molto bene. Ma contiene anche terribile dolore, sofferenza e orrore morale: troppo perché sia plausibile la sua creazione a opera di una divinità estremamente potente e benevola.</p>
<p>In breve, il soprannaturale e il divino non sono necessariamente <em>off-limits</em> per l’indagine empirica o per la scienza. In effetti, la chiesa cattolica è d’accordo: il suo Dicastero per le cause dei santi utilizza esperti medici per indagare sui supposti miracoli. Molti teisti ritengono anche che le scoperte scientifiche sulla regolazione fine dell’universo forniscano un supporto importante per credere in Dio.</p>
<p>È solo quando la scienza viene percepita come una minaccia per il credo religioso e altre credenze soprannaturali, che viene tirato un velo e ci viene detto che ciò che si nasconde dietro il velo è vietato alla scienza.</p>
<p>È possibile proteggere le affermazioni su Dio dalla falsificazione riducendo ciò che intendiamo per ‘Dio’. Un Dio onnipotente e infinitamente malvagio sembrerebbe qualcosa che possiamo facilmente falsificare guardando fuori dalla finestra per cinque minuti: troppo amore, risate, gelati e arcobaleni. Lo stesso vale per un Dio che sia onnipotente e infinitamente buono.</p>
<p>Ma se per ‘Dio’ intendiamo molto meno: un essere onnipotente, ma né buono né cattivo, per esempio. La distribuzione di bene e male nel mondo non è una minaccia per la credenza in un Dio del genere.</p>
<p>Tuttavia, rimangono molte altre potenziali minacce per la credenza in Dio. Ad esempio, se si suppone che Dio sia ancora una persona con convinzioni e desideri in base ai quali agisce, allora come può avere senso suggerire che un tale essere potrebbe esistere fuori dal tempo come creatore del nostro universo spazio-temporale?</p>
<p>Convinzioni e desideri sono stati psicologici e come tali hanno una durata, che richiede tempo. Una persona “non temporale” sembra avere tanto senso quanto una montagna “non spaziale”.</p>
<p>Tuttavia, come sottolinea il filosofo Antony Flew, puoi sempre difendere ulteriormente la credenza in Dio riducendolo ancora di più, in modo che la parola ‘Dio’ diventi un simbolo per&#8230; beh, nemmeno un “oggetto”, ma una specie di “roba cosmica”: qualcosa di ineffabile e oltre la comprensione umana.</p>
<p>Ora, è certamente difficile confutare l’affermazione che esista un’ineffabile roba cosmica. Tuttavia, coloro che restringono il proprio concetto di Dio per affrontare tali minacce al loro credo spesso lo fanno in modo incoerente. Quando un critico lo prende di mira, alcuni difensori insistono sul fatto che il critico ha mancato l’obiettivo – che ciò che è stato confutato non è ciò in cui crede effettivamente la persona religiosa.</p>
<p>Tuttavia, altre volte queste stesse persone religiose possono insistere sul fatto che il loro Dio non è poi così ineffabile e incomprensibile, dopo tutto. Potrebbero suggerire per esempio che, nonostante tutto, è possibile riconoscere che Dio merita la nostra lode e gratitudine. Adottano un metodo “adesso lo vedi, adesso no”, saltellando in modo elusivo avanti e indietro tra posizioni incoerenti per mantenere la propria credenza.</p>
<p>La risposta che «questo è al di là della capacità di decisione della scienza» è diventata un mantra in alcuni circoli religiosi, una formula verbale ripetuta all’infinito al punto da poter facilmente ipnotizzare e far addormentare chiunque sia stato momentaneamente spinto al dubbio da critici come Dawkins. Ma, come abbiamo visto, la verità è che molte affermazioni religiose e soprannaturali non sono <em>off-limits</em> per la scienza. Il credo religioso può riguardare l’aldilà, ma ciò non lo rende immune alla confutazione scientifica.</p>
<p><strong>Stephen Law</strong></p>
<p>Traduzione a cura di Leila Vismara</p>
<p>Per gentile concessione del <em>Freethinker</em>. Articolo originariamente pubblicato in inglese alla pagina <a href="http://go.uaar.it/rxpp8s9">go.uaar.it/rxpp8s9</a>.</p>
<p>#scienza #religione #falsificabilità #magisteri</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ul>
<li>Carroll, William E. (1988), <em>Big Bang Cosmology, Quantum Tunneling from Nothing, and Creation, Laval théologique et philosophique</em>, vol. 44, n° 1, pp. 59-75.</li>
