Il funzionario devoto

Preti e riti cattolici sono onnipresenti in cerimonie e iniziative pubbliche: è tuttora difficile per le istituzioni “laiche” liberarsi da consolidate abitudini clericali. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


In primo piano alti prelati in abiti talari, sindaci con la fascia tricolore e tutto intorno funzionari dello Stato, ufficiali in uniforme. È un’immagine come tante, frequenti nelle inaugurazioni di nuove opere, nei convegni istituzionali e nelle cerimonie pubbliche.

Tra le figure di spicco non manca mai un prelatoTra le figure di spicco non manca mai un prelato, un vescovo e, quando è presente un cardinale, allora si capisce che l’evento è davvero importante. Inseriti nei cerimoniali, accolti con deferenza, trattati con pia condiscendenza, i porporati e i presuli sono ossequiati e riveriti, compiaciuti quando aprono bocca, solitamente per dire ovvietà e dispensare benedizioni.

E i rappresentanti dello Stato stanno lì in ascolto, spesso con il capo che annuisce. Domanda: ma l’Italia non è il Paese che dal 1984 non ha più una religione di Stato? Risposta: lo è, ma c’è anche da considerare il concordato, la tradizione, le abitudini. E non manca mai qualcuno che le giustifichi affermando che la maggioranza dei cittadini è cattolica.

Una delle recenti iniziative simbolo di strisciante clericalismo è quella che la polizia di Stato ha lanciato nel 2022 in occasione del trentesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, tema di grande impatto civile. Presentata come commemorazione in chiave spirituale della strage di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo insieme agli agenti di scorta, “L’olio di Capaci” è un progetto a forte valenza simbolica curato dalla questura di Palermo e da “Quarto Savona 15”, sigla radio dell’auto di scorta del giudice Falcone, associazione presieduta da Tina Montinaro, vedova del capo scorta Antonio Montinaro. Recentemente, grazie a un’intesa con la Conferenza episcopale italiana, il progetto è stato esteso a tutte le 106 questure d’Italia.

Ogni anno, i questori provinciali consegnano personalmente ai vescovi un’ampolla di quest’olio, prodotto dagli ulivi piantati nel “Giardino della memoria” a Capaci, in provincia di Palermo, luogo della strage del 1992. E i questori non si limitano a una consegna formale, ma partecipano a incontri spesso descritti come momenti di “gioiosa fraternità” o “solenni cerimonie” in cui sono recitate preghiere alla presenza di funzionari e agenti (come accaduto a Trento).

L’olio è espressamente consegnato alle curie perché sia utilizzato durante la messa crismale del giovedì santo. L’olio di Capaci, dopo essere stato benedetto, diventa così crisma, impiegato per i sacramenti del battesimo, della cresima e per le ordinazioni sacre durante tutto l’anno liturgico. E non ci sarebbe niente di male se l’iniziativa restasse privata o confinata a un ambito religioso.

E invece no, il personale della Ps è coinvolto in maniera massiccia. Non ci sono dati ufficiali sul numero di agenti e funzionari che si occupano della consegna da parte dei 106 questori, ma nelle foto istituzionali si vedono sempre due agenti, oltre al questore. Quindi sono almeno oltre 300 i poliziotti coinvolti in questo progetto. Forse sarebbe il caso di iniziare a vigilare sulle risorse pubbliche come i mezzi della polizia e il personale in servizio, quando sono impiegate per fini di supporto a cerimonie religiose che nulla hanno a che fare con le funzioni specifiche dei poliziotti.

Non è normale infatti il coinvolgimento attivo e istituzionalizzato della polizia di Stato in un rito prettamente cattolico, dato che l’Italia è un Paese laico. C’è da chiedersi: perché il dovere civile del funzionario statale deve sovrapporsi alla pratica confessionale?

E non si tratta di un episodio isolato, ma ormai di un riflesso. Lo Stato italiano, attraverso i suoi funzionari, manifesta da sempre forme di clericalismo amministrativo, un’abitudine radicata nel considerare la religione cattolica come tessuto naturale del Paese e quindi come linguaggio legittimo, a volte perfino necessario, dell’istituzione.

«Il confessionalismo del nostro Paese – commenta Roberto Grendene, segretario dell’Uaar – emerge anche da questi gesti ossequiosi di promozione del culto cattolico. Rimanendo pienamente nel proprio ruolo i questori dovrebbero invece agire affinché le vittime di abusi in ambito ecclesiastico si rivolgano esclusivamente alle autorità civili, evitando possibili insabbiamenti negli “sportelli d’ascolto diocesani”. Le bottiglie d’olio di Capaci potrebbero invece essere vendute o messe all’asta, e il ricavato destinato a contrastare la mafia. O regalate a istituzioni pubbliche per il valore simbolico civile».

La memoria delle stragi come quella di Capaci non ha infatti bisogno di essere unta con l’olio della liturgia: andrebbe invece coltivata con l’etica civile, con la responsabilità, con la razionalità che ha guidato quei magistrati e quegli agenti nell’adempimento del proprio dovere.

