Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di luglio è l’approvazione da parte del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna di una legge per garantire il diritto all’autodeterminazione sul fine vita. La proposta era stata presentata da Paolo Trande (Alleanza Verdi e Sinistra), con il sostegno di Partito Democratico, Civici e Movimento 5 Stelle. Dopo Toscana e Sardegna è la terza Regione che regolamenta il suicidio assistito, mentre manca ancora una legge nazionale nonostante i pronunciamenti della Corte Costituzionale fin dal 2019. La legge regionale riprende l’iniziativa “Liberi Subito” avanzata dall’Associazione Luca Coscioni.
Nelle settimane precedenti la Commissione Sanità presieduta da Gian Carlo Muzzarelli aveva dato parere favorevole al testo, sottoscritto anche da Alice Parma e Paolo Calvano (Pd), Giovanni Gordini e Vincenzo Paldino (Civici), Lorenzo Casadei (M5s), Simona Larghetti (Avs). Erano stati approvati anche tre emendamenti proposti da Valentina Castaldini (Forza Italia), che però aveva confermato il voto contrario alla legge.
Intanto alla Commissione Sanità dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria sono stati presentati emendamenti alla proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”. La legge, sostenuta dal consigliere regionale Luca Simonetti, dovrebbe essere approvata a settembre.
In Toscana il consigliere regionale Pd Iacopo Melio ha presentato come primo firmatario una proposta di legge per l’educazione sessuale, affettiva e relazionale nelle scuole, con il sostegno del capogruppo del partito nella Regione Simone Bezzini. Lo stesso Melio si sta formando come educatore sessuo-affettivo e spiega che la Toscana può essere all’avanguardia sul tema. La norma non entrerebbe in contrasto con la legge nazionale voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sul “consenso informato”, perché nella scuola primaria affronterebbe in senso ampio temi come l’emotività, l’affettività e le relazioni sociali e solo per le scuole secondarie toccherebbe questioni inerenti la sessualità, la salute, la violenza di genere, il bullismo e l’omofobia.
La Prima sezione penale della Cassazione ha confermato le condanne per l’assassinio di Saman Abbas, diciottenne di origine pakistana uccisa dai familiari a Novellara (RE) per essersi emancipata dall’oppressione tradizionalista e religiosa. I genitori e due cugini sono stati condannati all’ergastolo, mentre per uno zio la condanna è a 22 anni.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato: «Nessuna sentenza potrà restituirle la vita, ma è giusto che i responsabili di questo barbaro delitto siano stati condannati in via definitiva» perché «non c’è spazio per chi pretende di negare, in nome di presunte giustificazioni culturali o religiose, la libertà, la dignità e la vita di una donna».
Il sindaco del Comune di Novellara Simone Zarantonello, che si era costituito parte civile, ha parlato di «segnale importante che sottolinea un punto fondamentale, anche dal punto di vista sociale e culturale, ovvero che questi reati non solo non sono accettabili in un contesto democratico e civile, ma che la legge li punisce ancora più duramente quando subentrano aggravanti causate da motivazioni culturali».
La consigliera regionale Elena Carletti, già sindaca della cittadina, ha espresso parole toccanti sul caso: «ho vissuto ogni giorno di questa terribile vicenda a fianco dei miei concittadini, dando voce alla nostra comunità unita», «ma in seguito, anche come donna, ho sentito il bisogno di testimoniare, sempre, che Novellara e il nostro territorio non hanno mai dimenticato Saman, figlia di questa nostra terra, e i suoi sogni che sono stati così terribilmente interrotti».
L’assessora alle Pari opportunità della Regione, Gessica Allegni, ha commentato che la sentenza «restituisce piena giustizia al ricordo di una ragazza cui è stato negato il diritto fondamentale di vivere libera. È una sentenza di grande rilievo giuridico e civile, perché riconosce con chiarezza che Saman è stata uccisa per aver rivendicato la propria autodeterminazione, rifiutando un matrimonio imposto e scegliendo di costruire liberamente il proprio futuro».