<li>Flew, Antony (1971), T<em>heology and Falsification</em>, in Mitchell, B. (ed.), <em>The Philosophy of Religion</em>, Oxford University Press.</li>
<li>Gould, Stephen J. (2002),<em> Rocks of Ages</em>, London: Vintage.</li>
<li>Gould, Stephen J. (2012), <em>Nonoverlapping Magisteria</em>, in Pojman, L. e Rae, M. (eds.), <em>Philosophy of Religion: An Anthology, Wadsworth</em>, pp. 568-577.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La politica sulla pelle delle persone</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2022/12/25/la-politica-sulla-pelle-delle-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 10:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[In Malesia l&#8217;identitarismo islamico e l&#8217;omofobia istituzionalizzata pesano sempre di più sulle vite delle persone lgbt. Paolo Ferrarini raccoglie, per il numero 6/2022 della rivista Nessun Dogma, la triste testimonianza di un raid anti-gay della polizia, avvenuto la notte dello scorso Halloween a Kuala Lumpur. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Mentre l’Italia è alle prese con l’emergenza nazionale dei rave party, in Malesia la politica ha qualcosa da dire anche sulle feste private...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2022/12/25/la-politica-sulla-pelle-delle-persone/" title="Read La politica sulla pelle delle persone">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In Malesia l&#8217;identitarismo islamico e l&#8217;omofobia istituzionalizzata pesano sempre di più sulle vite delle persone lgbt. Paolo Ferrarini raccoglie, per il numero 6/2022 della rivista <a href="https://www.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>, la triste testimonianza di un raid anti-gay della polizia, avvenuto la notte dello scorso Halloween a Kuala Lumpur. Per leggere la rivista </em><em><a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Mentre l’Italia è alle prese con l’emergenza nazionale dei rave party, in Malesia la politica ha qualcosa da dire anche sulle feste private autorizzate. La notte del 29 ottobre ricevo un messaggio drammatico da Irfan, un giovane amico di Kuala Lumpur che si è recato al club Rexkl per festeggiare Halloween con una serata di musica e spettacolo:</p>
<p>«Sono nascosto dietro un distributore automatico. Stanno facendo un raid nel locale. È pieno di agenti, c’è sia la polizia nazionale che quella religiosa. Stanno identificando tutti, separando i musulmani e arrestandone alcuni. <span class="pullquote">Se mi trovano ho paura che arrestino anche me</span> e mi rovinino la vita».</p>
<p>La serata, pensata come uno dei pochi spazi di intrattenimento lgbt+ friendly della città, è organizzata da un collettivo di drag queen, ed è proprio su di loro che i circa quaranta poliziotti presenti all’operazione si concentrano, finendo per arrestarne venti, dopo aver verificato segni di “travestitismo”.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-71416" style="font-size: 20.8px;" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/La-politica-sulla-pelle-delle-persone.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/La-politica-sulla-pelle-delle-persone.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/La-politica-sulla-pelle-delle-persone-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/La-politica-sulla-pelle-delle-persone-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/La-politica-sulla-pelle-delle-persone-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Carmen Rose, una delle artiste coinvolte nella retata, racconta a Nessun Dogma: «Settimane di lavoro per preparare lo spettacolo, soldi spesi nell’organizzazione&#8230; tutto all’aria. Eravamo perfettamente in regola con i permessi per il nostro evento, ma lo stesso ci hanno preso di mira. È stato traumatizzante. Persone innocenti portate via su un furgoncino nero come terroristi, e per cosa? Perché eravamo vestiti da Halloween? Quale donna porta un trucco come il nostro, e si veste di palloncini colorati? In centrale ci hanno umiliato facendoci rispondere per iscritto ad assurde domande di natura privata, tipo: ‘Qual è il motivo che ti porta a indossare questo tipo di indumenti?’, ‘Hai mai compiuto atti contro natura?’, ‘Hai mai preso ormoni?’, ‘Sei eterosessuale, vero?’. Per fortuna si sono subito mossi i nostri attivisti alleati che ci hanno procurato avvocati e pagato la cauzione per il rilascio immediato».</p>
