Divorzio facile, famiglia più precaria, titolava qualche giorno fa il quotidiano dei vescovi Avvenire. Quasi in contemporanea, il Fatto Quotidiano pubblicava un articolo di Emiliano Liuzzi dal titolo Il nuovo divorzio all’italiana: lungo e tutt’altro che facile. Facile o tutt’altro che facile: chi ha ragione? La risposta potrebbe essere: entrambi.
Perché è vero che le coppie che si vogliono dividere, ricorrendo in alcuni casi al sindaco o all’arbitrato, hanno ora la possibilità di non passare dal tribunale. Ma la normativa si complica, le parcelle per i consulenti legali probabilmente aumentano, e i tempi biblici previsti dalla legge per la separazione, e soprattutto per il divorzio, non cambiano affatto, salvo che nei rari casi in cui i coniugi sono già d’accordo e non hanno figli. Perché si riducano è necessaria un’altra legge. Quella che, già edulcorata dalla Camera (che ha ridotto soltanto i tempi per la separazione), si è ora impantanata in Senato a causa dell’ostruzionismo del Nuovo Centro Destra: il decrepito braccio secolare dei Sacri Palazzi che tuttavia, anche in tempi in cui dicono vada di moda la rottamazione, continua a detenere la golden share del governo. (altro…)
