Medicina basata sulle evidenze?

L’Ordine dei Medici di Padova riconosce crediti formativi a un evento sulle medicine “non convenzionali”: il caso riapre la questione dei professionisti sanitari che sdoganano pratiche pseudoscientifiche. Affronta il tema Massimo Albertin sul numero 4/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


Il 6 giugno 2026 si è tenuto a Padova un evento promosso dall’Ordine provinciale dei medici (Omceo) di Padova intitolato “Medicine non convenzionali: indicazioni – controindicazioni – prospettive” che ha dato ai partecipanti 4 crediti Ecm, i crediti obbligatori per l’aggiornamento medico.

La dottoressa Garavaglia, in un altro articolo di questo numero, formula le sue valutazioni riguardo all’opportunità che un ordine professionale non solo incoraggi, ma addirittura promuova pratiche di efficacia non dimostrata: ricorda la stessa Federazione nazionale degli ordini, nel suo portale ufficiale “Dottore, ma è vero che…?”, nato «come porto sicuro nel mare in tempesta della disinformazione in ambito sanitario» che la più popolare e diffusa tra le pratiche alternative, cioè l’omeopatia, non è in grado di dimostrare un’attività superiore a quella del placebo, cioè dell’acqua fresca, come rammenta il titolo di un recente libro del farmacologo Silvio Garattini.

Io ho partecipato a questo evento in cui venivano presentate quattro pratiche mediche: omeopatia, antroposofia, fitoterapia e agopuntura e ne commento qui le relazioni.

Desidero partire dalla fitoterapia perché trovo che si tratti di una presenza anomala in questo ambito. La relazione del dottor Firenzuoli infatti è stata molto interessante e sicuramente avrebbe potuto tranquillamente essere presentata in qualsiasi convegno medico in cui si parlasse di terapia farmacologica; per confermare la serietà della fitoterapia basterebbe ricordare l’uso della cannabis, attualmente utilizzata con successo nella terapia del dolore e negli spasmi nella sclerosi multipla.

I siti istituzionali di Ema e Aifa, linee guida e letteratura medica confermano che la fitoterapia è una vera medicina complementare, cioè una forma di terapia che si può affiancare alle terapie classiche, che ha poteri curativi dimostrati scientificamente, efficace nella cura di diverse malattie e con effetti provati e documentati.

Ben diversa invece è la mia valutazione in merito alla relazione sull’omeopatia tenuta dal dottor Allegri che, trascurando di approfondire l’aspetto scientifico della materia, ha parlato della “Legge di similitudine” che caratterizza l’omeopatia, affermando che ci sarebbe «…una logica di funzionamento del rimedio… diversa» rispetto a quella che governa la medicina scientifica e questa diversità consisterebbe nella «risonanza e consonanza come filone di lettura della materia vivente»; per poi arrivare a parlare di «senso teleologico nel funzionamento dell’organismo».

Ricordo che la visione teleologica, cioè finalistica della natura, ha caratterizzato la concezione filosofica aristotelica e successivamente quella scolastica, secondo la quale Tommaso d’Aquino pensava che essa dimostrasse l’esistenza di un ordine superiore e di un disegno divino: la natura cioè vista come un piano stabilito da un “architetto intelligente”. Pare evidente come, in mancanza di prove scientifiche, gli omeopati si rifugino in spiegazioni fideistiche per sostenere la loro posizione.

Secondo il relatore perciò «la patologia è espressione di un’intelligenza del corpo… cioè c’è un fondo finalistico, teleologico della fisiopatologia». Poi continua affermando che «il rimedio omeopatico dà degli stimoli all’organismo riattivando le risorse disponibili» (ma ovviamente non spiega come avverrebbero questi stimoli, visto che viene rifiutata l’interazione chimico-biologica con proteine recettoriali come avviene per i farmaci che funzionano). Egli continua poi ricordando che gli omeopati usano un linguaggio particolare, interno (il sulfureo, il carbonico…).