<p>Pur essendo la retata più significativa ai danni della comunità lgbt+, non è certo la prima, e non è una coincidenza che sia avvenuta nelle settimane immediatamente precedenti alle elezioni politiche di metà novembre. La Malesia ha una lunga storia di cruda politicizzazione dell’omosessualità, sfruttata ai fini di alimentare l’identitarismo islamico ed eliminare avversari diffamandoli con scandali montati ad arte.</p>
<p>La vittima più illustre è Anwar Ibrahim, politico di opposizione che – unico nella storia del paese – ha scontato anni di carcere per avere infranto la famigerata legge coloniale 377A contro la sodomia.</p>
<p>Curiosamente, dal febbraio 2021, i tribunali religiosi non possono più perseguire direttamente i cittadini musulmani omosessuali, grazie a una sentenza che sulla base di un principio di non sovrapponibilità delle giurisdizioni considera la materia già coperta dalla (sostanzialmente inapplicata) legge federale. Per questo le accuse ufficiali fatte alle drag queen di Halloween riguardavano il “cross-dressing” e la “pubblica indecenza”, anziché la sodomia.</p>
<p>La Malesia rimane purtroppo un caso studio di come l’identitarismo e l’omofobia religiosa abbiano effetti deleteri sia sulla vita reale delle persone che sulle aspirazioni democratiche di un paese. Sarebbe un peccato dover dire lo stesso dell’Italia.</p>
<p><strong>Paolo Ferrarini </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<item>
		<title>L’Uaar dona 4.000 euro all’Uganda Humanist Schools Trust</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2022/12/20/luaar-dona-4-000-euro-alluganda-humanist-schools-trust/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 15:24:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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					<description><![CDATA[Per il 2022 l’Uaar ha deciso di donare 4000 euro all’Uganda Humanist Schools Trust, una fondazione che supporta le scuole laico-umaniste ugandesi e che ha destinato questi fondi alla ristrutturazione dell’ostello femminile annesso all’istituto Isaac Newton. In occasione della Giornata Internazionale della Solidarietà, il gestore del fondo Steve Hurd ha voluto ringraziarci scrivendo un articolo in cui racconta la storia di questa struttura, tradotto a seguire. Verso la fine della sua vita, Lily van Haelen affidò ai suoi figli il...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2022/12/20/luaar-dona-4-000-euro-alluganda-humanist-schools-trust/" title="Read L’Uaar dona 4.000 euro all’Uganda Humanist Schools Trust">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Per il 2022 l’</i><a href="https://www.uaar.it/uaar/campagne/solidarieta/"><i>Uaar ha deciso di donare</i></a><i> 4000 euro all’</i><a href="https://ugandahumanistschoolstrust.org/"><i>Uganda Humanist Schools Trust</i></a><i>, una fondazione che supporta le scuole laico-umaniste ugandesi e che ha destinato questi fondi alla ristrutturazione dell’ostello femminile annesso all’istituto Isaac Newton. In occasione della Giornata Internazionale della Solidarietà, il gestore del fondo Steve Hurd ha voluto ringraziarci scrivendo </i><a href="https://ugandahumanistschoolstrust.org/2022/12/a-life-changing-legacy/"><i>un articolo in cui racconta la storia di questa struttura</i></a><i>, tradotto a seguire.</i><i><br />
</i><i><br />
</i>Verso la fine della sua vita, Lily van Haelen affidò ai suoi figli il compito di cercare in Africa un progetto umanista degno di ricevere un lascito dal suo testamento. I familiari lavorarono duramente per trovarlo: contattarono e respinsero diversi orfanotrofi e scuole in Sud Africa, preoccupati che i soldi della madre potessero finire in tasche private. Infine arrivarono all’Uganda Humanist Schools Trust. Fui invitato a casa del figlio, Laurence Paltiel, a Bedfordshire.</p>