Il consigliere regionale molisano del Movimento 5 Stelle Angelo Primiani ha presentato una proposta di legge contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Il testo è frutto di una collaborazione con Arcigay e segue una linea già tracciata, quando il Consiglio regionale del Molise nel gennaio del 2025 approvò all’unanimità una mozione contro l’omotransfobia.
Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, in occasione della presentazione a Palazzo di Città del Pride locale, ha ricordato l’importanza della difesa dei diritti civili e della laicità. Nel suo discorso ha messo in guardia dalle forme di discriminazione che serpeggiano in vari ambiti: «abbiamo un’aggressione ai temi che riguardano l’interruzione di gravidanza e il fine vita. Allora, noi dobbiamo riconfermare il carattere laico dello Stato». «Ora, io sono tra quelli che hanno sempre sollecitato un dialogo con il mondo cattolico e credo che sia essenziale», ci ha tenuto a precisare, «Ho sempre detto che dobbiamo affrontare il tema del fine vita con attenzione, delicatezza e rispetto: parliamo della vita e della morte, ed è evidente che dobbiamo comprendere che ci sono sensibilità profonde. Quindi mai come su questo tema abbiamo bisogno del dialogo anche con il mondo cattolico». «Ma alla fine lo Stato è lo Stato», ha chiarito, «Lo Stato parla dei diritti della persona, e io sono fra quelli che non ritengono sia possibile condannare una persona a vivere una vita di calvario in nome di principi astratti». Sull’aborto De Luca, pur affermando che «sia una tragedia», ha ribadito che «ovviamente, è un diritto fondamentale da difendere: come si può immaginare di obbligare una donna a partorire anche in condizioni disperate?».
I militanti di Potere al Popolo hanno protestato a Lucca contro l’apertura di un nuovo Centro di aiuto alla vita, gestito da gruppi integralisti, parlando di «segnale politico grave e preoccupante». «Dietro la retorica della “difesa della vita” si cela un progetto che da anni mira a limitare il diritto all’autodeterminazione delle donne e a ostacolare la piena applicazione della legge 194», si legge nel comunicato del partito, «Il Movimento per la vita, che ha ricevuto pubblicamente gli auguri e il sostegno del vescovo di Lucca, monsignor Paolo Giulietti, promuove infatti iniziative volte a restringere l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e a mettere in discussione la libertà di scelta delle persone».
Il consigliere comunale di Corato (BA) Pietro Zona ha criticato lo stanziamento di centinaia di migliaia di euro di fondi per la cultura a favore della festa religiosa del patrono san Cataldo. Il politico, esponente del centrodestra e già candidato sindaco, pur rassicurando sulla volontà di non cancellare le tradizioni ha osato dire durante una seduta in aula che «le celebrazioni religiose dovrebbero essere finanziate esclusivamente dai fedeli, dagli sponsor privati, e non dalla fiscalità generale». Ha inoltre auspicato un impiego più ragionevole dei fondi per la cultura e annunciato una segnalazione alla Corte dei Conti. I toni in aula si sono quindi alzati, finché il presidente del Consiglio comunale Francesco Edmondo Stolfa non ha tolto la parola a Zona.
Infine qualche buona novella laica dall’estero.
In Francia è stata finalmente approvata la legge sul suicidio assistito: il voto definitivo all’Assemblea nazionale ha visto 291 deputati a favore e 241 contrari. Formalmente prima dell’entrata in vigore manca solo l’approvazione da parte del Consiglio costituzionale, che potrebbe pronunciarsi su alcuni aspetti. La norma prevede l’accesso al fine vita per le persone colpite da patologie gravi e incurabili, in fase avanzata o terminale, tali da causare costante e insopportabile sofferenza fisica o psicologica. La persona deve essere in grado di esprimere liberamente la sua volontà e autosomministrarsi il farmaco letale – e se non può dovrà farlo un medico o un infermiere, cui viene consentita anche l’obiezione di coscienza. Ma avranno l’obbligo di fornire altri nomi di operatori sanitari disponibili ed è vietata l’obiezione “di struttura” (cui volevano appellarsi quelle private confessionali).
La redazione

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