Il linguaggio usato dal relatore è stato quindi molto criptico e confuso: si provi per esempio a tradurre in un italiano comprensibile questo passaggio: «La malattia rientra in questa logica, il corpo comunica qualcosa nello suo stare male, comunica con sé stesso, crea un equilibrio, ha un senso nella propria vita e comunica con l’esterno e comunicare e mettere insieme attraverso dei linguaggi simbolici e che vanno interpretati come un’alterazione di un qualcosa che c’era prima, valutare, molto importante, le modalità in cui questo avviene, in che momento, quindi come, quando, dove, perché, insomma queste domande che non sono esclusive della medicina omeopatica».

Ma la pratica omeopatica, come pratica medica, non può permettersi di autoescludersi; se vuole far parte del mondo medico a cui aspira di integrarsi deve per forza cercare di adattarsi in qualche modo al metodo scientifico; metodo che però continua a rigettare nel momento in cui respinge quanto chimica, biochimica, fisiologia, patologia, farmacologia e tutte le scienze biologiche hanno scoperto in questi ultimi due secoli, evolvendosi dalle approssimazioni scientifiche del tempo in cui Hahnemann, inventore dell’omeopatia, provò a sperimentare per contrastare una medicina pericolosa e dannosa come quella applicata dai suoi contemporanei. Per cui anche gli omeopati affermano di fare “ricerca scientifica” e usano il tanto bistrattato metodo scientifico per cercare di avvalorare la loro pratica.

Ed ecco così che il relatore, che sta tenendo un corso organizzato dall’Ordine dei medici, corso che fornisce un punteggio Ecm, cita lavori scientifici che a suo dire sosterrebbero la validità delle sue affermazioni. Ebbene, si sa che in letteratura ci sono studi di ogni tipo sull’omeopatia e che quando si selezionano quelli ben progettati, con campioni ampi, controlli adeguati e revisione tra pari, l’effetto scompare e l’omeopatia mostra dei risultati solo quando il metodo è debole: un comportamento tipico dei fenomeni che non esistono.

Ma la cosa grave, anzi gravissima, è che in questo caso il relatore, evidentemente a corto di studi seri, è arrivato a citare uno studio ritrattato! Ricordo che quando una rivista scientifica ritira o ritratta uno studio scientifico significa che controlli successivi alla sua pubblicazione hanno dimostrato che i risultati ottenuti da quella ricerca non sono validi. Quello studio perciò è da considerare nullo.

Già trovavo scandaloso che un Ordine provinciale dei medici tenesse un corso di aggiornamento su pratiche non provate scientificamente, ma che permettesse da parte del relatore anche la citazione di lavori addirittura fasulli, è stato ancora più riprovevole.

Fatico poi a commentare la relazione del dottor Gasperi, segretario generale della società antroposofica in Italia. Ricordo per esempio che i seguaci di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia oltre un secolo fa, sostenevano durante la pandemia di Covid che pastiglie di zenzero e rimedi omeopatici a base di ferro meteoritico (!) fossero in grado di combattere il virus Sars cov-2.

Gli stessi antroposofi ammettono che, per quel che riguarda l’efficacia dei loro “rimedi”, non vi sono prove, ma notano che «fanno bene alle persone». La pratica antroposofica cercherebbe di curare l’essere umano «integrando la medicina scientifica con elementi spirituali, cercando di curare l’essere umano nella sua totalità di corpo, anima e spirito». La visione antroposofica sostiene che l’essere umano sia un’interazione tra quattro livelli:

– Corpo fisico: La parte materiale.

– Corpo eterico: Le forze vitali.

– Corpo astrale: La sede dei sentimenti e degli impulsi.

– Io: Il principio spirituale individuale.

«La malattia è considerata una disarmonia tra questi livelli, non un semplice malfunzionamento biologico. I trattamenti fanno uso spesso di preparati diluiti e dinamizzati come quelli omeopatici». Come diceva Steiner, il fondatore dell’antroposofia, «Non si ha la più pallida idea di quello che accade nel corpo, non si guarda al suo interno. Si può intervenire nel modo giusto solo sapendo che: nella pleurite c’è un eccesso di elemento luciferico, per cui bisogna aggiungere qualcosa di arimanico; nell’ictus c’è un eccesso di elemento arimanico, per cui bisogna aggiungere qualcosa di luciferico.