<p>Dopo molte domande inquisitorie, Laurence si mostrò interessato ad esplorare la possibilità di sostenere un progetto alla Isaac Newton Humanist High School. La scuola soddisfaceva perfettamente le esigenze della famiglia. <span class="pullquote">La sua missione era fornire un&#8217;educazione inclusiva basata sulla ragione</span>, la compassione e la tolleranza ai bambini della povera comunità rurale del villaggio di Kateera, nel distretto di Masaka. La scuola era un&#8217;organizzazione registrata senza scopo di lucro, aveva conti bancari vincolati e pubblicava bilanci trasparenti e revisionati. Inoltre, aveva un progetto urgente che coincideva con i desideri della famiglia.</p>
<p><i><img class="alignnone size-full wp-image-71382" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/LUaar-dona-4000-euro-allUganda-Humanist-Schools-Trust.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/LUaar-dona-4000-euro-allUganda-Humanist-Schools-Trust.jpg 1593w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/LUaar-dona-4000-euro-allUganda-Humanist-Schools-Trust-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/LUaar-dona-4000-euro-allUganda-Humanist-Schools-Trust-1536x804.jpg 1536w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/LUaar-dona-4000-euro-allUganda-Humanist-Schools-Trust-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2022/12/LUaar-dona-4000-euro-allUganda-Humanist-Schools-Trust-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1593px) 100vw, 1593px" /></i></p>
<p>Era il 2010, quando l&#8217;epidemia di HIV/AIDS infuriava. Le persone in età lavorativa stavano morendo e lasciavano figli orfani di uno o di entrambi i genitori. Molti ragazzi diventavano vittime di lavoro forzato. Le ragazze erano prede di abusi sessuali. Peter Kisirinya, direttore della scuola, identificò un&#8217;urgente necessità di costruire un ostello che fornisse un luogo sicuro alle giovani orfane o provenienti da famiglie indigenti, permettendo loro di vivere e imparare in sicurezza in una comunità scolastica protettiva.</p>
<p>Non appena la famiglia di Lily van Haelen ebbe appreso della situazione, ci chiese di pianificare e stimare i costi. Feci un altro viaggio a Bedfordshire per mostrare loro i piani. Un membro più giovane della famiglia volò in Uganda per visitare la scuola, incontrare Peter Kisirinya e vedere il sito scelto per la costruzione dell&#8217;ostello. Completamente rassicurati, diedero il loro via libera.</p>
<p>Peter chiese a un amico architetto di redigere il progetto. Tuttavia, non c&#8217;erano quasi costruttori nella zona con esperienza nella costruzione di edifici di queste dimensioni e risultò impossibile ottenere preventivi competitivi. Peter andò da un unico costruttore locale, raggiunse un accordo con lui e gli affidò il lavoro. I lavori iniziarono a febbraio 2011 e furono terminati entro la fine dell&#8217;anno.</p>
<p>Il costo finale fu di 24.000 sterline. Questo fu il 15% in più del budget, ma l&#8217;edificio era più grande delle previsioni iniziali: 8 camere familiari, ognuna con 9 ragazze, una stanza per l’assistente, lavanderia, 2 docce, servizi igienici e una stanza per stirare.</p>
<p>All&#8217;inaugurazione ufficiale del 2012 la struttura fu chiamata &#8220;Ostello Lily van Haelen&#8221;. Negli 11 anni dalla costruzione, l&#8217;ostello ha trasformato la vita di molte ragazze. Sono state sottratte alle avversità della vita nelle case rurali, che comporta lunghe camminate per recarsi a scuola. Hanno trovato un luogo sicuro dove dormire, sono state ben nutrite, hanno avuto accesso alle cure mediche e ai servizi per lo studio e il tempo libero nelle sere e nei fine settimana.</p>
<p>Il tempo ha dimostrato che queste ragazze provenienti da contesti di povertà estrema, una volta dotate degli strumenti adeguati, possono superare i loro coetanei più benestanti, che frequentano la scuola come studenti diurni. L&#8217;ostello è stato un enorme successo, sia sociale che educativo, ed è stato un omaggio duraturo e adeguato alla vita della benefattrice Lily van Haelen.<br />