Tutte le forze dell’ordine d’altra parte conservano rituali religiosi propri del mondo militare, con crocifissi negli uffici, messe per i caduti, benedizioni ai nuovi arruolati. I carabinieri hanno come tema musicale l’inno alla Virgo fidelis e durante i giuramenti recitano la “Preghiera del carabiniere” che si rivolge alla virgo, la vergine, chiedendo di suscitare in ciascun militare «l’entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte l’amore a Dio e ai fratelli italiani».

E l’attuale governo Meloni, come d’altra parte i governi precedenti, in queste ammucchiate confessionali ci sguazza. Recentemente sono state sottoscritte intese da parte del governo per l’istituzione di nuovi assistenti spirituali nazionali anche all’interno di altri corpi civili, come la protezione civile e i vigili del fuoco.

Il ministero dell’interno e la presidenza della Cei hanno firmato un accordo per la nomina di un ecclesiastico (un altro, come se non bastassero tutti i cappellani militari, carcerari, ospedalieri) a supporto del coordinamento dei sacerdoti che, a vario titolo, si dedicano all’assistenza spirituale dei fedeli cattolici in servizio presso i comandi dei vigili del fuoco. L’intesa ha portato anche alla nomina di un assistente spirituale generale a favore della componente volontaria cattolica della protezione civile.

L’ennesima mazzata al principio costituzionale della laicità, confermato più volte dalla Corte costituzionale. La Consulta ha ribadito la necessità della neutralità dello Stato di fronte al fenomeno religioso. Eppure questa imparzialità vive raramente nella prassi quotidiana dell’amministrazione pubblica.

Il funzionario pubblico italiano tende a interpretare il proprio ruolo non come servizio neutro, ma come missione morale, e spesso questa missione si alimenta di un immaginario cattolico: la devotio al dovere, i valori cristiani, l’invocazione alla Madonna per proteggere i caduti o i vivi, la benedizione prima dell’inaugurazione del nuovo commissariato o della sala operativa.

Non è semplice bigottismo collettivo: è un linguaggio istituzionale sedimentato, un repertorio simbolico dei momenti istituzionali. Un codice che il cittadino incontra quotidianamente a volte con imbarazzo, più spesso con assuefazione.

In un Paese dove la religione è da sempre strumento di coesione sociale ed è usata per tenere sotto controllo le masse, il funzionario pubblico non si percepisce come un semplice servitore dello Stato, ma come il custode della morale comune. L’idea weberiana di civil servant, cioè del servitore civile laico, autonomo e vincolato solo alla legge e alla ragione amministrativa, è spesso sostituita da un’altra figura: quella del funzionario devoto, che trova nella liturgia religiosa un modo per nobilitare il proprio ruolo.

E tutto si traduce in gesti tutt’altro che innocui e al contempo carichi di significato politico: una benedizione al nuovo veicolo di servizio, la presenza obbligata del cappellano militare, l’appello al Signore nei discorsi di commemorazione. È il sintomo di un clericalismo di Stato, dove la fede privata dei singoli si fonde con i riti della pubblica amministrazione, cancellando la distinzione tra credente e cittadino.

Di queste derive si occupa la rubrica dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, “La clericalata della settimana” che dal gennaio 2013 ha raccolto oltre 600 episodi di vero e proprio servilismo clericale: un repertorio di casi che nel 2025 ha raggiunto il culmine con l’introduzione da parte del ministero dell’istruzione e del merito dello studio di un’antologia della Bibbia nelle scuole elementari, anche fuori dall’insegnamento della religione cattolica.

Per non parlare dei cinque giorni di lutto nazionale per la morte di papa Francesco o della restaurazione della festa nazionale di san Francesco d’Assisi il 4 ottobre e di infinite sovvenzioni ed elargizioni di denaro pubblico verso le casse delle diocesi. Tutto materiale che racconta la persistenza di un’abitudine: quella di pensare che la religione, e solo quella cattolica, sia un valore anziché un’opinione.

Qualcosa, però, si muove. Anche grazie all’Uaar questi episodi fino a qualche tempo fa striscianti, sono ora più visibili. Il diritto alla laicità anche dentro le istituzioni inizia ad alimentare la discussione. Alcuni Comuni hanno smesso di affiggere crocifissi negli uffici, le scuole organizzano cerimonie civili senza riferimenti religiosi, qualche dirigente pubblico ha cominciato a rivendicare il proprio ruolo come servizio, non come vocazione. Sono segnali ancora minoritari, ma indicativi: una nuova generazione di funzionari, formata in un’Italia più pluralista, comincia finalmente a percepire la laicità non come minaccia, ma come condizione di equità e rispetto.