È proprio questo che manca all’uomo d’oggi. Se ci è chiaro che il cristianesimo rappresenta l’equilibrio, vediamo che l’umanità è troppo poco “cristiana”. L’elemento cristico consiste nella guarigione fisica, nella ricerca di equilibrio fino nel fisico». (da Wikipedia).

Ma il relatore, che ha esposto la sua relazione senza diapositive, probabilmente per evitare un eccesso di tecnologia, ha poi continuato parlando in maniera vacua e inconsistente di medicine antiche e ippocratiche come se fossero valide ancor oggi, sottolineando poi come l’antroposofia sia anche alla base dell’agricoltura biodinamica.

E qui è inevitabile ricordare come questa pratica di coltivazione, «sorella» della “medicina” antroposofica, a lei «collegata in maniera olistica», usi analoghi preparati biodinamici e, collegandosi anche all’astrologia, faccia riferimento al calendario lunare e planetario. Ci potremmo quindi aspettare che un medico antroposofo ci facesse anche l’oroscopo… Secondo la pratica steineriana la frattura insanabile fra scienza e fede, la loro inconciliabilità, viene considerata quanto di più catastrofico sia avvenuto nel progresso della medicina. Sarebbe quindi tragico pensare che l’uomo sia frutto del caso e della necessità come prospettato da Jacques Monod.

E il relatore ha poi ricordato, confusamente e ovviamente senza far nomi, come pochi «grandissimi medici» avrebbero saputo conservare la visione olistica dell’uomo per poterlo curare meglio. Ma ecco che nel 1920 Steiner rivelava al mondo che la nuova medicina (cioè la allora nascente medicina scientifica) non sapeva più riconoscere che «l’uomo non si ammala, in quanto nasce malato, perché egli non è solo natura, ma ha una sua dimensione ontologica, spirituale, il nostro io in perenne divenire e l’ambivalenza dell’essere umano è la malattia connaturata in esso».

Il lettore non si preoccupi se fatica a capire, in quanto mancanza di chiarezza e confusione sembrano connaturate nel messaggio steineriano. Steiner fonda una scienza (rigorosa a detta del relatore) e sarebbe stato il primo uomo ad aver inaugurato «un’indagine scientifica dello spirito» su un uomo trino, formato cioè da corpo, spirito e anima. Ed è così che «il cuore non è solo una pompa ma anche sede dell’affettività». «L’anima è una realtà autonoma che materialmente si trova nell’organismo, in particolare negli organi ritmici». E la relazione si è chiusa infine con l’affermazione che «una vipera può mangiare un intero vitello»…

L’ultima relazione, sull’agopuntura, non si è discostata dal racconto che abitualmente effettuano i fautori di questa pratica: la citazione di migliaia di pubblicazioni che confermano il meccanismo d’azione, ormai noto, con cui l’infissione di aghi produce degli effetti sul dolore, cioè la produzione di oppioidi endogeni (beta endorfine, encefaline, dinorfine) fatto dimostrato che non viene più contestato; ma il relatore dottor Giovanardi si è guardato bene dal ricordare come nelle scuole in cui si rilasciano gli attestati di Fisa (Federazione italiana delle società di agopuntura di cui Giovanardi è presidente), si insegnano cose come «Sindromi di Qi, Xue, Jing e Jinye: fisiopatologia, clinica e terapia – 8 regole diagnostiche», o le «Sindromi degli Zang Fu», cioè tutti i principi della medicina tradizionale cinese, vecchia di oltre 2.300 anni, su cui si basa l’agopuntura cioè «la correzione del flusso del Qi attraverso canali conosciuti come meridiani» (che nessuno ha mai trovato!).

E non ha ricordato neppure come studi recenti abbiano mostrato che, quando le terapie alternative, come l’agopuntura, entrano nella gestione reale del carcinoma mammario, la sopravvivenza peggiora, a causa di una maggiore frequenza di abbandono delle terapie efficaci: i pazienti che ricorrono alle medicine alternative rifiutano cioè più spesso chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale.

La mia conclusione perciò è che questa iniziativa dell’Omceo di Padova sia da considerare, per almeno 3/4, veramente disastrosa!

Massimo Albertin

 


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