La scuola e le ragazze sono enormemente grate per il lascito che ha reso possibile tutto ciò. Se sei interessato a disporre un lascito personale per migliorare allo stesso modo la vita di tante persone, puoi trovare informazioni qui: <a href="https://ugandahumanistschoolstrust.org/donate/making-a-bequest/">https://ugandahumanistschoolstrust.org/donate/making-a-bequest/</a>.</p>
<p><b>La ristrutturazione dell’ostello con l’aiuto dell’Uaar<br />
</b><br />
Per consentire all&#8217;Ostello Lily van Haelen di continuare a servire le future generazioni di ragazze di Kateera, è ormai necessario ristrutturarlo. Dopo 11 anni di utilizzo continuo, l&#8217;ostello inizia a mostrare segni di degrado. Sono apparsi buchi nei pavimenti in cemento e danni alle pareti, alle finestre e alle porte, che vanno riparati. Inoltre la scuola vorrebbe installare i soffitti in ogni camera familiare per impedire alle zanzare di trasmettere patogeni, come la malaria, tra le ragazze delle diverse stanze.</p>
<p>L&#8217;intero edificio ha bisogno di essere riverniciato, utilizzando vernice anti-zanzara sulle superfici interne. Siamo lieti di annunciare che i nostri amici italiani dell&#8217;<a href="https://uaar.it">Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti</a> sono venuti in aiuto delle ragazze di Kateera. Hanno risposto all&#8217;appello UHST 2022 con fondi sufficienti a coprire la ristrutturazione dell&#8217;ostello. I fondi sono stati trasferiti alla scuola e i lavori inizieranno immediatamente in modo che possano essere terminati a febbraio, quando le ragazze torneranno a scuola e saranno felicissime di trovare un ostello trasformato. Apprezzeranno questo generoso sostegno dall&#8217;Uaar, che prolungherà la vita del lascito originale per molti anni a venire.</p>
<p><i>Steve Hurd &#8211; Traduzione di Giorgio Maone</i></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/jcySbvIHnOA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Qatar2022, l’importanza di spegnere la Tv</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2022/11/20/qatar2022-spegnere-la-tv/</link>
					<comments>https://blog.uaar.it/2022/11/20/qatar2022-spegnere-la-tv/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[rgrendene]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 14:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.uaar.it/?p=71164</guid>

					<description><![CDATA[Nella mente di chi l’aveva concepito nel 2010, Qatar2022 doveva essere un’occasione per “costruire ponti” e promuovere l’uguaglianza. Gli idealismi si sono però subito scontrati con la realtà. Una realtà fatta di discriminazione sistemica e sfruttamento selvaggio dei lavoratori, morti in migliaia negli ultimi anni. Una realtà che magnati e politici occidentali, assetati di denaro, hanno ignorato. La kermesse che inizia oggi è una sfilata del peggiore islamismo wahabita. Ne saranno senz’altro contenti i Fratelli Musulmani, che il Qatar finanzia...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2022/11/20/qatar2022-spegnere-la-tv/" title="Read Qatar2022, l’importanza di spegnere la Tv">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mente di chi l’aveva concepito nel 2010, Qatar2022 doveva essere un’occasione per “costruire ponti” e promuovere l’uguaglianza. Gli idealismi si sono però subito scontrati con la realtà. Una realtà fatta di discriminazione sistemica e sfruttamento selvaggio dei lavoratori, morti in migliaia negli ultimi anni. Una realtà che magnati e politici occidentali, assetati di denaro, hanno ignorato.</p>
<p><span class="pullquote">La kermesse che inizia oggi è una sfilata del peggiore islamismo wahabita</span>. Ne saranno senz’altro contenti i Fratelli Musulmani, che il Qatar finanzia da anni, mentre troppi in Occidente passano il tempo a cianciare parole come “dialogo” e “cooperazione” e a sbavare dietro ai proventi degli affari con il Qatar. Se i divieti di questo mondiale le avesse scritte il califfo dell’ISIS al-Baghdadi, non farebbe alcuna differenza: niente prodotti derivati dal maiale, niente alcol, niente “vestiti poco modesti” come gonne, pantaloncini e magliette a maniche corte, niente oggetti “offensivi verso la religione” (e quindi niente croci o simboli di religioni diverse dall’Islam), niente strette di mano alle donne, niente abbracci, niente baci in pubblico, niente riviste pornografiche, niente sex-toys.</p>