Daniele Passanante

 

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3 commenti

pendesini alessandro

Leggo sempre con piacere i diversi più che pertinenti articoli di questo sito. E mi chiedo puntualmente : un credente di stampo cristiano-cattolico che li leggesse potrebbe esserne sufficentemente influenzato e cambiare di paradigma ? Sinceramente non lo penso ! Modestamente, direi che sarebbe più che necessario insistere puntualmente sulle baggianate che, da sempre diffondono o che vogliono fare credere nelle scuole laiche e, soprattutto cattoliche! cominciando dal preteso più che osannato creazionismo o”disegno intelligente” che di intelligente o razionale ha ben poco…, del meccanismo, ben noto, dei pretesi miracoli, dell’inesistenza dimostrata dell’osannato “dualimo cerebrale” caro a Cartesio, quindi dell’inesistenza dell’anima o spirito come entità immateriali ecc…
Avendo partecipato decine di volte a Bruxelles in cerchi culturali, penso aver capito che era, ed è tuttora, proprio l’ignoranza specifica nelle branche scientifiche di certe persone di “buona fede” la causa principale delle loro assurde più che indimostrate credenze.
NB : non dobbiamo mai perdere di vista che sono la maggioranza dei credenti, persone relativamente, o insufficentemente colte che VOTANO per i politici pro Vaticano ! Criticare certi politici, o il sistema vigente è senz’altro necessario, ma, fino prova contraria, NON sufficiente.
PS : E scontato che l’UAAR (ma non solamente), da sempre ha diffuso via cartelli ad hoc, discussioni in pubblico, giornali ecc.. informazioni utilissime ma ritengo sia imperativo ripeterle puntualmente ! La memoria di certe persone è, sovente, corta….

RobertoV

A parte uno zoccolo duro del 10-15 % contro cui niente può scalfire il loro credo (tipo complottisti e no-vax), quando si fanno indagini sul credo si scopre che buona parte dei cattolici e dei credenti in genere non conosce la religione in cui crede o si fa una propria versione personale, nonostante gli appelli dello stesso papa a non farsi una religione personale.
In una indagine un po’ datata del 2008 circa il 50 % dei cattolici italiani si identificava come cattolica perchè è cresciuta in una famiglia cattolica, e quasi un 10 % per questioni identitarie (italiano = cattolico), non proprio espressione di grandi convinzioni religiose.
In pratica molti credono per abitudine, per perbenismo, perchè non hanno mai conosciuto altro (ecco perchè le religioni dominanti ci tengono così tanto al controllo dei fedeli dall’infanzia e alla demonizzazione dell’altro), per questioni identitarie (il noi e loro), per controllo sociale.
In Austria solo il 30 % dei cattolici crede alla resurrezione di Cristo, cioè uno dei valori fondanti del loro credo, sarebbe interessante vedere una indagine del genere fatta in Italia.
D’altronde quando si sentono parlare politici e media clericali quante volte incappano in errori sulla loro stessa religione o mistificazioni sulla storia delle religioni?
Per quel che ho potuto vedere in Germania e Austria l’aumento notevole degli Austritt è avvenuto dopo il 2010, cioè dopo i pesanti scandali della pedofilia nel clero che hanno fatto vedere una immagine meno edulcorata della religione e della chiesa.
Non è un caso che qui in Italia sia arrivato poco di quanto successo e fanno di tutto per evitare indagini accurate sull’argomento.

RobertoV

Regolarmente sento affermare che gli italiani sono cattolici, ma non lo vedo mai dimostrare dati alla mano.
Nei paesi civili si fanno regolari censimenti o indagini sull’appartenenza religiosa, sulla frequenza alla messa, niente del genere in Italia in 80 anni.
L’Istat fa solo un sondaggio sulla frequenza alla messa, ma in altre nazioni hanno ben dimostrato che c’è una notevole differenza tra ciò che si dichiara in un sondaggio, spesso per perbenismo, e ciò che si fa che può portare anche a dimezzare quel valore.
Così l’Annuario Pontificio può dichiarare senza vergogna che oltre il 90 % degli italiani sarebbe cattolico. Lo fa anche per la Polonia, ma il censimento di 5 anni fa lo ha smentito con un 71 %, per il quale va tenuto conto che la chiesa cattolica polacca è ipernazionalista.
Se si guarda all’otto per mille nonostante le irregolarità del meccanismo, solo una minoranza si esprime apertamente a favore della chiesa cattolica a dimostrazione che forse gli italiani non sono così cattolici come politici e media vorrebbero far credere e la frequenza regolare alla messa è probabilmente più vicina al 10 %.
In un paese civile, a maggior ragione quando dei politici pretendono di rappresentare il volere del popolo, dovrebbe essere normale indagare su che cosa il popolo realmente voglia e non ascoltare solo i più rumorosi, aggressivi e potenti.
E l’idea di una religione di stato cozza con l’idea di democrazia e libertà di scelta, ma è figlia di epoche dittatoriali in cui re e dittatori decidevano quale dovesse essere la religione dei sudditi, utilizzando metodi violenti e repressivi, discriminatori, leggi ed indottrinamento per costruire il suddito “ideale”.

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