<p>“Tutti sono i benvenuti”, ebbe a dire il primo ministro Al Thani lo scorso marzo. Il Qatar ha fatto di queste parole uno slogan. E tali sono rimaste. Di certo non saranno benvenuti gli omosessuali, che il regime qatariota rinchiude, tortura e in alcuni casi uccide. Non lo saranno gli atei, gli agnostici i cristiani o gli ebrei, perché professare l’ateismo o le religioni diverse dall’Islam è un reato punito con il carcere. Il Qatar accoglie chiunque, a patto che rinunci alla sua identità e si nasconda. Un mondiale che, di fatto, accetta ed include solo i musulmani osservanti. Chi negli ultimi anni ha proposto la via del “dialogo”, del “rispetto” e della “cooperazione” forse ignorava con chi si avesse a che fare. O, più probabilmente, fingeva di non saperlo.</p>
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<p><span class="pullquote"><!-- Il Qatar accoglie chiunque, a patto che rinunci alla sua identità e si nasconda--></span>Una delle accuse più spesso rivolte dalla Destra all’Islam è quella della “<a href="https://blog.uaar.it/2020/12/23/vocabolario-sintetico-del-politicamente-corretto/">mancanza di reciprocità</a>”. Di certo, è difficile calare giudizi su miliardi di fedeli senza sfociare nella generalizzazione. Ma nel caso dell’Islam politico, la mancanza di reciprocità è un fatto. Quando si tratta di fare accordi con i regimi islamisti, il rispetto è sempre unilaterale. Per “non offendere” si stendono veli (pietosi) <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2016/01/26/foto/statue_nude_coperte_per_non_offendere_rouhani-132049380/1/">su statue e opere d’arte</a> oppure <a href="https://blog.uaar.it/2016/01/16/il-velo-del-rispetto/">ci si intabarra</a> dalla testa ai piedi. E se l’Occidente, per sforzo di cooperazione, è disposto a censurare i suoi valori laico-umanisti e la sua storia, dall’altro lato c’è il menefreghismo più totale. Perché quei regimi continuano a macellare atei, apostati ed omosessuali come se non ci fosse un domani. Lo stesso è avvenuto per i mondiali in Qatar: con la scusa della distensione e del “rispetto”, si è lasciato fare. Tra i risultati, vi è la lista di divieti elencati poco sopra, tutti punibili con frustate e carcere.</p>
<p>E’ difficile restare inermi di fronte a questo osceno teatrino. Chi ha a cuore i diritti umani farebbe bene a prendere il telecomando e cambiare canale. Oppure spegnere la Tv e leggere un buon libro (magari, perché no, scelto dal catalogo <a href="https://www.nessundogma.it/libri/">Nessun Dogma</a>). Il messaggio, comunque, deve essere chiaro: non ci può essere spazio, nel ventunesimo secolo, per chi calpesta i diritti umani in nome di assurdi precetti religiosi. E se c’è qualcuno (in questo caso la FIFA) che di spazio invece ne offre, di certo il mondo civile <em>non starà a guardare</em>.</p>
<p><strong>Simone Morganti</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2022%2F11%2F20%2Fqatar2022-spegnere-la-tv%2F&amp;linkname=Qatar2022%2C%20l%E2%80%99importanza%20di%20spegnere%20la%20Tv" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2022%2F11%2F20%2Fqatar2022-spegnere-la-tv%2F&amp;linkname=Qatar2022%2C%20l%E2%80%99importanza%20di%20spegnere%20la%20Tv" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2022%2F11%2F20%2Fqatar2022-spegnere-la-tv%2F&amp;linkname=Qatar2022%2C%20l%E2%80%99importanza%20di%20spegnere%20la%20Tv" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2022%2F11%2F20%2Fqatar2022-spegnere-la-tv%2F&amp;linkname=Qatar2022%2C%20l%E2%80%99importanza%20di%20spegnere%20la%20Tv" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2022%2F11%2F20%2Fqatar2022-spegnere-la-tv%2F&#038;title=Qatar2022%2C%20l%E2%80%99importanza%20di%20spegnere%20la%20Tv" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2022/11/20/qatar2022-spegnere-la-tv/" data-a2a-title="Qatar2022, l’importanza di spegnere la Tv"></a></p>]]></content:encoded>
					
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